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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E Più' CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHI V DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE TAPALI , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON (UE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

U)L L.

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A L L A T I P O GRAFI A B NILI A N I M l) CC i LI.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTIC \

O

OSP

0.

'SP1ZI DI ROMA. Ho accennato a Ospizio come V alma città si distinse nell' esercizio dell' ospitalità , e divenne porto e asilo di tutte le genti, avendo 1' impero di Roma pagana preparato e appianato la strada a quello di Roma cristiana, che la provvidenza costituì cen- tro del cristianesimo. Pertanto, accioc- ché mai ninno potesse dirsi forestiere in questa città, patria comune e rifugio di tutta la cristianità, fino dai tempi i più remoti furono istituite le scuole de' e- ci, de' franchi, de' sassoni, de' germani, degP inglesi, de' longobardi, degli orien- tali e de' pellegrini di tutte le altre na- zioni, come riportai ai loro articoli, per comodo delle quali furono aperte chie- se, ospizi, ospedali e cimiteri , ed eretti in appresso anche numerosi collegi, on- de chiunque entrava nella metropoli del cattolicismo, trovava subito il suo tem- pio nazionale, che poteva frequentare da sano, l'annesso ospedale per esservi as- sistito da infermo, e il cimileno pei n- riposarvi defunto. Per quelli eretti pres< so la basilica di s. Pietro ne parlai an«

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che a Palazzo Vaticano e Limivi, dicen- do de' motivi che determinarono V ere- zione di tali edilìzi in quel luogo che pri- ma di s. Leone IV era fuori della città. Tuttora fioriscono diversi ospizi nazio- nali indicati a Ospedali di Rom \, perchè alcuni sono chiamati coi nomi di ospizi e ospedali, come quelli di s. Antonio pei portoghesi, di s. Claudio pei borgognoni, di s. Luigi pei francesi, di s. .Maria di 1 l'Anima pei teutonici, di S. .Maria inMou serrato pei nazionali delle conine d'Ara- gona e Castiglia , di s. Stanislao pei lacchi, ec. Attualmente gli ospizi orien- tali in Roma sono quelli ili s. R agio pe- gli armeni, di cui parlo a Patriabca* to armeno, di 8. Gregorio I llumin a d «I i- de'monaci di s. Antonio di Manie I no {F.\ de' Weehitaristi { I '.), deh' sima (f^.), di s. Maiia in Domnica e d i. M uria in Carinis ile' Mclchiù{l Maroniti (/ '.), de* M, & : co dei

Ruteni ( /'. ). Trattai a' loro articoli de- gli ospizi che alcuni ordini e zioni religiose hanno in RoOM , per l<> più ordinaria residenza de procuratori

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generali, come gli ospizi orientali lo so- no de' procuratori delle loro congrega- zioni monastiche. Qui appresso dirò dei pii stabilimenti romani e ospizi di s. Mi- chele, de' Convertendi, di s. Galla, di s. Lucia de' Ginnasi, di s. Luigi, di s. Ma- ria degli Angeli, con Y istituto de' sordo- muti, di s. Maria Assunta, detto Tata Giovanni, della ss. Trinità, sui quali scrissero gli autori citati a Ospedali di Roma. A Neofito parlai dell' ospizio pei catecumeni, e ad Orfanotrofio dell'ospi- zio di s. Maria in Aquiro, e di altri ai lo- ro articoli. Ad Anni Santi, dissi quali ospizi si aprono pel giubileo universale ; cosi altra e mirabile opera di operosis- sima carità in Roma sono gli ospizi fon- dati per dar ricovero alla miseria e alla sventura. Quanto alla onorifica carica di Maestro del sacro ospizio, veggasi ta- le articolo, mentre dell' Ospizio de cen- to preti, donato da Gregorio XVI al- l' ordine gerosolimitano, ne trattai nel voi. XXIX, p. 278 eseg. in un alla conti- gua chiesa, ed all' ospedale e ospizio di s. Lucia pei sacerdoti infermi. V. Pel- legrinaggio, ove dico pure quanto ri- guarda l'ospitalità, ed i luoghi di pub- blico albergo e loro origine.

Ospizio apostolico di s. Michele a Ri- pa. Parthenotrophium Michaelianum. Meraviglioso monumento, ed una delle più insigni opere di cristiana pietà che degnamente risplendono in Roma, il qua- le in ogni tempo richiamò le più prov- vide cure e le beneficenze più copiose dei Papi. Trovasi nel rione Trastevere presso la ripa maggiore del Tevere, a- vendo frammezzo la via e il porto dove si fermano le barche che rimontano il fiume, e chiamasi Ripagrande,a distin- zione dell'altro luogo dove approdano le navicelle che vengono dall'alto del Te- vere, chiamato Ripetla. L' ospizio apo- stolico, posto in luogo ridente e tran- quillo, si forma d'un immenso fabbri- cato o unione di vasti e grandiosi edi- fizi. Deve il complesso di questa gran-

OSP d'opera la sua orìgine, dopo Carlo Tom- maso Odescalchi , a Innocenzo XII che ne fece 1' erezione colla bolla Ad eser- citiuni pietatisj de' 20 maggio i6g3, tanto pei poveri invalidi dell' uno e del- l' altro sesso, quanto pei fanciulli e zi- telle povere (le quali nel 1692 avea po- ste nel palazzo Lateranense ) , con ave- re ad esso incorporato ed unito , con tutti i suoi beni e privilegi, 1' ospedale e ospizio Sistino eretto da Sisto V a Pon- te Sisto pei poveri d' ambo i sessi, secon- dando le disposizioni di s. Pio V, e Gre- gorio XIII, onde rimuovere la mendici- tà, tultoavendo descritto nel voi. XXIX, p. 278 eseg., narrando come il locale fu da Gregorio XVI dato ai cavalieri gero- solimitani. Inoltre InnocenzoXII unì al- l'ospizio di s. Michele la casa de' putti detti del letterato, fondata dal Ceruso, e quella nel luogo attuale istituita parimen- ti pei fanciulli da Odescalchi, aggregan- dole tutti i fondi e concessioni che ap- partenevano a tali due case, delle qua- li darò un cenno avanti di proseguire la descrizione dell'ospizio di s. Michele. Giovanni Leonardo Ceruso di Carisi del casale di Sanseverino diocesi di Salerno, già palafreniere del cardinal de Medici poi granduca di Toscana (il p. Ronan- ni nel Catalogo degli ordini, e il Cancel- lieri ne' Possessi Io dicono anche scopa- tore segreto di Gregorio XIII), mosso a compassione de' poveri fanciulli abban- donati, nel pontificato di Gregorio XIII e circa il i58o li raccolse in alcune pic- cole camere a pian terreno nella via dei Ranchi nel cortile del palazzo Chigi. Sic- come avea un poco insegnato la gram- matica, soleva dire qualche sentenza la- tina, onde gli fu dato il nome di lette- rato, che si trasfuse poscia ne'fanciulli da lui raccolti, che chiamavansi letterati. In- di passò a dimorare a strada Giulia, vi- cino alla chiesa dello Spirito Santo dei napoletani, e si trasferì in seguito in al- cune grotte a s. Lorenzo Pane-perna, e finalmente alla radice del Monte Pincio

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presso la Madonna de' Miracoli. Questo uomo caritatevole faceva scopare le stra- de dai suoi fanciulli, e cantare laudi spi- rituali, ricevendo perciò limosine dai bot- tegai ed altri benefattori. Usava una ve- ste turchina sino a mezze gambe, porta- va il capo nudo, i piedi scalzi, ed al col- lo una grossa corona; anche i putti ve- stirono di turchino, e incedevano perle strade con croce di legno col motto Cha- ritas. Egli con cassetta in mano doman- dava limosina dicendo : Deogratias, Let- terato dimanda limosina pe' suoi putti. Per la sua modestia s. Camillo deLellis lo chiamava predicatore mutolo, e s. Fi- lippo Neri l'ebbe in altissima stima. Ce- roso col suo compagno Ottavio, racco- gliendo le povere zitelle disperse per la città, contribuirono alla prima origine del Conservatorio di s. Eufemia (V. ), come pur dissi a Cappuccine, e Deposi- teria Urbana, essendo stati aiutati in am- bedue le istituzioni dal cardinal Baro- nie Mori Ceruso li i 3 febbraio i 59 j con gr;m fama di santità, e fu sepolto avanti l'altare maggiore della chiesa dell' arci- confraternita della morte : il p. Marcello Mansio descrisse la Vita di Gio. Leonar- do Ceruso detto Letterato, Roma i834, nella stamperia dell'Ospizio apostolico. Prese cura quindi dell'istituto il ven. car* dinal Baronio estimatore del defunto, in- caricatone da Clemente Vili, e ristabilì- rono per reggerlo alcuni deputali, i quali vedendo i putti ammalarsi nella sud- detti casa, comprarono con limosine un sito assai grande nel palazzo Baldinotti presso s. Silvestro in Capite, nel luogo detto le Convertile, ove li trasferirono. Nel 1600 erano circa 1 5o fanciulli che vi si mantenevano, imparando il legge- re, lo seri vere, la dottrina cristiana e le arti meccaniche. Pattando a dire dell'i* stituzione di d. Cailu Tommaso <Kle- scalchi (di cui parlai .1 Ooes< in hi 1 \- miglia), comasco e parente d1 Innocen- zu \1, Del pontificato <h questo istituì un orfanotrofio che die* Li primaria ori-

OSI' gine all'ospizio di s. Michele. Avendo l'al- tro di lui parente d. Marc'Antonio Ode- scalchi fondato 1' Ospìzio di s. Galla, ivi d. Carlo Tommaso si esercitava nel- la carità, ed in sua morte gli successe nel- la direzione del pio ricetto e lo condusse a perfezione. Siccome vi si albergavano nella notte anche i fanciulli fuggili dai loro genitori, o da essi abbandonati , c- gli non credè conveniente che stessero cogli altri mendici ne' medesimi dormi- torti, volle separarli, e perciò prese ca«,a in piazza Margana, cioè nella casa gran- de dei catecumeni, parrocchia dei chie- rici regolari della Madre di Dio. Indi nel 1 684. d'ordine d'Innocenzo XI. i fan- ciulli furono per la direzione consegnati agliscolopi, che vi si recarono in numero di due 0 tre sacerdoti, con altrettanti fra- telli operai e due secolari serventi. Da 38 ch'erano, ben presto giunsero a 70 i poveri orfanelli , ed il Papa assegnò mensili scudi 1 5o dalla elemosineria e da altri pii luoghi. Nel giorno erano man dati alle botteghe della città per istruii > nelle arti meccaniche, ma essendo pie giudicati ne' costumi , si stimò meglio trattenerli in casa con introdurvi lavori grossi e di lana, e questa fu la prima o- rigine del lanifìcio di s. Michele, come accennai all'articoloL a\a. Riuscendo pie cola la casa, col divisamento di forma re un locale dove fossero tutte le arti e le istruzioni necessarie ad una civile e pia educazione, il buon prelato d. Car lo Tommaso nel i(>8G acquistò un Ino go ben vasto presso la ripa maggiore de Tevere, confinante eollui todei riforma ti francescani, e vi fece una bella febbri ca con cappella dedicata a s Michele, no me che prese l'ospizio, con officine < II g necessari anche pei lattificii. A' 9 aprile 1689 m trasferì gli alunni cogli scolopt, 01 Magnando l'amministrazione ipiritua le ed economica del pio luogo ad uni congregazione di prelati da lui nominai con obbligo di render conto Mori lo descalchi .10 novembre, dopo essei si lui

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to impiegato nella santa opera, sino a confondersi coi muratori nel fabbricare, servendo agli offici più abbietti dell'in- fermeria e della cucina. Legò al pio luo- go una vignn, forse quella già frequen- tata dagli alunni, ed un lavatorea s. Gal- la, e ne lasciò il dominio al principe d. Livio Odescalchi nipote d'Innocenzo XI, con sostituzione in favore del Papa se non proseguiva 1' opera cominciata, e la direzione agli scolopi.

Innocenzo XII nel magnanimo inten- dimento di effettuare il sublime concet- to di Sisto V per estirpare la mendicità da Roma (benché di difficile riuscita per* esservi un perpetuo flusso e riflusso di tutte le nazioni, le quali, come patria co- mune, divote, penitenti e curiose in ogni tempo la visitano, oltre i bisognosi o speculatori dei circostanti luoghi che vi accorrono, e il vagabondaggio numeroso, inevitabile nelle grandi capitali), tentato pure da Urbano Vili quando riunì i po- veri al Palazzo Lateranense (F^Xaii'iaài ancora da Innocenzo X che rinchiusegli accattoni de' due sessi nel medesimo pa- lazzo apostolico Lateranense a s. Giovan- ni, e aprì altro luogo a piazza di Pietra, ordinò che si raccogliessero tutti i poveri d'ogni sesso ed eia in s. Maria in Tras- tevere, indi pubblicò la citata bolla. Pre- scrisse con essa che si unissero tutti i mendicanti, poveri, invalidi incapaci di lavoro; gli uomini, le fanciulle nel palaz- zo apostolico Lateranense; i fanciulli nel luogo detto s. Michele a Ripagrande, e provvide ancora che i poveri coniugati non mancassero di limosine alle loro ca- se. Egli chiamò questo istituto generale, diretto a estirpare la mendicità oziosa e vagante : Ospizio apostolico de poderi in- validi. Per le tre nominate famiglie donò il palazzo Lateranense, tranne soltanto la porzione •che servir dovesse pei Papi in occasione delle solenni funzioni nella con- tigua basilica, giusta la delineazione in- serita nell' islromento.slipolato col car- dinal Chigi arciprete, in un ai contigui

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orto, giardino e loro piccola casa. Il pa- lazzo Lateranense edifìcatoda Sisto V pei Pontefici, meno lui , mai da essi fu abi- tato, e Paolo V lo avea donato in perpe- tuo all' arciprete e canonici lateranensi per loro abitazione, con breve degli 8 gen- naio 1609; ma rimasto sempre deserto, la camera apostolica lo avea ripreso ed usato per alloggio di soldati, per ospedale in tempo di peste, e per lo più per granaio dell'annona. Pei fanciulli stabilì l'edifizio eretto dai fondamenti da mg/Carlo Tom- maso Od escalchi, che d. Livio avea ceduto allo stesso Innocenzo XII, con alto dell'i 1 marzo del medesimo anno i6c)3, volen- dovi collocare 3oo fanciulli, da 3o ch'era- no allora. Unì all'ospizio apostolico i fan- ciulli detti del letterato, per cui gli alunni di s. Michele furouo poi detti letterati, per- chè si esercitassero nell'arte della lana e nelle arti meccaniche, il cui pio luogool- tre la casa avea 1 800 scudi di rendita. In- corporò pure all'ospizio quello di Sisto V colle sue entrate di scudi 10,000, ed i suoi palazzi, oltre la fabbrica che restava ad abitazione pei poveri. Finalmente Inno- cenzo XII donòall'ospizioapostolicoscu- di 100,000 dalla rev. camera, collocati in un censo di 3ooo scudi annui di ren- dita, un borgo di case, parte da lui edi- ficate in Civitavecchia, e parte da edi- ficarsi, scudi 5ooo dalla penitenzieria , 2000 dalle dispense matrimoniali, 2000 dai minuti servigi che spellavano, prima dell'abolizione da lui fatta della vendita delle cariche camerali, ai chierici di ca- mera ; e gli donò inoltre parecchi uffici vacabili, il palazzo della Posta {F.), più quello magnifico in cui collocò la Caria romana ( V. ), e le due fabbriche delle Dogane di Roma (l '.), da lui edificati ; ed ordinò all'ospedaledi s. Spirito di som- ministrare ogni anno all'ospizio 100 l'ub- bia di grano, e So di legumi. Per dirige- re l'istituto mantenne la congregazione di quattro deputati statuita da Sisto V pel suo ospedale, non dovendosi però cam- biare ogni anno, ma ad arbitrio del Papa,

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aggiungendovi cucili vomente il tesorie- re e commissario della camera, con al- tri prelati e secolari. Die facoltà ad essa di punire i cattivi col carcere e l'esilio, di lare imprigionare i mendicanti, di co- stringere i congiunti a dare alimento ai poveri. Permettendo ricevere i coniu- gati con reciproco consenso, nondimeno preferì a costoro la limosina a domicilio. Volle die tutti i ricovrati dovessero la- vorare, dando loro parte del guadagno, e gl'infermi si portassero agli spedali. In- culcò la coltura spirituale, compartì in- dulgenze, indulto pei cibi di carni e lat- ticini ne'giorni vietati ; e fornì l'ospizio di s. Michele ili molte oncie d'acqua Pao- la che sgorga da un gitto saliente entro fontana nel mezzo al cortile; ma come non è potabile, l'ospizio fa uso di pozzi. L'ospizio apostolico si costituì da Inno- cenzo XI 1 in tre siti : alla fabbrica di Si- sto V, o ospizio Sistino,dove si ritenne- ro i vecchi e le vecchie, chiamata volgar- mente s. Sisto, perchè ivi erano stali col- locati i poveri invalidi de' due sessi che Gregorio XII 1 avea stabiliti nel conven- to della Chiesa di s. Sisto ( V.) ; a s. Miche- le pei fanciulli, che ascesero a 360, quei dell'Odescalchi e del Letterato; ed al pa- lazzo Lateranense si ritennero le sole zi- telle, cui abilitò a conseguire tulte le do- ti dì Roma, e nel i6q4 c°l moto proprio Alias rcs gliene concesse 20 dell'arcioni- fraternità della ss. Annunziata, per mari- tarsi o monacarsi. iNel i6q3 si pubblicò in Roma : La mendicità provveduta nella città di Ruma coli' ospizio pubblico fon- dato dalla pietà e beneficenza di X. S. In- nocenzo \ll P, ì\l. con le risposte alle obbiezioni contro simili fondazioni. Dal

p. Leonardo Frizoo gesuita fu celebrata questa insigne pietà coll'operetta : Inno- centio \ll ol> Latemnum palatami sin- gulari mirificaipte benignità te 1 1 magniti- caitia converswn in Xcnodocliinm. Ode panegirica triplcx ,V>\.\io\\^,\\m 'ili,, ; \\. .cenilo la congregazione de'deputati direi* Ilice dell'ospizio con posta di 1 i inditi*

OSI» dui, iquali pel loro numero ingeneravano piuttosto confusione, nel l6qq Innocenzo XII sostituì tre cardinali protettori, che furono Tanara, Sacripanti e Spinola, e diede loro a segretario un prelato. Quan- to Innocenzo XII amasse teneramente! poveri e f ospizio, lo dissi alla sua bio- grafia, e ben 64 volte visitò s. Michele, onde la memoria di munifico benefat- tore è rimasta nel pio istituto in eterna benedizione, e nell'anniversario di sua morte tuttora gli' celebra solenne fune- rale, dicendone le lodi un alunno con o- razione funebre. Quattro medaglie furo- no coniate nel suo pontificato con la sua efligie, esprimenti il suo benefico e ge- neroso amore verso i poveri : la i." nel rovescio rappresenta la Carità con bam- bino fra le braccia, e due fanciulli ut- torno coli' iscrizione: A Deo etproDco; la i.3 ha il Papa sedente in trono che ri- ceve i poveri genuflessi, e l'epigrafe: Beatusqui intelligit super egenos et pan- peresj nella 3." si vede il prospetto del- l'ospizio apostolico a Ripagrande da lui ingrandito, col motto: Erit egeno spes. Job.V. MDXCIV; la 4/ col disegno del palazzo Lateranense da due lati, il porti- co Sistino, l'obelisco, e l'iscrizione: Ege- nos Vagosque indite in Domimi (nani. Isa. 58, 7.

Clemente XI osservando che il nu- mero de'poven invalidi erasi accresciu- to nell'ospizio Sistino o di s. Sisto, tal- ché ne provenivano disordini, e consi- derando che i tre luoghi dell'ospìi postolico, s. Michele, il palazzo Latera- nense e l'ospizio Sistmo, erano troppo distanti tra loro, divisò perfezionare II meravigliosa idea del predecessore con riunirli, onde meglio poterli invigilare, e per maggiore economia. \ tale effetto nel 1708 commise alcav. Carlo Fonta- na il prolungamento dell'edifìcio Olle scalchi, con lerezione d'un gran corpo di fabbrica con chiesa da aggiungersi dal canta orientale .1 quella di s. Michele, per ricevervi eziandio tutti ^h uomini

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e donne dette di s. Sisto dell'ospizio Si- stino, e le zitelle del palazzo Lateranea- se; e per l'esecuzione abilitò i tre car- dinali protettori a comprare lo spazio oc- corrente, vendendo censi e stabili, crean- do vitalizi e un nuovo luogo di monte. L'edilìzio riuscì solido e maestoso, ma s' innalzò pe' soli vecchi e vecchie di s. Sisto, non essendo condotto a compimen- to per ricevere ancora le zitelle di s. Gio- vanni in Laterano. I detti cardinali nel 1710 gittarono solennemente la prima pietra della chiesa interna e maggiore dell'ospizio, dedicata al ss. Salvatore, al- la Beata Vergine, a s. Michele arcangelo e a s. Francesco; nel 1 7 1 5 fu benedet- ta e probabilmente in quell'anno passò la famiglia de' vecchi dell'ospizio Sistino ad abitare il nuovo luogo, fornito di bel cortile, ora coltivato a giardino, attor- niato da due ordini di loggie, con ampio refettorio, dormitorii, cappella, inferme- ria, cucina, spezieria e sotterranei va- sti e comodi. Alla chiesa il Fontana die- de forma di croce greca a quattro na- vate eguali, affinchè ciascuna delle 4 fa- miglie, cioè vecchi, vecchie, ragazzi e zi- telle, avesse il suo braccio particolare (separati da grate di legno, tranne quella de'vecchi tutta aperta, e comune al pub- blico); e l'altare maggiore, essendo col- locato nel centro, rimanesse a tutti vi- sibile. Però come il braccio per le zitelle non venne allora eretto, la chiesa quan- tunque grande e dovesse essere della for- ma di croce perfetta, rimase monca da quel lato e in forma di T; la gran nic- chia fattavi sotto Gregorio XVI, ha ser- vito a darle un aspetto più grazioso e imponente, intervenendo le zitelle nel- T oratorio o chiesa del conservatorio : per di sotto alla chiesa è il cimiterio, e per di sopra un stenditoio per le bian- cherie, la cui copertura è di eccellente magistero. Nel prospetto vedesi il busto di Clemente XI, ed entro la chiesa quel- li di Sisto V e Innocenzo XII. 11 Bom- belli, Raccolta delle immagini, t. IV, p.

OSP 29, parla di quella della Madonna del Rosario dipinta in tela, e coronata nel 1668 con corona d' oro dal capitolo Vaticano. Questa immagine era nella chiesa di s. Sisto, e quando Sisto V tras- portò gì' invalidi al suo ospizio a pon- te Sisto, essi condussero seco il quadro, indi pe'suoi prodigi lo portarono in s. Michele, e collocarono in detta chiesa, quando vi passarono sotto Clemente XI. Questi nell'ospizio introdusse il primo opifìcio e fabbrica degli arazzi, che ac- quistarono rinomanza per la loro bel- lezza e perfezione ( e ne parlai a Cap- pelle pontificie ed altrove), e per essa gli studi delle belle arti. Quindi l'araz- ziere dell'ospizio apostolico fu registra- to tra gli officiali minori palatini, come dai ruoli che ho riportato a Famiglia, pontificia. Avendo Clemente XI nel 1703 istituita una prigione correziona- le per prevenire i vizi e i delitti dei mi- norenni di cattiva indole o rei di delit- ti, presso l'ospizio apostolico, questo il volgo chiamò s. Michele de' buoni, per- chè in esso i giovanetti ricevevano la prima educazione, e s. Michele de' cat- tivi appellò il carcere ov' erano corretti i loro falli, onde fu coniata la medaglia coll'epigrafe, Ut eruantur a via mala, vedendosi nell'incisione il carcere di cor- rezione coi ragazzi che lavorauo. Cle- mente XI all'ospizio apostolico nel 1708, con importanti privilegi, incorporò e sottomise l'amministrazione e il regola- mento di tal casa di correzione, il vitto, il trattamento e l'utile della filatura del- la lana per la fabbrica de' drappi del- l'ospizio stesso. L'edificio che perciò Cle- mente XI eresse, destinando la parte in- feriore a vastissimo lanificio, parallelo a quello dell' ospizio apostolico, lo ac- cennai nei voi. IX, p. 268, e XLIV, p. 236, ove pur dissi come nel 1828 da Leone XII furono trasferiti uel luogo appositamente edificato presso le carce- ri nuove i ragazzi condauuati o discoli, i quali continuano a filare la lana per

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l'ospizio, ma sono soggetti ad un parti- colare deputato direttore. Ivi narrai an- cora come Clemente XII tra l'ospizio di s. Michele e il carcere correzionale eresse la casa di penitenza per le donne di mala vita, e poi vi si posero anche quelle ree di delitti comuni ; e come Pio Vili stabi Pi per carcere delle seconde 1' edilizio di Clemente XII, a quello di Clemente XI per le donne di mal affa- re, formando ambedue uno stabilimen- to, chiamato casa di condanna di s. Michele. Qui aggiungerò che la fab- brica di Clemente XII consiste princi- palmente in una gran sala lunga palmi S3 e larga 5o ; sopra un Iato sorgono tre ordini, ciascuno di 7 stanze; però siccome l'edilìzio è ora unito a quello di Clemente XI, la sala serve ad uso di cap- pella per tutte le condannate. iXel pian- terreno vi sono le officine e un cortile eh' è lo spazio tra i due fabbricali, es- sendo T infermeria contigua alla sala. Queste riunite prigioni racchiudono tal- volta più di 25o condannate, pochis- sime di Roma, divise in tre classi, cioè le ree di delitti comuni, le condannate la prima volta per disonestà, e le reci- dive. Una pia unione di sacerdoti, isti- tuita nel 1 JS 38, col parroco di s. Salva- tore della Coi te religioso de minimi, ha la cura spirituale di tutto lo stabilimen- to, essendone ancora superiore, per di- sposizione di Clemente XI, il Governato- re di Horna ( V .), rappresentalo da un luogotenente. Il prelato presidente dell'o- spizio «li ». Miuhele ha sulo cura de' la- vori che per conto di esso fanno le don- ne. Nel 174^ si pubblicò in Roma : Re- gole per 1 giovanetti alunni dell' ospìzio apostolico in s. Michele a Ripagrande. E nel 17" j mg. Giuseppe Vai stampò: Relazione del pio istituto di t. Michele a Ripagrande eretto da Innocenzo XII. Indi Pio VI considerando che pei la ter sta mole dei crescente ospisio apostolico

eia meglio che IbsSC ratto d.i un supc- riore solo che dimorasse nel luogo stesso.

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con annuo assegnamento di scudi 100 mensili da pagarsi dall' ospizio, tolse la congregazione di tre cardinali, ed istituì la presidenza di s. Michele in favore d'un prelato chierico di camera con la qua- lilìca di protonotario apostolico onorario, mediante il moto proprio Fra le pili in- signi opere, del i\ febbraio 1790, Unii. Cont. t. Vili, p. 3g2, con tutte le facol- tà necessarie ed opportune, di dirigere; in tulio e per tutto lo spirituale e go- vernare il temporale del pio luogo, eoa assoluta e libera amministrazione de' be- ni, capitali e opilicii, con la privativa giu- risdizione ecouomica sopra i collimo- ranti entro tutto il circondario della fab- brica, come sui relegati nella casa di cor- rezione, di nominare alle cappellanie e altri giuspatronati del pio luogo, di fare nuove regole e ordinazioni, ec. Final- mente concesse a monsignor presidente la facoltà di ricevere e ammettere nel- l'ospizio tanto i ragazzi che ragazze, ed invalidi dell'uno e l'altro sesso, salvo il diritto delle nomine a quei che ne sono in possesso; non che l'ammissione e di- missione de' giovani discoli, spettando ai tribunali quella de' ragazzi da loro con- dannali, e che le donne ritenute nella casa di penitenza dovessero lavorare pel lanifìcio di s. Michele. A provvedere poi all'economia dell'ospizio, e riparare ai disordini per non trovarsi ad esso unite le zitelle ch'erano al conservatorio di s. Giovanni in Laterano, Pio VI ordiuòla prosecuzione della fabbrica decretata da Clemente XI, onde trasportarvi le zitel- le, per la (piale asseguò annui senili [.OOO sui Lotti per pagamento de' frutti d un corrispondente debito ili censi vitalizi da crearsi dall'ospizio per costruire l'edili- zio ; quindi ebbe origine in Roma pei vitalizi la notissima tassa >< I irifla che

diceti di s. Michele. Di tulio l'io \ I tu:

commise I* esecuzione al prelato Luigi ii. poi cardinale, cfaiei icodi< amerà, e pruno presidente dell' ospisio apostoli- co, il quale eseguendo 1 pontificii ordini

io OSP

die compimento alle intenzioni di Cle- mente XI, e terminata la fabbrica con disegno dell'architetto Nicolò Forti (l'o- pera riuscì inferiore al rimanente del- l'edificio sì pel disegno, che per solidità), le donzelle si recarono ad abitarla nel 170,4- Questo conservatorio consiste in un vasto cortile con fontana in mezzo, per tre lati circondato da lunghe scale, ove sono le scuole o lavorii, i dormito- rii, e nel pianterreno la chiesuola, il re- fettorio, i lavatoi, la cucina. Nel 4-° lato si congiunge alla chiesa maggiore; i due lati paralleli al fiume si prolungano , chiusi da una linea di fabbriche più bas- se, ove sono case e botteghe da affittar- si, lasciando in mezzo un cortile per gal- linaio e stenditoio. Per la cattiva co- struzione dell'edilìzio, il cardinal Con- salvi visitatore apostolico, sotto Pio VII volle costringere il falegname e l'archi- tetto all'ammenda, e sotto Gregorio XVI si ripararono gravi guasti, rinnovandosi un muro maestro e altre parti. In com- plesso la fabbrica dell' ospizio apostoli- co è fra le più belle di Roma, e vince quella vastissima dell'ospedale di s. Spi- rito, poiché è lunga palmi i5o3, larga 36o, alta 1 12 nel punto maggiore; il perimetro o giro è palmi 3825, cioè più di mezzo miglio, essendo 1' area media palmi quadrati 54o,ooo corrisponden- te a circa un rubbio e mezzodì terreno. Di tutto il sontuoso edilìzio, la parte di mg/ Odescalchi è la più spaziosa e più bella, che ha in mezzo un cortile eh' è il più ampio di quelli dell' ospizio. Da tre lati s'inualzano tre ale di fabbrica che hanno ne' pianterreni le odierne per le diverse arti, e la cappella nel piano su- periore, refettorio, dormitorii e came- re pel ministero : nel 4-° lato era un mu- ro che chiudeva il gran cortile destina- to alle ricreazioni, poi convertito in al- tre officine. Credesi che all' ampliazio- ne d' Innocenzo XII spetti il lato con- tenente le camerale di S.Filippo, s. Car- lo, e ss. Innocenti, ultimi piani dell' e-

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difizio. Dalla parte orientale sorge la fab- brica di Clemente XI più maestosa e soda, avendo i vecchi che non possono salire le scale nel pianterreno il refet- torio, la cucina e il dormitorio: il cor- tile bislungo delle carrette la divide da quella di Odescalchi, essendo in linea con essa per l'edifizio che contiene le cucine, la dispensa, il macello, ec. : i suoi molti edifizi racchiudono 8 cortili. I religiosi scolopi restarono alla direzione spiritua- le degli alunni dell' ospizio sino al pon- tificato di Pio VII.

