COMANDO

NON INTESO,

ET UBBIDITO,

D R A M A

Da rapprefcntarfì nel Regio Ducal Teatro di Milano l'anno 17 15. CONSAGRATO ULL' ^LTEZZ^ SER.E'HJSSIM^ DEL SIGNOR

PRINCIPE EUGENIO

SAVOJA,

(E't'IEMONTE,

Marchcle di Saluzzo, Configliere di Stato, Prefi . dente del Supremo Configlio Aulico di Guer?. ra,Generale Luogo Tenente, Marefciallo di Campo, Colioiiello d'un Reggimento di Dragoni , Cavaliere dell' Infignc Ordine del Tofone d*Oro, Cover*

natore, e Capitano Generale dello Stato di Milano dee.

IN MILANO,

fer Gio. Battifta CliiroM,

I

ALTEZZA

SERENISSIMA.

Uefto Bra-

ma , che col titolo del Comando non intefo , & ubbiditOjCi arricorda, che il merito de' Grandi è un 2 ta-

tacito Comando , ch^ vuole anco da chi non è ben' intefo , e rifpetto , e ubbidienza 5 E fe da la co- gnizione deir altrui me- rito nafce quella del pro- prio douere,Noidobbiam prefentare all' A. V. S. quelli fogli, e perche la_j fuperior fua Padronanza lo vuole,e perche la noft ra venerazione lo deue , on- de così refta ubbidito il Comando , e in q^^^a_» parte il debito fodisfaTto. Refta folo, che queft'Ope- ra feguendo la fortuna de l'altre da Noi a TA.V.S. prefentate incontri anch' effa l'onore d'un fuo beni-

gnit-

gnìffimo aggradimento* iji quello ce ne accerta la Jua eroica clemenza, che permette a la noftra pro- fonda olTervanza quel fpeciofo titolo d'eflere

Umilifs. Devot. Oflequiofifs. Seruitori Stefano Banfi , e Taolo Converfi ,

Dell'A.V.S.

Milano li ^i.Genaro iji^.

i

ARGOMENT O

I S T O R I C O-

Michele di T?aflagoniaìnaU zato alV Imperio Oreco con le fue nozze da Zoe Tmperadrice vedova di nomano ^rnropolo , a fugg filone di Gwvanni juo Fratello obligò la ftejfu Zoe ad adottare per Figlio Michele Calefate. Is^pn così tofiocojlui elevato alTrono di Cojiantinopoli y che con fomma ingratitudine ne fcacciò la fielfa Zoe y cht^ ^on l'adozione lavsva condotto all' Imper- rio . Injorfe perciò una grande /edizione^ , psrla quale fu richiamata , f detta lufia T eodora forella di Zoe, che già ercL^ ìara efiV^ta^^alV A'giropolo . ^nzi Ici^ %eifa jttmovxm -nte à reggere le redini ieir Imp<éf^y [cacciatone , & acciecato Vin^ irato M chele . Zoe poi inalzò Coflantìn^ Monomio , con cui unitamente ^effe l'Impe^ 'io yfenza che Sclerena di lui Moglie pren^ ìef[e nome d \Augiifia y ne eccedejfe il grado a Dama privata . Tjr li dovuti riguardi :angiato a i due C sfari il noìne di M chele^, 7 fìnge y che il comando dell* adozione del Calefate , che fi chiamerà col nome dificìo ,

ufcìfje da Romano al tempo della fua morìe, per il rimorfo d'avere ufurpato allo Jtejjl l Impero Greco y ed avelenatogli ilTadre \

^he qu fle due offefe flimolajfero Ifacio a veti dicarfene con VefiliodiZoe y e con Vimper- vsrfare fin contro le ceneri del morto Cefa^

' re . che ^rgiro Gran Cancelliere dell* Im- perio afpirajfe al Trono con le nozze di Zoe ^ da cui [prezzato , le foffe poi implacahil ne- mico j che Teodora foffe richiamata dall' e fi- Ho dalla medeftma Zoe^ con quel di più , che è fiato neceffario alla condotta del Drama

{1

GENE-

LETTORE.

COn la fperanza del tuo foli- to benigno aggradimento elbe quefto Drama fovra le Sce- ne . Le folite frafi Poetiche di Fato 5 Deità , Adorazioni 5 ^ fimili fono fcherzi della penna ^ non mai fentimenti del cuore , Viui felice.

GENEROSO

IF.Kal.

IV. Ka/. FehumlMBCCXIIl

- IMPRIMATUR.

Pr. Jofeph Maria Ferrarmi Ord. Prec Sac. Theol Pv'ofeff. ^ ac Commil S.OfficiiMediol.

Dommtcus Crrfpus Paroch. SS. Vìi tor. 5 & 40. Martyrumpro Illujlrij & Reuerendiff. D.D^ Archìepifa p.

-, ^

àngelus Marta Maddiufpra Bxcellen. tijfmo Senatu.

SCENE.

NELL'ATTO PRIMO.

[. Grand' Atrio, in cui perMaeftofa fcala fi fcende dal Palazzo Impe- /• riale . Da un lato è inalzato gran- de , e fontuofo Trono , con vicino un tavolino, fcvradicui fono la Corona Imperiale , e la Clamide . in. Camera d'udienza negli apparta- j menti di Zoe, con Tedia fotto al ^1 Baldachino , e ritratto di Roma- no appefo alia Parete . jlll. Luogo de' Sepolcri de'Cefari , c ffi^ fra quefti quello di Romano .

;J| NELV ATTO SECONDO. |[. GiardincA

li. Stan'i-é^di Teodora con tavolino , ìu^^yZ la fpada di Romano tol- i taaZoe.

NELU ATTO TERZO. I. Cortile.

il. Steccato apparecchiato con Trono, i dorè apertofi il profpetto fi ve- j dranno in Ciel ftellato li fette-» ] Pianetti con le loro Deità .

T TQ.

ATTORI.

ZOE Imperadrice d'Oriente Ve-' dova di Romano Cefare.

ISACIO Adottato per Figlioje pei Cefare dalla fudetta Impera- drice.

TEODORA Sorella di Zoe.

ARGIRO Gran Cancelliere dell Impero.

COSTANTINO fuo Figlio.

MANIACE Generale (gl'Impe- ro. ^

LEONE Capitano delle Guardl< Imperiali .

ATTO

ATTO

PRIMO.

SCENA PRIMA.

Grand' Atrio ^ in cui per MaeftofaJ ' Scala fi fcende dal Pai izzo Imperia- I Je, Da un lato è inalzato grande, e fontuoio Trono , con vicino un Tavolino, forra di cui è la Corona Imperiale, e la Clamide.

Zoe m'irono 9 ed Argiro fovra unafedla al ta^ volino, come grm Caticclliere dell* Impero . Allo jIy spiti) d^tjÌY omenti fi vedrk Jcendem d/d Patàzzo Imperiale ìfacio in abito di Cavaliere frivato, ed ajfifiito da Cojl antico, e da Leone ,

t

Z90. TT "TtN penofo fplendor (tro^intui I 1 E' la Corona, o Greci c un ccii- I I Vanno a cader le pubbliche fcia* ^ V Dàlie fpade nemiche (gure.

Colpo i^oii|^ajL^te ujai| che a noi non giunga, A Se

% ATTO

Se de le vene fuddite nel fangue

Ha la no (ha grandezza il Tuo alimenta %

iDagli unvori Itranieri

Agitate le membra de l'Impeio^ ( Mal fermo è il capo. A fcoiienerlo io chia- LTn Ce fa re fui Trono . ' Lln cuore' in due Monarchi abbia Bizànto; E ne rechino il grido , De nemici a terror, PEufinO;, e'I Xanto* Zoe i accenna Argrche legga* 'Arg, Zoe, de la Gieca Roma

Legge il Diploma Imperiale* Imperadnce Augulta Ifacio appella in Cefare, ed in figlio Egli prelii a la Gloria Del filerò àlloro/il braccio, ed il configlio*

^^-'^* Il founidabil Nome Leo,

D'ambi i noftri due mari empia ogni riva.

Coro, Viva Ifacio, eterno viva.

ì>iel mentre , che il Coro canta Coji. e Leo. mei tono in dojfo la Clamide ad Ijacio $ O* egli poi ingi^ nocchiato fu i gradi del Trono a piedi di Zoe jegue . ;

ijac, LTn vapor fublimato, o Mad^ Augufta, Ancor, che gionga ad emular lar^'cc- Delle Ile ile piiì chiare, . Al maggior 'de pianeti Cfontc Dee tutto il Tuo fplendor, ch'à 'ia lui Jsu» Non è la mia grandezza. Che un tuo rlHeflo. Io de Teccelfo àlloto, A- te pria ch'io lo Aringa I benefici .raggi in fronte adoro.

2*oe, De la Cefarea fronda ,

l'adorno, ICacìo, il crin j con «fla in voltl^ De fbmmi Dei Timmagioe t'io)primo., Incoronande Ifaci»,

PRIMO. 5

Tu gelofo la guarda j ed il tuo zelo Ti formi il cor su Tahe Idee del Cielo, Coro, Viva Ifacio, Hlerno viva.

^* Zoe. Venga al Trono il gran Duce.

S C E N A IL

jllfuon ode militari iflrotnenti Man. entra dalla fort^ Trionfale con V effercito vittoriofoy Sara* ceni incatenati i e le loro injegne trajcinate» Armi &c.

Zoe, & l/a. in Trono Arg, Coft. e Leo.

