EUMENE Drama per Mujìca DA RAPPRESENTARSI IN ROMA NEL NOBIL TEATRO TORRE ARGENTINA Nel corrente Carnevale deirAnno Mdccliv. DEDICATO ^ Sua Eccellenza LAS I G NORA D/ GIACINTA ORSINI DE' DUCHI DI GRAVINA FRA GLI ARCADI EURIDICE AJACIDENSE. IN ROMA. Con licenza de* Superiori. Si vendoa© da Fausto Amideì librato al O ^ fotto il Palazzo dell'lUrao Sig- Marchcfc P,ar / ^ « A SUA ECCELLENZA GIOACCHINO PIZZI FRA GLI ARCADI NIVILDO AMARINZIO. Oich* Io m'avvidi ^ che Tau* dace ingegno Ofato avea di colorir la tela Di già fegnata coll'aitrui di- fegno: emei tofto Tinfulto , e la querela Di mal difcreta critica , che fpeflb Sotto il bei manto di virtù fi cela ; >nde penfai col lucido rifletto , Che vien dal voftro giovanil fembiante Infiem coir opra aflficurar me ftello : ìccome Immago col criftal d'innante ^ Se vien percoflà da un oppolto lume Place alla villa e tremola fiammante • A A Voi A Voi, che faggìa oltre Tuman coftume , | Fiorite in verde.ctà ^ d'offrir penfai 1 Qiiefto qualunque ei fia picciol volume j E* ver che di beltà gli onefti rai i Celate ancor fotto il paterno teifo , ■ Qnal rofa in fiepe non veduta ìtìzì : I ""^^ eilendo ne' voftr' Avi ancor riRretto^ Ogni Genio ininiortaU non manca a Vói E Tempio da imitar grande , e perfetto E che non dee co'favololì Eroi ' Una tenera mente in su le Scene Configliarfi a guidar gli affetti fuoi . Pur nelle forti or trifte , ed or ferene , Che il tragico coturno efpone al ciglfo * Qualche efempio non vano fi contiene : E può un alma fornita di canfiglio Emendar quel difetto , e quell'errore ^ Che della Scena imitatrice è figlio . ^ Voi dunque ,che qual vago , e nobil fiore Ali* aura di Virtù fiete educata Dall' alta man di provido Cultore : Se il cieco amor , la gelosia malnata : La non mai paga ambizion di regno : La frode occulta , e la difcordia irata , Ne i finti cafi v'eccitafTe a fdegno , Volgetevi a mirar quelle virtudi , Che piùrifplendon nel contrario fegnq E mentre a nuova meta avvien eh* lo ludi E eh» al pubblico genio offra il mio ftile Scenda grazia daVoi sui verfì rudi» E vi piaccia gradir roffeq.uio uyùle . ] «ARGOMENTO ' NE L ninnerò de' più famofi Capita-^ ni, che militaflero fotto letema-> te infegne del grande Aleiraniro icrovavafi. il valorofo Eumene , quando ueir invitto Monarca viofe Dario . Allo- [afa che Eumene fi accefe d'/VaiEMisiA l'ìglia diAriarate già morto, 3R.e della Cap- 'adocia . Quetta Princìpella fin dalla fua-^ enera età fu mandata artificiofaniente nel- i Corte di Dario da Laodicea fua Zia per llontanarla dal Regno , e da Ammìniftra- rice farfi ]^eginaV' c^nie Avvenne )0i, che morto Alellandro nella divifionej he fecero i di luì Succeilori^toccailè infor- e ad Eumene la Panfilia, e la Cappadocia: i)nde pensò fubito di rimetterne' al poflello Artemisia con animo difpofarla. Unito Dertanto un ntimerofò Efercito nioffeguer- a a Laodicea ^e feco conduiie Antigene Tuo collegato , Capo degli Argirafpidi , Amante occulto 5 e non corrifpofto d'Aa- rEMisiA . Alfoccorfo di Laodicea venne Leona ro colla fperanza delle fue Nozze . Erafene invaghito quefto Principe , allor quando, feguendo anch'egli il grande Aief fandro a lui congiunto di fangue , perven- ne ai confini della Cappadocia , e fece sì ^ che Aleflandro inveftiiìe Laodicea Regi- na di quei Regno già ufurpato alla Nipote. A3 Io In qwefta occafione occorfe anche a Laodi- CEA divedere Eumene, del quale fubito Tiefn accefa; ma non ebbe mai favorevole incontro di fcoprirgli le fiie fiamme amoro- fe . Tutto ciò si ha dalla Storia Greca : il re- fto è verifimile ♦ ■ . ^ | L0 Scena fi rapprefenta in Sebaflc Capitale della Cappadocia * jRO- 7 PROTESTA Quanto fi legge nel prefente Drama non conforme ai dettami di noftra "Santa Religione , è ufato dal Catto- Vico Autore per vezzo della volgar Poesìa . ^liìkiiH* 'ptarfi** 'fiia*? ^Mitiv' 'f'tiiSH* Imprimatur, Sì videbiturRmo Patri Magiftro Sa* cri Palati! Apoftolici. F. M. de Ruheh Patri archa Coft" Jiantìnopol^VìceJg, I M P R I MA TUR* Fr. Vincentius Elena Rmi Patris Sac, Palatii Apoft. Mag. Socius . A 4 Mii^ I Mutazioni di Scene. NELL» ATTO PRIMO Campo di Eumene^coii vifta delle Tendc-j preparate per rÀccampàmento , e illu- minate in tempo dì nòtte. Efercitoche arriva ^ e che fi pone in ordinanza prece-.. dutodaSoIdati con Iftròmenti miiitari . Eumene a Cavallo Ponici tielia Reggia di Laodicea corri- fpondenti al Mare con veduta ddPAr- mata Nav^aic di Eumene in lontano , che lì abbrugia . In vicinanza poi fi vedran- no le Navi di Legnato , che dovrà sbar- care preceduto da' fuoi Soldati , con in- fegne , e militari iftròmenti . Laodicea con nunierofo feguito và ad incontrarlo . 'Kecinto Alberi preflo alle Tende di Ar- temisia. ' NELL' ATTO SECONDO ygfia Campagna nel cui fondo fi vede la^ Città aflediata. Padiglione Reale di Eumene , le di cui ali poi s'alzano , e fi vede T Armata in atto d'impedirgli la partenza . Stanze nella Reggia di Laodicea . NELL^ ATTO TERZO AlloggiaJiienti militari di Eumene preflo ad un Tempio di Marte , a cui fi fanno Sacrifizi per render propizio aliVEfercito il Diodeii*Armi. Gab- Gabbinetto negli Appartamenti reali Laodicea con fedia , e tavolino co fopra da fcrivere . ^ Reggia fpaziofa con Trono , in cui liegut i il combattimento tra i Soldati di Eume- I KE 5 e quelli di Legnato . Inventori y e Pittori delle Scene . Il Sig. Filippo Ferràrie detto Arno Roma* no 5 ed Il Sig. Antonio Stoppani Anconitano . Inventore degli Abiti da Vomo . II Sig. Giufeppe Pedocca . Inventore degli Abiti da Donna ♦ Il Sig. Carlo Brogi . PJcamatore de' fudettì Abiti * Il Sig. Lazaro Grondoni . Inventore dell* Abbattimento • Il Sig. Cefare Morettone . B A L T)a Vomo . Il Sig. LviGi Biscioni Il Sig. Antonio Sacco • Il Sig. Aatonio Puttiai • 11 Sig. Luigi Gfotca , £ Sjg. Gafparc Slatini • L A R I N I Da Donna. I! Si?,. Francefco Guardi- ni • Il Sig .Giovanni