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ARRIGHETTO
DRAMMA PER MUSICA d'un solo atto
DA RAPPRESENTARSI
NELL'I. R. TEATRO ALLA SCALA
JOk ^rìmwera 'deW anno 18^2»
MILANO^ STAMPE DI GIACOMO FIROl.^ (Urincomro al detto I» R. Teatro»
ì
PERSONAGGI.
5
CORRADO , Feudatario , padre di Despina , e marito in seconde nozze di Donna Rosa. Sig, Nicola De Grecis.
DESPINA, sua figlia.
Signora Teresa Belloc.
DONNA ROSA , sua moglie. Signora Carolina Sivelli.
GIANNOTTO, Cameriere di Corrado. Sig^ Luigi Sirletti.
TEBALDO, Giardiniere vecchio in casa di Corrado. Sìg. Luigi Lablache.
IL CONTE LUDOVICO, promesso sposo a Despina.
Sig. Lorenzo Biondi. PASQUALE, vecchio Servitore del Conte. Sig* Carlo Poggiali.
Cori di Domestici e Giardinieri di Corrado.
L* azione si finge in un Palazzo di Corrado. La musica è del Maestro sìg, COCCIA.
Le Scena è nuova disegnata e dipinta dal sig. Alessandro Sanquirico.
Supplimenti alle prime parti cantanti Signora Adelaide Cassago. Sig. Lorenzo Biondi. - Sig. Pietro Vasoli.
Maestro al Cembalo Sig. Vincenzo Lavigna. Primo Violino , Capo d! Orchestra Sig. Alessandro Rolla.
^Itro primo Violino in sostituzione al Siff* Rolla^ Sig. Giovanni Cavinati.
Primo Violino de' Secondi Sig. Pietro Bertuzzi.
Primo Violino per i Balli Sig. Ferdinando Pontelibero.
Primo Violoncello al Cembalo Sig. Giuseppe Storioni.
féltro primo Violoncello Sig. Vincenzo Merighi.
Primi Clarinetti a perfetta vicenda Sig, Pietro Tassistro. ~ Sig. Felice Corradi*
Primo Flauto Sig. Giuseppe Rabboni
Primi Oboe a perfeta vicenda Sig. Carlo Yvon. — Sig. Giuseppe Becalli,
Primo Corno di Caccia Sig. Agostino BeloH.
Primo Fagotto Sig. Gaudenzio Lavarla.
Primo Contrabbasso Sig. Giuseppe Andreoli.
Direttore del Coro Sig. Carlo Salvioni, m mmi m ■ — ■ a
Editore p e proprietario della Musica Sig. Giovanni Ricordi.
Macchinisti Signori
Francesco e Gervaso, fratelli Pavesi*
Capi Illuminatori Sig. Tommaso Alba. — Sig. Antonio Moruzsi, i» mi m I •
Capi Sarti Da uomo Da donna
Sig. Antonio Rossetti» Sig. Antonio M^ijoil
yfttrezzista Sig. Ermenegildo Bolb.-
Berrettonaro Sig. Giosuè Parravicino.
Parrucchiere Sig. Innocente Bonacina.
6 PERSONAGGI BALLERINI.
Inventore e Compositore de* Balli Sig. Clerico Frakcesco.
Frani Ballerini serj Sig. Hulìiii Giovanni Battista, bignoie
Vaqueìnoullin Elisa. - Eollandi Peizoii Francesca. - Pailerini Antonia.
JPrimi Ballerini pe^r le parti serie Sig, Molinari Nicola. - Signora Bocci Maiii.^ ^ Sifi;. Bocci Giuseppe* Sig. Tii^anibi Fietro. - Sig. Ciotti Filippo. Frinii Ballerini per le parli giocose S:g. Francolini Giovaimi. - Si^noi a ig;.n«) Ceiesic. - Sitr. EroggiAnlonio. Fri Ili! Bulle r mi di mtz.zj caratlcrà Signori
Toncini Dointnieo. - Massiiii Fctierico — Bondoni Pieiro. Chiayes Angelo. - Brdotii Antonio. Baranzoni GiovAaui. Altri Ballerini per le parti Sig.Bianciardi Carlo. -Sig. Pallerini Girolamo. -Sig.TraLattODiGiacomoi. Sig. Silej Antonio.
AccADEjdiA DI Ballo degl' II. RR* Teatri •
Maestri di perfezione Sig. Leon Arnoldo. - Signora Leon Virginia. IMaestro di b^llo | Maestro di mimica
Sig. ViLLEKEuvB Carlo, | Signora Monticìni Teresa. Allievi dell'Accademia suddetta* «Signore
TretEÌ Gaetana, Olivieri Teresa, Alisio Carolina, Zamj uzzi Maria, Quaglia Gaetana, Rebaudengo Clara, Cesarani Adelaide. ^ iViscardi Giovanan , Bianclii Angela,, Cesarani Rackele , Eavina Ester , No vellau Luigia, Lìli Carolina , Carboni Teresa , Casati Caroli; ;ì , Turpini Giuseppa, Miglila vacca Vincenza. Sig Casati Giovanni , Sig. Appiani Antonio , Sig. Casati Tomaso» Corpo di Ballo
Signori Nelva Giuseppe, Belloni Michele. Goldoni CViovanni.
Arosio Gaspare. Parravicini Carlo. Prestinari Stefano* Zanoli Gaetano. Rimoìdi Giuseppe. Citerio Francesco. Tadiglieri Francesco. Conti Fermo. Ciprigni Giuseppe. Brvssetti Marco. Ma essa ni Francesco. Gavotti Giacomo. Cozzi Giovanni,
Signore Rsvarini Teresa.