Ma, C Col ferro, e col foco ppprefìa> e doma^ HI L'Idra Africana a i;| Ti^inacria in feno Reco al Cefareo loglio , ? i Le Saraceae infegne , c'I popol Moro | Olocaufti non vili ai fagro alloro. " Leo, Generofo Maniace, Alla tua fpada iiluftre Il fato inctenò la gloria noftrar I Cofi, P,er le veggon' adorno

Di p-'^Im'^ Trionfili il Greco lido , Chia^ipel tuo fplendor Seito , ed Abido. Zoe 1 ci nuovo Augulio, o Duce, il genio noftr^ 8 ' la tua tede ricerca, a lui la giura, i Man. ijoyra Icinvìtta delira.

Che de l'Impero agita i fati , in-primo j Bacio d'eterno omaggio f _

Ed in quell'atto illulhe, e memorando Al tuo gran nome impegno Quanto puon quello core, e quello brando, p ìfa. Oggi, ficuro è il Trono ,

Se i'apjppgglo a Maniace. Au^uSa > io porto Ah A

4 ATTO

A fervir a lo fcettro

I fovrani peafieri. Argiro> è tempo, Che s'adempia con l'opra il gran difegno .

Arg, Se non Tanror , trionferà lo (dtgao . ap^

Parte ijac.fer Vito da Arg. Coft, e Leo. Coro. Viva Ifàcio, eterno viva.

Viva Zoe, che invitta il chiede « Ad empier Taugulia fede > Il decreto il /bi ne feriva» Viva &c.

SCENA III.

Zoe^ e Man. Zoe 'Xyf'Aniacc. ^^«.IVi Augii fta. Zj)e. E quale in di lieto ,

Trirtezza in volto? M4n Ah Zoe,

Occupa Ifacio un Trono (e fcnza nota

I>'orgogIÌQ fi conceda il dirlo) ila Trono,

Che fcoflo tante volte.

Ritrovò nel mio braccio il fuo foftegno»

Tanto forfè di fangue

Sparfo ancora nonhòda le mie vch^.

Che a tingermi una porpora baiìafle?

Chiami un figlio fognato

Sovra il foglio de Cefari , e trafcuri

Un' infelice amante

Che per le vie del Talamo vi falga? Zoe. Non è cosi elevato

II Soglio già , che non vi gionga ancora La legge, e fieda al fianco de Monarchi, Romano vi balzò, e ne refpinfe

Ifacio t il fai , cui la ragion dei fòngue

ri

PRIMO. r

Il fcnticro n'apria , h Tratto da inficiiofo

Napello il di lui padre al pigro Lete. A Su la tomba ei trovò ( termine , a cui ,, Ci accompagna il rimorfo ) il pentimenti, Ei volle , eh' io giuralH Ai coniugali Numi , a i tutelari Genii del noft^'o Imperi, Di partir con la ftontc D'Ifacio il fagro Imperiai* alloro, . Così fcender gli parve A le vie de gli Elift ombra innocente; Quindi mio figlio il feci. Non già mio fpofa; quciì:o Carattejce foavc a cor più bello Serbar voile il mio amor, e tu lei quello^ A me ferba.amor, e fede-, Ed havrai fede, ed amor. Eguai' foco ambi c'infiamma; S* io fon tuttala tua fiamma, E tìi fei tutto il mio ardor» A me &c.

Manine e fola .

Ripieghi il fallo i vanni, amor li fciolga Quegli de la vittoria Ripoli in grembo i quelli Al bei fcno di Zoe difenda il v<)Io. Regga Ifacio V impero , Pur che l' impero adori mia virtude j e quefta in me rifplenda Co5Ì , cli'eHj* di Zoe d^gno mi renda

A i Beila

» Atro

Bella garra è di fplendòrd Fra di noi , luci adorate qual garra? Ah tutto è voflto 11 fulgor, che in me dimoftro. Se. nel cor Voi mei gettate Beila &c.

S C E N A V.

Camera d'udienza negli appartamén- ti di Zoe con fedia fotte al balda- chino,& il ritratto Ro- mano appefo alla parete* -

Ttcdorat e Cofiantìnoé *

Cojl. Vi Ende pur' il fuo lume

Iv Di Venere la Itella al noftro Cielo >•

Vede par la fua sfera il mio bel foco

Veggo si Teodora : ! '

Mei dicon gli occhi , e intera

Lor non darebbe il mio timor la» fede ;

Se noi dicefle ancora -

Quelio mio cor, ch'il sa prima degX'ecchi , Teod. Coftantino, è pur vero.

Che nel mio edìHo ancora, a l'amor mio

Serbaiti del tuo cor' il dolce albergo?' :

SCENA VI.

Zoe 3 e detti * la , Co danti noi Udienza^ vi piaccia ^

Zùe. Ermana , Collanti no 5 Argiro chiede vjr Udienza, vi piaccia.

Che

P K I M O. p

Cfce fola egli mi vegga.

Così vuoi de Jo Stato ,

Per ciò , ch'egli fcoprì. la geJofia .

reo. Andiam .

^ a ^ a z. anima »iia;

^ojf, Teco ne vengo

Si ritirano nella flanz^a vicina.

7!oe* 11 Principe orgogliofo

Vorrà recarmi a balenar su gl'occhi

la. mal nata Tua fiamma 5

Seco tutta s'olienti

La.Maeftà del grado

Si reprima l'audace, e fi t^omtnlì » fi ede i

SCENA VII.

Zoe, ed Argiro,

Ir» T^CItto, Aiigufta, è perduto,! I folo amore

A. La tua. faivezza in pugno Guarda, non T irritare s'egli non t'apra Fra Je mie braccia il porto, E' vicina al naufraggio La tua grandezza. Zoe. Ardij^ Un Vaffallo cotanto? e a me dinante Tal parla, Argiro ? Arg. E quale ei parla, è pronto

Anche ad oprar. E in mia balia loScettr^i; Zoe, Ch' io ftringo in pugno/ Arg, Un fotBo

Bafta, perch'egli cada. Zoe. Perch'egli cada? Audace,

Ifacio. ... Arg, Argiro parla, e Ifacio tace. Z<}e, Argiro parli si> ma quai'ei deve

A 4 DI

S ATT O

Di Romano a la Moglie I jlrg. Vado fpatio divide

Da noi Romano» :^Qe. £ che? Arg. Sentimi Zoe.

Freme il turbine dove

Meao tu il temi . Io folo

Per /bftenerti ia fronte

La Cefarea Corona ho forze, ho core;

Penfa, e rifolvi. In quello

Giorno fatai, ed in quell'ora angufta ,

Prima, ch'io da te parta.

Se mia Spofa non Tei , non fei piùAiigufta Zoe. Porti, indegno, taat'oltre

Gli orgogliófi difegni ?

Sino alle foglie ecceUc

D'nn Talamo, in cui veglia il Genio fagro

D'un Celare? li aggiunga.

D'un Cefare, cui dev^i, '

Quanto hai di grande in te? Guardalo ingrato

Eoipio guardalo, e trema.

Gli mojìr^i. il ritratta di Kommo .

Ma un Cefare eiUnto,

Barbato, tu non temi.

Un Celare, che vive, ^

Col fu per b ) tuo fangue

Edingaere fapià l'indegna face*

Ifacio..,. 'Ag^ Argiro parla ^ e Ifacio tace, Zos, Ifacio tace? figlio

Ne la madre favella . Arg^ Non dee Hgho adottivo alla natura

Il fuo rifpecto. To6. Il deve

A la propria virtù . Arg, Virtude è fempre

Liberi

PRIMO. ^

libera da ogni legge.

Quando elU porta una Corona i a fcont^, Zoe. ne[ Tiran. jirg. Non più .

Sia prezzo , o pur fia dono i

S'oggi a me non ti dai, fcendi dal Trono > Zoe. Soffro io cotanto ancora?

Empio vedrai, fe irn fulmine m* avanza

Ancora per punir ia tua baldanza^'

Si leva Zoe dalla Jedia, ed Arg, la tratùtfjs . Arg. Nò, ferma.

Arg. frefa tma fedia, fiede fatto al haldé^ chino a fronte di TLoe . Zoe, OLÌ» tant'oltire? Arg» tempo ornai, che lilicio parli , ed !•

Suo An>bafciator gli Augufti fenfi efprima %

Ifacio Imperador' a t^e m'invia.

Sovra un Trono egli fiede.

In cui* m (ìedi ^ angufto

Egli è per due Regnanti.

E vuoi , che un capo io\ cinga ilDiacfem*^

Perciò pria che d'Oriente

Due volte forga il matutino albore,

legge d'Augnilo ella è, eh* cfci di Corte Zoe. Q;^.efta d'Ifacioè legge? e tu la rccchi^

O nM fi ili co. peggi or d'empio tiranno?

Deità neghittofe.

In Cielo i vofiri fulmini che fanno? Arg. Di Cefare al comanda

Chieggo Teodora. :^oe. Forfè

Ingrato ancor porta nel fiero pett*

Nuovo veleno airinnoceate Saora «

SCR.

ATTO

SCENA VIIL :

Teodora t e detti .

Teo, Cj Eccelfa Donna?

Ce fare , a cui fui crine -, . < ». Il deftin de l'Impero o^^i ripofa,''' AI fuo TaLamo Augufto Per me t'appella Imperadrice, e SpofaT^

a2. che fento? a p.