Leone XII, benemerito del pio luogo, neconfermò i privilegi di Pio VI, Pio VII e degli altri predecessori, eresse in par- rocchia l'ospizio apostolico, che innanzi apparteneva alla cura di s. Cecilia, onde vi è il curato e il sotto curato. Incomin- ciò quel corpo di fabbrica, terminato sot- to Gregorio XVI, per le arti del metal- laro, ottonaro, chiavaro, ec. , ed intro- dusse le scuole della scultura, ed incisio- ne di medaglie e carnei, come della fusio- ne di caratteri. Fra quelli cheLeoneXII pose al suo regime, benché non chierici di camera, nominerò a cagione d' ono- re il regnante Pio IX qual presidente, e mg.r Capaccini poi cardinale, al quale conferì la qualifica di visitatore aposto- lico. Di questa Pio Vili insignì il cardi- nal Giuseppe Albani, eleggeudo presiden- te il prelato Antonio Tosti, chierico di camera ora cardinale, innalzato a tal di- gnità e a tesoriere generale da Gregorio XVI, che in premio delle somme bene- merenze lo nominò visitatore apostolico, carica che tuttora esercita con singolare amore verso l'ospizio, nel quale abita. Per lo zelo di tale personaggio e per la parti- colare protezione di Gregorio XVI, che più volte benignamente visitò il magni- fico stabilimento, gli edifizi in molte par- ti e con glandi spese ebbero aumento, notabili miglioramenti e splendidi ab- bellimenti insieme alla chiesa, onde sem- pre più meritamente l'ospizio salì in al- ta fama a ulterior decoro di Roma, dap-

OSP poiché tornò a quella vastità e mirabile compartimento che in questo genere for- se non ha pari in Europa. Lodato ar- chitetto e professore dello stabilimento fu il eh. cav. Luigi Polelti, invenzione del quale è la bella macchina idraulica, eseguita dai valenti Hopfgartene Jollage, per estrarre l'acqua nel pozzo del cortile de' ragazzi, ed è la prima macchina-che sia stala fatta in Roma, principalmente per pozzo di tanta profondità, alzandola per i "<> palmi da vena purissima; la rio- nomala cucina degli alunni è riuscita as- sai bella, comoda ed economica. 11 me- desimo nella parte più interessante della fàbbrica operò eziandio una nuova so- vrapposizione di doppio ordine di logge doriche e joniche , le quali aggiungono eleganza, vastità e comodo all'edificio. Inoltre d cardinale, secondato dal Pon- tefice, con costante alacrità, tolse molti abusi, ili hiamò le antiche discipline, in- trodusse nuove arti, e rese più compiu- i locazione, come pure migliorò il trattamento delle famiglie, fu munifico con molti individui di esse, accrebbe le rendili', e per l'energica sua amministra* zione lo purgò di alcuni debiti arretrali che lo gravitavano, pubblicando coi tipi dell'ospizio nel i 832 l'importante : Re- lazioiic di W origine e de' progressi del- l'ospizo apostolico di s. Michele, scritta da Antonio Tosti presidente del medesi- mo. Il marchese Biondi ci die : Notizie eslrat'e dalla detta opera, stampate nel l835. 1 Diari di Roma celebrarono le amorevoli e affettuose sollecitudini dei cardinale in vantaggio e incremento del- l'istituto, e perlezionamento delle scuole in cui Gorisoooo le belle arti, venendo ap- pellato rigenerato! ee sommo benefàlto- re dell'ospizio, come si legge nel n. 8o del i83<), in un all' iscrizione onorevole erettagli dai professori del disegno, dai sacerdoti, .e dagli altri impiegati addetti al medesimo. Le molle Iveneficenze com- partite da ( tregoi in \ \ 1 sono ricordale da altra mai molta iscrizione posta sol-

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to il di lui busto, scolpito dall'esimio A- damo Tadolini professore nell'ospizio, il quale è pure autore della bella statua co- lossale del Salvatore, scolpita in marmo per la chiesa maggiore grande e como- da, per la quale il cardinal Tosti fece in- cidere dal valente Giuseppe Cerbara una gran medaglia, rappresentante tale sta- tua, e nel rovescio s. Michele con analo- ghe iscrizioni, e Gregorii \f l V. M. An. V. La stessa figura del Salvatore dal medesimo incisore fu riprodotta d' ordi- ne del cardinale in minorediametro,per avere Iddio preservato dal cholera l'ospi- zio. Abbiamo altra gran medaglia latta eseguire al lodato artista dal vi«ilan- tissimo preside, col patrono s. Michele, relali\a epigrafe, e Gregorii \l 1 P. M. An. II, e nel rovescio l' inno e la pre- ghiera all'arcangelo per la conservazione del Papa. Delle medaglie di altri santi incise per Gregorio XVI a cura dell'o- spizio, ne parlai a Medaglie benedette. Quanto alla chiesa , il cardinale la rese più maestosa e decorata , imperocché con l'opera dell'encomiato architetto aggiun- se la cantoria all'intorno del tempio con un peristilio di 6 colonne e 4 pilastri, nobilitando l'ingresso delle due princi- pali porte con frontoni e pilastri corin- ti, come pure fece restaurare ed accre- scere l'organo, antica fattura ilei celebre Domenico Testa. Nel mezzo di dette due porte, tra eleganti ornamenti, venne tra- sferito d bustodi Clemente \1, ch'era pri- ma dove fu eretta la cantoria, Per to- gliere in ipialrlie modo 1 imperfezione

del tempio, restato in fonna ili T DOO es- sendosi eseguito il braccio ideato sotto Clemente XI, e sembrando ad un corpo tronco di capo eolle Mie br.ui ie, n<

venne prolungato, eoo porre i profitto i luoghi oscuri ed angusti dietro il muro

dn ve avevano unii III le zitelle. Sol ie iiim- i.i della '|. navata. ineoinm.

te fino alle imposte, l'architeli

io una tolta al pari di Ile altre, la- Ioti un am| io fi io nel sommo che

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illumina questa parte, e insieme tutto il tempio che restava alquanto oscuro. Scompartì questa volta con grandi ri- quadri a foggia di lacunare, e decorò le pareti di sfondo d' una maestosa edicola a 4 colonne corintie sopra uno stilobate, e terminate da un timpano. Fra le co- lonne ricavò un'ampia nicchia, onde col- locarvi la nuova statua colossale del Sal- vatore. Le pareti laterali sono ornate di altre nicchie minori e di cornici, e il pa- vimento è decorato di marmi carraresi e di bardiglio. Olire l'altare maggiore vi sono altri 5 altari : il i.°a destra ha per quadro il perdono di s. Francesco, del Barocci , il 2.° un s. Filippo, il 3.° il s. Michele dipinto da Giangiacomo profes- sore dell'ospizio; dall'altro lato, a sini- stra dell'altare, la Madonna del Rosario che celebrai sopra, e l'altare con la Tras- figurazione del Domenichino. A.' 27 set- tembre 1 83 5 il cardinal Giuseppe della Porta consagrò con solenne cerimonia il maggior altare e tutto il tempio, fino al- lora solo benedetto : a p. 39 della Disser- tano di Gio. Battista de Dominicis To- sti avvocato concistoriale, è riportata l'i- scrizione mai-morea celebrante le opere fatte nella chiesa, e la sua consagrazione. L'ospizio apostolicoabbraccia 4 gran- di famiglie, cioè vecchi, vecchie, ragaz- zi e zitelle, tutti mantenuti di vitto e ve- stito. I ragazzi occupano tutto l'edilìzio Odescalclii ingrandito da Innocenzo XII ; i vecchi e le vecchie la parte di Clemen- te XI; le zitelle quella di Pio VI. 1 vec- chi devono essere romani o almeno do- miciliati in Roma da 5 anni; si divido- no in due classi, quelli che si possono im- piegare in diversi uffici oda lavorare nel- le officine de' ragazzi, e quelli di età più grave e di più inferma salute, che sono dispensati da qualsivoglia occupazione, tutti vestendo di lana bigia e di tela. I primi occupano un gran dormitorio det- to di s. Sisto, ed altre stanze; i secondi hanno una sala detta infermeria bassa, dalla quale, senza ascendere uno scalino,

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passano al refettorio e alla chiesa: un priore sacerdote dirige la disciplina di questa comunità, che ascende a circa 1 5o individui, de' quali 100 da ultimo man- tenuti gratuitamente , 20 con tenue pen- sione: i preti alunni stabiliti dalbenefat- toreLorenzoBonincontri, aiutano il prio- re a sorvegliare i vecchi. Le vecchie so- no circa cjo, alle quali sono aggiunte 3o faticanti, presiedute da una priora scel- ta tra le alunne. Esse si dividono in 3 classi, d'inferme, d'invalide e di faticanti, ed occupano 5 dormitorii, uno de' quali è detto infermeria delle invalide, perchè vi stanno quelle che abbisognano di soc- corso. Un' infermeria è destinata per le malate. Le vecchie si occupano a cucire biancherie, far calze e rattoppare le robe sdrucite , ed hanno un tenue compenso dall'ospizio. Le faticanti fanno il bucato pei vecchi, vecchie e ragazzi, ed esercita- no altri uffizi. II priore del conservato- rio è anche priore delle vecchie. La co- munità de' ragazzi o alunni ultimamen- te si componeva di circa 200, divisi in 6 camerate secondo l'età, denominate da'lo- ro protettori, s. Michele, S.Francesco Sa- verio, s. Filippo Neri, ss. Pietro e Paolo, s. Carlo Borromeo, ss. Innocenti, aventi per prefetti la camerata de' grandi un chieri- co o sacerdote, e le altre gli alunni i più savi; mentre un sacerdote rettore ha cu- ra della disciplina dell' intera comunità. Per esservi ammessi debbono essere or- fani romani, o almeno dello stato, e non superiori in età a 12 anni; alcune volle si ammettono fanciulli con la pensioue di 45 ai 60 paoli mensili. Nell'uscire dal- l'ospizio usano veste talare di saio ne- ro (per benignità di Gregorio XVI, es- sendo prima di tela grossolana, come si legge nel Supplirne/ito al n.°8i del Dia- rio di Roma 1 833) con fascia e cappello nero tondo, ed intervengono alle solenni processioni del Corpus Domila, delle Ca- nonizzazioni, ec. che celebra il Papa. E permesso agli alunni 1' andare qualche volta a desinare co' propri pareuti. Essi

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s'istruiscono nelle aiti meccaniche e li- berali, perciò nell'interno dell'ospizio so- no stabilite le odierne di stampatore, le- gatore di libri, sarto, calzolaio, cappel- laio, lanaio, tintore, sellaio, falegname, ebanista, ferraio e metallieie. Per le belle arti m hanno gli arazzi in figura (ai te per- duta sin dal 1796) ed in ornati, unica fàbbrica che v'abbia in Italia, riattivata perlegrandi cure del cardinal Tosti ; l'in- taglio in legno, l'ornato, la pittura, la scol- tura, l'incisione in rame di ornato e fi- gura, in carnei e in medaglie; onde dal- l'ospizio uscirono alunni che divennero valenti nelle arti meccaniche e liberali , come nelle seconde hanno acquistato gran fama gl'incisori Calamatta e Mercurj ora direttore della calcogralìa camerale, per non dire di altri. Ottimi maestri istrui- scono gli alunni, manca alcun mezzo al perfezionamento dell'arte intrapresa. Per la festa solenne di s. Michele protet- tore dello stabilimento, a' 29 settembre, in ampie sale decorosamente si la l'espo- sizione de saggi degli alunni che appren- dono i mestieri e le ai ti liberali, de' pro- dotti delle manifatture e delle ni ti mec- caniche, come di quelli delle belle arti, con grandissimo concorso di popolo, di personaggi e di forestieri, i quali tra fan- no ancora sogliono visitare questo bene- fico e sorprendente asilo della cai ila, del- la religione e delle arti, non senza par- ticolareammirazione esorpresa pel com- plesso de' suoi stabilimenti. Alcuni alun- ni sono impiegati nella computisteria o inalili incarichi, in cui l'ospizio, in vir- tù della primitiva istituzione, preferisce quelli che .sono stali suoi figli : gli alunni escono dall'ospizio ai 20 o > •>. anni, e pri- ma ricevevano una sovvenzione di scu- di 3o. L'istruzione letteraria è quale ri- rhiedesi per artigli e artigiani : vi è an- che un corso ili geomi Uria e meccanica, ed una scuola di musica votale < he si accoppia da alcuni giovani con qualche arte, gli abilita al caotoecclesiustico, ed anche talvolta a divertire nel e. in

OSI» con isceniche rappresentale non 54 loia comunità, ina lo scelto pubblico che vi accorre. Laonde 1' ospizio apostolico è una vera scuola politecnica, un vero con- servatorio darli e mestieri, aperto e pro- tetto dal genio de' Papi, un secolo avan- ti che ne avessero le più colte nazioni di Europa. Finalmente la fjmiglia delle zi- telle, che ancora appellasi conservatorio di s. Giovanni, dall'essere stalo più d'un secolo nel palazzo Lateranense. contiene circa .).4o alunne, quasi tutte mantenu- te gratuitamente. Ivi si ammaestrano nel- le cose di religione, ne' lavori donneschi, e nelle faccende domestiche. Le zitelle hanno 9 grandi dormitori*!, presieduti dalle più anziane, tutte dipendenti dalla priora e sotto priora, che si scelgono Ira le più mature e più savie, e nella disci- plina dal priore sacerdote. I parenti più prossimi possono visitarle, ed escono con tutta la comunità, o accompagnate dalle maestre. Vestono uniformemente di saio nero con fazzoletto bianco, che pongono sul capo quando escono perla città. Han- no scuola di leggere, scrivere, aritmeti- ca e lavori muliebri; sono pure istruite nel canto fermo e figurato che facilita ad alcune 1' accettazione ne' monasteri, e si usa nelle sacre funzioni che hanno luo- go nella chiesa del conservatorio. La cu- cina e il bucato si fa dalla stessa comuni- tà, per addestrare le zitelle negli uffici domestici. Oltracciò lavorano tutti gli or- namenti per le milizie pontificie, dando loro l'ospizio la metà del guadagno. Al- tre travagliano la seta, le tele, le feline- eie, i rigatini, o per i' ospizio o per com- missioni private. Il conservatorio non congeda mai le alunne, che per rendei si monache o spose, dando loro [OO scudi di dote, e 100 M fanno monache: le più valide sostengono I' uffizio di mae- sttc e sorveglianti. Le pratiche religio- se che si adempiono in tutto l ospi/10, sono quali convengono ad ^^ luogo pio

di Roma, e Ita Tanno ha luogo qualche

1 iti ro spirituale e gli esercizi di s I

14 osp

zio, che si danno pure ai molli lavoranti del lanificio.

L' ospizio da principio godeva della rendita di alcuni pubblici dazi, che riu- niti poi all'erario, questo in compen- so annui scudi 20,000, compreso quel- lo decapitali perduti, e l'assegno di scu- di 1 00 mensili per la scuola degli araz- zi. Altra rendita è il privilegio di forni- re i pala?zi apostolici e le milizie pon- tificie di quanto occorre delle cose che si fabbricano nell'istituto. Gregorio XVI, assai amorevole verso di esso, sommini- strò del suo scudi 6000 per dono alla cassa del lanificio, in aiuto de' lavora- tori, che per ditèllo di lavoro erano re- stati inoperosi, pei quali fu sempre sol- lecito. Di tale benefizio se ne legge nell' ospizio marmorea iscrizione, che fa menzione ancora de' privilegi da lui confermati al medesimo, e si riporta nella Disserlatio dell'avv. de Dominicis Tosti, p. 3g. Alcuni privati assegnaro- no capitali per nomine di posti, come da ultimo fecero due marinesi lodati nel voi. XL1II, p. 49, sommando in tutto la rendita a circa scudi 5o,ooo. Tra i benefattori dell' ospizio nominerò il cardinal Federico Marcello Laute, già protettore del medesimo, che gli lasciò 36,5oo scudi, per tanti posti da nomi- narsi dai primogeniti di sua casa, al modo che riporta il Carletli, Memorie di s. Silvestro in Capite p. 207. Il la- nificio può considerarsi come un pio luogo o casa di lavoro e d' industria , essendo l'edifizio costruito dal Fontana in modo da poter ricevere tutti i per- fezionamenti dell' arte. Prima vi erano allogati molti alunni, e l'ospizio si pro- fessa assai riconoscente all'egregio An- tonio Costa, che gratuitamente da più anni dirige il lanifìcio con zelo e peri- zia mirabile, da ottenerne i più belli ed utili risultati. Una vasta tintoria è for- nita di tine, caldaie e altro. Sonovi due grandi magazzini per le lane gregge tratte dalle nostre mandre, non esclu-

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se le spagnuole diventate indigene. Uno spazioso luogo è destinato pei scardaz- zatori, imprimatori e ammoratori, sot- to al quale si lavano e purgano i drap- pi. La filatura della lana sita dalle don- ne fuori della fàbbrica e in gran parte dalle donne della casa di penitenza, e dai giovani della correzionale alla metà del prezzo: un'ampia camera contiene i filati. In due sale sono 25 telai, aven- done altrettanti fuori di fabbrica. I ci- mitori ed i garzatori hanno anch' essi i loro posti, e siccome non tutti i lavori qui si possono eseguire, si danno alle case de'medesimi operai. Tutto il lavoro si faceva a mano, ma da qualche anno si incominciò a introdurre le macchine. Gl'individui d'ogni età e sesso che si mantengono dal lanificio di s. Michele sono circa 85o, comprese le condanna- te e i giovani della correzionale. Ben 3o,ooo canne di drappi, di diverse qua- lità e colori, annualmente si fabbricano e smerciatisi non solo alle milizie e ai palazzi pontificii, ma ancora ai privati che vi sono tratti dalla bontà delle ma- nifatture. L'ospizio da lunghissimo tem- po gode il privilegio esclusivo di stam- pare e venderei libri scolastici che ser- vono all'uso delle scuole inferiori in tut- to lo stato, comprese le Horae diuniae Breviarii Romani, prorogato da Gre- gorio XVI nel 1 836. Il presidente o il visitatore apostolico dell'ospizio ha l'u- dienza dal Papa ogni 1 5 giorni di mar- tedì.Olire le opere citate, su questo be- nemerito e celebre stabilimento si pos- sono leggere: Piazza, Opere pie, e YEit- sevologio romano. Bonanni, Catalogo par. 3,p. 53,54,09,60, che riporta le figure, e tratta degl' invalidi e delle in- valide di s. Sisto, de' fanciulli detti del letterato, e delle povere zitelle al palaz- zo Lateranense. Cav. Paolo Drachi : No- tice de l'origine, et des progres de Ì Ho- spice de s. Michel à Rome, Paris 18 \i. Mg.r Monchini già viceqjresidente del- l'ospizio apostolico : Degli istituti di Ro-

OSP ma. Cav. Gaspare Servi : Aumento di fabbrica nella chiesa dell'ospizio aposto- lieo, Roma i835. F. Gasparoni: Prose, p. 64,dell'ospizioaposlolicodis. Michele. Ospizio de convertateli, per gli ere- liei d'ambo i sessi, che vogliono abbrac- ciare la fede cattolica. E posto nel rione Borgo, nella Città Leonina, sulla piaz- za di s. Giacomo Scossacavalli , incon- tro la chiesa di lai nome, cioè nel bel palazzo edificato coi disegni di Braman- te Lazzari e Baldassare Peruzzi, pei Spi- nola nobili genovesi, corrispondente da un lato incontro alla via che conduce alla chiesa di s. Maria della Purità dei Caudatari. Questo palazzo è rinomato per le commedie di Plauto e Terenzio ivi recitate da una scelta società di gio- vani studiosi dell'idioma latino, siccome già Pomponio Letoavea introdotto pres- so s. Andrea della Valle. E altresì ce- lebre per esservi stata alloggiata Car- lotta regina di Cipro (J7.), (di cui par- lai altrove come nel voi. XXI, p. i63) ultimo rampollo dell' illustre casa di Lusignano, vedeva di Giovanni di Por- togallo duca di Coimbra, e di Luigi di Savoia conte di Ginevra, accolta in Ro- ma da Sisto IV, e morta sotto il succes- sore Innocenzo Vili. Alcuni pretesero che ivi abitasse e morisse R-affaele d'Ur- bino, ma la di lui casa esisteva sulla piaz- za Ruslicucci, che a suo tempo chiama- vasi priorato, la quale da lui lasciata al cardinal Divizi, di cui dovea sposar la nipote, poi fu atterrata sotto Alessan- dro VII nell' erigersi il colonnato che abbellisce la piazza della basilica Vati- cana. L' origine dell' ospizio si deve al pontificato di Clemente Vili, poiché narra il Ricci, De' giubilei universali p. 333, mancare io Roma tra i molliplici pii istituti quello pei poveri eretici, che spogliati talvolta de'beni temporali, ven- gono alla i'ede cattolica per abiurare i loro infelici errori, (piando nell' anno santo 1600 il servo di Dio p. Giovena- le Ancina filippino pel zelo grande che

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avea per la conversione degli acattolici eterodossi, incominciò questa commen- dabile opera; ma .mentre felicemente vi avea dato principio, nel 1602 Clemen- te Vili lo costrinse accettare il vesco- vato di Saluzzo. Dipoi tre sacerdoti ani- mali dallo stesso zelo, senza mezzi, e solo confidando nella provvidenza, apri- rono una piccola casa incontro 1' ospe- dale della chiesa di s. Giovauni du' fio- rentini, ove alloggiavano con edificante carità e molto frutto quelli che si con- vertivano al cattolicismo, e li mantene- vano colle periodiche e spontanee of- ferte de' benefattori, che presto giunse- ro ad annui scudi 600. Ai 3 sacerdo- ti si aggiunsero altri pieni dello stesso spirilo, e tutti con esemplare carità pro- cedevano nel lodevole istituto. Intanto nell'anno santo i6y5 a questa quanto necessaria che santa impresa rivolse se- riamente l'animo Clemente X: per ope- ra e industria del pio p. Mariano Soc- cino, allora superiore de' filippini e di- rettore della lodata opera, acquistò per scudi 7000 un palazzo aRipetta, dalla compaguia della s. Casa di Loreto dei marchegiani, e vi stabili 1' ospizio, riu- nendovi i sacerdoti suddetti, sotto la me- desima direzione del p. Soccino, asse- gnandogli scudi 1 o,ooodi luoghi di mon- te, dando l'incarico di soprintendente al suo maggiordomo cardinal Rocci, quale presidente d' una congregazione di pie persone da lui istituita. Quindi fece la canonica erezione dell'ospizio colla bol- la Inter alia gravissima onera, dei 3o marzo 1 67 5, Bull. Roni. t. VII, p. 3o5, designando come più opportuno e am- pio locale pai te del convento degli Ere- miti di Roma ( V.), di s. Maria delle Grazie a porta Angelica, onde potesse l'ospizio affittare il palazzo, ove tu poi istituito il Conservatorio della divina Provvidenza, e ricavarne un'altra ren- dita. Dichiarò 1' ospizio sotto l' invoca- zione di s. Maria delle Grazie e di s. Michele arcangelo, membro del palaz-

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zo apostolico, e perciò soggetto alla pri- vativa giurisdizione de' maggiordomi pro-tempore, e lo è tuttora come dissi nel voi. XLI, p. 268, affidandone l'am- ministrazione ad una congregazione di deputati con le opportune facoltà, e con- cedendo indulgenze. Il Piazza, neH'£«- sevologio trat. V, cap. 21, del collegio de' convertiti alla fede, narra che l'ospi- zio ben presto fiorì, e nello spazio di 16 mesi abiurarono l'eresia 67 eretici, tra' quali tre predicanti, e morendo il cardinal Cesare Rasponi di Piavenna la- sciò in parte erede di sua facoltà la pia casa, allora assistita da ministri e inser- vienti senza stipendio. Il Novaes, Vite de' Pontefici, t. X, p. 233, riferisce che in due anni vi si ricevettero 92 conver- tili, tra'quali alcuni regolari; ed il Piaz- za aggiunge che nel 1680 il cardi/ial Nini sanese lasciò all'ospizio un grosso legato, e che nel 1682 il sacerdote Ales- sandro Casola nobile alessandrino pri- mo direttore della casa, benemerito e ze- lante nell'istruzione de'converlendi, la- sciò il suo a questo e ad altri luoghi pii, venendo sepolto in s. Onofrio. Poscia Innocenzo XI colla bolla Solleciludo pa- storalis, de' 22 aprile 1 686, Bull. Rom. t. Vili, p. 390, confermò il disposto da Cle- mente X, e ad istanza della congregazio- ne de* deputati trasferì l'ospizio in parte del palazzo a Scossaca valli, che il cardi- nal Girolamo Gastaldi di Taggia nel genovesato avea acquistalo dagli Spino- la, e con la sua eredità donato all'ospi- zio pei novelli convertiti di qualunque nazione. Sopra l'ingresso del pio luogo un'iscrizione marmorea dice che fu ivi l'ospizio stabilito nel i685, e che sotto gli auspicii del palazzo apostolico. Il Venuti nella Roma moderna p. JQ.92, dell'ospizio degli eretici convertiti alla fede cattolica, riferisce che questi vi so- no benignamente ricevuti e alimentati finché non sono bene catechizzati e per- suasi degli errori di loro setla, dall'am- maestramento di alcuni buoni sacerdoti

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a ciò destinati; e che a quelli che re- starono in lloma talvolta fu procura- to un impiego , dandosi una limosina a quelli che ritornano in patria. Final- mente abbiamo dal Costanzi, L' Osser- vatore di Roma, ivi pubblicato nel 182 5, che l'ospizio è fiorente, essendovi istrui- ti e alimentali gli eretici che risolvono rientrare nel grembo della Chiesa cat- tolica ; e che vi sono rettore e cappel- lani capaci delle lingue oltramontane, i quali hanno catechismi scritti in vari idiomi per l'istruzione de'novelli candi- dati della vera fede. Essendo l'edifìzio in cattivo stato, Gregorio XVI volle che si restaurasse, cooperandovi il palazzo apostolico, poiché da questo gli conces- se 9,000 scudi, e altrettanti dall'erario pirbblico. La congregazione de'deputati è presieduta dai maggiordomi pro-tem- pore, i forieri maggiori sono sempre fab- bricieri, e deputati i cavallerizzi mag- giori.

