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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

Al PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI V4RII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC, EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. LXXXIIL

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCL VI I.

La presente edizione Sposta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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UgÈNTO (Ugcntin). C\nl^ con re- sidenza vescovile nel regno delle cine Sici- lie, provincia della Terra d'Otranto, ca- jiolnogo del distretto del suo nome, a 5 leghe e al termine meridionale della co- sta di Gallipoli e più di 8 da Otranto. E situala sopra un monte in luogo ameno e sano, che ha il mare soggetto, et in suo liiiiiis cìrcitcr inilUari arnbitit 3oo f/o- hìc^, eli 5oo pene rontinelincola.f. Se ora è angusto il suo recinto, ne'suoi dintorni si vedono tracce della sua grandezza mag- giore. A poca distanza fu già la città di KcretUin, la cui memoria si conserva per la superstite cljiesa di s. Maria di Vere- to che sorge sul suo suolo. La cattedra- le è antica, ed ebbe moderni miglioramen- ti. E dedicala alla B. Vergine Assunta in cielo, ed è l'unica parrocchia della città, avente l'unico fonte battesimale, essendo aHìdata la cura dell'anime al canonico ar- ciprete. L'antico titolo della cattedrale è s. Vincenzo martire, e l' Ughelli la dice di onorifica struttura. Il suo capitolo ha due dignità, la prima delle quali è il can- tore, e prima conlava Ire; io sono i

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canonici, comprese le prebende del teolo- go e del penitenziere, 8 i mansionari, ol- tre altri preti e chierici inservienti agli «iffizi divini. L'episcopio è aderente alla cattedrale e trovasi in buona condizione. Vi sono altre chiese, un convento di reli- giosi, diversi sodalizi, l'ospedale, il mon- te di pietà, il seminario. Il territorio è al paro de'lirnilrofì ubertoso in vino, olio e frutti d'ogni specie. Una mano di villag- gi trovasi sparsa a poca distanza, abitati da originari greci, che stabilitisi lungo il litorale, quando la Puglia soggiaceva al- l'impero orientale, vi formarono colonie, mantenendovi sempre in parte le greche costumanze. Ugento, Ugeiitum, IJxen- lum,c\lVìi mediterranea della Magna Gre- cia,antico dominio de'salentini, fu distrut- ta da'saraceni nell'VIII secolo, e poi fu anche rovinata nel 1 527 da'barbareschi, onde decadde dalla sua importanza. La sede vescovile ebbe principio nel secolo X, secondo Commanville, fu dichiarata suffiaganea della metropoli d'Otranto e lo è tuttora. L'Ughelli , Italia sacra, t. 9, p. I IO, ci die la seguente serie, Uxcn-

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tini Episcopi. 111." vescovo tVUgento fu Simone monaco ili Monte Ciissiiio, di cui s'ignora l'anno in che fiorì. Dopo di lui si conosce Landò de Vico eletto dal capi- tolo d'Otranto, confermalo da Matteo e- letto arcivescovo di tale chiesa, e da Pa» pa Innocenzo IV nel 12545 co»' lettera scritta al capitolo, indi morì nel pontifi- cato di Martino IV del 1281. Allora i ca- jionici d'Ugento postularono per pastore il vescovo di Leiicno Lciica(lia(^f^.) Gof» fredo, e Martino l Vne rimise le sup[)li- che al cardinal Gherardo Bianchi vesco- vo di Sabina e legato del regno di Najio- li, il quale trasferì Goffredo alla sede d'U- gento, confermandolo il Papa con lettera data in Monte Fiascoue nel 1282. Il ve- scovo Egidio è ricordato nel registro re- gio neh 283. Indi fu postulato a Martino IV Giovanni eletto anche vescovo di Ra- vello, onde nel 1284 ad Ugento die per vescovo Giovaimi arcidiacono di Pia vello, ed a questa chiesa l'altro Giovanni per pastore. Giovanni vescovo d'Ugeuto con quello d'Aversa assistè il cardinal Bian- chi nel 1 28r) alla consagrazione della chie- sa di s. Angelo di Gaeta. Altro Giovan- ni divenne vescovo d' Ugento nel i363. Leonardo morì nel 1 892, ed a' 1 5 gennaio Bonifacio IX trasferì da Lettere a Ugen- to, Tommaso che finì di vivere neh 390. In questo il Papa gli diede in successore Giovanni, il quale essendo suddiacono, l'antipapa Clemente VlH'avea senz'altro ordine fatto consagrare pseudo-vescovo di Monopoli e poi creò anticardinale dei ss. XII Apostoli; ma avendo abiurato lo scisma e ritornando all'ubbidienza di Co- uifacio IX, questi lo dispensò dagli ordi- ni non ricevuti, e a' 18 agosto gli conferì il vescovato d'Ugento. Morto nel 1 ' » g'' successe Tommaso, ed a questi definito nel 1 4o5 fu surrogalo fr. Onofrio o Guo- lamo rooiitano di s. Agostino di Sulmo- na. Cessò di vivere nel 14^7, e Martino V elesse Giovanni che visse fino al 1437. J\el seguente venne eletto fr. JNuccio de Neulono minorità dotto. Neh44^ t'>l*P'

U G E canonico di Gidlipoli; nel «4^)4 Dome- nico Erarcli. Nicola morì nel 1489, eia questo gli successe Antonio Jaconi nobi- le di Lecce, cappellano regio, indi trasla- lo a Fozziiolo. Alessandro VI nel «494 gli sostituì Mauro de Sinibaldi. Dopo l'ec- cidio e spopolamento d'Ugento, l'impe- ratore Carlo V presentò per questa sede CarloBiirroineo milanese, eClementeVll lo iuslituì a'9 marzo i53o, poscia trasla- to a Pozzuolo nel 1537. Il vescovo Bona- ventura morì nel 1 558, e nel seguente gli successe Antonio Sebastiano Minturnodi Traetto , che intervenne al concilio di Trento, nel 1 565 traslato a Crotone e lo- dato per singolari virtù. Fr. Desiderio Mazzapica di s. Martino pilermitano, carmelitano di profonda scienza, onde fu teologo al concilio di Trento e caro a Fi- lippo H, e per lui nel 1 566 fu fatto ve- scovo d'Ugento, che governò ollunameii- le, lasciando di se celebre memoria mo- rendo nel i5q6. In tale anno Clemente Vili dichiarò vescovo Giuseppe de Ros- si di Castel Paganico diocesi d'Aquila,dot- lore in ambo le leggi, già prudenlissicjio uditore di 3 nunzi di Napoli, dipoi tra- slato ad Aquila. Neh 099 Pietro Guer- rieri spagnuolo, che morto neh 6 1 3, per l'egregie doti gli successe neh6i4 Luca de Franchi napoletano, carissimo a Fi- lippo III che lo nominò a Paolo V: do- po due anni moiì in Napoli e fu sepolto in s. Domenico nella tomba gentilizia, sul- la quale il fratello Vincenzo fece scolpire onorifica iscrizione, riportala da Ughel- li. Neh 6 16 fr. Giovanni Bravo de Luga- na provincia Belica, romitano di s. Ago- stino spagnuolo, che poi abdicò nel 1 627 e morì nella Spagna. In detto anno f». Luigi Ximenes spagnuolo mercedario , morto neh 636. Nel seguente Girolamo Martini. Neh 649 Fdippo IV preseulòa Innocenzo X il celebratissimo Agostino Barbosa portoghese di Guimaraeus dio- crsi di Braga, della chiesa patria tesorie- re, dottissimo prolonotario apostolico, fi- glio del celebre giurecousullo Emanuele

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e fialello del canonico Simone teologo illtislre,aml)eclue autori di dotte opere, ed s'-y.T. marxo tu pionnilgalo vescovo, mor- to poco dopo a' 19 noveiidji-e 1649, Ira l'universale coinpiaulo. Sepolto nella cat- tedrale, poi il detto fratello gli pose quel- lo s[»leudiJo elogio riprodotto da Ugliel- lt,incui è celebrata la sua vasta erudizio* ne, la sua profonda dottriun, le sue mol- te opere pubblicate in Lione. Queste so- no: Collcctaiwa doclorum in uni\'c'fxicrn j'iis Ponti/iciiiiii. Collcctaiwa docloruiiL ili concìliiini Tridenliiuuii. De of/icio et potcjitate Parochi. De officio et potesta- le Episcopi. Jas Ecclesiasticuni univer- sum. Praxis exìgcndi pensiones. Siiiii- ma Jposlolicaruindccisioiiuin. Tracta- tiis i'nrii de Àxionialibiix juris iisufrc' (jueiìtiorilius.Ma egli viveutefurouo mas- se aW Indice de' libri proibiti. Nel 1621, lìemissiones doctovum , qui varia loca Concila Irridenti/li incidenter Iracta- ritnt. Nel 1 642, Collectanea Bnllarii, a- liorwiKjue SuinmoriiinPontifìcimi Con- stiintionum, ncc non praccipiiaruin De- cisionuni^quae ah j'Ipostolica Sedc^ et Sacri.sCongrrgalionihiis usque ad anno i633 emanar unt.^ti\ 1 65o Andrea Lau- franclii napoletano teatino , celebre per dottrina e per eloquenza, regio predica- tole. Assai lodalo per solerzia, integrità, zelo perrincreuiento del culto divino nel popolo. A' 23 giugno 1659 fr. Lorenzo £n/.(nes o Diaz carmelitano spaguuolo di Toledo , e di quella università primario professore di teologia, celebre e dotto; go- vernò brevecoenle con gran pietà, vigilan- za e lode, poicliè cessò di vivere a'aS no- vembre 1660. Alessandro VII nel i663 gli sostituì Antonio Carafa nobile napo- letano, insigne teologo teatino, già presi- de egregio di diversi collegi. Nel 1 7o5 fr. Pietro Lazzaro Terrero degninoli osser- vanti, professore nell'università di Napo- li e teologo della Monarchia di Sicilia. Nel 1713 Nicola Spinelli di Capaccio, già ili- versar uni diocces uni Tranensi videlicet, SfpontinaCf Telesinae^ et Angloneiisis

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pro-pontifcx decoratus est. Con questi termina ['Italia sacra, e le addizioni del Coleli, la serie de' vescovi d'Ugeiito, e la completerò collii Votizie di Boniit. Nel 1722 d. Andrea iMadaloni chierico rego- lare na[)olelano. Neli72'ii fr. Francesco Battaller carmelitano di EIna diocesi di Perpignano. Nel 1 730 d. Giovanni Rosso teatino di Capotlimonle diocesi ili Napo- li. Neli73(S fr. Arcangelo Ciccarelli do- menicano d'iVltauiina traslato da Lancia- no. Nel I 747 Tommaso Mazza d'Ariano. Nel I 7ti<S Gio. Domenico Durante di Lec- ce. Nel I 782 Giuseppe Alonlicellidi Brin- disi. Nel 1792 (liuseppe Corrado Panzi- ni di Molfetta. Pio VII nel concistoro dei 26 giugno 18 18 preconizzò vescovo Ca- millo Alleva napoletano, indi a'28 dello slesso emanò la bolla De utiliori domi- nicae, presso il Bull. Roin. cont. t. i5, p. 5'ò, colla quale soppresse il vescovato lY Alcssano (/^.), e 1' unì in perpetuo a questo d'Ugento. Ed è perciò che nel ori^- sente articolo mi riservai di meglio par- larne con altre notizie, e la serie de've- scovi d'Alessano, il che vado ad elfettua- re,in uno a quanto riguarda LeucaoLeu- cadi a, poiché a questa sede vescovi le suc- cesse quella d' Alessano, la quale non si deve conf(jodere con Alessio ovvero Lis- so [V.) d'Albania.

Alessano o Alcssaneo,Alexanuin,A- lexanewies sen Leucadienses Episcopi, città vescovile della provincia della Ter- ra d'Otranto, lungi 7 leghe da tal cillà e piìi di 8 da Gallipoli, capoluogo di can- tone, è bene fabbricata con belle strade, comode abitazioni, e difesa da una citta- della, situata deliziosamente in aria salu- bre. Nella basilica del ss. Salvatore o me- glio della Trasljgurazionedel Sigaore,au- tic.i cattedrale, il capitolo si componeva delle dignità del cantore e del tesoriere, e di I ( canonici a'quali spettava la cura d' anime della parrocchia, che perciò e- sercilava uno di loro. Ebbe il seminario, i conventi de'religiosi conventuali e cap- pucciui,4 coufrulciuile d'ospedale. L'c-

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}>iscopìo era contiguo alla cattedrale. Vi !>ouo mauifatture di mussole e di stelle di cutone, da cui ricavasi cospicuo profit- to, iiou che alcuui henelici stuhiliinenti. Ebbe il titolo di ducalo goduto da'sigiio- ri di Cassano piincipi d'Aragona, i (jua- li vi esercitarono la giurisdizione feudale. Vuoisi che sia stata edificata sulle rovine diLeuca o Levicadia,dislrutla da'saraceni, lu quale avca dato il nou>e al termine del- li; terre napoletane da questo canto, cioè del vicino Capo di Leuca , /({pjginni o Sidantiiiuni Proìiionloriiuii. Questo ca- po furiua il tallone dello stivale che figu- ra la penisola italiana, e determina l'e- blremilà orientale del gran golfo di Ta- lanto, e la separazione del canale d' O- Iranto e del n)ar Ionio. La AJìfologia lilerisce che in Leuca era una fontana le cui acque aveano cattivissimo odore, e che i giganti chiamati Leuteranii , dopo vl'v.ssersi salvati da Flegra, nella Campa- nia, furono inseguiti da Ercole e da quel- l'eroe vennero uccisi in questo luogo. Per- ciò dicesi che la fontana era uscita dal sangue loro, e la costa istessa avea (neso li nome di costa Leuternia. In Leuca fu eretta la sede vescovile e falla sulhaga- liea di Otranto, e i patriarchi di Costan- tinopoli vi fecero inlrodurie il rito greco, [)er dominarla nella giurisdizione eccle- siastica, in uno ad Olraiito (f.) e nelle alile Provincie ecclesiastiche che sottras- sero all'ubbidienza del l'apa. L'Ugtielli cominciò la serie de' vescovi di Leucadia con Gerardo del 97 1 ; ma tanto il Luceu- zi, quanto il Coleti suoi annotatori, rile- vano che Gerardo non fu vescovo di Leu- cadia, ma lo confuse con s. Gerardo ve- scovo di Toul ( P .), iioiiLencadic/iscfn, sccl Tullenscm Ejìiscojmin. Perciò non solamente vu letta lu serie dell' (Jghelli, Italia .sana, t. c), p. bG, ma le addizio- ni e correzioni del Culeli nel 1. 1 o, p. i 2 i e 2o3. Hi. vescovo che si conosca è (iof- (iedo l\j)i.sc()j)iis l.cucailciisis , il quale richiesto a Martino IV da'canonici d'U- gente per proprio pastore, fu loro co nces-

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so neli282, come dissi disopra. Indi tro- vasi Giovanni di Napoli Lcucadcnsis^ct Alcxancnsis Ejjiscopas , registrato al- l'annoi 283 inveteri liber Ccnsuuni A- lexaiieiisis. Guglielmo Ferrari di Lecce sedeva nel f?9'- Piolandodi Porto me- morato in un'antica scrittura della chie- sa d' Alessano all'anno i325 e all' anno 1 333. Egli era di patrizia famiglia di Nar- do e canonico della cattedrale, peritissi- mo oe'due jus civile e canonico, ed ab- bate vicario generale della chiesa di s. Stefano di Nardo. Neh 333 fr. Riccardo domenicano consagrato in curia dal car- dinal Annibaldi vescovo Alexanensis et Leucadiensisy e nel 1 33G ottenne il brac- ciosecolare contro i chierici. Giovanni mo- ri nel 1349. Gli successe altro Giovanni Sorano già canonico di Brindisi, deputa- lo nelle provincie d'Otranto e di Bari col- lettore del censo apostolico, trigiiita uii- cias aurij'nsti pondcris foin jnitando/lo- renos quinque anri prò qualiùct n/iciir. Per sua morte neli3G2 Libano V gli so- stituì il canonico Giovanni Anglici. Del vescovo Bartolomeo si ilice, enjus repe- titiir memoria in Uh, solai, Praelat. sub Bonifacio IX, prò quo praeante pracdc cessorc suo soL'it Paulus, quisitheodeiii Ponti fìce evasilliarum Ecclesiaruni E' piscupus. Urbano VI provvide Alexa- nenseni Ecelesia/ii con Francesco Guer- rieri di Nardo, dotto e chiaro per molte egregie doti, e di cui scrisse Luigi Tassel- li, De Antiquitatibiis Lcueae. Berenga- rio neh 4o2 fu traslato a Castro d'Otran- to. A'7 gennaio di dello anno gli succes- se Paolo summenlovato; nel 1 4o5 Gio- vanni di s. Felice o Saufclici canonico di Melfi, trasferito neli4'23 a Murano. Se- deva neh 4^5 Domenico di Napoli. Gia- como de B.iucìuo Calzo de'priucipi di Ta- ranto, J'^piscopus Leiieiidensis, neh .\j i riedificò la chiesa di s. Maria de Civo di Nardo, di cui era abbate commendalario. Nell'i I aprile 1432 vi fu Irasferilu fi. Si- inoneda Brindisi minorila EpiseopusHii- beuòis, e dopo pochi mesi mori; onde u'

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ìG ottobre gli fu surrogato fr. Gu'ulo o Guiiluccio di Lecce minoritn, Lcocatliiis- /Jiilìslcx, li'aslato alla patria nel 1 438 e poi arcivescovo di Bari, soni(i)o teologo. Neil' istesso nmio fr. Lorenzo domenica- no. Nel 1 4^'^ Benedetto ili Balzo nobilis- simo napoletano; si dimise nel i48'S, e gli successe Gio. Giacomo di Balzo Fin- scopiix Lciicadcn'us , restaurò la nomi- nata chiesa di s, Maria de Givo. iNel i 5 1 2 Gio. Antonio figlio di Gio. Bernardino Aqiiaviva i.°tluca di Nardo, che avendo i torciti con incursione rovinate le chie- se di sua diocesi le restaurò e abbellì, fab- i)iicando (|uella di Fato, e a' 18 marzo i5i7 passo alla sede di Lecce. Cardinal Luigi iV Aragoim (f .), Alexancnsis et Lt'iicddieu'-is Kpiscojxiln^ gli fu dato in ainminislrazione, ma a' 1 7 maggio lo ras- segnò a Leone X. Questo l'apa nnì il ve- scovato di Alessanoe di Leucudia a ((nel- lo di Lecce durante la vita del vescovo Aijuaviva, che morto nel 1 32 5 il vescova- to reslòdisgiuntodaLccce. l'er pochi me- si ne fu ammiriistiatore il cardinal Ago- stino 2'rivtilzi (^.), ed a'20 luglioi52(3 n'ebbe l'amministrazione il canlinal A- le!>sundro Cf^sariià [f .),\\ quale la cede con regresso nel i53i. A' i5 novembre l'ebbe Francesco Antonio Balduini chie- rico di Leucadia , y«x cliviin in his Ec- ck'siis dìjcì(,e morì neliaSg. Il cardinal Cesarioi, cui spellava il vescovato, lo ce- de nel I 540 a Benedetto de Sanclis cano- nico Valicano, morto neli542. In (jue- sto fu eletto Evangelista Cittadini nobi- le milanese, che rinunziò nel 1 549 ^ ^^ in patria neli55g. Nel 1 549 Anniba- le iNIagalotli d' Orvieto canonico Vatica uo, morto neli55i, onde da Capri vi fu trasferito Leonai do deMagistris.Nel 1 55 5 GiulioGallelli nobile pisano,che nel 1 5(ìo cede la sede al nipote Giacomo Galletti palermitano, e morto in Roma fu sepolto neila chiesa di s. Maria sopra Minerva con lapide , Episcopus Alexiiiien. Nel I 5^4 pt^l decesso di Giacomo, il iucche- se Cesare Busdrago, indi arcivescovo di

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Chicli. Nel 1 578 Ercole Lamia faentino e avvocato romano, morto nel 1591. 11 Ro- dotà, Dell'origine del rito greco in Ita- liii, f. I, p. 400, parla dicpiello introdot- to nella diocesi , che tuttavia (joriva nel secolo XVI. In rpial tempo in essa ebbe- ro accesso i greci, e se l'esercizio del rito orientale recò vantaggio alle chiese, non può con sicurezza stabilirlo. Gei to è, che verso la fine di detto secolo alcuna colo- nia dava opera al culto divino collecere- monie greche. Ma il vescovo Lamia nel sinodo diocesano pubblicato nel 1587 presci isse a'sacerdoti greci una forma sol- ide dell'ostia fermentala per uso del s. Sagi ifizio. Laonde in tale anno il rito gre- co erasi ristretto Ira angusti confini, vi- vendo ancora alcuni sacerdoti greci, i qua- li eseicilavano l'ecclesiastico ministero nel rito loro, e il cui numero sembra che fosse stato più copioso ne' tempi prece- denti. Nel I 5q i divenne vescovo Settimio Burserio o Bursario mantovano (il can. Biina, Serie de'vesco<'i del regno di Sar- degna, lo crede vescovo d'Alessio in Al- bania, e che fu traslato a Casale a' 1 2 giu- gno 1592), dopo 6 mesi trasferito a Ca- sale. A'iq giugno 1592 Sestilio Mazuca calabrese, peritissimo del'e lingue greca e latina, chiaro per varia erudizione, già precettore del cardinal Pietro Aldobran- dini, con ritenzione pel canonicato Vati- cano,che poi dimise, ed in morte lasciò tutti i beni a'poveri. Nel 1 594 Orazio Ra- pari napolelano, morto nel seguente an- no. In questo fr. Giulio Dciifi domenica- no fiorentino, dotto teologo contro l'ere- tica pravilìi; cessò di vivere nel 1 597 piis- simamente, e fu assai pianto. Tosto gli successe Celso iMancini ravennate, dotto canonico regolare di Ponto, e morendo nel 1612 lasciò monumenti del suo sape- re: De jaiibus Piincipaluuin. De eogni- tione Iio/ninis, (uiae liiniine naturali ha- hcri potest. Nel 1612 Nicola Antonio dei duchi Spinelli napolelano lodalissin)O.Da Lavello nel 163 j vi passò d. Placido Pa- diglia celestino napoletano, dottissimo in

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filosofia, in teologici e in eloquenza qinl piimnrio pi edicalore , autore deli' opere lodalee lifeiiteda Ughelli. Franeesc'An Ionio RoheilidaCiipeilinoiliocesi diNar- nel 1 64*5 j pei'ilissitno nelle leggi e in Rotua uditore di più cardinali, virtuoso e pio, amato da s. Giuseppe da Cuperti- no. Neil 653 Giovanni Grauafeodi Brin- disi, canonico di JNnrdòe vicario genera- le del vescovo Chigi poi Alessandi'o VII, che nel i 666 lo trasferì all'arcivescovato di Bari, encomiato per le sue doli. Il Pa- pa gli sostituì Andrea Tontoli nobile di Siponto, arcidiacono della metropolita- na, vicario generale dell'arcivescovo e poi capitolare: zelantissimo, tenne più sino- di, sradicò diversi abusi, fu molto Imio- siniero , col capitolo eresse il monte fiu- menlario, rifece l'episcopio da'fundamen- li, restaurò diverse chiese della diocesi, abbellì la cattedrale e l'arricchì di nobili suppellettili , e fu traslato a Viesli nel 1695. In questo fu eletto Vincenzo de' duchi della iMarra napoletano, abbate de' canotiici regolari di Tontolo, restaurò rio - tabilmenle la cattedrale e l'ornò in più modi, rifece la sagrestia a cui donò bel- lissimi paramenti sagri, e fabbricò la tor- re canipauaria. Pro peregrinici ad Divae IlJariaedcLciicacpiotidicadvcitlantihiis pliira.se/ìipcr lidtndlpdrata culnlitt. Nel 1718 Gio. Belardino Gianelli beneven- tano, egregio uditore d' Alessandro Fal- conieri uditore di Rota e governatore di Roma. Riformò i costutni del popolo e la disciplina del clero, amante de'poveri li soccorse, riparòla cattedrale rovinala clal- lealluvioni, ne accrebbe gli utensili sagri pe'ponlihcali, rifece e ampliò l'episcopio e lo munì d'un propugnacolo a difesa di ostile invasione. Riedificò il tempio di s. Maria di Leuca, erigendo di nuovo lecon- tigue abitazioni manomesse dalle barba- re incursioni, aprendo ivi a'pellegrini co- modo ospizio. Con esso tei mina la serie de' vescovi d' Alessano waW ludia sacra, e la compirò colle Nolhu: di Roma. Nel J743 Luigi d'Ak'ksandro di l'orlici, già

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arcivescovo di s. Severini. Nel 1 7')4 Dio- nigi Lalomo di ilrindisi. Vacata la sede nelirBi restò vedova del suo pastore si- no al I yga in che fu eletto Gaetano Pao- lo de ]Medici de'pii operai, ili Lombardi diocesi di Tropea, e fu l'ullimo vescovo d' A lessano. Questa sede restata di nuovo vacante ne'primi anni del corrente seco- lo, come notai, la soppresse Pio VII nel 1818 , ed a Ugento, al cui vescovo Alleva nel dicembre 1 8^4 successe Fran- cesco Saverio d'Orso di Rullano diocesi tl'Ugenlo. Per sua morte, Leone XII ai 28 gennaio i8?.8 dichiarò vescovo d'U- gento fr. Angelico Mesti ia cappuccino, di Ferrandina tliocesi di Matera, che nel suo ordine funse le primarie cariche di com- missario generale, ministro provinciale, e postillatore delle cause de*»anli, esami - natole sinodale di Bovino, s. Severina e Salerno, dotto e virtuoso. Pel suo deces- so, Gregorio XVI nel concistoro de' 19 maggio I 837 preconizzò ralluale vescovo mg.' Francesco Bruni della congregazio- ne «Iella Missione di Bisceglia, superiore della casa di Bari, encomiandone la pie- tà, la dottrina nelle facoltà filosofiche e teologiche, la gravità, la prudenza, l'espe- rienza. Ogni nuovo vescovo è lassato nei libri della camera apostolica in fiorini I 3o, ascendendo le rendite della men'ia a circa 2000 ducati napoletani. La dio- cesi si [)rotrae a più miglia, e contiene 3(> luoghi.

UGHELLl FE^nl\A^D0. Nacque in Fi- renze neli5q) da buona fimiglia,ed en- trato neiroriline cistercien>»e col suo ta- lento e co' suoi studi tosto vi si ilislinse in maniera particolare, d<i Firen/.e aven- dolo i suoi superiori mandato a Roma a fare il corso di filosofìa e teologia. Impe- rocché fu promosso a diverse cariche o- norilìche, a procuialore di sua provincia, presidente di sua congregazione, e .ul ali- baie claustrale della celebre abbazia /////- //«vdelle Tre Fontane (/- .). Stimalo dai Papi Alessandro Vile Cleaienle IX, fu beneficato e piolcllo da csai con aimua

U G il pensione di 5oo scudi, e fatto consulto- re della s. congregiizione dell'Indice, |)er incoiaggiilo e compensarlo de'suoi nobi- li travagli letterari. II cardinal Carlo de Medici de' gianiliiclii di Toscana, mor- to decano del sagro collegio, l'ebbe a suo teologo. Scrisse diverse opere, ma (|uel- la che lo rese emint-nleniente benemeri- to e immortale è l'Italia sacra. Questa egli inlraprese per i consigli e le esorta- zioni del cardinal Carlo Emanuele l^iodi Savoia ferrarese, e precipiiametile del ve- scovo di Borgo s. Dontnno Filippo Ca- soni sarzanese. Laonde egli ne fece memo- ria di gratitudine, quanto ni cardinale l'io nella serie de'vescovi d'0«,lia e Vcl- lelri, e in quella de' vescovi di lioigo s. Donnino qiiaritoal vescovoCasoni. .Scris- se del cardmale: Salis habiicrb, si illuni ex vero dixero me propc tnodiiin in hoc opere anintum despondenlein, sitis ad- hortatioiiihus, proinissisqne adefiisdcm muhoties impitlcril perfcclioìu'iìì. Scris- se del vescovo: Cui aeterna oìdii^ntionc tc/ic/nur, ut non seineldixinius, (juod no- his generosa exhortatione ad opus hoc. perfide nduni \'iam ostenderil,pergit Ec- clesiani sihi comniissani perhelle admi- lustrare. Ricusò il p. Ughelli sempre i vescovati che gli furono ripetutameli le of- ferti; morì in Roma di 7 5 anni nel 1670, e fu sepolto nella sua abbaziale Chiesa de' ss. ì incenzo ed Anastasio alle Tre Fontane {F.). Ivi il cardinal Francesco Barberini decano del sagro collegio gli pose l'iscrizione marmorea riportala do- po la prefizione òtW [lalia sacra, dell'e- dizione di Venezia, in cui si legge nello splendido e giusto elogio : Cui dehet I- talia Sacros Antistitcs... Franciscus E- pìscopns Ostiensis de suo, caeterisque Episcopatus. Le altre opere dell'erudì- tissiiuo e dotto Ughelli sono: i. "Aggiun- te alle Vitacy et rcs gestae Pontificuni lionianorum, et S. R. E. Cardinalin/n, del p. Ciaccolilo, dell'edizione deli65o. 2.° Cardinaliuni Elogia, qui ex sacro ordine Cisterciensijloruere, Floienliue

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1 624DÌ più scris.se: Trattato degli scrit- tori dell'ordine Cisterciensej XII libri «Ielle /'ile de' santi dello stesso ordine; Tr</t'ato de' fdK'ori accordati a'Cister- ciensi per l' intercessione della Madre di Dio. 3." Coluninensis fanriliae Ctir- dinnliuin iniagines ad invimi espres- saeet aeri incisae, suinmaiitiinque elo- giis exornatae, KomaeiGjo. 4.° Albe- ro e storia della famiglia de conti di Marsciano, Roma 1 667. 5." Genealogia de'Capizucchi, lioma 1 653. Abbiamo in- oltre: Anecdota Ughelliana che trovasi nel t.iodeir//rt/m.sv/r/-rt e contiene. CViro- conicon Fossae IVovae. Chronicon Ali- nensis. Gesta triumphales per Pisanos. Fraginentum Chronici Pisani. Annales rerum Pisanornm. Chronicon breve Pi- sanimi. Chronicon aliud breve Pisammi. Laureiìtio /'eronensis ... rerum in Maja- rica Pisanornm. Richardi de s. Germa- no Chronicon. Menologiimi Graecorimi fussu Basilii junioris. Chronica monaste- rii s. Barlholoinaei de Carpineta, fi istoria fimdationis tnoiiaslerii s. Clementis In- sulae Piscariae. De rebus Friderici II iniperatoris, ejus fUiorum. In Roma egli pubblicò nel iG^i-G^ in 9 tomi: Italia sacra, sive de Episcopis Iialiae, et fnsii- larum ad/aceniium, rebusque ab iisprae- claregeslis, deducla serie ad nostra/n us- qne aetalein. Opus singulare Provinciis XX distinctiini, in quo Ecclesìaruni ori- gine.s, urbinni condì tionei, principimi do- nationes, recondita monumenta in liiccni proferuntur. L'Ughelli con questa vasta e laboriosa compilazione non imitò, co- me alcuni pretesero.ma precedette ne! co- minciare la sua pubblicazione, il gran- dioso e utilissimo lavoro fatto da Saiiile Marlhe sulle Chiese di Fianci,i. Gatlia Christiana quaseries ouiniuni Episcopo- rimi et Abbatuin Franciae, vicinarum- que ditionuin, ab origine Ecclesiaruin, ad nostra tempora per quntuor tomos de.dit- cilur. Opusfralrum gemellorum Scaevo- lae et Ludovici Sainmailhanorimi au- ctuiii, a primo in luce tduiua a l'eira.