Zoe.

jirg. Ed io proftrato al Regal piede

Giuro sii la tua deftra omaggio, e fedeli 2.08' Non profanar co' baci

Quella de/ha innocente

Irulcgno adulator . Teodora abborrc ,

Il fagrilego nodóf ! ^^'|

T'fi'?^ G^an pjenfierò s'aggira ^ I

Ne la confufa ntente. Il Ciel iécon.di

Le magnanime idee» af. Renditi ArgiJEO*^ Zo^. Renditi Argiro a Tempio,

Digli , che Teodora

la metà del cor di Zoe nel fen©» T^^flf. Digli.... Xoe. CVella non fale

Un foglio^ ond'io fon fpinta^ Teod. Che gii Imenei Zoe. Detefta

Più, che la morte Teod. Iliuliri .... Zoe. Son per il fuo liiEttto Teod, E raima,,, Zh* Niega,

PRIMO. Il

D*eflet moglie ad moiho Si atroce, e fuaeilo al {àngue noftro^ , Teod. Readiti Argiroal tuoSiguor* e digli ,

Che li fuo comando adoro , Più, che la mia fortuna: Del Talamo fublime a V ampie Soglie Accetto il grande invito Augiiftaj e moglie Zoe. O Scelerata. Arg. A Cefare mi rendo

Col lieto annunzio. aTeod, Or vanne. Superba , e di , fe uu fulmine t' avauisa Ancora, pep piinir la mia baldanza, e Zoe Amoj: fdegnato S' è vend4cato Del tuo rigor . Non v'è in petto Maggior difpetto. Che quel d'amor. Amor 5cc.

S CENA I X.

Teodora, e Zoe,

^Zce. QQuarcia sii gli occhi a la natura i fuoi

»3 Venerabili dritti , . / Barbara donna j io dunque de la Reggia . ;;»,jìjR.i chiamata t' avrò a fpirar i' aure, J

Perchè la mia Corona , ^ v-^^T

' Da mia fronte rapita avefle im Ca|50,

Su cui pofarfi? Ah ingrata! 7'eod. Ingrata tu mi appelli, ! perche da l'amor tuo refa a la Raggia, Da cui fpinta m'avea , Dtì tuo Romano un barbaro comando , ^ i A ^ Ineft©

it^ ATTO' Incilo fili mio crin la tua Corona? : Io già da la tua fronte io non la tolgo» Ma il a colpa . Qual fcettro Per l'orror d* u;i delitto Si ricusò? TLee. Vj'nne fiiperba, olienti Degno di à tal prezzo il grand' acqui (lo , Ne l'altezza, a cui Tali , Oini vicin> ad* irritarle io vaglio. Di Giove a le faette il lorr berfaglio. Vanne, regna, ma l'anima ingrata Col rimotfo la colpa divori, E col pcftj r opprima la pcna^ Sia tua pronuba A letto fpietataj L'empio nodo Megera infiori , Al tuo foglio (ìa ba^e l'arena, Vanne 5cc. Teod. Sappia il difegno illuftre

Solo il mio cor, che il concepì ! La flefià Zoe mi creda colpevole. Piii chiara. Quando è nafcotla più virtù rifpjende»

S C E N A X.

Teodora , Coftmmo .

C^. /^L^al voce, o Teodora , (fpnfai Vj^Giugne a ferirmi il cor? tu Augutta,€ Teoà, S> , di Cefarcj Cofl, O Dio ;

E CoRantino ... Teod. Senti .

Molto t'amai , molto ancor t*ama* Cofl, E pure ... Tioà, Per rciicfermi incorante

Hi

P R I M vo: ij

uti gtaa fafciao il Troao, . Zofl. E h lijift Fedeltà

Qua u' io l'apprezzi , Afcoita. Oppugna ardito » La mia graadezza, Zoji. Ah , t'intendo i oppreffo ' Vorredi l'amor tuo da ua mio delitto , Per fuggirne il rimprovero 5 ma viva. Viva pur quell'amore. Se pur è in te, purché il mio pianto ci veggSj E te ne fparga il cor di qualche llilla. Ted, Sì, vivrà l'amor mio f queiU legge Egli t'impone. In Zoe Softieni i dritti al foglio , ond*clla è fpinta Suo Cavalier t'eleggo Guarda però, ch'altri non fappia ufcito Da me il comando. Io (leila ; Vuò Zpe deprelFa , s'ella Ritorna aHpgl io, io non vi fa Igo, e troppa Il (alirvi m'è car»-) . Cojh Non mai ofcurameate

Gli Oracoli fpi egò di Delfo il Nume* Teod. CiecameiTte eilèquifci

Ciò, che t'impongo, e fpera, C^f, Im pera Ir ice, e Spofa ^ Ti fai piacer dei duol , cke mi divora» T^gd, Spofà non fjn , lmperadric« aacox:ai, i? Tu non m'intendi, il sò>

vuò , che tii m*i ntenda^ Se non , quando ti dico. Che fempre t'amerò. JL i Tutto veder non può

I Amrvr, che porta benda 3

Ma digli , che l'antico Incendio i'*) ferbexò . I «ce.

ATTO

SCENA xr.

Cojlmtino foto .

N

i

0\ non t'intendo, è vero, Teodora crudelj quello, che intenda jf , j, E' il mio folo tormeatoj * ; (te

non intefa ancora : . :

S'ubhidifca la legge, eZoes'aflIfta. Teodora il comanda, il vuol virtudei /, E morte fovrafta a l'alta impi;ef^ , V ,, Per virtù, per amore Al nome notlro immortai vita è refi. . perdetevi in quel volroomiei peniìeri $ Altro che ad adourlo non peniate . Ei vuoljch'ioi'ubbidirca, e ch'io difpeti Col cercarne ragion no] profanate. Perdetevi &c. !

SCENA XI I. .

\ Luogo de fepolcri de Gefori, efrà ' quefti quello di Romano .

Jkeon, 1 A i^amma piu/in^Iic^,

Che d'un'amaiite in feno aideflè ajaiji E quella, oTeodora, Ch'rirde per te nelmio. Oggi , che doppo taato . Di loA tanaji^ a jaoi li leiidi; Augll^^oi

Inai.

P R I M ®. t%

' Inalzandoti al Trono Ti pojTta, ove non può giungere il voi© Del mi fero amor mio. od. Anche nel foglio un languido fofpiio Grato ci giunge, un guardo. Che fi fermi al di fotto De la corona , non è vn*offefii. i K Ma i fofpìn , e gli Sguardi , Che giòngon si vicini a la Corona , INon volan mai fra Tali a la fperanzal rod. E perche ? Kan forfè Infenfibile il cor le donne Augufte? Serbami l'amor tuo puro, e fedele j E poi forfè chi sà? bafta, anche apprcfli) DiX^efare il mio cor farà Tifteflò. Non ti certa fperanza, non vuò , che tu difpcrij i Ama, ferui , e poi chi sa?

corona non s'avanza Sino fovra de' penfieri, E ragion fui cor non hà* Non ti 5cc.

SCÈNA tlU.

*j Le&Ke /oh*

bella- lafiaga ^ Succhia jO mio fido amor*, il dolce kttf temer il timor, che ti combatte. Amar con gualche (pene, ! ' E' fcmpre vn dolce amaxj

qualche idea di bene In effa anche il penar .

x6 A r T o

SCENA XIV. : V

Te»d, che riurna con ifac. Ccjf, Arg. e Mm^

La tua clemenza, dove poggiare non olà va

Il mio pcnfler, non che la mia fperanza' Giuli' è, che à te rivolga i voti miei. Che il mio Nume, ed il mioCiel tu i J/ac. Ptia che le Tede eccelfc

Sfavillino d*i ntorno al Ietto Augafta, -Un fagrifìcio grande Il tuo core > ed il mio purghi da quaU Reliquia di dolor , che loro avanza. Ile o Miniihi> a terra Cada la valla mole , £ di Roman le ceneri fuperbc Frema Taugufto pie fra i faffi > c Tcrbe, . Atterrate, diroccate -

le rticmorie d'un Tiranno: Abbattete, dilhuggcte Nel fuQ fafto il voftro tfhnno^ Arretrate 8cc, Mentf^ t Jolànti / avanzano per dirroccAY$ il feft ero , Z&e loro fi ofpom .

SCENA

Z&i^ i detti .

FIdietro d'empio empii Minifiii Ah moiìroj oltre cotanto S'avanza il tuo furor? J^ifkO a fpin^eji dal Tjipiia

|>et

Del

Noi Dei' S'o: Tii M Di Oa

Ci

PRIMO. ir

Del tuo Signor h fpoCi ì Non è compito ancora Della tua ingratitudine il trionfo S'ora tu non la porti Tra le tenebre Skcre della Tomba A lacerar quel core Di cui è pure un lavro eccelfo Onde tu cingi indegnamente il crine 9 fac. De Tempio ufurpator dono tu appelli Ciò , ch'egli a me rapì ì debbo a laParca , Non a Romano, e non a te lo fcettt^ , Al mio tradito genitor io debbo La mia vendetta? quella deboÌQ non è, ch'ella fi fpe^i All'incontro d'un faffo. Zoe . Eh codardo , l'afil . . , !/ac, O Femina ardita

T'acchetta. Zoe, Eh, dimmi Augufta. Il Genio de l'Inrpero ancor mi legge Il fublime carattere fui volto. ffac. Ed il mio genio aflolve Da queft' onta il carattere fublime* Io f)lo in Trono.. . CoJ^' E qhe Signor? Romano | . Abbattuto vedrà da quella fronte L'ecccifo Diadema , Ch'è fuo retaggio vive , Vive nei core ancor de fuoi fo^gettì j Ne fi prccipuofa

CaJià Zoe dal fuo Trono, ^ Ch'ella non hibbia ancor per rifalirvi^^ Sii le biaccia de popoli un foflegno. ìé n Che fento! (^^^ Teod. O Illuilre amante {àp. ^■g* Q %Uo iude^iup (àp.

al /

ATTO

Coft. E quando,... JJac. Argiro. Cofl. Altri non fofle. ^rg. Chiudi

Perfido ì! labbro, e adoifa

In Cefaie il tuo nume . Coft, Io Pad orai

Prima in Augulla . Arg. Il grande

Titolo a Teodora in frónte fplendc; Coft. Ma tolto ingiuftamente

A Zoe dal volto. Arg. Ancora

ora cotanto in te l'animo audace ? Teod' Che bell'amor />.) Zoe . e Maniaca tace l Coft. Parla con la mia lingua de l'impeto

roffefo... Ifac- O ammutirci.