Aibuzio Barbara. Trabattoni Francesca, Bianciardi Maddalena. Belloni Giuseppa. Fusi Antonia. Rossetti Agostina. Barbini Casati Antonia* Feltrini Massimiiiaaa. Bertoglio Rosa. Massinì Caterina. Coslamagiia Eurrosia. Ponzoni Malia, fiedotti Tftresa. Pitti Gaetana. Morganti Teresa.
Supplimenti ai primi Ballerini per le parti Si^. Bondoni Pietro. - Skg,riora Zampuzii Maria. Si|r, M 36*1111 Federico, - Signora Aibuzio Barbara.
ATTO UNICO.
SCENA PRIMA.
Ameno Giardino, in prospetto il Palazzo con due porte praticabili, una delle qu^li è aperta, e l'altra è chiusa; a destra un recinto di verdura con alcuni sedili; a sinistra un bosco di folte piante.
Corrado seduto nel recinto, che legge la gazzetta. Tebaldo che domita sotto la pianta a sinistra : presso di lui varj istromenti da giardiniere i poi Donna Rosa dal Palazzo, indi Pasquale , e in fine il Conte Lodovico ^ e Coro di Dome-- stici e di Giardinieri di Corrado.
L
Cor. n Catania gran fracasso. (leggendo
Lo scompiglio è generale, la gazzetta Quando tuona, il temporale (parlando) E' già prossimo a scoppiar. D,R- Che fai qui?... Dov'è tua figlia?...
Sai che il Conte in breve aspetto. Cor, (* Da per tutto si bisbiglia Del ritorno d'^rrighetto, D,R. Danimi retta. Cor, if^ Son due giorni,
Che si parla in quei contorni Z>' un prodigio singoiar. D,R. Che tu ognor mi prenda gioco
No : non devo sopportar. Cor. Oh ! che moglie!... aspetta un poco: Tu sei nata per seccar.
Cara patria... amati figli... (s^eglian-' Non più guai... non più perigli,., dosi)
I miei voti il ciel compi.
Ah! ch'io sogno, non m'avanza,
Che una languida speranza ,
Che mi dice... vivi... aspetta ;
E m'inganna ognor cosi. Se non falla la gazzetta ,
Novità fra pochi di. Seccatura maledetta ...
10 men vado via di qui.
(Teh, prende i suoi stromenti si mette a lavorare pel giardino. Donna Rosa va per entrare in casa. Corrado vuol trat- tenerla* In questa esce dal palazzo)
Il tuo padrone, amico?... Eccolo . . .
Chi mi chiama ?
II Conte Ludovico . . . Andiam . . .
Dov è?
Son qua. V'abbraccio, amato suocero, Signora vi saluto: Mio caro amico , e genero . . • Evviva , ben venuto. a 4
(Che lieto giorno è questo! Pag^ , e content^ io resto.
Del cor la gicja esprimere
11 labbro mio non sa.)
( Oh ! ciel ! quel grato aspetto... (osserv. il Mi desta un moto in petto , Conte) Che insiem di smania , e giubilo Tutto agitar mi fa.)
Coro Quel signorile aspetto
Ci desta in sen rispetto, E insiem di spenie , e giubilo Colmando il cor ci va. Cor.Orsù: andiamo. Voi siete impaziente
Di conoscer la sposa... io già capisco... liCBen potete pensar... Cor. Yi compatisco.
Vedrete, ch'ella affatto Somiglia a quel ritrattò, Che vi mandò mia moglie. D.R. Io sol v'avverto
A non esser sì buono , Massime in sulle prime. Ha certi grilli , Che convien moderar; vi parlo schietto. Pas.( Ah ! questa è la matrigna. Io ci scommetto.) i?./ì. Andiam. (dando braccio al Conte)
Cor. Ditemi un poco : avete ietta
Quest'oggi la gazzetta? ne. lo no.
Cor, Per bacco!
Voi non sapete nulla. Carlo primo
E' in una circostanza molto critica. ZJ.fi.Andiain. Sia maledetta la politica. Cor. ( J^ciocca! ) Sentite ancor , quel si famoso
Arrighetto Capece , che li governò
Della Cicilia avea
Quando vinse il re Carlo, e '1 suo partito.., (ìhe fu messo in prigion... che è poi fuggito. 7i C.Ebben ^
jPas. (Sta un po' a veder...)
Cor Si dice àdesst»^
Che raccolga un' armata . e che già lenti Trar la città di man del suo laelnico... Ah! . , , che vi par?
D,R, Non be n'importa un fico»
;I0
SCENA II Pasquale , Tehaldo che seguita a lavorare.
jPas.Dunque vive Arrighetto,
Ed in Palermo vincitor si aspetta ?.. ITefe.Voglia il ciel , «he si avveri la gazzetta!. . . ^Pas.(Comel.. qual volto... oh quanto ad Arrighetto i S'assomiglia costuil.. ma... in quel vestito...
Eppur...) Sentimi... Teb.i voltandosi) Oh ciel! che vedo mai!..
f Pasquale..., JPtìs. E desso... Ah! mio signor... (si
getta ai piedi di Teb,) Ttb. _ . . Che fai?
Sorgi : non mi scoprir. l'^as. Che colpo è questo!...
Chi mai creduto avria, che in questo loco,
IL in si misero stato .. Teb. Ah ! rendiiui i miei figli, e son beato. Tcon Paò.C oraggio , mio padrone... estrema commoz»)
L'ultimo dessi è quà. Teb. Dovei J^as. Pur ora
11 vedeste , il sentiste... a voi dappresso... Teb, Ah forsd.,. •
Fqs. 11 Conte... Ludovico istesso.
Quando voi m'ordinaste.