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Jhclio, Ci Klcolno S(iininnrthnm<! Scae- yQÌiic filiis, Litflo\'ici ncpotilncf, Liitetiae l'.iiisioiuin i656. Scevola III e Luigi fia- Iclli gemelli, e figli cliScevoIit II tli Sain- le-Mai the ili London, sloriogi ad ili Lui- gi XIII e il 2.° ecclesiastico ilopocliè la moglie picseil velo inonnslico. raon Sce- vola nel I 65o e Luigi nel i65(i. Insieme scris>iei'o la GalLia Clirisliaiia, poiché le simili opere il| Giovanni Chenu e Claudio Piobeil lascia vano desiderare ancora niolr te cose. Quindi i figli di Scevola, Pietro, Abele e Nicola dierono l'ultima mano alla Gallia Christiana^ specialmente A- beie poi geiieraledella coi)giegazione del- l'Oratorio, che rivide tutta l'opera, ne li- mò lo stile, e con>pose l'epistola dedi- catoria e la pi 'fazione. Di piti i 3 fratel -

11 incoraggiali con pensione dall'assem- blea del clero, fecero nuoviS ricerche per meglio perfezionar l'opera in un'altra e- dizione. L'impresa fu sospesa per la mor- te di Nicolò e per le cure degl'impieghi conferiti ad Abele. Il p. Massimiliano di Sainle-iMarlhe, suo parente e confratel- lo, avendo voluto continuarla, la giudi- cò supcriore alle foize d'un uomo solo; e tutte le notizie raccolte, che doveano au- mentare d'un quarto i lavori de'diie pri- mi autori , vennero mandate al p. Dio- nigi di Sainle-l\I<u'lhe benedettino della congregazione di s. Mauro, il quale asso- ciatosi parecchi suoi correligiusi publjlicò nel I 7 1 5 i primi volunji à{i\\i\ G alba Clivi- sliaiui nova, ma non essendo stata ter- njinala, bisogna ricorrere all'edizione del j656 per le metropolitane di Tours, Be- saiKjon, Vienna e Utrecht. Quanto ad A- bele e I'iclro,ejSÌ intiapreseio altro lavo- ro imuienso e colossale, che dovea ab- l)racciar la !>toria ih tutte le chiese del mondo cristiano, col titolo di Orhis Clui- sùaniis. I materiali da essi raccolti furo* no deposti nella biblioteca di s. Magio- no, e riuscuuno di gran giovamento al p. Le Qiiien pel suo Oritns CUnstinnux. in iniiiuri |)iopurzioni e relative a ipieile d uu L'/-io/i(/'7c', «pulsi enciclopedico, mi

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lusingo aver dato in questa mia opera un compeiidi(j dell' Orhis Clirislianns. Dal (in (pii detto duii(|ue apparisce, che il ce- lebre e benemerentissimo p. tJghelli non imitò i Sammortani, cominciò prima di loro e neliBJj-S a pubblicare la sua fta- Ha sacra , e forse questo suscitò ne' ge- n)elli Scevola e Luigi l'idea della Gallia Christiana, i) almeno la scrissero contem- poraneamente all'Ughelli. In prova di che trovai indispensabili I riferiti particolari, che si rannodano al mio lavoro. L'Ughel- li non fece la storia di tutte le abbazie d'Italia, ina di non poche riportò molle notizie. Bensì vi supph il p. .Agostino Lu- bin, Abbatiaruni Italiae brevis notitia, llomaei6g3. Piuttosto Chenu e P^obert precedettero l'Ughelli. L'avvocalo Gio- vanni Chenu ci diede: j:Inhif/}iscoporuiìi et EiMscojjoriLui Galliat chronologica hisloria, Parisiis i i . Chronologia liislo- rica Palriarcharuiii , Archiepiscoporuiii Bituriccnsium et Aqtulaniamnt Pritiia- <M'/i,l'arisiis 1 62 1 .11 canonicoClaudioBo- beit ci diede: Gallia Christiana in qua regni Franciat dilionuinque vicinartini dioeceses , et in iis praesules describun- tur, Parisiis 1626. A questi diiiKjue si la gloria dell'idea dell'opera, poi couside- rabilmenteaumentatada'Sammartanì.E prezioso il lavoro vasto dell'Ughelli, an- che per la copia de'docmnenti, de iliplo- mi de'priucipi e delle bulle de'Papi che contiene; ma non va esente da molte ine- sattezze, assolutamente inevitabili in o- peru così colossale, e degne perciò di scu- sa, ed il suo nome sarà sempre glorioso e in beneilizione. D. de Viscli autore del- la Biblioteca dell' ordine di Cislercio lo appella l'ornamento d'Italia, la gloria dei suo Old ine, e un astro bi il laute ilellaChie- sa. 11 cistercieuse p. ab. Giulio .Vuibrogio Lucenti, autore della storia de' santi e al- tri servi ih Diodi /^oA;,'/jt) (/''.), compen- diò l'opera dellLghelli e la pubblicò con (pie>to titolo. Italia sacra li. P. Fcrilitian- ili UghelU reslrictti, ancia, ventali niu- gis cuuiniciidula, opera ci studio d. Ju-

ti G H /// Ainhroiii Lucenlii , tju.<!(ìem ordinis obbalix: opus sin^iilan\ tril/it<; toniti no- yissitnc (Iisli'n<:titm,.stil>.scqiitnte qtiqrto in (ino Ecclcsiaruiii origines, iirhuim coti- (Itùones, jura, pnncipuni (lonulionex, et lecondila nionumenla profertintur, citm icrlis notis ctpraeclaris anirnaiì\'ersioni- bus, Romae 1704. In (|iie.>ta eilizioiie il l>. Lucenti scrisse l'elogio del granile U- glielll, non tuc-no per le sue vaste cogni- zioni, colie (]uali ci (Jieile un immenso te- soro di erudizione, che per le sue virtù. Indi Nicola Coleti di Venezia e sacerdo- te delia cliiesa di s. JNIoisè, si a()plicòcou gran profìllpagli sluili, singolarmente di hluria, erudizione e anticliità ecclesiasti- ca. Stabilito per opeia sua, e commesso alla direzione di suo tratellu Sebastiano in Venezia loro patria, il negozio di li- braio e stampatore, considerando che al- la grande opera dell'UghelIi si rim()rove- ravano molti errori ed ouimissiuiii, e che non andava oltre Tanno 164B, ne intra- prese la laboriosa correzione e le aggujn- le sino a'suoi giorni per una nuova edi- zione.Questa cominciò nel 1 7 1 7 e fu com- pita nel I 722 col I o.' Ionio. Nicola la dedi- cò aClemeute Xl,uia l'edizione riuscjQje- po corretta della prima. Poi ta per titolo il j ."tomo: halui sacra, ec. editto secunda , ancia et emendata cura et studio Nico- lai Coleli^ Ecclesiae s. Moysis f'enetia- rum sacerdotis alunini,\tiufiù\>»9^ud Se- bustianuraColeti 1 7 1 7. Il 1. 1 o.°couteiien- le: Episcopalus Italiae deperditi et an- tiquati \'el alteri sedi uniti: Addendii et corrigenda in noveiiiIlaUae sacrae toniis jam editis. li titolo di detto tomo è : ita- liae sacrae tomus decimiis seti Jppen- dix in qua praeler Anecdota UgheUia- ii/7y Antiquati haliae L'ptscopatus, sup- jìleinenlaquacdain ,rt correclion.es adno- veni praecedenlia \>olutnJia,et multipli- cts Itidices generales proferuntur , cura et studio Nicolai Colcli t[c., Veneliis a- pud SebastianuniColeli 1 7 22. Nicola inol- tre di grande animo si accinse pure alla nuova e laburiusi»simucdiì^iouti della col-

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lezione de'concilii pubblicala da' gesuiti Labbé e Cossart, e vi riuscì mirabilmen- te per l'oriline, le aggiunte, le correzioni e reruilizioiie. (Compose ancora tliversi li- bri, e nioi I nel 1 7G ) d'8j anni. I suoi in- faticabili esempi letterari furono seguiti ila'4suoi nipoti figli del fratello Sebasti.»- ni). Uno di eisi fu il p. Gio. Domenico Co- leti autoredi iliverse opere, siccome il'iii- gegiiu vasto, fertile e vivace. Di piìi riu- e scrisse 1 o tomi di correzioni e ili ag- giunte importantissime |)er 1' Italia sa- cra, che niss. lasciò alla famiglia quando inori in Venezia nel 1799. Tali [neziosi inss. tuttora ineiliti passarono eil e-<istonu nella celebre biblioteca Marciana di Ve- nezia,in parecchi codici, de'cpiali prollcua- meiite si va giovando il eh. ab. Giuseppe Cappelletti nell'opera che coininciò a [)ubblicare in Venezia, co'tipi del riputa- lo stabiluneiilo dell'editore Giuseppe An- loiielli, nel 1 84 4. Col titolo: Le Ckiesed' [~ tallii dalla loro origine sino ai nostri giorni. Inoltre l'Ughelli fu corretto da- gli speciali storici delie chiese vescovili, e di essi me ne giovai in molle. Il p. in. (r. Giacinto Sbaraglia tic' minori con- ventuali, dottore in teologia, celebre per le sue dotte opere, alcune delle quali en- comiai nel voi. XXVF, p. 14^ e 14^, cioè la continuazione del p. VVadiiigo, ed il Dullariuin Franciscanum. Q^iìtsld rac- colta preziosa fa conoscere molti religio- si francescani celebri per dottrina, co- stumi e sanlitèi, di cui gli Annali del p. Wadingo non ne fauno menzione ovve- ro ne parlano assai succintamente ; molli passi storici, molti vescovi e molte altre persone intorno a cui gli Annali eccle- siastici, le Collezioni de'concilii, l' fdi- Ha sacra, la Gallia Christiana, avreb- bero bisogno di correzioni e di aggiunte. Appunto, (pianto aW Italia sacra, il p. Sbaraglia ne intraprese la correzione e la continuazione, e lasciò alla ->ua morte mss. otto grossi volumi. Pervenuti que- sti alle mani del p. lu. fr. Stefano Rinal- di dello slesso suo ordine, siccome for-

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nilo di molle cognizioni e di singolare liaspoilo [)ev lai genere di studi, animo- so imprese a proseguire l'encomialo la- voro, senza però ridurlo a quella perfe- zione che slimava necessaria per darlo alle slampe. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel convento de'ss. Apostoli di lloma a' 12 settembre 1807,1 prcgievoli volumi del p. sbaraglia, da esso accre- sciuti, furono mandati al convento de' minori convenluali di Monte San Pie- Irangeli nella Marca, delegiizione di Fer- ino, al (juale spellavano secondo il co- stume dell' ordme per essere il defunto nativo di s. Anatoglia nell'arcidiocesi di Camerino, aggregato a quel convento. Siccome si sospettò che i mss. in discor- so da Monte San Pietrangeli fossero stali trasportati alla biblioteca del convento di Pesaro; in quest'incertezza scrissi a quel Km." p. guardiano per verificare il dubbio, e ri'ebl)i gentile risposta : Che i inss. del p. Sbaraglia ed i mss. del p. Ri- naldi, realmente erano stati portati al convento di Pesaro, ma poi si restituiro- no a (piello di Monte San Pietrangeli, nel quale atliialmente rilrovansi.

UGO (s.), vescovo di Rouen. Figlio di Drogoiie duca o conte di Sciampagna, e di Adallruda, era cugino germano del re Pipino. IN' alla apprezzando le cose del mondo, si fece religioso a Fontenelle ov- vero a Jumièges, e donò a questi due mo- nasteri beni considerabili. JNel j-ìi fu e- levato alla sede metropolitana di l'iouen, e venne altresì incaricalo di governare le diocesi di l'arigi e di Ijayeux, non che le abbaziedi Fontenelle e di Jumièges. JNel- r iiccetUMe lauti benefizi ad un tempo, L'bbesollaiiloiu mira d'impedire che non ne venissero dilapidali i beni dai secolari, cui incomincia vasi darli; mentre egli im- piegò tulle le rendite in opere sanie. Mo- ri il Jouiièges l'anno ySu, ed è nominato nel militi; olugio romatio il 9 di aprile.

lj(jO(^.), illibate di Cluny. Discenileu- 1e ilella ciisa sovrana de'd ui hi ili borgo- gna, nacque ucUo24a Seuiur nel Dne-

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nese, diocesi d'Autun, dal conte Dalmazio e ila Aremburga di Vergy. Il padre lo de- stinava alla carriera militare, ma la ma- dre adoperavasi di educarlo per servigio della Chiesa. Commessa la sua educazio- ne ad Ugo vescovo d'Auxerre, fratello di suo avo, si accese del desiderio di lascia- te il mondo, ed ottenuta la permissione di ritirarsi fra' monaci di Cluny, fece la sua professione religiosa, dopo un rigo- rosissimo noviziato, in etàdiiGanui. In processo di tempo fu eletto priore, e nel 1049 successe a s. Oddone nel governo di quel monastero. Nell'oltobre del seguen- te anno assistette al concilio convocato a Reims da s. Leone IX; poi accompagnò il Papa a Roma e intervenne al concilio che condannò gli errori di lìerengario. Godè la stima dell'imperatore Enrico III iliVVrOjche pacificò con Andrea 1 re d'Un- gheria. 1 Papi Nicolò 11 es. Gregorio VII l'onorarono di loroconlldenza, e pili vol- te l'associiirono a" legati eh' essi aveano iuFrancia. Inlervenneaquasi tutti i con- cilii che si tennero in questo regno, ed adoperossi alla riconciliazione dell'iuipe- ratore Enrico IV con S.Gregorio VII. Ur- bano Il e Pasquale II furono parimente grandi estimatori del mento di Ugo, il quale ad una rara atlitudine per gli allu- ri, aggiungeva tutte le virtù di peifelto religioso.Dolce, umile, caritatevole e mor- tificato, invigilava sollecito al manteni- mento della disciplina in tutte le case del suo ordine, e specialmente nel monastero di Cluny, dove fece rivivere lo spirito dei monaci antichi. Morì nel i 1 09, a' 29 a- prile, giorno in cui si celebra la sua fe- sta, essendo sialo annoverato fra santi dal Papa Calisto 11 circa il 1121. Abbiamo del santo abbiile, nella BiblioLcca Clu- niaci'iisc, nìolle lettere e vari statuti pie- ni di saggezza pe' suoi monaci, e pei re- ligiosi di Alarcigni ch'egli avea fondato. UGO (s.), vescovo di Grenoble. N.\c- que nel 10 53 a Castel Nuovo nel Delll- nalo, diocesi di Videnza. Oddone suo pa- dre eia un espello nllieialo, clic accop-

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pinva perfetlnmenle i doveri del ciisfla- iiesimo a quelli della sua professione, e adopi'avasi per inanlenere la disciplina fra' soldati e far loro osservare la divina legge. Esso lasciò poscia il mondo per an- dare a finirei suoi giorni nella gran certo- sa, sotto il governo di s. Brnnone, ed ivi morì sanluniente. Ugo gli amminisliò gli nlliuii sagrameuli, e coniòrtò altresì in morte sua madre ch'era rimasta nel mon- do. Percorsi con profitto gli studi, senza mai trascurare gli esercizi di pietà, si fece monaco per dedicarsi interamente al ser- vigio di Dio. \enne nominalo a un ca- nonicato della cattedrale di Valenza, do- ve essendosi recato Ugo vescovo di Die nel Delfiuato, poscia arcivescovo di Lio- ne, cardinale e legalo della s. Sede, fu tan- to invaghito delle di lui virtù e bell'in- gegno, che volle unirlo a se. Durante la sua legazione gli diede l' incarico delia riforma di molti abusi, eh' eransi intro- dotti fra aUpjanti ecclesiastici. Nel con- cilio tenuto dal legato in Avignone nel I 080, in cui tratlossi della scella d'un pa- store per la chiesa di Grenoble, fu eletto Ugo a tale dignità, che per la sua umiltà non avrebbe accettata, se il legato ed i padri del concilio non gli avessero ordi- nato ili sottomettersi. Segui il legato aRo- ma, o ve fu consagralo da s. Gregorio V 1 1, provvedendo a tutte le spese della ccre- niuina la gian conlessa Matilde, che gli fece presente della troce, della mitra e d altri episcopali ornamenti. Recatosi alla sua sede, si adoprò 0 riparare gli effetti funesti della mala condotta del suo pre- <lecessore, e ad eliminate i deplorabili a- busi fra il suo gregge introdotti. In poco tempo cangiò l'aspetto della diocesi; ma non ebbe appena passalo due anni nel- l'episcopato, che volle rinunziarvi per u- millà, seguendo in ciò l'esempio di molti santi, e sperando che il Papa non oppor- rebbesi al suo divisamento. Andò dun- que a vestire l'abito di s. Benedetto nel- l'abbazia della Chaise-Dieu nella diocesi di Cicrmonl in Alveigna, ove seguivusi

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la riforma austera di Cluny, ed in cui nell'anno che ci visse praticò toltele vir- iti d'un perfielto religioso. Gregorio Vl[ però informalo del suo ritiro, gli ordinò di ritornare alla sua chiesa. Ugo obbedì, riprese le sue funzioni con novello ardo- re, e le esercitò con sern[)re più crescente frutto, occupandosi quasi di conlinuo nel- l'annunziare la parola di Dio. S. Biuno- ne e i suoi sei compagni, avendo divisato di allontanarsi dairuuianoconsorzio, egli li consigliò a ritirarsi in un deseito della sua diocesi, chiamato Certosa, che diede poscia il suo nome all'ordine che vi era stalo fondalo. Ivi li condusse neliot:)4, e spesso inseguitoli visitavn.e con essi trat- lenevasi negli esercizi della penilenza e della contemplazione. Amoroso verso i poveri, che sempre in ogni modo sovve- niva, vendette perfino un calice d'oro e parte de' suoi ornamenti episcopali, per soccorrerli in tempo di carestia. Avrebbe desideiatodi andare a terminare i suoi giorni nella solitudine; ma Papa Inno- cenro 11 non annuì alle sue preghiere, e l'obbligò a compiere il cor>o della sua vi- ta nell'episcopale ministero. Iddio termi- nò di purificarlo co' dolori il' una lunga malaltia.che gli olferse occasione di pra- ticare le piìi eroiche virili. La beala sua morte accadde il 1." aprile 1 i32, in età di forse 80 anni, e dopo 52 di episcopato. Fu canonizzato da Innocenzo II nel 1 i34>e<i il suo nome trovasi nel martirologio ro- mano il i.° aprile. S. Ugo è annoveralo fra gli scrittori ecclesiastici principalmen- te pel suo Chartiilarhim, ossia raccolta di carte, con note storiche curiosissime, ch'è custodita manoscritta a Grenoble.

UGO (s.) di Lincoln, martire. In età di I I anni fu preso da alcuni giudei, il ca- po de'quali chiamavasi Joppino. Costoro in odio di Gesìi Cristo gli sputarono in faccia, lo batterono con verghe, gli moz- zarono il naso e il labbro superiore, gli spezzarono palle de'denti, finalmente lo crocifissero e gli trafissero con una lancia il lato. Questo bai baro fallo accadde ai

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9.7 agnolo del i 2*)?. Joppino e isnoi ooiu- UGO Candido da Caldesio, Cardi'na-

|)lici essendo siali picsi per ordine del re le. ['. Dianco.

Eni ico 111 e del suo parlai»iei»lo raduna- UGO DI DIE, Cardiiirtle; Francese loaRe.iding, furono condannali ad esse- de'diiclii di noigogna,<lopo aver profes- le legali per le cnlciigna a giovani cavalli, salo il monacliisino, ed essere sialo prioie i quali II strascinarono fincliè morirono; di s. Marcello di Cavaillon, da Alessan- poscia i loro cadaveri furono appesi alle dro 11 del 1061 fu creato cardinale pre- fordie. le, e nel 1080 da s. Gregorio VII vesco- UGO (b.), Cardinale. Nato di nobi- vo di s. Diez sua palria, e poi arcivesco- Je prosapia in Clialons nelle Gallie, nio- vo di Lione. Unilo co'più slrelli vincoli naco cisterciense e abbate delle Tre Fon- a s. Gregorio VII, intervenne con alcuni lane, da Eugenio III nel 1 i 5o fu crealo del suo clero al suo sinodo celebralo in cardinale vescovo d'Oslia e \'ellelri. Co- Roma, chiamatovi dal Papa. Fu quindi slitiiilo in s'i eminente giadu, si mostrò impiegalo nella legazionedi Francia, do- speccliio di tulle le viriti e singolarmen- ve assolvè solennemenledalla sentenza di le d'una carità così tenera verso i pove- scomunica Folco o Fulcone conia d'An- ri, cbe con gioia e generosità di cuore da- giù e di Angers, uomo fiero, crudele ea- va loiuqii'intoavea, sino !i gravarsi di de- spro, marito di Berlrada di Monfort ; e bili; pei cui Alano \escovo «l'Autun, nel- presiedè a diversi sinodi e concìlii , per la vita di s. Bernardo, lo cliiama uomo di proibire il diritto cb'eransi usurpati i lai- gran vii e sanlilà di vita. Tiovossi [ire- ci di dare l'investitura de'benefìzi eccle- senleaU'elezionid'Anaslasio I VeAdriano siastici. In quello di Lione del 1080 de- IV, e chiaro per meriti non menocheper pose Manasse arcivescovo di Reims, che piodigi,aiulòagodeie ilfiutlo di quelle li citalo replicate Volte a Roma avea ricu- niosine che veisale nel seno de'bisognosi salo sempre di comparire, e dipoi caccialo con tanta esultanza dispiiito, erano slate dalla sua chiesa terminò miseramente i tlepoiitalee riposte ne'iesori celesti. Si ere- suoi giorni escluso dalla comunione dei de coimineuieiile. che sotto il vescovato fedeli. Inoltre il cardinale ivi con insUin- di lui /bs>e da Eugenio Iti (afta la perpe- cabile zelo condusse a felice esito tulli tua e stabile unione delle due chiese ve- que' molli affari ecclesiastici che richia- scovili d'O^Z/V/e / r//r'//7"('/^.J,ed Ugo fu mavaiio l'apostolica sollecitudine. Nel ili. cardinale che s'intitolò vescovo d'am- 1081 convocò altro concilio, in cui il cer- beduc, e indi in poi restarono perpetua- tosino Ugo fu consagralo vescovo di Gre- mente unite. Prima ancora di questo lem- iioble; in quello di Meaut , a Teobaldo posi trovano le duechiese talvolta insieme deposto dal vescovato di Soissons, fu sui- iinile,mala loro Unione era piccai ia e nd rogalo il b. Arnolfo Pamelio abbate di subilrio de'Piipi. Oltre i iniiacoli operali s. Medardo. Passalo quindi nella Riela- «la Diu a inleicessione di qiiolocardinale gna minore, insieme col cardinal Uber- jincor vivente, dopo la pia sua morie si lo suddiacono della chiesa romana, d'or- rese celebre per la moltitudine de' prò- dine di s. Gregorio VII prese cognizio- digi, di cui fu onoralo da Dio. Giovanni ne della causa del vescovo di Dol. Uao- Cireyo lo ascrive Ira'beali dell'ordine ci- coniai a Lione e allrove,che morendo de^- sleitieii'-e, e di lui abbiamo parecchie lei- lo Papa nel 1 oS5, tra'3 che raccomandò lere, che tutte spirano sapienza e |)ietà. a'cardinali per successore uno fu Ugo; ma U(jO, Cardinali'. Dell'online de'dia- prefcicndosi un altroché fu Vittore III, coni, sollosciisse il sinodo celebralo nel accecato il cardinule dall'ambizione, I 044 da Renedetlo IX, e il [)rivilegiopel concepì tlispetto e sdegno, si rivolse al par- putriarca ih Grado. tilo dell'antipapa Cleu)ente III, e scris-

UGO se lunga lelleia alla gran confessa Mnd'l- tlc, riporlata nel t. io della Colhziont' de concini, nella cnuilc cinicò il'inginrie e di calunnie il Jiiiovo Papa, lulte p<'iò snienlile dalla sanlitù del virtuusu \'it- tore HI, e dalla sincera e |)t'uf'uuda sua u- inillà da lui mostrala nel riousaiecon tan- ta fermezza il pontificato. Si puòcunsul- taie su questo punloj JN'alale Alessandro, Ilist. Eccl. sdi'c. A/, par. i, cap. i, art. 1 2; e Pagi, Gesta de liom. Poni. 1. 1, p. 5()i. Condannalo il cardinale e de|)ONto nel cuncilio celebrato da Vittore 111 in Benevento, insiemecol cardinal Riccardi abbate di s. Vittore, poco dopo ravvedu- tosi e compunto del proprio grave lid- io, fu da Urbano II assolto e ripristinalo nelle dignità. Essendo MIO legalo in Fran- cia, estiuse col segno della croce un orri- bile incendio che devastava il monasle- IO delle monache Marciniane; e si trovò nel 1 095 al celebre concilio di Clei moni, nel quale si stabilì e promulgò la i ."^ Cro- ciata per la liberazione di Terra santa. Altra legazione gli alìidò Urbano li in Francia al re BMippo I, per rimuoverlo dallo scandaloso commercio di Bertrada moglie di Folco, a cui avea giurato d'as- sociarla al suo talamo, dopo di averla ra- pila a quello del marito. Si narra , che l'avvenente Bertrada, temendo che Fol- co l'abbandonasse come avea praticalo con due altre mogli, per darsi in preda a femmine di cattiva vila, e sapendo che il re Filippo 1 la vagheggiava, gli sped\ se- gretamente un messo per manifestargli i suoi sospetti e poi si recò da esso. 11 re ripudiò la moglie Berla, che l'avea fallo padre di Luigi VI che gli successe, e so- lennemente sposò Bertrada. Urbano 11 riprovando l'illecito matrimonio ne scris- se all'arcivescovo di Reims, condannan- dolo come invalido; quindi dal cardinal Ugo nel concilio d'Autiin fece dare sen- tenza (S\Sc(iinuitico{^J .)i\\ re,e poi (u pure scomunicala Bei Irada. Indi il Papa donò a Folco o Fulcone la Rosa d'oru (/ .). Il cardinal Ugo ebbe alcune difìeicnze cui

UGO o

cardinal Ivone di Chaiires, il quale pe- rò non lascia di chiamarlo uomo per re- ligione, pi tulenza e autoiilà aininii abile, censurandolo tullavia per esigere molle cose con im [lero soverchio, di meni irò del - l'av vertiinenlo di s. Pietro, il quale impo- ne a'prelali di non osleiilareil loro domi- nio sopra i cleri, ma di 1 elidersi anzi con sincerità di cuore modelli ed esemplari al propiio gregge. Abbiamo alcune episto- le di s. Gregorio VII, dalle quali appa- risce la stima che il s. Pontefice faceva del cardinale, che tranne il vizio di smode- rata ambizione, fu per qiie'lempi uomo insigne e famoso.

UGO DI ALATRI, Cardinale. i\ac- (|ue circa la metà del seccdo XI, nel pon- tificato di s. Leone IX, da niibilissima e antica famiglia nella cillà tli A latri. I suoi genitori si dierono cura particolare sino dalla dilui più leneiaetà,che venissecol- tivata la sua indole egregia e bel lalento, afìldandolo alla direzione de' monaci «li MonteCassino, presso i quali fece tali prò gressi nelle lettere e nella pietà, che si gua- dagnò la stima non solo de'sapienti, ma meritò d'essere tenuto in considerazione dal Papa Alessandro II, il quale lo volle presso di se nella corte ponlKicia. In que- sta restò ne'ponlificati memorabili di s. Gregorio VII e di Urbano II, colle qua- lifiche di cappellano pontificio e suddia- cono apostolico; perciò il Canlelniaggio nella Sintassi degli Uditori di Rota, ed il Bernino, Z>r/ Trilninale della s. Rota, vogliono che fosse uno de'giudici di esso. Neil loSPasqualell locieòcardinaledia- cono di s. Maria in Via Lata. Avverte il Borgia nelle Memorie storiche di Bene- vento, t. 3, p. 49) che il Beinino segueu- do il Ciacconio, Fitae Pont, et Card., lo chiama Ugone Visconti di Alalri del ti- tolo presbiterale de'ss. XII Aposlcjli, sen- za por mente che il Ciacconio altiibui- scequeslocognoniead Ugoo Ugone / ri- conti óì Pisa ; e che il Platina nell'elenco de'cardinali creati da Pasquale 11 np<>mi Ugo o Ugone Alatrino come curdiuule

tG UGO

«liarnno tli s. ]\Iaria in Via Lata, e l'al- tro Ugo o Uqoiie Visconti da Pisa , che fu reggente eli Benevento, come cai'tli- iiale prete de'ss. Xn A postoli. Non essen- do ancora incominciate le ozioni delle diaconie, titoli e vescovati, il Visconti re- stò sempre col suo titolo, e pei- conse- guenza il contempoi'aneo Ugo di A latti lui vivente non potè certamente occupar- lo. Da tale abbaglio, il cardinal Ugo ili A latri fu pure detto Ugone e rettore diBe- neventOj così confondendosi vieppiù in quanto si appartiene al cardinal Ugo Risconti, e lo rilevai in quella biografìa, giaDìniai l'Alatrino essendo stato cogno- minalo Visconti, benché tale molli lo ri- tengano. In fatti anche il Cardella nelle Memorie storielle de Cardinnlì, 1. 1 jpar. I, p. 224, sebbene istruito dell'avverti- to dal Borgia, nell'encomiare il cardinal f^o Fiscoìid d' Alatri, per la straordi- naria sua intrepidezza e costanza nelle ca- lamità, dalle quali era allora afflitta e tra- vagliala la Chiesa, crede che soprattutto spiccò il suo valore nella gagliarda difesa che fece di Benevento , a cui presiedeva in nome del Papa, il che si appartiene al cardinal Ugo /'Tó-co//// di Pisa. Bensì pre- siedeva alla rocca delMonteCircello. pres- so s. Felice (nel quale articolo anche io con altri scrittori lo chiamai Ugo Viscon- ti, essi pure confondendolo col cardina- le di tal cognome) quando gli giunse la notizia che Pasquale li era morto a' 2 i gennaio I i 18, onde lasciata la fortezza io custodia degli abitanti di Terracina, su- bito si porlo in lloma e dopo 3 giorni contribuì all'elezione di Gelasio //.Que- sti vedendosi perseguitato dalla fazione seguace dell'imperatore Enrico V, e non essere sicuro soggiorno la città di Roma, dopo essere stato salvato da'tumultuosi ultentali , per opera di Pietro Pierleoni da lui confermalo preletto di Roma, da alcuni nobili e dallo zelo del cardmal Ugo di Alalri, nella chiesa ili s. IMaria iuTras- potilina e nella casa di certo Bulganii- 110, col loro aiuto allorquando giunse

UGO

nella cillìiEniico V, fuggì sopra due G;n- lere pel Tevere in coinoaguia del c.irili- nal Ugo e di altri di sua corte. Giunto nelle vicinanze della città di Por^o. un'im- provvisa tempesta avendogli impeditodi prendere il maree di progredire il viag- giOjSi trovòesposto agl'insulti delle trup- pe imperiali tedesche. Sbarcato in luogo disabitato e sopraggiunla la notte, pieno di coraggio il cardinal Ugo, osservando la critica situazione del Papa avanzalo in grave età, mancante di mezzi per evi- tare l'imminente pericolo di dette solda- tesche che l'inseguivano, mosso da pietà (quale altro Enea che si caricò sulle spalle il padre Anchise, come osserva Lodovi- co Agnello, Istor. degli Andpapi, t. 2, p. 2), prese Gelasio 11 sulle proprie spal- le e per islrade impraticabili, ad onta del- l'oscurila,gli riuscì con gran fatica di por- tarlo illeso nel castello di s. Paolo di r/r- dea (della quale riparlai nel voi. LVIIf, p. I iq), dove lo pose in salvo. Indi nel di seguente si iliè cura di farlo comodamen- te trasportare a Terracina, e quindi pei* mare aGaeta, donde passò a Capua. Quin- di il Cardella ricade nell' errore di fare ritornare il cardinale al governo di Bene- vento , nuovamente confondendolo col cardinal Visconti; e poi dice che nello stes- so 1 i 1 8 sottoscrisse in Capila una bolla di Gelasio II, a favore di Bernardo abba- te di s. Soiìa; indi ritornò in Roma, men- tre il Papa recatosi in Francia, morì in Cluny ed ivi fu eletto successore Calisto 1 1 , elezione ch'egli a [)pro cogli altri car- dinali restati in R^oma. Il Ciacconio pre- tese che si trovasse in Cluny tra gli e- leltori di Calisto II, ma egli era tornato a custodire la rocca di Monte Circello. Il nuovo Papa in premiodi sue benemeren- ze gli conferì nel 1 i 19 la ragguardevole carica di Cancelliere di s. romana Chic' sa. Cardella, sempre erroneamente, dice che pagò il debito alla natura in Hene- venlo sul Unir del i 1 2 1 o veramenle nel i 122, senza accorgersi dell'anacronismo in cui cadeva riguardo all'epoca piuv, e