Togliti a me dinante.

Ed avezza a ferviralamìa legge

10 fpirito fuperbo^ e contumace,

Teod. Tremo al fuo rifchio {àp. Zoe* E Maniace tace! (^^. Coft. Parto, ma ubbidienza

11 vafiallo non deve a quella legge ,

Ghe giurtizia non detta, ò non corregge. Nacqui vaiTallo, il sòj Ma libera nel cor Virtù m'avanza 5 E croliarfi non può Dal fo Viano rigor La mia coltanza. Nacqui &c. Jfac. Argiro vanne, e frena

Nel figlio incauto il bala'anzofo orgo'gUi^' Molto fofiri la Maeftà dei foglio^

A T T (% %^ Arg, Signor i fe il mio comando Non gli Tvelie dal petto la baldanza proterva, e il reo configli©, JS[è più padre io gli fon , più ei m'è figli© i

SCENA XVI,

^ Ifac. Teod» Zoe, e Mm,

*fac. C Che fi tarda ancor? foidati , a voi j

xIè Que' marmi a terra , Zoe va per impedire il diroccamento del fepolcr^,^

Le fi oppoìigon i/oldatiprefentmdùle h armj , 9oe. Ah prima Mi fi fvelg^ dal petto L'alma agitata ' ffac. O . Sia trattenuta L'altera^onna .

'Irt'degrti 5 al petto Auguftv S'oppongon l'armi? ^eod , O quanta

Pietà, Cieli, ne Tento. (^aj^j im. Ho tutto nel mio core ii fm tormento* ^ tanto altri faldati atterrano il fepolcro di Kom/0 I no * il di cui cadavere vede fi À.federe c^n k Ic^ fpada Marnano .

oe . Fiffa in quel volto , o barbaro , lo fgujirdo^ , quegli è. il tuo Signor, quegli c Romano., Trema al gran« nome; trema A quella, ch'eì minaccia, alta vendetta ^ E dal fero , ch'io tolgo , A la Cefarea mano empio l'afpetta. TLoe toglie h- fpada di mano al cadmerà di Romano , e far te .

SCE4

!• P R. I M Q.

SCENA XVII.

Ifacio Teod. e Man» in difp* appùggUto penfoj air HYn(% ài Komi^no .

J^M. TjErciafi, o mia diletta, '1 X Nello fplendot del Diadema augufiE2 , Qualch' ombra di triftezza

Che di Zoe la caduta al fan ti reca. TioA. Io nel tuo ciglio adoro

La mia fortuna, e perdo il mio martorol ^itc. Perdilo, o dolce labbro, c a me prepari Il nettare /bave de tuoi baci Or che mi rende il Cielo Il mio Scettro, ài mio Trono,' AI diletto tuo volto In pegno d'imedeo li reco in don©; Teod, Ed io fopra le piume

Del fagro genial' augulto letto ..\ Abbraccio il donator, e il dono accetto, l^ac. Nel tuo bel feno , O mia fperanza . Stringer ia palma , M'infegna Amor. Sentirò almeno Ciò, che mi avanza Di quefta falma Piacere ai cor. Nel tuo &c.

SCE-

A T r Q SCENA XVIII.

j^ianiace fola*

LMorc, onor, cke dite? Abbattuta dal Trono Zoe l'Idolo mio,' per rifalirvi Ella chiede il mio braccio, amor m'invita L'abbatti ter è un Ceiàiea cui fagli Giurai la fede > onore Ne freme, e ne ripugaa* p»|Son' amante , mal grado Allo sdegno d'onor feguafi amore. Son guerriero» a difpetto De i rimorfì d'amor feguafi onore.

Dentro al Campo di quell'alma Ceda amore a la mia gloria, E difficile la palma, più cara è la vittoria. Demr<?

fine de IP Atto Primo .

li

ATTO

SECONDO

SCENA PRIMA,

GIARDINO.

limlace, ch^efce da vna parte i e Zoe da V altra:

Z&s\ /[ Anìace, a la tua delira 1 IVI Formidabile Tempre, e fempre giuda, Quefto acciaro condegna Col cuore di Roman la man d' Augufla^

Man* Fiero cimento. ap,

Zoe II braccio

Ritiri? io non t'addito UA{trica armata in campo, ^ Di cui già ripoitalìi ampi trofei ^ Solo Ifacio l'addito ; ^

Dalla terra abborr ito, \ Deteftato dal Cielo 5 Vinto a metà da la Tua colpa. Un capo Egli , che fvelto da l'indegno bufto, T'x gradQ a] Trono, ed al mio letto aiigufto l

ATTO 2j

Mm. Quanto io t'ami, tu 'J fai,

Sallo il Cielo, e al par d'cflb . Sallo il mio cor, che de la tua fciagui;^

Tutto fovra di fe ri(ènte il pefo.

Ma r immortai mia fede,-

Che per tua legge a Cefare giurai,

Dilarman l'amor mio

A pie de la mia gloria trionfante^

Che Principe fon' io prima^ che amante, ^oe. S'ama così Cefarea donna? E queita

E' fedeltà di Principe? fon' io.

Prima, ch'Ifacio, Impéradrice , e fpofa

Di Romano, che in pugno

L'afta ti confegnò del Greco Marte;. Ì4m. Ma non perche bevefl'e gn reggio fanguc^ %oe '^à ora egli tei chiede

Dal confin degli Elifi, e dai mip labro

Tel chiede Amor. Man. Ah Zoe, di quefto amore

Tutti Tento i rimproveri^ del mio I Giuftò dover fra l'ardue leggi ei fremei I M.ì pur a la mia fede i tFotza è , ch'ei ferva 5 ad e/Ta, u Con ifpafimo sì, ma con fortezza, i Qua! deve uom grande, i fnoi rifpeiti io r ec«« Zoe Così Maniace parla, e parla meco! I Or via^ e quella

Prendi,.. Tu queila I Jlluftrie i^ada in quefto feno immergi j ì In quello feno, o Dio, che già fu il nid©

De tuoi fofpiri .

I^an. Eh nò, Zoe, fe quel ferro De' tra Ht^ere un cor, il mio punifcaj Il mio, che al fuo fovrano Non , a la fiia amante efser infido ; Sofpetto a la ii^ ^lociai e ai fuo C upido»

S B C O N D O. Veglio imprelVo ne! tuo voltp Pieii di luce, e pien di (llegno Tutto il fallo deir amor j Ad Ifacio poi rivolto Veggo pollo neiiMmpegno li contrafio dcli'onor. Veggo 6cc.

SCENA II.

Zoe foU ,

Tal mi làfcla? Ah mio dolor, fin dove Giuguer puoi tur

Ma già de r egra mente

Pafla ii lutto ne' lenii, e la tridezza.

Dall'angurie del cor, (ale fu gli occhi ,

Chiudetevi o pupille,

E più non Icoprite

li feniiero del Trono, ah non v'aprite. Deh dipingi a me fedele

Il mio amante, o mio penlierOj Così rendi men crudele , La caduta d.a l'impero. Deh. 5cc.

SCENA III.

Tecd.c Zoe addormentata confrk le mmi U fpa di Romano,

Teofh T^Al fuo dolor opprsfli JLJ Qui dorme Augiifta Mifera Zoe, in d«ji;iij||

SI*

S E C O N p O. i5

Chi , che il tuo rinofb

Da un penfìei- non d turbi ,

Che me ti formi, al par d'Iiacio, ingrata?

E pure...

Zoe . Ah mia ■fpcranzti. Jognando .

Tecd, Sogna Taffiitta» Zoe . Prendi.

L'iihirtre acciar. jognando*' Teod' Che fcnto!

V'è forfè qualche Nume... Xoe. lo tei co nfeg no. fognando. Tecd, Che parli in leii Zoe Con elio

Servi a la mia vendettii, 6c al tuo sdegno. \ógn. Teod, Ah favellan fovente

Col linguaggio de fog«ii a noi le fteile .

Me qui non tiafle il cafo. li grande inuito

Mi fcendc di sii feruafi ad elio

C^efto acciaro fi ifringa,

E cada Ifacio a pie d'Auguft a oppicflb .

SCENA IV.

Zoe che fi Jveglìit > Cofi, yche giunge da una fatte ^

£ poco dopo Arg. , giunge dall'altra parte . Zoe, QOnno , che fei l'immagine di morte. Tu fuggi, per che viua il mio tormento Tacciar ivedeCofi^) Coftantino» A qaal de(tra più iegna. Render poteafi il brando Del mio Signor, chea te? Ma giugnerveg^© Il Contui^iace Argiro. Parto, ch6 rimirar fdegna il mio ciglio , Còaì diverfo un Genitor dal figlio.

Venga pure c in quel bel core L'empio ^tpprenda

%fi ATTO

Vn'idea di beltà. Ed a fronte de i'onort Si difenda

Con Torror di fu* empietà;

SCENA V.

Argiré , e Coftantino . ^Arg* A I-^^a lo fguardo, o Coftantino , C cerca /TL Se in me più raffiguri

Quel fovrano carattere , che impre/Ie

Naturai me fui volto,» te nel cuore. Nel tuo volto il ritrovo, / Il trovo nel mio cor, e più che in efli

Nella chiara virtù , di cui io debbo

I fpirti generofi al tuo gran fangue, \ 'Arg, A quel fangue , che oltraggi ? Cafl.lo Signor, oltraggiarlo « anzi l'adoro.. T Arg. L'adori ? e con qual rito ? io non tei diedi ^

Perchè in te (i nudriife un cor sleale. Cofl, La nota infame

Non vedi in me. Arg. La veggo

Nel difenfor di Zoe.' Cofi. La donna Augufta... Arg' (^lefto nome ella perde a pie del Trono i

Onde Ifacio la £pìngQ, Cùfl. Ifacio , a cui fui crine

Folgora una corona,

Ch'è di lei dono. Arg' E quefto è il fuo delitt®.