Neri to Zannino • Il Sig Onorato ViganS . ^etto Saiamoncitto • Il Sig.Giufeppe Arcangeli Il Sig, Luca Li«;hettì ? Inventore^ e Direttore de* Balli . Il Signor LdigiBiscioni A s IN- " INTERLOCUTORI 3E\J MENE, uno de* S ucceffori del grande Al-iTandro Amante di Artemisia . V Ga€tan''}/^''.pr ani detto Ca far elio ARTEMISIA , Regina di Cappadodd , Amante di Eumene . lì Sig. Giovanni Belar di Virtuofo di Ca- mera di Sua Altezza Elettorale di Bar ^iera . XAODICEA Regina ufurpatrice del me- deiimo Regno , Amante non coi;^irpofta di Eumene . Il Sig. Francefco Amboni . LEGNATO Principe Macedone , Aman^ tedi Laodicea • il Sìg^CoJìmo Abbati Virtmfo di Camera di Sua Enfinenza il grati MaeHro di Malta. ANTIGONE , Capo degli Argirafpidi, Amante occulto di Artemisia. Il Sig. GafparoFranceJconi . PEUCESTE , Capitano di Artemisia^ Amico di Eumene. // Sìg* Nicola Appolo&j . , i A M U S I C A jÉ* delSÌg. AmonÌQ Aurìficchìo PTapolftafM Maejfrif^ dì Cappeiis UHfa Regia Cbiefa di Giacomo de^ Spagnola n Riuma . Virtmfo di £. // Sig. Card* Orj^ni tÀ ArfigonaDv^aa di "Gra vina C?*<:« C^^.C^ft A I IO ATTO PR -^O SCENA 9^ R I M h , di Eumene con vHla delle Té tKle preparate per l'aòcampamento , e ìllii* minate in tempo di notte • Efercito , che arriva, e che fi pone in ordinanza» prece- duto da* Soldati con iftromenei militari , EumcTie a Cavallo • \ Eum* Ompagni 5 io foche avvezzi M Ai cimenti, ai difagjjOgnoF piiv fòrti La fatica vi rende 5 e che le mura Già vorrefle atterrar , unico asilo Detr inimico orgoglio , Vendicare Artemiìla , e porla in Soglio* Lo fo 5 ma ancor le Navi Non ftringon la Città da quella parte , Che in Mar s'eftende 5 e poi Dobbiam qualche ripofo ai petto accefù • Arco , che fempre è tefo , S'men pronto a ferir: langueuna face Con arder fempre ; e fpetiò Refta il valor dalla ftanchezza oppreffbS. Deh per poco frenate Il generofo ardir • Non fi cimenti yìrg. A ^ Fra. 13 ATTO Fra Tinficlie , fra l'ombre , e fra rorrore , Tutto il voftro poter^tutto il valore, ia) SCENA IL Artemtjta coìì feguìto , e Detto . Art^ TIJ' UmenejCrchefiamgiunti XIL Alle fponde iniiiiiche , io non fo quale Timore interno mi contrita , e viene Barbaramente a ricercar le vene . Non fo : parmi che ognora Più s'allontani il mio gioir * 'WiUm* T'inganni, Adorata Artemifia , al fianco mio L'aurora luminofa Forfè ti rivedrà Regina , eSpofa , ■jirtem. Chi ? . . . . Euwh Sofpiri ? • . . , Oh Dio ! Di che temi, Idoi mio ? L'ultima rella Minor prova a compir . Sol (i afficura Fra mal difefe mura L'Ufurpatrice altera . Ad ogni fcoffa Vacilla un Regno , che coftù un delitto . il poflederlo . Del tiranno impero , Ciafcuno il giogo abborre , e ferba fede Ai fuo Prence tradito , al vero Erede . 5, Vedrai , come ai tuo nome Ap- '{fi) Scende Eumene da Cavallo e par tc^ i BfercitQ^ P R I M C II 3, Apparirà fui volto Del Popolo fedel l'occulto omaggio , 1 9, Che ancor ferba alla prole ,5 pel Monarca Ariarate: al Regio fanguej „ t^he in tefol vive . ^rtetru Ah che un' avanzo io fono Deir ire della forte . Avvolta indeme jf Fuitralefafce,egrinfortunj . Al Trono Educarmi dovea L'ingrata Laodicèa : Me in lei prevalfe Più delia tè pronieiìa Al mio gran Genitore, al fuo Germano , I 11 defio di regnar fuperbo , infano . ! Eum* Ora la giufta pena ( de Ne incomincia a foffrir: già forfè appren- Di noftre armi il terror: e in, ogni cairipo Ne afcolta ilfuono^e ne travede iliainpo. Artem. Ma ancora è in Soglio , e ancora Regna in Sebafte . Eum^ E come Refiftere potrà ? Dove il focccrfo Potrà fperar ? Già cento navi , e cento Forfè ingombrano il Porto; e quando ancora Tutto mancalFe , ecco-il mio brando . Ah Importuno è il timor ! ( troppo Jlrtem^ Ma quello èfegno D'amor verace: e non comprendi^oh Dio Lacagion del mio affanno? JE nop ravvifi> ^ Che tutto il uìio timore E' fol per te ? Deh mi perdona ; ancora Io ti veggo in cimento : ancor ti reità Un 14 ATTO Un difperato orgoglio Da fuperar : più velenofi i morfi Son d'una belva al fuo morir vicina . Eum- Va , non temer , trionferò Regina» ^r$€m. Lo fo ^ che non dovrei Temer del tuo valore : Ma penfà , che tu fei ^ L'Idolo del mio core ; E eh' ogni tuo cimento Periglio mio fi fa • Mille nel petto io fento D«bbj , timori , e pene : E un freddo giel le vene Tutte cercando va . Lofo&c^ Parte. SCENA IH. Eumene^ e PeuceHe^ Peu* C lam perduti » o Signor . I noflri i3 Legni Ardono tutti in faccia al Porto . Eum. Oh Stelle! Peui De' nemici a foccorfo Giunfe Leonato , ed or per la marina^ Sparge fangue, terror, fiamme, e rovina. Invan pugnammo 5 e invano Ufanimo arte, e valor, che a lui fecondo^ A noi contrario il vento Ci toglie ogni difefa: accrefce ogn* ora Alia commolla fiamma . PRIMO» TS Efcà fatai ? nè illefo Rimane un fol naviglio Dal tenace bitume in globi accefo • Inceneriti , ed arfi Ondeggiano fui Mare alberi , e antenne » E tra li flutto, e il tumulto orrido, e roco Fuman le travi , e folgoreggia il foco . Eum. Ah venilfe Antigènc {a) Feu. E che mai fperi ? Bum. Tutto coir opra fua 11 danno riparar. Tu fai ben quanto Mi (ia amico fedel : In mio foftegno Gli Argirafpidi fuoi condulle ; ed ora L'imprefa mi afficura , (viene : (è) Mi prepara il fentier . • • . Ma ancor noa Quanto tarda a venir . . . FiU* Ecco Antigene . SCENA IV. Antigene , e Detth yint. Tp\ Uce , come imponefti Jl^ Tentai la via . Suir inimiche E fin dentro le mura ( porte, 10 fteUo m' inoltrai : 11 (ito efaminai . Tra il piano , e il monte Giace l'occulto calle , opra del cafo > Dove per giri obliqui ia) Guardando fm le tScent s (A) Di nuQVucmffo^ra . i6 ATTO Si paiTa alla Città : per noftra forte La mal cauta Regina Nonconofce , otrafcura L'importante difefa s e lafcia a noi ^ Libero il varco : onde le pronto accorri ^ Seguendo il mìo configlio , Vai ficuro al trionfo (anzi al periglio . ) Eum. Dunquefoorgiimieipaflj. ^/n* Ah nò : fia meglio Pugnar divifi . Eleggi Le tue (quadre più fide : Io le mìe fchiere Contro il Nemico condurrò più pronte : Tu lo aiialta alle fpalle , ed io da fronte . Ma chi mi guida? ^ilut^ Avrai; Chi del fentier £a efperto . ( Ingannato è il ri vale, il colpo è certo. ) Pcu< Signor perdona, oh quanto Offendi il tuo valor. L occulta imprefa, L'infolito cammino , Perche tentar ? Se Tlnimica audace C^ rea in Mare lo fcainpo , Hai forze ancor da fuperarlo in campo • Eum- Ma quando occulta imprefa Afficura un trionfo , Non offende il valor , non è viltade « Sappi , che in altra etade , So^ per augnilo inufitato giro , F.ntraro in Babilonia , e Dario , e Ciro • Feu. Ah mio Duce . . . • BunJo Non più : vanne , e difendi Artemifla il miu bene.