UGO UGO 17

sebbene egli sia il classico biografo ilei meslicrc delle armi, si rilirò nello stesso

carclinnli. Tulli erriamo. Imperocché e- monastero e vi mon nell'esercizio disila

gli aggiunge, che il nome del cardinale penitenza. Dotato di felici disposizioni, U-

si legge nella serie de' cardinali elettori gone fece progressi nelle scienze, non me-

d'Onorio II quale diacono di s. Maria in no che nelle virtù. Persuaso che Dio lo

Via Lata , il che conferma 1' asserto dal chiamasse ad una maniera di vita più

Bolgia, e dal Martinelli nella storia del- perfetta, enlrlj nella gran Certos;i, e vi

la chiesa di s. Maria in Via Lata; ma l'è- prese l'abito circa ili i6o. Dieci annido-

lezione ebbe luogo a'28 dicembrei 124, pò, essendo già stato promosso al saccr-

dunque a quell'epoca il cardinal ancor vi- dozio, fu eletto procuratore del raona-

vea. Fu suonipotee natodalla propriaso- stero, ed in tale uffizio acquistossi tanta

velia, Pandolfo d' Alatri , scrittore delle fama di prudenza e di santità, che lo fece

' f'ìte de Papi Gelasio IleCa listo II, che conoscere da tutta la Francia. Chiesto da

per equivoco di Costantino Gaetano ab- Enrico li re d'Inghilterra, per governare

baie di s. Daronzio, fu dello Pandolfo Pi- la Certosa ch'egli avea fondata a Wilhani

sano, in che fu seguito da una folla di nella provincia di Sommerset, Ugone vi

scrittori. Questi fu prelato di egregie do- si recò in obbedienza alla deliberazione

li e profonda dottrinai figurò molto nel- del capitolo. La sua umiltà, la sua dol-

la corte pontifìcia, e non ha alcuna rela- cezza e la santità della sua vita gli meri-

zione con Pandolfo ^/rtsrr/ pisano, crealo larono l'alTetto di coloro, i quali aveano

cardinale da Lucio III, col quale fu con- opposto i maggiori ostacoli a quel santo

fuso dallo stesso abbate Costantino, il che stabilimento, sicché in breve tempo la co-

non mancai notare nella biografia di que- munita divenne più numerosa e fioren-

sl' ultimo cardinale. te. Da molto tempo era vacante la sede

UGO Lectifredo, Cardinale. CaWìlo di Lincoln, ed avendo Eurico II data la II neh 122 01 123 lo creò cardinale pre- libertà al capitolo della cattedrale di eleg- ie di s. Vitale del titolo di Vestina , in- gersi il vescovo, fu scelto Ugone, che re* lervenne a'comizi d'Onorio II,sottoscris- nitente venne da Baldovino arcivescovo se con 32 cardinali una sua bolla spedi- di Cantorbery obbligalo a lasciarsi con- ta in Laterauo nel i 1 26, e Ciacconio a sagrare a' 2 1 di settembre 1 1 86. Il iiovel- queslo Papa ne attribuì l'esaltazione. In- lo vescovo si elesse un consiglio, nel quelle di seguì per breve tempo l'antipapa (for- feceeotrarequanti vi erano più pile dotti se Anacleto II), ma ben presto riloinòal- uomini nel suo clero. E-istabili la disci- r ubbidienza del legittimo capo della plina, riformò gli abusi, e ravvivò da per Chiesa. tutto colle sue esortazioni lo spirit^o della

UGO, Crt/'f/z'/w/c. Priore del menaste- fede. Faceva esalta ricerca de'poveri per

ro di s. Prassede e canonico regolare del assisterli, eandava spessoa visitarli e cou-

ss.Salvatoredis. Maria delRenOjfu crea- forlarli con molla bontà, mostrandosi

to cardinale prete di s. Lorenzo in Lu- specialmente tenero pe'lebbrosi. Ogni an-

cina, da Celestino II nel delle Ceneri no visitava la Certosa di \Vitham,edal-

i i44- Morì dopo breve cardinalato nel- lora vi seguiva tulle le osservanze della

lo stesso pontificato di Celestino II. regola. Il piacere che gustava nella soli-

UGONE (s.), vescovo di Lincoln. Usci- tudine, gli faceva desiderare il primiero

lo d' una delle più chiare famiglie della suo slato, per cui adoperossi ad ottenere

Borgogna nel i i4o> fi' posto in età di 8 dalla s. Sede il permesso di riuuuziareal

anni in una casa di canonici regolari, vi- vescovato, ma gli fu sempre negato. Il

cina al castello di suo padre, il quale do- disprezzo eh' egli avea per tulle le cose

avere esercitato con mollo onore il del mondo, lo levava al disopra d'ogni

s&iofvai

j/. A»,

i8 UGO

ninnilo riguardo, e quindi non temeva di dare degli awertinienli al re, seb!)oiie mal soirciisse «:he alcuno gli contraddi- cesse. Sostenitore dell'immunilà ecclesia- stica, scomunicò un uHìziale del re, che avea condannato un chierico ad una gra- ve ammenda, e ritìnto allo slesso re un benefizio che gli domandò per tni suo fa- vorito, il quale n'era incapace. Asceso al Irono d'Inghilterra Giovanni Scnza-trr- va nel i ic:)q,mandò il santo vcscovndiLio- colti audjascialure a Fihppo II Augusto redi Francia, per conchiuderela pace fra le due corone, e la fama della santità di IJgone contribuì all' ottimo effetto della negoziazione. Poco egli sopravvisse, poi- ché mori a Londra a' i 7 novembre i 200. Il suo corpo fu imbalsamalo, e portalo solennemente a Lincoln. Molti vescovi ed abbati, ed altre personetpialdìcateaccom- pagnarono le sue esequie. II re Giovanni suddetto, eGuglielmo redi Scozia sotto- posero le spalle al suo cataletto nel por- tarlo alla chiesa. Tre paralitici eil alcuni altri malati vennero guariti alla sua toni ]m. Fu canonizzato da Onorio III, o se- condo altri da IVicolò III oda Onorio IV, ed è nominalo nel martirologio romano il 17 di novembre, nel qual giorno si ce- lebra la sua festa.

UGONE, Cardinale. Nella bolla spe- dita nel i 062 da Alessandro li in Anagni, si trova sottoscritto Ugone di s, Stefano nel Monte Celio prete cardinale.

L'GUiNE, Cardinale. Diacono di s. ro- manaChiesa, appose il suo nome alla bol- l:i emanata in Cremona da Urbano 11 nel logS, a favore del monastero di s. Egi- dio, poi confermata nel concilio di Pia- cenza.

UGONE DI S. VITTORE, Cardina- le. V . Sanvittohe.

UGO^ETTO Faini'RTo o Fiiuto, Caìdinalt. Francese di Borgogna, ris[)et- labile non meno per chiarezza di natali, che per la straordinaria sua erudizione, laureato in ambo le leggi nell* universi- tà di Pavia, ove si tratlennc applicato a-

UGO

gli sludi f) anni. Guglielmo suo fratel- lo, uomo di gran senno e valore, cancel- liere di Carlo il Temerario duca di l'or- gogna, l'introdusse nella sua corte, dove conosciutasi la di lui abilità e saviezza, fu impiegato dal duca in isplendide amba- scerie, e Ira le altre in Roma a Paolo li, ed in Ispagna a Ferdinando V re di Ca- sliglia, quali egregiamente da lui compiu- te, essendo decano della chiesa di Ma^on ne fu nominato vescovo, e vi adempì con zelo le parti di sollecito e vigilante pasto- re. Indi meritò che Sisto IV a'7 maggio I 473 lo creasse cardinale prete de' ss. Gio. e Paolo, e legalo della provincia del Pa- trimonio. Ottenne poi in amministrazio- ne le chiese d' Angers e d'Autun. Mece- nate deietterati, molti ne teneva presso di se. altri ne sollevava se gemevano in miseria, e li prodnceva op[)ortunainente alla conoscenza della società. Pieno ì\\ì- ntanilà e gentilezza, prestavasi facilmente all'istanzee necessità ile'ricorrenti.pe'qua- li non ebbe dillicollà di gravarsi genero- samente di debili. Pertanto la perdita di personaggio iunabile, benelicoe vantag- gioso alla società, fu deplorata in Roma nel I 4^4> come caro al popolo e a'grandi. Ebbe la tomba nella chiesa di s.Maiiadel Popolo, senza alcuna funebre memoria. UGONOTTI. Eretici crudelissimi del secolo XVI. Fu neli5Go che s'incomin- ciò a dare questo nome nCah'inisli i^l"'.) di Francia, a coloro cioè i quali faceva- no professione dell'eresia perniciosissima dell'eresiarca Calvino: Calviniana labe infectus IfngOhOtns. Pasquier e Menage riferiscono diverse elimologiedi / t^onot- lo, Intorno al quale nome si sta ancora di- sputando, non conoscendosene con certez- za l'origine, mentre i seguaci tie' loro er- rori sono comunemente chiamali Prote- .tlanfi (f^-), ed amalgamati con tali ere- liei. Du Veidier diceche la parola / go- nntto derivada Giovanni lluss, caposella degli eretici U.<!siti (l .), di cui gli ugo- notti seguirono la pestifera dottrina. Co- (|uillc dice, che deiiva da Ugo Capclo,

UGO

per la ragione che gli ngonolli sosteneva- no i iliritli tiella linea di Ugo Capelo al- la corona, nella persona d'Enrico IH re di Nm'ana, contro quelli della casa di I G uisa-Lovcua ^\ ([wnW pretendevanod'es-

sere i successori di Carlo INlagno. Altri di- cono che deriva da Ugo eretico Stigj-a- mcnlnrioy che vivea al tempo del re Ciar- lo VI e cheavea insegnatola medesima erronea dottrina. Caslelnau-Manvilliere, nelle sue J/rmoz/Cjdiceche il popolo chia- ^ niavali ugonotti, come se fossero peggio- ri d'una piccola ìnoneta dello stesso no- me e di piccolissimo valore, che corieva al tempo di Ugo Ca[>eto: Nolfiido col no- me di ugonotto significale che non vale- vano di piìi della piccola moneta dello slesso iiome.Allii scrittori sostengono che un tal nome fu loro dato per derisione, allorché essendostalo (attopi igioniero un tedesco e interrogalo intorno alla congiu- ra d'Auiboise davanti al cardinal di Lo- rena, non seppe rispondere che queste pa- role: rrtic no.<! vi'iiiinus. L'opinione più verosimile però sembra quella che fa de- rivare questo nome dal vocaboloaleman- no Eyd genosz Oi\ Eydgnolsz, che signi- fica confederalo. Quando nel secolo XVI i duchi di Savoia tentarono di rendersi padroni assoluti di Ginevra, ciltà e can- tone della Svizzera ('^.), coli' ap[)oggio anche del vescovo, la città fu divisa in due fazioni: quelli che fivorivano le franchi- gie della città si chia ma vano 7:7g^/iOf. 5^, pa- rola che deriva dall'alemaiuia EycJgnotsz od Eydgenosz, che significa ro/?/(v/(^/vi- ti, cioè alleati per mantenere la libertà. Questo nome era slato preso da' popoli de'cantoni svizzeri, e qiie'che si erano u- iiiti a loro j o che volevano unirai erano nominati Eignots, e si affdibiò in se- guito a tutti i protestanti di Francia. Al contrario coloro che favorivano il domi- nio del duca di Savoia, ed erano a lui af- fezionatijVenivano da'Ioro avversari chia- mali jì/ania lucili, parola che in arabo si- gnifica schiavo. E' questa l'opinione se- guita dal p. Maimbourg, per cui conclu-

U G O 19

de che il titolo di ugonotto non era in- giiirioso.Secoiulo l'avviso del [). Daniel e della maggior pnrte degli storici francesi, fu all'epoca della congiura d'Aiaboise,che incominciossi in Francia a dare a'calvini-

sti il nome di u^onolli. Vennero allre><i

o

chiamali Lnleraiii e Crislodiiii, perchè non parlavano die di Cristo, e nella Lia- guadoca furono delti Farfalloni. Il No- vaes che mollo scrisse di essi nella Sto- ria de' Pontefici, i (|uali alacremente rin- tuzzarono colle proprie Milizie le loro devastatrici armi, e ilifesero la religione cattolica e i lorodoininii temporali tli/-'/o- venza,'^n\'yIvlg/io/ic cììc (.\e\ contado f e- 7i<2/.s.s7«o(/^'.), riferisce. Nel numero ster- minalo d'erelici, che seguirono gli erro- ri di Lutero, vi fu Calvino, la cui perni' ciosissima setta, propagala piìi dell'allre, secondo la varietà delle nazioni ove fa- talmente alligni», die a'seguaci suoi nomi diver>i,chiamandosi^yg"o/zo///nella Fran- cia, che rovinò miseramente periSo an- ni con empi errori e fanatiche sanguino- sissimeguerre. Aggiunge il Novaes, quan- to al nouìe, probabile l'opinione del \>. Maimbourg, e che ignorandosi il preciso tempo di sua origine, vogliono alcuni che derivasse da una porla tli 7'of<r.v,che no- mavasi del re Ugone, ove gli eretici cal- vinisti fre<pieiitavano le loro adunanze. Allri poi .scrivono, che avendo ogni cillù di Francia ipialche nome [larlicolare di f miasma, col (|ualesogliono mellere pau- ra a' fanciulli e alle doniiicciuole, e che credendo il basso e rozzo popolo di Tours, che il re Ugone andasse in fantasma ca- valcando intorno le mura delia ciUà, per portare via chiunque in lui s'imbattesse, da ciò sieuo deoourinali Ugonotti, men- tre essi pur di notte si radunavano in que' luoghi per celebrare le loro esecrabili fun- zioni, (jià negli articoli Avignone é Fran- cia, e in altri relativi, descrivendo gli avvenimenti principali de'secoli XVI e XVIIjCou qualche di tìusiooenarrai quan- to appena qui accennerò. Neh 52 i e in Mcaux infelicemeate comparve in Frau-

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eia per la r /volta con qualche slrepllo la fuoco, e perciò fu delta la Camern nr- prelesa riforma promulgata dall'eresiar- dente; e quantunque in molli venisse e- ca Lutero, i cui errori fermentarono e segnila tale sentenza, luUavia il numero infiammarono i sedotti, i quali funesta- degli erelici si aumentava. Posti questi al - mente li propagarono nel regno cristia- le ultime prove e divenuti arditi pel Io- nissimo. Il re Francesco I in principio si ro numero, sparsero conlro la regina ed i mostrò alquanto indulgente, ma poi ve- Guisa de'hhelli e pubblicarono memorie dendosi colpito da loro in uno al gover- piene di artifizi; quindi si unirono a'mal- no, benché alleato co'principi prolestan- contenti, agl'iudebitati e rei di delitti che li conlro Carlo V, cambiò contegno, mas- bramavano la turbolenza dello slato, ed sime quando Calvino vi sparse i suoi er- insorsero con apparente legalità conlro lori, e si mostrò zelante della purità del- il potere de'G uisa, che tacciarono di do- la fede callolica, con reprimere i novalo- minare il giovine re ; ponendo il principe ri. Il figlio Enrico II che gli successe nel di Condè nemico di essi e fratello d'An- l547 non ebbe minor zelo religioso,e fé- Ionio divenuto re di Navarra, a capo del- ce di tutto per eliminare dal regno il ere- la ribellione che dovea scoppiare a Blois scenle calvinismo, con rigore e punizioni ove dimorava il re. Scoperta troppo lar- eslreme, onde molli e in molti luoghi fu- di la congiura, i Guisa portarono il re ad lono dannali alle fiamme. Tuttavia l'er- Amboise, ove nondimeno si continuò a rorefeceogni giorno lagrimevoli progressi tramare e sorprendere il re, per cui mol- fragli stessi magistrati, onde il re tolse lo- li furono uccisi in più modi. La cattiva ro l'ispezione di reprimere l'eresia, e la ri- riuscita della congiura d' Amboise non pe- mise a'giudici ecclesiastici, ordinando a fece perdere di coraggio gli eielici, e tutti i governatori di castigare, senza ri- presero le armi in diverse provinsie, ac- guardo all'appellazione, i condannati dai cendendo la guerra civile favorita da (|ue' delti giudici e dagl'inquisitori della fede, che T indigenza rendeva nemici del go- Avendo ciò ordinato a insinuazione del verno. L'autorità reale soffocava queste cardinal Carlo di Guisa-Lorena, per le sedizioni paiticolari, anche con promesse rimostranze del parlamento ne mitigò poi di far sperare tolleranza nell'esercizio del- i rigori, e cos'i quasi dappertutto si sia- la sedicente religione riformala , purché hilirono concistori calvinisti con audaci deponessero l'armi. CoA la Francia si di- j)aslori. Perciò il re decretò la pena di vise in due parlili possenti e irreconcilia- niorle conlro tulli gli erelici. Non è ve- bili, e tutti e due armati per la propria ro, come scrisse il Conlin e altri, che Eu- religione, i ollolici per la vera, i nova- rico II neh 559 ne restò vittima, ucciso tori per l'erronea. Nel dicembre l 'iGo mo- in mezzo le fesle d' un torneo j la causa ri Francesco II, gli successe il fratello Car- disua morlefu per caso fortuito nel com- lo IX, sotlo la tutela di Caterina de Me- battimento. In tenera età gli successe il dici, che fu dichiarala reggente con An- figlio Fi ancesco II, e la regina madre Ca- Ionio di Borbone re di Navarra. La cor- terina de Medici che voleva governare, te fu piena di parlili e le provincie di tur- temendo cheEnrico II re di Navarra e il bolenze, divisi in papisli o callolici, in u- Korbone principe di Condè non s'impos- gonolti o erelici, nomi che tosto vietò inu- sessassero dell'iimministrazione dello sta- tilinente il re, mostrandosi meno severo to, si unì a'principi di Guisa-Lorena ze- co'secondi , i quali non lardarono ad a- lanti della cattolica religione, ed a'quali basarne sfrenatamente. Allora il reeuia- era divoto il clero. Sebbene venne isti- un editto inculcando pace e modcra- tuila una giudicatura conlro i calvinisti, zione e abolizione di;l passalo, [)er cui fu la quale appena scoperli li coudannavaal chiamalo l'cUillo d'uriuisliiio generale.

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Si sliibilirono delle conferenze nel i TGi a Poissy (/'.), per ti altare le materie di religione, e furono accordati per inter- venirvi salvacondotti a'pastori o ministri ugonotti. Questi presentarono all'asseiu- Ijlea de' vescovi una professione di fede falsa, fraudolenta, o->cura e inintelligibile, e ricusarono di sottoscrivere la professio- ne di fede che i cattolici loro proposero. 1 teologi protestanti vi mostrarono poca capacità e molta ostinazione; e la petu- lanza e i discorsi del famoso Beza solle- varono lutti gli spiriti, e dispiacquero a- gli stessi ugonotti. Dopo il colloquio di Poissy insorsero ogni giorno nuove tur- holenze,e Parigi era agitala da movimen- ti sediziosi, che facevano temere le mag- giori disgrazie. Il re per prevenirle con- vocò in s. Germain numerosa assemblea de' presidenti e deputati de' parlamenti del regno, e fu steso l'editto di modera- ta e ristrettiva tolleranza pegli ugonotti, a condizione che subito restituissero agli ecclesiastici le chiese, le case, le terre , le decime e tutti i beni de'quali eransi im- possessati, e che per l'avvenire li lascias- sero in pace; che in appresso non più ab- battessero le croci, le statue e le imma- gini, né più scandalezzassero e turbasse- ro la pubblica tranquillità, con invettive contro i cattolici e loro religione, sotto pe- na di morte. I cattolici restarono disgu- stali in veder accordalo agli ugonotti il libero esercizio della religione prelesa ri- formala, e poco dopo in Vassy si spaise sangue,e fu chiamato il Massacro dif^as' sy, colla peggio degli ugonotti ; e per- ciò alti clamori ne fece il principe di Con- , il quale fu abbandonato dalla regi- na, che a lui erasi avvicinala per far fi on- te al duca di Guisa , al contestabile di Monlmorency e al maresciallo di s. An- drea,chequal triunviialo governavano il regno. Questi risolverono dichiarar guer- ra al Condè, il quale fece sapere agli u- goiiolli, per eccilarli alle armi, che si vo- leva toglier loro la libertà di coscienza, e dover iusorgere per soddisfare ciò che

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doveano a Dio, al ree alla patria, e per Irarie il re e la fimiglia reale dalla schia- vitù. Pertanto dichiarossi protettore e di- fensore del regno di Francia nel 1 562, e fece un trattato cogli ugonotti per aiutar- lo nella guerra che anelava a intrapren- dere. Per tal modo la metà della Francia si vide armata contro l'altra metà, e co- minciò la guerra Ira'caltolici e gli ugo- notti, che per moltissimi anni riempì il bel regno di stragi, di vendette, di profa- nazioni e di orrori, che in tanti luoghi de- plorai. La [."vittima illustre fu il duca di Guisa, assassinalo dal furore di Poltrof; e pure morendo consigliò la regina a far la pace, onde il re nel marzo i 563 con e- dilto permise agli ugonotti l'esercizio re- ligioso,limitato da prescrizioni, con amni- stia al passato, inclusivamente al Condè. Fu una tregua, non pace. Nella guerra il Papa Pio IV colle sue milizie avea fatto difendere contro gli ugonotti A^'igiione e il contado f^cnaissì/io, ma però in di- versi luoghi patì il furore degli eretici. Allorché il re nel i562 riportò vittoria e fece prigione il Condè, i padri del conci- lio di Trento (A".) ne resero a Dio le do- vute grazie nella cattedrale; e Pio IV ia Roma fece il simile con processione e in- dulgenza plenaria a chi v'intervenne, con- cessa colla bolla Quo?iiant, ^^vesioW Bull. Basii, Patir, t. 3, p. 47- Anzi il Papa vedendo che i luterani insistevano che il concinosi trasferisse in Germania, nel ti- more che gli ugonotti prentedesserochesi trasportasse in Francia,si decise a definiti- vamente terminarlo. Intanto nel 1 567 gli ugonotti ripresero le armi, e la Francia di nuovo si trovò immersa nella guerra civile, la quale finì con altro editto coa- fermatorio del precedente. Non pertanto la guerra ricominciò con più furore, e la Francia fu inondata di sangue francese. Il Papa s. Pio V esortò il ree la regina a difendere la religione cattolica, e puni- re severamente gli eretici ribelli; curò la difesa d'Avignone e del contado Venais- sino, soccorse Carlo IX con ingenti som"

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me pel sostetiimoiilo della guerra tli re- ligione, e ne invocò a suo favore da al- tri principi calfolici ; inoltre gl'invio un numeroso corno di sue milizie, comanda te tlal genf^rale ili s. Chiesa Sfoiva. Con luesl'aiuto a' I ?. marzoi 5(ìc) ripoi lo il le vittoria a Jarnac, e mandò al Papa I2 stendardi presi a'nemici, ed il principe di Condè indi venne ucciso: dipoi il suo fi glio abiurò gli errori e indi li liabbracciò. Poscia a' 3 ottobre fu vinta altra batta- glia a Montconlour , precipuamente pel valore di Sfocia, il quale per Paolo suo fratello spedì a s. Pio V 27 stendardi tol- ti agli ugonotti, e venneio collocati nel- la basilica Lateranense.con iscrizione tuo- numentale a lettele d'oro. Ad onta del la rinnovata [).ice, il caposdla ammira- glio di Coligny ordì mi' iniqua congiura per uccidere Carlo IX, la fituiglia reni» , i Guisa, poi re in trono Einicodi Borbo- ne, poi Enrico III redi Na varrà e IV di Francia, per posiia usurparlo per se. II re venutone in cognizione, sposò la sorella a Enrico, dopo l'abiura de'suoi errori, ed a'23 agosto I 571 fece uccidere Coligny, e nella notte del 24 ordinò la morie dei principali e altri ugonotti, strage orribi- le e feroce denominala di s. Bartolomeo, per essersi cominciala nella sua vigilia e proseguila per 7 giorni in lutto il regno, perciò immerso nell'orrore spaventevole di tanta iuuoianità. E' nera calunnia de- gli eretici, che ne fu consapevole Crcgo- rio \IIf(F.). La strage fu esagerata, ma ricordiamo le innumei abili commesse da- gli ugonotti e le loro inaiulite scelleratez- ze crudelissime e saccheggi; e solo qui di- rò ch'essi nelle diverse guerre distrusse- ro 200,000 chiese, uccisero 25G sacerdo- ti ei 12 religiose, arsero qoo Ira cillìi e villaggi, dierono alle fiamme le relicpiie de'sanli o ne gettarono ne'fiumi le ossa, abbatterono i sepolcri de'Papi avignotie- si, comedi Clemente V e Clemente \'l, ilc'cardinali, dt'sovrani e altri, e ne spar- sero le ceneri al vento per ludibrio; di che sono piene le storie sanguinoleuli e cru-

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delissime, ed in tanti articoli anch'io ri- provai. La veneranda compagnia di Ge- .sìi conta quaranta martiri della ferocia degli ugonotti , tutti uccisi nello stesso giorno per odio della fede neli^yo. De- stinali a portare la luce dell'evangelo tra gl'infedeli e nel Brasile, salparono da Li- sbona sopra 3 navi. Erano 39 gesuiti, e tulli sotto la guida del p. Ignazio di A- zevedo gesuita portoghese. Trovandosi lutti nella sua nave denominata s. Gia- como, mentre navigava verso l'isola di Palma, comparvero 5 navi d'eretici ugo- notti, e subito l'assalirono e fermarono a- gevolmen te. Scoperti da'padroni delle na- vi per missionari cattolici romani, comin- ciarono ad essere maltrattati, ed il p. Igna- zio fra' primi ad essere costretto a dete- stare la religione che professava, e per la propagazione della quale avea lasciato la patria e niovea in lontane regioni. E per- chè si slette fermo nella medesima , fu sottoposto a crudeli tormenti, finché or- ribilmente trafìllo venne gettalo in ma- re. E dopo lui ebbero egual sorte 38 al- tri, dopo essere stati uccisi in varie gui- se crudelissime, ti a cui alcuni giovani no- vizi, e il loro maestro p. Benedetto di Ca- stro. Unoiie rimauea, e siccome desso ac- cettò d'essere schiavo anziché imitare il glorioso esempio de'compagni, a compie- re il numero de'quaranla martiri, come a Sebaste, preseutossi il nipote del capi- tano della nave s. Giacomo, giovinetto che ardeva del desiderio di essere novi- zio della compagnia di Gesìi. Egli fu vi- sto allei rare una veste de'trafitti, ed ac- conciatovisi dentro, mostrarsi in essa; ma non andò spazio di tempo tra il vederlo e l'ucciderlo, col gettarlo in mare, e con ciò dare in se la maggior prova che po- tesse desiderarsi della sua costanza nella fede. Questi martiri furono subito ono- rati come tali, non solo in Europa, ma ueiriiidieancora,ed inUoina specialmen- te per molli anni, finché pubblicali i de- creti d'Urbano Vili, si credette erronea- melile che anco il loro cullo lussc coni-

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preso nella proibizione data tla quel Pa- pa ili venerare i non beatificali soleuiie uicMite. bitcnotlo perciò il culto in llo- ma e altrove, si die poi da Benedetto XI V il solenne giudizio, constare del mar li- rio e (L'Ila causa del martirio de' Qua- ranta Mar tiri, e potersi procedere avan- ti. Ma essendosi ultimamente osservato cbe questa causa non era compresa ne' casi eccettuati da Uibano Vili, cbiese la società di Gesù che fosse restituito a'suoi Quaranta Martiri quel cullo che già si era loro dato per l'uMianzi, e l'ottenne per decido della s. coiii^regazione de'riti dei^li 8 aprile I 854, confermato r I i mag- gio dal Papa Pio I X, per cui fiu'uno reui- tegrali all'onore del c(dto pubblico. Già le nobili penne de'gesuiti i p[). Dartolie Cordiira ne aveaoo narrata la storia del martirio, celebrando s\ intrepidi confes- sori della fede. Domenica iq novembre i8j4 '^ compagnia di Gesìi in Roma e Qella sua nobilissima chiesa del ss. Gesù solennemente celebrò la festa di questi ss. Quaranta Martiri gesuiti, l'immagini de'(piali pendevano in altrettanti (puuiii dalle pareli dell'angusto tempio pouipo- samenle per tale circostanza ortiato e il- luminato da migliaia di ceri. A mezzo la messa pontificale il p. Cacciari barnabi- ta ne disse l'eloquente panegirica orazio- ne, come riportano il n.°267 del Gior- nale di Rullili, e la Cii'iltà Cattolica, ie- ne 2.', t. 6, p. 573, t. 8, p. 569.