Ui sottrarre i due figli ancor bambini
Air odio d'una Corte a voi nemica,
Ricordando T antica
Vostra amistà col Doria Genovese
TJn asilo cercai nel suo paese. Te& O mio servo fedele! ebben?.. Tamico? Ptt5.^ò, ch'egli fe\ noi dico:
"yroppo lungo saria : saper vi basti ,
Che Ludovico in figlio
Egli adottò, ch'erede il fe': che un altro Di lui più ricco in Cenava io non veggio.
Jeb, Santa amicizia, oh I quanto mai ti deggio?... Ma dimmi, e V altro figlio... il mio Gualtieri/..
PaSsHa già sett'anni interi, Signor , eh' ei mi lasciò ,
Teh. Per qual cagione ?
Pas.Quando voi di prigione
Siete fuggito , senza indugio ei volle Di Genova partir, A trattenerlo Fu vana ogni preghiera , ogni consiglio ; Volea il padre trovar.
Teh. Povero figlio?
Il eie! pietoso, io spero, A me lo renderà ... or senti , amico : Sai , che dall' odio deli' avversa sorte Io son dannato a morte... al figlio stesso Io mi deggio celar... ma che?.,, tu piangi?.,,
Pas.Oh! povero padron ...
Teb. Ahi tu mi perdi
Con questa tua pietà.
Pas, Deh! perdonate...
3efj. Basta: non più...
Fas, Via fatevi coraggio.
Se il tempo è fosco ancora , Potria d' un tratto diventar sereno.
TebÀÌ cielo è giusto: e in lui confido appieno.
(partono)
SCENA III.
Scopre V altra porta del Palazzo donde esce Despina, e GiannoUo.
M io Ben , che t' agita ? Che smania è questa?
12
Ah! parla, ah! spiegati... Des, Più non mi resta,
Che un passo orribile . . . Già. Qual è ?
Des. Morir. Già. Perchè ? Des, Noi chiedere.
Già. Mancai . . . perdono . . .
Mio Bene ... Des. Ah 1 lasciami . . .
Più tua non sono.
a 2 Come mai potè il ^^^^^ labbro ^ suo
Pronunziar sì crudi accenti ?
Io lasciarl^ fra i tormenti! a
Ahi il mio cor soffrir noi sa. Deh ! vedi , o barbaro Tiranno Amore, Il duol, lo spasimo Di questo core: Deh ! tu consolami , M'ispira ardir. Ues.Ah! Giannotto...
Già. Ah! Despina... il tuo silenzio
Mi strazia il cor. D'un colpo
Fammi morir. jNon sei più mia?... Des. Promessa
M'ha da gran tempo la crudel matrigna
Ad un Conte straniero . . • Già. A lui, che giunto
E* qui pur dianzi ? , . . Des. Appunto, Già. E il padre? . .
Des. ^ Schiav*
E' di sua iiioglie : il sai. Contento ei slesso
f3
Mi va cercando adesso
Per presentcìrmi di sua man lo sposo. Gi(uQu2\ contrasto I... ah! m'assisti, amor pietoso.
Vien gente. Des, Ohimè ! . . . nel bosco
Ritirati , mio caro. Gia^ Io là nascosto
Da labbri tuoi la mia sentenza aspetto, (parte) Des^Ecco il padre... ahi mi trema il cor nel petto,
SCENA IV.
Corrado y Donna Rosa ^ il Conte , e Despina.
Cor^\^ ì dico, {al Conte) che a momenti
Testimoni sarem di grandi eventi. DR. {Che seccatori)
Il C, Dite di grazia . . . quella . é ,
Cor Quella appunto è mia figlia.
DM. Finalmente
La cara signorina
S' è lasciata trovar. Cor, Vieni, Despiiià.
Vedi questo signor?... è bello... è ricco. 4,
Savio, curioso, civil, pien di talento:
Egli è appunto il tuo sposo, lo te 1 presento. Des. Il mio sposo... ah signor!... ni Conte in aria con- JIC. Bella Despina , /usa)
Giacché il ciel vi destina in mia consolle... Cor.Oh I veniamo alle corte.
Quando facciam le nozze?... IIC. Io soft disposto.
Sol dipendo da lei. DR. Da lei?.., che ciie?
A lei tocca obbedir. Des. Signor, perdono:
^4
Co^ confusa io sono ,
Che risolver non so. Mi fate onore ,
Grata vi son : ma alfin di me si tratta.
Lasciatemi pensar . . . D.R. Povera matta! .
Comprendo.,, si... comprendo
La vostra furberia. JIC. (a Despina) Che?.^. voi piangete? Cor. Figlia . . .
Con queste smorfie
Non crediate di far il beli' umore. JJes.Ahì padre... e ho da soffrir?.. Mi scoppia il core.
(parte)
S 0 E N A V.
Corrado p D. Rosa e il Conte.
Cor. Ma , cara moglie mia , sempre maltratti
.Questa povera figlia... IIC.^ Finalmente
E da scusar ... DM. Voi non sapete quanto
Sia finta e scaltra: Io la conosco a fondo. Cor.{* Orsù: parliam di novità di mondo.
(* (reprimendosi y si volta al Conte) Z).i?.Ehl via: non ci seccar. Faresti meglio A vegliar sulla figlia. Io ci scommetto, eli' ella ha qualche amoretto, e cerca indugj Per trarre a fin le sue secrete voglie. Cor.(*Che vi par della lingua di mia moglie? Usar vorrei prudenza . . . Portar verrei pazienza . . • Ma tu mi rompi V organo. Cara la mia metà. Già so , che ciarli a caso , Ma non capisci, o sciocca.