* E tu PRIMO. l:5r ,, JB tu fido Antigène Vedi, eh' io t'amo a fegno , C Regno. Che commetto al tuo onorla Vita , e ii Penfa chi fon , chi fei : (a) Penfa alla gloria mia i E che ferbar mi dei Tutta la fedeltà . E Tu difendi ognora (h) Quelia beltà , quel ciglio , Che a fronte del periglio ' Forza , e valor mi dà . Penfa &c. PartQ . S CENA V. : Pe'ucejle 5 ed Arétìgene . Peu^ A SsiRetelo , oNumi . Ah voglia X 1 il Cielo , {0 Che qualche intaulta , e nera Machina non s'ordifca a' danni faoì . Soh deir invidia altrui fcopo gli Eroi f ^ Parte* ylntì. Perchè sì dubbio iorefto? eaqiiai rimorfi ( dimento Or mi abbandono ? . . . . Ascondo un tra- Sotto vel d^amiftade, e poi mi pento ? ...» Là beltà d'Artemifia ( Invano Giù* (^) yld Antigene . ih) APeuceJìe . {e) hi dlfparte dafc * it ATTO Giuftifica il mioerror...che penfo? In vi- Vibrato il colpo fi-trattien la mano, (no Già prevenni il Nemico , ene' fiioi lacci Spinfi Eumene a cader . Lice alla fioe Comprar co' ceppi altrui La propria libertà . Cada il rivale : Sia fciolto rimeneo : Tutto fi tenti ; Vada lungi il timore : Non s'afcolti virtù : fieguafi amore . Nocchier , che al porto in feno Pur teme il vento infido , Non abbandoni il lido , Non fi cimenti al mar * Vanta l'ardire invano ^ Se fuir incerta prora , Impallidifce allora » Che un picciol moto appar . Nocchier &c. Farle • SCENA V L Portici nella Reggia di Laodicèa corri- fpondential Mare con veduta dell' Ar- mata navale di Eumene in lontano, che (1 abbrugia . In vicinanza poi fi vedranno le Navi di Leonato , che dovrà sbarcare preceduto da* fuoì Soldati con infegne , e militari iftromejnti . Laodiceacon nume- jrofo feguito va ad incontrarlo . Leonato , e Laodicèa • Lem. A Bbiam vinto , o Regina . Io x\» queir incendio Por- PRIMO. 19 Portai fullMnimico . OITerva quante Sciolfe barbare vele ani© periglio . Or s'offrono al tuo ciglio Trofei di mia vittoria , e fegnì certi D'un cuor tutto impegnato a tuadifefa . Mira per tuo trionfo , Colà dove la ftrage il mar confonde , Cento moli di fuoco in mezzo air onde . .LaoJ. Principe, nonèquefta La tua prima vittoria ; il primo fegno Quefto non è , che dal tuo amor ricevo • 10 dal grand'Aleffandro a te congiunto Di virtude , e di fangue , ibbì per te quella Corona ifteffa » Ch' ora fui capo a ftabiiir mi vieni • Se deir anime eccelfe , ( no , E' premio l'opra , io con offrirti il Tro- Non pago il beneficio , e rendo il dono . Leo%. Generofa è l'offerta: ampia mercede Mi fi a il tuo cuor : fai, che di te a^* accefi: Che desìo la tua man ..... Laod. Bada: Giàlntefi. ( Conviene fimnlar ) vinti i perigli , A più teneri affetti Darà luogo il timore . Attendo Eumene Prigionier fra momenti . teo^j. Eumene! e quanti Cafi felici in breve fpazio aduna 11 Cielo a tuo favor ? Laod» Un fuo rivale Ordì la trama : con occulto foglio Meco la concertò : cura fi prefe DI IO ATTO -.^ - Di condurre ^audace ove rinlidia E' già tefa a fiio danno:ove.... ma troppo Tarda a venir (a) chi sà : traP:or- fa è l'ora Stabilita al difegno . Ohimè ! l'irrdiigio M'empie di fmania ...... Leor^. Andrò, fe vuoi Laod» Sì, vanne, E fe fia d'uopo , attendi Tu ancora al varco sì gran preda : io vo* Però , che fi rifpetti ( gUo L'illuftrevita . Leo^. Prigionier l'avrai : M'afterrò di ferir . Laod» Quefto desìo. Leo;i. Pende da' cenni tuoi rarbitrio mio . Ah ! fe per chi v'offende Siete così pietou , Per chi di voi fi accend^ , Labbri d'amor vezzofi , Ufate egual pietà . Dite , che fe fin' ora , Ebbe ferito il feno, Ricompenfato^appieno llfuo languir farà . Ah &c. Parte • SCI- Ca) Guardando con impazienza fra k fcenen PRIMO. %i SCENA VII. Laodkèa^ e poi Eumene fra le Guardie • Laod* T) Ur rivedrò quel volto , X Che al fianco d'Aleliandro 10 vidi già Macho fperate affètti? Perchè tanto tumulto? e donde viene Quella luOnga? E' mio nemico Eumene • Di già s*appreQà,oh Dio ! (a) Al fuon di fue catene io mi fgomento 5 ^ La mia Gloria , il mio amor ecco ai ci- mento . {b) Etm. Laodicèa , Tempia forte , 11 mio coraggio avvezzo I rifchj a difprezzar : un finto zelo , (c) Un fimulato inganno , Di mie catene infuperbir ti fanno . Ora appaga il tuo fdegno : Sfoga pur rodio, che racchiudi in petto t Altro non dei cercare : ecco l'oggetto • Laod. Fiera a torto mi credi : E benché tua nemica , II tuofcempio non bramo : Troppo ti preggio ( ah quafi dlffi io t'amo . ) Emn. (a) yode Jirtpito . ib) Mentre Laodìcea "và a federe in Trono ^ fi vede Eumene in catene in mszzo alle Guardie . Con ifdegno a Laodicea . 