Ospizio di s. Galla per ricoverare nella notte i poveri, è situato nel rione Pupa, nella via di piazza Montanara , ove fu già l'ospedale poi unito a\Y Ospe- dale di s. Maria della Consolazione (V.), e la Chiesa di s. Maria in Porti- co (V.), fondati nella casa di s. Galla, di cui il Piazzaci diede le Memorie nel Cherisologio. Quivi il pio e zelante sa- cerdote Marc' Antonio Odescalchi, os- servando che non bastavano per la po- vertà forastiera e nazionale di Pioma i molti luoghi pii eh' esercitano la santa ospitalità, apri con generosa risoluzione nel i65o una casa di pubblico ricetto, a ricovero della povertà, esercitandovi opere e virtù segnalate. Qui egli con piìi di 5oo o 600 letti , e talvolta più di 1000, diede ricetto ai poveri, spe- cialmente nell'inverno, somministrando di sua mano la sera la minestra a tut- ti quelli che concorrevano, oltre la co- modità della cucina con fuoco alle po- vere famiglie; facendo loro rattoppare gli abili cenciosi, accomodare le scarpe,

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istruirli con incredibile pazienza nelle cose della salute, custodire con singoiar cura i loro fardelli, e talvolta nettar lo- ro la testa immonda, medicar la tigna e la rogna ; avendo speso in questo pio luogo ed opera immense limosine col soccorso di molti, oltre il largo sussidio che riceveva perii medesimi poveri dal cardinal Odescalchi suo parente. Mar- c'Antonio morì io odore di santità, pianto come padre dai poveri, il 28 maggio 1670, e fu sepolto nella Chiesa di s. Maria in Campielli {f/.)} ov' era stata trasportata la prodigiosa immagi- ne della Madonna, ch'era nella cadente chiesa di s. Maria in Portico. Quindi il cardinal Odescalchi cheavea particola- re affetto alla pia opera, vi fece soprav- \egliare l'altro parente Carlo Tomma- so Odescalchi (che l'ampliò come dissi nel voi. IV, p. 76, e XI, p. 200), da cui derivò la prima origine dell' Ospì- zio apostolico (T'.), e dopo che fu as- sunto al pontificalo col nome d'Inno- cenzo XI, ne affidò la cura al duca Li- vio Odescalchi suo nipote, concedendo- gliene il giuspatronato col breve Adpa- sloralis dignitalis f astigiani, del 5 apri- le 1686, Bull. Rom. t. 8, p. 384, con- fermando e dotando l' ospizio. Questi intraprese la riedificazione della chiesa e dell' ospizio sotto l' invocazione di s. Galla, compiuti il 1724 c°l disegno di Mattia de Rossi, e gli angeli di stucco che adorano il ss. Sagramento furono quelli fatti dal Bernini per modello di que'di metallo che si vedono nella cap- pella del ss. Sacramento nella basilica Vaticana. L'ospizio fu appresso ingran- dito dal duca d. Baldassare Odescalchi, della qual famiglia è tuttora patronali), che seguita a tutelare e dirigere bello istillilo di carità, essendo vietato a qua- lunque autorità anche ecclesiastica d'in- gerirsene. La famiglia Odescalchi tal- volta permise che 1' ospizio servisse pu- re di pubblico spedale, come nel 1 S3 7 pel cholera. Dal rettore di questo ospi

VOI.. L.

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2Ì0 d. Emilio Lami, ebbe origine I' o- spedale di s. Diaria e s. Gallicano (^)- Nel 1702 i zelanti sacerdoti Carlo Te- sta e Girolamo Vaselli istituirono in s. Galla una società di ecclesiastici perchè assistesse i poveri nelle cose spirituali, ed in essa il ven. can. Gio. Battista de Rossi esercitò per molti anni l'apostoli- co suo zelo: le pratiche religiose con cui la società coltiva le anime, si estendono poi anche aldi fuori dello stabilimento, sempre però in vantaggio della classe po- vera e abbandonata. In s. Galla accol- gonsi i poveri , e v' hanno ricovero e buon letto; nell'estate il pio luogo è a- perto fino alla mezz'ora di notte, e l'in- verno fino alle tre ore, ed è la stagione di maggior concorso. L'ospizio è pei so- li uomini, pe' quali tengonsi in 5 dor- rnitorii 224 letti, compreso quello per gli ecclesiastici, e quando il numero dei mendici sia maggiore, conforme inter- viene nell'inverno, si preferiscono i vec- chi ed i fanciulli. Gli stessi individui non si dovrebbero ricevere piti che alcuni giorni determinali, ma se dura il biso- gno si continua il ricovero: prima si ri- cevevano ancora i convalescenti dall'o- spizio della ss. Trinità. A'5 ottobre, fe- sta di s. Galla, cavansi a sorte 12 dei poveri ricovrati, e si loro un buon pranzo. Fra le opere spirituali che visi praticano, han luogo gli esercizi di s. Ignazio pei giovanetti ricovrati, che f.in- no la prima comunione. La chiesa ha un sagrestano, l'ospizio un rettore e 3 famigliari.

Ospizio di s. Lucia de' Ginnasi pei sacerdoti pellegrini, posto nel rione Pi- gna incontro la chiesa già parrocchiale di s. Lucia, della quale parlai a Ginna- si e Lana. Nel 1 4^9 m istituita la con- fraternita de'sacerdoti secolari sollo l'in- vocazione de' ss. Pietro e Paolo, avente per insegna quattro S , che significano Sacro Sanata Sacerdotum Soeittai. Pel- le vicende de'tempi diminuito ilsuofer- uasi si estinse, finché nel i5lo

1 questo ospi- vore, quasi si t

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risorse, e gli fu data la Chiesa di s. Ala- lia in Acquiro, ove restò sino a Paolo II], che assegnandola per orfanotrofio, nuovamente il sodalizio decadde. Forse sarebbe terminato, senza lo zelo del sa- cerdote Crescenzo Selva sanese, che pu- re molto si adoprò per lo stabilimento delle arciconfraternite della ss. Trinità de' pellegrini,, e della Morte. Egli ripri- stinando la confraternita de' sacerdoti sotto Giulio 111 la convocò nella chiesa di s. Barbara ora de' Librari, donde nel i 5q6 passò per volere di Clemente Vili nella chiesa di s. Lucia de' Ginnasi al- le botteghe oscure, ove istituirono al- cune conferenze de'casi di coscienza, ed altre esercitazioni pei parrochi e confes- sori, poi trasferite dai gesuiti nella chie- sa di Gesù, celebrando offizi e messean- niversari pei fratelli defunti che associa- va alla sepoltura, dopo averli visitati infermi, e soccorsi se bisognosi, accom- pagnando al sepolcro anche altri sacer- doti morti in Roma. Incontro alla det- ta chiesa stabili la confraternita 1' ospi- zio, di cui feci già cenno a Convitto. Vi albergava per i5 giorni i poveri sa- cerdoti pellegrini che recavansi in Ro- ma, provvedendoli del necessario, e pro- curandone l'occupazione. Ne fu deputato assistente il prelato Rospigliosi, il quale compilò con elegante latinità le costitu- zioni stampate nel 1 644 J divenuto egli Papa Clemente IX conservò al pio luo- go il suo amore, e nel maggio soleva ivi dare una lauta cena ai poveri sacerdoti pellegrini, con l'assistenza del suo mag- giordomo e camera segreta. 11 sodalizio ebbe grazie e indulgenze dai Papi , ed ha tuttora un cardinale per protettore: Pio Vili ne fu uno nel cardinalato. Nel- l'ospizio vi sono 6 letti_, ed i sacerdoti pellegrini che recatisi a Roma per visi- tare i luoghi santi, muniti di attestato del proprio ordinario, possono rimaner- ■vi 8 giorni. La congregazione nell'an- no santo 1825 ospitò 1 73 sacerdoti pel- legrini. Di essa tratta il Piazza, Eu-

OSP sevologio trat. I, cap. 8; trat. VII,

cap. 4-

Ospizio di s. Luigi Gonzaga per ri- cevere la sola notte le povere donne, che non sieno malate, situato presso l'ospi- zio di s. Galla, ma da esso indipenden- te. Ne fu fondatore il p. Francesco Ma- ria Galluzzi fiorentino, gesuita di mol- to zelo e innocenti costumi, morto in Roma li 7 settembre 1730; ed il ven. can. de Rossi vi fece gran bene, onde le loro immagini sono nell'ospizio. Esso si compone di due dormitorii con 3o letti, non consentendo le rendile tenerne di più; di cappella, della camera di trat- tenimento, e del giardino. Le povere donne vi sono ammesse alle ore 24, e quanto al numero finché vi è luogo: sono escluse le rognose e le tignose , le gravide e le maiale, perle quali si han- no gì' istituti descritti a Ospedali di Ro- ma. Le ricovrate ogni sera recitano al- cune preci, e una volta il mese ivi ascol- tano la messa, e fanno la comunione, ricevendo bai. 5 in compenso del gua- dagno, che avrebbero forse fatto lavo- rando in quel tempo. L'istituto dipen- de dal cardinal vicario, che delega due deputati, ecclesiastico e laico, che ammi- nistrano le poche rendite. Anticamente dipendeva dal rettore gesuita del collegio romano. Vi è la priora e la sotto priora.

Ospizio di s. Maria degli Angeli al- le terme di Diocleziano, nel rione Mon- ti, presso la Chiesa di s. Maria degli Angeli e la Fontana di Termini (V?). L'edifìzio in cui è posto l'istituto non solo è vasto, ma è anche murato con buona e solida architettura, e fu eretto per uso de'granai dell'Annona d'ordine di Gregorio XIII, e poscia amplialo da Paolo V e da Urbano Vili. Esso si com- pone di quattro ale, di cui tre sono con- giunte fra loro ad angolo retto, ed una staccata e separala dalla piazza, innal- zata già da Clemente XI con disegno di Carlo Fontana, e però chiamasi brac' ciò Clementina, e servì per infermeria

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degli uomini, e per alcuni lavorìi, dopo che utia gran parte ridusse in buona forma il prelato Capaccini poi cardina- le, che diresse in principio l'opera sotto Leone XII colla qualifica di visitatore apostolico e presidente. Stabilito da Pio VII il commercio libero, questi grandio- si edifìzi essendo rimasti vuoti, venne- ro volti a benefìcio dell'umanità. Quel Papa mirando ad eliminare l'ozioso ac- cattonaggio, cui per estinguere molto eransi adoperati diversi suoi predeces- sori da s. Pio V a Pio VI, raccolse nel 1818 in detti granai tutti que' poveri che l'amministrazione francese avea giù collocati nel palazzo Lateranense e nel monastero di s. Croce in Gerusalemme. Lo stabilimento prese il titolo d! Istitu- to di carità, vi si ricevettero tutti i po- veri privi di sussistenza, portandosi agli ospedali gl'infermi di malattie di carat- tere. Sino al 1824 questo deposito di mendicità non ebbe notevoli mutamen- ti, ma Leone XII (J7.), cui erano tanto n cuore i pii istituti, pensò farne una Pia casa d'industria, gliene conferì il ti- tolo, onde volgarmente ancora ne por- ta il nome, per darvi lavoro ai poveri che ne avessero abbisognato, e togliere in tal modo ogni prelesto a mendicare. Tutta volta una vera casa d'industria non vi fu aperta, solo prese forma di ospizio per ambo i sessi, foggiato più o meno sul modo dell' altro che dicesi apostolico. Leone XII pose l'ospizio sotto la speciale protezione sua e de' successori, come lo è tuttora* Nominò superiore il lodato prelato, e direttore spirituale un arci- vescovo in partibus. Pio Vili dichiarò presidente e protettore d ambedue le famiglie, il cardinal presidente della commissione de' Sutsidii. In principio l'ospizio riceveva individui di tutte l'e- tà, ora non ammette che i fanciulli e fanciulle 01 fine, e per volere di Grego- rio XVI, che ne fu sollecito e zelante benefattore, nel materiale che nel ino- rale, e più volte lo visitò, prese I' odierno

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nome dalla vicina chiesa. L'ampia fab- brica non comoda e salubre per abita- zione d'uomini, grandemente venne re- sa tale, e di molto migliorata dallo stes- so Gregorio XVI. Inoltre questo Pon- tefice con sovrana munificenza impedì che abbandonassero 1' ospizio le mona- che figlie del Calvario (F.), cui Leone XII avea affidato il reggimento delle donne , non solo con assegnar loro nel i833 stabile pensione, e per noviziato la chiesa e monastero di s. Norberto dei Canonici regolari premostratensi ( V .), ma col donare alle religiose scudi 6000 di suo peculio, e in morte per testamen- to gliene lasciò 2000 da rinvestirsi in consolidato, avendole di frequente visi- tate per incoraggirle e lodarle nel labo- rioso e caritatevole uffizio che con zelo disimpegnano. Essendo presidente del- l'ospizio il cardinal Luigi del Drago (cui più tardi successe l'attuale cardinal Ma- rio Mattei) Gregorio XVI nel i834, a- vendo sommamente a cuore questo ri- covero, ne concesse la direzione e il go- verno ai fratelli del benemerito istituto delle Scuole cristiane (V.) da lui amati con particolare benevolenza ; essi vi en- trarono a'24 dicembre. Dipoi col breve Cum nihil majus,de\ 21 agosto 18 |8, confermò le leggi da lui prescritte sul buon regolamento della casa, e riguar- danti i lodali religiosi, confermando il decreto che sottomelte l'ospizio ali im- mediata subordinazione del Papa. Laon- de nel i83r) colle stampe si pubblicò eziandio il Regolamento dell' ospizio di s. Maria degli angeli, compilato dal nw fr. Pio ex vicario gen. dille scuole cri- stiane. Avendo il regnante Pio IX sot- toposti gli ospizi alla magistratura ro- mana, nel iH'JH cessarono i relig averne la direzione, indi nel i85i il Papa dichiarando il cardinal Mario Mat- tei nuovamente presidente della oonv missione de' sussidii, si ^10 governo re- stituì questo ospizio.

Due grandi famiglie albergano nello-

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ipizio, cioè di giovani, che sono circa 4oo , e di donne che ascendono a più di 5oo. Dal cardinal presidente dipeu- de l'ammissione de'ricovrati de'due ses- si nell'istituto, sulle proposte de' 12 pre- fetti della commissione de'sussidii, che gli presentano i fanciulli e le fanciulle meritevoli, orfani, liberi d'ogni male at- taccaticcio o incurabile, e d'età non in- feriore ai 7 anni circa e non maggiore di 12 ; tutti perciò sono veramente po- veri, e ricevuti gratuitamente. I giova- ni d'ogni età si dividono in 4 centurie, le quali occupano due grandi dormito- rio Ogni centuria è divisa in camerate: ciascuna ha il prefetto, le camere dei quali sono situate in modo che per mez- zo d'un finestrino possono osservare tut- to il dormitorio. I giovani vestono cal- zoni e camiciola di panno, prima grigio ed ora marengo, e ne' festivi quando escono a centurie per la città, hanno il vestito simile e cappello. Ai fanciulli che per 1' età non hanno intrapresa alcu- na aite, viene insegnato il catechismo, leggere, scrivete e far conti; gli altri sono istruiti dopo il lavoro. Siccome an- cora non vi è in Roma alcuna scuola pubblica di musica strumentale, mg.r Capatemi compose di alcuni alunni una banda alla maniera militare, con decen- ti uniformi, senza però toglierli dalle loro arti; dipoi nel 1 84 1 si aggiunse anche la scuola di musica vocale per cu- ra dei fratelli delle scuole cristiane, cioè dal zelante e ottimo fr. Gioacchino di Gesù, ultimo regolatore e direttore del- la famiglia degli uomini. I giovani ad- detti alla musica formano due camera- te a parte, e perchè chiamati a prestar servizio nelle pubbliche feste e proces- sioni, il guadagno si divide in tre por- zioni, una pei giovani per quando esco- no dall'istituto, e due per l'ospizio, on- de in parte pagare i maestri, gli istru- menti e i detti abiti o uniformi. Questi giovani suonatori sono circa 4°!^ men- tre gli altri ricovrati escono per Io più

OSP a' 1 8 anni, questi si congedano a' 2 1 , on- de potersi formare allievi che li rimpiaz- zino nella banda, la quale spesso sag- gio di molta abilità. Gli alunni si edu- cano alle arti, anche ai lavori della cam- pagna. Una gran parte s'impiegano nel- la calzoleria e sartoria militare, poiché vi si fanno tutti i vestimenti e calzatu- re delle milizie pontificie, per privilegio ripristinalo da Gregorio XVI. Evvi al- tra officina di sarto e calzolaio pei la- vori della casa e la tipografia; vi fu la tintoria per le manifatture che si (anno dalle due famiglie, di cotone e di cana- pe. Dall' officina di falegname-ebanista escono eccellenti lavori. Vi s'insegna pu- re l'arte dello scalpellino d'ogni genere, ed anche la bassa scultura, per cui l'en- comiato fr. Gioacchino nel 1841 al i.° piano dell'edifizio, e nel migliore corri- doio, per gratitudine del pio luogo, eres- se un busto di marmo a Gregorio XVI, con onorevole iscrizione, il lutto esegui- to dai giovani dell'ospizio. Serve d'inco- raggimenlo agli alunni la pubblica e solenne mostra di lavori che si fa pei la festa titolare dell'ospizio nella domenica fra l'ottava dell' Assunta e per quella di s. Cecilia. Alcune di queste officine sono a conto dell'ospizio, le altre sono affidale a particolari intraprendenti. I giovani ar- tieri hanno la giornata, il cui guadagno dividesi in tre parti, una per l'ospizio, una si pone in serbo per l'uscita, una si concede al giovane pe'suoi minuti biso- gni. Oltre il direttore ecclesiastico pel go- verno della famiglia degli uomini, 4 cap- pellani assistono alle cose spirituali di ambedue le famiglie, sotto la direzione d'un preluto, per lo più insignito della dignità vescovile, mancano molti pii sacerdoti che vanno ad amministrare i

sacramenti. I religiosi sullodali stabili- ta o

rono parecchie congregazioni spirituali, cui è libero l'ascriversi. Una volta l'an- no si tendono «li esercizi spirituali di s.

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Ignazio, si celebrano diverse feste, e si fauno le principali funzioni della Chiesa,

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nelle due cappelle delle famiglie ove si veneta il ss. Sagramento nel ciborio. Da tutto questo sistema di educazione reli- giosa, civile, industriale, si ottennero buoni risultamene. La famiglia delle donne si divide anch'essa in centurie, e dimorano in vastissime sale di 3 o \ camerale ; hanno vitto e letto come gli uomini; in casa vestono panno borgon- sò, e quando escono a camerate usano veste turchina cangiante, coprendosi il capo con pezza bianca. Lavorano il co- tone in varie forme, e qualche volta la canapa e il lino, impagliando le sedie delle di Chiavari fatte dai maschi; mol- te s'impiegano al bucato, altre a cucire e rattoppare nella guardaroba. Riman- gono nell'ospizio finché non si monaca- no o maritano o non si accomodano al servizio di persone private. Le suddette buone suore dirigono l'istituto delle don- ne con vera carila e intelligenza, facen- dosi aiutare dalle ricoverate più savie, le quali stanno ne' comuni dormitori!, ed accompagnano le loro sorelle quan- do escono a diporto. La superiora delle religiose ha il titolo di direttrice gene- rale. Un prelato col nome di deputato ecclesiastico, cioè quello stesso degli uo- mini, ha cura delle cose spirituali della comunità delle donne, dove la pietà e le più. divote pratiche religiose fioriscono non meno che in quella degli uomini. L'ospizio, tranne il prodotto del lavoro de'ricovrati,e alcune poche sue rendite, è nel resto a carico dell'erario. 11 cardi- nal presidente raccoglie V entrate e sor- veglia le spese: vi è pure un deputato economico.

Ospizio, istituto e convitto di scuo- la e istruzione di sordo-muti d' ambo i sessi in s. Maria degli Angeli. Nel pon- tificato di Pio VI, mosso da compassio- ne verso gl'infelici muti e sordi, l'avvo- cato concistoriale d. Pasquale di Pietro, nel vivo desiderio di restituire da quasi bruti alla vita civile, alla religione, alla patria, alla società, una classe di nme-

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ri, pe' quali la natura mostrossi crudele matrigna, dopo aver visitato le scuole aperte ad essi in Parigi e Vienna, man- dò da Roma a Parigi il dotto e esem- plare sacerdote d. Tommaso Silvestri di Trevignano, perchè sotto uno de' bene- fattori dell' umanità l' abaie Cario Mi- chele l'Enee di Versailles, il primo che formò uno stabilimento pei sordomuti, si ammaestrasse nell'arte difficile d'i- struire i sordo-muti, sostituendo il ge- sto all'articolazione della voce, poiché mutolo resta chi nasce sordo coli' orga- no acustico o ostruito o viziato, consi- stendo tutta l'arte d'istruire i sordo-mu- ti, nel far eh' entrino per gli occhi quelle nozioni che non possono entrare per le orecchie; per la qual cosa il me- todo de'segni, condotto oggi a molta per- fezione, rende quegl' infelici atti anche all'istruzione scientifica. Il Silvestri ani- mato dal sentimento sublime di giova- re a questa classe di persone, in pochi mesi s'impratichì egregiamente del me- todo d'insegnamento, e tornò in Roma con attestato dell'abate l'Epée che lo di- chiarava abile e maestro. Quindi il di Pietro avanti il 1784 aprì nell'alma città la i." scuola di sordo-muti e forse la 1." anche d'Italia, come si legge nel Renani, Storia dell' universià di Roma p. 3o5 e seg., che riporta le notizie su questa utile fondazione e sull'invenzio- ne di siffatta istruzione. Non fu l' abate l'Epce l'inventore di arte ingegnosa e benefica, ma bensì di essa sommamen- te benemerito, onde si procacciò nome immortale ed eterna riconoscenza , per aver ulteriormente perfezionato il ri- trovato mirabile di favellare colle mani e di ascoltare cogli occhi, il quale è do- vuto interamente allo spirito religioso. I principii teoretici su cui tale istruzio- ne si fonda, furono scoperti e promul- gati da Girolamo Cardano ili Pavia, medico e geometra, di spirito supersti- zioso e dedito alla magia, morto in Ro- ma circa nel 1 576. Sulle ricerche del

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sordo- muto, scrisse, che noi possiamo condune uno di questi infelici a com- prendere mediante la lettura, e a par- lare mediante la scrittura. Ma poiché l'Italia rinvenuta l'origine delle cose suo- le per lo più. lasciarle in abbandono, co- me osserva il eh. Rambelli, Leti, intor. no invenzioni e scoperte italiane, p. 344» così la gloria di applicarne i pensamen- ti acuti del filosofo lombardo era ser- bata allo spoglinolo Pietro Ponce mo- naco benedettino del monastero di So- hagune e morto in quello d' Ona o di Ogna nel i584, che celebrasi il i.° in- ventore noto nell'arte d'istruire i sordo- muti, portandola al più alto grado di perfezione, come si può leggere ne'trat- tatisti di questo argomento. Non lascian- do alcun ragguaglio del suo metodo, sembra che le due prime opere sopra la stessa arte si debbano agli spagnuoli Pao- lo Conet e Ramirez de Carion. Da un documento si rileva che Ponce insegnò ai muti anco a parlare, e che ve ne fu uno che ricevette 1' ordine del sacerdo- zio, con oiììzio e benefizio ecclesiastico, e recitando le ore del breviario, come si legge nel voi. Ili del giornale di Bru- ges intitolato: Il sordo-muto e il cieco. Aggiunge il Rambelli che il medico Fa- brizio d'Acquapendente, nel descrivere i fenomeni della voce e dell' udito, trattò della parola e suoi strumenti per ammae- strare i sordo-muti; Giovanni Bonifacio scrisse l'Arte deJce?mi,co\\'a\i\lo de'quali la parola si rendesensibile; il p. Francesco Lana gesuita bresciano nel suo Prodro- mo all' arte maestra, stampato nel 1690, ragionò de' mezzi per ammaestrare nel leggere e scrivere i ciechi, quindi di quel- li per giovare all' istruzione de* sordo- muti. Ai precetti di questi italiani, al- tri italiani applicarono la pratica, on- de Pietro di Castro ammaestrò il figlio di Tommaso di Savoia, e Antonio da Ravenna cisterciense a un determinato numero di sordo-muli insegnò a legge- re e scrivere, e quanto è necessario alla

OSP religione, mentre il p. Francesco San vi- tali, morto nel 1 765, pubblicò in Brescia una Dissertazione sul modo d'insegnare a' muti. Si celebra poi come primo istitu- tore de' sordo-muti in Francia Giacobbe Rodrigo Pereire spagnuolo, dopo avere aperto scuola a Cadice, la quale dicesi ebbe corta durata, e fatto aggiunte ai metodi insegnati da Amman ne' Paesi Bassi, da Wallis in Inghilterra, e da al- tri, morendo nel 1780 a Parigi. Ivi il sa- cerdote l'Epe'e dopo a ver consulta lo Wal- lis, Amman, lo spagnuolo Eonet e altri, tanto per formarsi l'arte di parlare, che per dare ai suoi scolari 1' alfabeto ma- nuale chiamato dattilologia, si dedicò interamente all'istruzione de'sordo-mu- ti, e le sue rendite furono assorbite dal- lo stabilimento che fondò, aiutato dal du- ca di Penlhièvre e da altre persone ca- ritatevoli. Egli fu come il padre de'suoi allievi, ma lo stabilimento che faceva la ammirazione d'Europa non fu allora a- dottatodal governo: morì nel 1 789, pian- to, lasciando delle opere sulla istruzione de'sordo-muti, e la sua memoria in be- nedizione, avendo pel primo fondato per essi un ospizio e ridotta l'istruzione a regole fisse, colle quali formò abili allie- vi. Fra questi l'abate Sicard recò la scien- za del maestro ad un grado sorprenden- te di perfezione, e da Bordeaux, oveavea eretto uno stabilimento, nel detto anno fu chiamato a Parigi per succedergli, ed allora si rese perpetua una fondazione la quale era privala. Nel 180J Pio \ li visitò coi cardinali lo stabilimento, be- nedì la nuova cappella,, assistette a di- versi esperimenti, ed esternò la sua pie- na soddisfazione, encomiando altamente l'abate Sicard e i suoi degni cooperatori, come e meglio riporta il eh. Belloruo, Contin. di Bercastel, voi. I, p. 182. Si calcola eh' evvi un sordo -mulo ogni 2000 abitanti. Nel 1837 in Nuova York si fabbricò un islrumento che serve alle orecchie come gli occhiali (F.) agli oc- chi, e consiste in due piccole conche di

OSP argento, the hanno presso a poco la for- ma di due gusci d'ostrica un po' incava- ti, e triplicano la forza del suono. Nel Giornale de letterati pel 1 749> si legge la lettera del cav. Costantino Magno sul metodo d'insegnare a'sordo-muti. Si pos- sono consultare, Severino Fabriani isti- tutore nel lo stabilimento dell e sordo- mu- te di Modena e fondatore delle Figlie del- la provvidenza per istruirle: Sul benefì- zio della religione sui sordomuti, Mode- na 1 826. Bagnetti : Istruzione de' sordo- muti, Milano 1828. Basso: Cenni sul sordo-mulo Gonella, Torino 1 834- Inol- tre abbiamo del Roselli direttore del reale istituto di Genova : Memoria sui sordo-muli, sulla loro istruzione ed il loro numero, Genova 1 834- ^e' P- Tom- maso Pendola scolopo : Sul dovere di educare lutti i sordo-muti, Siena 1 83r. Manuale per la scuola de' sordo-muti di Verona, di A. Provolo sacerdote, Ve- rona 1840. Di questi si ha pure: Sul modo d'insegnare a cantare ai sordi di nascita, Venezia i83g. V. Lingue.

In Ti evignano il Silvestri morì di mor- te immatura, 5 anui dopo, non senza la- sciare qualche allievo nell'arte; tutla- volta forse la scuola sarebbe mancata se il sacerdote romano Camillo Mariani per volere dei signori di Pietro non si fosse messo all'opra di apprendere il meglio che potè quanto avevano studiato i sor- do-muti dal suo antecessore. Il sacerdo- te Bondi, nelle belle e importanti Meni. star, di Trevignano ec, come nipote del benemerito Silvestri, a p.65 e seg. e 120, non solo lo celebra come il primo ch'eb- be la gloria di aprire in Roma ed in Ita- lia un istituto pei sordomuti, della di lui dottrina e delle qualità che lo fregiaro- no, ma dice de' suoi allievi, cioè, quello che lo rimpiazzò nell'istituto; il sacer- dote d. Benedetto Cazzolini, a richiesta di Ferdinando IV redi Napoli, per que- sta metropoli; ed il sacerdote d. Salva- tore Sapiano per Malta, onde fu il Sil- vestri fallo da quel gran maestro cap-

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pellano dell'ordine. Del metodo che si formò per tal via si valse il benemerito e instancabile Mariani, in ^1 anni che visse neh' esercizio laborioso di maestro primario della scuola di Roma, penetra- to dallo spirito caritatevole del fonda- tore dell' istituto avv. di Pietro. Questi morendo lasciò nel testamento l'obbligo di proseguire la scuola, con l'assegno di scudi io mensili, accresciuti poi dal suo fratello cardinal di Pietro che trasferì la scuola nel suo palazzo, e terminò di vi- vere nel 1821. La scuola rimase nella detta casa, finché Leone XII per tale uso stabilì due stanze nell' università roma- na, 1' una pei muti, l'altra per le mute. Nel voi. XXXVIII, p. 62, narrai come Leone XII nel 1824 improvvisamente intervenne all'esperimento che i sordo- muti de'due sessi facevano. Nel pontifi- cato di Pio Vili, a'24 settembre i83o i sordo-muti nell'oratorio di s. Maria della Pace, dove allora si congregavano per gli atti religiosi, tennero altro sag- gio. Fecero essi conoscere d'intendere la grammatica declinando i nomi e coniu- gando i verbi ; appresso esposero quali sono i doveri che hanno gli uomini ver- so Dio, verso sèj verso gli altri. Trat- tando de'doveri verso Dio, fecero essi co- noscere come concepissero ancor le idee astratte, intendessero le cose concernenti la (tòe, e adempissero gli atti di religio, ne. Quindi il modo di onorare Dio colle preghiere: alcuni scrissero diverse ora- zioni, tutti le fecero in comune per via di segni. Quanto a' doveri verso stes- so il sordo-muto diede ragione della pro- pria esistenza, e del debito di conservar- la pel vero ed unico fine della vita eter- na. Diede anche a conoscere quali lusse- rò i doveri verso altrui, equal sia il mo- do di compierli. Alcuno significò di sape- re i falli principali della storia sacra e profana, alcun altro le operazioni del- l'aritmetica ; finalmente v'ebbero de-li allievi che proferirono, confusamente pe- rò, il tuono delle sillabe e ancora delle

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parole. Nel maggio i83a mori il Maria- ni, ed il n.° 41 del Diario Roma ne pubblicò l'elogio. Con approvazione di Gregorio XVI, la congregazione degli studi i nel 1 833 prese a la scuola col con- senso dell'illustre famiglia di Pietro, cui sarà eterna la riconoscenza de'buoui per aver promosso in Roma l'educazione dei sordo-muti, e in benedizione perenne la memoria dell'avv. Pasquale. Avendo es- sa bisogno di essere migliorata di molto, dopo il decesso del Mariani i sacerdoti Ignazio Ralli e Ignazio Gioazzini , gli succedettero nell'insegnamento, e furono spediti a Genova per informarsi del me- todo tenuto in quella fiorente scuola, conilotta a tanta perfezione per le ze- lanti cure del p. Ottavio Assarotti. Nel- l'anno seguente la stessa congregazione, a consiglio principalmente del cardinal Lambruschini prefetto della medesima, decise che fosse aperto un ospizio o con- vitto, sotto gli auspicii di Gregorio XVI. Ma la fabbrica assai vasta e comoda che si volea prescegliere fu destinata ad al- tro uso; ed i sordo-muti continuarono sino al declinar del 1 838 a ricevere quel- l'istruzione che potea loro darsi nelle ore troppo brevi della pubblica scuola, pub- blicando la congregazione a' 19 novem- bre, previa approvazione del Papa, il Re- golamento per la istruzione religiosa e letteraria de' sordo-muti nella città di Ro- ma, che si legge nel t. 2 della Collectio p. i6r, di mg.r Caterini. In questo si conferì al cardinal presidente de'sussi- dii la cura particolare de' sordo-muti di ambo i sessi, in piena armonia colle at- tribuzioni riservate alla medesima con- gregazione degli stuelli ; e con nomina so- vrana si stabilì in di lui aiuto e del de- putato ecclesiastico, un deputato specia- le tratto dai prefetti della commissione de'sussidii. Inoltre venne affidata l'assi- stenza particolare de'sordo-muti ricove- rati, le donne ad una suora del Calva- rio, i maschi ad un fratello delle Scuole cristiane (finché uon fu istituito il epu-

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vitto): vennero stabiliti i maestri, e per luogo venne assegnalo quello ebe un tem- po servì allo stabilimento della fabbrica della galangà, contigua all'ospizio di s. Ala ri a degli angeli, e a destra di chi guarda il frontespizio della fontana di Sisto V : sulla porta è scolpilo in mar- mo : Istituto dei sordo -muti.