Tornando a Carlo IX, ricevè da Gre- gorio XI II lo Stocco e berrettone ducale benedetti ( f .j,^cconi\o il p. Malfei si paci- ficò cogli ugonotti, al dire di altri levò 3 ar- mate contro di loro; ma i protestauli le adiontarono dappertutto, resi iuvincibili dal furore e dalla disperazione, e ca[)ita- nati da Enrico III re di Navarra e dal suo zio o cugino piincipe di Condè, che già assolti da Gregorio XIII erano tornati al- l'eresia. Aumentandosi gli ugonotti nella Provenza, Gregorio XI 11 spedì a difesa di Avigiioue e del Venaissinn il general Rlailinengo con un corpo di milizie; ed

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altro capitanato da Saporoso Mattouoci. Morto nel 1 T74 Carlo I X,gli successe 1mi- rico 111 suo lialello, per cui in seguito di (]ue-.ti il re di l\ìi varrà divenne erede pre- suntivo. Il nuovo re per pacificare la Fran- cia accordò agli ugonotti con un 5." editto di pacificazione il libero esercizio di loro eretica religione con disposizioni larghis- sime. I cattolici altamente ne mormora- rono, e diversi grandi ne appoggiirono le lagnanze, e quando si videro potenti for- marono la famosa e formid ibiie Le^a Cattolica segreta, sotto il pretesto di di- fendere la religione e di escludere did tro- no l'eretico re di Navarra. La forinola del- l'unione do vea essere sottoscritta in nome della ss. Trinità, tutti impegnandosi con giuramento di vivere e morire nella lega, per l'onore e pel ristabilimento della re- ligione, e per la conservazione del vero culto di Dio, che osservava la s. Chiesa romana. Allostrepitochefecequesta nuo- va unione, si cominciò a maltrattare gli ugonotii nelle provincie più vicine alla corte, e tosto di venne cotanto possente che il re fu obbligato a dichiararsene capo, on- de nell'assemblea degli Stati nel 1 IjG fu risoluto, non doversi avere nel regno che una sola religione, cioè l'apostolica roma na. Così la guerra riprese 1 suoi furori, a- limentata dagli emissari e predicatori del- la lega, raccomandando a'pO()oli i prin- cipi Guisa di Lorena zelanti difensori del- la fede de'loro antenati: gran fjutore del- la lega era Filippo II re di Spa'^na;\vAGn- te cattolico ed acerrimo nemico dell'e- resia. L'occulta idea di questi maneggi era diretta a porre tali principi in credi- to dovuiK[ue, e a disprezzare il re, la fa- miglia reale e l'erede del trono Enrico 1 1 1 ugonotto, tale divenuto dopo la morte del duca d'Alencon fratello del re, ma i cattolici noi volevano. Enrico III re di Francia tutto sapeva, ma abbandonato alla mollezza lasciava fare. Tutta volta in- viò il duca d'Epernon a Enrico III re di IVa varrà per impegnarlo a rientrare nella religione callolica, e così dare un colpo

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11101 tale al partilo de* protestanti ; ma il Cloiid, nìorendo allaccialo dal monìloiio Boi hotie volle restare ugonotto, ed i cai- e sc<jrniHiica intimatagli da Sisto V. Cos\ lolici trepidarono che la Francia fosse terminò il ramo di Valois di dominare la per cadere in mano degli eretici. Tanto Francia. Enrico III Borbone rediNavar- haslò perchè si manifestasse in essi lo spi- ra prese il nome di Enrico IV re di Fran* rito di rihellione contro il re che menava eia, giurò di mantenere la religione catto- vila poco degna del suograilo. Finalmen- lica in tnlla la sua purità, tollerando l'e- ie il re s'accorse che avea da fare co'Gui- sercizio di quella de' suoi ugonotti nelle sa, più che co'piotestanti, per cui proibì città da loro occupate, in virlìidel tratta- le confederazioni e la leva di truppe. In to fatto col re defunto. Il ducadi Mayen- "vece la lega proseguì ad ammassar gente, ne in vece, quale luogotenente del regno, e costrinse il re a proibire l'esercizio d'o- fece proclamare re di Francia il vecchio gni «Tltra religione, ad eccezione della cai- cardinal di Borbone zio d'Enrico IV, col tolica, annullando le precedenti conces- nome di Carlo X: e la Sorbona dichiarò, sioni fatte a favore degli ugonotti. Allo- che non si poteva ubbidire a Enrico IV, ra Papa Sisto V scomunicò Enrico III re eretico relapso e nemico della Chiesa ; di Aavarra.GIi ugonotti con questo prin- ed il redi Spagna promise poderosi soc- cipe, anziché intimidirsi, ricominciarono corsi alla lega. La guerra continuò tra gli la gnena per tutto il regno, mentre il re ugonotti capitanati da Enrico IV e la le- di Francia si l'icusò di pubblicarla bolla ga, ma con vario successo; nondimeno di scon)unica. Essendo il centro della le- molte città e pio vincie lo riconobbero per ga Parigi, ivi si con)mosse il popolo con- re, il quale finalmente abiurò i suoi errori tro gli eretici e contro il re, accusalo di e si fece consagrare a Chartres. Il partito favorirli e di andar d'accordo col redi Na- della lega cominciò a cedere, ad onta che varrà, ed il re fu costretto per le trame l'aiutasse Papa Gregorio XIV, inviando ad «iscir dalla città. Si videro a quel lem- in Avignone per generale delle armi Gi- jio in FranciaS artnate, quella dei re,quel- rolamo Moroni. Frattanto Parigi cede a Ja della lega e quella degli ugonotti. Nel riconoscei e colla Sorbona Enrico IV, che I 588 il re, costretto dalle circostanze, di- avendo domandato a' suoi ugonotti se chiaro con editto, d'impegnarsi al man- poteva salvarsi nella religione romana, lenimento della leligione cattolica, di di- e ricevuta risposta alfermativa, disse: Sa- sttiiggere gli ciclici, e inviland(j lutti a dunque meglio che io vada in cielo giurare di non riconoscere per re che un re di Francia, che re soltanto di Navar- principe cattolico. Fece luogotenente del ra. Si fece istruire nel cattolicismo, abiu- rcgno Enrico duca di Guisa, e si conti- gli errori degli ugonotti, e indi ot- nuò a fai 111 guerra a' protestanti. Dipoi tenne da Papa Clemente Vili formal- avvediitosi il re che tutto era servito ad mente l'assolnzione dalle censure. Gli u- acciescere la potenza del duca, risolvè di gonotti ottennero quindi un editto di pa- larlo perire, e giudicò con tal mezzo di- cificazione simile a' precedenti, e confer- ilrnggeie la lega. Il duca fu assassinato a matorio di quello da lui emanalo a Naii' Blois. e il suo (ialello cardinal Luigi di fc'5 (/'.), che diversi cattolici riguardaro- Guisa nel dìsiguenle. II loro fialello du- no qual colpo mortale dato alla loro re- ca di Miiychiie si pose idla lesta della le- ligione. Il fuiatismo dominando ancora ga divenuta furiosa, mentre la Sorbona alcuni, si Iramòcontrola vitad'Enrico IV, tliclrarò i sudditi del le .sciolti dal giura- e ne restò vittima neliGio. Nella reggen- inenlo di fedeltà. Il re di Navarra si olfiì za della vedova IMaria, per la oiinorilà di alla difesa d'Enrico III redi Francia, il Luigi Xlll (ìglio del ilefuiilo, nel 163?, quale peiùfu piignalaloncli j8y a Saint- furono Qunfcrmuli gli cdilti di Naules e

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quello di pacificazione, a favore degli u- guiiutli o calviiiisli o protestanti ; furono loro restituiti i leiupli, ma tolte e demoli- te le fortezze che occupavano, luassime la Hochcllc per opera del celebre cardinal riichelieu i.° ministro. Da cjucl tempo il {)artilu degli eretici scemò sensibilmente in Francia; cna essendosi ribelliti, Luigi XIV nel I G8 ji annullò e revocò l'editto di Nantes pubblicato dal suo avo, ed im- piegò la dolcezza e la severità per riuni- re i calvinisti o protestanti o ugonotti del suo regno alla Chiesa romana. Allorquan- do il re avea cominciato a i idurre gli ere- tici a termine di detto editto avea loro distrutti 4oo templi non compresi in es- so, e dopo la revoca spianò i superstiti^ coslringeiiiluli o ad abbandonar la setta o il regno, per cut lasciarono la Francia quasi un milione d'eretici d'ogni sesso, sebbene molli restarono come convertiti alla vera fede. Tuttavia e di nascosto re- starono in Francia molti calvinisti; si con- tinuò a cercarli, e si procurò di guada- gnarli in tutte le possibili maniere, aiiìu- che rientrassero nel seno della Chiesa. I principi protestanti si affaticarono in prò loro nella pace d'Uliechl, ed ottennero la libertà a quelli eh' erano nelle prigioni. NullamenuLuigi XIV non rallentò il suo zelo religioso, e pubblicò una dichiarazio- ne, che vietò a'calvinisti d'uscire da'suoi slati, ed a' rifugiati altrove di rientrarvi, senza una particolare licenza, lununiera* bill poi furono i disastrosi danni patiti dalla Francia, perla funesta introduzio- ne della pretesa riforma, la quale rinno- vò un complesso di errori, già condan- nati ne' primi secoli della Chiesa. Luigi XVI feceaicuiieconcessioni a' Pfotcs tan- ti, e poco dopo fu proclamata iu Francia la toileianza, e la libertà di coscienza e de* culli.

ULADIMIRIA. F. Wladimiru.

ULADIMIKO o WLADIMIRO (s.), granduca di iaissia. f" . IIomano (s.), e

PiUSSIA.

ULADISLAVIA. /'. WtADlSLAVJ.!.

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ULARIO o ULIARIO Bartolomeo, Cardinale. F. Uliario.

ULDAKICO (s.). F. Udalrico (s.).

ULFRICO 0 ULRICO. Cardinale. Inglese chiamalo pure Odolorico, da Pa- squale Il fu creato cardinale prete, e nel I 107 legato apostolico in Inghilterra, ove col permesso del Papa accordò il sagro pallio a Tommaso eletto arcivescovo di York e suo collega nella legazione, A per- suasione di questi, e ad istanza di Mal- col m 111 re di Scozia, consagrò l' inglese Turgello e abbate del monastero Duncli- ineuse,in arcivescovoe primaledella chie- sa di Sani' Andrea nel regno di Scozia. Questa legazione viene ricordata quasi da lutti gli storici inglesi. Io però noterò, che essendo Malcolm III morto nel i oq3, pare che ad Urbano II debba riportarsi l'esaltazione d'Ulfrico e la spedizione in Inghilterra, se pure non furono due, lai." d'Urbano 11, la 2.'^ di Pasquale II.

ULFRIDO o WOLFRIDO (s.), ve- scovo in Isvezia, martire. Dopo avere e- dificata colle sue virtù, illustrata colla sua scienza, ed ammaestrata colla sua predicazione l'Inghilterra sua patria, va- licò il mare per annunziare il Vangelo ne* paesi settentrionali di Alemagna, e po- scia nella Svezia, eh' era allora governata dal pio Olao 11, il quale fu il primo che prese il titolo di re di Svezia. 1 discorsi e gli esempi di Ulfrido vi produssero me- ravigliosi successi. Innalzato all' episco- pato, applicossi con fervido zelo a spar- gere d'ogni parte la luce della fede. giorno, dopo aver predicato con somma veemenza contro l'empietà dell'idolatria, prese una scure per gettare a pezzi il grande idolo del paese chiamato Tars- lans 0 Thor. Quantunque egli fosse sor stenulo dall' autorità del re, i pagani in- ferociti lo investirono e lo uccisero sul momento. Ciò avvenne nel 1028, e la suc| niemuiia si celebra il i8 di gennaio.

ULIARIO Bartolomeo, Cardinale. V , Oleario.

ULLA, L llilana. Sede vescovile del?

9.6 U L P

l'Africa nella provincia Proconsolare, sot- to la metropoli di Cartagine. Ebbe a ve- scovi Ireneo, che frovossi al concilio di Cartagine del 2 55; e Qaodvultdeus, iDiiiidalo in esilio da Umieiioo re de'van- dali nel 4'^4 P^'" """ aver voluto sotto- scrivere l'erronee pro[)0>izioni de' dona- tisti nella conferenza di Cartagine. Mor- celli, Jfr. ChrA.x.

ULPIANO («,), martire. Giovine cri- stiano di Tiro nella Feinoiii, il quale in- coraggiato dall'esempio di s. Appiano e di molli altri martiri di Cesarea nella Palestina del 3o6, durante la persecuzio- ne di Galerio Massimiano, confessò in- trepidamente Gesù Cristo dinanzi ad Ur- biino governatore della provincia. Solftì con inalterabile fermezza i colpi di sfer- za e la tortura del cavalletto, dopo di che cucito in un sacco di cuoio con un cane ed un aspide, fu gettato in mare. E men- zion.ito nel martirologio romano a' 3 di aprile.

ULI'JANO, Ulpiniuini.Seiìe vescovile della provincia di Dardania nell'esarca- to di Ddcia, sotto la metropoli di Scopia o Scupi già nella Servio, eretta nel IV se- colo, diocesi dell' llliria orientale. L'ini- peratore Giustiniano 1 la rifabbricò e le tliè il tìomedi Ginstiiiiana seconda, [>ev- cliè l' imperatore Giustino 1 suo zio era nato in questa città; indi fu cliianiata Fri- zcrcn. Si conoscono due vescovi: Mace- donio che sottoscrisse la lettera del con- cilio di Sardica nel 347 ""*^ chiese, e Pao- lo che sottoscrisse al decreto di Papa Vi- gilio, relativo a'famosi Ti'c Capitoli. O- ìieiis Clir. t. a, p. 3oo.

UMANA {IIuma/ì).C\l\.l\ vescovile del- la Marca (/'.) nella delegazione d' y7/<- t'o/2<^/, concatledrale della sede vescovile ili tal nome, il cui comune è soggetto al distretto omonimo, come si legge nel Ili- parlo territoriale dello Stato Pontifì- cio, ed ora abitala da circa i65o indivi- dui. E distante 5 leghe al sud-est d'Anco- na, come riferisce l' avv. Castellano, si- tuata al di la del Musone o Muscioue, o

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fiume Misno, alla sinistra del Potenza, cioè fra (piesto ed Ancona, vale a dire i pochi avanzi dell'antica e già vasta città, che esistono nel declivio mesidionale del Monte Cancro già Cumero in vicinanza al mare. IMinio, Mela ed altri la dicono sul lido fra le città d'Ancona, e Potenza (/'.); e fra Ancona e Potenza sta ancora negl' itinerari d' Antonino e nella tavola Peulingeriana, la quale dopo IVuniana, antico nome d'Umana (diversa da Nova- na oggi Civitanova, tli cui nel voi. XL, p. 24^)1 [ninia di Potenza o Pollenza se- gna il fimne Musone. Comechè di da tal fimne, pretende il Falteschi, Memo- rie del ducato di Spoleto, p. 1 8 r ,che non sia appartenuta al Piceno (f^.)- In vece altri piovano che fece parte del Piceno Annoniuio, e della Pentapoli[f^.) uiarit- lima Picena e insieme della Marca, aller- mandolo ancora il Compagnoni, La Reg- gia Picena,^. I Sei 9, anzi dicendo le chie- se che la componevano più insigni della provincia e in particolare 1' Humanate. Nella chiesa priorale e matrice di s. Gio. Ballista, concattedrale del vescovato An- conitano, vi è il fonte battesimale. Nella propria sua chiesa si venera la celebre e prodigiosa immagine del ss. Crocifìsso, al- la cui venerazione i fedeli accorrono d'o- gni parte in sagro pellegrinaggio; antica- luenlesi custodiva in una cappella dell'an- tica cattedrale, cheperl con essa, epoi nel- la nuova, la quale pure andò diroccala, per cui il municipio <!' Ancona gli eresse la sua chiesa. Quest'insigne simulacro è impro[>riamei)te denominato il ss. Croce- fisso di Sirolo, dal paese posteriore e su- periormente costruito. Per essere dìruta l'antica Umana, così la ss. Immagine seb- bene ivi è tuttora venerata come antica- mente, nondimeno si ihsse ih Sirolo, dal castello e grossa terra chiusa da mura, posta in buona positura net territorio di sua diocesi e da lei separato a brevissiima distanza, dopoché Umana divenuta bor- gata si riputò un villaggio appudiato di Sirolo. 11 ss. Crocefisso si venerava nella

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(liiesa Ji padronato del comune d'Anco- na, diii'.to the gli confermò Pio IV nel I 565 colla hoWaConsuevil intcrduni. Ma essendo vecchia il municipio anconitano costruì niagniflcamenle ratinale, e con solenne ceiemonia vi trasportò il ss. Cro- cefisso a' I 3 ottobre 1 506. Questa vene- rabile iiiunagineèinfagliata in legno vec- chio e fu già ornala d'argento e orojèin- leia nella persona esprimente il Salvato- le, che di statura vantaggiosa mostra le sembianze di uomo vivente e vigoroso : lia apei ti gli occhi, rara la barba, scrinati e lunghi i capelli. E coniilto nella Croce immessa, senza Tilolo e con 4 Chioili, due alle mani e due a'piedi; un pannicel- lo loggiato nel medesimo legno gli scende dalla metà del suo nudo corpo verso le ginocchia : non ha suppedaneo, non fe- rita nel petto, non corona tii Spine sul ca[)o, ma ornato di diailema.Gli si una origine reniota, ed è celebrata tra le più vetuste immagini prodigiose del ss. Ciò- et/isso, insigne per divozione pubblica, illustre per prodigi, e visitato pressoché ila rpicuili andavano in pio pellegrinaggio al santuario di Loreto. Del resto si può leggere la Raccolta di nienioric e noti- zie istoriche appailencnti al ss. Croce- fìsso d'Umana did. Carlo l'iergcnlili, Ancona pel F\^rri 1798. Neh 8oo fu ri- stampata dal Sartori in Loreto con ag- giunte e col titolo: Relazione isLorica del- ia lìdracolosa immagine del ss. Croce- fisso d' Umana. Qualunque fu la condi- iione d'Umana, non mai essa cessò in di- ritto e in fatto il grado di città, mai tra- lasciò di chiamarla città il comune d'An- cona. Peiciò Pio VII componendo ad or- dine novello i niunicipii pontificii leattri- buì un gonfaloniere, l'albo de'uobili e gli ullii priviUgi diesi appartengono a città. Quanti» ul gonlulomerato conviene tener piesente la legge sulle comuni emanala dal Papa regnante^ di cui parlai nel voi. LV, p.25o. 1 vescovi d'Ancona, dacché riassunsero 1' antico titolo d' Umana, la privilegiarono di maggiori e speciali signi-

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ficazioni del loro alletlo. II cardinal Bu- falini vi costruì un palazzo per se e i suoi successori, onde vi si recarono spesso e anche in villeggiatura diversi vescovi, fra' quali vi morirono i cardinali Ranuzzi e INembi ini; quest'ultimo, oltre altri argo- menti di beneficenza alla chiesa tlella par- rocchia ed a'cittadini, valer fece i suoi uf- fici presso il governo perchè grossi maci- gni alfondali a guisa di molo, fuorviasse- ro la violenta correntia del mare che por- tava disertamento al lido: di più con sua autorità protesse libero da ogni imposta il trasporto e l'uso delle pietre cadute dal Conerò, generosamente im[)iegò gravissi- me spese per migliorare i beni della men- sa vescovile nel territorio, per sottrarli al pericolo di soverchianti fiumane e ma- ree, per riparare in meno disagiale case i loro coloni. Il vescovo cardinal Cadoliui, a flivoie <lelle fanciulle |)Oveie, con suo per pel uo sussidio stabi annue doli di SCU' di I 5. La detta chiesa m-.itrice è senza ca- pitolo, almeno do[)0 il a 397 circa, dalla quale epoca ce^^ò il collegio canonicale, ch'era [):ù antico (lell'anconilano, ed ebbe pure le dignità di arciprete, arciiliaconoe primieerio. Verso ih 3oo si fonnava del- l'arcidiacono,di 7 canonici e di 3 preben- dali. L'antica caltedrale era sotto l'invo- cazione di s. Maria Assunta in cielo, sino al secolo XIV, e neh 3oo si nomina la Ca- nonica di s. Palazia, illuitre mai tire an- conitana che gli umauali elessero a pro- tettrice insieme a s. Gio. Battista, e decre- tarono festivo e solenne il suo giorno an- niversario. Tale titolo dalo o aggiunto a quello della cattedrale, forse derivò dal- l'avere a s. Palazia erclla una cap[)ella nel- la medesima e probabilmente la canonica orale adiacente; mentre al dire del Co- lucci anche il collegio canonicale d'Uma- na vi-,se nella canonica col vescovo vita comune aulicamente. Pare che neh 338 non j)iù esistesse, diroccala nella sciagura da i)ochi anni avvenuta. Allota il vescovo BuoninconUo in-amava costruirla di imo- vo, e invitò alla pia opera i fede'icou gra-

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7Ìe spirituali impellale da Betietlelto XII. so utilissimo, con pena uoa posso profit- INoii potè eir«;lluarlae nemmeno i succes- lanie interamente, pei* la qualità ili mia soli, poiché il feroce fr. Monreale portò opera e pel ristielto spazio di questo ge- iil colmo la desolazione dell' alililta città, nere d'articoli che non couipoilauo par- iìeujbra che nel i 897 già esistesse la chic- ticolafi dettagli, ma solamente e in breve sa parrocchiale di s. Giovanni Battista, scieglierne il più opportuno al mio scopo, presso la torre la quale di presente fron- La modestia virtuosa dell'autore neasco- Ceggia il mare neirestrema punta del col- se il nome, tuttavia mi è noto ch'è il de- le d'Umana. Nel i656 scaduta talechie- giioerispettabile mg.' Lorenzo Barili pri- sa, si trasferì l'uffìziatura e la sede della inicerio della cattedrale d' Ancona, e di parrocchia a quella della confraternita del [)resente delegato apostolico in missione ss. SagramenlOjChe verso il 1680 povera- straordinaria della s. Sede, a s. Fede di luentesiristoiòe poifu demolita neh 735. Bugola nella Nuova Granata nell'Ameri- Allora venne edificata l'odierna chiesa ca meridionale. Il eh. scrittore enumera di s. Gio. Ballista, il cui zelante parroco ancora le chiese della diocesi, alcune delle ha in animo d'ampiarla con più decoro, quali furono soggette a'monaci, ad altri e rispondente alla aumentala popolazicnie religiosi ed alle monache. Ma nel Monle calla miglior condizione della città, a ven- Conerò, piucchè in altro luogo della dio- do già generosamente formato un monte cesi d'Umana, prosperò la vita eremitica (li pietà a benefizio de'po veri. Per aver al- e monastica, onde riferisce belìi cenni cro- cuue divote persone collocato nell'altare uologici sugli eremi o monasteri di s. Be- a destra il quadro di s. Filomena, bendi- nedetlo e di s. Pielro, di cui ne ricaverò pinlo dal conte Godeardo Bonarelli an- un sunto. Lesolitudini del Conerò da lem- couilano, a questi il benemerito parroco antecedente il 1000 accolsero monaci per la stessa chiesa commise i quadri e- di s. Benedetto ne'suoi gioghi, che iniiue- sprimenti il Redentore che mostra ilsagro diati sovrastano l'Adriatico, ed in diversi suo Cuore, e la predicazione del s. Pre- tempi die ricetto a romiti, che senza ap- cursore, egregiamente eseguita. Umana partenere al alcun istituto regolare, ama- ebbe altre chiese, come di s. Magno, di s. vano di vivere almeno per qualche teni- Calerina, di s. Anna, lo mi vado giovan- con se ineilesiinì e con Dio, lontani do dell'opuscolo: Lellcra del Sommo dall' umane passioni. Nelio38 un luogo Ponleflce Benedcllo XlPa mgJ'Nicola delle appendici di quel monte era coao- Manciiiforte circa il do'>>er riassumere e scinto col nome di Pietra dell Abbate, litencre il titolo di P'esco%>o d'Ancona e pel monastero ch'era vi stato, avente vi- d' Linana. Si aggiungono annotazio/ii, cina la chieda di s. Benedetto a forma di illustrazioni e documenti inediti sulla grotta, con celle formate dalla natura e serie de' /escoi'i e suW antichità Nunia- dall'arte nella rupe, dette le grotte di s. //, Ancona per Sarlorj Cherubini i856. Benedetto, argomento di vita eremitica. Egli è questo un di que'libri non grandi In detto anno vi si ristorò la regola mo- di mole (di pag. 1 72 circa quasi in 8.°), ma nastica, poiché i conti Ugo di Mezone eoa elle contiene un bel saggio di dotta, dili- Adelasia sua donna, Amezoue di Mauri- gente e accurata storia critica, illustrala zio, ed Ulfredo d'altro Amezonedonarono da inolle[)lice erudizione, ed egregiamen- la chiesa di s. Pietro posta nella sommità te alla a chiarire la storia civile e preci- tlel .Monte Conerò, e la chiesa di s. Be- puumente l'ecclesiaslica d'Umana, inclu- nedetlo e le grotte all'abbate Guimezone tiiv.iinenlc al tesoro che possiede ossia il per istituirvi un monastero di uomini che b.iiitnario del Ss. Ciocelìsso. Mentre ne alteiulessero al servizio di Dio e alla pre- UUUuii'O e prej^iu il suo mento e cumples- ghiera, con 3 t 5 luoggia di Icircuo. Nuu

UM A è finora certo se l'alfuale chiesa di s. Pie- tro del Conerò sia la ricci data, certamen- te appariscono de'ieslauri posteriori. La i^oveinaiono vari abbati, ed i Papi comin- ciando da Bonifacio IX dierono in com- menda l'abbazia, ed Eugenio IV la coiiCe- Vi al b. Antonio Fatati, poi vescovo distia patria Ancona. Narrano i cronisti,cheqiiel servo di Dio invitasse gli eremiti camal- dolesi di Val di Castro nel monastero del Conerò, a cui voleva trasmettere tutte le rendile, per ritornarlo all'antica discipli- na, ma non accettarono. L'abbazia di s. Pietro venne quindi considerata di giu- risdizione episcopale, ed Innocenzo Vili nel i4B41a congiunse perpetuamente al vescovato d'Ancona ed Umana, e poscia il monastero di s. Pietro fu dato ad alcu- ni eremiti di s. Maria di Gonzaga e per- ciò detti Gonzaghiani, onde ridurlo a ro- mitorio sottoil nome di S.Girolamo. Quan- to alla chiesa e grotte di s. Benedetto, vi si rifugiò la divota donna Nicolosa per compiervi i suoi giorni colla figlia, e pare eh' esse vivessero nel secolo XV. Alcuni chiamano beata IVicolosa, e dicono che vi menò grandissima penitenza per moltis- simi antii, e dopo la di lei morte, la stia figlia chiamata collo stesso nome vi con- dusse vita solitaria per molti anni, finché giunta ad età decrepita tornò nella città. Forse non più spettando all'abbazia di s. Pietro, richiese il luogo al comune d'An- cona d. Desiderio di IVapoli cassinese, poi libero eremita per pontificia dispensa; fu esaudito, con facolià di abitarvi co'r.om- pagni, e di fabbricarvi celle e orli. Frate Desiderio costruì di fatto alcune celle e for- mò un sufficiente romitorio, per se e per alcuni de'suoi colleghi. Ma avendo udito come il b. Paolo Giustiniani uscito da Ca- maldoli di Toscana, istituiva per le vicine Provincie e pel Piceno romitori! assai esem- plari e disciplinati secondo le norme di s. Romualdo, fondatore della celebre e be- nemerita congregazione de' C^w/rt/r/o/c.v/, andò a visitarlo nelle Grotte di IMassaccio. Ivi riunendosi co'suoi al di lui istituto, gli

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cede a*3o novembre 1 52. i il romitorio che

erasi formato sul Conerò, ove avendo fat- to ritorno confermò lace«siotie a'5 dicem- bre. Cosi l'eremo di s. Benedetto fu il 4-" fra quelli che composero la nuova congre- gazione di Camaldolesi F.rc!iìilì(r.)i\e\.- ta poi di Monic Corona, dal primario e- remo della cnedesinia situato nella dele- gazione di Perugia [T.). 11 b. (Viustiniani volle tosto abitarlo, ma subito fu trava- gliato da grave tribolazione, per le mi- nacce, ingiiuie e danni che gli fecero i gon- zaghiani stabiliti in s. Pietro, che di mal animo videro ordinarsi un chiostro d'e- remiti in luogo già apparlenuto al l((ro monastero. Studiandosi i gonzaghiani di costringere gli eremiti camaldolesi ad ab- bandonare il Conerò, li calunniarono iti vicario generale del vescovo, e da lui nel Seguente dicembre ottennero l'intimazio- ne di prontamente partire. Per allora noi» partirono, per essersi opposti il giudice (Iella curia generale della Marca e il co- mune d'Ancona, ed intanto il b. Giusti- niani per privilegio pcjntificio istituiva i suoi romitorii e perciò iuimediatameiile dipendenti dalla s. Sede. Dio volendo por- re a difficile prova la virlìi del suo servo, permi>e che nonostante e ad onta di sua innocenza fosse carcerato prima in Anco- na e poi in Macerata, esolo potè uscir dal- la prigione a patto d'abbandonar le grol- le di s. Benedetto, donando le celle per gratitudinea Leonardo Bonarelli. Però il cardinal protettore degli eremiti camal- dolesi, pe'suoi richiami riconosciutasi la persecuzione patita dal b. Giustiniani e compagni, e la loro intera innocenza, ven- nero reintegrati colla restituzione delle

grotte di s.BenedettOjOve il beato neh 524 tenne il i.° capitolo generale di sua con- gregazione; e nel i SSg il comune d'Anco- na confermò a'calinadolesi le concessioni già fu Ile a fr. Desiderio. Il fuoco neh 558 devastò parte della chiesa di s. Pietro, per cui i gonzaghiani l'abbandonarono, ed il vescovo de Lucchis ih ." agosto i 559 col monastero la donò agli ercuiili cumuldo-

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lesi delle grolle tli s. Benedetto; perciò i diieeiemi furono iiunili,confeitnHndo la donazione Pio IV a' 5 marzoi56o. Pare che propriamente nel i 062 siasi ftjrmata ]a nuova comunità religiosa dell'eieinodi s. Pietro, il cui t ."priore fu d. Pioduifo da Verona: nell'eremo di s. Benedetto resta- rono due eremiti e il priore fino al 1 G06. Per un iscoscendimento del Concio nel in are,delle celle incava te nel sasso ne resta- no sufficienti vestigi, oltre la chiesa che, non sembrando moltoanlica, si ciedeche forse la fabbricasse fr.Desiderioo il b.Giu- sliniani. Il vescovo de Lucchis nell'atto di concessione s' intitola pure abbate di s. Pietro, e dice l'abbazia perpetuamente u- nila al vescovatod'Anconn, con altrecon- dizioni, e siccome donò pure una porzione di selva, iiigiunsea'reiigiosi di pregai-eper l'anima sua e degli altri vescovi d'Anco- na. Gli eremiti camaldolesi ben presto ri- storarono la chiesa di s. Pietro, massime ■verso il coro, ed aggiunsero altre fabbri- che, vonendoconsagrala in onore de'l'rin- cipi degli Apostoli a' i4 agostoiGTi dal ■vescovo Luigi Gallo. Questo religio-oe^o- lilario eremo è sulla foggia degli altri ca- maldolesi, con anguste celle, deliziosi via- li, oialorii e giardini; e sebbene ne'piiiui anni del corrente secolo, nella sop[)ressio- ne degli ordini regolari, fu rivolto ad al- tro uso, appena ripristinalo tornò a san- tamente fiorire. I venerandi e ben amati religiosi sono encomiali pure per aver li- berato con molla intelligenza dell'aite, da inutili ed ineleganti ingombri in diversi tempi aggiunti con danno della ^imtnetria e senza riguardo alcuno allo stile dil mo- numento, ciocché d'antico ancora resiste alla diuturna età nella chiesa di s. Pietro, per aver provveduto a ristorare ed ulli- ciare qualche volta in ciascun anno l'altra di s. Benedetto, ed a mantenere le memo- rie del I ." luogo che il b. Giustiniani il- lustrò colle sue virili e specialmente colla pazienza. La chiesa di s. Pietro è prege- vole per l'arte architellonica antica per- fetta, per la solidità degli estremi muri

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edificali di pietre quadrate, e per esser tutto il tempio coperto da 3 volte soste- nute da alle, tonde e fermissime colonne. Il coro ho alcuni belli lavori di tarsia e- se"uili dal valente artefice Antonio Casa- ri anconitano, e con l'altare mnggiore sie- de sopra una volta alquantoelevata, sot- to la quale è la divolissima cappella d(d- la B. Vergine. La chiesa in ogni parte ri - splende d'un nitore, che ispira ne'visitauti profonda venerazione. Di Umana, narra- no il Castellano e Calindri, che ha il suo territorio in colle e in piano, con paese fornito di competenti fabbricati. Che i dintorni abbondano di boschetti di cor- bezzolo, i quali danno alla campagna gra- zioso aspetto quando son carichi delle sue frutta; e che di tratto in tratto vi sono sco- perte copiose antichità della vetusta Nu- niana restate sepolte. Dopo le franchigie di commercio decretate a fdvore d'Anco- na nel 1732 da Clemente Xn,per conser- vare il miglior porto della costa italica dell'Adriatico allo stato pontilìcio, e rifio- rirlo colle frequenti navigazioni e traf- fici abbondanti, l'agricoltura del contado e del Piceno lutto, molto se ne vantaggiò; ed Umana a poco a poco disboscò i suoi campi, Coni le acqui- che v'impaluda- vano e li restituì alla loro fertilità. In essi furono già alcune saline, e ne'secoli XV^l e XVII molto si adopera vano pe' pascoli. Ora col Colucci, bulichila Picene, l. 10, p. 139: Delle antichità di Ntinia un, i\\- 1 ò di queste e delle successive notizie civi- li ed ecclesiastiche, procedendo pure con mg.' Harili e con altri.