22 ATTO Eum. L'ambiziofe voglie Compagne a crudeltà premono un Tro- Che ufurpato (no, Laod. TWrena. Se il mio Scettro na giufto, ofia rapito Qui ridir non convien • Vanti Arteniifia Le fue ragioni , ho anchMo le mie : la forte ^ggi approva i miei dritti , i fuoi con- La Regina fon' io . ( danna : Euw. (Sei la Tiranna.) Laod. Or vedremo ^ fe quefta Beltà che adori , accetterà coftante D'ofFrirfi ai ceppi ^ e liberar l'Amante . Olà {a) fappia Artemifia, Che il Duce farà fciolto , S'ella viene al mio piè . Eum. Nò nò : t*arrefta . Laod* Perchè ? Eum^ Perchè noH cerco Tornare in libertà . Laod* Forfè colei 5 Per cui già la perdetti , La ricerca per te . Lafcia . (fi) Eum. ( Ah potrebbe Tradirla Amor •) (e) Laod* Che dici? yà) Alle Guardie . (b) Di nuovo allei Guardie . (c) Si avanza per arre/tarla ^ € rimane fo-' PRIMO. «3 JSuw* ( Ah fi deluda Si alGcuri il mio ben . ) Dico, che ahiieno Da labbro non fofpetto la d*uopo eh' ella fappia i fenfi tuoi . Laod. Ma qual mefl àggio ? Eum Io fteflb andrò. L'offerta Troppo utile è per me : uà , più non-i La mia propria falvezza ( deggio Incauto trafcurar. Laod. Se nulla ottieni ? Eum. Mi vedrai ritornar fra' ceppi miei » ( Secondate il difegno , o giufti Dei ! ) Laod* Del tuo ritorno, o Duce 5 Chi mi può afficurar ? :£iUm* A tuo talento Scegli qualunque oftaggio s e s'altro bra- Pria eh* io rivolga il piede ^ ( mi , li mio onor qui ne impegno , e la mia fede . Laod. E quefta fol mi bafta {a) : altro non voglio : Mi è noto Eumene . Al prigionier fi lafci Libero il paflb , e non rimanga inerme X*iiluftre fianco . {h) Son crudele adef- fo ? (r) ( meflo . Eum* fidati : io compirò quanio ho prò- Men. io) Scende dal Trono . ih) Alle Guardie che fcìoìgono Eumene.ed un Paggio gli preferita la fpada , ed il cimiero • {€} /Id Eumene ^ 24 A T T O Mentretrivolgo il piede Al caro ben, che adoro. Saprò ferbarti fede : Tutto adempir faprò . Chi da virtù guidato N obile ardire ha in petto ^ Può foggiacere al fato : Altrui mancar non può . Mentre &c. Parte . S C E N A VIIL Laodìcèa • V Info la gloria. Oh quanto Il vincer mi codò ! Chi fiede in trono L'utile , e non il genio Seguir dovrà . Pria , che maggior divenga r:h s'eftingua un* amore. Che in carno fomentato Sfler potriadannofoal regio flato . Vada pur lungi Eumene T. . . . Ohimè ! fui labbro Mentre torna quelnome , in me rifveglia Debolezza , ed amor . In vano , oh Dio ì Mi tìngo libertà . D'efler mi credo Tranquilla, e fon turbata: lilefa mi. figuro , e fon piagata . Voi che d'un bel lémbiante Sub' .o v'accendete : Poi rigida, e collante L'Alma moftrar volete } Ah PRIMO. 25 Ah vi tradifce il ciglio : Ah vi tradifce il cor . Che giova al caro oggetto Fingerdifprezzo, e orgoglio^ Se debolezza in petto Per lui fentiamo ognor ? Voi&c. Parte é SCENA IX. Recinto d'Alberi predo alle Tende di Arteinifia . Artemtjia^ epoì Antìgène . Arte* Hi del diletto Eumene V-J Mi palefa il detìin ? Sempre congiunta Va la tema air amor . So, che al GJiiiento Antigène Tindaffe • Oh Dio fidar (i ! Partir fenza configlio ! Ah che l'avrei Difingannato in parte 5 E forfè diUuafo . Antìg. (Eccola: allVarte) Artemifia» Arte. Che rechi ? Antìg. Ah l'empia forte. Cieca, e fenza ragione Alle più belle imprefe ogn'or s^oppone » Arte. Tralafciamo per ora La forte d'incolpar : Del caro Eumene Parla , dimmi che fu ? Arg. B Antìg. 2Ó ATTO ylntlg^ Tu fai , che il Prence Nulla [lima un trionfo , Che dillìnto non fia da un fuo periglio . yUrte* Losò, ^ntìg. Che^niun timore L'impeto fuo raffrena . j4rte. Sò quello ancor ( che pena ! ) yintìg. Quindi non ti forprenda , Se tradito reftò dal fuo coraggio : Se dal fiero inimico Si lafciò circondar : fe al varco angufto Rimafe prigionier per fato ingiufto . \/^rte. Spietatiffinii Dei ! Vi reftano a mio danno altre rovine ? \j4ntìg. Deh confolati . Alfine L*adattarfi agli eventi E* virtù neceflfaria . A primo afpetto Si apprende per rovina Ciòchea noftro foftegno il ciel deftina • Bella ^ fe tu perderti L'amante , e il difenfore , Altro ne avrai più fido . '^rte. ( Ah Traditore ) Va , che da quefti detti 5 Dai contumaci affetti , Dair opre , dai configli , e dal tuo volto Tutta tutta comprendo La nera frode , e il reo difegno intendo . yintìg. Condono ai primi fdegni Quefto ingiuRo trafporto . Spero , che aifin mi chiederai conforto . Parte • se E- A PRIMO. 2? SCENA X. ^rtemtjìa . Hfcelerato ! E quali £\ Effetti produrrà l'odio, e il furore, òe tanta crudeltà produce amore ? Ah fcenda fui mio capo Atro fùlmine ardente .' ah pria la terra b apra fotto il mio piè ! congiuri il Mondo A renderiiii infelice , Pria di vedermi affretta , Mancando al caro bene , L'empio autóre ad amar delle mie pene . senza di lui non (timo Nè là vita, nè il Regno: Nè conforto, néajuto: QuandaEumene perdèi,tutto ho perduto . Coi mio ben fi vada a morte ..... Ah fi refti in fua difefa Qual mai barbara contefa Fanno i moti del mio cor 1 Se a lui corro Sem'arrefto, Sempre amara è la mia forte : GiuttiDei.' che affanno èqueflo Della morte all'ai peggior , Col &c. Parte . V'me dell' Atto Primo . B a N E L NEL PRIMO BALLO. rapprefenterà una Scuola di Mufica in Cafa della Vedova Scaltra. A T T O I il SCENAPRIMA. Vafta Campagna , nel cui fondo fi vede la Città aflediata . - Artemlfia , Antìgent^^ e Peucejls . Artem ì ■ i Uafficuri (a).Tu nieghi {h) I 11 ritorno di Eumene . In .1 tal contrafto A chi creder degg'io? Tu quel che te- Difapprovi , e condanni : (nji {c) E tu col lufingar forfè m'inganni . {d) yÉ-a. No , la lufinga è figlia Di un cuor fallace . E pur tal volta giova Alle fiiianie d'amor . Art era. ( Voglio con arte L'infido tormentar) . Non più, già credo Peucefte ai detti tuoi . Hanno fempre gli Eroi , Nelle fiere vicende , Un Nume tutelar , che li difende . Ah sì , libero torna Da' fuoi lacci il mio ben . Già mi figuro Le tenerezze , le accoglienze , i fegni I . B 3 Di .Cfl) A Peucejìe . {b) Ad Antigène . Ad Antigene, Cd) A Peucefie . 30 A ^ T O Di confnfo piacer : i tronchi accetiti , I moti , i nardi -, che divifi gira Dolci , e fdegnofi fra l'amore 5 e l'ira . i Or tu vedi , Antigène , Come torno a goder ì Antig, Oppreffb fiore Sembri , che al primo raggio Ritorna a infaperbir . jirtem* E turaflembri Pianta orgogliofa fcofla Dai fulpiine di Giove . Antìg. Ah voglia il Cielo, Che non fi vegga al fine , Del nembo fra l'orrore , 3L,a pianta illefa 5 e illanguidito il fiore . Pane . j Peu* Regina , or mentre godi De' fortunati eventi , Frema il turbine pur , nè ti fpaventi . Se fra le nubi accolto Minaccia il nembo irato , Impallidite in volto L'agricoltor , che teme Del fuo fudor la fpeme Dìltrutta rimirar . Ma quel funelto orrore Si cangia in pioggia amica , Che fa con più vigore Lafpica = germogliar. Se &c. FaYtQ SCE SECONDO. 