Il cardinal Mario Mattei allora e di nuovo attualmente presidente de' sussi- di'!, ammise nelle due famiglie dell'ospi- zio di s. Maria degli Angeli lutti i po- veri sordo-muti d'ambo i sessi, in età ca- pace d'istruzione, romani e statisti. L'am- maestramento ivi cominciato nel dicem- bre 1 838 in separate scuole, potè avere più regolare e maggior sviluppo ; dopo 8 mesi i maschi, e dopo 12 le femmine si esposero nel 1839 a pubblico saggio, mostrando significante profitto, come si può leggere uell' opuscolo: Saggio del profitto riportato dai sordo-muli, e nel Diario di Roma n.° 81. Nel declinar del 1840 succeduto nella presidenza il car- dinal Giacomo Luigi Brignole, pose in buona parte ad effetto quanto il prede- cessore a vea in animo di eseguire, e la con- gregazione degli studii proposto; la riu- nione cioè de'sordo-muti in uno specia- le ospizio o convitto^ imperocché si co- nobbe quanto meglio, tenendo questi giovani separati dagli altri, si raggiunge- rebbe lo scopo della loro educazione, con- vivendo co' loro precettori. Disposta per- tanto all' uopo una parte della fabbrica, die contigua all'ospizio di s. Maria de- gli Angeli, si congiunge dall'altro lato al magnifico fontanone di Sisto V dell'ac- qua Felice, il 18 agosto 1 84 1 vi furono trasferiti i sordomuti della famiglia de- gli uomini, composta di 17 alunni, men- tre le femmine erano 20 alunne. Fu quel giorno di apertura del convitto ce- lebrato cou pubblico esperimento de'lo- 10 studii e progressi, e con molti cardi- nali v' intervenne Gregorio XVI, aven- do amorevolmente accettato la dedicn del solenne saggio, e il di lui busto mar-

OSP moreo con analoga iscrizione fu collo- calo nell'istituto a monumento di gra- titudine. In questi saggi i sordo muti mo- strarono come il linguaggio de'segni può spiegarsi a tutte le l'orme grammaticali, e provarono col tradurlo in iscritto l'e- sattezza di ciò ch'esprimevano coll'alfa- beto manuale. Dierono essi ordinatamen- te a vedere come aveano piena intelli- genza di tutte le parti del discorso col- l'analisi grammaticale delle proposizioni ■empiici, e della sintassi coli' analisi lo- gica delle proposizioni composte. Si mo- •tmrono istruiti nella sacra Scrittura, nei donami e doveri religiosi, principale sco- po dell'educazione, nella conoscenza di stessi e de' doveri sociali, nella misu- ra e divisione del tempo, ne' principii della geografìa, nell'aritmetica sino alle prime 4 operazioni de' fratti. Esposero, colla loro naturale pantomima, la para- bola del fìgliuol prodigo. Per ultimo fe- cero vedere che colla sola vista compren- devano in parte il linguaggio parlato, e il romano sordomuto Antonio Marto- ni, a nome proprio e de' compagni, fece colla sua ai tifìziale pronunzia, per quan- to il comporta l'arte, e assai chiaramen- te, un ringraziamento al Pontefice loro benefattore. Tanto esso che i cardinali proposero diverse domande, cui dai sor- do muti alunni fu sempre risposto con franchezza e precisione mirabile, come riporta il n.° 08 del Diario di Roma, che descrivendo l'istituzione benefica di Gre- gorio \\ I e il saggio, riprodusse la me- morata iscrizione, dicendo pure che il Pa- pa ricevette un mazzo di fiori finti dal prelato Gio. Battista Arnaldi deputato speciale del novello stabilimento, e che regalò i maestri e gli alunni prima di par- lire, dichiarandosi soddisfattissimo e di voler efficacemente proteggere l'istituto. Il metodo d' istruzione che li tiene nel convitto, minutamente deaeri Tesi nell'e- ie-.iute libretto pubblicato all'occasione del leggio, con prefàsione del sacerdote romano Halli, pentissimo istitutore bc-

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nemeiilo de' sordo-muti : Saggio che i sordo- muti del convitto di Roma danno nel secondo anno di loro istituzione,lio- ma I&41- I sordomuti si esercitano pe- riodicamente in varie opere di pietà, ol- tre l'ascoltar la messa nella cappella; una volta all'anno fanno gli esercizi spirituali e celebrano con solennità una festa della Madonna. Il convitto, ora per disposi- zione del Papa che regna, non piìi dipen- de dal cardinal presidente de' sussidi», ma dall'encomiato cardinal lirignole di- chiarato presidente dell'istituto, e dal pre- lato deputato; vi sono un direttore e due maestri, tutti sacerdoti; de' maestri uno è pure economo, l'altro è maestro nella scuola esterna pei sordomuti non ri- covrali. Dal direttore dipendono ancora, per ciò che riguarda l'istruzione, le sor- do-mute, le quali esistono nello sfesso locale de' maschi, separate da essi quan- to alla comunicazione, nel resto sono sot- ta la direzione della maestra religiosa del Calvario. Ciascun alunno paga scudi 4 mensili, cioè pei poveri di Roma suppli- sce la commissione de' sussidii, pei sta- tisti le comuni cui appartengono, o se im- potenti la cassa provinciale, come dichia- rò la circolare della segreteria per gli af- fari di stato interni, d'ordine di Grego- rio XVI, nel 1842. Pei sordo- muti di agiate famiglie varia il mensile assegno, perchè essi possano trovare nel convitto ciò che richiede la loro condizione. L'era- rio continua a somministrare annui scudi 3oo per l'onorario degl'istitutori, e il car- dinal presidente supplisce a quanto mali- ci pel mantenimento del pio luogo. In Piu- ma nel marzo 184 3 il eh. sacci dote Do- menico Z. nielli recitò nell'accademia Ti- berina i\[\ erudito discorso sull'origine, progresso e stato attuale della istituì one <lc' tordo-muti ;e nel 1 s j . m I n 13 del- l' .Ubimi inserì un beli' SI - |>ia 1

tordo muti e loro principali istitutori . celebrando anche il tìannasi Cseob, ri- portando il monumento innalaatoa P«-

risi nella chiesa di >- Rocco ali' ab. l'I!

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pée,efacendo l'elogio del prof.Ralli par- lando del progresso singolare dell' ospi- zio romano, ove alcun allievo legge con voce chiara e distinta, ed a viva voce ri- sponde prontamente alle interrogazioni. Inoltre lo stesso ab. Zanelli nel 1 8/p, nel n.° 33 dell' Album pubblicò un impor- tante articolo sulla istruzione de' ciechi sordomuti, la miseranda condizione dei quali fu resa alquanto più mite dalla ca- rità operatrice di portenti, narrando co- me felicemente il benemerito prete Gar- ton direttore dell'istituto de' sordo-muti di Brusselles, istruì una cieca sordo-mu- ta. Abbiamo di Michalori: Decaeco,sur- do-muto, Venezia 1646. Nel n.° 43 del 1847 ci diede eziandio il eh. abate al- tro erudito articolo sulla musica con tan- to successo studiata dai ciechi , essendo per essi l'armonia il più gran conforto, noverando i principali che in essa si di- stinsero, e quali e quante diverse cose i medesimi imparano nel grandissimo nu- mero degli istituti di carità cristiana per loro fondati. Finalmente noterò, che il eh. p. Morelli somasco , nel settembre i845 lesse nell'accademia di religione cattolica in Roma un' interessante dis- sertazione intorno all' istituzione de' sor- do-muti, considerata sotto l'aspetto reli- gioso, come opera vantaggiosa alla reli- gione e alla società.

Ospizio di s. Maria Assunta in ciclo detto di Tata Giovanni, per gli orfani derelitti ed abbandonati. L'istitutore cui Roma è debitrice di quest'utile orfano- trofio, provò al mondo che non occorre sempre mezzi pecuniari, ingegni sublimi, quantità di ricchezze, nascita illustre per operare grandi cose a beneficio dell' u- manità;ma basta fortemente sentire quel- la carità che dalla religione cristiana e dall'amore del suo simile ad ogni perso- na viene ispirata. Giovanni Borghi ro- mano, rimasto orfano in tenera eia, si die all'arte del muratore; ebbe moglie, ed una figlia che morta di 18 anni lasciò fama di molta virtù. Esercitandosi in as-

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sistere gl'infermi in s. Spirito, e nell'in- tervenire all'oratorio del p. Caravita, nel passare per la piazza della Rotonda ve- dea con rammarico molti fanciulli, che vagabondi riducevansi a dormiresui gra- dini della chiesa o sotto i banchi de' pol- iamoli, crescendo all'infingardaggine e ai vizi. Erano essi parte scapestrati alla sog- gezione della famiglia, parte abbandona- ti da genitori crudeli, parte orfani affat- to. Commiserandone lo stato, Giovanni ormai quasi vecchio riuscì a raccoglierne alcuni in un pianoterra della casa che abitava presso i filippini. E rivestitili con limosine, li pose in alcune botteghe ad apprendere il mestiere, onde poterli so- stentare. L' incoraggirono con parole e con denaro i sacerdoti Pinchetti poi ve- scovo d'Amelia, e di Pietro poi cardina- le^edifìcati in vederGiovanni accompa- gnare alle botteghe que'giovanelti, e con- durli a varie opere di pietà. Cresciuto il loro numero sino a 4o> passarono in am- pio locale a via Giulia, pagandone il fit- to di Pietro. Si formò inoltre una pia so- cietà di persone che l'aiutarono con più di 100 scudi al mese, onde la famiglino- la si potè ben vestire e nutrire, e tutta impiegarsi a mestieri nel 1 784. Per le sue cure paterne chiamava Giovanni i fan- ciulli col nome d\ figli, ed essi in contrac- cambio con affezione chiamavanlo Tata, che presso il volgo suona padre, quindi il nome di Tata Giovanni restò all' isti- tuto. Pio VI a mezzo del di Pietro gli comprò il palazzo Ruggia dov'era a pi- gione, e ne divenne munifico prolettore, soccorrendo Giovanni in più modi, e po- nendogli alfetto; talora di propria ma- no dava a tutti la limosina, ammonendo Giovanni, benché di eccellente cuore, di esser meno rustico e severo co'suoi 100 fanciulli, che però edificava con religio- ne soda e profonda, insegnando loro il catechismo quantunque illetterato. Vi- gilava sui portamenti e sul profitto che facevano nelle arti, esigeva il guadagno per mantenerli , e da buoni laici ed ec-

O S i ' desinatici li faceva istruire ne'più neces- sarii clementi delle lettere. In casa era vi online, silenzio a tavola e nettezza, ol- tre diversi esercizi di pietà; prelati e car- dinali di sovente recavansi a servir la mensa di questi poverelli, ammirando il loro istitutore. La notte Giovanni ve- gliava che tutti stassero in letto, e nelle feste, vestili di saio rosso, in lunga Illa li conduceva per le chiede e a diporto in luoghi remoti, prendendo parte ai giuo- chi de' suoi putti. Dopo aver così retto per |5 anni l'ospizio, Giovanni assai pianto morì il 28 giugno i"98, nell'età di 67 anni, ravvivando lodevolmente la memoria di questo uomo singolare mg. Carlo Luigi Monchini con 1' opuscolo : Di Giovanni Borghi maestro muratore detto Tata Giovanni, e del suo ospizio per gli orfani abbandonali, memoria, Roma i83o. Di questa se ne ha pure stampato Y Estratto, del medesimo bene- merito autore, che 1' una e 1' altra fece vendere a vantaggio dell'ospizio, per cui fu posto nella sala dell' istituto il ritratto del fondatore e una lapide nella chiesa di s. Nicola desi' Incoronati , nel rione Regola, dov' era stato sepolto come sua parrocchia.

L' orfanotrofio, ad onta del vortice re- pubblicano del 1-98 che affliggeva Ro- ma, [tassò in cura dell'avv. Belisario Cri- staldi poi cardinale, che vendutoli palaz- zo li uggia, per non pagar fitto lo traspor- tò in v .Nicola da Tolentino ora delle bat- tutine, dond'erano stati levali gli agosti- niani Malti. Ivi furono riuniti altri or- fani di certo Giovanni Sarto, the per

opera di fi*. Bonifaxio da Sette riforma- to francescano di gran virtù, avea a- perto tre anni avanti un piccolo ospizio, capace di ?. j fanciulli, iti via Lui

l'ino allora l'istituto del bori; In si era governato per consuetudine, ma il Cri- stalih vi provvidi- con Mggie leggi, e per- che *_;! 1 alunni non USCÌSSSI'0 dati ospizio

m tempi ìì malvagi, vi stabilì 6 diversi

lavorìi, cioè di sarto, calzolaio, tessitore,

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lanaro, ferraio e làlegname. Niel 1800 venuto in Roma Pio VII e restituito il convento agli agostiniani, gli orfani per beneficenza dell' arciduchessa Marianna passarono in s. Silvestro al Quirinale, sot- to la direzione del p. Parranari ( V. ) , e della sua compagnia della fede di Ge- sù, e successivamente nel vicino borgo s. Agata, al palazzo Ravenna a 1. Mai 1 Maggiore, finalmente alla Madonna dei Munti nella pia casa de' catecumeni e neofiti, dove ad essi furono riuniti gli orfani dell' ospizio dell'Assunta, fondato qualche tempo dopo di quello di Tata Giovanni, da Francesco Maria Cervelli genovese, uno de' fondatori del Conser- vatorio delle Pericolanti {V.\ Il cari- tatevole Cervetti era stato compagno del Borghi, aiutandolo specialmente coli' i- struire i fanciulli, ma disgustato dalla sue ruvide maniere n' era partito ben presto. Avendo però molto a cuore l'e- ducazione de' poveri fanciulli, ne riunì molli, che altre pie persone aveano rac- colto, e die origine a un novello ospizio chiamato di Maria Assunta in cielo e volgarmente di Tata Francesco, in via de'Cbiavari nel rione s. Eustachio. Tut- ti que* contribuenti che si disgustavano della troppo schietta carità del Borghi, divenivano benefattori del nuovo istitu- to, del quale il celebre cardinal Leonar- do Antonelli era il prìncipalissimo pro- tettore. Morto il Cervetti nel 1 -q j. a'a8 agosto, i sacerdoti Guidi e Storace suc- cedettero a lui nel carico e neli' amore, ed operarono tanto bene da meritare un quadro nella sala dell'istituto. Ne' tristi tempi repubblicani del 1-98 seppero essi con prudenza preservar gli orfani da o^iii turbamento nel pietoso ricetto, che diressero fino all' esilio, cui I duino per la loro fedeltà a Pio \ il I g >v< ino imperiale fi Li riunione

di questi due o^pzi che formarono al- iena 70 orfani, avvenne nei 181 1, per opera del p Isaia dichiarato loro su- pcriore dalla commissione istituita da

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delto governo invasore, ma in nulla al- terò le discipline stabilite. Perchè l'ospi- zio del Borghi era anteriore d* istituzio- ne all' altro, e più rinomato per l' isti- tutore, il volgo gli rese giustizia, chia- mando l'orfanotrofio riunito, come fa tuttora, Ta'a Giovanni. Restituito Pio VII nel 181.4 alla sua sede, tolse l'ospi- zio da ogni altra soggezione, e vi nomi- nò direttori i sacerdoti Guidi e Storace. Perchè la casa de'neofiti fu resa alla sua destinazione, il Papa donò all'ospizio la chiesa di s. Anna de' falegnami, cosi det- ta per quelli che stavano nella contrada, nel rione s. Eustachio ( prima apparte- neva a quello di Regola), già delta dei Funari ( pel motivo detto nel voi. XVH, p. 16), e parte del contiguo monastero, il quale era stato abitato dalle Benedet- tine trasferitevi da quello presso X ospe- dale di s. Giovanni di Dio nel 1073 (e non altrimenti, come si può vedere nel Cancellieri, Notizie isloriche di s. Maria in Julia, p. 1 e seg. ) che passando nel- V altro di Campo Marzo, l'anno 179! I' occuparono fino al i8oq le Salesia- ne. Finché vi furono le benedettine, i palafrenieri si recavano a prendervi la statua di s. Anna. Il Bombelli, Raccolta delle immagini, t. II, p. 91, narra che il monastero nel 1285 fu fondato dalla b. SantucciaTerrabotti di Gubbio, insie- me a quello presso detto ospedale, chia- mato di s. Maria in Julia, le monache tlel quale passarono sotto Gregorio XIII in questo, ove si venerava 1' anello di s. Anna e molle reliquie, portandovi una miracolosa immagine di Maria Vergine col divin figlio dipinta in muro, poi nel i65i coronata con corona d'oro dal ca- pitolo Vaticano, che non senza prodigio non potè collocarsi sull'altare maggiore in alto per remozioue d'un ss. Crocefisso, finché questo non fu situato in luogo de- cente dell'altare. Dal nome dell'antica chiesa abbandonata dalle benedettine, e dalla celebrata immagine, questa di s. Anna prese anche il nome di s. Maria

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in Julia, e ne tratta eziandio il Panciro- li ne' Tesori nascosti, p. aio. Il Maran- goni p. 186, Ist.di ss. Sanctorum, affer- ma che la chiesa di s. Salvatore in Julia fu incorporata al monastero di s. Anna nel i538; ed il Venuti, Roma moderna p. 52i, narra che le monache riedifica- rono nel i654 la chiesa, indi l'ampliaro- no ed abbellirono nel 1675. Ecco poi come descrive la chiesa. L'altare maggio- re le monache fecero rinnovarlo con ar- chitettura di Carlo Rainaldi, con pitture del Troppa ; i 4 angelelti che circonda- no l' immagine della Madonna sono scol- piti da Naldini e da Ottone, e i due so- pra l'ornamento dell'altare sono del Cavallini, e que' di sotto di Ottone stes- so ; il Passeri dipinse la volta. De' due altari, quello a sinistra colla B. Vergine, il Bambino e s. Anna è del Cavarozzi detto Crescenzi, e le pitture d'intorno a fresco diconsi di Pelino del Vaga; nell'altro al- tare incontro sono effigiati i ss. Giusep- pe e Benedetto con angeli, lavoro del Savonanzi, e le pitture a olio de'pilastri sono del Passeri. Nelle cantine del mo- nastero si vedono avanzi di archi e di stanze con pavimenti di musaico, che si credono bagni antichi.

Nel 181 5 dunque I' ospizio ebbe la chiesa e l'attiguo locale non molto ac- concio all' uopo, non ostante le gravi spese fattevi. Pio VII concesse all'ospizio di essere solo soggetto al direttore pro- tempore, che sceglie a suo beneplacito un compagno che gli succede, e l'orfa- notrofio ebbe sempre utili e zelanti su- periori. Lo fu il regnante Pio IX, che con zelo e carità l'ebbe in cura, e nella chie- sa vi celebrò la prima messa nel 18 19: elevato al pontificato si degnò dire, es- sere ancora Tata de' poveri orfani del- l'ospizio. Questo ne celebrò l'esaltazio- ne con inno stampato nel 1846 col ti- tolo ; Nel celebrare le solenni glorie di Maria ss. assunta in cielo, al cui patro- cinio affidasi l'ospizio dal suo fondato- re appellalo Tata Giovanni, gli orfani

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abbandonali in esso raccolti al novello Sommo Pontefice l'io JX. !l predeces- sore Gregorio XVI ne fu amorevole be- nefattore, sia con assegnargli perpetua rendita, sia coll'incoraggire gli alunni in ricevere i loro saggi artistici e regalan- doli, sia col dare all'ospizio annui soc- corsi di suo peculio, del quale in mor- te per testamento gli lasciò iooo scudi. Provocarono queste beneficenze lo zelo e il lodevole impegno de' prelati Vespi- gnani e Luigi Tomaselti, fatti da Gre- gorio XVI il i.° vescovo d'Orvieto, il ■i.° cameriere segreto soprannumerario e canonico Liberiano. Due sacerdoti in- tendono all' interna disciplina, un buon laico procura il collocamento degli or- fani nelle botteghe vegliandone la con- dotta ; più evvi il sarto, il calzolaio, il cuoco, 1' infermiere ec. Neil' ospizio si ricevono fanciulli romani poveri, orfani e abbandonali, per formarli alla società, abili e religiosi artisti. Sette sono le ca- merate, presiedute dai giovani più savi e maturi, ed insegnano agli altri legge- re, scrivere e conti, oltre le istruzioni clic qualche buon chierico e laico, anco d' ornato e geometria: soprattut- to intendesi a formare il cuore con buo- na istruzione catechistica e sode pratiche di pietà. I giovani sono circa 120, eser- citanti quasi 3o diversi mestieri, sono disdette le arti belle e gli sludii delle let- tere, dopo lunghe e sicure provedi qual- che ingegno raro e perspicace. L'ospi- zio celebra solennemente la festa del- l'Assunta,ed espone al pubblico i lavori eseguiti dagli orfani per saggio dell'an- nuo progredimento nelle rispettive ai ti eh' esercitano, con concorso numeroso di personali, e successiva premiazione della condotta morale e del profitta «Iti- le fatiche ricavato dagli alunni. L'isti* luto riceve dall'erario 3760 Friuli an- nui, ha alcune limosine, e dal prodot- to de' giovani ricava più di tendi 1 ">'> ni mese, e quando ognuno arriva a KM* dannar bai. 1 "i al giurno il resto è loro,

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die depositandosi dal direttore nelle cas- ta di risparmio, gli alunni lo riprendono a 20 anni quando si congedano dal- l'ospizio. 11 vestire de' giorni feriali è una camiciola di grosso panno I con calzoni simili, e nelle feste un ubilo di panno cenerino.

Ospizio della ss. Trinità pei pellegri- ni e convalescenti d'ambo i ses>i nel rio- ne Regola. Dell' ' Arciconfralernita della ss. Trinità de' pellegrini (f '.), ideata da Persiano Rosa pieneslino e istituita da s. Filippo Neri nelle chiese di s. Salva- tore in Campo e s. Benedetto alla I\ego- la, ne parlai in diversi luoghi e princi- palmente nei voi. II, p. 120, XXI, p. 24 e 2 j, XXlV,p. 280, 28") e 296, iti un alla posteriore istituzione della con- gregazione de'sacerdoti del p. Mariano Soccini filippino, i quali dovevano assi- stere la chiesa e l'ospizio per quanto ri- guarda il ministero ecclesiastico, e me- nare vita regolare e ristretta nel pio luo- go. Delle due chiese ne tenni propoMlo anche ne' voi. XXI li, p. 1 8 7, e XX\ I p. 228. Quanto a quella di s. Salvatole in Campo, Gregorio XVI col breve Ro- mani Ponti/ìces, del 2- luglio 18 4.1, la concesse colla contigua casa alla congre- gazione de' missionari del preaiosissimo Sangue, di cui parlai nel voi. XL\ , p. 224, coll'annuo canone di una libbra di cera all'abazia di Fard cui spettava: iu questa chiesa il direttore generale di det- ta congregazione d. Biagio \ alcalini di Recanati vi fu sepolto nel 18+-, come si legge nel n.° 40 delle yotizie del gior- no. Ad A UHI voti ed in ciascuno, cioè dal X celebrato nel 1 5>5o da Giulio HI, al XX inclusive celebrato nel l8a5 di Leone XII, narrai il sommo bene fatto da queto grandioso e benemerito ospizio, insieme al novero di quanti con- valescenti e pellegrini albergo, come del- la Làvmmda de' piedi (t.\. i»i c-eguita (la principi, personaggi, cardinali e Pa- pi; il cerimoniale che ti usa pai Ponte- liei lo dcs.il-.->! nel fol XXXVII p '<>'

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e 2o3, e per ultimo Pio IX nella sera del venerdì santo 1847 vibenedì le men- se, dopo aver lavato i piedi ad un sacer- dote pellegrino. Laonde mi limiterò ad aggiungere qualche altra erudizione, con un cenno sul magnifico edifìzio e con- tigua chiesa. Fondato il sodalizio nel- l'antica chiesa di s. Salvatore in Campo, ebbe quindi quella di s. Benedetto alla Regola, presso la quale comprò una casa che servisse di ospizio ai pellegrini che arrivano in Roma, e di ospedale ai con- valescenti ch'escono dagli ospedali di Ro- ma , albergandoli e alimentandoli. Nel 16 12 si fabbricò la chiesa e si ridusse Ja fabbrica a pianterreno ad uso di re- fettorio, e ne' due piani superiori a dor- mitorio. Clemente XI formò nell' inter- no un altro lungo refettorio, e sopra 2 dormitori! che sono ad angolo retto coi nominati. 11 refettorio piccolo è capace di 240 persone, il grande di 4°° j pic- coli dormitorii hanno 80 letti per ciascu- no, i grandi 1 44- La parte destinata a ricevere le donne ha un dormitorio di 4o Ietti e due refettorii, l'uno per «44» l'altro per 160 individui, laonde in tut- to sono 488 letti, de'quali una gran par- te sono larghi da poter contenere due persone. In tutti i refettorii possono con- temporaneamente servirsi g44 persone. Negli anni santi vi furono nel di mede- simo sino a 60 7,000 pellegrini, che so- gliono mandarsi ne'gran conventi e mo- nasteri di s. Calisto, s. Agostino, s. Gri- sogono, ss. Apostoli, s. Andrea della Val- le, s. Maria sopra Minerva, s. Bartolo- meo all'Isola, di Aracoeli, del Gesù e de' Benfratelli. Due sale a pianterreno, fornite di quanto è d'uopo, sono destinate alla devota cerimonia della lavanda dei piedi, che si fa in memoria di quanto operò cogli apostoli il Redentore. La sala degli uomini luogo a 60 individui nel medesimo tempo, a 5o quella delle don- ne. Vasto e bello è l'oratorio dove i fra- telli si esercitano ne' divini uffizi; \i è un quadro di s. Gregorio 1 in alto di ce-

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lebrare, del Zucca. Il numero de'pelle- grini è grande negli anni santi: negli an- ni ordinari se ne ha il massimo a Pa- squa ed è di 3 o 4°o fra uomini e don- ne; alcuni ancor vengono per le feste del Corpus Domini e di s. Pietro, ed anche per la Porziuncula o in occasione del pel- legrinaggio alla s. Casa di Loreto, o di altre straordinarie funzioni, come avven- ne nell'ultima canonizzazione nel i83q. I pellegrini per essere ricevuti devono ve- nire da paese lontano più che 60 miglia, muniti di certificato dell'ordinario o vi- cario foraneo, che attesti essere venuti in Roma alla visita de'santi luoghi. Fra l'anno si alimentano gl'italiani un gior- no, gli oltramontani due, i boemi per lascite particolari hanno al partire uno scudo, i portoghesi mantengonsi 5 dì, e al partire si loro un zecchino. Nella ricorrenza di Pasqua gl'italiani si ali- mentano per 3 giorni, per 4 g'i oltra- montani, per 7 i portoghesi. II giorno s'impiega alla visita delle basiliche, alle ore 24 si fa nell'oratorio un acconcio sermone^ dicesi il Rosario, indi segue la lavanda, per ultimo il pranzo. I fratelli vestiti con sacco rosso assistono i pelle- grini di costumi e lingua diversi, tra i quali alcuna volta per umiltà presero luogo alti personaggi. A tanti esempi di virtù molti eretici si convertirono, se- gnatamente ne' Giubilei, e in quello del 1825 si ebbero moltissime abiure e bat- tesimi. Gli stranieri che vengono per ren- dersi cattolici, sono alimentati nel pio luogo un più lungo tempo, e 5 preti vi sono per le opere spirituali. Quanto ai convalescenti il loro numero segue la pro- porzione de'malati; il massimo è di 120 uomini e 60 donne: i convalescenti che escono dagli spedali di s. Spirito e del ss. Salvatore, vi sono condotti colle car- rozze di que'stabilimenti. Quivi si accol- gono e ritengonsi 3 o 4 giorni, ed an- che più se vi è bisogno; i convalescenti sentono messa, si confessano e comuni- cano, ed ascoltano il discorso morale