Che chi si taglia il naso S' insanguina la bocca. . . Parliamo di politica:
(al Conte)
Parliam di novità. Ho letto in varie lettere , Che i capi del Divano Pe 1 naso or più non possono Menar il gran Sultano , Ma voi non mi badate ? , . Che diavolo pensate?., Or gran commercio in Affrica D* uomini e buoi si fa. Via : Non crediate a chiacchere. Mia figlia è savia e onesta. Non ha, quantunque femmina , Certi capricci in testa. Fidatevi : credetemi. Doman vi sposerà. (La lingua di mia moglie
Prjesto impazzir mi fa.) (parte)
ran sciocco! fa il politico E ia sua figlia non conosce ancora. Il C. Sentitemi , signora lo saper bramo Come pensa Despina, Ciò, che sente di me...
Ma perchè quesfo? JlC.Ffdt far ciò, che far deve un uomo onesto,
(parte)
SCENA VL
Donna Rosa, e il Conte.
ì6
SCENA TU.
Donna Rosa sola.
H a gran tempo , eh' io vedo Fra Giannotto e Despina un tal contegno^ Che qua<2Ì quasi coglierei nel segno. Eccoli. Zitto, lo corro
Suo padre ad avvertir. Giacché il bàbbèo
Crede, ch'io parli a caso,
Ei Stesso alfm ci darà dentro il naso, (parte)
SCENA Vili.
Giannotto e Despina dal boschetto^ indi Corrado con Servi dal palazzo p poi Tebaldo da qual- che parte del giardino.
Già, Deh ! cara placati - pensa al rtiio slato Non son Volubile - ma sventurato. Se alfin ti lascio , - lo vuol Y onor.
Des. L* onore? ah! barbaro... Qual tradimento Ma perchè dirmi • che un solo evento Can^^iar tua sorte - poteva ancor?
Già. Sperava . . . ah .'credimi ..(piglian. la mano!)
Ues (con colleta di più) La man ritira.
Già. Dunque il tuo amore?..
Des. Si cangia in ira.
(si guardano : sospirano , poi calmandosi ^ e pigliandosi per mano c(tlla maggior espressione)
a 2 Oh ^ dio , dividere - mi sento il cor.
Cor. (osservandoli indietro, poi con impeto venen- do avanti)
A d doQso ^ai servi) Ah! perfida ..ahi tradàtor. Des. Ciclo , ajuto. 6ta. Son perduto*
*7
Cor. Empia... (contro Despina)
Già. Ah no! (trattenendolo)
Cor. Fellon . . . {contro Già.)
Des. {trattenendo il padre) T'arresta. Teb. Qual romor? Che scena è questa? Des. (Tremo). , Cor. (Fremo). a 4 Che sarà?
Teb* Perdonate, mio signore.
Che vi turba?.. Cosa è stato?.. Quello sdegno (rnirando Cor.) Quel pallore (mirando Dts. e Già.) Sbalordir, gelar mi fa. Cor. Un vii servo, un cameriere ^Calpestando ogni dovere Far r amore con njia figlia Insultar la mìa bontà ? Ah I r onor di mia famiglia Chiede sangue , e sangue avrà. Des. Caro padre , io son la rea , D* obbedirvi ei mi dicea : Egli è onesto a questo segno , Ch* or volea partir di quà. Ah!, se giusto è il vostro sdegno. Me, non lui, punir dovrà. Cor. Non più: da me lontano Si tragga quel ribaldo Rinchiuso in una camera Tu il guarderai, Tebaldo. E tu , perversa, al Conte Tosto darai la mano... Des. ì ^^^^ Già. ? Ah no ! placatevi. Teb, } signor,*'
Cor, Servi., (chiamando) Ogni prego è vano. Mi voglio vendicar...
i8
Frasca ... (a Des.) fellon...f'a Gm.) la collera
Mi fa il cervel girar. Des. Di smania , e di spavento, (escono i servi) Già. Oppresso il cor mi sento;
Tutta sconvolta ho 1' anima
INon oso più parlar. Teh, Ho un non so che nel core ;
Intenerir mi sento :
La colpa è alfin d' amore :
E si dovria scusar.
SCENA IX.
Pasquale^ indi il Conte.
Pas\o non capisco affé per qual ragione Il conte mio padrone
Voglia a un tratto partir. Ah ! se sapesse , Che il povero suo padre Qua si ritrova, cangeria pensiero. /ZC(Ch'io pur la sposi?.. Oh!., non sarà mai vero) Ebben ? . . siam lesti ? . .
Pas. Sì, ma dite: e quando
Partir volete ? . . JIC. Subito. Fas. Ahi.. \.
Ile. Sospiri?..
Perchè?.. Parla, Pas. Non posso ;
Io giurai di tacer Ma se restaste... Qui potreste scoprir... non ve 1 nascondo, Quanto per voi v' ha di più. caro al mondo. Restate qui, e vedrete... Dirvi di più non posso : Se poi non m' intendete , lo non ci so , che far. \
19
Non parlo della sposa 2
Non è per voi gran cosa:
E un giovine jer tutto
Una ne può trovar. Parlar d' un tal io voglio ...
Che amate assai ... (m* imbroglio...)
Forse . • . non passa . . un ora . . ,
Credete ... è ben . . . restar . • . Se poi non m' intendete ,
Io non ci so che far. (parte)
SCENA X.
Il Conte y indi Tebaldo,
C.C^he cosa mai sarà?., con questo arcano Che vuol dirmi costui?.. Forse... Teb. Signore . . .
nache vuoi?
ITeb. ( Non mi tradir , paterno amore )
Domanda un infelice
Di presentarsi a voi. Ile. Han gr infelici
Dritto alla mia pietà. Venga. Teb. ( A tai sensi
Conosco il sangue ouo.) ne. Come sì chiama?
Teb. Giannotto. ne. Il Camerini?
leb. Appunto. ne. E come? . .