3^ • ^ S C E N A I L Artemìjìa. E Sarà ver , che Eumene lo ritorni a veder ? Perchè difciorlo Laodicèa da* fiioi ceppi ? e donde mai Tanta pietà ? Qual' ombra Di gelofo fofpetto il cor m'^agghiaccia ? E com' onda fopr' onda il lido inveite , . Nuove aggiugne al mio cor pene funelte ♦ Vanne ai dolente regno , Ombra crudel fpietata : Qaeft' alma fventurattìV Lafcia di tormentar • figlia non fei d'amore Barbara gelofia : Ma Figlia d'un timore Cheattrifu, e fa penar. Vanne &c. Parte . SCENA III. Padiglione Reale di Eumene » EumCfìe , ed Antìgènc . Eum^ T> Afta , non più , che invano Xj Pretendi ritrovar fcufe al delie- Ma ingrato , or vedi , come (to. Sappia Eumene punir , chi fotto il velo B 4 Deli' iz ATTO Del? amifta , capace -fu dì tradirlo ; che rivale occulto Involargli tentò la Spofa , e il Trono : Va 5 difendi Artemifia , io ti perdono . ( Oh troppo Eumene generofo ! Oh Antjgène infedel ! ) ( troppo Eum» Va , che per poco Io debbo rimaner . Cerca un* emenda Del delitto maggiore . (re? ^utìg. E a tal virtù non ti rifvegli , o co- Per tuadifefa in campo Andrò con queft* acciaro , De' tuoi più forti al paro A fpargere il terror . Mille ferite , e mille Ti moftreran fra poco. Che già dì gloria il foco Torna a infiammarmi il cor . Per&c. Parte. SCENA IV. Eumene , e poi Artemifia • Enm. A H che fi vince il fallo £\ Coi beneficio : al reo i^effer convinto - , E' la pena maggior Ma oh Dei! non trovo {a) La fventurata Principeffa . . . • ylrtem^ {a) Guardando per le Scene 'vede Ar- temifia . SECONDO. S3 ^rtem. Eumene, Quante lagrime , e quante Mi coftano i tuoi ceppi ! Io non fo come Non mi uccife l'affanno . Eum^ ( Eccomi ai duro palio, o del tiran- Penfavi , anima mia , ( no / ) Cangiamento sì fiero Dicafi , e di fortune ? Ogni periglio Vinto credea : prefa Sebalìe : in trono Al tuo lato feder : oh come a un punto Tutto cangiando afpetto , Or m' è conceffo appena La libertà per un momento , oh Dio f Di venirti a recar Tultimo addio . Artern* Come ] Eum^ Sì tornar degglo Fra miei ceppi a languir • Di Laodicèa Meiiaggiero a te vengo . Io , che temea Ch' altri inviaflè ad ingannarti , ufai L arte per lufingarla : onde mi crede Capace di tradirti . Ah taccio , o cara ^ La propella crudel. Baftajch* io adempia Alle parti d'amore . Ora deggio tornar . ( Rcfìfli o core . ) Artem. Che dici ? Il mio cordoglio Veramente fu poco > Che r inovar fi debba anche per gioco < Eum^ Pur troppo é ver. Dobbiamo Softenere a vicenda L'immenfa pena , a cui Ci condanna il dellin. L'Anime grandi 5ol n^' centrar] eventi 34 ATTO Fan pompa di virtù . Fra noi rfivifo Or fial ini pegno d'emularci . 1q torno Ai ceppi 5 alle ritorte : Tu reità, e fe la forte Empia , ed ingrata a fuperare arrivi , Ricordati di me , trionta , e vivi . (a) Ayteniy ( Eterni Dei , che fento 1 Ah tblie amor per Laodicèa ! ) T'arrefla. Bum. ( Che cimento crudel I Che pena è quefta!) jirtem. Deh non partire , ingrato , Non lafciarmi così : chi mai preferiva Così barbara legge? E chi per mio tormento Atto si fiero dal tuo cor desia ? Enm* La prornelTa, il dover, la gloria mia, ^rtem. £ ben ferba alla gloria i giorni tuoi, A ine più non penfar . Va pur , ritorna Fedele alla Nemica , a me infedele Eum Ah non dirmi così ^rtem. Vanne ^ o crudele . SGENA V- Antigene , e Detti . Antìg^ D iUncipe , a tutti è noto X li tuo difegno:e già fi accende A trattenerti . ( ogn'uno Eum. E chi ardirà di opporfi ? Chi impedir mi vorrà ? Meglio fia Che affretti il mio pai tir . ( dunque, Antìg. Cedi. SCE- ifij in ut lo ai partire • SECONDO. 3S SCENA VI. Peucejìe , e Detti . Pene. nP'Arrefta. Enm. X Che fi vuole da me I Che guer- ra è quefta? Pene. Tutte preffo alle tende Ad impedirti il palio Son difpofte le Schiere . Eum. E chi le follevò ? Chi le difpofe \ Pene* Io . . - Eum. Come 5 e in quanti fiete A tradire il mio onor ? voglio a difpetto D'ogn' infidia partir . Pene. Olà . {a) Eunu Che miro I Spofa , Amici ^ Guerrieri ^ ove vi guida Un malnato desìo . Mi ftate inforno ^ Perchè infauie divenga ? Ah che Tamore V'ingannò , fe credette -, Che il viver più gradito Della gloria mi fia • Ch^ è mai la vita ^ Qualor non fi conduce Fra lo fplendor della virtù : Campaci I giorni ofcuri a mifurar non fono II gran cammino dì chi nacque al Trono • B 6 Que. tS^'alzam le due alt del Pàdìglione , .e fi ^ede tutto V Ej^rcito fchiemt& in ai" $Q i'm fedire h partenza di Eum^ l6 ATTO Quefto c3ebole eccedo >'on è proprio dì voi : Non è degno di me.Rammenti ogn'uno» Che fol puote una macchia infida , e nera Di più luftri ofcurar la gloria intera . E con qual fronte ofate Tentarmi di viltà ? . . .Cedete, o il varco Col ferro ni* aprirò . (a) ^^euc Ninno refifte Al fuo Duce coir armi . inerme il petto Icco t'offre eiafcun : bada ^ che ahneno I cadaveri noltri in mezzo al campo , facciano al tuo partir pietofo inciampo . Mum^ Ah nò , fol del mìo fangue Vedrete il ferro roileggiar . Con quella Liberarmi faprò : non fia eh' Eumene Refti alla. Grecia al Mondo' un viì^ Infido * orarmi deponetelo ch^io m'uccido. (5) ^Peuc* ( Oh Dio |d*ogniin trionfa Sì rigida virtù . Libero è il palio . ) ^rtem. ( Io ftupida rimango . ) yintìg* ( Io fon di faflb • ) Hum^ Lo.de agli Dei : vi riconofco al fine O miei fidi Guerrieri ^xra che il varco A Ila gloria m aprite . Ali* atto iliulire Traluce il voftro amor . Or si , che fento Tenerezza in lafciarvi. Or sì, clie provo Mille affetti in un punto - Il voftro Duce Io* {a ) Snuda la Spada . (I; In attQ di ^ki^uf^dmarf^M Ferro , SECONDO. 