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manina e sera. Quando escono doll'o- opere de] novarese Ricci; il s. Matteo di spizio, se abbisognano di vestimenti sup- marino dell'altare della crocerà è di Co- plisce il pio luogo. Un medico visita i pe, l'angeloè di Ferrucci. La pittura dcl- convalescenti, se ricadono sono riportati la ss. Trinità dell'altare maggiore è una all'ospedale, e se non sono in istato di delle insigni fatiche di Guido Reni, i a potersi trasportare si curano nell' ospi- belli candelieri di metallo sono del Cen- zio. Tutta la famiglia, compreso il ser- sore, i 4 piofeti negli angoli della cu- vizio della chiesa, sono ordinariamente noia sono del Ricci, come pure gli mi- ao persone, che hanno vitto e casa, geli attorno al Padre Eterno di Guido Questo della ss. Trinila è ora 1' unico posto nel lanternino. L'altare della i." ospizio e spedale amministrato da un'ar- cappella a manca, dopo l'altare maggio* ciconfralernila. Le rendite ammontano re, ha i ss. Giuseppe e Benedetto a olio ad annui scudi i8,ooo,de'cpiali 2400 ne di Ricci: l'immagine di Maria col Bam- contribuisce l'erario: in esse è compreso bino, che ivi è in gran venerazione, era il moltiplico di scudi 25,ooo del cardi- anticamente sul muro dell'abitazione di Dal Lazzaro Pallavicino, riservalo per Capranica in via della Valle, che rendu- l'anno santo, in cui si hanno pure molle tasi celebre per miracoli, il sodalizio ne straordinarie limosine. Nell'ultimo anno fece nel i562 l'acquisto e la collocò nel- santo le spese ascesero a circa 65,ooo l'antica chiesa, donde la trasportò nel- scudi. Nell'ospizio sonovi diverse memo- l'odierna, e nel 1 654 gl'Ottenne la co- rie di Papi, cardinali e alili personag- rona d'oro dal capitolo Vaticano. Pio gi, i quali servirono in differenti occasio- IV concesse indulgenza plenaria nelle 5 ai poveri orfani. Fra i molli busti di principali feste e loro ottave, conferma- metallo e di marmo che stanno collocati ta da Pio VI. comesi ha dal Bombelii, sopra tali memorie, quello di Urbano Raccolta delle immagini t. II, p. 123. Vili Io designò Bernini e giltò in bron- Segue il deposito di Perini con due put- zo Laurenziani, come pure i due angeli ti di Lorenzetto. La 2.' cappella ha s. che sostengono il triregno vennero l'usi Gregorio I con altre figure e le anime da Ferrerie II busto d' Innocenzo X o del purgatorio, pitture del Croce; nel di ClemenleX Io scolpì l'Algardi,ed evvi quadro della 3.' il cav. d'Arpino fece il ancora quello di s. Filippo Neri, primo quadro di Maria con Gesù in seno, e i fondatore di questo celebre luogo pio. Nel ss. Agostino e Francesco; le rimanenti suo ingresso si vedono i busti di Cle- pitture sono del Croce. L'ultima cap- menle Vili, Innocenzo X, Clemente X pella ha nel quadro i ss. Carlo Borro- e Clemente XI. Architetto della chiesa meo e Filippo Neri, con altri santi del della ss. Trinità fu Paolo Maggi, ma la Cortesi; le storie a fresco di tali santi l'e- facciata venne edificata a spese di Gio. seguì il Ferrari. Di recente fu decorata Batlitta de Rossi piemontese nel 1723, di un eccellente organo, ed ora vi si e- co' dilegni di Francesco de Sanctis, ed segoiscono grandi, nobili edeleganti ri- è tutta di travertini, con 4 statue simili stauri ed abbellimenti. Inoltre l'arocon- degli evangelisti, scolpile da Ludovici, fraternità possiede l'oratorio con cimile* L'interno è ornato assai bene. Le ligure rio annesso pei confi ali, ove tuttora m sco- ncila 1." cappella a destra, ov'è un Cro- pelliscono,a Ponte Molle, pruni di ginn- cefisso di rilievo, sono della scuola di de aere da Roma a quello a destra della Vecchi. La 2." contiene il quadro di s. via, avente contigua 1' edico < di S. An- Filippo Neri, forse pittura d' un sacer- diva apostolo. L'edicola viene formata dote suo divoto*: l'Annunziata nella 3.' da .\ colonne d'alabastro listalo, e etm- cappella con altri dipinti a fresco sono tiene la di lui statua scolpita nella

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sa materia da Vairone e Nicolò fioren- tini scolari del Filarete. Essa fu eretta da rio II in memoria della solennissi- ina Processione (f^.), magnifica e com- movente che ivi fece a' i3 api ile 1462, allorché si portò in questo luogo ad in- contrare e ricevere dalle mani del car- dinal Bessarione la testa di s. Andrea, che Tommaso Paleologo despola di Mo- rea avea portato da Patrasso in Anco- na, donde il Papa la collocò nella basi- lica Vaticana, in cui empiamente fu ru- bata ne'primi del 1848 e poi ritrovata. Non si conosce l'architetto del tempiet- to, e 1' iscrizione che vi si legge ricorda il motivo di sua edificazione, e V indul- genza plenaria concessa a quelli che lo visiteranno nell'anniversario della fun- zione. All'ingresso dell'edilizio sono scol- pite le armi del cardinal Piccolomini nipote del Pontefice, poscia Pio III. L'o- ratorio o cappella annessa fu fabbricata dal sodalizio nel i566. Appartiene al sodalizio la cappella fuori di Porta s. Pao- lo, che descrivo a s. Pietro.

OSROENA o OSROHENE. Contra- da dell'Asia nella Mesopotamia citeriore, lungo la sinistra dell' Eufrate. Sotto i Seleucidi una porzione prese il nome di Mygdonia, col titolo di regno : Polibio parla di esso in occasione d'Antioco il grande. Fu assoggettata all'impero ro- mano da Lucio Vero, e divenne una gran- de provincia ecclesiastica, la q." della dio- cesi e patriarcato d'Antiochia, di cui Edessa (F.) era la metropoli, parlando de'suoi contini il Terzi nella Siria sacra p. 91. Taddeo, uno de' 72 discepoli del Redentore, fu mandato dall'apostolo s. Tommaso per predicarvi l'evangelo, es- sendo re Abgaro, il quale abbracciò la fe- de con tutti i suoi sudditi. Oriens christ. t. II, p. C)53. Neil' anno 197 18 vescovi si adunarono a Tisite nell* Osroena per la celebrazione della festa di Pasqua. JReg. t. I.

OSSAROo OSSERO. Apsorus,Au- Xerus, Ausara, Opsaram. Città tresco-

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vile di Dalmazia nell'Illirico, governo di Trieste, circolo d'Istria, sulla costa oc- cidentale dell'isola di Cherso nell'Adria- tico, nel luogo più stretto del canale che la dividedall'isola Ossero. Di forma qua- si triangolare, è cinta di mura, e difesa da un castello di mediocre estensione dal lato del canale, in una pianura. Il suo aspetto è di poca importanza, con pochi abitanti per la sua aria, impeden- do il vicino monte Ossero il corso dei venti. E antichissima^ e dicesi che qui- vi nel i23o avanti la nostra era fu uc- ciso Absyrto da Medea sua sorella, uni- tamente a Cherso, Absyrlos. Era allora importantissima e cinta di mura. Nel- 1' 840 fu abbruciata dai saraceni, indi rifabbricata divenne sede vescovile ver- so 1' anno 880, sotto Giovanni Vili, suflìnganea di SpalatrOj donde Anasta- sio IV la sottopose a Zara. Alcuni gli as- segnano per 1." vescovo s. Gaudenzio, fiorito verso il 1060, sotto la cui invoca- zione è la cattedrale, ove si venera il corpo di s. Isidoro, ed è l'unica parroc- chia della città. Vedasi il Fallato, Illy- rici sacri t. I, p. 189, e III, p». 10 e 1 7 J>. Ecco gli ultimi vescovi riportati nelle Notizie, di Roma. 1738 Gio. Ferro di Chiozza. 174J Nicolò Dinaricio di Le- sina. 1737 Bonaventura Bernardi di Spalatro. 1781 Simone Spalatin d'Arbe, traslato da Curzola. 1801 Francesco Pie- tro Raccamarich di Zara, trasferito da Cattare Pio VII colla bolla Inter mul- tiplices, de' 1 5 gennaio 1822, ne com- mise 1' amministrazione a beneplacito della s. Sede al vescovo di Veglia (V.), sulfraganeo di Gorizia, secondo la pro- posizione concistoriale.

OSSAT Arnaldo, Cardinale. Arnal- dod'Ossat nacque in Cassanebrio oCas- sagnabere , piccolo castello della con- tea di Armagnac nella diocesi di Auch nell' Aquitania^da genitori oscuri e mi- serabili, eh* ebbe la disgrazia di perdere iu età di g anni, e siccc%ie il padre fa- ceva il maniscalco, allorché morì non vi

OSR fu modo di potergli fare un funerale, e in appresso non si conobbe alcun suo congiunto. Per beneficio del nobile Tom- maso della Marca, die invaghito del ta- lento del fanciullo volle elevarlo dall'o- scurità de'suoi natali, e lo fece applicare agli studii col nipote signore ili Castelnau di Hagnoac, facendone rapido profit- to, divenne maestro in eloquenza e nel- le scienze, onde fu annoverato tra gli avvocati del foro di Parigi e si rese a- bile sotto il famoso Culaccio. Il suo di- stinto merito gli procacciò la conoscenza di persone ragguardevoli } fra le quali Foix poi arcivescovo di Tolosa; e come savio in consiglio, profondo in dottrina, di spirito elevato, lo prese seco per con- sigliere e confidente. Dichiarato poi nel i ~-\ da Enrico III l'arcivescovo amba- sciatore in Roma, questi coli' assenso del re conduce seco Arnaldo per segre- tario d' ambasciala. Aumentandosi in Francia la fama del suo valore e pru- denza, il re lo dichiarò segretario di sta- to, die però ricusò o per essere ecclesia- stico, o per non vederne escluso Villeroy suo benefattore. Dopo la morte di Foix, il cardiual d' Este protettore della co- rona di Francia prese Arnaldo per se- gretario, gli lasciò dopo i3 anni per testamento 4\ooo scudi, e gli donò in vita un diamante di 20,000, che virtuo- samente non volle accettare. La stessa moderazione gli fece ricusare le abbazie che gli furono offerte, ed entrò per se- gretario col cardinal Gioiosa nuovo pro- tettoie di Francia, per ordine del re , colla qualifica di segretario regio. Que- sto porporato nel 1 jSSgli conti-ri il prio- rato di s. Martino di \ ieu\-Bellesme. Divenuto re Enrico IV lo destinò con Perron,poi cardinale, a tratiare con Cle- mente Nili la Bua riconciliazione colla Chiesa romana, udì.» quale si condusse con tanta maturila e saviezza, che riu- scì di soddisfazione al Papa ed al re, il quale lo deputò ambasciatore a Perdi* uaudo 1 granduca di Toscana, e al senato

VOL. L.

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\'irio per notificare la pace di Ver- vin-.. Inoltre Enrico IV a beneplacito pontificio nel 1 5g6 lo nominò alla chiesa di Renne*, consigliere di stato e del leal consiglio, ed interino ambasciatore alla partenza del duca di Luxembuigo da Roma nel 1 m|<S, ed alle sue fervide i- stanze Clemente Vili a' 3 marzo lo creò cardinale prete di s. Eusebio, e nel 1 600 lo trasferì alla chiesa di Bayeux. La governò 4 anni, zelando il culto di- vino, la disciplina del clero, la morigera- tezza nel popolo, e siccome non poteva risiedervi, ollennedi rinuuziarla. Ricusò al cardinal Gioiosa denaro, treno e mo- bili. Per piìi di 20 anni amministrò in Roma gl'interessi del re con vantaggio della monarchia, come di acuta e pro- digiosa penetrazione di spirito, di fino discernimento, che mai lo fece errare. Unì in grado eminente ad una giusta politica, temperanza e giustizia, sincera probità ed illibato costume: fu uemico dell'avarizia, alieno dal ricever doni, amante della semplicità, contrai io all'a- dulazione ed all' intrigo. -Non mancò di erudizione, collo essendo nella teologia, nella matematica e nelle belle lettere, come ne fan fede le sue epistole riguar- date capi d'opera, nelle quali apparisce il suo amore per la religione e l'eccel- lente sua dottrina. Amato da tutti per affabilità e dolcezza, moiì in Roma nel 1 l'i., j d'anni 68, e fu sepolto in s. Luigi de' Francesi nella cappella della b. Gio- vanna, ove gli fu eretto elegante avello con bella iscrizione, avendo lascialo suoi eredi i poveri. La sua vita fu stampata in Parigi nel 1 608. Il -Niceronne parla ne- gli Elogi degli uomini illustri di Francia ; il \\ icqueibrt nel suo libro dell'. 7//iZ»</« sciatore^ e splendidamente GianoNicio fi- nti co nella Pina* oteca, il quale rileva 1 li<- senza parenti, nobiltà e ricchezze, d'uuh- nario scala alle pi une d gnil ». egli vi per- venne col solo uie» ito. La migliore edizio- nedelle sue opere è quella di Amati 1 708 colle note di Eioussayi tuo b 1 3

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OSSEI o OSSENIANI. Sellali ebrei die comparvero fauno 5o deli' era cri- stiana e che fecero professione del cristia- nesimo in molli articoli. Verso V anno 10G cambiarono il nome di ossei con ({nello di elcesaili, avendo per capo Elei filosofo ebreo. Insegnavano potersi dissi- mulare o rinunziar alla fede esteriormen- te, purché questa si conservasse nel cuo- re, e che il martirio per essa era un omi- cidio di stesso, quindi un peccato mor- tale.

OSSER V AND 1 SS1 VI O, Observantis- sìmus. Titolo che si altrui per ono- ranza, degnissimo di essere onoralo, oh- servando dìgnissimus. Dice il Parisi, t. Ili, Istruzioni p. 47? che il titolo di os- servandissimo, sebbene eguale al colen- dissimo, questo però è di maggiore ono- ranza, e che gli eguali, come Eminenze (V.) con eminenze. Eccellenze (V.) con eccellenze, si cambiano fra loro Vosser- vandissirno. I cardinali tra loro si danno indistintamente V Eminenlissimo e reve- rendissimo signor mio osservandissimo nella sopì ascritta e in cima delle lette- le o biglietti, in corpo / ostra eminenza, in fine Di vostra eminenza. Chi distin- guono, in vece dell' osservandissimo col colendissimo, a questo articolo lo dissi, e lo davano al doge di Venezia, cioè Se- renissimo signor mio colendissimo. Al cardinal nipote del Papa creatore, dai cardinali creature si il titolo di Emi- /lentissimo e reverendissimo signor mio padrone colendissimo. I cardinali dava- no agli elettori dell'impero secolari i 1 vSV*- renissimo signor mio osservandissimo; Vostra altezza elelloralej Di vostra al- tezza elettorale; ed agli elettori ecclesia- stici, come al gran maestro di Malta, E- minentissimo e reverendissimo signor mio osservandissimo, cos'i nel resto come a- gli altri cardinali. Questi al duca di Mo- dena, non arciduca, scrivevano Serenis- simo signor mio osservandissimo ; Vo- stra altezza j Di vostra altezza j e così a tutti gli altri principi sovrani assoluti, in

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un alle mogli, sorelle e figli. Agli arci- vescovi e vescovi di case alle quali com- pete V altezza, i cardinali danno il i5>- renissimo signor mio osservandissimo j Vostra altezza reverendissima^ Di vo- stra altezza reverendissima. Si possono vedere i relativi articoli per altre nozioni.

OSSERVANTI MINORI. V. Fran- cescano ORDINE.

OSSERVATORIO astronomico, o Specola del collegio Romano. V. il voi. XIV, p. 201 e 202, ove si parla degli an- tichi osservatori! di Roma. Del Palazzo apostolico Valicano (V.) ossia meridiana e specola erelta da Gregorio Xlll parlai a quell'articolo; ivi dissi ancora di altre specole di Roma, come dell' osservatorio di Campidoglio.

OSSESSO, Obsessus. V. Energume- no. Il dotto prelato Angelo Antonio Scot- ti scrisse la dissertazione : Su la scar- sezza degli energumeni, che si legge in estratto nella Raccolta religiosa la scien- za e la fede, voi. VI, fase. 32. Egli con erudizione e vigore svolse i due punti : i Le ragioni onde il demonio non ab bia oggidì premura di potentemente im- possessarsi de' corpi umani. 2.° Com'e- gli supplisca a questa mancanza con al- tre malefiche operazioni. 11 chiaro au- tore a meraviglia converte in arma di offesa contro I' incredula empietà quel medesimo strale, ch'ella vibra a danno della religione. Oggidì sono scarsi i veri energumeni, ed appunto per questo so- no stati veri e degni di fede i casi di tal fatta, accaduti ne' trascorsi tempi ; ed al- tresì questa odierna scarsezza apre l'a- dito al nemico dell'uman genere per ti- ranneggiare se non il corpo, ma di certo l'anima di tanli accecati dallo spirito del- le tenebre e dell' empietà. Tanto e me- glio si legge nel voi. XVII, p. 4^} degli ninnali delle scienze religiose.

OSSORY (Ossorien). Sede vescovile dell'Irlanda, con residenza nella città di Kdkenny, Kilchemnos Fantini . provin- cia di Leinsler. capoluogo della contea

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ilei suo nome, ima delle prime ilei re- gno, e di una piccola divisione che porla il nome di conica della città di Kilken- ny^ i3 leghe da Dublino sulla Nore che si attraversa sopra due bei ponti. E gran- de ed una delle più amene d'Irlanda; le sue polle, mura e bastioni attestano che fu piazza forte, rome dimostrano la sua antica importanza le rovine di molte chie- se, monasteri e abbazie. Racchiude an- cora molli grandi e belli edilizi, alcuni de' quali adorni di marmo nero tolto dai dintorni. I principali fra questi sono: il castello del conte d'Ormond, situato so- pra una collina e cinto da un muro alto .40 piedi ; la cattedrale di stile gotico, il palazzo vescovile, gli edifizi del collegio fondato nel 1602 dal duca d'Ormond, il teatro, e l'asilo per le persone rovinate. Le strade sono lastricate di marmo nero, e vi sono due chiese anglicane- Il duca v' introdusse la fabbrica di stolte di lana, e vi si trova ora una gran manifattura di panni e coperte. La maggior parte dei suoi abitanti sono di origine francese, mentre il principio della città si fa deri- vare da una cappella di S. Canice ivi esi- stente. Un tempo il parlamento d'Irlan- da vi si teneva spesso., e famose sono le costituzioni di Kilkenny, falte sotto E- doardo III, che per lungo tempo furono considerate importantissime pel paese. Kilkenny fu pure la sede del consiglio cattolico durante la guerra civile che se- gui la insurrezione del 1 64 1

La sede vescovile fu l'ondata da s. Pa- trizio, e ne fu 1 vescovo s. Kiriano nel j I "i circa. Egli, come fecero i successori, abitò nel monastero di Saiger. Nella me- ri del secolo \I fu trasferita la sede in Aghavoam, nel paeselli Ossory, ed inco- minciarono i vescovi a chiamarsi d'Os- lory; rilenendo sempre questo nome e Suffragatici di Dublino, nel line del seco- lo \ Il li stabilirono in Kilkenny. Coni- man ville pei ciò chiama la sede hilken- nino Cella s. Carnei, la dice istituita in Seir Kcuan o Scieera, indi trasferita ad

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Agadboa. nel 1 o~2,e pei aK.iik.enny sot- to Enrico II verso il 1 160; e che Insi- de vescovile fu delta anche Ossory 0 'La- mico a cagione del territorio in cui è si- tuata. Gli ultimi vescovi riportali nelle Notizie di Roma, sono: 1 789 Giacomo Lanigan di Lismore. i<Si4Kyrano Ma- rum, sotto del quale nel 1827 fu pubbli- cato il decreto del concilio di Trento de refor.matr. iBsgGuglielmoKinsela che nel 1 83 1 celebrò il sinodo diocesano. Gregorio XVI a'i 1 maggio 1 846 nomino l'attuale vescovo mg.T Edoardo Walsh. Ecco lo stato della diocesi. Il capitolo ha le dignità di decano, percettore, cancel- liere, tesoriere e arcidiacono, e 7 cano- nici: non hanno rendite, e sono sparsi per la diocesi ; due preti sono penitenzie- ri ; sacerdoti 70. Vi sono ancora gli ago- stiniani, i cappuccini, i carmelitani, i do- menicani, ma in pochissimo numero, vi- vendo il clero esemplare delle oblazioni de' fedeli e de' proventi pari-occhiali, poi- ché la cattedrale e i beni della diocesi so- no in potere de protestanti che ascendo- no a 10,000, mentre 200,000 sono i cattolici. Il vescovo pontifica nella par- rocchia di S. Maria vicina a Kilkenny e la ritiene con quella di s. Giovanni loeo mensae. Tutte le parrocchie sono 49» le chiese de' regolari 4) quelle delle mona- che 3, cos'i gli oratorii. La piccola par- rocchia di Saiger-Kiran è separata dal resto della diocesi. I pii stabilimenti so- no il seminario di Kilkenny con circa 35 alunni che pagano pensione, altro semi- nario donde i giovanetti passano al col- legio nazionale di Maynoolli con circa 70 alunni, tre case di monache della Presen- tazione con clausura, ospedale presso i cappuccini, e altri 5 ospedali, monte di pietà, 3 scuole e confraternite del ss. Cuore di Gesù, del ss. Sagraincnto, del Purgatorioedella dottrina cristiana spar- se per la diocesi. I confesori hanno \ an- nue conferenze sui casi, avanti al re* scovo.

OSTIA M<>M'. Osiamo. Mostra. Il

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Marangoni, Delle cose gentilesche, cap. 27, sull'origine dell'esporsi le cose sacre, le immagini e reliquie de' nostri santi, non derivata da' gentili, osserva ch'è re- lativo al rito delle processioni quello di esporsi al pubblico e alla venerazione dei popoli le cose più sacrosante della catto- lica religione, quali sono la ss. Eucaristìa, le Immagini e le Reliquie de' santi (V.}. Pietro Moretti nel 1721 stampò io Ro- ma: De ri tu ostensionis sacrar uni reli- quiarum a nemine haclenus peculiari elucubralìonc illustrato , dissertalo hi- storico rituali s. Egli con l'autorità di molli antichi scrittori dimostra che un tal uso da' popoli di Fenicia derivò ne- gli egiziani, i quali in certe solennità con- ducevano con pompa sul carro la statua d'Iside loro deità, da un tempio all' al- tro; ed insieme i di lei sacerdoti porta- vano avanti tutte le simboliche figure e tutti i ministeri consagrati a quell'idolo; che l'uso degli egizi passò ne' greci, pres- so de' quali fra le altre fu solenuissima la cerimonia di portar l'immagine della dea Cibele (dell' uso di portar gì' idoli sotto baldacchino, V. Ombrellino, ove dissi pure dell'uso dell'uno e dell' altro, per- messo o vietalo alle cose sacre e quali), e come i romani portavano ne' giuochi circensi i simulacri de' loro dei, affine di eccitare gli animi de'risguardanti alla re- ligione. Seneca narra che i romani lene- vanochiuse in alcuni armadi le immagi- ni de' loro antenati ( lo dissi meglio nel voi. XL, p. 208, V . Mani), ed in certi giorni festivi e di maggior allegrezza le esponevano alla vista di tutti, donde al- cuni trassero l'origine del culto reso agli antichi re come a dei, anzi ebbe princi- pio nel mondo l'idolatria. Questo costu- me pertanto di esporre alla pubblica vi- sta e venerazione le cose sagre e le im- magini fu praticato da' gentili in tutti i luoghi, e appresso tutte le nazioni idola- tre. Or quanto più conveniva che prati- cato fosse dalla religione del vero Dio, qual è la cristiana? L'umana natura è di

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tal condizione,che non può agevolmente innalzarsi, senza 1' aiolo delle cose este- riori, alla contemplazione delle cose ce- lesti e divine, come dice il concilio di Trento, sess. in, cap. 5. Ond'era neces- sario, che anco i misteri più alti e pro- fondi, sotto alcuna specie visibilegli fos- sero rappresentati, e quali esemplari di virtù da imitare, il che pratica la Chie- sa cattolica nella mostra delle cose visi- bili de' sagramenti e delle reliquie dei sanli. Avverte il Marangoni ch'essa pe- rò non ebbe a mendicare dal gentilesimo l'uso dell'ostensione e mostramento che fi delle sue cose sagre alla pietà de' suoi ligli, avendolo ricevuto dalla sacra Scrit- tura nelle tavole della legge mostrate da Mosè al popolo, nella misteriosa arca che precedeva gl'israeliti, cui Dio stesso vol- le esser guida in figura di colonna di nu- vola e di. fuoco, e Mosè portò seco dal- l'Egitto le ossa di Giuseppe ; laoude giu- stamente la stessa Chiesa ha opposto lo- stensione suddetta o mostra al supersti- zioso e vano uso degl' idolatri. Quindi è che tanto nelle basiliche di Roma, quan- to nelle chiese principali del cristianesi- mo, si pratica il lodevolissimo costume, non solo di esporre ne' giorni destinati per tutto il giro dell'anno il ss. Sagra- mento, divozioue detta Quarant'ore^ma in ispecie in que' più solenni, come di Pasqua, il mostrarsi le reliquie de' santi, annunciandone i loro nomi , per eccitar ne' fedeli pietà e divozione, e la brama d' imitare i loro esempi per giungere all'eterna felicità che godono iu cielo. In diversi luoghi narrai come segue l'osten- sione delle reliquie, e quella che si fa del- le maggiori al Papa e sacro collegio, ec, nella basilica Vaticana, ne' voi. Vili, p. 3 16, e IX, p. 33. Sull'ostensione dell' Ó- stia e del Calie e, veggasi tali articoli, non che Elevazione e Messaj e per quella che fa il Papa quando pontifica, il voi. IX, p. 27.