Xuniaiut fu il vero nome antico di que- sta illustre e antichissima città del Piceno, e niuna questione su di ciò nascerebbe se non si trovasse ora col nome &\ YitniancJ ed ora con quello di lliuiìana. Ciò plau- bibiluiente avvenne pel cambiamentoilel- l'iniziale N \n If, viziatura che il (^otncci dichiara succeduta dopo il secolo Vili, congettura appoggiata su docimienti; ma osserva mg." Dardi, che siccouit? innanzi ipiel secolo il vescovo dUuiuna si sotto-

V M A U M X 3 1 scrisse al concilio romano del 649 Grr- ìc \<icv\7.\nu'\ni\l\c\ìc ih fumana, ì\e\\e([u!v ni/7/ìiixIlni>}a(cu.<;ìs,cab\ì'\\oixMiiHìn\i.\ìe li è rninlificala niuiiiiipio col suo pnlto- volla il nome primiero sino al secolo XI, no ecmalore. I confini tlel tenitoiio di poiché s. Pier Dìtmiani nel suo Opuscolo Numana erano Potenza, il mare Adria - XVI scritto circa il I o^!, chiama Guido tico, Ancona e Osimo, e poi circoscrissero /inisrojìiim Nuiiianuni, ed il successore pure la sua iliocesi. La sua decadenza i; Guglielmo segnò gii alti del concilio ro- annienlauicuto di sue grandezz-e, Coluc- mano del 107 1 dicendosi /''pì-ycopii.', IVii- ci pili che dalle ormi nemiche la fa deri- viamis. Quindi in tempi postei ieri con vare dal mare, il (piale avanzatosi stra- vocabolo italiano fu detta l iiuma.Sw^n ordinariamente verso la spiagi^ia, è fama quasi sul luogo medesimo ove ora è [)0Sta, comune che l'ahbia in gran parie assor- fra le città litorali di Potenza e Ancona, hila, e se ne vedono fra le onde; i l'niseri cioè circa 3 miglia più in dalla foce del avanzi; altri gravissimi danni Numana li JVIuscione, dove ne a[)pariscono gli avnn- ricevè da'distacchi di terra seguiti dallo zi, altri essendo stati coperti dal mare. t\j più alte prominenze e rovesciatisi addosso fondala da'sicnli primitivi, come attesta per in partesdiiacciarla e sep[)cllirla. Dei- Plinio: Numana a Sicidis condita, ab iis- l'antichità di Numana restano appena po- dem colonia ancona apposita proinon- chi e piccoli segni ed avanzi ; tra le cose torio Citmero. I)\ce mg.' Barili che loSpe rinvenute negli scavi, si notano una bella ciali ne dedusse che Ancona fu colonia di Sfinge d'alabastro, corniole, cammei, e Numana, ma Plinio chiaramente scrive monete d'ogni modulo di bronzo che essersi fabbricale da'medesimi siculi Nu- d'argento. Crede Colucci, che gli esistenti mana ed Ancona. E siccome egli avea il castelli di Sirolo e di Camerano apparte proposito di far menzione di tutte le co- nessero a Numana, edificati da'numanesi Ionie romane, così ilisse Ancona colonia, come vici o pagi. Ne'primi secoli dell'era perchè era una di quelle, conie Numana coirente, Numana appartenne al Piceno era municipio. RammtMilò poi Numana suburbicario, alla Pentapoli marittima, prima d'Ancona, perchè la sua descrizio- e poi alla Marca d' Ancona di cui segui ne del Piceno movendo dal fiume Pesca- i desliui. A'tempidi Pelagio I del 555 tra' ra con ordinato progresso giunge sino Patrimoni della s. Sede (/•'.) già com- all'Esio. Numana fu dell'ordine dell'allre preudevasi rpiello del Piceno, fjrmalo consimili città l'icene, tra le piìi ragguar- principalmente nelle possessioni esistenti devoli e cospicue, e restò libera fino alla ne'territorii diNumana, Ancona e Osimo, resa de'picenia'romani, e non soggetta ad componenti più masse, |)iii fondi e pode- alcun altro per molti secoli sino al 4^6 ri insieme uniti, e de'quali riferì qualche di Roma, innanzi alla quale era stata fon- cenno Colucci. E siccome Pelagio l scris- data, governandosi a repubblica con prò- se lettere a Giuliano vescovo di Cingoli, prie leggi. Dalla condizione di prefettu- amminislralore o rettore del patrimonio ra passò alla migliore per gli onori e di- Piceno, insieme al Palrimonium Numa- ritli di municipio di 2." ordine, come la nnlem, così Dernardino Noia illustrò con chiamano le isciizioni,corrispondentecir- 3 dissertazioni stampate in Cingoli nel caall'esseredi colonia; ed in seguito di ciò, 1767 le 3 pontificie lettere scritte al ve- niassinie dopo la legge Giulia, acquistò scovo Giuliano, Nel 5^'ò per un fierissi- anche il diritto di dare il voto ne' roma- mo terremoto, circa le feste del Natale, Ili comizi, come tutte le altre città itali- precipitò e fu ingoiala dal mare non poca che, e forse nella tribù Velina acni or- parte di Numana. Ancona pure nefu scon- dinariamente Irovansi ascritti i cittadini quassala,e non pochi cittadini ne resli- piceni. Il Colucci riprodusse, come a'tri, rono schiacciati dalle rovine degli edi.'i-

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zi: fu allora clie dirupò il fianco del Gua- sco, che assai più si protendeva nel ma- re. Nel 566 la peste flagellò del pati An- cona e Umana, li Marangoni, flJemorie, di Novana, di s. Marone apostolo del Pi- ceno,e varie vicende della provincia, nav- la che avendo s. Gregorio II scomunica- to l'empio Leone III imperatore de'gre- ci, per la persecuzione mossa alla ss. /m- magini [V.) e per alternare alla sua vita, e sciolti gl'italiani dal giuramento di fe- dellàeda'tributi, l'eretico principe allea- tosi con l'ariano Luitprando re de' lon- gobardi gli commise di marciare su Ro- ma e di uccidere il Papa. Allora i popoli dell'Emilia, della Pentapoli e del Piceno nel 729 si sottrassero dal giogo imperia- le e de'longobardi, e si posero sotto la pro- tezione e diiesa del romano Pontefice an- che nel dominio temporale; e per tale spontanea dedizione \a Sovranità della s. Sede (T .) ?iC(\u\s.\o'\\ dominio temporale delle memorale provincie, e specialmen- te del ducato di Spoleto e della 3Iarca per eguale spontanea dedizione. Raccon- ta Compagnoni, che già la Pentapoli, eoa Favenna, era insorta a difesa di Papa s. Sergio I contro le trame dell'iuiperatore Giustiniano li, e che alliettanto fece in difesa di s. Gregorio li, sottraendosi dal- la dominazione greca. Ne profittarono i longobardi per estendere le loro conqui- ste, e Luilprando usurpò i patrimoni pi- ceni della chiesa romana di Numana, di Ancona e d'Osimo, oltre quello di Narni; e poscia occu[)ò anche le città di Orte, ylmelia, Poliniarzioe Bieda, le quali col

ducato di Roma, e 7 città della Cai

) pa-

nia, eransì sottomesse al principato tem- porale di s. Gregorio 11. Dopo tali usur- pazioni, Papa s. Zaccaria coraggioso e in- trepido, nel 742 recossi a 7t'r«/(/^.) a re- clamarle a Luitprando, e l'ottenne colla sua energica eloqnenza. Anastasio Biblio- tecario nella FiL P. s. Zaccariac, § 9, seguito da molti scrittori, riportando i doniiuii ricuperali da Luitprando, anno- vera ancora il plrimouiu Numauule, iu

U M A uno a quelli d'Ancona e Osimo, non che al Narniese. Anzi il Compagnoni dice che Luitprando mosso dall'ammonizioni di s. Zaccaria, gli restituì quanto avea tolto alla Chiesa, donando di piìi con molte al- tre città, Ancona, Osimo, Humana dall'e- sarca Eutichio qualche anno avanti ac- quistate. Anche 1' Amiani, Memorie Fano, p. 82, parla delle restituite Uma- na, Ancona e Osimo. Non andò guari che

il nuovo re de' longobardi Astolfo invase

o

i domini! della s. Sede e fece stragi nel du- cato romano. Inutilmente ricorse a luiPa- pa Stefano detto 111, che però invocato il poderoso aiuto di Pipino re de'franchi, questi colle armi obbligò Astolfì) a resti- tuire al Papa l'occupalo, e con ampia do- nazione di altri domini! ingrandì il prin- cipato temporale della romana Chiesa. Però Astolfo si ritenne alcune città, fra le quali Umana, Ancona e Osimo co' loro terriloi ii, che Desiderio promise nel 706 restituire al Papa se contribuiva al suo innalzamento; e sebbene ottenne il regno, non elle! tuo il convenuto, violando la da- ta ftde. Ciò manifesta che Umana era an- cora ragguardevole, per essere stata ri- tenuta da'due usurpatori, insieme alle no- minale e ad altre città ch'erano tra le mi- gliori dell'Esarcatoe delle due Pentapoli. Nel pontificato di Adriano I, il re Deside- rio divenuto più orgoglioso travagliò il Papa e minacciò la rovina di Roma. A- driano I invocato a difensore Carlo Ma- gno re de'franchi, questi vinse e fece pri- gione Desiderio, ne conquistò il regno, e nel restituire al Papa l'usuipalo, inclusi- vamenle ad Umana e Ancona, confermò la donazione di Pipiuosuopadre, ed altra maggiore ne fece alla s. Sede di vasti do- mini!, col ducato di Spoleto, cui unita an- dava la provincia Picena. Narra Maran- goni, che mentre Desiderio erasi rifugia- to in Pavia, per difendersi da' fianchi, i popoli del ducato di Spoleto, di Fermo, d' Osimo, d' Ancona e altri luoghi della Pentapoli, e perciò anche Umana, por^ tutibi da Adriano I, alla sua ubbidienza $t:

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dieronOjglurando fedellà n s, Pietro e alla s. Sexìe, perciò radendosi le barba e facen- dosi la tonsura de'capelli all'uso romano, COM abbandonando il costume longobar- do. Altrettanto si legge nel Cotiipagnoni, e nell'Amiani il quale rileva die dipoi la Pentapoli fu chiamata JMarca Anconita- ua. Successe a Carlo Maano il fiqlio Lo- dovico I il Pio imperatore, il quale nei- r8 I 7 col celebre diploma confermò alla s. Sede la sovranità sui luoghi restituiti e donati, e tra essi sono nominati /fitriia- naiiiyAnchonain, e vi aggiunse altri do- miuii : il brano relativo del diploma tro- vasi pure in Compagnoni, e/ Pentapolim, videlicet .... Anconam, IJnntanani, rum Oiiinibii.'i fjnibus, ac lerrix ad easdeni ci^'ì- tales pertineniihus. Nel trattato di com- mercio fra l'imperatore Lotario l ed i ve- neziani, fatto neir840) si fa menzione de- gli umanesi; altra menzione si legge nel- la conferma del medesimo, eseguita nel- 1*879 tlall'iraperatore Carlo III il Grosso. Umana è pure indicala nel diploma del 962, riportalo dal Cohellio, Noliiia Ro- manae Aulae, p. i 120, con cui l'mipera- tore Ottone 1 rinnova e conferma le do- nazioni imperiali alla s. Sede: et Penla- polirn, videlicet ... Anconam, Ausinium, Uumanant, curii omnibus fìiiibus etc. Di- venuto nel 983 imperatore Ottone Illa confermando il trattato di commercio co' Teneziani, anch'egli vi comprese nelle con- venzioni gli umanesi. Nelioi4 l'impera- tore s. Enrico II ripetendo in un diploma le conferme e donazioni de'suoi predeces- sori alla Chiesa romana, indica Umana fra le città della Pentapoli, e^Pe«^rt'^o//V;i videlicet Anconam, Aiiximuni, Huma- nani. Osserva mg."^ Barili, che la deca- denza d'Umana non si cagionò ad un trat- to e subitamente per uno di que'tremen- di casi onde alle volte furono schiantate o vuote di abitatori città fioreutissime.Fu decadenza lenta, continuata, progressiva, dalla quale essa non potè o non seppe più rilevarsi finché restò quasi disfiHa. iNel loco già n'era manifesta la decadenza,

VOL. LXXXlir,

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che aumentò ne' due secoli seguenti e si compì non mollo dopo l'incomiuciamen- to del XIV. Non potè Umana evitare le calamità comuni a tulli i luoghi del Pice- no, anche i più muniti e forti, i\ell.« [no- cella devastatrice delle barbariche guer- re: nondimeno o non fu delle maggior- mente travagliale, o trovò non tarda ma- niera a ristorarsi. Giacquero distrutte noa lungi da lei Potenza e Piccina, e con una parie delle loro diocesi s'accrebbe la sua. Siccome [)oi in quell'età la giurisdizione ecclesiastica non si scompagnava dalla ci- vile, così i limiti del suo territurin furono ampliali e in lai forma che dipoi al me- desimo fu preposto un conte, couje al ter- ritorio Anconitano e ali Osimano. Inoltre nel 1000, allorché in tutta l'Italia si «lif- fuse come uno spirilo di vita novella, quando città auliche e recenti si studia- rono con ardore, non sempre ben consi- gliato, a crescere d'abitanti, di potenza, di commercio. Umana si rimase «piasi as- sonnala. La storia del Piceno che in quel tempo non difetta più tanto di notizie, giammai associa Umana ad alciui avve- nimento degno di ricordanza. Pare che non le bastasse fiducia nelle sue forze, che fosse sfidala di coraggio e di volere, e che 1' avesse alquanto disfrancala V avversa fortuna. Già nel declinar del secolo XI il Piceno trovavasi diviso in Marca Anco- nitana, Marca Fermana, e Marca di Camerino, e quest' ultima signoreggiata ora da'duchi di Spoleto, ora da'marchesi di Toscana, sebbene ancora sussistesse il nome di Pentapoli. Avverte Marangoni, chela distinzione di Marca Anconitana, che dal Chienti giungeva ad Ancona, che prima stendeasi sinoa Sinigaglia ed a Pe- saro, e di Marca Fermana, che di qua dal Chienti giungeva sino ad Adria nell'A- bruzzo, ebbe il suo principio da' principi Normanni. Imperocché la provincia dei Piceno posseduta da' Papi sino al secolo XI, venne prelesa e occupala indebita- mente dalla prepotenza armata degl'im- peratori di Gei mania, massime dal per- 3

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ser.ulore di essi e della s. Sede Enrico IV, lilierala pt;'. gli aiuli della conlessa di Ber- ptT cui s. Gregorio VII nel i 080 iieinve- <///ort> Aid luda divola al Papa, e di Gii- slìil pos^onle lìol'erloGuiscaidOj unode' glielnio IMaichesello degli Adehudi do- pi iiicipi normanni; e dipoi Enrico V rin- uiiiialore di Ferrara. Neil' occasione di iiovaudo le prelensioui del padre e di al- quest'assedio alcuni osseresi, che milila- Iri predecessori, invaso il Piceno, ne die vanoal servizio de' veneziani, sbarcati dal- l'investilnra a Warnieri o Guarnieri suo le galeie, rubarono dalla chiesa del mo- ('an)igliare, con titolo di /l/^/r/ieie della iiastero di Porlo Nuovo il corpo di s. Marca Jnconitana, die per Ini fu anco Gaudenzio vescovo di Ossaro, cliein esso tiella lìlaua di Tìarnieri o Guarnieri. ritiratosi a vilaconlemplaliva viaveasan- Aitri vogliono che qufsta fu confL-rma, tamenle tertuinato i suoi giorni. Abbiamo poiché sostengono the Enrico IV peli." di Buoncompagno Fiorentino, Liber de ne investì Warnieri. Umana in queste di- ohsidione Anconae a copiis Friderici I vr^oni fece sen)pie parte e fu compresa inip. anno i 172 pe.racLa, ejasque Urbis nella INlaica d'Ancona, e cou)e le altre fu liberaùone, presso il iMuralori, /JerHffi forzala a disconoscere ildominiode'Papi, Ilal. script., 1.6. Per queste disastrose vi- e ad ubbidire agi' investiti iuipeiiali o a' cende, comuni a Umana, la sua condizio- loro vicari. IN'eli 1-26 Ugo vescovo d' U- ne vieppiù peggiorò, seguendo la misera nuiua concesse franchigia di tralllco e al- sorte di tulle le altre città del Piceuo, che coni dazi al comune d'Osimo ; e questo soggiacquero a Federico 1. Questi nel i 177 «!ièa lui in dono 8 misure di terra, e &i ob- si pacificò col Papa in Venezia, ed am- bligò al Iribulo annuo di 3 libbre di de- bedue pare che si recassero |)oi in Anco- nari in liniìiiiarihus s. lìJariac tioslrat na, il che accennai nel voi. XLIX, p. 8. Huinanatae Eccleslae: il patto dovea du- Nello stesso i i 77 Federico 1 e i veneti agli rare qq anni. Giovò mollo agli osimani antichi aggiunsero altri palli commercia- d'essersi aperto un varco al mare per ave- li, da mantenersi ancora da'popoli di tulle IL' le merci slianiere, che sempre « ma- le città italiche, Papienses ... anconitani, iiiiciioie, e spesso con somma difficoltà Huniani eie. Indi neh 198, nel trattato per lefiequen'i guerre,traevauo d'Anco- concluso fra Ancona eOsimo, vi furono na. Il medesimo vescovo nel 1 \.\i. con- comprese anche le città loro confederate, fermò e concesse agli osimani i dazi del come Fermo e Umana. Non ostante la ri* disbarco nel porlo d'Umana da Ciuces. conciliazione tra il Papa e Federico l,(|ue- AJiihaeli.s usane ad ea Ncctoli. Aveolas. sii ritenne le terre alla Chiesa occupate, Si:i]e nel i 1 36 col'c aimi di Lotario II contro le promesse di restituirle. Allrel- imperaloie ricuperalo il Piceno, che nel lanlo operò il figlio Enrico VI, che vio- li Soera sialo invaso daPiiiggiero 1 rediSi- landò il giuramento fatto nel ricevere la cilia; però le maggiori calamità della Mar- corona imperiale, investì della Marca An- ca segviirono neh' im[)ero di Federico I, conitana, di Ravenna {F.)e di altre si- il quale sostenendo lo scisma contro Ales- gnorie della s. Sede, il famoso dapifero Sandro 111, neh 166 con forte esercito en- Marcualdo, di cui in tanti luoghi ragio- liò furiosamente nella provincia e assediò naij che tiranniramenle la governò. Nel Ancona, espugnala neh 1G7 dalleginaldo morire Enrico VI ordinò che si reinte- arcivescovo di Colonia. Altra spedizione grasse la Chiesa del tolto, il che non elFcl- d'esercito imperiale nella Marca trovasi luandosi, appena eletto nel i 198 Inno- falla da Federico I sotto li condotta del cenco 111 ricu|)eiò idominii usurpali.f tra famoso ("risliauo urci\escovo di Colonia, essi la I\larca, Ancona e Umana, l'rullau- dal quttle e collegato co'vcncti fu nuova- lo Pietro conte di Celano, cresciuto in po- uienlc assediata Ancona nel 1 172; indi lenza, fece uuiucui sione nella prouncia

U M A e se n'impacli'on'i,epoi vi mantenne con l'aderenza d'Ollone IV (cheavca favori- to, come può vc'lersinel Corsignani,/iVg- gia iì/arsicana, nella quale traila de' si- gnori di Celano ). Ccronalo cpiesli nel l2oqda Innocenzo Iti, emanò un di[)lo- ma nel quale dichiarò, die la ISlaica e al- tre Provincie io esso nominate erano di giurisdizione della s. Sede, piomiseegiu- di conservarle e difenderle. L'ingrato che dovea riconoscere l'impero dal Papa, tosto si ribellò, e spergiuro si spinse cul- i'esercito prima nella Toscana e poi nella RI arca; ed a' 20 gennaioiaio in Chiusi spedì il diploma col (juale investili mar- chese Azzo VI d'Esle del dominio di tut- ta la Marca d'Ancona, ossia d'y/xcoli, Fer- mo, Camerino, l mana, ancona, Osi- mo,Je';i,Si/iigagtia, Fano, Penare, Fos- somhrone, Cagli, Sassoferralo, co' loro terrilorii, vescovati e contadi ; nella sles- sa maniera che l'avea ricevuta dal pre- decessore Marcualdo, dicendo nel di[)lo- ma : Insupcr Ponli/icis consensn Pice- nuìii addidit, per cui se ne mostrò sorpre- so il Marangoni. Trovasi però nel Mura- lori, Delle amichila Estensi, 1. 1, p, 89 t, chiarito questo punto. Tenerido presenti Innocenzo III le precedenti gravissime di- spute sulla Marca d'Ancona, conoscendo che Azzo VI avrebbe giovalo a'suoi inte- ressi, e per maggiormente impegnarlo a sua difesa, ed anco per compensarne i ser- vigi prestati, nel i 208 l'investì della Mar- ca, concedendogli pure che all'antico ti- tolo di marchese d'E^le.eeli e i successori aggiungessero quello di marchese d' Anco- na. Nell'alto poi in cui egli accettò la si- gnoria di Ferrara (^'.), s' intitolò : Azo Dei et Apostolica grada Estensis et An- chonitanus Marchio. Il diploma imperia- le lo riprodusse Muratori, e da esso rica- vasi, che è la memoria più antica del Con- tado Umanese, dicendosi: Hunianani cuni loto Comitalu et Episcopatuj così Anco- nam ciun loto Comitalu et Episcopatu. Dice però mg.' Barili che l'istituzione de' Conti al governo delie citlà, donde pro-

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venne la voce Contado per esprimere l'e- stensione del territorio soggetto, erasi già falla comune a'tcmpi de'Carlovingi; e se Umana fusse allora stata compresa in al- cuno de'viciui contadi, non sarebbe riu- scita di averne uno suo proprio, massime dopo il 1000, per le ragioni con lui ripe- lutee per altre che tiovansi nella storia del medio evo. Ui'.rovandosi poi nel 1202 un conte d' Osimoe d'Umana, uou può credersi che il contado Umanese accen- nato nel diploma d'Otlone IV significhi un qualsiasi territorio, come qualche vol- ta in quegli anni e sempre ne' posteriori era territorio in cui avea autorità un con- te. Se ne fa menzione ancora da Gregorio IX quando nel i 2 2() confermò a' monaci di Classe molli loro possedimenti e c/uid- auld habeant in Comitalu Anximano et Hnmaiialciisi. Azzo VI morendo verso la fine del 12 1 2, gli successero i fig'i Aldo- vrandino o Aldobrandino aduUo, e Azzo VII fanciullo; e siccome gli allari àt' Guel- fi [F.) seguaci del l*apa tracollarono nel- la Marca, aiutati \}i\' Ghibellini (/''.) par- tigiani dell* imperatore vi entrarono in possesso i conti di Celano, uniti ad altri aderenti d'Ottone IV; laonde Innocenzo III, che con occhio di grandi speranze mi- ra va Aldobrandino, neli2i3 gli scrisStf un breve col quale lo sollecitò a porlai^i con tutte le forze possibili nella Marca, per rendersene padrone, promettendogli soccorso e la rinnovazione dell'invchtittud concessa al padre, come poi e>egiù. Al- dobrandino sbrigatosi dalla guerra co'pa- dovani, nel 12 i4 si accinse a libiiar in Marca d'Ancona dall'oppressione decen- ti di Celano, potentissimi in queste parli. Innocenzo III scomunicò i conti di Celano, diede calore a'progressi dell'armi d'Al- dobrandino con allocuzione [)rouunziala in concistoro, e con 4 brevi scritti a'popoli uellaMarca, affinchè prestassero braccio e ubbidienza al marchese. Muratori stupi- sce perchè il Compagnoni erudito e atten- to scrittore delle memorie della Marca, af- fermò non trovarsi mai Aldovrandmo in-

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titolato marchese della Marca Anconila- iia, ma sibbene cleirEstense e della Guai- iiiera in Puglia, Marchine 1 or/ier/7e,sen- z' avvertire che Marchia T'amerà fu lo sìcsso che Marchia Anconitana, denomi- Hazione restatale da'vari Oiarchesi War- iiieri o Guarnieri, che per mollo tempo la signoreggiarono. I conti di Celano co'glii- bellini opposero gagliardissima resisten- za nella Marca al marchese viltorioso,e nel 1 2 1 5 barbaramente se ne liberarono col mezzo infame del veleno, u)orendo egli io Ancona sua residenza, il Papa Onorio III appena Azzo VII Novello, fratello dtil de- funto, giunse ad età alta agli alTari, solen- nemente nel I 2 1 7 gli rinnovò l'investitu- ra della Marca d'Ancona, con bolla eper Fexilluni B. Petri ... de tota Marchia Giiarnìeriiper Ecclesiam Ronianain,con l'annuo censo di i oc libbre di moneta prò- ■visina. Gli successe il nipote Obizzo II, che divenne anco signore di Modena e di lieggio (T.). Ma nella Scries lìectoruni Anconilanae Marchiae, di Monaldo Leo- pardi, non trovo registrato Obizzo II altri cnarchesi Estensi. Essi però con- tinuarono a portarne il titolo, poiché leg- go in Marangoni, che Giovanni XXII nel j33o dichiarò aver ricevuto in grazia i marchesi Estensi, e di aver dato loro il vicariato di Ferrara, con l'obbligo di non più intitolarsi Marchesi d' Ancona : nani ylnconilana Afarchia pieno fare special ad Eomanani Ecclesiam. Nel i 2 1 5 seguì un liattalo di confederazione e alleanza d'Ancona, Umana, Recanati, Castel Fi- dardo, con Cingoli, contro Osimo, Jesi, Sinigaglia e Fano : per Umana Io sotto- scrissero, liigiis presbileriel Ada Canea- le. Nel dichiarare Onorio III marchese della Marca Azzo VII, nella bolla si enu- inerano le città del suo governo, fra le quali Un)ana; ma Umana come Ancona, Piecanali, Castel Fidardoe Monlecchio o Treia ricusarono d'ubbidirgli. Perciò O- iiorio III nel I 22 iscrisse a'retlori e popoli Anconilanae et Ilunianalis civilatnm e di quelle castella, ordinando loro di sot-

U M A tomeltersi al marchese, come a suo vica- rio. Nel 1223 fra le città della Marca, Fe- derico II imperatore pone Umana nell'in- dirizzo della lettera con cui disap()rovò quanto avea fatto di dannoso alla Chiesa il suo dapifero Gonzolino. Nel i 224 Ono- rio III pose Umana fra qtielle cui die con- tezza, che di nuovo attribuisce al suddia- cono PandoKo l'autorità di suo legato. Nel 1228 gli vimanesi, osimani, recana- tesi e caslel-fidardesi si collegarono co' riminesi, contro gli anconitani, jesini e pe- saresi; essendo sindaco degli umanesi Pao- lo degli Achilli. Piinaldo duca di Spoleto nel 1229, fl"''>'6 legato imperiale della Toscana e Marca in una carta diretta da Piipalransone a'comuni d'Osimo e Reca- nati tratta d'alcune ragioni sopra Sirolo, MassignanOjCamerano, Cingoli e Umana. Nel [2 32 Bruno vicario Domini Philippi Ramundini Coniitis Comilalas Auxinti el Hunianae, decise una contioversia in fiìvore di SinibaldoI vescovo d'Osimo: la sentenza è data l'i i gennaio in Civitale Ilnmanae in domo Comunìs. Frattanto r iojperatore Federico II imperversando nella persecuzione contro la s. Sede, colle armi piii strettamente soggettò il Piceno al tirannico suo dominio, tranne le città e luoghi che fedeli a'Papi a questi resta- rono ubbidienti, difendendosi da' nemici colla forza. In questo tempo tutta la Mar- ca eia divisa tra le perniciose fazioni de' guelfi e de'ghibellini, che l'agitavano con gravi turbolenze. Nel 1246 il cardinal le- gato della Marca costituì Egidio di Sa- vona Jiidex. Curiae generalis Camerini, Ai!XÌmi,U/nanae echidi morto neli25o Federico II, deposto e scomunicato da In- nocenzo IV, il suo naturale Manfredi u- surpò alla s. Sede il regno di Sicilia e in- vase la Marca. Il legato di questa cardinal Paltinieri nel I2G5 fra gli altri comuni che lece citare al suo tribunale, come ade- renti a Manfredi, vi t'ui-oao \nìve comitnia el homines civilalis Humanaej e fra'citta - dini umanesi il cardinal nominò «(uali cal- di partigiani dell'occupatole, Filippo di

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Oildo, Doraenico e Gerardo di Loieiizo. Inolile il cardinale Cigliale intimazione le- ce ad Ancona, perchè forse alcuni anco- nitani erunsi dati al partito ghibellino di Manfredi, onde il legato chiamò essi e il cotnune a renderne ragione. In generale gli anconitani aveaiio opposta coraggiosa resistenza a Fercivalle d'Oria parente e vicario regio, generale di Manfredi; e seb- bene in aperta campagna furono rotti e fugati, ritornati in città questa non venne assalila e restò illesa. Anche dopo questo ienipu era sotto la curia generale, regi- strandoCompagnoni che nel 12 79 era giu- dice della curia generale di Camerino, di Ancona, d'Osimo ed'Humana, Giacomo da Reggio. La decadenza intanto d'Uma- na e la restrizione del suo territorio a bre- ve giro di miglia progrediva, mentre in incremento erano i circostanti luoghi. i\el secolo Xil Recanali con grado di muni- cipio si estese sino al mare; sul finir di esso o ne'primi del XIll Castel Fidardo e CaiDerano co' loro distretti presero le hbere forme degli altri comuni, più ubbidirono a Umana; in Sirolo domina- vano i conti rurali che nel r 22:) si sogget- tarono ad Ancona, aggregandosi alla sua uobillìi. Si continuò a nominare Coinila- fM* il contado d'Umana, ma inseguito non vi restò corrispondente realtà. La debolez- za tlUmana andò manifestandosi ne'seco- li XII e Xil I, e nel t 2 i5 e nel 1238 entrò in due di quelle alleanze che facilmente si formavano e si separavano per gare mu- nicipali; e quando per gravissimi interes- si e diificìli intraprese gli umanesi si con- federarono e combatterono le primarie città e anche le minori terre, Umana non di frequente v'intervenne, ne mai vi ope- rò cosa di qualche conto, quindi non po- tè nulla vantaggiarne. Ma a quale slato ella fosse condotta nel 3." decennale del 1200, abbastanza si dichiara dall' essersi ceduti ad Osimo pel periodo di molti an- ni o lutti o parte de'suoi redditi marittimi e commerciali. Mentre la Marca giubila- va per essersi prodigiosamente trusporla-

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ta da Nazareth nel territorio di Hecanati (Z'!) la Santa Casa poi detta di Lordo, pochi anni dopo e neli2c)8 il terremoto, che durando a più riprese parecchi gior- ni e parecchie notti spaventò e scosse tut- ta l'Italia, (lece dolorosa Umana per mol- te rovine, almeno piM- induzione: altri an- ticipano il disastro al i 297, o poco appres- so. Nel I 3o8 Umana [)ai'leggiaudo pe'ghi- belliui si luù in lega delle città e terre marchiane ribellatesi alla pontificia domi- nazione, mentre Clemente V avea stabi- lita la sua resilienza in Provenza; e come le altre fu punita con pene spirituali e tem- porali. Il Colucci nella sua Tre/'a oggi Montecchìo, parla ili questa rivoltura di quasi tutta la Marca, pe' fanatismi delle fazioni, e specialmente Ancona, Siniga- glia, Umana, Ascoli, Uipatransone, Castel Fidardo ec; hionde fu d'uopo che il cav. Geraldo de Tastis, vicario nel temporale del rettore Bertrando de Gol nipote del Papa, contro i suddetti luoghi si armasse, e coll'aiuto de'guelfi,che gli riuscì d'ar- rolare, marciasse a reprimere gli attentati delle genti ribelli. L'Amiani dice che fu cagione della sollevazione l'aspro gover- no de'franoesi, l'insopportabili gravezze, e la superiorità acquistata da' ghibellini sui guelfi; e che sebbene il Saracini sosten- ga gli anconitani per guelfi, li dichiara ghibellini, e narra la notabile disfitta che ne fece l' esercito collegato e capitanato da Federico conte di Monte Feltro. Al- trettanto narrano Marangoni e Compa- gnoni. Quest'ultimo più diltuso distingue due combattimenti contro i ghibellini an- conitani e altri : il i. "sostenuto da Geral- do unito a'jesini e maceratesi con succes- so; il 2.° sostenuto dal conte Federico cou qne'di Jesi e Osimo e altri mnrchegiaui ghibellini, perchè gli anconitani erano marciati sopra il contado Jesino, di par- te guelfa, ed il Villani chiama Federico capitano dell'armi della Chiesa e l'Amia- ni generale, e riportò piena vittoria, tno- rendo de'uemici 3ooo al dir d'Aniiani,e il Maueuti vuole più di 5ooo. Nello sic»-