10 fono aUìn . Sono il tuo amante, o cara* Nella partenza amara Cede la mia fortezza , e Q divide L'alma in due parti . . . Ah mi^ Guer* rieri , a voi (Tpeme, Lafcio in pegno il mio ben . . A te mia Tutto lafcio ii mio cor: Reità in miavecet Alla vendetta accendi Le generofe fchiere ... Ah col tuo pianto Non fedurmi di più .... Soffri cofrante 11 rigor del deftino avverfo , e rio . . * . Compagni, Amici, PrincipeHa addio^ L'ultimo addio funerto Prendi , o mia cara almeno : Conlervami nelfeno Gli alfetti del tuo cor ^ Torno ira lacci è vero ; Ma colla gloria accanto : Deh non fcemar coi pianto La forza al mio valor . L'ultimo &c. Partt^ S C E N A V 1 1. Artemtfta \ Antìgè7ìe ^ e Peuce/ìe^ jincm<> ^ T Edi , come mi lafcia . {a) V Vedi, che cafo è il mio. (^) Mata non m'odi? {6) Tit {a) A Feuce^jte,^ t:be Yejtandu pe?ìjoJo ììl^ '5 dìjfarte nofìFode ^. {b) Ad Àntigène ^ come/opra , ic) ^ Fcucejh 3 com^ fopra > jS' A T t O Tu non m'afcolti ? \a) Ah tutti Congiurano al mio affanno I . . . . Peuc. ( Io volo O ^ntìg. ( Io parto ) B 2 ( A riparare il danno . ) Partono . S C E N A Vili. Artcmìfta* AH fon tradita ! quel filenzio accrefce Il gelido fofpetto , Ch^ora m'ingombra il fen Forfè è pa- A i Principi , eh' Eumene ( lefe Ama la mia nemica .... Or bene intendo , Perchè ringrato appena Mollò dal dolor mio , Simulando virtù , mi diffè addio .... Che più tardo : fi vada ^ Si confonda il crudel ? Chi vide mai Più barbare vicende ? In un iitante Ritorna, fi divide: M' aftanna , mi conforta , e poi m'uccide^ Mi lafcia l'Ingrato : Suo bene ini chiama : M' uccide fpietato : Coftante mi brama : Che fede d'Amante f Che legge crudel i Col SECONDO. 3f Col vano fembiante Di gloria^ e di onore, Naìconde l'errore Queir alma infedei . Milafcia&c. Parte* SCENA IX. Stanze nella Reggia di Laodicea • Laodkea , e Leo?mto . L^on* Q E la mercè dell' opre l3 Lic^ a tutti fperar, a un fida amante , Che mille del fuo amor prove ti diede , lituo bel cor non negherà mercede • Amor premio k d'amore . Un dolce af- Corrifpofto fi accende : ( fetto Trafcurato fi eftingue : un bel desìo Del poflello del ben fi nutre , e pafce , E muor fenza alimento allorché nafce • Laod. ( Che mai dirò ? ) Conofco Principe l'amor tuo . Sò che giuftizia , So , che ragion richiede , Che in foa ve catena 10 mi annodi con te ( fo dirlo appena . ) Ma ancor fulla mia fronte 11 diadema vacilla : ancor dei Regno E' torbida la forte • Minaccia fulle porte Della mia Reggia rinimico audace % £ co- 40 ATTO E come vuoi , eh' io polla Fra sì affannofe cure , Le dolcezze mifchiar con le fciagure ? heon. Col felice imeneo Afficurar ti puoi . .Saran comuni L'armi, e i tefori. Il tuo Nemico al vento Vedrà le noftre infegne Mifte ondeggiar , eco' novelli amori Unir le forze , ed intrecciar gli allori . Combatterà piìi forte A iìabiiirti il trono il braccio mio : E invano allor fra gli oltinati impegni \ Dovrai temere, e le fciagure, e i fdegni . Laoà. Lafcia alnien , che io rifappia , Se Eumene , oppiir l'Amante Per lui ritorna a tributarmi omaggio. Leon^ La fiducia , il coraggio in voi due mi forprende.Eglx s'impegna: Tu credi a i detti fuoi : Lo lafci in libertade , e poi l'attendi : E il mio affetto onon curi , onon in* tendi . Così fpiega i dolci accenti L Ufignolo al caldo raggio : Volaintorno al mirto, al faggio % Mai iuoi tlebili lamenti S'ode in vano reph'car • E talora alle fue pene Altro vanto non ottiene , Che allettare il cacciatore Perchè il venga a imprigionàr . Così &c* PiìTte . se E- SECONDO- 4^ SCENA X. Laodkea , e poi Eumene . Laod' T^T Onfempre a noftra voglia JL ^ Amar poffiamo 5 e difamare : Pria , Chefeendan Talme nel corporeo velo ^ I noftri aftetti incominciaro in Cielo . Eumene fol mi piace . Benché nemico . Ah che pentita io fono Di quella libertà , eh' io gli donai : Ah potrebbe mancar: potrebbe infido . . Eum. Eumene è qui prefente : Eumene è Laod. ( Oh forte ! } e pure intefi, ( fido. Che vietava Artemifiail tuo ritorno : Che commotla a pietà Eum. Taci, la piaga Non ritentar; ti bafti. Che da lei mi divido , E di più non cercare : Eumene è fido . Laod* ( Da sì avverfo prirìcipio Poco deggio fperar . ) Eim. Eccoti il brando: (a) Conofco il mio dover più che non credi Laod^ Refti il brando al tuo fianco: afcolta, Eum* Nò , fon tuo Prigionier . ( e Cedi . Laod. Quefto diletto Or fi emendi così : cangiamo forte , E per (a) In atto di toglier/! la Spada . 4^ ATTO E per virtù d'Amore , Io la vinta farò , tu il vincitore . ' Siedi : (a) Eum* ( Che dir pretende . ) Laod' Ai tuo apparire 5 Eumene, 10 più volte tentai Di ricomporre i miei fcon volti affetti : Troncai fofpiri , e detti , e tenni occulto A forza il mio gran foco : Ma chi celar può mai fiamma rinchlufa , Se col proprio fplcndor fe ftefla accufa ? Eum. Dunque per me Laod' Sì per te m'arde il core , ( fci , Più non t'afcondo il ver : s'oggi il cono- Non è clV oggi fol t'ami c allor t'amai , Che al fianco d'Aleflandro io ti mirai . Eum. E non fai chi fon io ? Laod^ Lo fo , che fei ^' 11 mio fiero nemico : affai palefe Mei fanno i campi , i fiumi Tinti di fangue : Tarfe terre , e tutti I regni miei dalla tua man dìftrutti . Ben fovente al penfiero Ricordai quelli danni , e il tuo furore , L'odio mo gli dipinfi Vivo così , che fi gelò per poco : Ma poi riprefe , e la fperan^ia , e il foco • Eum. Ed or che fperi ? Laod. Che forprefo , e vinto Da un generofo amor , grato farai : Che (a) Si pongono a federe . S E C O N D O. 45 Cheaggiugner non vorrai Alle primiere ofFefe un nuovo oltraggio: Spero , che niun di noi rimanga alfine Neil' impegno coftante , L'uno in elier nemico , e Talcra amante» Eum* Pur la fpeme t'inganna : Né forprefo , nè vinto Io refto dal tuo amor : e fe tu credi \ Che il non riamarti fia Oltraggio, e fconofcenza , io già t'eforto A dirmi ingrato , e fopportare il torto • Se tu per folo impegno In amore t' accendi : io per giuftizia Mi confermo nell* odio : onde s'io refto Neir odiarti coftante, (te. , Tu at)bandona il penfier d'eflermì aman- Laod. Con