OSTENSORIO. Arredo sacro, con cui si fa l'esposizione del ss. Sagrameli-

O S T lo de\Y Eucaristia ,a\ quale articolo trat- tai nel tj IV, Dell' esposizione, ec. Gli ostensori! sono eli materie diverse, or- dinariamente d' argento o di metallo inargentato o dorato, e anche d'oro massiccio, ricchi pure di gemme con mae- stose raggiere. La forma dell' ostensorio è più o meno alta, con zoccolo e piedi con differenti ornati, bassorilievi, cornici, ce- sellature, sculture ed intagli. 11 tronco o piede fermasi talvolta di ligure d'an- geli, e gli ornamenti e guarnizioni so- no con emblemi e simboli allusivi al ss. Sagramento, col pellicano che nutre i figli col suo sangue, ovvero con grap- poli d'uva e spiche di frumento, figu- ra delle specie del pane e del vino . Sul piede o tronco posa la raggiera, per cui fu chiamato sole, sovrastata da una piccola croce. iNel centro e circolo del- la raggiera, la quale alcuna volta spic- ca da nuvole fra teste di cherubini, e fra due cristalli rotondi si pone nell'in- cavo V Ostia sagra(V.) che si adatta so- pra un mezzo cerchio d' oro, d' ar- gento o metallo dorato, perciò chiama- to lunetta o mezza lunetta , comechè a foggia di luna crescente, la «"piale s'in- castra in un perno. L' ostensorio serve per 1' esposizione del ss. Sagramento, per portarlo in processione, e con esso si la benedizione al popolo. Se 1' o- stensorio è troppo grande o pesante, per portarlo in processione e per la benedi- zione si toglie la raggiera contenente la sagra ostia e si pone sopra un piede pic- colo. Vi sono ostensori! anche di cristallo di monte e di ambra bellissimi, rilucenti e diafani. Coll'autorità del p. Chardon, Storia de sagranientì 1. 1. cap. i 'k ripor- terò qualche erudizione siigli o»tenso- rii. Una piova dell'antichità di esporre il ss. Sagramento nelle chiese o portai lo nelle processioni è 1' uso di que' j'itber- iiacoli (ly.) portatili, chiamati comune* mente oslensoHi, melchisedechx . soli o custodir, alcuni de' quali furono lavorati nel secolo \1U dopo l'istituzione delta

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festa del Corpus Domini, detti anche mo- stre, per servire all'esposizione del ss. Sa grarnento, in forma ti i croce, e ordina- riamente di sole vetriato e trasparente, ed eziandio a foggia di torri; lungo poi sarebbe riprodurre le descrizioni ch'egli riporta di diversi antichi ostensori!, piut- tosto ne indicherò alcuni che altri descris- sero. iNel n.° io de\V Album anno IX si vede la forma del grande, ricco e nobi- le ostensorio della cattedrale di Barcel- lona, d'argento dorato, ornato di pietre preziose, che 8 sacerdoti a stento posso- no portare, allorché è collocato sopra se- dia dello stesso metallo, che dicesi essere stato il trono di Martino re d'Aragona del i3«y): ciò che vi ha di più meravi- glioso sono moltissimi e preziosi gioielli, perle, rubini, diamanti, granatedi Siria, opali, zaffiri, cammei e pietre incise che vi sono sospesi, divoti doni di valore ine- stimabile. Si crede lavorato a' tempi di Ferdinando V e Isabella, e vuoisi che già fosse più prezioso e più ricco. Nella Ro- ma sacra con aggiunte del Cecconi, si leggea p. 679 che la principessa di Piom- bino donò alla chiesa Nuova de' Filip- pini un ricco ostensorio di eccellente di- segno e lavoro, intarsiatoci] preziose gem- me, del valore di scudi 12,000. Il Bal- dassari, Reità, de patimenti di Pio VIt t. II, p. 3(io, riferisce come i repubbli- cani francesi tolsero al principe d. An- drea Doria Pamphilj il grande ostenso- rio che possedeva la famiglia , e impre- stava alla loro Chiesa di s. Agnese in piazza Navona ( V. ), per la divozione delle Quarant'ore (^.), che per l'eccel- lenza del lavoro , e per oro, argento e gemme era una maraviglia; fu valutalo 1 3o o 1 74)0°° scuili enea. Il Cancelliei 1 poi nel suo Mercato p. 86, 196 e segi descrive l'ostensorio tatto da Ciro Ferri, del valore di ioo,o<>.> scudi, e che pri- madel 1 740 la rasa Pamphilj impresta- re .1 della chiesa, e come fu rubato, per cui il principe d. Cannilo ne feci più ricco (che come il pruno si collocava

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sotto nobile baldacchino, e sopra trono d'argento, valutato quasi 7,000 scudi) nel 1 -4 ^ > coll'opera dei celebri Juvara scultore in argento e Gelpi legatore di gioie, con maestoso disegno e mirabile maestria di ornati e figure, che riuscì preziosissimo e pesante più di 100 lib- bre, come si può leggere nella minuta de- scrizione, ch'è quello presodai francesi. Il medesimo Cancellieri a p. 34 del Ce- notaphiuin al cardinal Antonelli, descri- ve il magnifico e prezioso ostensorio che il cardinale donò nel i8o3 alla basilica Lateranense di cui era arciprete, opera del rinomato Giuseppe Valadier. Allor- ché Nicolò I imperatore delle Russie nel declinar del 184 5 si recò a visitare in Ro- ma Gregorio XVI , nella sagrestia di s. Pietro in Vincoli avendo meritato la sua attenzione un quadretto con testa del Sal- vatore creduta del Guercino,gli fu pron- tamente offerto dal p. ab. Valle di que' canonici regolari. Grato l'imperatore al dono, da Pietroburgo mandò a detta chie- sa un magnifico ostensorio d' oro di fi- nissimo lavoro, ornato di smeraldi e ru- bini, con raggiera di brillanti. Nel n.° 4 della Gazzetta di Roma 1848, si legge la descrizione del bellissimo e magnifico ostensorio di argento dorato, lavorato in Parigi e chiamato capolavoro francese dell'arte cristiana del secoloXIX, ornato con ismalti e finissimi rabeschi, rilievi e figure, come degli evangelisti coi loro sim- boli, di angeli e dell' effigie della Beata Vergine col divin Figlio, ricco di perle bianche e nere, grisopazi, granate, sme- raldi, rubini e ametiste; essendo la palla che deve contenere la santa ostia di pu- rissimo cristallo. Questo è nobile dono del re de' francesi Luigi Filippo I, al Papa Pio IX. In fine merita speciale menzio- ne quello di lavoro sublime e splendido donato dal magnanimo Ferdinando li re delle due Sicilie alla cattedrale di Vel- letri, descritto nel n.° 1 58 del Giornale di. Roma i 8 "io. Di altri ostensori! ne fé- ( i parola in diversi luoghi.

OST OSTIA SAGRA, Hostìa sacra. Pa- ne Azimo (^.)> senza lievito, che si con- sagra nella Messa ( V . ), e si offerisce a Dio in sagrifizio sulla Patena (^.),che il sacerdote alza dopo la consagrazione e prima del Calice (?'•), acciò il popolo a- dori Gesù Cristo presente : ad Elevazione dissi pure del suono delle campane 0 cam- panello che per essa ha luogo; ed il Lam- bertiui, Della s. Messa,^. 108 e 124, trat- ta sull' elevazione dell'ostia e suo diver- so uso, giusta la diversità de' tempi e luo- ghi. Per Ostia si dice anche vittima che s' immola in sagrifizio alla divinità: que- sta parola deriva dall'antico verbo lati- no hoslio, batto, ferisco od uccido, ov- vero da hostis, perchè immolavansi con sagrifizii delle vittime prima della batta- glia, per rendersi propizi gli dei, e do- po la vittoria per ringraziarli. Ostia di- cesi eziandio il corpo e sangue di Gesù Cristo, che si contengono nella Eucari- stia sotto le specie del pane e del vino, perchè si offeriscono a Dioqual vittima e sagrifizio, non meno in memoria che in ringraziamento a Dio pel gran beneficio della redenzione, per la quale Gesù si fe- ce ostia per noi e sagrificossi. Chiamasi ostia il pane destinato alla consagrazio- ne, benché per anticipazione, perchè gli antichi chiamavano ostia la vittima che dovea essere sagrificata. Nell'antica leg- ge 1' ostia pacifica erano i sagrifizi of- ferti a Dio per ringraziarlo di grazie ot- tenute, o per chiedergliene delle nuove. Le ostie che servono per la messa sono più grandi di quelle che si conservano per la comunione, dette anche Particole {l7.)'- a Comunione e altrovedissi di quel- la colle due specie. Quando non si tro- vasse un numero sufficiente d'ostie con- sacrate per comunicare tutti quelli che si presentano alla sacra mensa, il sacer- dote può dividere in varie parti le ostie, cioè le particole, non già l'ostia grande se non per la comunione di un infermo in pericolo di morte, ovvero per qualche al- tra urgente e notabile ragione. Le ostie

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Consacrate si devono cambiare dopo 8 o iil più i j giorni. Si custodiscono nel Ciborio (P.)} denlro la Pisside le parti- cole e l'ostia grande per l'esposizione, di cui parlai al *j IV di Eucaristia, nella scatola d' argento o metallo dorato, e poi si pone peli' Ostento rio (f/-)- nel ce- rimoniale pontificio chiamasi hosliaria la scatola per conservare le ostie non consacrate. L'ostia si fa con pane di fru- mento; ed i pani o le oblate che antica- mente si consagravano furono dette an- che ostie o Balogie (F.)y cioè paui bene- detti, e ne parlo anche a Diaco.vo; men- tre a Oblata dissi come si facevano colla ialina e come si cuocevano. Dice il Ma- cri, che Onorio 111 nel 1220 ordinò che nelle ostie s' imprimesse 1' immagine del Crocefisso, poiché altri o v'imprimeva- no Cristo legato alla colonna 0 le sole let- tere indicanti il nome di Gesù. Di qual grandezza e sotto qual forma fossero le ostie anticamente, il Lambertiui scrive che si va disputando fra gli eruditi, ed il p. Sirmond, dal concilio di Touis del >6o, deduce l'introduzione che sull ostia foste improntato il segno della croci-. Nel Io5 ì le ostie erano più grandi delle o- dierne, e dopo la consacrazione si rom- pevano, e con es>e si i\asa la comunione al popolo, come si ha dal cardinal Um- berto vescovo di Selva Candida, narran- do la sua disputa coi greci che consagra- vano in fermentato o pane tatto con lie- vito, mentre la chiesa romana fiu dal principio lo fece sempre in azitno, giu- sta l'insegnamento di s. Pietro. Aggiun- ge che la chiesa di Gerusalemme conve- nendo colla Ialina, era solita offerire o- blazioni di fior ili farina, colle quali o-

stie comunicava 1! popolo; e che quelle

ile' Ialini per la comunione de fedeli ti- rano piccole e sottili, perchè gustino la soavità del [tane celeste, che non rompa digiuno; essendo certissimo che in qual- sivoglia minuzzolo di questo pane celo* sta m contiene tutta la dolcezza del \ ci- bo incarnato, tnlln la sapienza dei sein«

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piterno Dio, e lutto il piacere dell' in- corrotta verità. Verso il 1 i3o scrisse O- norio Augustodunense, Gcmmae lib. I, cip. (>(}, che non essendovi pia la fre- quenza de' comunicanti, s'introdusse l'u- sanza di far le ostie grandi come un de- naro. I greci non usano la forma roton- da nell'ostia, ma la quadrangolare con lettere esprimenti : Jesus Cliristus vin* cit. La forma delle oslie nostre è anti- chissima, come prova il Berleudi, Delle Oblazioni (!'.), ove porta un decreto di s. Zeffirino del 10Ì, in cui chiama l' o- stia Coronam, sive oblata tphaericae ti- gurae. Durando nel Rationale , lib. 4> cap. 3o, spiega il senso mistico della ro- tondità dell' ostia: Iloslia formatiti' ro- tiaitla, c/uia Domini est terra et pimi lu- do ej'us, Orbis lerrarum ti universi qui habitant in eoj ed al cap. 4-t, n.° 8, se- guitando Onorio citato, aggiunge, che Panis formatili- in modani denariij tum r/uia panis vitae prò denariis traditili ests tum quia idem denarius in vinca la- boranlibus in praeniiuni dandus est. l- deo Piiulus dixii : Unusaidsque pro- priam mercedem accipìetsecundum ruoti labore:/!. Il berleudi indagando il tempo in cui nella Chiesa s' introdusse la pra- tica del paue in sottile leggerissima m 1 teria, non cotto nel forno, ma con dif- ferente artifizio compresso e sigillato dal fèrro, ed in tutto dissimile dal pane co- mune, si protesta non poterlo stabilire. Tanto nella chiesa greca quanto nella la- tina è sempre stato il costume, e conti- nua, d' imprimere nell'ostia la croce o I' immagine del Crocefisso, come rileva il bollanoti a p. 56 delle Osserv. sui ivw di vetro: dell'antica ancor Offerì continuata disciplina de'gi eci,si può vedere il Goar. Eueotogiumtp.6o, n.*i,e6r,n. ' 1. Già ti Barooio all'anno 58, u.065 e 66, iveaot-

servatO essere stato costume degli antichi

ci isti. un d imprimere oe'pani usuali il «ti- gno della croce, e che poi s'introdusse ini primere nel pane dell'Eui aristia n lo il detto legno, ma anche il Croi

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Ralmajer nella disseti. Deoblatis Eu

chct risiici st auae Hostiae vocari solent, Amsterdam 1727, pubblicò le figure da esso trovale impresse nelle Ostiej cbe tut- te però, in un modo o nell'altro, rappre- sentano o la passione o la resurrezione, o il nome di Gesù Cristo in sigle, e la sua figura crocefissa. Vedasi il Sarnelli, Leti. eccl. t. g , lelt. 28, della origine del pa- ne bianco e sottile per la ss. Eucaristia, che dicesi ostia, opinando che circa il 1000 si praticò fare le ostie come oggi si fanno, ufficio prima esercitato dai preti, o dai efiierici o sagrestani; ora le fanno anco le monache ed i laici, llp. Chardon, Storia de' sagramend t. I, p. ^5o e 2 56, descrive la forma delle ostie presso i gre- ci e i coftij e come si debbono cuocere: riporta il canone del concilio di Toledo del 693, che chiamando le ostie pane de' santi, biasimò que'sacerdoti che si erano permessi tagliare in rotondo una fetta di pane comune per offrirla all'aliare, e or- dinò che il pane da odi irsi fosse intero, proprio, preparato con diligenza, e non sia grande ma una piccola oblazione, non dovendo caricare lo stomaco, ma solo servire per alimento dell' anima. Indi somma attenzione si pose nel far il pane destinato a diventare il corpo di Cristo, dai sacerdoti o alla loro presenza dai chie- rici ; in che si distinsero i cluniacensi, ac- compagnando l'azione con orazioni e re- cita di salmi, ed i canonici regolari di s. Vittore, le costituzioni de' quali prescri- vevano che il sagrestano facesse le ostie vestito di camice, scegliesse il frumento più puro, in luogo decentissimo e coper- to di bianefieria, e che fosse servito da frati ond'egli non toccasse che le ostie: il p. Bernardo riformato, annotatore del Chardon, fa osservare che nel suo ordi- ne il) ogni convento vi è luogo apparta- to per far le ostie, che d'ordinario è uf- fizio del sacerdote sagrestano, e poi si ripongono iu bellissime scatole; biasima quelli che comprano ostie fatte da ereti- ci e da femmine, edice che Cirillo palliar-

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ca alessandrino fulminò la scomunica contro chi farà impastare o cuocere dal- le femmine il pane destinato per l'Eu- caristia. Ciò fa vedere che gli orientali non aveauo meno rispetto per questa ma- teria, e religiosa era 1' attenzione pre- scritta da s. Pacomio a' suoi monaci nel fare il pane delle oblazioni. I primi cri- stiani facevano da loro il pane destinalo al sagrilizio, e gì' imperatori stessi non si dispensavano da questo dovere, cosi le regine e altri pii principi, anzi s. Ven- ceslao duca di Boemia seminava colle proprie mani il frumento, e spremeva le uve pel vino del sagrifizio della messa. Il p. Chardon riprova l'enorme abuso di quegli orientali che mescolano sale e olio col pane eucaristico, come i giacobiti di Siria che già l'esercitavano nel secolo XI I, e vuoisi incomincialo da Jacopo Bara- deo, uno de' capi di loro setta: anche i nestoriani hanno questa erronea usanza. Quasi tutte le nazioni orientali, tranne gli armeni, maroniti, ec. , si servono di pane lievitato nellEucaristia, ma le cine- se occidentali adoperano I' azimo seuza lievito, conforme a ciò che avea fallo il Redentore, che istituì il sacramento nel giorno iu cui s immolava l'agnello pa< squale, in cui secondo la legge gli ebrei doveano togliere dalle loro case ogni sor- ta di lievito. Il Rodotà, Dell'origine del rito greco in Italia, lib. 2, p. 227, parla di quello in uso tra'basiliani d'Italia, cui Eugenio IV permise la variazione della forma dell'ostia da quadra e profonda, in rotonda e sottile, secondo il costume della chiesa romana , restando illesa e invariabile la materia del pane fermen- tato; e che ne' successivi tempi i greci della provincia d'Otranto indarno richie- sero lai cambiamento alla congregazio- ne del s. Olii/io, mentre il vescovo di A- lessano già l'avea ammesso ne' suoi dio- cesani greci. I greci preparano avanti la consagrazioue il pane fermentato, con formare alcuni piccoli pani di pasta bian- ca e monda, cui imprimono con un sigillo

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il segno della croce colle memorate gre- che paiole: Jesus Christus vincit. Indi estraggono l'ostia maggiore, ed altri te- nui frammenti, che dispongono attorno ad essa nella patena. Le consagrano e le infondono nel calice. Il sacerdote, con- sumata l'odia maggiore, estrae dal cali- ce con un cucchiaio d'argento le consa- crale particelle, e le porge al popolo; oppure egli stesso le consuma, quando non gli si presenti alcuno, il quale par- tecipi de sacrosanti misteri. Per quanto accurata sia la diligenza che i sacerdoti usano nel rompere e nel consumare gli accidenti fermentali, accade bene spesso che alcuni frammenti o restino nel cali- ce, o cadano sparsi sul corporale, spe- cialmente se i celebranti sieno di del iole vista. Premessa la notizia di queste co- se, vi è giusta ragione di credere che i monaci greci d'Italia, dopo il concilio di Firenze, divenuti più colti sotto il car- dinal Bessarione, volendo prevenir ogni sorta d'irriverenza verso l'Eucaristia, ot- tennero la suddetta facoltà da Eugenio IV. Di quanto analogamente dissi sui monaci di Groltaferrata, vedasi il voi. XXXIII, p. 56.

La chiesa latina divide l'ostia in 3 parti; i greci in 4> una Pe' celebrante, la ?..J pel popolo che vuol comunicare, la 3/ si riserva per gli ammalali, e la 4-* per essere posta nel calice ; i inoza- rabi in 9, dando a ciascuna il nome di qualche misteio di Cristo. Nella stessa chiesa latina, un tempo, spezzata l'ostia, se ne conservava una parte, che divide- vasi io varie altre piccole parti per co- municare gli astanti, o si riservava per gl'infermi, come dice il Micrologo al cip. 28. I significali simbolici di tale divisio* ni de' latini si leggono nel Alacri e me- glio nel Lambertini citato. Si frange l'o- stia poiché Gesù Cristo nell' istituzione del Sagramento, preso il pane, lo bene- di, lo franse, e lo diede a' suoi discepoli, dicendo che facessero lo stesso in MM memoria. "Nella chiesa Ialina il sacerdote

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prende l'ostia tra il pollice e l'indice del- la mano destra, e con esse dita, e col pollice e indice della sinistra tenendola sopra il calice scoperto, riverentemente la frange per mezzo, dicendo: Per eum- dem Dominimi N. J. C. fili uni tuum, e la parte che tiene nella mano destra la pone sulla patena, e l'altra mezza che gli limane nella sinistra la frange nella parte inferiore(nella superiore, come più nobile, insegnarono gli antichi citati dal Alacri, che vuole significare la particel- la che ponesi nel calice, il corpo di di- sio glorioso e risuscitato) colla destra, proseguendo: Qui tecuni vivù et regnai, e ritenendola fra le dita di detta mano, la parte maggiore che ha nella sinistra l'aggiunge alla mezza posta sulla patena, dicendo: In imitate Spirila* sancii Deusj e la particella dell'ostia che ha nella de- stra tenendola sopra il calice, dice: Per omnia saecula saeculorum , alle quali parole risposto dal ministro Amen, se- gna Ire volte colla stessa particella il ca- lice, dicendo : Pax Domini sii se/nper vobiscum, e dal ministro si risponde: Et curn spirita tuo. Poscia pone la det- ta particella nel calice a fine di mischia- re il corpo col sangue di Gesù Cristo, imperciocché quantunque ne il corpo sia senza il sangue nell ostia consagrata, il sangue senza il corpo nel calice, tuttavia perchè si consagrano separata- mente, il corpo sotto la specie del pane e il sangue sotto la specie del vino, così fu stabilito che uno si frammischi col- l'altro. Indi il sacerdote dice^eniu Dei (f-), le orazioni che seguono, ed BS6U> me le due poti dell'ostia comunican- dosi, poscia col sangue assume la par- ticella dell'ostia. Sul comunicar* la mano sinistra, ne trattai nel voi. XV,

[•■ 109 e 1 1 o. Nel voi. IX, p

parlando della solenn mi U < \ ontificale che celebrai! Papa, dissicome OOn una delle parti dell'ostia comunica d diai suddiacono ministranti. Quando si con- tagi a un vescovo, il 1 ;i aule

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divide l'ostia in tre parti, mettendone una nel calice, comunicandosi coll'allra., e comunicando colla terza il vescovo con- sagrato. Se sono più vescovi i consagrati, detta parte si divide in altrettante par- ticelle. Avverte il Macri, che il venerdì santo, quando si pone nel calice la par- ticella dell' ostia, il sacerdote non deve fare le solite croci nell'orificio del calice. Narra poiché in Francia eravi l'uso che i sacerdoti novelli ordinandosi riceveva- no dal vescovo 1' ostia consagrata invol- ta in candida pergamena, qua le essi con- sumavano in 4o giorni, pigliandone ogni una particella quando celebravano, in memoria di quelli passati co'discepoli dal risorto Redentore. Nella chiesa am- brosiana la frazione dell'ostia si esegui- sce nella messa avanti l'orazione dome- nicale, rito che fino dai più rimoti tem- pi era iu uso in quasi tutte le chiese d'oriente e d'occidente ; finché s. Grego- rio I nella liturgia romana trasportò la frazione dell'ostia dopo l'orazione dome- nicale,ciò che gli cagionò alcune opposi- zioni per parte di diversi vescovi di Sici- lia. Sulla formula usata dalla chiesa am- brosiana, con cui si dice spezzarsi il cor- po di Cristo, vedasi il Sassi nella sua Let- tera, ed il p. Fumagalli nella dissert. 2 5 dtWAulieh. longob. milanesi.

Nel Lamberti ni si può leggere quan- to riguarda 1' ostia corrotta o di mate- ria inetta, riconosciuta nell'atto della ce- lebrazione; la particella dell' ostia che resta nel fondo del calice, come si deb- ba prendere ; 1' ostia che per inavver- tenza si ritrova intera dopo la consu- mazione delle due specie, cioè quando ne abbia consacrate due ; e dell' ostia da riservarsi per la processione; come de' frammenti dell'ostia consacrata, e co- me in diversi casi s'abbiano a consuma- re. 11 Cancellieri ne' Tre Pontificali p. 70, narra dell'ostia caduta per terra ad A- lessandro VI sotto le sue vesti, e raccol- ta dal maestro delle cerimonie, e di al- tra caduta a Innocenzo X. Dell'ostia di

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Bolsena e di Daroca, da. cui uscì vivo sangue, si può vedere il voi. IX, p. 4^, ed Orvieto. Il Cardella, Meni. stor. dei card., parlando del cardinal Valtemberg, racconta che nel restituire al rito catto- lico la cattedrale di Verden, ritrovò in un antico ciborio o tabernacolo un'ostia grande e tre piccole dentro una pisside, tutte candide, intere e ben conservate, quantunque da un secolo a quella parte non vi fosse stato in quella chiesa eser- cizio alcuno di religione cattolica. Ab- biamo dal Bercastel, Storia del crisi, t. 17, lib. 5i, che Eugenio IV ad istanza di Filippo III duca di Borgogna, gli man- dò in dono un' ostia consagrata tratta dalla propria cappella, già trafitta da molti colpi di coltello da un empio, per- ciò tinta di sangue : 1' ostia si collocò nella cappella di Dijon, operò diverse meraviglie, si corruppe coll'andardei secoli. Innocenzo XI a' 12 marzo 167-, e Alessandro Vili a' 22 giugno 1690, emanarono costituzioni contro i sagrile- ghi rapitori delle ostie sacre, e Benedet- to XIV le approvò e rinnovò li 4 mar- zo I744> colla bolla Ab Augustissimo. Il successore Clemente Xlll uel maggio 1759 fece celebrare solenne triduo nel- la chiesa de'cappucciui, per pregare Dio a far trovare i rei del furto seguito nel- le chiese di Ariccia e de' cappuccini di Civitavecchia, delle pissidi coll'ostie con- sagrale. Penetrato il Papa di esecrabile misfatto, per prevenirne possibilmente la rinnovazione, a' 20 marzo 1760 pubbli- cò la bolla Gravissimwn, confermando quelle de'predecessori contro siffatti rei, ordinando eh' essi fossero consegnati al braccio secolare per subire la peua del- l'ultimo supplizio, sebbeue avessero con- fessato il loro delitto, e nel 1766 furo- no impiccati i due rapitori delle nomi- nale chiese, uno maceratese, l'altro to- scano del Casentino. L'imperatore En- rico VII morì per essersi comunicato con ostia avvelenala ; ed Urbano Vili vulevasi uccidere con avvelenar l'ostia

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che doveva consagrare. Nel citato voi. \\, [>. a3 e i-f) no descritto che quando celebra solennemente il Pontefice, il pre- lato sagrista consuma due ostie non con- sacrale e fa la pregustazione dell'acqua e del vino, dopo aver bevuto 1' una e l'altro il credenziere pontificio. Si ha dal- la vita di s. Francesca Romana, che vo- lendo un sacerdote verificarne la san- tità, la comunicò con ostia non consa- grata, ma Dio permise che lo conosces- se, onde il sacerdote fece penitenza del fallo. Finalmente vi sono ostie benedet- te, come quelle di s. Francesco di Paola, il quale deputò i suoi religiosi minimi a benedille per le donne incinte, con l'impressione di molte lettere iniziali di un'orazione in onore del santo, ed in Or- vieto nel 1840 fu pubblicato il libretto di tal divozione.

OSTIA (Ostieri). Vescovato suburbi- cario , già città celebre e antichissima, ridotta a squallido borgo, presso la luce orientale del Tevere, in un angolo di- stante da Roma 1 5 miglia, e quasi 3 dal litorale odierno del mare Tirreno. Gia- ce il territorio nelle campagne antica- mente dette de'Laurenti, le quali si e- stendevano sino al Tevere, confine del Lazio, di che trattai a quell'articolo, de- scrivendo Laurento. 11 borgo attuale è circa un mezzo miglio più vicino a Ro- ma delle rovine della città antica, quin- di sembra straordinaria e iuconcepibile la questione mossa dagli antiquari sulla distanza precisa di Ostia da Roma. Le pa- ludi col nome di lago o stagno Ostiense, col bosco omonimo, coprono Ostia dal canto di settentrione e ricordano le anti- ( be saline per provvedere all'uso di Roma, stabilite perla prima volta da Anco Mar- zio 4-° I"* di Roma, e che in parte an- cora oggi sono in esercizio, e danno ot- timo sale: se nr farebbe maggior quan- tità se l'insalubrità dell'aria proveniente da dette acque stagnanti, e derivanti dall'acque de' terreni adiacenti, permei* tesse numerosi lavoratori. Il iu tolse ai

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veienli le saline che aveauo nell'altra parte destra del Tevere, o perchè que- ste presso Ostia si trovassero da lui già incominciate, o si giudicassero migliori. L'attuale Ostia si compone di una for- tezza costrutta a' tempi di Sisto IV dal nipote cardinal Giuliano della Rovere di Savona, vescovo d'Ostia e Velletri, poi Giulio II, di poche case rustiche gene- ralmente del secolo XV, e della chiesa cattedrale con baltisterio dedicala a s. Aurea vergine e martire, con architet- tura di Baccio Piotelli riedificata da det- to cardinale; manca di capitolo, ed avvi solo l'arciprete e il cappellano ch'eserci- tano la cura d'anime, ed una confrater- nita. La chiesa forse fu restaurata, alme- no nella porta, dal cardinal vescovo Ge- sualdo, sulla quale se ne legge il nome, come pure sulla porta del borgo. La santa con un sasso al collo poco lungi fu sommersa nel Tevere, ed il suo cor- po fu portato nella cattedrale, e poi le sue reliquie I' ebbero diverse chiese di Roma, come si legge nel Martirologio a'24 agosto. Incerta è l'origine di que- sta chiesa, è noto però che il Papa s. Ser- gio I del 687 la rinuovòechiamò basilici; altrettanto fece s. Leone 111 dopo l'8oo. Lna carta del 1 1 "9 fa menzione di que- sta chiesa, innanzi alla quale, come pri- maria, fu convocato il popolo. Per ulti- mo ristorò la cattedrale d vescovo cardi- nal Pacca , aveudola trovata in rovini. Ostia è cinta di un debole muro merlato difeso da qualche torre, opera in gran pai te del vescovo cardinale d'Estoutevil- le. La forma della terra murata può dirsi un quadrato, di cui il lato settentriona- le ha la porta, il meridionale lachies i,a> vente vicino il palazzo vescovile, e I occi- dentale «iene quasi interamente occupato dalla fbrtezaa, volgarmente detta la tor- re d'Ostia, riunire l'orientale è coperto di case. Ora che le saline fui mio 1 iettavate, gh abitanti sono circa 5oj in gran parte operai delle saline, e nell inverno si accre- sce di qui!, be centinaio di contadini : au-

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licamenle era amenissimo il clima d'O- stia, al presente è malsano. Quantunque la torre sia abbandonata e in parte ca- dente, ed il fossato ricolmo, siccome ne fu architetto Giuliano da Sangallo, e fece ta- lora valida resistenza, può riguardarsi co- me una delle più belle e più celebri for- tezze delsuo tempo, per cui furono conia- le medaglie col disegno della rocca o cit- tadella Ostiense, e la leggenda Jul. Card. Nepos in Ostio Tiberino; altra meda- glia colla iscrizione Jul. Episc. Ostieri. (noteremo diesi hanno molle medaglie de'cardinali vescovi ostiensi, coniate o per celebrarli o per porsi nelle porte sante da loro aperte e chiuse, come del- la Chiesa di s. Paolo fuori le mura (F.) chiamata basilica Ostiense, perchè situa- ta fuori della porta di tal nome in que- sta omonima via, ed il Piazza chiama il cardinal decano abbate di tal basilica). Si hanno pure stemmi e iscrizioni che confermano averla eretta il cardinal Giu- liano della Piovere vescovo. Nel maschio PaldassarePeruzzi dipinse in chiaro-scu- ro storie bellissime, specialmente una battaglia romana e un assalto di rocca, come pure rappresentò macchine anti- che di guerra ed armi; e quei fatti da lui dipinti in una sala passano per 1' o- pera migliore che dipingesse: Cesare da Sesto scolare di Vinci aiutò il Peruzzi in tutti questi lavori, che per l'incuria sono ormai perduti. Inoltre sulla for- tezza sono le armi di Martino V (non saprei il perchè, forse per memoria d'al- tra minore che congetturo demolita ), Sisto IV, Innocenzo \ 111, Giulio II, Leo- ne X, Paolo III e Pio IV, le quali ser- vono ad indicare l'origine, la fondazione e i restauri di essa, che delle opere at- tinenti.