Ad Ifacio ella diede

Ciò, chea me fi dovea.

Ma dimmi ingrato , ove Iccnde I'alIoir#

Da la mia fronte altro, che a te fui crine?

Maturo uoa vendetta ^

f if-

SECONDO, if

Perche tu perdi un fogliose tùiadeilra

Stendi per difarmarla?

Chi t'accefe nel petto

II fagtilego, ingiallo, e fatai zelo? O/* I^a mia virtù, l'altrui ragion, e'I Ci§If»^ ^rg. Il Cielo! Ei, che la legge

D'alto rifpetto imprelle

Per il Tuo genitor nel cor del figlio ?

L'altrui ragion? all'ora,

Che la proferì ve un Cefàie dal Trono ,

nelcord'un valTallo il luo ricovro? La tua virtù? s'appella

Virtù fors'ancheun baldanzofb orgoglio,^

Ch'ollenta la perfidia in faccia al foglio. Qofi. Da' raggi del Diadema

Non s'abbaglia virtù, che ferve algiufto. Arg* Ciò,che il fovran condanna è Tempre in* QQji^ Queilo folo del Nume (giullo.

j^anca a chi regna j quegli

Vuol , che ferva la legge a la ragione ,

Quelti vuol la ragion ferva a la legge, ^rg. Tutto è ragion ciò, che lo fcettro fcriv€ ; Cofl, nel Tiranno? Arg. O tant'ojtre? Ah indegno.

Aborto di natura ,

Ingiuria del mio fangue, e mio limorfo^

Al mio piede abbandona

Di figlio il nome, il grado

Di Principe ti fcorda.

Principe, e figlio avrai,

li Giudice , e'i carnefice nel padre

Sentii già ftabilita

I' la gran legge, e la gran legge è quefU; Vuol Cefare, vogl'io ©' la tua ubbidienza, ò la tua tcfta. Io faprò vtrfar quel fangue.

z% ATTO

Senzi che il mio cor foipira , Caderai vittima cfangue Del mio (degno al Cielo in ira. Io &c. parte Cofl> E ^^he fia mai dell'infelici core , Se Zoe fol regna in me , e regna Amore, Al beiridolo del mio core li mio fanguc fi verfarà : Bella vittima dell'amore Il mio Capo cader faprà, Ai&c.

S C E N A V L

Teodxtrai & Ifach, e poi Cojimitino a parte . ' Xfa. T 'Amor, o mia diletta.

Che fofFre indiig'* , è Tempre

Debole troppo, ed infingardo i il foco.

Clic mi fcefe {\x\ cor da tuoi begl' òcchi.

Sente con troppa pena

II ritardo del tempo.

Che il tien lonian da la Tua sfera, e qiicftj^

Non è, che il tuo bel feno. Teod, E nel mio feno ei voli

Tofto, che Zoe fi tolga

Da quefta Reggia. Jjac. Ah de le mie dolcezze

All'ardente defio troppo fon lenti

Sovra l'ali del tempo anche i momenti. Weod, Cuore o Teodora, a p. Senti

Mio regio amante, all'alma impaziente^

Ora rivolgi lo fplendor del yoJto. Eòfl, O Dioj che pena! Teod, E Coftantino afcolta. Jfac. Dunque X(od. Dunque s'affretti

li gioir noftro. All'ora^ Ch'ai-

SBC ONU O.

Ch'alta la notte ingombra le vie del Cielo, aiJe mie ftanze folo Vieni, e fegietoj il teftimpn d'amoic Legittime ci renda L€ noftre tenerezze , a gli Imenei Pubblica poi Ja pompa Maturi il tempo j in tanto Vada la noilra fiamma Nel commune piacer lieta, edifciolta Cofl. Cotanto amor \

Teod, E Codantino afcolta. a jfyc. Verrò , mio ben, verrò

E meco porterò Tutto il piacer ch'Kò in te, per eccitarm'il cor Sprone è lo (irai d'amor ,

SCENA VII.

r^^^^/^OIìantino, avvicinati.

^ Un vallalio d'Augufta

Ne adori la grandezza. Teod. Ancor non ftringo

La man d'Ifacio. Zofl, Il teftimon d'amore

Le vortre tenerezze . . ».

O Dio. Teod, Che? m'intenderti? Zofi. Se t'intefi? Veod Che dici?

Può amarfi più ? Zoì. Nonsòi sò, che penare

Stimolo è la mia fè.

Verrò &c.

Teodora, e Cofiantlno.

f% ATTO

Teod, Peni ?

Perchè? forfè io non t'amo? Cefi, Tth m'ami ? r#(?. Al par di quanto

S*amò giammai mortai bellezza. Coft. Ifv^cio. ...

Teod, S'io l'amo? egli m'inalza

A Tonor del Tuo ietto^ e del fuo Tronej

Può non amarli? Cqfi' Come

Può nodrir un fol pettOj,a un tempo fteff*

Un doppio amor? Teo(L anguflo

Il core non è già di donna illuftre.

Che Tempia una fol fiamma. Coft' Ma qual de le due fiamme

Perduta ti daria maggior cordoglio? Teod. Zoe tei dirà, quando ritorni alfogli«J Cojt. A quel foglio, per cui devi ad Ifacio

Cotanto amori Teod. Quel foglio ,

A cui tutti ho rivolti i miei penficri? Cofi. Ma fe Zoe vi ritorna? Teod. Io l'ho perduto. Cofl. Il perderlo t'è grave? Teod. Io mei difendo

Con quanto ha mai di forza il faftomio.* Cqfi. E vuoi, ch'io te ne fcacci? Teod. A que:ta imprefa

La tua fpeme s'appoggia. Cofl. lo perdo il fenno. Teod. Di chi s'ama i commandi

Non fono intefi, ed eiTequir fi dcnnd» Coft. Ma che fperar pofs'io.

Se ti tolgo un diadema? Teod. Ciò, che fperain amor fede coftante.

,S E C O N D O. jt

Mojf. E fc Augulta Tei?

J'w?^. Coftantino è vaffallo, e non amante,

Cofi^ so levarti un Trono

Perdonalo a quel cor, che non t'intcnd^

Mn j non vuò perdono ,

Se dai si bel gaiHgo a^chi t'o&nde«

SCENA VIIL

> $ Maniaci > ch'efcont »m fé» parte .

U;!». A Ugufta > il mio Signor; Zoe, Jl\ '1 tuo tiranno Man. Impone. O Cielo, Zoe. E che? credi tu forfè. Che lìavi una ^ciagura Polle n te ad att-errirmi ? Ma?i. Vuol , che fuor di Bizant*

li nuouo di ti vegga a l'or , che »iòr#; Può dirlo il labbro, e non fcoppiarnc il cor^ Zoe E Maniace mi reca Il barbaro comando? Man. Ce fare impera , ed il vaflallò èciecd» Zoe Così Maniace parla , e patla meco^ Man. Ah Zoe. Zoe Già (labi 1 ito

E' dunqve il d eteftabi le decreto ? Servali al mio deflino. Man. Mia cara Zoe , y a giuramento iafaufto

Da

32. ATTO Da te n'chiefto, o Dio > da te voluto; Pernon farmi imfeilonj mi vuole ing;iuft^, parti intanto, ed io partir ti.-veggo, e vivo. Z^^. Vivi, Maniace vivi^ Vivi a te, vivi a me /Vivi a Pimpcroe Un rimorfo del Cielgf Mi può render ancor , ciò, che mi toglie: Ei non mi rende ilpiù , fe tu vi manchi» Ha»' Ah Zoe, non più, già fènto Vn tumulto d'aflfetti Contro la mia virtù : s'ella vacilla. Io non fon di te degno. Lafcia, ch'ella trionfi , e lafcia inteia La gloria d'innocente a l'amor mio . . Addio mio ben perduro 5 Augufta addio* FarU Maniace riguardandola Zoe ♦» . Ah nò, ferma un momento > L'ultimo brfe è quedo , in cui ti veggio > L'uhimo in cui, mi vedi. nòj Tenti > frà l'oinhie»" Prime de la vicina orribil notte A le mie lianze vieni. Per elle a Teodora, A me fol nota io t'aprirò la via; A l'ingrata Germansi Vuò , che tu vada, e la difponga almeno (E così ingiudo il langue mio, che'lchiede) A ricever da me prima, che'l giorno De le ftelle fui Ciel fpegna le faci , Senza, che il mio tiran ne ingelofifca. Gli eftremi del mio cor congedi, e baci* Man, Verrò, per ubbidirti,

dimmi poi, ch'io mora.

Almeno per pietà .

bea, che per feguirti,

SECONDO.

Quell'alma, cke t'adora j più lieta ubbidirà. Verjcò tor.

SCENA IX.

Zoe fd)$*

ARte prima in chr regn^, E'il mafclierar i proprìi affetti , equcfti Ne le perdite mie non m'abbandona. Se incauta Teodora A fe m'accoglie j in efla Lina vitùrna avrà la mia vendetta. Tutti cai mio furor mcrdiio, e confondo j prima, ch'io da la Reggia, Cti vuol la mia Corona., efca dal mondo <^ Di trode il mio furor S'arma con chi rubel S'arm'a mio danno. Se Teffer infedele Lice ad un empio cor^, A la vendetta ancox Lice l'inganno.. 4; Di &c.