men fafto rifpondi aunaRe- Arbitra di tua vita . ... ( gina Euw. Ma non già del mio cor . Laod- E che potrebbe 11 pefo raddoppiar di tua catena . Eum. Quefta potrà le piante Aggravarmi talor : quella eh' io porto Grata , e tenace nel mio core avvolta , Nò^dal tuo sdegno non farà mai fciolta Artemio a è il mio Ben : Sull* alma mia Ellafoltanto impera • ATTO s e E N A XI. Leonato , e Detti . Leo. A Rtemìfia, o Regina, è prigio- X\ niera . {a) Eum. ( Qual fulmine m opprime ! ) Laod. ( Qual contento m'aiiale I O giorno fortunato ! ) Eum. (Oh dì lutale! ) Laod* Ma dimmi , a chi degg' io Queita nuova conquida ? Leon. A lei la devi : Volontaria fen viene , ( Non fo per qiial deliro ) alle catene. Laod. Alla tua fé commetto , Principe , la cuftodia Del grande acquiito . Leon. L'ubbidirti è pregio . Vado , uja ti rammenta ..... Laod» So che dir vuoi: Tempo miglior deftina • Leon. Quando Torà farà ? Laod* Forfè è vicina . ih) SCE- i^a) Eumene , ed Arttmìfta %^ alzano con impeto da federe • Q^) Leonatofarte ^ \ SECONDO. SCENA XIL Laodkea^ ed Eumene^ Eum* ^ A fconfigliata Principeffal ) haod* XJLOrvedi, Se mi mandano i Numi Con che atterrirti 5 penfa , Che avvilita poc' anzi Io mi fono con te : che mi contrafta , La fuperba Nipote amore , e regno : Or vedrem chi di noi foftien l 'impegno • Sì , io veggo , che improvifo Ti forprende il rio cordoglio : Che il pallor ti copre il vifo: Che deporto il vano orgoglio , Incominci a paventar. Che confufo in tal momento li dolor t'involve e^reme 5 Come i fiori abbatte il vento : Come il gel dall* alpi eftren>e Scende i campi ad inondar • Sì &c. Parte * SCENA XIIL Eimene • EMpia , trovarti alfine L'arte di fpaventarmi • Ah men ter- rore Mi 46 ATTO SECONDO. Mi avria dato la Morte ; Il reo la teme : L'innocente U fprezza : all' uno pena , Sembra all' altro riftoro . Ma oh Dei ! quefto martoro E aliai più crudo del morir ! A tanto Qiiefto colpo fi avanza , Che giugne a vacillar la mia coftanza . Pur fi regge in mar turbato Sull'antenne, ofuUa prora ^ Qualche niifero talora Già vicino a naufragar . Ma fe un fulmin lo fpaventa : Ma fe un' onda lo rincalza , Cerca invano , invano tenta L'empia forte di evitar . Pur&c. Parte Fine delP Atto Secondo . NEL SECONDO BALLO . Che rtcavajì^ dalla prima Scena dei Jeguente Atto Terzo . VEdraffi TEfercito di Eumene ch'efce fuori in ordinanza dagli alloggia- menti militari fituati preflo ad un Tem- pio dì Marte , a cui vanno i Soldati a far pubblico Sagrificio per implorarlo favo- revole alle proprie armi nella vicina-» battaglia, e veggendo imedemi, che il Nume neir atto del Sagrificio da' fegni del fuo favore danno principio ad una^ feftofa Danza. ATTO ATTO III! SCENA PRIMA. Alloggiamenti Militari di Eumene predò ad un Tempio di Marte , a cui fi fanno Sagrifiz) per render propizio ali* Efer- cito il Dio deli' armi . Peucejìe ^ ed Antigene * PeU' A Ndiam , che amico il Cielo /\ Ne affifte , e ne avvalora : jT 3^ Andiam, eh' ogni dimora I A i Principi è tarai : Quando falvarli ! Non polla il noitro zelo, alle lor piante Ci fia grato il morir . yìntig* E che mai giova L'ardir fenza la forza ? Peu» Io fo , che appena Artemifia comparve , il popò! tutto Da tenera pietà li udì cpmajoflo • Chi sa . Bafta , che andiamo A dar moto al tumulto . Ah ! che l'amo- Verfo il proprio Sovrano , (re B tempo , e tirannìa fopifce invano • Amor più vale Di iBille Schiere : Cent' armi, e cento Non han potere. Se amor prevale : Se accende il cor . Tutto 48 ATTO Tutto è fatale: Tatto fi apprende: Ma tutto rende bacile amor • ^ Auior&c. parte. S C E N A I L Antìgène. Vile mio cor , a tanti Efempj dì virtù non fenti ancora Stimoli generofi ? Ancor fedotto Da un Amor , che repugna Alia gloria, al dover, vorreftì infido Doppiamente tornar? . . . .Sorgi una volta: Vinci quel che ti refta * Avanzo inopportuno Deir affetto primier , che ognor dannofò ! Mentre ad altrui fi rende , A te non giova , e il tuo decoro offende : j Vanne , vanne a pugnar . L'efempio altrui ! Ti fiafprone^l valor. Ah non fia vero, Che sì vile , e negletto Languir ti lenta a mio rolFor nel petto . i Deh tacete nel mefto mio core Voci interne di fdegno , e di amore: i Non vi afcolto : conobbi l'inganno ; Fui tiranno = ma più noi farò . i Odo Iblo i rimproveri arditi : Solo intendo i magnanin)i inviti i Della Gloria , che alfin mi dettò . Deh&c. Parte. P SCE-: TERZO. 49 SCENA in. Gabinetto negli Appartainenti ReaU di Laodicea con Sedia, e Tavolino confopradafcrivere. laodicea , n me tu vedi Tutta la mia grandezza : è mio quel fer- Chefopra latuaticnte uo» Non fplende nò,mati rammenta ognora. Ch' una ingiuria tu fei:ch' io vivo ancora- F/yr/'. Crudele, lo non ricerco V^neconquifte. Della forte infida Doni incerti, e leggieri _ Sonoifcettri, egl'Imperj. Amante ti fprezzai : riK,ft, Tiranna non ti temo . A^me fol balta , A fronte del tuo ardir , del tuo farore , Lamia coftanza , ed'Artemifia il core ^rte. ( Oh fede ! o miei fofpetti Troppo ingiufti al mio Ben ! ; Laod. Pur men crudele ^ Di quello , eh' io dovrei ^ Oggi con voi farò. Cader doyrefte Ambi fotto la fcure : ognun di voi Mi ofFefe, è mio nemico: e pure io cerco Una vittima fola : e pur^ io vogiio^^^j^^ "(a) Ad Eumeni , ih ^d^r^m^J'»^ j2 ATTO Quella vita ferbarvi Che più cara vi fia • Tutto a voi dono L'arbitrio della fcelta. Io fol conferma La fenten?a fevera : Pronunciatela dunque • Bt^tn. (OMoftro!