Le rovine dell'antica città si ricono- scono a tanti tumuli o collinette, coperte di cespugli e arbusti, e sormontate da ru- deri informi, fra' quali torreggia la cella quadrata di magnifico tempio. Esse si e- stendono dalla chiesa di s, Sebastiano

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martire (edificata nel i63y sopra un mas- so, forse residuo della torre di Martino V, dal vescovo cardinal Ginnasi, e perciò pa- tronato di sua famiglia, il quale vi unì un ospizio ospedale da lui pure fondato, ora in rovina), alla torre detta Bovacciana sul Tevere, eretta per difesa della foce orien- tale dal mentovatocatdinal Rovere, per un tratto di circa un miglio e un quar- to di lunghezza; e dal fiume alla così detta Torretta per poco meno di un mi- glio di larghezza. IVon tutte però appar- tengono alla città propriamente detta, essendosi trovalo un colombaio tra il teatro e Ostia moderna, presso la chiesa di s. Sebastiano. Dalla disposizione visi- bile delie rovine risulta che la città a- privasi in una specie di semicircolo in- torno al Tevere presso al cubito che que- sto fiume ivi forma, in un angolo fra questo ed il mare Mediterraneo, in quel- la parte chiamato Tirreno. Si calcola a due miglia e mezzo circa l'estensione del recinto d'Ostia, e gli abitanti non ave- re ecceduto i 20,000. Le sue mura esi- stevano nel III secolo, e nel VI furono smantellate. Gli avanzi superstiti d' O- stia aulica principalmente consistono in quelli di un'antica piscina o conserva, dove probabilmente andava a finire l'a- cquedotto ostiense; ne' ruderi del roma- no teatro ostiense, molto simile a quel- lo di Pallade in Roma, forse de' tempi di Traiano o di Adriano , che conservò ed accrebbe la colonia d'Ostia, e si dice anfiteatro nella iconografia delle fabbri- che ostiensi di Zappati, pubblicata nel i8o5 da Gualtani ne' Monumenti anti- chi. Questo tempio, grande, magnifico e di accurata costruzione, situato prèsso la Troia nuova d'Euea, fu sacro a Gio- ve (Ottimo Massimo,e Giunone regina), il quale ebbe pure un altro tempio in 0>lia, come ve l'ebbero Nettuno patro- no della colonia ostiense perchè città marittima, Castore e Polluce protettori de'naviganti. In Ostia ebbe culto anche Iside, qual diviuità tutelare della navi-

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gazione, e Serapide: presso la foce ed il mare dovettero averlo Giove e Gin none Palulci, il cui cognome alludeva al tenere aperta la bocca del Tevere. Altre rovine costeggiano il fiume, oltre di tabeine e portici, cui si il nome di scalo antico, appellandosi palazzo im- periale un gruppo di rovine magnifiche; si vedono eziandio i magnifici avanzi del lavacro ostiense eretto da Antonino Pio con portici. Le iscrizioni, i molti sepol- cri, le statue ed altri marmi rinvenuti negli scavi d'Ostia, sono riportali e de- .scritii anche dal Fea nella Relazione del viaggio a Ostia, dal Nibby nel tomo i deli' analisi de' dintorni di Fonia; e per gli scavi eseguiti d'ordine di Pio VI e Pio VII, fu arricchito il museo Vaticano di diversi monumenti, come i 4 gruppi del- le forze d'Ercole, una statua eroica col-

I iscrizione Mairi, un Ganimede, un An- tmoo, la bellissima statua della Fortu- na, per non rammentarne altri. Anche particolari amatori d'antichità, ricordati dal Nibby, vi eseguirono ubertosi e fe- lici scavi, fra' quali nel i83r il vescovo cardinal Pacca, colto amatore delle arti, «.ielle scienze e di chi le professa, facen- doli trasportare in Ostia moderna, ce- lebrati dal commend. Pietro Campana nel 1X34. con l'opuscolo: Scavi d'Ostia.

II cardinal Pacca vedendo che pochi mo- numenti eransi conservati in Ostia mo- derna, de'tanti ch'erano stali scavati fra le rovine dell'antica, raccolse nelle ca- mere dell' episcopio, da lui riparato in gran parte e richiamato a nuova vita , tutti i monumenti che potè, e formò un piccolo museo ostiense, come aveva fatto a Porto mentre n'era vescovo. Per lui di sepolcrali monumenti e di prege- voli avanzi di bassorilievi di urne va liceo l'atrio e il prospello del palazzo episcopale, ed una copiosa collezione di eruditi marmi vestono in regolare di- sposizione le pareti della grande •'cala e parecchie sale dell'episcopio. Fra «pici luouumeuti ìueriluuo particolare meo*

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zione, il sarcofago di Gaio Comiuio Suc- cesso, e l'ara sepolcrale coll'epigrafe di Lucio Lepidio, seviro augustale e quin- quennale in Ostia e Tusculo, come pu- re quinquennale perpetuo del corpo dei fabii navali ostiensi. Da torre Bovac- ciana si tragitta sopra una barca per passare all'Isola Sacra, nell'opposta riva del Te vere, o v'ebbe culto Cibele, il cui si- mulacro proveniente dalla Frigia fu por- tato in Roma con solenne pompa. Ples- so la torre, rimontando il fiume, riman- gono ancora visibili le traccie di una rada, oggi quasi tutta riempita di sabbia, dove stava probabilmente ancorata una parte della flotta romana, allorché ven- ne dai corsari cilicii rapita per un colpo di mano. Un mezzo miglio al di di tor bovacciana verso il mare, il terre- no a sinistra trovasi fino alla spiaggia imboschito : dentro questo bosco, un mi- glio distante dalla foce, fra acque sta- gnanti, residui delle acque pluviali e del- le inondazioni invernali, è una torre ot- tagona, costrutta con molto sapere per difesa della spiaggia, che porta il nome di Tor s. Michele, visibile da Ostia, e- dificata secondo Nibby da s. Pio V (che prima nvea il nome di Michele^ e la dedi- cò all'arcangelo) nel i56q, e perciò po- steriore a Michelangelo cui si attribuisce. Anco Marzio dopo aver disfatto 4 cit- tà latine, e forzato i veienli a cedergli la selva Mesia, ampliò così i limiti del dominio romano fino al mare sulle due live del fiume, e in un angolo che for- mava il fiume col mare edificò la nuova ciltàj cioè nello stesso luogo dovè 1 Bea troiano prese terranei Lazio, e che forti- ficato ebbe il nome di Troja nova. Dal- l'essere questa città in ore Tiberìi fu della Ostia o /fostia, e Ostia Tiberina^ 'pia- si porta, foce, bocca o apertura della na« vigazione del Tevere < Nw rva il fl parlando del territorio d'Ostia, Memo- rie par. I, p. ri}, s«- da quel tempo il Tevere avi s* 1 due rami di alveo, pei

quali auch oggi si scalila nel mare, fui-

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mando con grossi alberi e fangose tene una specie d'isola, che dicesi sacra, è co- sa ignota: si sa però clie questi due ra- mi vi erano da tempo- antichissimo. Il ramo destro fu per lungo tempo il me- no praticato, finché Claudio vi fabbricò quel porto, perfezionato poi da Nerone, e ristorato da altri, che diede il nome alla città e via Porluense. Nel tempo più antico il ramo sinistro era il più fre- quentato, e come più aperto e più co- modo alle navi, per questo entrò Enea quando venne nel Lazio a stabilire i pri- mi fondamenti della potenza romana. Non essendo però l'alveo di questo si- nistro ramo troppo agevole a transitarsi con navigli di qualche portata, la gran metile del re Anco Marzio vide il biso- gno di fabbricare non solo il porto o rada, ma ancora una piccola città, e vi formò una colonia di romani; così si accrebbe il comodo del commercio per acqua, e forni a Roma un porto marit- timo e ne divenne il suo Pireo. Lo volle costruito nel luogo dove il Tevere sca- rica le sue acque, deve recar mera- viglia se ora il mare è più lontano, per- ch'esso come in altri luoghi si è ritiralo di molto. Nota Dionigi d' Alicarnasso, che detto re vi fece anche un arsenale, che lo rese un porlo ampio e capace di grossi bastimenti, non meno de'miglioii porli di mare, cioè si servì per porto del- la bocca stessa del fiume. Egli osserva come cosa mirabile, che questa bocca del Tevere non si chiudeva ed otturava colle arene del mare, come pure accade ai fiumi anche grandi, il Tevere per questa parte veniva a profondarsi, o di- sperdersi in stagni e paludi, prima di giungere, d mare, ond'era perpetuamen- te navigabile, di maniera che per mez- zo di remi vi entravano grosse navi da carico, restando le altre al porto como- do e sicuro, quantunque vi dominasse il vento occidentale; ma le navi più gran- di erano obbligale tenersi in alto mare, essendo riempita la bocca , come rica-

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vnsi da Dionigi stesso. Non si può nega- re che tal vento sia stato spesso di gra- ve incomodo allo scarico del Tevere, di maniera che molte volte ha prodotto inondazioni e ristagni, onde le navi do- veansi alleggerire per entrar nella foce, tirandosi fino a R.oma per 190 stadi. Coll'andar del tempo il tragitto di que- sto ramo si rese incomodo e la città di Ostia fu quasi abbandonata, quando dal- l'imperatore Claudio si fabbricò il sud- detto porlo dalla parte destra, forse per- chè da quella parte il viaggio per fiume a R.oma è più breve, come anche a' no- stri dì si continua a praticare in Fiumi- cino. Su questo argomento e sull'impor- tanza del porto d'Ostia, in cui vi appro- davano le romane flotte e le navi d' A- sia, si possono leggerei seguenti autori. Orazio Tigrino de Marsis : Ulriusque Porlus Osliae descriplio, presso il Pia- vio nel Theatrum civitatum. Giampie- tro Lucatelli: Dissert. sopra il porlo di Ostia e sua medaglia, e sopra la ma- niera usala dai romani nel costruire i porli del Mediterraneo, Roma 1 j5o. La dissertazione è pure riportata tra quelle del p. Calogeri), e deìì'Accad. di Corto- na t. VPCastiglioni : Numismalutn O- stiensis, et Trajani Porlus explicalio , Roma 1 6 1 4- Fea : Ristabilimento della città d' Ostia coli' intero suo Tevere. Più: Il Tevere navigabile oggidì come nei suoi più antichi secoli, eia città d'Ostia ivi edificata dal re Anco Marzio, empo- rio di Roma, da risorgere a nuova vita, Roma 1 835. Più: Storia delle saline d'Ostia introdotte da Anco Marzio, Ro- ma 1 83 1 . Cav. Canina: Sulla stazione delle flavi d' Ostia, sul porto Claudio con le fosse indicate nel? iscrizione sco- perta l'anno 1 836, e sul porto interno di Traiano, eia fossa distinta col nome di questo imperatore, Roma 1 838.

Nell'anno 538 di Roma era staziona- ta una flotta romana a Ostia, e nel 543 vi salpò con 3o quinqueremi per la Spa- gna il 1 Scipione Affricauo, la qual spe-

e; S T dizione può considerarsi come il princi- pio della salvezza <• dell' ingrandimento ci i Roma. Nell'unno 547 so'° Aimo e Ostia, fra le città marittime presso Ro- ma, ottennero esenzione da fornir ti lip- pe ; essendo Ostia posto .sì importante e da esigere tale custodia, che malgrado il bisogno, fn una delle due colonie ma- rittime eccettuate dal completar le le- gioni ; ed i giovani di esse non poteva- no pernottare più di giorni fuoi i del- la loro colonia. Nella guerra civile fra Mario e «Siila, il primo In prese e mise a s;tcni. Auclie negli ultimi della repub- blica vi era stanziata una flotta romana, rlie per essere stala in parte predala e distillila col fuoco dai pirati cilicii, die impulso alla spedizione di Pompeo con- tro di essi, e alla piena debellazione del- la Cilicio. E d'uopo riflettere, che il por- to Ostiense o la rada in che stavano an- corate le navi, non era fortificato. Non polendo le navi cariche di viveri talvolta approdare in Roma, per l'accennato in- ferramento che vi faceva il Tevere, onde talora la città pali carestia, mosse Cesa- re a pensare alla costruzione di porli sul litorale ostiense, e Claudio pose in esecu- zione l'idea a Porto dal lato occidentale, quindi si formò la darsena, opera di Tra- iano, ed il nuovo braccio del Tevere del- lo Fiumicino, clic facendo abbandonare l'ancoraggio presso Ostia, scemi» il suo commercio. Tutta volt;i Ostia non decad- de rapidamente dal suo splendore, per la vicinante del nuovo stabilimento ma- rittimo, che per le cine che ne mostra- rono sempre gl'imperatori, lino alla ma- laugurata traslazione dell'impero. Con tribuì a far (ionie Ostia il (empio di

Castore e Polluce, ove in folla concor- revano i romani a celebrarvi le feste

Maiumae, e dove ^1 imperatori i vansi a sacrificare per penuria di viveri cagionata da venti contrari. Il su giorno amenissimo vi attirava continuai* mente gente, massime a prendi rvii ba- gni di mare. Lo kles>o Claudio volcii-

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tieri vi dimorava: volle Stabilirvi una coorte di vigili per estinguere ed evitai e gl'incendi, e partì da Ostia per la spe- dizione britannica. Sotto Nerone la città continuava ad essere popolosa e ri>ca, indi venne aumentata, abbellita e be- neficata da Adriano. Il •successore An- tonino Pio vi costruì il lavacro; e Set- timio Severo la favorì, e costruì la via litorale detta Severiana, ebe comincian- do da Ostia raggiungeva l'Appia presso Tei racina. GÌ' imperatori susseguenti continuarono a ornarla di fabbriche son- tuose ; Aureliano cominciò a erigervi un foro sul mare, ove fu poi stabilito il pre- torio pubblico. Tacilo che gli successe ga- reggiò con lui in adornarla , donandole 100 colonne di marmo numidico e gial- lo antico alte 23 piedi. Forse a Caro e Carino si attribuisce un ponte di pietra ricostrutto per uso degli ostiensi e dei Morenti. Renelle vi fosse introdotta la re- ligione cristiana, nel secolo IV continua* vasi a sagrificare a Castore e Polluce, per olleiiere la tranquillila del mare; ma nei primi del secolo V era già in decadenza, sebbene proseguissero i detti sagi ifizi dal prefetto e console di Roma, e il concor- so de'romani nelle leste tb maggio. ' < i - tamente che la presa di Roma e 1 inva- sione gotica gli dovette nuocere; l'abo- lizione di delle feste influirono al suo de- cadimento, e nel 5 [o era poco frequen- tala, quantunque la foce ostiense li sse ancor navigabile, al riferire di ProCOp 0 Caduta Ostia in lutale abbandono e squallore, nell'837 era diruta affatto. Le incursioni de' saraceni finirono di spopo- larla, onde Gregorio l\ Papa per sai* vare i pochi abitanti clic vi einno resta- li da tali piraterie, e per difendere le

e. ( i s'i USSC un nuovo I l ! - dentro terra, cu < presso il silo ci ' attuale, sopra ij'i edifìzi de' l l'antica, e a questa da' il mìo non e, cu »• mandola Grrgoriopoli; la circondodi mura, e s( emulo ili un

in unitissima cittadella, ove ripose le ai-

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mi per la necessaria difesa, e la ridusse un forte antemurale contro le scorrerie de' saraceni con enormi spese. La bor- gata per poco tempo conservò il suo no- me, e nell'849 s. Leone IV coi napole- tani si recò a combattervi i saraceni, ciò che dissi a Marixa Pontificia, nar- rando il Piazza, che il Papa prima del- la battaglia si recò processionalmente al- la cattedrale, evi comunicò nella messa i capitani e soldati. Avverte il Nicolai che Porto e non Ostia fu dato da s. Leone IV ad abitare ai corsi. Nuove for- tificazioni e restauri fece ad Ostia mo- derna s. Nicolò 1 tlell'8 j8. Indi nel 917 Abelcaylo saraceno, venuto alla foce del Tevere, prese Ostia, e recatosi verso Peo- nia la pose in istretto assedio. Dipoi tro- \asi menzionata Ostia, come luogo do- ve approdavano coloro che per mare ve- nivano a Roma o ne partivano; quindi sembra che le cure di s. Leone IV per ripopolare Porlo riuscissero infruttuose, onde quella città rimase poco dopo ab- bandonata, e mancata la popolazione, in- terratosi il porto, e resasi men pratica- bile la foce destra, le navi furono forza- le a rimontare il Tevere per la foce si- nistra. Questo fu il motivo, secondo Nib- by, che più d'ogni altro contribuì a man- tenere qualche popolazione in Ostia mal- grado l'infelicità de tempi. Vittore III re- candosi da Monte Cassino in Roma, nel 1087 passò il Tevere presso Ostia, che ancora era tenuto per luogo d'importan- za. A' 26 maggio 1 i5q il cardinal Gia- cinto Dabò Orsini, poi Celestino III, ri- cevè la promessa dal popolo ostiense di mandare a titolo di tributo ogni anno al Papa, quando sta in lloma, a Marmo- rata o Ripagrande, due carri o barconi di legna, uno nel giorno di Natale, l'al- tro in quello di Pasqua, sotto pena di pagar 100 lire provesine: selle furono» deputati ostiensi e ne fu testimonio Don- nellus Bobò fratello o nipote del cardi- nale. Quindi l'alto venne letto avanti la chiesa cattedrale di s. Aurea, alla pie-

OST senza dell'arciprete e chierici ostiensi, al popolo convocalo pel consenso di ciascun individuo, e sottoscritto a' 3 1 maggio. Alessandro III nel 1 160 a'22 novembre, proveniente da Messina colle galere del re Guglielmo I, entrò nella foce del Te- vere, et Ostiam ubiea nocte due lo re. Do- mino cimi fratribus suis quievit, sauus et incolumis pervenit. Lo slesso Papa ai 25 novembre 1 166, reduce di Francia, vi approdò e pernottò, venendo incon- trato dal senato romano, e da gran mol- titudine di chierici e di popolo. II vesco- vo cardinal Ugolino Conti fortificò la cit- tà con torri e mura, dopo averla tolta dalle mani di alcuni invasori, e uel 1227 divenne Gregorio IX. il suo nipote car- dinal Raiualdo Conti, da lui fatto vesco- vo d'Ostia e Velletri, fu zelante che andava or nell'una or nell'altra città a predicarvi la parola di Dio, o farvela an- nunziare alla sua presenza, lo che prova che Ostia continuava ad essere popolala almeno mediocremente: nel 1254 Ri- naldo fu Papa Alessandro IV.

Mentre i Papi sino dal i3o5 aveano stabilito la- residenza in Francia e Avi- gnone, uel 1 327 a' 5 agosto i genovesi alleati di R.oberto re di Napoli, discesi sul litorale ostiense, presero esacebe^gia- rono la città, e la ritennero malgrado il tentativo fatto dai romani perdiscacciar- neli, i quali accorsi senza alcun ordine e a furia di popolo, furono da loro mes- si in piena rotta : i genovesi preveden- do di non potervisi mantenere, misero fuoco alla terra, e se ne ritornarono al- le navi. A questa sciagura tenne dietio l'altra dell'aunoseguente, che a'i3 mag- gio fu di nuovo presa dai nemici di Ro- ma, essendosene impadronite le galee del re Boberto, seguace di Giovanni XXII residente in Avignone, e sostenitore dei guelfi; invano tentarono rilorla i roma- ni uniti a 800 cavalli di Lodovico il Ba- varo nemico del Papa e fautore de'ghi- bellini. Questi disastri non spopolarono affatto la città, poiché rilevasi da una

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bolla di Benedetto XII, de' 19 luglio 1 33 7, che vi era ancora una considera- bile popolazione, ingiungendo il Ponte- fice, che olire l'arciprete ed i 10 cano- nici, annessi alla cattedrale d'Ostia, do- vessero personalmente risiedervi ed of- ficiarvi, ovvero sostituire persone ido- nee, altrettanti vicari. La lunghissima ■sseosa de'Papi da Roma, se fu grave- mente risentita dalla metropoli, molto piu dove* esserlo da questa terra, la qua* le solo per la capitale, e pel debolissimo commercio fra questa e il mare si soste- neva. L'autore dell'itinerario del viaggio di Gregorio XI da Avignone in Roma per restituirvi la residenza papale, nur- ra che approdò al porto d'Ostia a' 14 gennaio 1377, e descrive la città come fortificata, venerabile, ma di nessuna esi- stenza ; di questo approdo meglio ne parlai ne' voi. Ili, p. 1 99, XXIX, p. 228, e WX1I, p. 2S3. Come piazza forte, Ostia era ancora importante, e perciò Ladislao re di Napoli, amico del fuggia- sco Gregorio XII, ed ambizioso del do- minio di Roma, nel 1 408 a'i 8 aprile mi- se campo ad Ostia, per mare con 60 (li- ste, per terra con 1 2,000 cavalli e 1 0,000 fanti; la prese per forza dopo ball 1 essendone castellano messer Paolo di Bat- tista di Govio. A' 20 mosse per Roma, pose campo a s. Paolo, vi entrò, e re- staurò le mura. Nel i4«o Ostia si ten- ne fedele ad Alessandro V, ma a'afi giu- gno 1 i 1 » sotto Giovanni XXII), fu ri- presa da Ladislao di lui nemico, che poi saccheggiò Roma. Nel pontificato di Mar- tino Y reonera restauratele fortificazio- ni, e (piando al successore Eugenio IV si ribellarono i romani, il Papa a' 18 maggio 1 i I i vi giunta dal Tevere in barchetta, inseguita dai nemici per la riva, e salito sopra imi galera, \< per Livorno e Pisa. Onorò di sua pie-

senza Osti» Pio 11 nelle sue escursioni archeologiche, dove corse grave p lo per improvvisa inoodasiooe Nel ri« . u in Roma Carlotta regio 1 di Ci*

VOI . 1 .

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pio discese a Ostia. Ivi nel i47a a 2^ maggio s* imbarcò per la legazione di .Spagna il cardinal Bolgia, poi Alessan- dro VI, dopo esservisi trattenuto parec- chi giorni a causa de tempi contrari. Ver* so la stessa epoca il vescovo cardinale d' Estouleville ristaurò la città , e forse sotto di lui fu dato principio alla costru- zione della torre attuale, la quale fu in- nalzata e fortificata dal cardinal Giulia- no della Rovere, nipote di Sisto IV, poi Giulio li. Nel vescovato d' Estouteville fu di molto riparata Ostia, che da qual- che tempo era rimasta abbattuta, e ven- nero edificale diverse case: il cardinale commise a Pintelli il disegno per la rie- dificazione della cattedrale, che poi ese- guì il cardinal Rovere. Sotto il vescovo d'Estouteville, essendo Ferdinando re di Napoli in guerra con Sisto IV, il cui eser- cito giunse sino alle porte di Roma, nel 1482 Ostia fu visitata due volte dalle reali galee, prima da 7, poi da 1 2, oltre 4 fuste, forzate però ad allontanarsi, es- seudo la rocca presidiata da fanti coman- dati da Maiannino di Firenze, che tras- se contro la squadra un passavolante. Divenuto vescovo il cardinal Rovere, ri- conoscendo l'importanza del sito, si diede a fortificare validamente Ostia, serven- dosi del Sangallo, uno de' più rinomati architetti militari, e ritenendolo in ( tati 1 per ben due anni. Sue opere sono la sus- sistente torre, le fortificazioni che la co- ronano e le altre sunnominate. Sembra che il cardinale invitasse lo zio Sisto IV vedere i suoi lavori, perchè nel 1 imbarcossi in Roma a Ripagrande, al- lora detta Ripa bomea, sopra legno ben adorno e corredato, detto il Bucentoro. La rocca servi nel 1 Un di ricovero allo stesso cardinal Rovere nel pontificata di Alessandra VI, col quale ebbe dissapo- ri Dopo esservisi sostenuto fino al 1 'pi j. ed averla fornita per tre anni di viveri

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briaio Colonna, indi imbarcossi in un brigantino perGcnoi in Fi in<

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eia persuase il re Carlo Vili a impadro- nirsi del regno di Napoli, per le ragioni che vi avea, e l'accompagnò nella sua ca- lata in Italia. La rocca intanto era slata espugnata da Alessandro VI pel conte di Pitigliano con gagliardo assedio, la pre- se a'26 aprile e con essa tenne custodite le foci del Tevere. Portandosi il re in Roma nel declinar del i494>costl'mse ^ Papa a capitolare, ed ebbe in deposito la fortezza di Civitavecchia, Terracina ed Ostia, finché avesse conquistato il re- gno di Napoli. Cai lo Vili fu ricevuto dal cardinal Piovere splendidamente in Vel- lelri, e dopo delta conquista il re resti- tuì le rocche al Pontefice, tranne Ostia che consegnò al cardinal Rovere. Narra il Piazza, che infestando Ostia Menaldo Guerra di Navarra, famoso corsaro, A- lessandro VI vi mandò il celebre capita- no Consalvo, che presolo lo condusse a modo di trionfo in Roma; e che a' 2 5 settembre il Papa vi si recò a diporto col proprio figlio Cesare Borgia (f.), formandovi giardiui e dilettandosi nel- la caccia, per cui fu Ostia frequentata da Cesare. Morto Alessandro VI, e il car- dinal Rovere nel i5o3 divenuto Giulio lì, pose nella rocca d'Ostia Cesare Bor- gia, e ne affidò la custodia al cardinal Carvaial, che lo favorì e lasciò fuggire. Leone X fece qualche rislauro alla rocca (o ciò si deve al vescovo cardinal Riarionel suo pontificato), e persua mor- te essendo nel \5ii eletto Adriano VI dimorante nella Spagna, partito da que- sta con numerosa flotta, con 2,000 tra prelati e cortigiani, e 43ooo soldati, ap- jirodò a Ostia al modo detto nei voi. XXXV, p. 1 77, e XL1II, p. i5, ed al- trove. L' Ortiz che fece la Descrizione del viaggio, narra che Adriano VI ap- prodò in Civitavecchia mercoledì 27 a- gosto, indi s' imbarcò al tramontar del sole, e continuando tutta la notte la na- vigazione con prospero vento, alle 9 del- la mattina arrivò al porto d'Ostia e alle foci del Tevere. Qui il Papa pel primo

OST entrò in una piccola scada col solo suo diletto dottor Agreda, e giunse a Ostia poco prima di mezzogiorno. La flotta seguir volle il suo duce, ma fu impedita dalla stessa bocca del Tevere, mentre contenendo poco fondo d'acqua, non po- terono stare a galla le imbarcazioni, per lo che fu d'uopo retrocedere verso il ma- re. Adriano VI era già in salvo felice- mente, quando insorta burrasca, molti patirono gravissimi danni; il vescovo d'Avi la perde parte di sua preziosa sup- pellettile, e parte a stento fu salvata ben guasta. Altri ch'erano rimasti nelle na- vi si trovarono esposti a maggiori perico- li, dovendosi abbandonar all'impeto del- le onde; e quando riuscì loro con molto travaglio all'errar terra, si abbandonaro- no al più gran tripudio, benché arcive- scovi, vescovi, duchi, oratori di princi- pi, cavalieri, letterati, ed altri di alto senno. Tutti si ristorarono coli' abbon- dante mensa preparata dal cardinal Car- vaial, divenuto vescovo d'Ostia, pel Pa- pa e per tutto il numeroso seguito. Ter- minato il pranzo, Adriano VI accompa- gnato da 5 o 6 cardinali s' incamminò per Roma, e pochissimi prelati potero- no accompagnarlo per mancanza di vet- ture e di cavalli, gli altri alla meglio si adattarono su carri, giumenti e a piedi, senza distinzione di signoria, perchè l'ar- rivo del Papa riuscì inatteso: per la via Ostiense tutti si recarono alla basilica di s. Paolo. Dipoi e nel 1 537 Pa°l° M rifece la rocca, quasi diruta per 1' inva- sione sofferta sotto Clemente VII nel sacco di Roma, benché qualche restau- ro vi avesse fatto prima essendo vescovo d'Ostia, pel conto che sempre si fece del luogo. Nella guerra degli spagnuoli contro Paolo IV, il duca d'Alba nel i556 pre- se Ostia, ma poco dopo le milizie ponti- ficie tornarono ad occuparla. Quindi Pio IV ristorò la rocca d'Ostia, le mura ed il porto. Come luogo interessante, allor- ché Gregorio XI 11 volle proseguire la guerra contro i turchi, si recò a ricono-

osi

scere il porto e fortezza d'Ostia nel i ~>~ ■> Avendo l'antica (Mia ricevuto il primo colpo del suo deterioramento all' aper- tura del porto di Claudio, così la mo- derna Ostia pel rìaprìmenlo della foce destra del Tevere, l'alto da Paolo V nel 1612, cadile io abbandono, e appena si DC un pieci. lo numero di abitatoli per la continuazione delle saline, per la pesca dello stagno, per la coltivazione de terreni e la guardia de bestiami; laon- de nel 17(0 eranvi 49 famiglie e l56 anime, elie vi restavano ancora durante l'estate. L'abbandono delle salme avve- nuto sul finir del secolo scorso, l'essere stala contemporaneamente ridotta Ostia asilo di Fuorusciti, finirono di deprìmerla. Della colonia clic presso Ostia tentò sta- bilirvi un Saccbetti, feci cenno nel voi. I, p. 1 >8.