Teb. Consente il mio padrone ,
Che a voi possa venir.
ne. Che vuol?
Teh. U ignoro.
IlCEi per altro è un indegno...
20
Teb. Eppure io credo
Che meriti pietà Ile. Buon vecchio, oh! quanto
M'incanta il tuo buon cori Dimmi: costui
Forse è tuo figlio?.* Teh. No . . .
Ile. Ma... donde avviene
Che si turbato , e tristo ?.. Teò.Fui padre. ..e i figli miei. .. (più non resisto.)
(parìe)
SCENA XI.
Il Conte y indi Tebaldo di nuovo, Giannotto e due servi.
ne. Oh ! quanto mi commove
Di questo vecchio la pietà.
Ttb a Già,) Coraggio:
Confidatevi in lui. Voi qui restate, (ai n Servi) Io la v'aspetto, (presso il fi ;lio ornai Di più finger capace io non mi sento. Troppo d' un padre al cor grande è il cimento)
Il G Accostati.
Già. Signore... {confuso)
Il C.(Qual sembiante ha costui?) che mi vuoi dire.^ firn. Domandarvi una grazia, e poi morire li e. Parla ( Io vidi ancora . . .
Dove . . . non mi sovvien.) Già. Più che la morte
M'affligge il mal, che una innocente a torto Soffre per me. Despina amai: no 1 nego: Ma l'amai, come s'ama La virtù stessa. Ah! non sia ver, che sposo Non le siate per me. Ve 1 giuro : indegna Di voi non è. Sia vostra sposa : E questa La sola grazia, che piangendo imploro: Toglietemi un rimorso, e lieto io moro, (parte)
SCENA xn.
Il Conte ^ indi Corrado.
IlC.C)\ie\ volto... quel parlar... di mio fratella
Mi richiama Tidea» Ero fanciullo
Quand'ei parti*: ma nella mente ho impresse
Le sue sembianze ancor... Ah! di Pasquale
Questo è eerto T arcano.
Quegli è Gualtieri : il cor non parla invano. £7or.E' passato il carrier. Saprem fra poco
Qualche gran novità. ne. ^ Dite: v'è nota
La stirpe , ed 11 paese
Del vostro camerier ! Cor. Che importa?
IIG. Assai
Più , che dirvi non posso. Cor. Ebben? ne. Vorrei
Aver di lui piena contezza. Cor. Ho inteso.
E che volea da voi! ne. Tutto saprete.
Cor.Or dite : se volete , queste nozze
Si faranno domani. Ormai mia figlia
Di buon grado acconsente . . . JlCWe parlerem. Ora tutt' altro ho in mente.
{parte}
SCENA XllL
Corrado y indi Tebaldo, e Giannotto.
Cor.Ehl^ad un Ser.)ceic^ diTebaldo, € fa che tosto Guidi Giannotto a me. (* Ehi... alla posta C* (JlSeryo parte) {ad un altro Servo)
22
Corri a cercar in fretta,
Se portata ha il corrier qualche gazzetta.
Già m'aspetto a momenti
Novità sorprendenti... Oh! ne son certo:
Quando lo dico io . . . Quel Carlo primo
Fra quei suoi compagnoni è più imbrogliato,
Che a più medici in mano un ammalato. Teb Giannotto è qua. Cor. Venga. Teb. (a Già.) (Senz'altro, il Conte
Gli parlò a tuo favor. Tranquillo il vedo.)
(si ritira un poco indietroy Cor. A quanto io ti richiedo
Rispondi , e non mentir. Sapere or bramo
Da te chiaro e palese
La tua stirpe, il tuo nome, e il tuo paese. É?ia. Signor, v'appagherò. Vicino a morte
Più tacer non mi giova
Ciò, che occultai finor. Omai vedrete,
Ch'io non son, qual credete
Un servo abbietto e vii. Nacqui in Palermo (Ttb. fa un cenno di sorpresa)
Della stirpe Capece (Teh si sorprende ancor più)
Fu l'illustre Arrighetto il padre mio...
E il mio nome ... Teh. Gualtieri, (con estremo trasp.)
Già. Appunto . . .
Teh. ; Oh Diol
(non potendosi più contenere e corren incontro) Gualtieri... ah... qual momento! Cor. Cosa hai?
Gin, Qual turbamento ?
Cor. e Già. Son pieno di stupor. Teh. Suo padre . . . (in atto di scoprirsi)
Cor. e Già, Ebben ? . , .
Teh. {reprimendosi) Lasciate . , • (io osserva)
25
SI . . . si . . . gli somigliate.
Dieci anni io Tho servito
Quel povero signor: ( Quasi m' avea tradito
Il mio paterno amor.) (Oh ciel! io ^nto un moto
Finora ignoto al cor.) ( Ei d' Arrighetto il figlio ? . .
No 1 credo. E' un impostor. ) Come potrai convincere
La tua bizzarra istoria? (ci Già.)
Son conosciuto in Genova,
Scrivete al Conte Doria.
E' desso * , . si credetemi . . ,
Fra poco il ver saprò. Pietà , signor : salvatelo
Sul più bel fior dej^li anni :
Deh ! non vogliate accrescere
Del padre suo gli affanni.
(La smania... oh... Dio! che mi agita j>
Più moderar non so.) Farmi il destin può un misero :
Ma un mentitor non mal. (a Cor.)
Addio, buon vecchio, abbracciami; abbracciano con trasporto estremo in Teb.)
Tu intenerir mi fai,
(Sento un contrasto all'anima :)
Rimorsi alfin non ho. (a Cor.}
(Aria si franca e ingenua
jXon ha giammai chi ha torto. )
Ma via , Tebaldo , acchetali :
Perchè tanto trasporto ?
Vieni : saper vo' subito.