54 ATT O

SCENA X.

Stanze di Teodora con tavDlino, lume , e la fpàda di Roma- no tolta a Zoe.

NOTTE.

Teodora fola .

VÈnga a Para di Nemefi crudele 11 Sion coronato. L'infidiofb inuito Si dettò dai defio D'una giufta vendetta. Sia del grati fagrìficio leon' il Sacerdote / Ma perche de Ja vittima noi renda Timido la grandezza, A le bende notturne

Altre ne aggiunga il noftro inganno 5 ei creda Svenaifi Coftantino, e Ifacio mora. Miniiho o Idj giunto è Leoa€ ancora?

scs.

SECONDO. Si

S C E N A XI.

Teodora 9 e Leone l

teo, A I- Sovrano tuo cenno..,; Teo. jTjL Leone , hai core? Leo. Eguale

Al mio grado, al mio amor; Teod. Un mio coifiando

Ne può fperar ubbidienza? Leo. Eguale.

Al mio dover? e del tuo volto a i dritti Teod. Da te sii quefte foglie, e in quella notte

Vuò Coftantino eftinto» Leo. Coftantitio ! Teod. L'indegno.

Con fallaci lufinghe

A quelle danze io rinrltai j fra l'ombre

Di quella notte a l'ombre eterne ei fccnda;

Spenta ogni face , ignota

Reflerà rvtcc|for; lo fcampo occulto

Per la via troueraf , per cui venifti»

L'ingreflb a quelle foglie

Vietato altrui r acerta

Lo fcopo al colpo f impugna

Quefta, ch'io t,apprefento>

Tinta in furchi letei fatale fpadaf

Ovunque erta unni ili Ila.

Beva del fangue reof fora'è, ch'ei cada* Z^o. Spirerà Collantino

Al tuo piede, o cor mio , l'anima altera^

Ma premio a tanta fè? t$od. Servirai, e fpera.

B # Mi

ATTO. MI farai.... fc tei diceflfl , Troppa altiero tu farefti ; Noi vuò dir;, ma tu ni'inteadi^ Vedi già ne gli occhi lleOl Quel di più, che tuvorrelH^. E cfce vien da ncrftri incendi » Mi

SCENA XIL

Leone /olà*

1 Rimproveri tuoi Sento o virtù; ma quale E' ficuro rentier , a chi due ciecti Scrvon di fcorta ? io iiguo Ne' fieri miei difegni Di gdo&j d'amor, due ciechi sdcgniv

SCENA XIII.

Maniaca s ch^efce da una porta /ecreta, e Lemg' alfofcuro in diffarte. ^

Man, Tincognite viefalgo alfe note

VJ Soglie d'Augufta da si

Leo. Al varco

Gionto è il nemico^. ia iìk

Man. Rc(ta.

Che l'interne io ritrovi

Stanze di Teodora da^ siè

Leo. Già il ferro inalzo,^ da se

Min. Orrori

Notturni mi eèlatc» da si

SECONDO. Lt»> Iiide!»no mori»

Mentre Mm.và tentone cercando la porta della fianzn internet di Teod, auvicinatofigli Leone tira un colpa, M^tace fchi vatolo , va allt^' . pre/e della fpada di Leone non con of cinto . Man. A me? ah traditor la fpada ingialla Giiifto t'immergerò?

Gli leva la fpada mano . Le», Son vinto Auguila, fuggenti^

SCENA XIV.

Efc$n9 nel tempo ftejfo da parti diverfe Ifae.e Te^d^ Man.con la fpada di Rom, tolta a Leone

rfa. /^He veggo 1

Teo.y^ Ahime^ A ffy

ffa, Maaiace»

Veoi Ed in queft'^ora v

Mm. La gelofla del Ciel fovraai Anelli ,

Che a prò de rinnocco»

Veglia indetefla.. J!eod, la qaefte

Cu (lodi re mie foglie fa,. Chi ti fcortò? 'eo, A che ve ni Hi? dan. O Numi» (a. Rifpondi* W- D ì . San. Di Zoe,

Per fegreto ftntrero

Meflaggia a Teodora fa. Di Zoe?

éan. Per m'e chiedea da lai geriamo, iPcioia di fu» partenza > »

ATTO

Gii ultimi deplorabili congedi; Tea. Ma quel ferro ì Man. Ad ignota

Dcftra, che m'affali, teftè Io tolfi; Jfa. L'af]àlitor> Man. Tra Tombre

De la notte fparì D'Augufta il nom«

Fuggendo egli chiamò . Teod. la voce F ^m. Ignota

A me refta perduta

Tra il periglio, e Io sdegna; Jfa. O là> guardie, fi cerchi

Trà quefte ftanze il traditor» Tead. Io fcampo

Ei già trovò. 0 p

ìfa , De la fuperba donna

A miei danni s^armò la rea vendetta c

Il ferro di Romano afl'ai Taccufa.

Riedi Maniacea Zoe^ Rendi quel bìr^nda;

A la fua deftra, e dille >

Che rifpettan fovente i tradimenti

Xe Regie tempia

Per prender da Teodora i fuoì congedi ; \ , ch'io troverò forfè Migliori i luoghi , e più opportuni i ttmpfi Dille , che fortunati

Sempre non fono ilor delitti a gli émp;.

Le dirò, che ad ogn*uno è noto il brando | J^a folo almiodolor il filocomanda. Jrà se^ nel partire^

9cm

SECONDO.

SCENA XV.

ijacioi Teodora,

Te. QIgnor, Màniace qui? Maniace impugna O tacciar, cui Zoe confegna

La fua folle venderla?

Dov'è Tartalitor? e con qual fpada

Ei rintuzzò raflàlto? al fianco appefo

Non pugna il brando.. Egli ama, Augufto,egli

Fortemente tua, la mia nemica, (ama jjac, A queRo amor aggìn^m

II dirpeito, con cui mi vede afllfo

l'altezza d'un Trono,

Ch' egli attendea di lue vittorie in prezzo i Teod, Egli , Cefare, è il reo. IJa, Ma Cuftodito

Da l'amor de va/la Hi Tio^ Rende noftro periglio il Tuo gaftigo. ìfa. Attendali, che publico egli renda

II Tuo delitto, è prima

Il condanni me l'impero offejfb.

In tanto, o mia diletta ;

Vieni . . , , Teod. Ah Signor > con tanta angofcia al cuore

Qual luogo refta al gioir noftro in q«^ll»

lorbida notte? defta

Da lo fcorfo tumulto

E' già la cortei a miglior tempo, o caro j

Serbiani de l'amor noftro ì primi veazi, Ifa. Come t'aggrada; in tanto

Sgombra dal tuo bèi feno

l'imporrano timore.

T^aKx i'inddie altrui già noa po fs' io.

M ATT©

5c ftà ne tuoi bei lumi il delFm mìo* E pur la cruda pena. Veder il bel, che s'am^., E poi dover partir. Uffc guardo, che incatena. M'alletta, c ogn'òr mi chianu, E pur eonvien fuggir* £ pur

SCENA XVI.

Teodora fila

TQtta ancor noi?i è fpenta La mia fperai^iza. Ad* arte L'invitto Duce ip rendo Ad Ifacio fofpettoj Perch'cgli perda in efla La più certa difefa» Sctvirà Coftantijio

Ad Augufta, al miofangue , a ramor finq^ E fe un delitto di fortuna indegno. Il diffipò,. l'amore ^1 fuo fin condurià V alto difegno.. Semi vuoi lieta amor

Aggiongi ^1 dolce lìyral

Di fdegno à Tarmi .

Già fai , che il mio fiuor

Serve al tuo caro ardoj^

Coi vendicarmi Se

IP Am Secondo

ATTO

4f

S,' S-.^ A s.^ s.^ s.^ s*

ATTO

TERZO

SCENA FRIMAI

G O R T I L £•

Zoej Maniacg ,

Man, X| 'Infingi ?

; ^ Trovò fràTombréciecRe

B Non conofcÌLito il tradi-

■j tor lo (campo ,

B Ma il luogo fceltojil temw

II ferro, ck'ei ftringea, faoiio palefc L'autror de l'attentato* Di Teodora a le ftanze Me tu (ipitì^Q^i a la mia morte incontro , . . . Z^^. Tu di Teodora

A la

ATTO

A le ftanze aflalito .

Per mio comando? Ah ingrato! Ì4m, Mh quella fpada? Xoe . E' vero .

lo la rold à Roman , a mt tolta

Forfè da qualche Nume

Nemico de tiranni » e a lìie |>ietolb.

Vive Ifacio per te. Jlf.^i«. Zoe.., ^.ik Zi7ff . Son fpente

Per te le mie fperanac» M^in, Il tuo, .. 2.06. da la fronte.

ia corona mi fvclli . ìdm. Sai pur... Xoe. So , che dal Trono.

Tù, mi abbatti. Man. Ah Tenti.

7Loe, Tii raminga, mifera mi fai;

Man. Io ? so ben > che fe vivo . . .

7,Qe. Empio, fe vivi, e traditor, fe il falò

S C E N A IL

Zeane c&n guardie , e detti , poi Coflantin9 i

%eon.^^^ prigioniera, Aiigufto, J5 Zoe, ti dichiara, il giro

De le lìanze vicine

In carcere !*af]egna, è cuftodita

Da que^i armati egli ti vuole. lim. O Cieli. ZLoe. Io Prigioniera? a Zoe

Guardie cuftodii C«/. Augufla^

T E R. ^ O. <r#3

Rea d'alto tradì menro

Ti crede Ifacio^ ii rende

Gelofo la Tua colpa^

La tua virtù rende gelofo il Ciel»

Di tua falvezza ; ci fceglie

II mio cuore, il mio braccio,

A foliener in fingolar cimento ' La tua innocenza. Aperto.