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SOI 3o8 o neh 3 I o per moti"! non abba stanza cerli; Umana fu occupala dagli aii- coniloni, e tleniolilerie le mura, ne con- ilusseio gli abilanli e le masserizie in An- cona, come si ha dalla ieltera nel i3 [ t scrina da Cleoiente V a'suoi ministri per- tlie facessero giustizia a'recUuni licevuti dagli iimanati. Niun cronista o d'Ancona o della provincia seppe questo fatto. An- cona poi neli3oc), ritraendosi dalla lega in cui era entrala anche Umana, per mez- zo d'un Nicchio, spetlahde cittadino in- aiato al cardinal Pellasrue le^nto della Marca,giuiò di nuovo feileltà alla s. Se- de. Perciò non sa comprendere mg."^ Ba- rili, come in onta all'autorità pontificia si vi-sassero allora modi lauto ostili con Umana, e fosse assalita equiliiin et pedi- tulli maxima nnilliliidine, e resistette r//« noctuqiie per non modici Itmporìs spa- tinnì. Forse gli anconitani ciò fecero per impedire agli osimani d'impadronirsene, a'qiiali Umana avrebbe recalo opportuna stanza per avere un lido sul mare, come se l'erano procurato col siunmeiitovalo patto. Veramente non si conosce se fra Ancona e Umana esistessero precedenti e inveterali odii spieiati, da provocare ne- gli anconitani lauta vendetta per rovinar- la. Ancona per ambizione e interesse po- teva volerla soggetta, ma a decretarne la rovina e la distruzione non ne avea moti- vo alcuno; anzi si conosce che dipoi fu permesso agli utunnesi di tornare nella loro città, e non si sa spiegare come i go- vernatori della Marca non impedissero tanta prepotenza negli anconitani, e nep- pure la punissero, il che forse sarà avve- nuto per le turbolenze e vicende politi- che che allora tenevano la regione agita- la. IN'el principio del i 3 i i Clemente V ri- cevè in Avignone i reclami del vescovo, capitolo e popolo d'Umana, contro l'op- ple^sione degli anconitani, per cui con lettera de'20 febbraio ingiunse a'suoi mi- nistri di prendere perfclla cognizione del lo stalo delle cose, e (piinili agire con e iicrgia, (]uando fosse d'uopo. Pare che i

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governatoti della Marca giudicassero non esser poi stali colpevoli gli anconitani nel- l'occupazione d'Umana, di cui mantenne- ro loro il domìnio. Mg.' Barili ragionan- do sulle cause che produssero la decaden- za d' Umana, dice che vi congiurarono molte calamità, le quali per difetto di no- tizie non si ponno esporre con accura- tezza. Che i danni maggicri di lei, i più irreparabili e più ripetuti derivarono per certo dal diruparsi e scoscendersi del suo colle nel mare. Questo fallo ancora non cessa e di presente tuttavia a quando a quando si appalesa, ed è molto antico lunghesso lutto il promontorio del Co- nerò; questo, che è lardo ma tenace nel suo progresso, pienamente corrisponde al descritto modo con cui Umana andò sca- dendo ; questo dichiara come scompar- vero del lutto sino alle fondamenta i re- sti d'ogni edilìzio sagro e profano. I cro- nisti locali aggiungono pure che il diro- vimento del suolo fu seguace all'impeto di furiosi terremoti. Conclude ancora una volta, che Umana da prospera e vigoro- sa fortuna non fu prostrata d'improvviso nella sua triste condizione, ma gradata- mente si diminuì la cerchia di sue mura, il potere, il territorio, le fortune, gli abi- tanti. Anzi, che pe'terremoti fu assai Ira- vagliata, si dimostra dal decreto del piis- simo vescovo d'Ancona Nicolò degli Un- gari de' 17 gennaio i3ao, per tramutare il monastero dell'abbazia di Porto Nuo- vo della diocesi d' Ancona, dal pie del Conerò alla chiesa di s. Martino di tal città; vi attesta essere già stalo altra volta (juel monastero quasi sepolto da'macigui pegli ammolamenti del monte, di averne veduto di nuovo le mura diroccate 0 scre- polale da'terremoli, e di sentirsene ivi le scosse con Irecpienza straordinaria e (pia« si giornaliera. Se dunque da' commovi- menti del Conerò e nel suo sinistro flan< co era lauto agitato Porto Nuovo, non [iole va Umana a breve disianza nel destro ^l;irsenei(uuiii:ie. Stringe il suo dire m^ B. udì con dichiarare. Che la inassiiniil

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«ciaguia il' Uinaua, per cui di città non Je re^lò che il nome e la forma di [)ic(:o lo castello, accadde uoii molto dopo il 1 309 e verso il « 3 1 8 o r 3 1 9; il teri euio- lo cagionò altre rovine nelle sue vicinan- ze, precipitando (juasi del tutto quanto avea potuto campare da'[)assali iiifortu- iiii. La masnada di ventura poi, che con- dotta dal feroce fr. Monreale cav. Oero- solidiitano tli llodi ne calpestò e devastò il territorio, si può dire pose il suggello alla rovina e desolazione d'Umana. Quel provenzale col pretesto di porgere aiuto al celebre legato cardinal Egidio Albor- noz, fece una raduunuzj di njasiiadieri e di ladroni, co'quali adendo l'alte ila prin- cipio alcune imprese a favore della Chie- sa, entrato nella Marca si buttò al parti- lo de' .Malatestn, formò una compagnia chiamala lagrancorupagnia, saccheggiò vaiieeiltà marchiane nel 1 353,e per mon- te Liipone cavalcando alla marina s'iai- padronì d'Umana, combattè Sirolo sen- za pcilerlo espugnare, e da Umana marciò sopra Aucena e la Romagna per depre- darle. Ma non tardò molto la gmstiziadi Dio a punire la di lui baldaozii, mentre preso e condotto a Roma come ca[)o d'as- sassini e devastatore della Marca, fu de- capitato a' 29 agosto I 354 d' ordine del famoso Cola di Rienzo, o meglio per a- ver tramato contro di lui e pel narralo liei voi. LXXVI, p.17?,. Pochi anni ap- presso tuttavia, cioè nel i 364, ^' cardinal Alburnoz ordinando in vari gradi le cit- tà della Marca, pose Umana nel 5.° ossia tra le minori nelle sue famose costitu- zioni "E^Mimiìd {Constiduioiies Marchine j4nconUanat eduae sub Egidio cartUnuU

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cuiìi adiUlioiiibus Carpciisibwì, Romae 1543), preponendogli molte terre e ca- stella ben mediocri di popoli e di edifiz'. Nel 1379 componevasi Umana di forse appena 4o focolari, e l'ulteriore sua ro- i»inas! pone tra ili 364 e ili427.i-Veh378 il comune d' Ancona la governava, per consuetudine non recente, mandandovi ogni semestre uu podestà e un vicario,

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come in altri luoghi del contado ; e nel 1879 il medesimo comune [)regò Urbi- no VI che per sua autorità si confermasse la propria giurisdizione e governo su di Umana. Nel i 3q2 obbligatosi il comune d'Ancona di pagare certa somma a'coii- doltieri Azzone da Castello, conte di Bar- biano e contedi Carrara, impose una stra- ordinaria e pronta tassa alla città e al ter- ritorio; ed Umana dovè contribuire in 8 giorni 60 ducati, (|uanti Gallignano, Fal- conara e Foggio. Negli anni seguenti si riuuovarouo ipieste tasse, ma non per Umana. Andrea Tomacelli governatore della Marca correndo ostilmente il con- tado d' Ancona, fece bottino di tutto il grano e dell'altre biade ch'erano in Uma- na. Il comune d'Ancona per sovvenire gli abitanti e per dar loro uu nuovo motivo persei'erandi in solita fidtlìlaiedicli Co- mwiis, prima l' autorizzò ad usare, con promessa di restituirlo, il grano de'mo- naci Olivetani che stava in Sirolo, edipoi li fornì d'altre vettovaglie. Essendo col- pevole di negligenza il podestà d'Umana Francesco di Pietro Corraduccio, gli an- ziani e regolatori del conuuic d'Anconi, consideraides guerrani inimincnteni et peiicula occurreitlia in castris et foridi- tiis Coinitalus, gli surrogò Stefano di Pie- traccio. Nel 1397 il condottiero Migliaio, che stava al soldo del governatore della Marca, venuto d' improvviso in quel di Umana, ne predò uomini e animali, col pretesto di pagamenti ritardati al teso- riere pontifìcio. Il comune d'Ancona ne fece richiamo, ed ebbe scuse e promesse di restituzione. Bonifacio IX avea già de- cretato nel febbraio 1397, colla bolla i^c- dis JposloUcae , che tenendosi da Anco- na per la Chiesa il governo d'Umana, i suoi ministri non ne pretendessero alcun tributo oltre quello che Ancona slessa pagava alla camera apostolica per lutto il suo contado, e valessero anco per U- mana, che governava. Non ostante silìàt- to decreto, Paolo Orsini generale della Chiesa neli4o3 domandò anche ad Urna-

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na le pagìie dovutegli; e la richiese pure dei solilo censo il tesoriere della provincia vescovo di Segni: questo era di 33 ducati e di 8 anconilcini. Delle monete d' Anco- na coirimoiagine di s. Ciriaco o Quiria- cus vescovo e protettore d'Ancona, parla il AJuratori nella Disstrl. 27;edil Belli- ni, ZJe Monelis Ilaliae : Dt. Dlonelis An- conae. E qui noterò col eh. avv. Gaeta- no de Minicis, dotto e benemerito illu- stratoredelle palrieaulichilà fermane (co- me lo è il non nieu dotlofratelloRallaele), clie nel i 79^ la zecca d'Ancona battè mo- neta di rame erosa. Aggiungerò che nel- l'epoca repubblicana del 1799 fu aperta la zecca nella soppressa chiesa collegiata, ove fu battuta la moneta di rame e bron- zo, d'argento e oro, come e meglio narra lab. Leoni, Aiicoìici illustrata, beneme- rito [lalrio storico. IN'el i 4o4 Bonifacio IX concesse che ai comune e territorio d'An- cona perpetuamente sia congiunta Uma- na, colla bolla Etsi ad procuraiidutii. A- vendo Benedetto XIV riferito nella sua Lttlera, che Bonifacio Vili con sua bol- la dichiarò, che da 100 anni Umana era decaduta dalla vetusta splendidezza in un ]>overo paesello, e [)erciò il possesso che ne aveano gli anconitani era fondato sui buoni e ragionevoli motivi pe'quali se n'e- rano insignoriti; e che trattatilo vi teneva- no il tnetlesimo g(jverno che nelle castel- la del contado. )?^ che poi Bonifacio Vili ordinò dovesse Umana, come le castella, essere francata d'ogni maniera di tributi imposti e da imporsi alla città e leire, che si reggevano per la stessa a cocnuncesol- tostavano al diretto comando de'pontifi- tii ministri. Per fallo di amanuense la Bolla corrispondente di Bonificio IX, in- di confermata dall' immedialo successore Innocenzo VII, culla bolla Sinceraedevo- tiouis, fu scritta col nome di Bonifacio Vili, onde a questo Papa 1' altribiù I>e- nedetloXI V. Per chiarire e provarci l'ab- baglio, ne fece argomento di discussione l'etKomiato mg.' Barili, dalla quale risul- ta lei rute dcU'amunucuiie che iu vece di

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Bonifacio IX scrisse Bonifacio Vili. Solo dirò con mg.' Barili, che essendosi gli ao- conitani impadroniti d' Umana, per far cessare le male voci d' ingiusta usurpa- zione, nel 1379 piegarono Urbano VI a riconoscerne il possesso, e ne rinnovarono l'istanza a Bonificio IX, e questi l'esaudì nel I ^o^, ma non compitamente. Egli unì in perpetuo ad Ancona la città d' Uma- na, Clini siiix juribus, perlinenliis et terri- loriis, ma tacque il mero e misto iiTipero, ad onta che Ancona specificatamente l'in- vocasse. D'altronde il Papa lo riconobbe in certo modo per tale riunione, e per a- ver confermato i privilegi delle città del- la Marca e nominatamente d'Ancona, che di tutte era la più privilegiala, la più ric- ca, la più potente; co' diritti del mero e misto impero, che per lei esercitava il po- destà, ed il consiglio ne approvata o can- cellava le sentenze. Ella mandava ancora de' podestà a reggere le terre e le castella del suo contado. Perciò ordinandosi che vi fosse compresa Umana, s'intendeva che in essa del pari avrebbero efficacia i di- ritti concessi ad Ancona pel contado sles- so. Inoltre neli4o4 S'' '>"zia''' « regola- tori d' Ancona ivi giudicarono le contro- versie insorte fra umanesi e sìrolesì, per alcune lasse e per la pescagione nell'Aspi. Altra controversia fra'medesimi per cau- sa de' confini, che agitatasi già neli4of l'avea compiuta una sentenza d'arbitra- to con approvazione del vescovo d'Uma- na, anche questa volta finì con sentenza somigliante. Innocenzo VII neli4o4€uel i4o3 confermò con due brevi ad Anco- na le concessioni di Bonifacio IX sulla giurisdizione, e sugli ordinari e straordi- nari tributi d'Umana: il i.°lo ricordai, r altro comincia colle parole Ea quae. Nel 1422 Martino V congiimse la chiesa Liìianate all'Anconitana, di che fra poco parlerò. Indi neli43o il podestà, i difen- sori e il consiglio d' Umana discussero e decretarono lo iS'/rt/«^o disposto in 3o ru- | biiche o capitoli. Mg.' Barili ne riporta il j preambolo, l' indice e gh uigomeoli delle |

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rubriche che conliene, e l' approvazione fallane dal comune d'Ancona neh 466. IN'el descrivere brevenienle le cillà vesco- vili e altri luoghi del Picenoe della Jlar- ca raccontai come neh 433 il duca di Mi- lano mandò nella Marca per impadronir- sene il celebre conte Francesco Sforza, al quale si dierono pure Ancona, Umana e i loro lerrilorii; per cui Eugenio IV si tro- vò costretto d'investirlo della Marca col titolo di marchese della medesima. Dipoi il Papa alleatosi con Alfonso V re d'Ara- gona e di iS/c/Ym, ricuperò nel 1 44^ la Mar- ca, clie neh 444 lestituì al conte Sforza, indi neh 44^ '^ riprese. Il comune d' U- tnana nel i477 vendè al comune di Si- rolo, pel prezzo di 80 ducati d'oro di Ve- nezia, terrani silvatam, fractalein, sodi- vani et arboratam, che incomincia ove i sirolesi hanno beni enfiteutici del vesco- vo, va sino all' Aspi, poi giunge alla via Tassennruin ti ad praluin Collis, e si ter- mina alle Molile. Neh4B9Ìl comune di Ancona decretò che chiunque andava a dimorare in UiHana avesse Uberain exeru- ptioneni per decennitim ad gabellarli gra- ni ti vini tain iniposila qnani iinponenda. Esenzione che si rinnovò nehSoy e nel i5io. JN'eli5o6 tre deputati anconitani sopra Umana venderono a Domenico di Bernardino prelas sive saxas de ruiiiis dictae civilalis veleris Hunianae tantum quantum suf/ìciat per faciendarn calcc.m in IrUius fornacibus.W C!\\\\'\un\ Benetlet- lo Accolli legato della Marca nel i532 privò Ancona dogni privilegio, e perciò della giurisdizione d'Umana; e neh 533 egli r attribuì al vescovo d' Ancona con tutti i [)ossedirnenti che ivi avea il comu- ne, e ricevè dal vescovo la giurisdizione politica di Gallignauo, che apparteneva a lui e ad Ancona con vicenda semestrale, alcuni beni in vicinanza del medesimo ca- stello, e la somma di 63 o fiorini posta nel Monte de'Meriti; quindi il vescovo d'An- cona Balduinetto de Balduinelti pel i.° cominciò a dirsi conte d' Umana, e tut- tora vicue il litulu portato da'&uuctiiisori.

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Restituite ad Ancona da Paolo III le fran- chigie municipali, il comune domandò che i diritti, che gli si davanosul contado, comprendessero anche Umana. Il vesco- vo Vincenzo de Lucchis dapprima si op- pose, ma dopo molteplici atti giudiziari in Pvoma accettò di venire ad accordo a- niichevole, pel (|uale d comune slesso di nuovo ebbe la città d'Umana nelioGi. Del resto Umana seguì le vicende politi- che ed ecclesiastiche d'Ancona, alla qua- le trovasi doppiamente riunita.

Il Piceno (a celebralo primogenito del- l'occidente neir abbracciare la fede cri- stiana, dal Compagnoni, e i. "apostolo e protomartire del medesimo si vanta s. Marone, dal Rlarangoni, che nelle citate Memorie di Novana oggi Civitanova, ne scrisse la storia e il cui corpo si venera presso tale luogo; quindi Ancona vanta primario prouiulgaloredell'evarìgelo l'a- postolo s. Pietro, e per i. "vescovo s. Pri- uiiano martire nella persecuzione di Dio- cleziano, che alcuni pretendono esclude- re, altri pospongono a s. Ciriaco che gli successe o almeno è il i. "vescovo che dopo di lui si conosca, principale patrono del- la città e diocesi. Egli era ebreo e si chia- mava Giuda allorché nel 327 s. Elena re- calasi in Gerusalemme a cercare il s. Le- gno della Croce, ad essa indicò il luogo ove poteva essere, e rinvenutasi, pe'mira- coli che si operarono egli si convertì al cri- stianesimo, e poi per divozione a s. Ste- fano protomartire |)ortossi ad Ancona a venerarne il tempio e cattedrale che rac- chiudeva uno de'sassi servili alla sua la- pidazione. Per la sua divozione ed esem- plari virtù fu ammesso nel clero anconi- tano e poi eletto a pastore. Dipoi torna- to in Palestina per visitarvi i santuari, nel 3()3 vi licevè la palma del n)artirio pel suo zelo, venendogli versalo il piom- bo liquefatto nella bocca. Dopo circa un mezzo secolo ia chiesa anconitana, per la pia umuilicenza dell' imperatrice Galla Placidia, ricuperò il prezioso suo corpo, che uiirubihueule è tuttora iulatlo.Depo-

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sto nell'ntilica calleiliale di s. Stpfnno, in pagnoni vescovo d'Osimo sopra il suddet- ap()resso fu trasferito nella callediale sol- lo rituale. Dopo Marco, trovasi vescovo to r invocazione del suo nome, ov'è in d'Ancona IN.dtl 492; nel 5oo s. Trasone grandissifna venerazione. Abbiamodelp. I, che ritrovò il corpo di s. Liberio ere- OLloardoCorsini generale delle scuole pie, niita armeno; nel 55o circa s. Marcelli- Bclnzione. cleìlo scoprinienlo e ricogiiizio- no I nobile anconitanodellafamiglia Boc- nejtitin in Ancona de corpi di s. Ciria- catnaiori, col libro degli Evangeli in inn- co , s. Marcellino e x. Liberio proleLlori no estinse un furios') incendio e per le sue della ciliare riflessioni sopra la lorotra- preci liberò Ancona dall'assedio di Toli- slazione e cullo, Roma lySS. Girolamo la re de'goli, i quali l'aveano anche asse- Speciali, Notizie isteriche de' ss. Protei- diala sotto re Vilige. Verso il 569 s. Tom- tori della città d' Ancona, de' citladini che maso I; degnamente nel 583 gli succe.s>.« colla loro santità l'hanno illustrata, del- Severo a cui scrisse s. Gregorio I; nel 6o3 la di lei cattedrale e vescovi della città, Fiorentino ravennate, nel 629 Giovan- e ss. Croce/ìssod' Unian a, Venezia i'j')g. ni 1, indi Mauroso anconitano che fu al Riflessioni addizionali al libro intitola- concilio di Luterano del 649 e vi si distin- to 7V(9//z?e z'^to/vt/Vcr/e' m/i<j ec./^zWe^'Z/j/- se pel zelo; Giovanni il intervenne nel l'autore niedesin}o,Fo\\g\\o i j jo.Mg.' Uà- 679 al sinodo roujano, a quello del 74^ rili loda lo vSpeciali (piai benemerito del- si trovò presente il vescovo Senatore, Ti- la storia d'Umana. In breve prima accen- grino fu al concdio di R.ouia dell'S^fi, al nero i successori di s. Cii iaco, sinché di- cui tempo i saraceni posero Ancona a fer- vennero pine vescovi d' Umana; quindi ro e fuoco, dalla cui ferocia preservò le riporterò la serie de'vescovi d'Umana, e reliquie de'ss. Protettori dalle chiese su- dai 1422 la proseguirò co' vescovi d'^-i/nco- burbane trasportandole nel sotterraneo na e>.\' Lrnana, d'un numero de'qualine della 2.''calledrale di s. Lorenzo, sulla ci- parlai in tale articolo. Marco vescovo di Dia del («nasco, cnassime i corpi de'ss. Ci- Ancona intervenne nel ^62 al sinodo ro- riaco, Liberio, Palazia e Marcellino; nel mano, in quest'epoca a vea la cliiesa d'An- quale eccidio andò distrutta la cattedrale cona d suo rito particolare nell'ammini- di s. Stefano, che ripararono gli anconi- slrazione de'sagramenli , precipuamente tani, onde i vescovi continuarono a risie- nel Battesimo. iNou già soltanto percliè dervi dappresso. Nell'Hb 1 Leopardo fu al si amministrasse per immer^i^>ne, come sitiodo romano e lu inviato in Bulgaria; pralicavasi in questi secoli in lutto il re- iieirB^S il vescovo l^aolo lece parte del- sto della Chiesa occidentale, e come sino la legazione a Costantinopoli per l'iiitru- al giorno d'oggi continuasi a praticare soFozio, ma prevaricò e fu deposto e sco- nell'orientale; ma perchè le ceremonie e municato, DopoBeuolergio deir887 non le preci dillerivano da quelle del rituale si conosce sino al 967 che Erfermario, romano, e in molle cose si avvicinavano indi Trasonell del 9(88, Stefano sedeva al tuttora esistente RitoAi/ibroaianoe Uf- nel i o3o, Grimaldo nel io5r, Gerardo I fizio Ambrosiano (f .). Di tale diversità nelioG9, Transberto circa il 1090, Mar- di rito fa prova il rituale stampato nel Cellino il deli 100, N. neh i 18, Bernar- 1542 in Venezia col doppio titolo: Ca- do nel i 127, Lamberto deli i58, Toin- theciiniinnin j'nxta riltini s. Ronianae Ec- maso li neli 172. Gentile intervenne ai clesiae: Q^tliecuniiiiurn secundunt usuin concilio di Lateiano 111 nel 1 ( ^9, Rodol- Anconitanuni. Nella Dissertazione sulla fo nel 1 1 80, Beroaldo nel i 1 8b, Gerardo chiesa d' Ancona di mg.' l^ertizzi, tra le li nel 1204, i" tempo del <juale successe iiotedegli eruditi oan. Fauriecan. l'elreb il 2." rilrovamento de'corpi de'ss. i*elle- li, »i riporta quanto ne disse mg.' Coui- giino,ErcoluuueFluviauu,priuiilivituar;

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tiri ilella chiesa d' Ancona, nella chiesa del ss. Sai valore che d'allora in poi pria- cipiò a chiamarsi di s. Pcllegiino. Il ve- scovo Persevallo fioriva nel laog, acni Gregorio IX confermò il nuraero de' l'i canonici della cattedrale, compresovi il priore, stabilito dal predecessore con au- torità d'Onorio ili. Nel i •243 sedeva Gio- vanni ili Ijooì, canonico e ciltadinoanco- nitano, eletto dal capitolo a cui conferrnò i privilegi e le giurisdizioni concesse dal- l'antecessore, e confermalo da Innocenzo IV, il quale approvò poi le sngge leggi formale dal vescovo per la sua chiesa; in- oltre Giovanni HI eresse una pi;i casa di dame, che poi divennero le canoniches- se Laterpnensi. ^'el 1 285 l'ietro I Capoc- ci, lra^lato a Viterbo e Toscanella. Nel I 286 Pietro II Romanelli, cui successero: nel 1289 Bernardo 11 dal Poggio lucche- se, Iraslalo a Rieti; nel i 296 amministra- tore Pandolfo vescovo di Patti; nel i 2f)f) fr. Nicola I degli Llngari nobde anconita- no e minorità, dottissimo, zelante e pru- dente, che avendo il terremoto rovinato il monastero de'benedellini di Portonuo- vo, colla morte dell'abbate e d'alcuni mo- naci, trasferì i superstiti in città e die lo- ro la chiesa di s. Martino, la quale prese il nome di s. Maria di Portonuovo. Di più questo vescovo ristorò e abbellì l'e- piscopio, allora presso la chiesa di s, An- na, pose la I. ^pietra pel grandioso tempio di s. Maria Maggiore da lui eretto, poi s. Maria delle Scale dall'ampia scalea per la quale vi si ascende, o di s. Francesco co- mechè dato in cura de' francescani con- ventuali. Ne' primi anni del corrente se- colo il convento fu da' francesi ridotto a ospedale militare, e poscia ampliato e di- venuto urbano fu concesso a' benfratelli nel 1818. Essendone priore il p. Benedet- to Vernò romano, poi generale dell' or- tiiue, pel suo zelo, energia e vaste cogni- zioni, ottenne dal municipio gli opportu- ni fondi, per aggiungervi un manicomio, misericordioso stabilimento di cui man- cava la provincia, eoa archilelture del nu-

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bile anconitano reccellenle Antonio Pa- pis, iiiridaiulnne la direzione fisico-mora- le al [)r(d. Benedetto Monti. Se ne legge l'iuqiortante descrizione nell'opuscolo in- litoliilo:/V</oi'0 apizio sollo L' invocazione di s. Giovanni di Dio per la cura fisi- co-mornle de nienkcalli , Loreto rS^o. Lcgg i sta III (arie e regola menti disciplina- ri pel nuovo ospizio per la cura fUico- monde de' mentecatti eretto in Ancona dall'ordine e sotto C invocazione di s. Gio' vanni di Dio. Preceduti da un ragiona- nteiLlo intorno alla dottrina generale del- l' malattie mentali riguardate ne' loro fenomeni, nelle loro cause costitutive e nelle occasionali, non che. rispetto alta, loro prognosi ed al loro trattamento cu- rativo generale; del ih. sig.r prof, d.r Be- nedetto ÌÌJontij Roma 1 840. Del conven- to e della chiesa, siccome già de' minori conventuali, ne sciisse le notizie il p. Ci- valli nella / isila triennale o Memorie statiche della Marca, presso il Coliicci, J litichi Picene, t. 2.5, p. 82 : Custodia Anconitana. Riferisce i capitoli dell'ordi- ne tenuti in Ancona, i religiosi illustri fio- rili nel convento; celebra i fisti d'Anco- na, il suo porto notissimo a lutto il mon- do, liportando il dello: l niis Deus, una Roma , una Turris in Cremona , unu.v Portus in Ancona. manca di riferire i pregi di diversi illustri anconitani. Su di questi si poimo vedere il Colucoi citato, il Gamurrini , il Sansovino, il Zazzera, il i\I;irchesi,e Francesco Ferretti: Pietra di paragone della vera nohillà , discorsa genealogico de' conti Ferretti , Ancona per Francesco Serafini 1 685. Sulla nobilissi- ma famiglia Ferretti , oltre quanto di'isi altrove, si ponno vederci vol.LXVI,p. 211, LXXXI, p. 399. Quanto alla chie- sa di s, Francesco delle Scale, leggo nel n.°39 del Diario di Roma del 1844» che tale sagro edifizio, il quale per vastità e per mole entra innanzi agli altri tutti che si ammirano in Ancona, fu restituito al- l'ordine de'minori conventuali (i qu di giù avevano acquistato una piccola casa prò-

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pinqua al tempio), mercè benigno re- Mouies in Borgogna, trasferendolo da Ce- sellilo di Gregorio XVI de' iG marzo S'^ia. Gli successe nel i33o Francesco; j844j olleniilo a nieiliazione «lei U.mo quindi neh 34^ Nicola II Frangipane ro- p. Eigoni zelantissimo generale dell'ordi- mano, al cui tempo insorse fiera discer- né slesso. Indi a'i 5 aprile il vescovo car- dia fra'nobili e il popolo, con saccheggi, diiial Cadolini, a ciò autorizzalo, fece l'at- violenze e spargimento di sangue. Nel io di legale consegna della chiesa, non i 344 il francese Agostino dal Poggio ca- che di alcuni annessi, al R.mo p. provin- nouico di Canibray, che mai renne alla ciale e al R.mu p. guardiano de'rainori stiasede e la governò pel vicario.Nel i 34*^ conventuali d'Ancona, per mezzo del suo il capitolo elesse a successore SimoneMar- vicario generale. Si aggiunge, che gli aa- cellini vescovo d'Umana, non approvalo conitiini di tale avvenimento andarono da Papa Clemente VI, che invece gli so- lieti.ssinii, siccome desideravano che mo- slilui Ugo priore benedettifio francese, numeulo ammirabile per le arti belle che n)oiì innanzi di recarsi ad Ancona, fosse conservato nelle sue architetture, e Onde nell'istcsso anno venne surrogato specialmente nella facciata principale, la l'anconitano fr. Lanfranco Salvetti mino- quale cogli sfoggiali ornamenti, di cui fu rita e inquisitore generale della Marca, abbellita sulla metà del secolo XV per dotlissinio, prudenlissimo e di santa vi- mastro Giorgio da Sebenico, mostrava il ta, traslalo a Bergamo neh 349; '^"'' "^^ gradodell'ai ti chesi esercitavano in quel- suo breve vescovato fu lagriinevole testi- l'epoca. Si dice ancora, che neh' attiguo monio della furiosa peste che rapì ad An- conventOjOra de'benfrateili, uscirono per- cona circa g decimi degli abitanti, e deb sonaggi per santa vita e per dignità rag- l'orribile e rovinosissiino incendio, che guardevoii, che crebbero lustro all'ordì- durato 3 giorni non si spense inlerameu- ne conventuale e giovarono la società, dei te se non dopo [5. Descrisse si luttuosi e quali, per tacere di 28 inquisitori gene- desolanti infoi lunii, il testimonio di vìsIh rah del s. Ollizio, di io vescovi, e altri Oddo de Blasiu: C/irouica de la edifica' due Ponteilci , solo si volle rammentare Itone et deslriutione del Cassaio Anco- quel gran Sisto V, gloria del Piceno, che nitano. Non vi è il luogo e 1' anno della ivi condusse gli anni dell'età giovanile, e stampa perchè dovea servir d'Appendi- l'eccelso animo venne nutrendo di seve- ce all' erudita e pregevole dissertazione ri studi e di t'orli alfetli per modo , che che sull'origine d'Ancona scrisse lab. lìer- levato poscia al supremo seggio del Va- nardino Noja vicario del cardinal Diifa- ticanosì bene njerilò della Chiesa uni ver- lini. iVeliS-JQ fr. Giovanni IV Tedeschi sale. 1 minori conventuali riaprirono la anconitano e virtuoso agostiniano diven- chiesa di s. Francesco al cullo divino e ne pastore della patria, che se cominciò alla glorificazione del serallco fondatore il suo governo tra la desolazione per le dell'ordine loro. Ma in conseguenza del- accennate spaventevoli sciagure, ebbe poi le luttuose vicende politiche deli 84^"49i diverse consolazioni. Vide liberala la cit- si trovò necessario di nuovamente servir- dal giogo de'Malatesla, e nel i355 vi si della chiesa per ospedale militare, in accolse solennemente e trionfante il gran sussidio del conligiio, ed è tnltora occii- cardinal Albornoz, che alloggiò nell'epi- palo [)er uso de'mililari austriaci. E" da scopio. Neh 373 scoprì il cor[)0 intero di sperarsi, che parlili essi dalla città, la chie- s. l*rimiano vescovo e martire nella chie- sa verrà restituita a' minori conventuali sa di s. Maria in Turiano , che da (|uel- e perciò al divin culto. Neil 326 da Gio- l'epoca assunse il nome suo, e quamlo i vanni XXII residente in Avignone fu e- nnnimi rifdjbricarono la chiesa nel iGoq letto vescovo dAucouu Tommaso 111 da fu collocalo sullo l'aitai e ma_^giore. E ucl