Se sei Gualtieri, o no. ^partono lutti)
SCENA xiy.
Donna Rosa, il Conte p indi Despina.
2>.Z2.^cusatemi , Giannotto
Che v'ha detto? che vuol? Per un birbante
Spero ben , che interpor non vi vorrete. IlC.Uix birbante ei non è, quale il credete. D.R,Che dite ? Mi stupisco. Un cameriere
Ch' osa sedur del suo padron la figlia . . .
Che di questa famiglia
Indegnamente osa macchiar la fama . . • 15es. Signor Conte , mio padre ora vi chiama. IlC.DoYèl
Des. Di voi va in traccia
Con , . . {non osando di nominar Giannotto} D R. Via : con chi ? Ile. Arrossite? Des» Con Giannotto.
(parte subito)
l>.7?.Come? con quelFlndegno?...ah! che maisentol Io corro sul momento
Questa trama a scoprir. L'intendo adesso... Forse Corrado istesso {al Conte)
Fu sedotto da voi. Ma , s' ei ricusa Di punir quel briccon, vedrà in sua moglie Un demonio , una furia . . . Perdonar non si dee si fatta ingiuria, (parte) /I CNon ne dubito più. Tutto mi prova. Tutto vuole, ch'io speri Che in Giannotto s asconde il mio Gualtieri.
{parte)
\
SGENA XV.
ÌPasquùlef indi Corrado con Giannotto^ poi il Conte.
Pas. Povero padre ! ei trovasi
Nel più crudel cimento.
Scoprirai è un gran pericolo
Celarsi è un gran tormento.
Che Vedo. (* Oh eiel!... vaneggio? (* (con sorpresa vedendo Giti, in lontano)
Gualtieri . . • che stupor I Oov. Se sèi, che ancor ne dubito, (a Già.)
Di quella gran famiglia
Io non mi posso offendere
Se osasti amar mia figlia.,.
Ma che t'arresta? Gia.(f€rmandosi ad osservar Pas.) Ei sembrami...
Pasquale • . .
Pas. Ah ! mio signor, (con trasporto)/
a 5
Di meraviglia e giubilo
Mi balza in petto il core. Già. Costui potrà convincervi , (a Cor.)
Se il falso o il ver v' ho detto.
Son io Gualtier ? palesatali : {a Pas.)
Son figlio d' Arrighetto?
Di me, di mia famiglia {a Cor.)
Tutti gli eventi ei sa, Pas. Io più d' ognun rispondere
I^osso del suo destino:
Io Tho veduto nascere:
lo lo salvai bambino, {vedendo venir
Conte! qual gioja il Conte)
ne. _ Intendo. . .
Gualtieri ... Pasn Appunto. E qua. 2
26
Ile. Vieni , fratello : abbracciami.
Già. Fratel ?. . . che dice (a Pas. )
Pas. ^ E quegli, ^
Che voi lasciaste in Genova
In pargoletta età. Si chiama il Conte Doria ,
Perchè del Doria erede» Coir. Più. curiosa istoria
Di questa non si <là. Già. Si . . . Ludovico . . • È desso.
Lo riconosco adesso.
Jl Conte ^ Giannotto, Pasquale,
Il sangue , e la natura Mentir giammai non sa. Cor. Più curiosa istoria
Di questa non si dà
SCENA XVL
Despina j Donna Rosa e detti.
Des. Fra la speme , e fra il timore
Sento il core a palpitar. D.R. Di salvar quest'impostore, {al Conte)
Signor mio , sperate invano.
Tu non farla da baggiano. (a Cor. ) Cor. Tu sei matta da legar.
Già, (Vieni, amor, d'un core amante
I niartirj a consolar. ) D.R. Fo divorzio sull'istante,
Se ti lasci corbellar. Il CPas,C\ie sfacciatH di matrigna!
Non la posso sopportar. Il C \y un onest' uom fidatevi (a Des!)
La vostra man vi chiedo.
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Des. Eccola • . .
ne. Or vieni, e prendila, (a da.)
Già. Che dici?
ne. A te la cedo :
Già, Che gioja ! che contento !
Chi lo potea sperar. D.R. Che vedo mai ! che sento !
Balordo . . . ( a Cor. ) e lasci far ? Cor. Nè vuoi star zitta , o sciocca ? . . .
Quand' apri quella bocca (a D. Ros.)
Non fai , che strapazzar* IlC*Pas,Ver un amato amante
Più fortunato istante
No , non si può trovar.
SCENA ULTIMA. Tebaldo y e tutti i suddetti.
Teh, (Ritrovare i perduti suoi figli, .E celarsi e dover simular... Non v' è pena , che a questa somigli. Sol chi è padre, lo può immaginar. Ah ! il mio stato crudele , fatale
Quando, o cielo , s'avrà da cangiar?)
Già, Se piangesti , buon vecchio , al mio male Del mio bene or ti puoi rallegrar. Vedi?... questa è la cara mia sposa... Yedi? quello è il mio caro fratello.,,
\ comprendo ...
Teb. ( Ah ! mi gira il cervello, )
Cor. La Gazzetta ... (* vi prego a scusar. (* {vedendo venir un servo con una gazzetta in manO) pianta tutti, e corre a prenderlà e si mette a leggerla con ansietà)
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Teh, Ah! se almen vostro padre or vivesse...
Se i suoi figli abbracciar qui potesse...
Quanto... oh quanto quel tenero padre... Già. il C Tàci... oh Dio. Tu mi fai lagrimar. Cor. Che gfart colpo ! - . . che gran nuova !
Ascoltate . . . io son stordito.
Del Governo di Sicilia {leggendo la
S^ è il Re Pietro impadronito» gcizz.) ]Q.R. Maledetta la Gazzetta.