Ne l'ampio foro è il campo i io già vi (cchÌ^j

E dal mio brando a la vittoria accinto ,

Pugno per Zoe (Teodora il vuole) vinto. Zoe, Principe , a Tagortie di mia grandezza

Cheavvanza mai , onde premiar cotanra

Virtù, cotanta fede? Leo. Sento il doppio dolor de la mia colpa -

Ne la pena di Zoe Leo. E Neghi rtofo in tanto

Spettator del mio rifchio

Maniace fìa; Maniace, o Dio. Cheparlo,^

Maniace su l'arena

Forfè t^afìalirà, Maniace forfè

Verrà l'accufa a foftener col brando * Man. Io?

Zoe. Ah Coftantin, fe qucfti

De Taccufa è '1 campion; fe nel fvLofkngf^ Sta di mia vita il prezzo. Con riferva combatti.* S'egli more , io non vivo; ilmiodolor^^ Tanto hivria ben di forza Per far, ch'efangue io gli cadefTì a Iato . Giudei io parco ; e tii arrollìfci ingrato. Contro di me, fe puoi.

Arma gli fdegni tuoi ,

Ch* io ti perdono j

Già'l oiifcrotnio pie.

A T T

per Pinfedd tua fè. Sc^fe dal Trono. Contro &c.

S G E N A III.

C*/f. TNvitto Duce, in tanto

1 Rifchio di Zoe nulla ardifci ì il cip Vittoriofo il tuo gran nome adora» Sol che tu il voglia , un popolo di fpade Veggonfi folgorar a prò di Zoe .

M^tn» Al difenfor di Zoe Qiiefla offefa perdono, la mia virtù d'infedeltà fi tenta? Di Cefare vaflallo Mi volle Auguila, a Cefare fedele Or mi vuoi la mia gloria j Mi tormenta il dolor, l'amor mi opprinie j Ma con tutto il furor ponno le delie Milero farmi, sì, non mai ribelle Ho divifo il core, è vero.

Fra il mio onore , ed il mloamor^ nel pofto più fublime Le Tue leggi eterne imprime Inviolabile l'onox.

&c.

SCE.

-V

TERZO. 4J

i SCENA IV.

Coftantino , e ICeddord .

r> TTVTJnqiac di Zoe la vita

X--^ Rif)ofta,oCoÌlantino,e nel Tuo brando. Cefi. E' vero ancor, che fin,che motore fangue

Havrò nel cor , nel braccio , e nelle vene ,

Difenderò una vita

A te preziofà , a me fagra Te od. Ma de la grave accufa

Qua! fia il campion? ^ofi» Efca pur quanto mai

Tonno armar neila terra, ò nell'inferno

Di Cefare il furor, l'odio d'Ar|;iro,

ficuro il trionfo

Nel tuo comandolo cara, e nel tuo volto . Teod, Ah sì,Ce il mio comando è il tuo periglia. Tutti i voti del cor vedimi in volto. Per fervirmi combatti j Per amarmi difenditi. Difendi la tua vita, la mia, quella di Zoe. CJual fovrana il comanda, E qual' amante , ed a la dcftra, e albrando, yofi. Ah vanamente , e bella ,

La tua lufinga il mio dplor ridora j I Iniperadrice , e Spofa .... fecd* Spofa non fon, ne Imperadxlcc ancora. Sin che non fcocca Su quefta bocca Labbro di fpofo Bacio amorofo, Kon difperar. ^ A queiti ftnfi

44 ATT O. '

, che tu penfi , Ma non T intendi j Spera , ed attendi. Segui ad amar* Sin &c.

SCENA V.

^ A ^^^^ fperando, ed avrò in fottp Jl\. Nel vicino cimento

Waito a la mia gloria amor j o morte Scendo in campo Con un lampo. Che tu fcocchi Da quegli occhi j O mio taccila, Kellafpcne,^ O fcrcne luci amate. Che mi date.' ì^o la mia Ile Ila; Sc«ndo

T>E R Z O. 4y

SCENA VI.

4 '

Steccato apparecchiato con Trono;

Teod0ra , Ifacio .

(ae. QPcttatrice del grave

i3 Cimento, Idolo mio , meco ti voglie;

Vieni , TAugiifta man t'inalza al foglio. eod. , Signor , fe nel (agro

Talamo non mi fcorta alto Imeneo^

Tua fpofa ancor non fono. ac. Siafi , come a re piace. ile Ijacftél TronOjeTe^d.fiede in luogo apparta$$y eod. Ecco Zoe l'infelice. Affici o Cielo

L'oppugnata innocenza.

SCENA VII.

X$e condotta dalle guardie ^ e detti J

]ot» /^Reci, fu quello Trono

vJ Imperadrice vortra Voi mi vedefte e generofa , e giufta ; Qual rea del Trono al piede Magnanima fon' oggi, e fempre Augufta Ifacio'mi vuol rea > di mia innocenza In teftimon appello

Il mio cor, il mio volto, il Ciclone voi^j Che fe J'impero io refll > Qual non dovea , Crudele , {Superba I iAdonabiki Ut^aiia^

ATT (f

(Sfizio i fulmini volili , o Numi eterni) paghi quefta innocenza Le colpe andate, a Cottantinoin pugna Vacilli la ragion , tremi la Ipadaj rcfecrabii teita

Stendo a la fcurie , onde fi tronchi ^ e cada.

SCENA Vili.

£0/1. entra nellofieccato con la fpada all^ mi

no poi Arg, nel medefimo modo , e detti . C. \ yf Antenitor de T innocenza , o Greci ,

IVJl Nel cuor di Zoe, ne l'ardua arena j

Cuore non vi farà baldanzofo , ( fccnc

Che a foltener Taccufa.

Intri meco in cimento j

E s'ei vi fia , gin fcrive

Di quello ^eciar la fua caduta il laaipo .

Or via, chi ardilcc? jtrg. Eccoti Argiro in campo. Teod, Che veggo! Jfav. Argiro/ Cefi, O Dei. ^r. E perche non impugni il brando ingiufl

Di cui la fuperba

Donna s'armò del parricida il braccio?

Forfè vii ti rendea

Ilteftimon del fuo delitto? or via

Che tardi? Impallidifci ?

Io fono Argiro, da i Numi eletto

per gaftigar nell'empio cor d'un figlio.

D'una donna crudel il reo configli©.

Gofi, Padre...

\Arg, Nome fagro

Non profanar, o perfido; nemico Ti fon, e fe più tardi/.» '

^ E R 2 O.

tl$ft' Il rifpctto...

jlfff. Il dovevi protervo al mioconmdos

Il fàcrilcgo acciaro, e ti difendi #

ferifci, fe puoi. Vuò> che \\x fcenda Pienamente colpevole fra l'ombre; Coft. Il cuor... jlY<f* Il cuor rubello S'apra a la morte. ^^Cofl, E come... Arg. Eh , garrifce ^

Cotanto ancor ? già ftendo li A le ferite il braccio, già t'immergo ^( i Ne le vifcere il ferro. ^

Sempre incalzando Cqfl, che non altro che rU parare i colpi , ritirandoji verfo il trono ^ d^* ve fiede jjàcio U cui dice . Coft^ Ah Signor, fe di giufto Afpiri al grido, opponi Al mio ferro un nemico , Contro di cui pofìa pugnar il braccia ^ Senza fcntiE rimproveri dal cuare . I Queftocimentoè difugualj io veggo Argiro GOH in fronte .... ' Arg. E nò, codardo ^ Prima, che il tuo fovrano li mio fangue tradiftì . Invitto Auguflo, I Quel (àngue è mio; ch'io mei ripigli,è giwft^j Jfac. . Zoe non fi dolga Del'inegual contefa.

Efca Argiro dal campo; " I Jirg. Ah freme d'i far mata j la mia vendetta. la cedo ^'j A delira più felice ^' jl^a gloria di tua ilragge.

50 A T T O ^

Forfè. ..chi ? fra se. Sì. Pnii«l Ch'aliri ptinifcai tuoi rubclli errori t Dal mio furor , dal tuo rimorfo oppuc^ i Cuore slcal, guardami! a volto, ciiiori . far,

SCENA 13^.

C^/l' dentro allo (leccato if, Teod, come /opra , Tù$ fnllmogo ajfegnato aireii e Man.in vicinane.

Cofl./ via, nel vuoto irringo,

V-x Grecijchi giunge? intrepido l'attédo.. Z(?^. Ah giuUi Cieli. a Teod, Il mio timor fofpendo, a-.fm Maniace, il niioconiando

Te vuol fofteniior de rei miifat^

Neir empio cuor di Zoe . Y^ne^ combatti Man* Ah Cefare, fia queiU

Sola fra le tue leggi

Da me non ubbidita.

De la mia £òd:e appello

Inteliimon la Grecia, Europa il Cielo;

E più. ch'altri , quel fangue illuftre, e chiaro p

Che pien di luce il cor m'empie , c le vene i

Ma , che a danni di Zoe

Auguda , ed innocente

Io lì: cinga il ferro? Ah prima

Snprò morir, che abbaflar mai la deftrt

Ad un atto vile ed ellecrando.

Può bea tormi la vita.

Ma non mai la mia gloria il tuo comando; Te Queir orgoglio. Signor aoa bafta ancora t

Perch'egli reo fi f leda? i/ac. Perfido!