^ u^rte. (O Fiera!) Eum. E ne dubiti ancor?Devi al confronto D'una innocente Principella , tutto In me l'odio sfogar* ^rte* E incerta ancora Non fegni il foglio ? Al paragon tu devF D*un generofo Eroe , tutto lo fdegno Volgere in me . Laod^ Dunque Artemifia ..... (^) Eum. Ah ferma ! Laod» Eumene dunque ...... (^) y^Tte. Ah per pietà t'arrefta ! Eum. Penfa /ch'io fol t'ofFefi: eh' io la ftrage portai fu i Regni tuoi • ^rte» Rammenta » che a tuo danno lo gl* ifpirai furor . Erm» A lei toglierti Di già il fogh'o natio . ^rte^ Togh'efìi a lui Di già la libertà . Eu^ri. Se ancor traluce Nel torbido crudel de* tuoi furori Un raggio d'equità (a) In atto di Jcrivere è arre/lata da Eum* {b) In atto^ come fopra è art ejìata da Arte* TERZO. SI érte. Seaneortireaa Nella perfidia tua , d^ffere umana Qualche debii desìo ^um. Io foldeggio morir . \Arte. Morir degg' io. taed. Audaci, ancor per poco Soffro le voftre gare : e non vedete , Che vi freme fui capo Il fulmine tremendo , , , . . , , E che in alto a gran forza io lo fofpendo ì tum. 11 fiero braccio irato , ^4rte. Il reo colpo fpietato , Bum- Non trattener , ^rt. Non ritardar , a 4 Crudele, Bur». Ecco il peno, ^rts- Ecco il feno , a 2 Sfoga pur l'ire eftreme, laod. Sì vi voglio appagar: {a) morrete ìnfieme . (^) Decifoèil voftrofato, • Anime ree, morrete: Vittime alfin farete Del giufto mio rigor. Contralto aliai più grato Là negli elisj poi farete infjem tra voi. Ombre vaganti ancor . Decife&c- Parte, C% se E, (a) Segna il foglio . S4 ATTO S C E N A V. E.iViene cd Artemifta. Bum. T7 D eccoci , o mia fpeme , lUi Al momento fatai* Deh per- Efporti air ire 5 ai fdegni ( che mai D'una Tigre crudel ? Solo ballava La mia vita y il mio fangue A i fuoi trafporti audaci Mata mi guardi , impallidirci , e taci Ì Ah non t'opprima ^ o cara , A tal fegno il dolore. Anch^io neir almi Sento fremere il duol : teneri moti, AfFannofi contrafti Provo anch' io nel mio fen • Ma pur con- iar argine alle pene ♦ (viene Serba per pochi iftanti il petto forte , Che l'ultimo de' mali è alfin la morte ^ ^rte* Ah nel mio feno imbelle io tal forza non fento • Kon era a tal cimento Preparato il mio cor . Chi maip^nfava> Idol mio fventurato , Chea qnefto colpo ci ferbalTeilfàto? W^tim^ E^'ver. MaohDio! vogliamo Dunque lafclar di noi Così debole efempio , e alla tiranna Accrefcere il trionfo ? Ah non fìa mai • Separiamoci , ocara j , Con virtù, chediftinguail noftro amore . Con intrepido' core Prendi A*uliimó addio * Tanto fofferto Ab. TERZO. SS Abblam fin* or, che di maggior affanno Altra cagion non vedo» Principellà coraggio , io ti precedo . (a) 4rt. Senti . Ricevi almeno i Della mia fede in pegno ' Anciie da me un' addio ..... ^um. ( Che angultia ! ) /fr/. Ahfentì. Quefli ultimi fofpiri 5 Quelle lagrime eftreme Ricevi ahìien : Confervale raccolte Nel generofo petto . E femai negli Elisj La memoria fi ferba Delle crude vicende : ah penfa , o caro » Al mio defiin iuncflo • ♦ . . ( quefto ! ) Bura, (Più refifter non for che colpo è Ah fe tu piangi oh Dio i Io più vigor non ho . jìrt^ Ricevi il pianto mio ^ Altro da te non vuò . Eum^ Ma cke far deggio , o cara?..^ Art. Parti Non so parlar • a due * Ah eh' a tal pena amara Mi fento oh Dio mancar % is dus Contento alfin farai Barbaro ingiufto fato ! Nò , più rigor non hai Per farmi sì penar * Ah&c* parte. SCE- §6 A T T a SCENA VI. Reggia fpaziofa con Tròno . Laodkea , e poi Leomto . Laod. H faufto giorno ! Oh quale V-/ Serie di lieti eventi Mi rendono felice ! Il mio trionfo Oggi maggior fi rende Colla morte di Eumene- E' ver, che fiera Ciafcuno mi dirà : ma che mai nuoce A me , fe di me refta Tama crudel : fe il Mondo Condanna il mio rigor . Così mi piace : Così mi giova oprar . Tutto Tamore In odio fi cangiò . Troppo l'ingrato Accefel'ira mia . Voglio che muora Preilo coleijche adora. É ben^LeonatOjCa) La fentenza è compita ? LeoTì. Nò , falvatì Regina : ahfei tradita • Ali' inimico audace Il Popolo ribelle apri le porte f Finor m' oppofi invano Contro l'impeto infano. . Ah troppo tar- Toiti allo fdegno.. 1 prigionieri (da Laod. Oitelle ! Che avvenne mal ? Leon* ia) /i. Ltonato^ che ej te tn fretta con fpada nuda JeguìtQ dafuQì Qumkri^ TERZO. J7 \eon. Erano ufciti appena Fuor dell'atrio maggior,quando difciolti Fnron da* lacci : eftinti Caddero i tuoi Cuftodi , e al tuo periglio ! Più riparo non v' è , non v' è configlio . taod* Ah Prence , accorri , arrefta Il tumulto .... l'ardir .... heon. Vado . * . ma parmi .... I Affalita è la Reggiaiali'armi, all'armi.(^) S C E N A V I 1. Eumene , e Leonato . Eum^ Adefli alfin , non fuggirai fl miofdegno. Cedimi il ferro indegno . Leon* Difficile trofeo : nè perch* io cada Lafcerò men di gloria alla mia fpada . Bum. Sei vinto , or fremi invano . Leon. IngiuUiffimi Dei j fato inumano ! se E. (^0 Laodìcea jt ritira^ Ltoìuito corre ad op- -por fi al tu7nulto^ che jì vede incomhh dare nel fondo della Reggia. Sìegue zuffa , quale terminata e [cono com- battendo^ Eumene , e^ Leonato . Leo- naia cade . j8 ATTO S C E N A V 1 1 1. Arttmìfia , Antigene , Peucejle , e Detti . Eum. CPofa, yi 'tem. i3 Dolce mio bene • Bum. Un logno è quello . Artem^ Sogno non è , ma un premio Dovuto %ì tuo valor . Fette. Q^uHiio è un trionfo DeM' opprelia innocenza . Antig^ un legno ceno , Che offifte ii Cielo alla glnflizia^al merto. Eum» Amici , ah quelta è un' opra Del voilro amor. Bella Artemifia^afcendi Sul patrio foglio : in elfo Porta la tua virtù . Da* pregi tuoi Di Cappadocia ii Trono oggi riacquiUi Il nativo fplendore . . Artem* Verrò, fetu mi dai la delira, e il core, (ai) SCENA ULTIMA- Laodicea -i e Detti. Laod. Q Uperbi , orsù godete Di mie fciagure . La mia gloria a un tratto Come {a) ^riemifm-^ ad Eumene n^QUìèo in Trono* Come un lampo fparì - Godi, A" e^^^^ Trionfa a tuo piacer . Nel tuo po^^^^^^^ T'afficuri il mio fangue. A te non chiedo eTt inganni . La mia Spofa e a iai^d.- ^S:ri?nT-aV,ch'iovogH^ L'arme iftelle calcar del tuo forore. ^ NòTffièranon fon. Vivi jegbrann Reenar t'offro la Lìdia j e t'offro ancora fn Lconato uno Spofo . Or vanne , e Ga Quefta la gloria, e la vendetta mia. COR O. E chi fra tioi polfiede Sì nobili coflnmi ? Quefta è virtù eh» eccede Del Soglio lo fplendor . Quefta interefl'a i Numi : i Popoli innamora : Quella difarraa ancora Ogni più fiero cor . B chi &c. . JINE DEL DRAMA .