Non fai altro che seccar.
Tutti gli altri
Zitto... zitto... dite... dite.
Noi vi stiamo ad ascoltar. Cor, Il Re Pietro ha proclamato , (leggendo^
Che se viVe, al primo stato
udrri^hetto ha da tornar. Teh, Ah ! .. {colpito aW estremo stramazza a terra^ ovvero cade in braccio a Pasquale) Pas. Soccorso !
Gli altri Oh poveretto! (vedendo Teh.
Pas. Egli stesso... Egli è Arrighetto svenuto) Giannotto , il Conte. Ahi gran Dio ! {correndo con estremo trasporto ad abbracciare Tebaldo , e cadendo a suoi pitdi.) Gli altri Son fuor di me?
Lor. P<er chi ha core uno spettacolo,
No , il più tenero non v' è. Des. D'una povera famiglia,
Che penò finor cotanto , Giusto cielo , il largo pianto Deh I ti piaccia consolar.
Corrado y Pasquale.
Zitto . . . zitto ... già rinviene. Padre...
Teh. (abbattutto) Figli. (abbraccimi fi osi colla
maggior commozione) Gia.f il C 3 Teb. Qual momento !
Gli altri tutti.
Dair eccesso del contento
Son costrett^ a lagrimar. sl
Cor, Questa sì che veramente
E una storia da gazzetta.
Io la scrivo in fretta in fretta^
E la mando a far stampar.
Tutti
Questa storia agli infelici Sia d'esempio, e di speranza Ed insegni con costanza Le sventure a tollerar.
Fine.
MAOMETTO
BALLO TRAGICO
COMPOSTO E DIRETTO
DA FRANCESCO CLERICO.
L argomento è tratto interamente dalia notissima Tragedia di Voltaire intitolata Maometto , e sulle orme del tragico fran- cese fu pure tracciato il programma clie viene qui brevemente espostOo
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PERSONAGGI MUSULMANI
Maometto, falso Profeta di Medina.
Sig. Pietro TrigamhL Omar, suo Luogotenente.
Siff. Filippo Ciotti, Seid 2
Sig-, Nicola Molinari, > schiavi di Maometta Palmira . 3
Signora uéntonia Pallerini. Ercida , confidente dello stesso.
Sig, Pietro JBondoni. Capitani di Maometto. Banda, Soldatesca e Cavalleria musulmana.
PERSONAGGI ARABL
ZoPiRO, Sceriffo di Mecca.
Sig. (Siuseppe Bocci, Fanor , suo confidente.
Sig, ^ìitonio Bedotti. Abar , gran Sacerdote.
Sig. Antonio Silej. Ralema, Matrona del Tempio.
Signora Bocci Maria, Ancelle del Tempio. ì Le Signore jillìe^e
Ancelle seguaci di Palmira. \ deW Accademia, Senatori di Mecca. Uffiziali di Zopiro. Sacerdoti e Soldati di Mecca.
La Scena è in Mecca e ne* suoi dintorni.
musica è composta d^l Maestro sig. Paolo Brambilla Qon alcuni pezzi di varj celebri Untori.
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ATTO PRIMO.
l'empio di Mecca scuro alle antiche Deità degli ^rabi.
1 Hi azione ha principio dalle cerimonie solenni I 8 devote , colle quali il popolo di Mecca implora ! dal Cielo la salvezza della patria assediata. I Palmira , schiava già di Maometto ed Ora di Zopiro , chiede al suo nuovo Signore d'essere re- I stituita al Profeta. 11 clangore delle trombe an- nunzia r arrivo d'Omar, destinato Ambasciatore a Zopiro ed al Senato di Mecca. Con lui trovasi Seid', che volontario lo segui nella lusinga d'in- contrarsi colla sua diletta Palmira. Omar propone la pace , e presenta preziosi doni pel riscatto di Palmira. Seid offre sè stesso in ostaggio finché sia conchiusa o la pace o la tregua. Zopiro si oppone a qualsivoglia di tali richieste; ma i Senatori di- mostrandosi proclivi ad una tregua chiedono tem- po a risolvere. Seid frattanto rimane in potere di Zopiro. Omar si trattiene in Mecca, quivi aspet- tando r esito della 5ua ambascieria.
ATTO SECONDO.
Recinto omhroso^ in cui sono i ba^ni dello Sceriffo,
Zopiro immerso ne' più profondi pensieri mostra la violenta agitazione dell'animo suo. Seid e Pai- mira si esprimono scambievolmente il loro soave affetto. Zopiro in veggendoli prova una tenerezza, di cui non sa conoscere la causa. Un eguale sen- timento anima i due giovani verso lo Sceriffo,
m
sebbene e questi ed eglino discordi sieno nella credenza. 11 tenero colloquio è interrotto da Fa- nor che annunzia il ritorno di Omar. Questi è accompagnato da varj Senatori eh' e[;li ha saputo indurre ne* suoi divisaraenti. Omar ed i Senatori fanno ogni sforzo onde persuadere lo Sceriffo ad un abboccamento col Profeta. Zopiro dopo un lun- go contrasto si arrende alle loro istanze.