Abbiamo d.d n.° 187 del Diario di Roma, ebe lunedì 1 1 ottobre 1802 Pio ^ II, col ristretto servigio di campagna, avendo nella propria carrozza i prelati Gavotti maggiordomo e Laute tesoriere, si pollò a Ostia. Nella piazza si umiliò Giuseppe Petrilli direttore delle cave ca- merali di antichità ebe si facevano nelle vicinanze, ed accompagnò poi il Papa nei luoghi ove esistevano le cose più notabi- li per l'antichità, come ancora alle saline. Pio VII si recò nella cattedrale, e dopo la benedizione del ss. Sacramenloesposto, <i trasferì nel palazzo episcopale, ove il » ini mal Alba vescovo lo sei vi di un con- veniente rinfresco, indi ammise al bacio del pi< tanti. Si condusse al Ior-

io, dove osservò la restaurazione ed i

preparativi tatti pera

petente guarnigione e 100 forzati, che nel ino novembre and ivano impie- garsi negli scavi dell'antica Ostia. Dipoi asceso il santo P. i.Ue in carrozza, prose* giù lungo il Tevere, ov'erano i du cioni pontificii venuti ila Cìvitavi

- prniqual ialìebeaedisse,nelqual tem- po fecero tre replicati spari di 18 col pi di Basinone per ctascuuo. Indi si condusse 1

* ) S T 5 1

piedi col seguito a visitare tutti i ridotti di quelleantichità; asceso poi in carrozza, Pio VII si diresse a Castel Fusano, dove si trovò a riceverlo il principe Cingi si- gnore del luogo, nel palazzo del quale a- vea l'atto preparare il pranzo dagl' inser- vienti del pai azzo apostolico, non volendo die il principe facesse alcun trattamento, onde dovè limitarsi a far servire un rin- fresco. Dopo il pranzo il Papa si trasferì alla marina per osservare la foce ebe tras- mette I' acqua salsa alle saline, e ad ore 2 3 riprese il viaggio per Pioma. Gregorio XVI nel i832, Dell'istituire la legazione di Velletri vi comprese Ostia, e la con- fermò nella giurisdizione governativa di essa e del cardinal vescovo decano del sacro collegio. Nel 1 838 Gregorio XVI avea divisato portarsi a Ostia a' 16 ot- tobre, ma il cattivo tempo l'impedì. Es- sendogli a cuore la navigazione del Te- vere e di migliorare la sorte d'Ostia, vi si recò a*2 ottobre 1839, dopo aver onorato di sua presenza il palazzo di Castel Posi- no, collocato nel mezzo di ui\ vasto bo- sco di pini. Giunto in Ostia fu ricevuto nella cattedrale dal vescovo cardinal l'ac- ca, poscia ascese nell'episcopio ammiran- dovi quau lo di sopra descrissi. Indi verso la spiaggia, fermandosi in un pa- diglione appositamente eretto; progre- dendo nel e immillo furono tirate alla di lui presens 1 due reti di pesci. Scopo del- la nta fu l'esaminare sul luogo come po- ter liberare la città dalle acque stagnanti del liume morto, dallo Stagno di levante e dai bassi ac ruastrini, purgando com l'a- ri 1 dalle inifitiche esalazioni, e rendere ad ubertosa produzione le nuove terre, rare 1 bassi tei reni del lenimen- to d'Ostia, e questa ripopolare; e final- mente per facilitare il regolamento delle •eque del Tevere I e male di Fiumici- no, mantenendole al conveniente livello per sostenere la nai tione e impedire i deposili d'arena alla sua foce k fronte dell'ini' 1 1 sse die 11 id mai lare id< I

tetto lauti utili oli, le circuitali-

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ze de' tempi non glielo permisero. I mi- nistri palatini imbandirono la mensa al Pontefice, che vi ammise oltre il cardinale pure la sua nobile corte e altri personag- gi. Prima di partire esternò ilsuo gradi- mento al cardinal Pacca, e si recò a veder la fortezza. Dipoi pel medesimo fine, ai ì5 ottobre fece un'escursione a Fiumi- cino. Sopra Ostia, oltre i citati autori, si possono vedere ilRircher, Latitivi jYoì- pi, Velus Latitivi, t. 63 de Laurenlibus et Osliensibtis; Nibby, Viaggio antiqua- rio ad Ostia, nel t. 3 degli Atti di ar- cheologia.

La fede cattolica predicata in Roma dai ss. Pietro e Paolo, ben presto si pro- pagò pure in Ostia, che fra le città sub- urbane più vicine fu la prima ad avere un vescovo immediatamente soggetto al- ias. Sede, circostanza che principalmente influì soli' uso da epoca immemorabile stabilito, che il vescovo ostiense, come primo fra'suburbicarij consacri il nuovo sommo Pontefice. A Decano del sacro collegio, il più degno dei 6 cardinali Vescovi suburbicari (V.), e di quelli del cristianesimo , parlai di tultociò che lo riguarda, della sublime sua dignità e pre- minenza, che a lui incombe ordinare e consacrare il Papa come vescovo d'Ostia (riportando gli esempi di quelli che sen- za essere decani lo furono, o ch'essendo decani non ottarono a questo vescova- to), pel privilegio che gode_, per cui da s. Marco Papa del 336 ricevette il pallio e ne fa egli stesso l'istanza in concistoro colla furinola, parlandosi pure di questo punto a Consacrazione de' sommi Ponte- fici; e checol pallio ungeva ancora gl'im- peratori, ove rimarcai che con Pelagio I del 555 supplì 1' arciprete d' Ostia, co- me in altri casi e per la benedizione di quei Papi che già erano vescovi, e Sisto IV fu consagrato dal cardinal d'Estou- teville, vescovo d'Ostia e Velletri, ben- ché non decano del sacro collegio ; di- cendo finalmente a Decano come Gre- gorio XY1 lo dichiarò legato apostolico

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di Velletri e sua provincia, mentre pri- ma era solo governatore perpetuo. Che al vescovo d Ostia toccava l'ordinazione de' vescovi, lo riporta il Baronio all'an- no i igojed il Piazza. Inoltre il pallio vie- ne imposto al vescovo d' Ostia e Velie- tri dal Papa; egli non è metropolitano, ma fu chiamalo talvolta arcivescovo, co- me anticamente venivano appellati per eccellenza i vescovi di chiese insigni, an- zi Gerardo Mercatore nel suo Aliante chiamò il vescovo ostiense pali iarca del- la Campagna, ed altri lo dissero metro- politano del Lazio.

Il primo vescovo d' Ostia fu s. Ciria- co o Quiriaco, fiorito in principio del III secolo, martire nel 23o. Gli successe s. Massimo, il quale nel 261 consagiò il Pa- pa s. Dionisio, e fu il primo vescovo di Ostia che abbia consacrato il romano Pontefice. Indi altro Massimo fiorito sot- to Papa s. JMelchiade, e nel 3i3 inter- venne al concilio romano contro Felicia- no e Donato. Al suo tempo ad istanza di s. Silvestro I l'imperatore Costantino eresse in Ostia una basilica in onore dei ss. Pietro e Paolo e di s. Gio. Battista, e nobilmente la dotò di sacri arredi e di possessioni, fra' quali si nomina l'Isola Sacra fra Ostia e Porto, che Anastasio in Vita s. Silvestri I, appella Arsis, no- me corrotto dai copisti che ci ricorda la selva Arsia mentovata da Livio. Nellostes- so secolo IV s. Gallicano vi edificò una chiesa con ospizio e ospedale annesso, per ricevervi i pellegrini di tulle le na- zioni, e fu uno dei primi della cristiani- tà. V'istituì prebende pei sacerdoti , e lo fornì di rendite, rilirandovisi a eser- citare l'ospitalità, con s. llarino monaco ostiense (in onore di s. Gallicano Bene- detto XIII eresse in Roma un Ospeda- le). Noterò, che verso il secolo V, fuo- ri del recinto della città antica, fu fab- bricata la chiesa di s. Ercolano marti- re , e che nel precedente secolo e nel 362 vi morì s. Monica madie di s. A- gostino, mentre era in viaggio, e quivi

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fu sepolto il suo corpo, clic da Martino V nel i43o solennemente fu trasportato in Roma nella chiesa del figlio, recitan- do il Papa una pia ed elegante orazio- ne. Abbiamo dal Piazza che questo san- to colla madre ehhero ospizio presso l'e- piscopio, quando da Roma si recavano in Africa, aspettandovi l' imbarco, onde s. Agostino assistè alla sua infermità ed esequie, com' egli slesso descrisse nelle Confessioni. Nella cattedrale ove riposò il corpo di s. Monica fu eretta una cap- pella, che rovinata da un incendio, venne rifatta con marmi dal vescovo cardinal Gd)o. Quarto vescovo d'Ostia fu N. che consagrò nel 336 Papa s. Marco, il qua- le perciò gì' impose il pallio. Indi fiori- rono Cono che intervenne al concilio di s. Felice li detto III nel JS7 delapsis; Bellatore che nel {.qq sottoscrisse al con- cilio di s. Simmaco; A risto si trovò agli altri temiti dal medesimo Papa nel Sor, 5oa, 5o3, hi | ; Gloriano o Glorioso del mi j circa ; Amabile fu al concilio del 64<J celebrato da s. Martino I; Andrea in- tervenne a quello di s. Agatone nel 680 contro i monoteliti, indi consagrò s. Leo- ne Il (insieme al vescovo di Vellelri, in mancanza di quello d'Albano, ed abbia- mo altri esempi che i vescovi di Vel- li tri concorsero alla consacrazione del Papa ) e Giovanni V. Indi fu vescovo Gregorio delyo", bibliotecario della se- de apostolica; Teodoro nel r%43 si recò al concilio di s. Zaccaria; Giorgio con \ diario vescovo Nomentano e molti car- dinali nel - "5 3 accompagnò in Francia Stefano II detto III; Gregorio fu legato di Adriano I in Inghilterra, e nel 787 ore- su di' al concilio di Ghelchitjtlel quale par- lai pure nel voi. XVII I, p. a (.6; Pietro cardinale nel 798 lottosci ine la donazio- ne di s. Leone III e Cai lo Magno dell' aba- zia delle Tre lontane j liei nardo dell'Ho j;

Cesario fu presente al concilio di Eugenio Il nel 1*826 ; Megisto o Megetio cardinale dell 854j le cui notizie, come di tutti ^li

altri cardinali, le riporto alle biografie.

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Successivamente fiorirono Leone del- l' 864; Donato cardinale; Eugenio car- dinale dell' 8"8; Guido del qo\; Sicco- nc cardinale , che consagrò l' antipapa Leone f'IIf, perciò degradato; gli fu sostituito Gregorio; nel q83 era vescovo Leone; indi Azzone cardinale, poi Gre- gorio cardinale del 098, Pietro del 1 oo3, Gregorio e animale del 1 00", Pietro car- dinale del 1 o>(), b. Gregorio cardinale del 1 o33, Benedetto cardinale del 1 o\\, Deodalo cardinale del 1 o {<), Pietro car- dinale del io58; s. Pier Damiani car- dinale gli successe, il primo vescovo che lo fu pure di Velletri,come i successori al modo che dirò. Nel 1072 fu fatto ve- scovo s. Gherardo cardinale; nel 1078 Ottone di Chatillon cardinale, poi nel 1088 Libano li {V.), il quale nominò vescovo il nipote cardinal Ottone Cita- li don, che benedì e unse Pasquale IL L'antipapa Clemente III v'intruse Gio- vanni pseudo-cardinale, che nel 1098 in- tervenne al conciliabolo romano. Nel 1 101 il celebre cardinale Leone de Mani monaco di Monte. Cassino, ove pure ne parlai, vescovo ancora di Yelletri, come all'erma il Cardella, avvertendo col Bor- gia, che la chiesa di Yelletri già era stata aflidata al vescovo d'Ostia, mentre l'ul- timo che governò la chiesa di Yelletri tu Giovanni Mincio, nel 1 o 18 antipapa De- nedettoX.^ie\ 1 1 1 - Lambertocardiuale, che nel 1 1 a \ ili venne Onorio II^P.). Non lo fu Pandolfo cardinale, come altri pre- tesero ; bens'i Giovanni cardinale fatto da Onorio II nel 1 ia5; indi per breve tem- po Pietm cardinale, secondo il Boi Innocenzo il nel 1 j dichiarò fCSCOfO Dragone cardinale . torse gli successe per breve tempo il suddetto Pietro cardio** le, poiché Innocenzo II nel 1 i3 ì fece vescovo Alberico cardinale. Eugenio III nel 1 1 |S, secondo alcuni, elesse vescovo il cardinal Guido ; certo è che nel 1 1 5o I 1 e fCSOOVO il b. / go di ChalooS cardi- nale. Con questi l'Ughelli ineoinincia la

serie promiscua de vescovi d'Ostia t

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Velie tri (che a tale articolo proseguirò), Italia sacra t. I, p. 4'- Per la poca po- polazione cui era ridotta Ostia, Eugenio III gli uni in perpetuo il vescovato di Velletri, cioè rese stabile 1' unione delle due chiese, perchè prima di questo tem- po, sebbene precariamente, erano già u- nite ad arbitrio de' Papi, onde i vesco- vi si sottoscrissero quindi : epìscopus O- sliensis et Veliternus. L'eguaglianza del titolo non portò eguaglianza di giurisdi- zione, che passò poi tutta nella chiesa di Velletri, che allora e poscia grandemen- te fiorì, mentre Oblia non ebbe più ca- pitolo e canonici, clero. L'arciprete di Velletri acquistò il diritto d'interve- nire alla consacrazione del Papa in caso che il vescovo d'Ostia e Velletri non si trovasse pi-esente; ed il vicario capito- lare di Velletri esercita giurisdizione or- dinaria in Ostia e suo distretto, nella vacanza della sede. I vescovi dopo l'u- nione* considerarono sempre la chiesa di Velletri per loro principal sede, ivi fe- cero le maggiori funzioni, i sinodi, gli olii sanli; vi tengono cattedra, tribunale e vescovo sulfraganeo, e ne' sinodi dierono all' arciprete d'Ostia luogo trai parro- chi della diocesi di Velletri. Nel 1810 pretese Napoleone sopprimere questo ve- scovato, con decreto del 5 agosto. Il Piaz- . za, che visitò la diocesi d'Ostia, tratta di questa eruditamente nella Gerarchia cardinalizia, come della via Ostiense, ce- lebre negli atti ecclesiastici de' ss. Mar- tiri, e de' sacri cimiteri di essa. Descrive la superstite diocesi ne' seguenti castelli. Il Castel Romano con chiesa edificata dal marchese Sacchetti, e suo patronato. Ca- stello Decimo, già della nobile famiglia Torregiani, ove patirono il martirio s. Martina, s. Prisca, ec. Castel Porciglia- no, creduto l'antico Lamento, e perciò Io descrissi nel voi. XXXVII, p. 219. Ed il Casale Sacchetti, con villa e palazzo magnifico edificato dal cardinal Giulio Sacchetti, con comoda chiesa in onore della Concezione e delle ss. Caterina ver-

OST ghie e martire, e Maddalena de' Pazzi, protettrici di sua famiglia. G. Marnovi- tio Tonci ci diede: Villa Sacchetti O- sliensis cosmograjìcis tabulis, et notis il- lustrala, ruslicanis legibus, offìcinarum- quc ìnscrìptìonibus adnolata _, Romae i63o. Inoltre trattarono delle notizie ec- clesiastiche d'Ostia :F, A. Maroni, Com- mentarius de ecclesiis, et episcopis O- stiensibus et Velitemis, in (pio TJghellia- na series emendatur, conlinualur, et il- lustra tur,Komae 1766. DeMagistris ve- scovo di Cirene, Ada martyrum ad Ostia Tyberina sub Claudio, Romae 1 7cp.

OSTIARIO o OSTIARIATO. Chic- lieo investito del primo degli ordini mi- nori, Ostiarius. E opinione che la chiesa greca considerò l'ostiariato non come or- dine ecclesiastico, secondo la chiesa Iali- na, ma comesemplice uffizio, che veniva talvolta commesso a' diaconi, a' suddia- coni ed altri chierici inferiori, ed anche ai laici, per cui ora molti uffizi degli ostiari da essi vengano esercitati ; opinione che ha il suo principal fondamento nel silen- zio de' libri liturgici di quella chiesa cir- ca il rito riguardante la loro ordinazio- ne. L'istituzione dell' ostiariato rimonta a'primi secoli della Chiesa, eamhea'tem- pi apostolici, come ne fa ^de. la letlera del vescovos. Ignazioscriltaa'fedelid An- tiochia, e meglio si può vedere a Ordi- ne. Il ministero degli ostiari e le loro incombenze, comprese quelle antiche, so- no, di aprire il libro a chi predica, di a- ver custodia delle chiavi delle chiese, del- la loro mondezza e decoro, come delle cose ivi contenute, di chiudere le porte e di aprirle alle ore stabilite , d'invigi- lare al buon ordine delle assemblee, e di vietare che ad esse e ne'sacri templi in- tervenissero gl'infedeli e giudei a distur- bare i divini uffizi e profanare i sacri mi- steri, e chiunque altro era interdetto di assistere alla celebrazione de' divini mi- steri; avevano cura di tener ciascuno al suo posto, il popolo separato dal clero, gli uomini dalle donne, e di fer osserva-

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K il silenzio e la modestia, come si leg- ge negli antichi padri e scrittori eccle- siastici , e secondo il rito prescritto nel canone q del concilio Cartaginese IV e ne' libri pontificali, cioè la tradizione del- le chiavi (colle quali devono chiudere e aprire le porte della chiesa) e le parole che nell'atto di essa si proferivano onde ipiegarne il significato. Per l'importan- za del ministero degli ostiari e loro gravi occupazioni, per l'osliariato furono pre- scelti uomini di matura età, i lettori es- sendo sovente più giovani : alcune per- sone di età matura esercitavano l'oslia- riato per tutta la loro vita, altre ascen- devano all'accohtato e al diaconato. Il Nardi, De' parrochi , osserva che la s. Sede avea i suoi ostiari, e che antica- mente tutte le cattedrali aveano le scuo- le o collegi di ostiari; aggiunge, che tra ostiario stava in anticamera del vescovo per annunziare chi domandava udienza; portavano a'preli di campagna o rurali gli ordini superiori, recando ad essi le lettere de! primicerio pei digiuni intimati dal ve- scovo; questi rumoristi andavano incoro, ed in alcune cattedrali un ostiario restava nella canonica per una settimana alla cu- stodia della chiesa ed ivi mangiava, Niun vestigio si rinviene plesso gli antichi scrit- tori e libri liturgici dell'uffizio attribuito secondo l'odierna liturgia agli ostiari, di suonare le Campane ( V. ), per indicar l'ora dell'orazione e delle sacre funzioni, e dell'analogo rito della tradizione della fune di esse: opina pertanto il Catalani nel Coturnati, ut rotti, lìoni., al titolo del- l'ordinazione degli ostiari, che il detto of- lì/io venne aggiunto circa il secolo \ 1 1 1 , poiché ne' secoli anteriori esso si lene Commesso a' sacerdoti. Il rito eolle ora- zioni per 1 ostiariato si può vedere nel Pont. Iloni. : de ordìnationt ostiariorum, 11 Piazza nella Gerarchia cardinalìzia p. "I-, nana come s. Carlo Borromeo

fece punire ehi offese I Ottiai i", DOStO alla

guardia della porta delle donne nella me- tropolitana di Milano, luogo eh': antica*

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mente guardavano le diaconesse. V . Dia- conesse, e Porte di Chiesa, ed Osiianm in Macri,non che il p. Chardon, Storia de' iagramenli, t. Ili, p. i o A Maestro ostiariode virga rubea, nou solo trattai di quel collegio, ma ancora del vocabo- lo ostiario e dei diversi u ili z i palatini de- nominali ostiari custodi delle di verse por- te del palazzo pontificio ; mentre del col- legio de' 1 1 ostiari custodi dell' immagine del ss. Salvatore di sancta sanclorum) ne tenni proposito nel voi. XLI,p. irp; fi- nalmente a Cancelleria apostolica par- lai del suo ostiario o portinaio.

OSTIENSE Enrico, Cardinale. En- rico denominato Ostiense pel vescovato d' Ostia che ottenne nel i 262 , nacque in Susa nel Piemonte, d'ignota famiglia, che alcuni dicono de' Bartolomei o dei Romani. Dopo aver appresa 1' una e l'al- tra legge sotto eccellenti precettori , la insegnò prima in Bologna e poi in Pa- rigi,con tal credito che fu chiamato Fon- tana dilla legge. In compagnia del nun- zio pontificio fu trasferito in Inghilterra, ove apri scuola di sacri canoni ; ed En- rico 111 che assai lo apprezzavamo ricol- mò di molli straordinari favori, e lo m 111 in Roma ad Innocenzo IV, a fine ili procurare la deposizione del vescovo di Yincesler, ciò che negano i Sammarta- ni , per cui viene smentito il maledico Malico Paris che lo avea tacciato di es- sersi appropriato il denaro del re. Que sii bensì nel ia5q 1' impiegò con Teo- baldo arcidiacono di Liegi, poi Gii X, per trattare con Alessandro 1 Y 1 più ardui affari. Divenne canonico di \. icn- na nel Dellìnato, beneficio che ritenne sempre, arcidiacono di Parigi e prevo- sto ili Gralz. Promosso quindi al I vaio di Sibteron, lasciò con piacere 1 In- ghilterra, dove la sua virtù eia SUB /a avea provocato emuli ed invidiosi.

Trasfei ilo ah' arcivescovato ambrun, celebrò d concilio provii no >>

d. m, eon f Intervento di ^>m\i della provincia d1 Ai lei Pi - d 1 ole al

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suo popolo, essendo non meno gran legi- sta ch'eccellente teologo e famoso orato- re. In ricompensa del suo merito, Urba- no IV nel dicembre 1261 lo creò car- dinale vescovo d'Ostia, lasciando la chie- sa di Ambrun. La sua saviezza e dot- trina fu incontanente messa in opera nel- la legazione di Lombardia , dove colla sua eloquenza ottenne dal clero consi- derabili sussidia pei bisogni della chiesa romana, vessata dalle armi de' nemici. Dopo la sua promozione, terminò per or- dine di Urbano IV i suoi Commentari sul libro delle decretali , che lasciò per legato all'università di Bologna. Più ce- lebre e più commendata riuscì la Som- ma delle decretali da lui pure compo- sta, detta la Somma Ostiense, che nel diritto ecclesiastico ha la medesima au- torità che quella di Azzone nel diritto civile, che vide la luce in Basilea nel i53j colle note del Guarini, e poi in Lione nel i588 e nel 1597. Dopo esser con- corso all'elezione di Clemente IV, fu in Viterbo a quella di Gregorio X, dove prolungandosi di soverchio i comizi, at- taccato da grave e pericolosa malattia, domandò in grazia di potere uscire dal palazzo ove si celebravano , con rinun- ziare ad ogni diritto sull'elezione. Passò ad Orte e col consiglio de'medici in Fran- cia , ove nel 127 1 o più tardi incontrò in Lione la morte tranquillameute , ed ottenne onorevole sepoltura nella chiesa de' domenicani. Tolomeo da Lucca Io disse grande nella scienza delle leggi, ec- cellente teologo, egregio oratore, uomo di lodata vita e d' incontaminato costume. OSTINI Pietro, Cardinale. Pietro Ostini nacque in Roma da civile fami- glia a' 27 aprile 1775, e sino dalla gio- vanile età si mostrò nato pel santuario e per le lettere, che apprese nel semina- rio romano, ove poi divenne professore supplente nelle matematiche, iudi con- seguì la cattedra di storia ecclesiastica , ed in pari tempo fu eletto professore di teologia dogmatica e scolastica nell'acca -

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demia ecclesiastica. Fornito di acuto ia- gcgno, a M'erra va e con somma facilità ri- solveva le più ardue questioni. Ebhe a discepoli personaggi che meritarono co- spicue cariche e il cardinalato, mostran- dosi loro amorevole e premuroso di gio- varli. In molti pii istituti di Roma con evangelico zelo cooperò all'incremento, come si prestò al confessionale e nella predicazione; singolarmente spiccò la sua attività nella pia unione di s. Paolo, ed in altre opere di carila cristiana. Ideò e promosse la società dell' amicizia catto- lica, che per diversi anni e con tanta u- tilità impresse e divulgò gratuitamente buoni libri. Per lungo tempo s'impiegò nel ricondurre al caltolicismo gli etero- dossi con ubertosi frutti. Teologo di più cardinali, esaminatore del clero, consul- tore di varie congregazioni, si segnalò in quella degli affari ecclesiastici straordi- nari. Pio VII, che assai lo stimava, ap- provò la scelta che di lui avea fatto la congregazione deputata ai bisogni spi- rituali de' chileni , di vicario apostolico del Chile. Sebbene avesse accettato, per l'affettuosa opposizione del fratello e al- tri parenti, vi rinunziò, come riporta il Sallusti, Storia delle missioni del Chile, t. 1, p. 2. Leone XII nel 1 824 lo man- dò internunzioa Vienna, india'27 apri- le 1827 lo promosse ad arcivescovo di Tarso in partibus , e lo nominò nunzio all' imperatore del Brasile. Se non che le vicende politiche dell' impero aven- dogli allora impedito l'andarvi, nel 1828 lo stesso Papa lo fece passare col medesi- mo grado a Lucerna presso la confedera- zione svizzera. Composte intanto le cose dell' America, non frappose indugio ad andare in Rio Janeiro, e vi restò sino al 1 83 1 .Ritornato in Roma, Gregorio XVI nel i832 lo elevò a nunzio di Vienna, e come indicai nel voi. VI, p. 1 02, quan- do già l'avea creato cardinale e riserva- to in petto fino dai 3o settembre i83 1, pubblicandolo agli 11 luglio 1 836, con- ferendogli poi il titolo di s. Clemente.

OST OST > Gliene trasmise la notizia pel guardia no- Per conseguenza della rivoluzione di Ro- bile Filippo dei conti Calcagni, e nomi- ma, riparando il cardinale nell'ospitale ablegato l' uditore della nunziatura Napoli, una caduta accelerò il termine irig.r Secondiano Bruschi, come notai nel de' suoi giorni. Poiché senti appressarsi ▼ol. V, p. 162, per la tradizione della il punto estremo, richiese i sagramenti, berretta cardinalizia, che a'2 5 luglio nel- e mori a'f) marzo i849j d'anni "\. Nel- la chiesa di corte gì' impose l'imperato- la metropolitana di Napoli solennemen- re Ferdinando 1. Nello stesso concistoro te fu trasportato il cadavere, accompa- il Papa lo fece vescovo di Jesi, chericol- guato da tutto il clero secolare e regola- tilo di beneficenze, quali in dettagliode- re, non meno che dalla milizia. Ne fune- sci issi nel voi. XXXVI, p. 269 e 3 io, rali assistettero i cardinali ivi dimoranti, mentre a p.3o2 narrai come nel 1 84 1 tutto il clero e 1 1 vescovi, restando se- decorosamente ricevè e alloggiò nell'epi- pollo in quel sontuoso tempio con ono- scopio Gregorio XVI. Di questo porpo- revole lapide. Venne compianta da tutti rato insigne parlai anche in altri luoghi, grave perdita , per le virtù e sapere e siccome mi onorò di particolare bene- che risplenderono in questo principedel- volenza, soleva dirmi se lo avea seguito la Chiesa, salendo per mèrito a tutti i in tutta la sua carriera, nulla trovando gradi d' onore e di dignità. Ministro del- ommessodi ciò che lo riguardava. Com- la s. Sede zelò non meno il ci vii reggi- mosso il Papa in vederlodecaduto nella mento, che la ortodossia della religione salute, nel 1 842 accettò la rinunzia del cattolica; vescovo promosse la pietà e l'i- ■vescovato, lo dichiarò prefetto della con- struzione, e tutto quanto potesse giovare gregazione dei vescovi e regolari e fé- al vero incivilimento ; cardinale tu con ce membro di altre. Non può ridirsi la successo adoperato ognora nelle più im- tenera riconoscenza del cardinale, come- portanti congregazioni, e a lui aflidaron- thè d'animo affettuoso e franco, verso il si alFari di molto rilievo. Saldo nelle a- benelìco Pontefice, per averlo tolto forse micizie e neh' affabilità , ben presto si da vicina morte. Inoltre Gregorio XVI guadagnò l'animodi tutti. Fino alla vec- gli concesse diverse protettone e quella chiezza colla vigoria dell'intelletto ap- dell'accademia teologica, della quale era plico l'animo agli stuelli, sostenendo con stato censore emerito, ed a'3 aprile 1843 esemplare rassegnazione e coraggio le tri- Io annoverò tra' vescovi suburbicari, as- bolazioni e 1' infermità che lo trasse al segnandogli la chiesa d' Albano, ove più sepolcro.

volle venne onorato dalla pontificia pie- OSTRACINA. Sede vescovile d' E-

senza nell'episcopio. In questa nuova se- gitlo nella Auguslamnica prima, sotto il

de curò il proseguimento dell' amplia- patriarcato d' Alessandria, chiamata pu-

zione della cattedrale, vi celebrò il sino- re Oslracene e Slragiani, eretta nel V

do, fece rifiorire il seminario, donandogli secolo. Ebbe 3 vescovi. Oriens christ.

le macchine di fìsica, senza ricordare al- t. 2, p. 5 jù.

tre elargizioni. Nel medesimo anno Gre- OSTROG ( Oslroginen). Città vesco- gorioXVl.con mandato apostolico, in suo vile della Russia europea, nel governo nome gli fece consacrare il vescovo della di Volinia, capoluogo di distretto, a 36 propria patria ; enei i844 lo fece pie- leghe da Zytomierx, sulla sponda sinu siedete al capitolo generale degli eremiti della \ alba, che in vicinanza si getta nel