11^

^ fi H f! O.

ifa, LVmpi:a congiura inalza Nel riffiuto infedel fqoperto il volto Greci 1 tradito io fono. jy^ claiidcftini amori Di Maniace , e di Zoe s*armà la Parct Contro ii Cefsre vollro Mal tefluta menzogna al ftio gaftigo ^ tlfurpario voleai ma il fuo furore

Or lo fcopre un ribelle j vn traditore idan. Io perfido. Io ribelle , Io traditorej^ Chi cento volte, e cento Sotto al piè de fuoi Cefali foftennc II Trono vacillante? Chi dd Tirreno in riva Dall' orror de le Libiche catene Sciolfe l'Aquile AugulVe ? Chi ti ^ettò fcjuarciate à pie del fogliai £e Saracene infegnc, , E tireccò per gradi, onde vi falga De l'Africa crudel tronche le tclle? Cefare, Ifacio, Augullo Di quello traditor l'opre fon queAe« Guarda, Signor, qua! fanguc Dia tinta a quefto ferro i

Gl t getta la fpada a i piedi . Guarda di quali note Si/fPpre ii petti l

Sia quarto petto impreflb , Guardale , e dì; Con quelle Cifre d'infaiT)ia»< Ah Greci ) o pur d'onore? Io perfido, lo ribelle, lo traditóre? I/ac, Ofcura cento (ielle

Una fol nube i CJn' atto enorme atterra Un Iliade di falli,

O Leon. Sfende dalTronél

Lem, Signore, l/ac^ Jàntxoai più cupo

c %

Cajs

rt A T T o r

Carcere R riferbì al fuo galli gò^i; Teodòra , alla tua fede La cuftòdia di Zoe Cefare aflegnl?,^^^^ li mio timor ael fangue reo il fpegna , ^, man. Vi védica,o begli occhi, il mio torméto. Che l'innocenza mia fa lamia colpa trovo nel dolor il mio contento, ^Z, Se amore mi condanna, e mi difco>lp% Vi&c.

^ S C E N A X.

Tecd. Zoe, Leone, e Cofi.

f^o* T Eoa i A le mie danze

Scortift Zoe gelofa prigioniera

Ivi fla cuilodita. Leo. Efléquirò . Teo Soffri germana, e fpera. Zoe. Ch* io foffra, e fperi? Ingrata I

Soffri , fpereròj ma farà un giorno

pena di tua fierezza

Del mio cor la fperanza e la fortezza . ^/»r.

SCENA XI.

Coji amino , e Teodora . Tso, "\ ylTo Cortantino, a Farmi . IVX Che il Tvelino, è tempo Gli Arcani del cor mio. Ifacio eftinto io vuò , Zoe vendicata. Te mio Cefare io voglio, e te mio fpofo; A Tarti mie furo fecondi i Cieli . Sol Maniace io temea forte, e fedeltà

Egli è irfiocente, offtfo

Dal Tiranno altamente,

Prederà il braccio anch'egli a la vendett*. C^.T^aggravio del fuo duce

Sentirà il no(tro Marte i a vendicarlo

Inviterò i fuoi fdegni .

Già vplo a l'alta fniprefa; ' Già il Tiranno combatto, e già Io fveno» Teod, E con quel tefchio in pugno

Sovra Tali d'amor volami in fèno. Tea, miei voti , o mio diletto Cqfl. tuoi fguardi , o mio icreno

Cofi. Vado ; in Campo à guereggiar.

Tea. E poi ricdi in qucfto petto

Coji, E poi riedo entro al tuo feno

Àz*. Pien d'ainore à trionfar.

: 5 GENA XII.

Ifacio folo^

/^Ua! tumulto f La Reggia * Amici , Argiro,

Leon. AH di Romano Veggio l'ombra furente, Cii'ebra di fangue, e di furor m'incalza» Numi fuperbi , e chef forfè fon quelle Minaccie voftte? I Cefari rifpetto Non havran dalle delie? od in Cocito S'ofa cotanto? O forfè Oggi contender denno Con fanguinofc prove Ì)e l'Impero divifo Ifàcio, e Giove* Siiegni fciperbi , all'armi , Correte à vendicarmi ,

C 3 O

f4

O furie, o crudeltà'. Que il 'ani traditi! Non cura più la vita, ' Non vuol più libertà.

A T T O "X

Sdegni &c.

S G E N A XIII.

Leo,

3 Fremono baldanzofe DMntorno a quella Reggfa Le fchiere annate , e con guerriero orgogli© Zoe fi richiama Imperadrice al foglio I/ac. Ah quelli fono, Ifacio, i aon intefi

Fantafmi de la mente. \Arg. Ofare, in quella feno

L'Augulio ferro iiumergi i egli hà' potuto

Darti un ribelle. Ardca

La rea fediiion > ma fenza capo

E fenza cor, potea

Spegnerfi agevolmente. Ili Coftantino Ella irovò ( Ah delitto ) e capo, e cottZ Dal fuo carcere ha fciolto Maniace il prigioniero^ e feco il traggc De la pretefa ingiuria a la vendetta.

J/ac. Diamo a i noilri ribelli Il lor Idolo amiti. * ^ » * BiTi richiaman Zoe, di Zoe la teda Vegganfi al piede. Vanne i Leon... *

leod. Fra due momenti

Qui, Signor, di mio cenno L^avjrai bea cuilodita .

1> 1B R Z O- 5*

ìfa,c. Venga l'ara la vitti ma 5 me ingombra Tut^o il fuxor^ e plachi 11 gì-HTrde fagrificio i Dei de l'ombre.

V SCENA ULTIMA.

^oe con la fpada alia mano fegnita da Cofi. e foldHi fi da altra parte e/ce Man. pure con la /pa* da alla mano , e Joldaù , eTHHi .

l/ac: \ yf A quali armati ?

Icon. Zoe !

^rg. Col ferro in pugno^

j/^c. Augiifta( aTeffà,

Teod, Eccola . Ad efla

Devefi il nome eccelfo. TLoe^ Moftro di crudeltà, neir empie vtne^ ^ Queito ferro fatai fpinge Romano. Man* Nò, fin che aura Maniace, c coiCj etnaao; Cojl^ Maniace/ ' Zoe, AhH:ràditor. Man. Per queito feno , SipafTa, Augusta, a quel Cefareo petto

Signor, Te doppo quello

Att^ del mio dover , la tua gran mente

Mi crede ancor colpevole, depongo

Al Cefareo tuo piede

Queibi rpada non vile,

Difarmo il feuo, ed efibifco il cuore

De l'Auguito tuo genio alla vendetta 5

Ma pien d'innocenza

Tu mi ràuvifì, e degno

D'ottenere da te'Giultizia in dono,

Zoe {!• rivegga afììfa tcco in Trono. La tua virtù tanto ricerca , e tanto

Ti

^ ATT 1

ai chieggono di voti ,

Del Greco genio , c di Manv^acc i votiJ i

ì/ac. S'armi lo fdegno inZocs'amù ae' Grecij Non fi difermi, o Duce, * Che il mio furor. Dimanda ^ Roiiiano i 1 fuo olocaufto Eccolo Augdla ^/^ i Tu il fagrificio adempi j Con quel ferro fatai, al di cui lume : d Veggo tutto Torror del mio delitto. Già dal Tuo pentimento j ^ E' purgata la vittima. L'alloro Dal mio crin profanato al pie ti rendo § E nel rio cor il giulto colpo attendo.

Ttod. Ah Germana, pietà (

C<?/?. Clemenza Augnila*

^oe . Se a te Signor , fc a Teodora io debbo ' Del viuer mio, del mio trionfo il dono , Ambi voi qui regnate , e voitro è il f rono*

*leoiL Io qui regno ? Ah Germana , E' pur a Tamoc mio quell'onta ingiufia* Per render te al tuo Soglio llf;^ i^ant'arti. Io di Leone armai Co:ì quel brando a te tolto Contro Ifacio la delira.

Xeon* Contro Ifacio l

^ead. Ingannato

Dal miocomando, in Collanti n crederti Aver il mio nemico 5 egli è il mio Spofo

Cofi, Sorte beata,

leod Ad elFò

Promifi, o Zoe , di tua difefa ih prezza

Il mio amor , e l'Impero^

Kegni con te i fol tanto chieggo, e fpcro»

2oe. Meco egli regni , e Maiiiace eletto A follener col brando Contro i nemici fuoi TAugufta fède, A me di Spofo , ad ambi Di

^ T E K Z O.

DI prode i ifenfor ferbi la fede J ^esd. ArddP da Ifacio accefc

Nci" 'Iiu(lre apparato

Di'ì>^L^^gitllti Imenei le fagrc faci. C(7/?. Avrà 1 eodora Zij^. Avrà Maniace poi ai. Ne' palami privati Auguftì I baci.'

apertofì il frofpetto y fi veggono in del fiellai$ li fette Pianeti, e le loro Deità . M^n. Sii Fecce I fa tua delira

La fede coniugale, Augufta , io giuro

Sii la Ccfetea mano

Di Conllantino . Coft» Nò: fc prima Argiro

Non ottiene da Zoe ,

Ed a me non concede il fiio perdono^

Non fon fuo figlio , e Cefare non fonò; Zoe^ Del fuo fdegno le offèfc

Già tutte oblìo, ^rg. Concedi ,

O magnanima Augufta ,

Ilperdon , ch'ai tuo piè profilato imploro Zoe. Sorgi . jìrg. Mio Coftantino

Figlio t'abbraccio , e Cefare t'adoro. Cofi. Mio caro Padre . Ifaccio ,

lunge da quella reggia,

la dove più t'aggrada.

Odiando Augufta il conceda, indrizxa il corA 7.06, Co' rai del nuovo giorno . Ifac, E farn mio fupplicio il mio rimorfo. />^r/(: Coro, Biondo Nume, i vanni d'oro

Spiega ornai con faufto ^{p^tt<^\» Canti amor lieto ogni coro. Il piacer empia ogni petto. Biondo &c. line del Dram^f^

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