Giunge Maometto da suoi Capitani preceduto. Il suo primo risentimento è contro di Seid, ch'e-» gli vede tra gli astanti; lo rimprovera, perchè osato abbia d'entrare di proprio arbitrio nella Città nemica. Seid candidamente confessa d'es- sere stato a ciò spinto dall'ardente desiderio di rivedere la rapita e cara sua Palmira. Maornetto freme di gelosia ; ma raffrenatosi affetta indif- ferenza , e induce gli astanti a ritirarsi. Rimasto solo collo Sceriffo fa uso di ogni artifizio per se- durlo, od almeno associarlo a' suoi trionfi. Nella maggiore veemenza decloro contrasti, Maometto ricorre ad un altro artificio: palesa a Zopiro che vivono tuttora i due di lui figliuoli già da lui cre- duti estinti, e già tanto da lui compianti. Io stesso (soggiugne) gli ho rQccolti tra le mie hracr- eia ; io stesso gli ho nella nrtù educati. Due gemnie che ornavano il seno degl'innocenti fan- ciulli, vengono presentate al genitore. La sorpresa, la gioja e l'agitazione assalgono l'animo del vec- chio venerando. Maometto promette di restituire gli i fi^li, quand'egli adotti il nuovo culto. Inor- ridisce Zopiro a tale proposizione , pronto a sa- crificare la sua prole anziché aderire all'empio disegno. Essi dividonsi coli' animo esacerbato. Ma il Profeta innanzi di uscire ottiene di abboccarsi con Seid e con Palmira.
Accorrono i giovani ai piedi di Maometto irf
aUo ossequioso. Egli si prevale della loro inge- nuità per condurre a fine il più nefando tradi- mento : comincia dall' opporsi al loro scambie- vole amore di cui è geloso ; indi simula essere volere del cielo che Seid vendichi la religione oltraggiata : viene presentato al giovine un ferro da serbarsi in secreto sino al momento in cui egli compier dovrà la grand-opera. Seid giura d' obbedire ciecamente. Maometto rimanda i gio- vani a Zopiro e si ritira.
ATTO TERZO.
Vasta pianura presso la porta della Città: scorre in distanza il fiume Saibaro: dalla riva opposta scorgesi parte deW accampamento di Maometto.
I Mecchesi stanno in atto di aspettare Tarrivo di Maometto , sperando che si conchiuda la so- spirata tregua. Zopiro eccita la pubblica fede verso la religione : i Senatori assecondano le istanze dello Sceriffo. Una musica marziale an- nunzia r arrivo di Maometto. La tregua viene stabilita e confermata con reciproco giuramento. 11 fausto giorno è festeggiato con liete danze.
1 Mecchesi rientrano nella Città ; i Musul- mani si ritirano nel Campo.
j Zopiro permette che Seid e Palmira si soffer- mino con Maometto. Questi spiega allora T alto 9 tremendo volere del cielo, incaricando Seid di iccidere Zopiro, nemico della fede musulmana. Sbigottisce il giovane all' atroce comando. Guai i te se resisti, gli grida truce il Profeta. Yien quindi da Ercida recata una tazza per la ceri-- Ilenia^ del giuramento. Seid bee e giura di truci- ilare lo Sceriffo, Misero Seid! la tazza era infetta
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Ài veleno. Egli parte con Palmira , pronto r.d ubbidire ai cenni del Profeta. Ercida , complice del tradimento , è assalito da crudeli rimorsi : corre per impedire il parricidio, non ignorando che Seid e Palmira sono figliuoli di Zopiro.
Zopiro abbattuto dalla tristezza e dalKinquie- tudine si accosta all'ara. Seid segue di soppiatto i passi dello Sceriffo Palmira freme d'orrore pen- sando al caso imminente ed atroce. Ella arresta Seid per impedirne V esecuzione : ma questi più non ode che le voci di uno sfrenato fanatismo; e già vibra il colpo fatale , neìY atto che Ercida giunge ai^^itato e frettoloso. Egli grida: Seid, uc- cidesti il padre tuo, Palmira ti è sorella. Il mi- sero vecchio insanguinato e vacillante abbraccia i iigli , perdona a Seid il parricidio e spira nel sena della diletta ma troppo tardi rinvenuta prole.
L' orrore e la disperazione assalgono Seid e Pai- mira che già anelano alla vendetta. L'arrivo im- provviso di Omar vie più infiamma le loro sma-i nie. Costui simula alta sorpresa per V atroce av- venimento, comanda che Seid sia tratto ne' ferri,' a lui rimproverando il misfatto, e quindi parte! furioso seco traendo la desolata Palmira.
Rotta la tregua dai Musulmani e sorpresa la Città nell'orrore della notte, si accingono i Cit-
ATTO QUARTO.
Tempio sotterraneo.
ATTO QUI]XTO.
Piazza di Mecca,
ladini a* difendersi colle armi. Maometto entra furibondo alla testa de' più scelti e più fidi suoi guerrieri e seguaci. Le matrone e le vergini cor« rono spaventate a gettarsi ai piedi del vincitore. Questi promette loro ogni protezione, purché alla sua legge si sottomettano. Sopraggiunge Omar an- sante^ e sbigottito con una schiera di fuggitivi se- guaci. Egli palesa al Profeta la sollevazione dei Mecchesi per la morte di Zopiro. Giungono pure Seid e Palmira accompagnati dal popolo che salvi li rese dalle mani del nemico.
Seid manifesta la scelerata impostura di' Mao- Inetto , e r artifizio usato dall'empio per istigare un figlio al parricidio. Maometto finge di nulla curarsi delle smanie del giovane, e vedendo che questi già comincia a vacillare per gli effetti dei veleno, coglie l'opportunità del caso, e rivolgen- dosi al cielo chiede che il parricida venga punito. 11 suo voto sembra compiuto. Seid cade estinte,
Palmira va indarno gridando che la morte del giovane infelice non è opera del cielo ma bensì d' un veleno a lui apprestato dal sacrilego e falso Profeta. Maometto nega d'averne parte, e fors^ nato si avventa contro di Palmira; ma l'infelice donzella da sè ributtando quel mostro si trafigge e cade presso il fratello; mentre gli astanti inor- riditi formano un quadro di spavento e di com- miserazione.
Le Scene sono tutte nuove, disegnate e dipinte dal sig, Alessandro Sanquirigo.
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