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1877 gioì pel nstabilimenlo della resi- tlcDza pupalein Roma o[)eiala claGiego- 1 io XI, ma si afìlisse quando contro il suc- cessore Urbano VI insorse il glande e fu- nesto Scisma d' occidente, che sostenne in /Ivigiione l'antipapa ClementeVlI.Nel i385 fu vescovo fr. Bartolomeo I Dario o Oleario (1.) francescano e padovano, traslato a F'irenze e cardinale. iNeli38T d. Guglielmo Della Vigna benedettino di Subiaco, neli3q5 io Ferngia celebrò la messa innanzi Bonifacio IX infermo, e nel i4o4 intervenne in Roma all'intronizza- zione d'Innocenzo VII, che lo trasferì a Todi ueli 4o5. In questo gli sostituì il suo confessore e tesoriere, altro benedettino di s. Giorgio di Venezia, d. Carlo degli Atti di Sassoferrato, ma la oìorle gì' in»- pedi di recarsi in Ancona, laonde elesse in sua vece nel 1 4o6 Lorenzo Rivi o Ric- ci fiorentino. Frattanto Io scisma soste- nuto dall'antipapa Benedetto Xlll tene- va divisi e agitati i fedeli, ed i cardinali ribellatisi a Gregorio XII nel famoso óV- nodo di Pisa lo deposero nel \ 409 in uno all'antipapa, e così la Chiesa si trovò viep- più lacerata neil' ubbidienza. Forse Lo- renzo seguì quella d'Alessandro V, poi- ché Gregorio XII neh 4 'o lo rimosse dal- la sede e vi nominò fr. Simone Vigilan- ti patrizio anconitano, generale degli a- gosliniani. Morto Alessandro V e succes- so Giovanni XXIII, pare che questi tra- sferisse Lorenzo aSinigaglia,ma Gregorio XII noi volle, e lo fu più tardi per Alar- lino V. Di più GiovaniùXXIll tenlòd'in- trudere nel 1 4 1 3 nella sede d'Ancona l'al- tro nobile anconitano Pietro Ferretti, e sebbene questi co'maneggi voleva costrin- gere fr. Simone ad abbandonar la sede, questi si adoperò con alti umili per re- starvi, e con tale dignità intervenne nel concilio di Costanza, Pietro intitolando- si semplicemente eletto. Papa Martino V a pacificar la chiesa d'Ancona, pel nar- rato sconvolta e travagliata, nel i4i8 o 1419 trasIatòaSinigaglia fr. Simone, per aver promosso Lorenzo ad Ischia, e Pie-

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tro provvide colla sede d'Ascoli. Tulia-

volta IH' fiuono con>ei;uen2a accanile di-

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scordie fra le famiglie Vigilanti e Ferret- ti,alle (piali presero parte allri nobili an- conitani. Neli4i8 01419 lo s'esso Papa nominò vescovo d' Ancona Astorgio A- gnensi o Arnesi [T .), e lo era slato di Mi- leto, di Ravello e di Melfi, il quale rap- presentando al Papa l'ini veri mento del- la mensa e la condizione d' Umana, nel 1422 ne ottenne l'unione e fu I. "vescovo d'Ancona e Umana, indi cardinale. Ora fa d'uopo riportare iaseriede'vescovi d'U- mana, per quindi compierla co'successivi vescovi d'Ancona e d'Umana. Osserva mg.' Barili che l'Ughelli waW Italia sacra, t.i, dopo avere riportato a p. 324 la se-_ neAiicoiiilani Episcopi, ei\ a p. 743 quel- la d' Hiimanatenses Episcopi in numero di 25, e di Ancona e di Umana gli altri a p. 3 38, fucouìmentato egregiamente eoa aggiunte e correzioni dal Coleli nel t.io della slessa Italia sacra, cioè a p. 11 5, 206 e 269, il quale enumerò 27 vesco- vi. Dice inoltre che dopo il pontificato di Benedeìlo XIV le notizie de'vescovi d'U- mana si acci ebbero da'seguenli.Dagli/^«- tiales Canialdulensium. Dal IMiirtoielli, 3/cniorie historiche cf Osimo. Pompeo Compagnoni, Memorie della chiesa e dei vescovi d'Osmio. Fausto Antonio Maio- i\\,De Ecclesia et Episcopis Anconilanis, Coninientariits, in quo l gJielliana series emenda tiu\ condnuatur , illustratur, Ro- maei759. Leopardi, Serie de'vescovi di Recanali. Co\ucc\, Antichità Picene,\, i o, p. 174 e seg., che con molta diligenza vi congiunse quanti alti e documenti de've- scovi eransi prodotti colla stampa, e fece il novero di 32 pastori d'Umana. 11 ce- lebre Giuseppe Antonio Vogel di Stra- sburgo canonico di R^ecanati, della dioce- si di Basilea , Commentarìus historiciis de Ecclesiìs Recanatensi et Lanretana carumque Episcopis An. 1 800. Prezioso mss. che celebrai in più luoghi, faticoso, accurato e dotto lavoro che comprende olire i5o documenti, non solamente ri-

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guardanti le antichità sagre recanatesi, ma eziandio le nunianali e le niarchiane, non Hieno la storia universale che dalle memorie provinciali trae in gran parte tjua^i tutta la sua vita. Perciò mg/ Bari- h fece voli per la piibhlicaziune dell'eu- coinialo tuss. , notando inesatte alcune schede sui vescovi d'Umana. Di recente il dottissimo e della storia patria bene- merito, defunto anconitano Agostino RI.' J'eruzzi canonico arciprete della metro- jiolitana di Ferrara, giovatosi con assen- nala critica delle schede del Vogel , i di cui vescovi sommano a 32, e delle ope- re di tulli gli altri, ne diede la C/irono- taxis Episcoporiun Himianatum emen- data et aucta, cioè di 32 vescovi che co- mincia da Filippo V nel V secolo, pub- blicala pel Sartoij Cherubini nell'Appen- dice a'iiecreli del sinodo diocesano tenu- to nel I 841 dal vescovo Cadolini nel duo- mo d'Ancona, e da mg." Barili riprodot- ta a p. 27 ei iq. Questo prelato dichia- ra pure, che sebbene tal serie sia manche- vole per lunghe interruzioni e non isce- vra d'incertezze, è la più accurata che si aljbia, per cui se ne deve gratitudine al Peruzzi. Mg/ Barili pertanto alla citata p. 27 riportò aggiunte e rettificazioni, dichiarando che a'ricordati autori si fe- ce assai degno e onorevole socio l'dluslre d. Giuseppe Ca[)[)ellctti, colle notizie ec- clesiasliche umanesi, pubblicale nella sua grande intrapresa storica intorno ìtCliie- se cV Italia. Poiché quante notizie pote- vano ilerivarsi da' cionisli anconitani e quanti documenti si erano dividgali da- gli autori menzionali, lutliegli adunò con ordine e chiarezza; e che niun altro tra- vaglio piìi compiuto si produsse sulla chie- sa d'Umana. Di più urbanamente aggiun- ge, che se gli si potranno appuntare al- cune inesattezze, queste però sono assai lievi e rare [)er uno scrittore che tratta di luogo, ove non fece dimora, ed inten- de a scopo ben più ampio e faticoso. INe fece (juindi cenno, lasciando al suo giu- dizio di decidere se meritino d'essere ri-

U M A formate se alla storia delle Chiese d' L talia vi apponesse (pi;dche aggiunta. In- tanto modestauìenle corresse le proprie inesattezze, delle quali si avvide dopo let- to l'egregio libro tlell'ab. Cappelletti, es- sere 00 i vescovi umanesi di cui non si peidette la memoria, non coinpreudendo Aslorgio che [lel i ."potè unire hi loro chie- sa all'Anconitana. Dirò ancora, che il Pe- ruzzi fu altresì autore delle seguenti ope- re. Dissertazione della prima fondazlo- ne d' Ancona, Osimoi 794- Oe' Siculi ila- liei fondatori d'Ancona, lettere, Ferra- ra 1826. Storia ci' Ancona, Pesaro 1 835. Dissertazione sulla Chiesa anconitana, con note e supplementi di Luigi Pauri e diSebastiano Pelrelli canonici della chie- sa cattedrale di Ancona, per Gusla *oSai - lor] Cherubini, Ancona 1 845. Le sue O- pere complete fnvouo impressein Bologna ne! 184 7 -Di Ancona abbiamo ancora. Giu- liano Sai acìiù, Notizie istoriche della di- ta d' Ancona già termine dell' antico le- gno d'Ilalia,con diversi avvenimenti di l- la 51arca Anconitana, e in detto regno accaduti, Roma 1675. D.' Gaetano can. Jjù\u(\\, Dissertazione de' siculi t dellafon- dazioned'Ancona,\\'i 182/, tipografia Ba- iufli. D. Antonio Leoni, Lettera rignar dante l' anfiteatro d' Ancona, ivi i8i 1 dalla tipografia di Kicolò Balud'i: Anco- na illustrata colle risposte a'siguori Pe- ruzzi, Pighetli ec, e il Compendio delle memorie s loriche d'Ancona capitale del- la .'ì/arca A nconilrtna, ^tìconsilS3■2 dal- la lipografiaBaludì. Marchese Amico Ric- ci, lìJeniorie s loriche delle arti e degli ar- tisti della Maica d' Ancona , Macerala i834- Consliudiones sive Slalutaniagni- ficae civilalis Anconac, ivi.

Ricevè Niuuana o Umana il benefico lume della fede ne'[)rinii lem[)i dellaChie- sa, ma s'iguoi a precisauìenle chi ne fu il predicatore, se piu'e noi fu s. IMarone che in altre città e luoghi circostanti l' avea promulgata, o forse da (juelli già couver- liti le (u [)oi coaiuiucato, ed ebbe per tempo il seggio vescovile immcdiatameu-

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le soggetto itila s. Sede, come lo è tulio- ra il vescovo trAiiconn e trUiDana. Si co- nosce peri ."vescovo di Muin;ma[Joi Unin- na Filippo, che inlervciuie a'siiioili loma- iii ilei 4611 e del 4^7, '»a siccome altro Fili{)po.si vuole presente al concilio di Ro- ma del 487, riconosciutosi vero quesl'ul- limo, così fa d'uopo ritenere un solo Fi- lippo e non due. Il a.** vescovo di Numa- 11 a è Costantino nominalo nel 494 '" ^' i»;i lettera da l'apa s. Gelasio I a'vescovi Wiissimo e Eusebio, per decidere certa (juestione tra luì e il vescovo d'Ancona pei confini di loro diocesi. JMg."^ Barili non è pienamente sicuro di Costantino, ]'ei vocaboli co' quali viene chiamata la sua sede, due essendo Cnniixcanae e Caniti- scnnai', che il Vogelthhe qualche |)roperi- sione di doversi leggere Camerano, corae ^oce meno straniera e meno discordante alla lezione degli antichi codici, poicliè dopo la distruzione di Numana o Umana i vescovi spesso dimoravano in Camera- no dello anche Catuurano. Sebbene ciò riporti con critica erudizione mg.' Cari- li, e parli della residenza falla da'vcscovi talvolta a Recanati, ed anche a Castel Fi- dardo ov'era una casa episcopale, non con- viene per Camerano, sia perchè i vesco- vi umnnesi sempre s'intitolaronod'Uma- Da, sia perchè la decadenza non fu estre- ma, come notò di sopra, sia per crede- re non ancora esistente Camerano; e sic- come Ira' memorali vocaboli vi è quello di Annsranat, che diversi spiegarono per Osimo, anche questa può vantare la [)ro- Labilità d'essergli appartenuta, e vi pio pende per congettura piìi credibile. Del "vescovo Ron)olosi ha memoria nella sen- tenza di Papa Vigilio, j)ronunziata nel 55 1 contro Teodoro di Cesarea, il cui ve- scovato pare inconiinciato in tempo an- teriore. ^'el 553 liovasi il vescovo Quod- vulldeus che sottoscrisse in Costanlino- poli il famoso costituto detto Papa Vi- gilio, e vivea nel 558 quando Umana fu rovinata dal prolungalo terremoto e per la più parte subbissata nel riiare.Grazioso

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vescovo di Numana ne! 095 fu ni concilio romano, che altri dicono nel 5()8: mg.' ii.irili, seguendo Coleli, non ci conviene, e con Ini ri[>ele che venne confuso con Grazioso o Graziano vescovo di Nointn- lo {^J'^),NomentanaevidNumciitinae Ec- clesiae. L'Ughelli con questo Grazioso a- vea comincialo la serie de' vescovi d'U- mana, mentre si esclude da questa sede. Germano fu al concilio di Laterano nel 549, e Adriano in quello pur di Roma del G80. Per le lagrimevoli vicende de' tempi forse la sede il'Umana restò vedo- va del pastore sino a Cosma o Cosimo che sottoscrisse il sinodo romano dell' 826, EpiscopusIIunintìns. Servio in quello pu- re romano deir8ìi3 si firmò Sergitis U- inanrnsis. Giuliano nell'HT)! si trovò nel concilio di Roma. Neil' 887 sedeva Ro- berto, nel 967 fu al concilio di Ravenna Benedetto, nel 99(1 era ve>covo Giovan- ni. IVel I o44 Guido si recò al sinodo di Roma, e quaiulo s. Leone IX convocò 3 adunanze vescovili contro i simoniaci dal 10493! I o5i, ivi fece ritorno almeno al- tra volta. Allora s. Pier Damiani lui co- nobbe ben diverso da quello che per in- giuste e malevoli voci erasi figuralo, e rin- cominciatogli rimbrotto voloutierì cam- biò in elogio e venerazione, n^tW Optisco-' lo XFI diretto a Ghislerio ve>covo d'O- simo, lodandolo come uomodi particola- re umiltà e pazienza, etl erudito nelle s. Scritture e negli studi dell' arti liberali. Del vescovo Guglielmo Irovtisi menzione in una bolla di Papa Vittore li a favore del vescovo di Teramo, in un decreto Papa Nicolò 11 del 1 039, nella soscrizione al diploma emanato nel i 062 da Papa A- lessandro li a favore della cliieoa di Fos- sombioiie, e nel 1069 >ottosciisse il de- creto di tal Papa per la cons;igiazione di Graziano vescovo di Ferrara. iMg.' Bari- li discorre eruditamente d'una congettu- ra degli Annalisti Camaldolesi, che forse può I iguaidare anco Guglielmo. Fino al I I iG non si conoscono altri vescovi, e in quell'anno sedeva Ugo, del cui tempora-

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le dominio nncoia d'Umana il Coliicci e altri riportò un importante documento, di cui già parlai. Si apprende da esso, che 8 delle pili cospicue famiglie d'Osimo a nome del comune si presentarono a U- go ed a'suoi canonici, e donarono a lui e alla sua chiesa un notabile tratto di ter- ra, che gli osimani possedevano nelle vi- cinanze d'Umana j e in ricambio Ugo e ì suoi canonici, alla presenza e di con- senso dell'arciprete, dell'arcidiacono e del primicerio, concessero agli osimani per 99 anni piena licenza di frequentare il porto e il lido d'Umana ed ivi fare qual- siasi traffico, senza alcun peso di gabella o dazio; a condizione però che gli osima- ni si recassero ogni anno processional- menle il giorno della festa di s. M'jria d'Umana a visitarne la cattedrale, ed a pagare al vescovo ed a'canonici il tribu- to di 3 libbre di denari. Si convenne dalle due parti la multa dii5o libbre d'argen- to, contro chi ne alterasse o rompesse le condizioni, alle quali eransi obbligati con giuramento. Nelii42 lo stesso Ugo con- validò co'suoi canonici il concesso, col do- cumento riprodotto eziandio da Colucci, il quale riferì pure quello da cui rileva- si, che nel sinodo tenuto neh ii^5 in Fo- ligno dal cardinal Giulio legato d'Euge- nio Ili, quando ne consagrò la cattedra- le, con altri vescovi vi furono presentati Anconitanus cum uno archidiacono, duo- bus praepositis, tribusahbatìbus; liuina- uensis cum archidiacono, archi presbite- ro^ duobus nbbniibus. Siccome Ugo lene- ■va certamente la cattedra umanese nel I 142 e non vi ha notizia d'altro che l a- vesse prima deli 179, così è probabile la congettura di Colucci , che quegli sia il vescovo indicato nella lettera del cardi- nal legato che narra l'accennato. Ad ogni modo, dice iiig.' Barili, la sede il'Uniana non era vacante in quell'anno. Neh 179 il vescovo Giordano intervenne al conci- lio generale di Lateranolll; indi nel 1 193 Giordano coll'assenso de'suoi canonici, e coudocumcutoiiprodollodaColucci,do-

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a'monaci di Fonte A^'ellann [V.) la chiesa parrocchiale di s. INIaria, co'dirit- ti e adiacenze, situata nel fondo di Lore- to, che allora col territorio di Recannti apparteneva alla diocesi d'Umana. Sul do- cumento, dice Colucci, si volle abusare da alcuni severi critici per appoggiare i loro dubbi sulla prodigiosa traslazione della s. Casa, e contro le prove piìi coa- vincenti osare di mostrare già esistente nel secolo XII la chiesa di s. Maria di Lo- reto, quasiché la donata dal vescovo sia la medesima che racchiude il celeberri- mo santuario della s. Casa. Ne'tanli luo- ghi ove ragionai di esso narrai, che quel fondo sparso di lauri si nom\nh fnndus Laureti, in sita nenioris, nel bosco degli allori, Laurelum, donde prese la denomi- nazione la detta chiesa, ed ora ivi sorge colla città di Loreto il venerando santua- rio omonimo. Questo nome altri lo de- dussero dal fondu ove perlai. 'volta si po- sò la s. Casa di proprietà della recanate- se Laureta o Loreta, donde partì e andò a posarsi sopra una vicina collina , e da questa finalmente di nuovo partì per fer- marsi sull'altra adiacente collina, in cui restò, ne'diiitorni cioè dell'antica parroc- chia di s. Maria in fundo Laureti, che Giordano avea donato al monastero del- r/\vellana, il (jual celebre monastero fu poi dato a'camaldolesi,ed ora trovasi nel- la diocesi di Pergola (J-). U Colucci che ricavò il documento dal t. 8,p. 37, degli /4nnal.CanìaLd.yCou(\\.\t%V\ conclude sul- la miracolosa e portentosa traslazione del- la s. Casa, da un luogo ad un altro. Coiispi- citur enirn aedicula haec adliodìernam deposita super nudani hutnuin , ctfiui- damentis omnibus carens ad instar alle" rius sacrae Laurelanae aedis, in qua postrema cum restaurandum essel pavi- mentuni corani Episcopis a s. Sede de- putatisi observalum fuit ipsam solo in- haerere sine alio supposilo fundanicnto, qiiod wrani Iranslationem, simplicenique dt'positioncm indtcat. Anche mg.' barili rileva, che la chiesa donala da Giordano

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ngli Avellaiiili fu argomento di erudita qiieslione fra il conte IMonnldo Leop;ir- di e il preposto Antonio Riccardi, e die io deplorai a Loreto. Chi vorrà leggere le Discussioni Laurei ane ò\ quello stam- pate a Lugano nel i84 ' > e la Critica po- lemica di questo negli ninnali delle scien- ze, religiose^ 1. 1 2, p. 34^i avrà ben don- de persuadersi clie dalla chiesa medesima nel fondo Laureti non consegue alcun {irgomento a sminuire la robustezza del- la pia, universale e dolcissima credenza, che dalla Palestina fu trasmutala la s. Casa di Nostra Donna. Di più il vesce- voGiordano nel iiq5fu depulato dal'apa Celestino Illadennue una difTereiiza, tra A Itone vescovo diCamerino e Rlartino ab- itale de'monaci camaldolesi di s. Elena di Jesi, non lungi da Serra s. Quirico, con do- cumento presso il Colucci. Questi aggiun- ge, che gli Annalisti camaldolesi ci conser- vano la memoria che descrive la solenne consagiazione della chiesa di s. Croce di Fonte Avellana, coU'intervento di Gior- dano e di altri 12 vescovi, seguita a'3 i a- gostoi 197, alla presenza clamino Genti- li venerabili s. Ronianae Ecclesiae lega- to. Neil 199 il canonico della cattedrale Sanguino o Sanguigno fu dichiaralo ve- scovo d' Umana, che sottoscrisse electus un accordo sulla controversia insorta tra lui e r abbate camaldolese di Val di Ca- stro, per la giurisdizione della chiesa di s. Gio. Battista sul monte BuccOjOggi bor- go di S.Giovanni presso Camerano, e non Colmurano come scrisse Colucci. La de- cisione dell' arcidiacono e dell' arciprete d'Ancona,depulali dal caidinal Giovanni Colonna legalo, fu in favore della chiesa d'Umana; ma al vescovo si assotligliaro- no i guadagni, onde gii si raccomandò la mansueludine ne' modi. Il che fu qua- si preludio del severo riui provero fitto- gli nel 1233 da Gregorio IX, di disuma- no e simoniaco mercato. Wa pare esage- rata l'accusa fatta conUo di lui al Papa, perchè nell'istesso anno gli commise tu- telar le ragioni del monastero di Val Fu- YOL. 1 xxxui.

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cina , con che mostrò avt^rio reintegralo di sua stima. Questa si conciliò pure nel- la diocesi di Camerino, coU'adempieie tale ullicio. Infatti nel 1 33'j> desiderò l'ab- bate Rinaldo, che pur 1' adempisse con alcuni da Recanatì pel monastero di s. Lorenzo in Doliolo. Già in nome di Pa- pa Onorio III avea Sanguino ammoni- to e poi scomunicalo nel 1222 i cittadini di Macerala per aver distrutto il Poggio o Castello di Casale; e nel I 228 avea con- cesso al nolaioTommasodaRecanalid'in- stituire nella sua patria un monastero di francescane in fundo Petretì, e fu il mo- nastero suburbano di s, Nicola verso la porta INIariiKi. Ne riporta il documento ing."^ Carili. Col docimiento da lui pidj- blicalo s'impara, chea' io aprile 1 2 3? già era nella sede umanese Giacomo, e cou- liene qualche notizia della chiesa anco- nitana , e pose le fondamenta nel fondo di s. Elia d'un monastero presso Reca- nati. In quest'articolo e ad Osimo nar- rai i due rimarcabili avvenimenti succe- duti nel vescovato di Giacomo, pe'quali la diocesi d'Umana soggiacque a notabi- li cambiamenti territoriali, sia colla se- parazione di Recanati elevala a città con sede vescovile, in premio d'essersi unita a'guelfi per difendere Gregorio IX con- tro le persecuzioni di Federico II gran fautore de'ghibellini ; sia coli' unione di Osimo a Recanali, e porzione della dio- cesi ad Umana, che ne fece il Papa, pei' compenso di tal diminuzione di teiiito- rio, in castigo degli osimani che seguiva- no le parli dell'imperatore e del suo na- turale Enzio occupatori di molti luoghi della Marca, dopo avere trasferito la cat- tedra in Recanati della soppressa diocesi d' Osimo. Queste disposizioni , Gregorio IX in parte potè elfetluarle, poiché col- la bolla Rectae considcrationis , de 22 maggio 1 24oj ^»//. Roni.t. 3, p. 292, ri- portata anche dal Calcagni nejle Memo- rie di Recanati j (^i.\t%hì eresse in città, la chiesa in cattedrale e sede vescovile, di- suìembraudola dalla diocesi umanele.

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Diihilaiido Gregorio IX se la ciflà d'Osi- nio ern pìopoizionato com|)enso a Dina- »ia [»«-l lollo leiiiloiio, ne cniniiiise Tesa- 11)6 a Persevallo vescovo crAiicona, ed a- ali abbati di s. Giovaimi di Pennorchia- ra e di s. Maria di Porto Novo, qua loia credessero oppoi Inno di proporre l'asse- gnazione ad Un);.ma anche di (jiinli he al- tra parie di diocesi già slata d' Ostino : intanto il Papa coticesse al vescovo d'U- mana di continuare a percepire le rendi- le del territorio di Recanali. Dipoi Inno cenzo 1 V ,fpi;intoa(i Osinio,efiellnn il ri- soluto dal predece>*sore, colla bolla Cuin olit/ì ^poslolìcne Scflix , de' i3 ollobre 1247» Jjt'ii- cil., p. 3 I 4, privando 0«ii- mo nuovamente della dignità vescovile e assoggettandola ad Umana, secondo le di- sposizioni di Gregorio IX. I corrispon- denti docnnìenti pubblicò ancora mg.' Barili. Tutlavolla Papa Alessandro IV inviò nel 17.56 per aniuìinistraloie fr. Giovanni Colonna arcivescovo di Messi- na, cui successe nelT amministrazione s. Cenvennlo arcidiacono anconitano , per la cui mirabile pietà e indole angelica at- tutale le discordie, serenati tulli gli ani- mi, li preparò alla ricupera della perdu- ta sede. Così procederono le cose ne' ve- scovati di Giovanni 11 delisSa, e di fr. Avnolfo domenicano del i iS/^,'ws\guepev pietà e dottrina. A suo tempo lornaln O- simo all'ubbidienza ponti (jcia, l\'ipn Ur- bano IV restituì ad essa la cattedra ve- scovile, colla bolla Becli slatt-ra juflicii, «le'iS marzo 1264, Bull, cit., p. 4 '4 5 *^ per le istanze di Fr. Arnolfo reintegiò la sua chiesa delle giurisdizioni spirituali e rendite di Recanati, il cui vescovnio re- stò soppresso per allora. Il vescovo nel I2()7 Irovossi in Bologna alla 2/ trasla- zione del corpo di s. Don)enico fondato- re del suo ordine, e nel i 278 concesse ai suoi coireligiosi di aprire ì\ì\ convento in Recanatl, secondo il Calcagni, mentre il Leopardi asserisce the ciò avea 1:1 Ito nel 1272, onde sarà siala conferma come e- sprimesi il Peiuzzi.Fareche.sin slato pure

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legalo oposfolico nel 1 277. Morì nel i'27f) in Vilei ho e \\\ sepolto in s, Maria de Gra - di del suo ordine. Restò vacante la sede sino al 1280, in cui Nicolò 11! la provvi- de con Bernardo canonico di Dagnorea, trasferito a Castro dello slesso slato pa- pale prima deli28q. In rpiestogli succes- se ili. "gennaio fr. Geraldino o Glierar- dino minorità, al cui lempo Nicolò IV re- sliluì a Recanati il titolo di città e la se- de vescovile, disgiungendola da Umana, alla quale in compenso concesse 6000 fio- rini d' oro da pagarsi dal comune reca- natese, e neli2q6 il rettore delia Marca Durando curò che gli fossero pagati da Recanati i residuali 4oo fiorini. La con- sagrazionedi Geraldino seguì drvj)o la di- sgiunzione di Recannti. cioè a'2f) dicem- bre 1289 per mano di Nicolò IV suo cor- religifiso che l'avea nominalo con lelle- ra ov'è detto: Archidiaconu/; el Cnpilu- lit<ì EcclesiaeHiunnnnt. adelectioneni et posfiilaiioneni (tlìquani ile fiiUtro pnsfo- re in eadtm Humaiiat. Ecclesia fncien- (Jarn procedere non cnrarunt... Te Jhi- mauat.KcclesiaeKpi'^copnm praeficinius ad pasloreni el deinde consecrnlionis niu- ims lilìi noslris nianihiis soleniniterinipeti' dinins. Nel 1 3o6 con altri vescovi conces- se indulgenza all'altare della B. Vergine eretto nella calledrale d'Ancona dal suo vescovo Ungheri, e continuava a vivere nel i3i7, come si ha dal documenlo di conti alto e vendila fra Abram uccio e Ge- raldino,pubblicato da mg. 'Barili. Senibra che morisse nel i 322, ed in questo o nel i323 gli successe fr. Pietro I francesca- no, che noi avanzato negli anni, colle do- vute facoltà s'allontanòtrUmana, lascian- dovi chi dovea farne le veci, e si ritirò nel di lui nativo convento d'Ancona, do- ve co' suoi frati condusse il resto di sua vila, ch'ebbe fine nel 1 335, come si leg- ge neir iscrizione sepolcrale dalla chiesa di s. I\]aiia IVbiggiore trasfeiila nell'atrio dell'ospedale. Il suo sigillo esprime la D. Vergine assisa che sostiene il divin Figlio, ed inferioriDenle è figiunio genutlcsso in

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allo di pregare, colle parole intorno: i9(- i^illiini Ep. Hunianae. Lo prova mg.' Ba- rili e lo diceriitiico sigillo die conosca de' vescovi d'Oinoiin. Il disegno del sigillo lo fornì a rag.' ÌjotìIì il eli. marchese Filippo LafFaelli da Cingoli eruditissimo, che il prelato giustaineiite loda rpial giovane di molti studi e di f luste speranze, poiché e- gregiamente sa giovarsi e fa copia ad al- tri con animo cortese delle Marchiane me- morie adunale per ogni parte dall'illu- stre suo avo Francesco Maria. Perla ri- cordata iscrizione non essendo certo che fV. Pietro I morì neh 338, secondo i re- gistri Vaticani, per asserzione d'Ughelli, solo in tale anno si conosce il successore Jjonincontro Tornei canonico d'Ancona, il quale penetrato dalle rovine in cui gia- ceva Umana e la sua cattedrale diruta, otleiHie da Papa rJenedello XII lettere a- posloliclie colle cpiali elargì il preniiodel- l'mdulgenze a chi avesse contribuito al- la cominciata riedificazione, ignorandosi se l'impresa ebbe esito felice. Nel i 3^3 fu vescovo Simeone o Simone Marcellini ca nonico e cittadino d'Ancona, che il patrio capitolo inutilmente bramò a suo pasto- re, come notai superiormente : riconob- be nel comune di Sirolo il privilegio di no- minare il parroco con l'approvazione del vescovo. Gli successero neh 363 il teolo- go riminese fr. Silvestro de'servi di Ma- ria; neli37Ji fr. Pietro II della Scala an- conitano; nel dicembre I 383Giovanni III che poco visse; nel gennaio 1 385 fr. An- tonio I Trassati romano. Lo scisma che lacerava laChiesa universale, dall'antipa- pa Clemente VII fu introdotto pure in quella d'Utiiana, poiché nella sua catte dra v'intruse nel i 386 Vincenzo e succes- sivamente gli altri pseudo-vescovi Pietro e poco dopo nel i 392 Domenico. Da e>si come fu travaglialo fr. Antonio I, lo fu pure Antonio II canonico di Fabriano che gli successe nel 1 3q3, e continuò ad esse- re per qualche tempo collettore genera- le della s. Sede nel Piceno. Piimosso nel i4oo dalla sede da Bonifacio IX, questi

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gli sostituì Ugo II, a ctii nuovamente sur rogò ncli/^o?. Antonio II, che forse avea occupato in qualche legazione e forse tra- sferendo altrove Ugo II. Neh4i3 preten- deva Giovanni XXIII, eletto contro il le giltimo Papa Gregorio XII, di cacciarlo dalla sede unianale, tua Antonio II vi re- stò difeso energicamenle dal senato d'An- cona,morendo poi nel I 4'2'3t-GredeCoIucci che i 3 falsi pastoii abbiano contribuito al deterioramento della chieda d'Umana, e che per la sua povertà e stato di decaden- za non potesse lungamente sussistere, per cui dovea essere soccorsa e ristaurata, o unita ad altra; ma dal Papa Martino V fu stimalo più sano consiglio di unire e congiungere perpetuamente la sede ve- scovile con quella contermine d'Ancona, e l'eseguì colla bolla /tr stijìcnun' ma- jcstatix^ de' i 9 ottobre 1 4*22, presso mg.' Barili, p. XX. Questi riferisce chela dio- cesi d'Umana dalla sommitìi del Conerò discendeva a'minori colli di Massignano. Di procedeva a Cameraoo, poi volge- va a Castel Fidardo, e veniva a decana- ti,quando questo ne fece parle,terininan- dosi col teiritoi'io di questa al mare pres- so la foce di Potenza. Lo Speciali, rispet- tabile storico, vi unì anche Oiragna,quan- tunque lontana, tna lealmente spetta al- la diocesi d'Osimo. Negli ultimi tempi la diocesi d'Umana si compose,oltre la città, di Castel Fida rdo,Camerano,SiroloeMas- signano; e le rendite erano così diminui- te che non oltrepassavano 200 fiorini d'o- ro. Anche sminuite notabilmente erano quelle della sede d'Ancona, riferendo Be- nedetto XIV nella Lettera, che perciò il vescovo Astorgio espose a Marti rm V, che non avendo la mensa d' Ancona che l'entrata di 4oo fiorini d'oro, colla qua- le era impossibile il mantenere la sua dignità colla dovuta decenza, e che non eccedendo 1' entrata della chiesa d' U- uiana, di cui allora eri vescovo Anto- nio, la somma di 200 floi ini d'oro, saieb- be stato bene l'unire insieme le due chie- se d'Ancona e d'Umana, nane prò tane,

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cioèdifferenclorefiellotlcirunioneal tem- po ìli cui il vescovo Anlonio o fosse mor- to o trasferito al governo d'altra chiesa. Martino V eseguì runione colla precetti- va condizione, che Asiorgio e i successo- ri dovessero unire al titolo di vescovo di Ancona l'altro di vescovo d'Umana. Anto- nio III morì nello slesso i4'J 2, così la chie- sa d' Ancona fu illustrata con l'unione d'altra diocesi, con incremento di gloria ecclesiastica, avendola dichiarata il Com- pagnoni la primogenita del Piceno che venne alla fede evangelica. Nella civile la nobilissima Ancona [F.) era già la più antica metropoli del Piceno, mentre un tempo se lo fu Ravcìina {F.), forse lo era come regionaria. Celebrata opulentissima e potentissima anche per la sua fortez- za rinomala e anticamente denominata Piocca Papale. Situata in amenissima e ottima situazione pel commercio,ha il mi- gliore Porto Pontifìcio [F.) sull'Adria- tico. In tale articolo e in quello del Teve- re parlai dell'unione o comunicazione dei duemari AdriaticoeMediterraneoa mez- zo d'una iS'^/v/r/<7ytwrt/(7, nella linea d'An- cona aLi vorno porto della Toscana jmGU- tre della linea telegrafica di congiunzio- ne ad Ancona riparlai nel voi. LXXIV, p. I 63;edel tribunale d'appello per leco- se commerciali di cui la reinlegiòFioV'IlI di Cingoli, ne feci parola nel voi. LXXX, p. 1 49- Quanto al novero dc'consoli este- ri che vi risiedono, lo riportai nel voi. XVII, p. 5o. Della ferrovia decretata da Roma a Bologna per Ancona, riparlerò a Università artistiche, col riferire al- tri cenni sul memorabile tagliodeiristmo di Suez, che produrrà anche al porlo di Ancona immensi vantaggi commerciali, pel quale nel i8d6 fu compito il bello e magnifico arsenale (conie lo chiama il Giornale di Roma del iBSy a p. 3i8), ordinalo da Gregorio XVI, come poi ri- ferirò, e (love sono in costruzione i due piìigrandi navigli di commercio costrui- ti in Italia, uno di i 5oo Umnellale, l'al- tro di 1000, vapore ad elice (per cui si

UM A. dice, che sebbene l'arsenale secondo il primitivo progetto, di servire cioè alla costruzione di legni comuni mercantili, era quasi compito, anzi eiansi puie falli due squeri; tuttavia per la costruzione in- trapresa da alcune società anconitane de* due nominati grandissimi legni, essen- dosi quindi proposto di fabbricarne al- tri anco più grandi, si ritiene che perciò l'arsetiale avrà bisogno di maggior esten- sione,e per varare i delti legni in costruzio- ne si dovranno ingrandire gli squeri fat- ti).lmperocchè,osserva il medesimo Gior- nale, il maggior naviglio mercantile del- la marina napoletana non conta più di geo tonnellate. Così Ancona diviene il porlo della città capitale.

Asiorgio Jgnensi napoletano fu il primo vescovo che assunse il titolo del- le due chiese d'Ancona e d' Umana, in- titolandosi come si ha da diversi tuouu- menti: Astorgius Dei et Jpostolicae Se- di s grati a. Episcopus Anconilanns ci U' manae. Insieme eoo s. Giacomo deliaJVIar- ca fu fallo inquisitore contro gli eretici Fraticelli, indi commissario della Chie- sa romana e tesoriere generale, e come tale nel 14^7 forzò que'di Monticelli a pa- gaie i tributi e le gabelle ;dla s. Sede. Qua- le Z'c'.9ori'V/rg'f/a"r<7/r noi riportai in quel- l'articolo seguendo il Vitali, e leggendolo neW&SeriesRectorvjn AncnrtitanaeMar- chiae del Leopardi, soltanto Thesaura- riiis\ìe\ i^i^ene.\ 1 4^6-3 1 Giihernalor. Quel 7 hesaurai'iiis generalis che si leg- ge nella Lettera Benedetto XIT, pa- re riferibile alla Dlarchiae, di cui in es- sa si legge anche Locam-lenen.<! prò SS. D. Nostro. Eugenio IV nel i43G lo tra- sferì a Benevento, e Nicolò V lo creò car- dinale: morto in Roma fu sepolto nella Chiesa s. Maria .•-opra 3Iìiiena, in elegante mausoleo poi Irasferilonel chio- stro, come rilevai in tale articolo. G li suc- cesse traslalo da Segna, e non da Segni dello stato pontificio, Giovanni V de iJo- niinis d' Albe dotto e virtuoso. Visse poco, onde nel 14^7 d;i Forlì vi fu tra-

U M A sferito Giovanni VI Caffarelli nobilero- luanu, pei- le sue egregie quuiilà fu im- j>iegato in gravissimi alFari della s. Sede, morendo in Roma nel i^Go. In (|uesto gli fu soslituito Agapito Rustici Cenci no- bile romano, già cunonico Vaticano e u- dilore di Rota, profondo giureconsulto e chiaro letterato. Al suo tempo fu ricevu- ta solennetaeute in Ancona la tesla del- l'apostolo s. Andrea, poi trasferita in Ro- ma e da Pio II collocata nella basilica Va- ticana, nel modo che narrai nel voi. LV, p. 262. Il Papa di lui amicissimo, co(ne si legge in Marini negli Archiatri, t. 2, p. iSy, enconùò il vescovo ue'suoi Co/ii- mcntdri, atico quci\e elegante poeta, e per- ciò gl'ingiunse di comporre l'inno di tale traslazione. Avendolo trasferito neh 463 a Camerino, nominò Pio II in sua vece il b. Antonio deconli Fatatid'Ancona, del- la cui cattedrale era slato canonico e ar- ciprete; da Nicolò V fatto vicario della ba- silica Vaticana nello spirituale e tempo- rale, canonico di essa colla ritenzione del vicarialo, chierico di camera e tesoriere della Marca, e di essa ripetutamente luo- gotenenle o governatore, e nel i45o ve- scovo di Teramo, dalia cui sede in questa fu trasferito. Il Papa Pio 11 inoltre io as- segnò per vicario e vescovo suffraganeo del proprio nipote cardinal Todeschini Piccolomini, poi iP/o ///, iìell'arci vesco- vato di Siena, ove esercitò le funzioni e- piscopali, non essendo il cardinale neppur Sacerdote; e lo dichiarò collettore e com- missario per le decime di tutta Italia. E- lesse in collegiata la chiesa parrocchiale di s. Maria del Caimelo, oggi s. Maria in Piazza, istituendovi il preposto con 6 ca- nonici, aumentati a 12 dalla pietà della contessa Camilla Ferretti. Di santa vita, modello de'pastori , santificò e beneficò il suo clero e il suo popolo. A'9 gennaio i4<>4 riposò nel Signore, che glorificò il suo servo con copia di miracoli, ecol far- lo trovare 4^ anni dopo incorrotto e col- le vesti illese, e si venera nella confessio- ne di s. Cuiaco nel proprio e nobile al-

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tare. La congregazione de's. Riti con de- creto de'29 agosto 179'), confermato da altro de'2 settembre, con autorità di Pio VI ne riconobbe il culto immemorabile col titolo di beato, col quale veniva chia- mato, massime dopoché nel i52g a sua inteicessione cessò la peslij nella città; e concesse al capitolo Vaticano ed alle dio- cesi d'Ancona e Siena la facoltà di farne r uffizio e messa col rito doppio minore a'2 settembre. Nello stesso annoi 4^4 ^'e- gnamente gli successe il nobile anconita- no Benincasa de'Benincasi già canonico Vaticano, nel cui vescovato agli esisten- ti carmelitani fu concessa la chiesa di s. Maria in cunctis, che rif ibbricarono e vi aggiunsero il convento, e per aver gli an- ziani contribuito al compimento del tet- to, essi imposero a'frati doverli ogni an- no invitare alla messa cantata e donarli di 5 paia di piccioni. Nel 1492 approdò in Ancona l'ambasciatore di Bajazet II sultano di Turchia, co'sagri donativi per Innocenzo Vili, della sagra Lancia (/^.) che trafisse il costato del Redentore, del- la s. Sponga [P.) e della s. Canna [f^.) santificate nella sua Passione, e tuttofa portato in solenne processione per la cit- tà con indulgenza plenaria a chi v'inter- venne. Riferiscono gli scrittori anconita- ni, che l'ambasciatore Chamisbuerch o Mustafà (alloggiato prima nel palazzo del conte Liverotio Ferretti e poi nella casa d'Antongiacomo Marcellini come più a- riosa), grato alle cortesie ricevute dagli anconitani , lasciò loro la punta della s. Lancia che si venera tra le preziose ss. Reliquie di cui è doviziosa la cattedrale. Ma in tale articolo notai che anco Pari- gi vanta di possedere la cuspide del sa- gro ferro. 1! p. Civalli parlando de'corpl santi che si venerano nella cattedrale di Ancona, dice pure dell'Evaogelario di s. Marcellino, d'uns. Chiodo e d'una s. Spi- na di Gesìi Cristo, della testa dis. Giaco- mo Minore, del meraviglioso piede destro di s. Anna, dello stupendo braccio di s. Antonio abbate in atto di benedire, e del"

54 U M A U M A la Tunica iucoasiUilcdi y. S. sulla qua- card, patria benefìcio /éncoiiitanits Prae-^ ledisputaruiio i pielali della Marca in oc- sid.-' Nainque is egregiae iudolisy et elc- casioneileir.li rivo in A ncoiia della s. Lati- ganlis liUeralnrae juvenis fatornin prl- eia. Dice the questa fu incontrata da lui- tmim acerbilatein Unte experlus est, citni li i vescovi delia provincia, con una mei- repentino de coelo taclus fulmine vesti' litudiuegiaiidissiijìa di religiosi, e con so- mentis ab co incensis, ila territiis est, tit lenne pompa e allegrezza di spirilo fu por- paruni abfuerit.quin exliiiguerelur;pau- tata per la città e deposta in s. Ciriaco, lo post pestilcnlia dia correplus , quae finché non venne recala in Roma. La di- cuni Adriano I I advecta Romam in\'a- sputa ebbe per argoiuento:QuaI reliquia .y;7 (vi entrò a'?.q agosto 1 5^3), »//<7'»sw/o- omeujuriadel Salvatore fosse più prezio- di in contagiane fieri solet, a clienlibus sa e degna di maggior onore, o la Laii- omnibus derelictns, unius Benedi e li fen- da o la Tonaca. Nel 1842 fu pubblica- tris germani . qid mine sacerdos Card. lo in Ancona : Catalogo delle ss. Reli- e5/(poi nel i53i legato della IMarca e rie- (juieche si conservano nel santuario di dificalore della fortezza d'Ancona, o nie- s. Ciriaco, ( atlcdralc d\4ncona,ec.^c\ glio costruì un grande e solido bastione 1 5o2 divenne vescovo l'altro anconitano sulla chiesa di s. Spirito, demolita perciò Giovanni VII Sacco de'conti Cortesi si- e spianata; epoca turbolenta pe' civici gnori di Sirolo ove nacque (dice mg. "^Ba- trambusti originali dalla ricordata prì va- rili che i distretti anticamente si dissero zione de'privilegi alla città), ope et offi- C«/"/t',<r, ed in Sirolo dominarono i conti ciò suslenlatus^qnipietatem erga fralreni, rurali che pi t- sero il nome di Cortesi), ar- nnillis ab hi ne stculis raiissiniani profes- i;ivescovo di Kagusi, chiesa che ritenne, sus, duni ejus niorbum suis ipsemelnta- Cede a'canonici regolari Lateranensi l'ab- nibus curai, cibum minislrat , idceribus bazia di s. Giovanni in Pennocchiara, di medetur, eadem ipse quoque inox peste cui era abbate comnieudatario, j)er aver- contactnsnunqiianiahsterreri poiuìt.quin la abbandonala i n)onaci. IMorì in Roma opera/n illi assiduani na^'arel, Francisco nel i5o5 e fu sepolto in s. Onofrio con precibus idenlideni deposcente, ut absli- iscrizione riportata dall'Ughelli, in cui è neret, vilaeque ille suae parceret,quan- celebralo per virtù e dottrina, come per do ipse oinneni salutis spem ab/ecissel; gì' incarichi sostenuti sotto Innocenzo sacvienteauteinniorbo paucorum dieruni V III, Alessandro VI e Giulio li, di data- intervallo peremptus^mngna^quac de pro- rio, nunzio in Francia, governatore di Bo- fectu ejus excitata erat, spes eum cum 0- logna e R^omagiia. bi detto anno gli sue- inniam nioerore ftfellil.Viive che France- ces.se il celebre fiorentino Pietro HI Ac- scoli non sia stalo vescovo d'Ancona fino colti ('/^'.J Oliando d'Arezzo, d'una fami- alla morie, [)oichè gli si dall'ab. Cap- glia rinomala per illustri letterati, dotto pelletti a successore, secondola SloriaAeX uditore di Rota, che nel 1 5i 1 elevalo al- Ridolfì, fi. Rufino Lupaio francescano di la porpora fu comunemente chiamato il Padova e morto neh 522. Il Peruzzi poi cardinal d' Ancona. Nel 1 5i4 a'Gaprde, propende a credere che Pietro III Accol- secondo gli atti concistoriali, per sua ras- li cessò d'essere vescovo d' Ancona nel segna gli successe il nipote Francesco li i5o6, perchè in tale anno registrò il ce- Accolti fìurenlino, morto in Pvoma di pe- lebie maestro di ceremonie nel suo Dia- ste neh 52 3. Scrisse di lui il contcìnpora- rio : ISerius de Accollis, auditor Rotae, neo Pierio Valeriano, De liUcratoruni cpiscopus Anconilanus PP. A me pare, infelicitale. An non, inqnani, inter cala- che forse il Neri sarà slato un tempo ve- niilosae sorli\ hoinincs adnvvicrandus scovo d'Ancona [)er temporanea ccssio- eùam est Fianciscus AccolUus , Petti ne di Pielro III, forse suo parente, che

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secondo la disciplina del Regresso (^.), a tal condizione gli cede la sede, poi la ri- pjese e rassegnò definiti vamenleal nipote Fiiincesco 11. Intanto fòpnr le seguenti os- sei vazioni. Nel Bernino, Il Iribunalf del- la s. Rotti, non trovo menzione del iMeri Accolti uditurdi Rota, e quello che più i'imaical)ile , neppme nel catalogo degli f-V/(Vo/v<^///?o/rt coni pi lato dalCan tei mag- gi e dal Bianco, e di recente riprodotto ila G. Bondini già segreto di Rola. Pie- tro III fu fatto vescovo d'Ancona a'5 a- prilei5o5 da Giulio il, il rpialea* io inar- zoiSii lo creò cardinale, onde voigar- nienle fu deilo il cardinal d' Ancona. Va notissimo che i cardinali talvolta venne- ro chiamali o presero la denominazione, invece del cognonie,(lal vescovato che go- vernavano mentre furono aggregati al se- nato apostolico. Quindi scegli nel 1 5o6 a- vea rinunzia toc poiera passalo ad altre se- di, com'è verosimile che retroallivamen- le si nonìinaàse col nome del vescovato temilo pochi mesi e indi rassegnato? Che se si ammette che la rassegna seguì nel l5i4ein fiivoredel nipote Francesco il, uou vi è questione sulla regolarità della nomenclatura antonomaslica ó\ cardinal d' Ancona. Il critico Cardella , Memorie storiche de'Cardinali, dice di Pietro Ac- colti. Nel i5o5 fu consagrato vescovo di Ancona, e nel i 5 1 i crealo cardinale. Do- po q anni rinunziò il vescovato d Anco- na al nipote Francesco, e 1' Ughelli rife- risce altrettanto. Da Giulio 11 ebbe Pie- tro pure l'amministrazione di Cadice; {\a Leone X nel i5i 5 quella d'Arra^, che ri- nunziò dopo 8 anni, nel iSiy fpielk) di M.iillezais, e tla Clemente VII nel i 524 l'arcivescovato di Ravenna, che dopo due mesi rassegnò al nipote Benedetto Accol- ti, poi cardinale, e invece assunse il go- verno della chiesa di Cremona già tenu- to da Benedetto, ed a cui lo rassegnò nel I 529. Avverte però cuH'Aiundesi, che di Ravenna l'ielru ritenne l'amministrazio- ne fino alla morte; e che inoltre Pietro forse fu vescovo di Creuiona pri:na d'es-

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sere arcivescovo di Ravenna, chiesa che probabilmente rinunziò a! nipote mentre era suo condiutore nella sede ravennate. Rlg.' IJarili a p. 84 riferisce che 1' enco- mialo Peruzzi Ira Pietro 111 e Francesco II inlrameise un altro Accolti Nereo di nome, dali Toj ali:ji4, ma ignorarsi le opere dell'ulllcio pastorale, così ili Fran- cesco li. Sapersi però che Pietro Ili nel I 51 1 promosse un chierico a beneficia- to della diocesi d'Ancona, che nel i )i5 eragli succeduto Francesco II ; ma una concessione fatta dallo zio il r.° ottobre i5i8 prova che anco allora continuava nell'autorità episcopale, che Leone X nel- rap[)rovarla ne fa comuni autori il card. Pietro e Francesco eletto Anconitano, per cui non avea ricevuta ancora la consa- grazione e pare che il nipote fosse (|uasi coadiutore dello zio. E che il cardinal Pie- tro proseguì in tal maniera finoali')23, anno della morte di Francesco, si dedu- cedalla scheda delcardinal Garam|)i trut- ta dagli archivi pontificii : i 523 Baldui- ncttus de Bidduinellis fitepiscopus An- conae per cessioneni Cardinatis Anconi- tani. Perciò riflette mg."^ Barili, non pote- va cedere la giurisdizione, se già qualche anno innanzi l'avesse lasciala ad altri. Nel I 5x3 dunque divenne vescovo d'Ancona Baldui netto de Baldui netti o Baldo Vinet- ti nobile fiorentino e nato da una sorella (li Pietro I II, sagace e lettera lo, lodalo pa- store.zelanlissimodel di vin culto, nel i526 istituì la dignità di preposto, nel 1 527 ri- siabih il primicerio, e aumentò il e tpito- lo di due canonioi onorari neh 53 5. Ab- bellì la cattedrale, e nel i 53(3 fece fare al- cuni banconi di noce, intarsiati vagamen- te a fiorami pel coro de'canonici, ponen- dovi l'iscrizione: floc opus fecit fieri Bai- donivellus deBaldonivettis EpiscopuiAii- conacel Umanae,dictaegue UnianieCo- nies siiis suniptibus MDXXXf^l. Dissi già con mg."^ Barili, che nel 1 533 Baldo- ui vello cominciò a dirsi Conte d'Umana, e ({ui con esso ne aggiungerò le relative nozioni. Apparteneva al vescovato d'An-

56 U M A U !M A cona la gimisdirioim politica e(l economi- Ancona, cos'i in Umana aclemplsfiero la ca nei' un semestre di ciascnnonnoinGal- ceiemonia del possesso. Tale costumanza ligiiaiio, e ivi gli appartenevano pure al- erasi intrapresa ne'prirni tempi «lei con- tuni campi. Quindi Ealdoiiivelto Epi- giungimento delle duechiese; rpiando poi scopus Anconne et Ilinnanae, neh 532 i vescovi tennero per pochi anni in Uma- pr()jio!-eal cardinal Benedetto Accolli le- na gli onori e i privilegi, de'qunli il co- gato (Iella Marca, di permutale l'una e gli ninne d'Ancona era stalo spogliato, il pos- altii co'diritti e i redditi, ed i tenimenli sesso riguardi) specialmente la contea. Di «li'eran venuti alla camera ap()Stolica,dac- nuovo si condusse all'indole appieno ce- cile s'invalidarono tulle le francliigie e le clesiaslica, e ve ne sono esempi del 1616 Idieità anconitane; e se fosse d'uopo per edel 1622 di possessi presi egualmente nel l)en eguagliale le ragioni, egli vi apporrei)- duomo di s. Ciriaco d'Ancona e nella par- bedi vaiit;)ggio63o fiorini, che avea con- rocchia di s. Giovanni d'Umana. Nel voi. trihuito ni ]\Tonte de'Merili. llcaidinale XXXII, p. 1 5o, parlando degl'Ilalo-Gre- dcpulò l'abbatedi s. Giovanni in Peiinoc- ci, dissi con altre notizie, che in Ancona chiara e il priore di s. Marco a giudicar la chiesa latina di s. Anna fu data alia co- delia proposta, ed essi neh 533 sentenzia- Ionia greca da Clemente VII, e qui ag- rono che la medesima pi ovvedea con gin- giungo col breve Kx injnncio, del 1 53 1 , -sta \icenda all'ulilità del vescovo e della Bull. Pont, de P/'O/;. //V/r, Appendix, t. camera, onde a' 22 gennaio se ne rogò 1, p. 50; ed ivi a p. i i 3 è la bolla di fao- l'atio solenne nel palazzo del governo; e \o^ , Ex debito PastoraUs,i\e ì'j settem- nel giorno stesso nell'ejiisc.opio si rogòan- bre 1G06: Jgitsii'nmusPonfifexde eccle- che un altro atto, col quale Baldonivello sia s. J\l arine ad poitani Cypriananìur- commise l'udicio di suo procuvaloie per bis JiiroiiiCnnae, giiae graecos mercato entrare nel possesso d'Umana al primice- res Clemcits I II dounverat. E poiché rio Calisto Padano da Visso, che fu an- parlo degli orientali, ricordciòchenel voi. co vicario generale; e nel commetterlo si LI, p. 323, feci parola della ch:e>a di s. nominò non solo come prima, Episcopus egoiiollluminatore degli armeni,edel- Aiiconae et Ilwììanae ) ma inoltre f/(C/^e- le monache armene d' Ancona. Queste mo- ijne Huinanae Comes. Baldonivello a- uache benedettine ripsimiane, così delle dunque prese questo titolo, quando in dalla nomatissima s. Ripsima vergine e detto giorno ottenne la signoria d'Uma- marliie dell'Armenia, in principio ven- na, mentre prima era adatto sconosciuto nero nel l 'jGG da Smirne in Ancona; in- il titolo della contea d'Umana ora aggi un- di si tiasferiiono a Loreto, nel 1 1787 a Ca- la al vescovod'Ancona e Umana, che Bai- stel Fidardo e nnalmente tornarono in donivetlo successivamente usò in diversi Ancona nel 1 838. Ivi ebbero prima la chic- ani. Questa consuetudine proseguì seb- sa di s. Anastasia della nazione armena, bene la signoria d'Umana litornò al co- poi alcune case a s. Girolamo colla chiesa mune d'Ancona, ed a buon di ri! lo, perchè di s. Gregorio Illuminatore, e per ultimo ritornò per un patto concordalo tra il co- la chiesa e monastero di s. Bartolomeo, nume e il vescovo, ove questi promise già delle cancjnichessc Lateranensi , che l'altro richiese che cessasse il titolo di intitolarono de'ss.BartolomeoeGieijorio conte. L'accurato mg."^ Barili nelle sue Illuminatore. Sono assistite da un cou- diligenti ricerchesul tilolo portatoda've- fcssoic armeno, ed osservano negli ullì- scovi d'Ancona e d'Umana, per un lem- divini il 1 ilo armeno. IMorto nel 1 538 [)0 cessalo, cioè dai 1 (iy 1 ah 'j /^ j yiWcc che Baldonivello, Piipa Pacalo III nominò am- insieme col titolo dovè pur cessare la co- miui^lialore per (i mesi del vescovato il stumanza che i nuovi vescovi, come in [uopi io nipote carilinal Alcssamlro Far-

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m'se[V.) romano, die vi si recò a' 1 2 ago coliegiala e seminai io, e portare il vesco- slu, ma a' i5 novembre cessò di essei Io, vo il titolo eli conio d'Umana, come e me- peicUè il l'apa nominò a vescovo il suo gliu si legge nell'anconitano can. Saraci- adìne GirolamoGianderoni o Glandero- ni. Ma iisto V preferì Fermo già sua se- ni sanese arcivescovo d'Aiualli, lasciando de vescovile e capo della iMarca Ferma- pero la sede di Massa Marittima, che fu na, e l'elevò a metropoli ecclesiastica coti conferita al cardinale, pastore encomiato sull'i aganei. Indi nello stesso i 585 nomi- per probità e prudenza. Nel i55o gli sue- vescovo d' .Ancona Carlo Conti (f^.) ce.s.Ne Gio. Matteo de Luccliis bolognese, lonianode'duclii di Poli, nel iGo j. daCle- clie neli55G iraslalo a Tropea gli fu so- inente Vili creato cardiniile, al cui lem- stiluilo il fratello Vincenzo, piOjgiuslOjCa- pofu eretto dal comuiie.colla cooperazio- ritatevole e virtuoso, di cui già parlai: in- ne del vescovo, il monastero dis. l'alazia, tervenne ai concilio di Trento e secondo the ne'primordi del corrente secolo sog- i suoi decreti istituì il seminario, poi chia- giactpie nella generale so[)()ressione. Di niatodis. CarloCorromeo; da Pio 1 V de- più il carilinale contribuì alla fdndazio- pnlalo commissario apostolico ad obbli- ne del coiiNcrvalorio delle penitenti, be- gare i recanatesi a reslilnire alla s. Casa iielìcò la cattedrale, e introdusse nella cil- LorctOy energicaiuenle l'eseguì. Morì ai i gesuiti che in felice posizione vi eres- 24 febbraio 1 585 in Ancona e fu sepolto sero un collegio, il cjuaie in uno alla eie- nella cattedrale, con iscrizione riportata gante e ricca chiesa del Gesìi, Clemente da Ughelii e da Benedetto XIV in [»ar- XIV die al seminario tuttora ivi diirio- ICjOvesi \ei^^e: Episcopus Anconacelllu- rante. Perciò ClemenleXlV emanò il bre- ///<7«<7e. Per breve tempo fu di nuovo am- ve IVnper pio parie, de'26 aprile 1774» uiinislralore il cardinal Alessandi-o Far- Bull, lloin. coni. t. p- 697: Con/Irma- «e«', e siccome non fu notato da altri, mg. iio conccssionis ecclesiae, donioruni, bi~ Carili a p. 55 ne riportò le prove. Fral- bliofhccae, aUarnn.que reriini jain spe- tanto il gran maichegiano Sisto V voien- ctanlinni ad collcgiuni xuppressac socie' do erigere nella Marca un arcivescovato, talls Jcsu civilalis Anconae Stiiniiiario gli anconitani lo supplicarono a promuo- diclae civilalis faclae. E tradizione che s. vervi la sede d'Ancona e d'Umana, rap- Ignazio co'suoi compagni abitò una casa presentandone i singolari pregi ecclesiasti- posta dietro la chiesa del Gesù, attaccata ci e quelli civili della cillà, Ira'quali de- alla pia casa detta degli Esercizi. L'asso per nominarsi la regione Marca d'Aiiconaj Ancona, nel recarsi da Venezia a Roma, la remolissima antichità della fondazio- s. F'rancesco Saverio con 9 compagni pa- ne d'Ancona; la sua divozione al princi- re gesuiti. Morto il cardinale nel dicem- pato de'Papi, che perciò la chiamarono breiGi 5, nel seguente gennaio occupò la fedelissima, e le furono larghi di privi- «atledra il cardinal Giulio 6'ave///(/^^'.) no- legi; l'onorevoli relazioni avute co'sovra- bilissimo rooiano, ma vi fece rara resiilea- ni d'Europa, come cogl'iinperatori gre- za, occupalo in altri all'ari e nella lega- ci e i re d'Ungheria; il numeroso nove- ziuneH.li Dologna. Dopo 6 anni gli succes- ro d'iiluslri che vi fiorirono; il possedè- se (nella biografia per fallo tipografico il re il collegio di dottori di legge, con fii- numero 1 unito al 6 dice i6, poiché ivi colla di crearne altri, istituito da Pio IV pur dissi che poi neliGSo divenne arci- neh 5G2; l'esser assai popolala e ricca,con vescovo di Salerno) nel 1622 Luigi Gallo distretto di molti castelli popolalissimi ; patrizio d'Osimo, che Urbano Vili inviò abbondante di parrocchie e case religiose nunzio in Savoia in diHicili tempi. Tor^ d'ambo i sessi , con cattedrale doviziosa nato alla sua chiesa santamente l'auunir di corpi santi e di altre insigni reliquie, nisliòjrcslauiòiacaltedralc,accrebbeijli

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jiliinni perchè a sue istanze Innocenzo X ili 1 melilo le rendile del seminario con buo- na parte tie'beni degli estinti crociferi del- la città; introtliisse in A ncoiin i filippini e i carmelitani scalzi, fondò rorfanolrolìo, visitò 5 volte la diocesi, e tenne 4 sinodi (lioces.'ini ne'qnali s'intitola soltanto ve- .scovo d Ancona e conte d Umana, Epi- scopus Anconllanns et ITumanae. Comet, ed altrettanto si legge nell'epigrafe esi- blcnle siill.i porta n)aggiure della chiesa di s. Pietro degli eremiti can);ildolesi, che rammenta la ricordata sua consagrazio- tie da lui eseguita. Morto nel 16)7 e tu- iDuiato nella cattedrale fra il compianto di tulli, restò vacante la sede sino al 1 664- In quello o nel 1 66G, come vogliono Co- leli e Cardella, gli fu sostituito il nipote cardinal Giannicolò Conti i^l .), che nel 1674 tenne il sinodo diocesano, nel qua- le s' intitolò Episcopus AiicoiiiLauus et Ilumaiiae Comes. Accolse nel 1 667 l'ar civescovn di Ragusi fuggilo per l'orrihile terremoto con 64 o 74 aionaclie, delle quali solo 55 approdarono in Ancona, dal cardinale collocate in s. Sebastiano delle cappuccine, nel monastero che per esse da lui si stava fabbricando, e vi restaro- no sino a' 7 novembre in cui partirono pf^rentiarea Slagno di Llagtisi in ui\ con- \eiito slato già de' minori osservanti. 11 cardinale passalo al vescovato suburbi- cario di Sabina, ritenue in amministrazio- ne la sede d'Ancona, ove mori nel 1698 e fu sepolto nel duomo, lasciando la bi- blioteca al seminario che avea benefica- lo anche vivendo, .\' 1 4 g^'unaio 1699, se- condo Novaes, Papa Innocenzo KM creò vescovo d'.Ancona e cardinale (h qual 2.' dignità il Cardella la dice conferita a'i4 novembre, e il Coleti ritarda il vescova- to a' 3 fijhbraio 1700), iMarcello \\' Aste (/ .) nobile romano di santa vita edi soa-