"PC

M^7

NOZZE

SARTESCHI -MERLO

D ..^.^yP<^^,,^^ i/^é£^^<^cj^-

"^^7 '=l-;;Kyi^

CLEMENTE MERLO

(LA FESTA DELLA PORIFIHH Di MARIA VERGI)

PERUGIA

Unione Tipografica Cooperativa

19 I 5

Edizione di joo esemplari.

PC

25 1968 ))

NELLA FAUSTA OCCASIONE DELLE NOZZE

DI AMALIA MERLO, sorella amatissima, COL PROF. DOTT. UMBERTO SARTESCHI

Firenze, 17 aprile 1915

I NOMI ROMANZI DELLA CANDELARA (i)

ARRA la tradizione che Maria, la Madre di Gesù, la Vergine Madre, conformandosi agli usi della sua gente, compiuti i quaranta del puerperio, si recò al tempio per pre- sentare il divin Figliolo e sottoporsi, essa purissima, immacolata. , alla cerimonia della purificazione. La legge mosaica prescriveva che la purificanda offrisse in otocausto un agneUo e una tortorella; non potendolo, due tortorelle o due piccioncelli. Maria offrì al sacerdote quel che poteva, di^e tortorelle.

La chi^à greca fece di quel giornea memorando una festa del Signore: 'ruanocvTYj toù Kup£ou, eh e quanto dire 1 incontro, nel tempio, del divino Infante con Simeone e con Anna. La chiesa. duM^X^<^ latina ne fece una festa di Maria. , v- .

thcij -fu,'» ^- <-'^

La solennità cne la Chiesa celebra il due di febbraio in

risalga quinto. trova nei Sagramentari di s. Gelasio I (492-496) ed era assai diffusa ai tempi di Cassiodoro.

memoria della purificazione della Madre di Gesù, pare allo scorcio del secolo ^quinto. Si trova nei Sagramei

(vUA-^-A- tpl

(i) È questo il primo saggio sui nomi romanzi della Gandelara. Alcuni pochi ne raccolse O. Freiherr von Reinsberg-Duringsfeld in Jahrbuch fùr rom. u. engl. Liter. V, a p. 383. Rimando per le fonti ai miei lavori ' Ivomi romanzi delle stagioni e dei mesi ' Torino (Lòscher), 1904, pp. 259-270, e ' Die rontan. Benennungen des Faschings ' in Wòrter und Sachen III, pp. 88-109. Fo seguire un Atl, ai materiali attinti dalle carte chandeleur (228 France, 228 Corse) dell' Atlas Linguistique dello Gilliéron e dell' Ed- mont; un Voc. Sv. Ix. a quelli messi cortesemente a mia disposizione dal Presidente dell'Opera del Vocabolario della Svizzera Italiana, il Salvioni; un ' r. pr. ' a quelli che ho da raccolte mie proprie.

8

Anche la distribuzione delle candele benedette ai fratelli delle compagnie e la processione colle candele accese che ne sono la caratteristica, devono essere antiche quanto la festa. Chi ne attribuisce l'istituzione al pontefice Sergio I (687-701), dimentica che se ne fa cenno in un sermone di s. Eligio che morì l'anno 659. Verisimilmente, Sergio I non fece che determinare, che regolar meglio le singole cerimonie.

La Purificazione di Maria Vergine dovette essere fin dal- l' inizio la festa dei templi sfolgoranti d' insolita luce, della Messa luminosa fra tutte, la festa delle candele, dei ceri. Opina il Baronio che papa Gelasio la istituisse in luogo delle riprovevoli feste Lupercali che si celebravano in Roma il quindici febbraio in onore del dio Pane, chiamato Luperco, e in memoria della lupa che avrebbe allattato Romolo e Remo. Altri, e tra questi il pontefice Innocenzo III, la ritiene istituita ' in luogo di quella chiamata dai gentili Amburbiale, nella quale il popolo con can- dele accese circondava la città, in memoria delle ricerche che fece Cerere per trovare Proserpina, sua figlia, rapita da Plu- tone ' (i). Il fuoco è r elemento purificatore per eccellenza. In quelle fiamme e fiammelle, grandi e piccine, fisse e vaganti col vagar dei fedeli, in quella gloria luce, io leggo il simbolo della purificazione.

* * *

Anche per la maggior parte delle popolazioni romanze la Purificazione di Maria Vergine è la festa delle candele, dei ceri. Le creazioni che muovono da altra idea, son poche di numero e per lo più circoscritte a pochi parlari. Le più diffuse sono * Madonna di febbraio ' e * Madonna, festa delle crépes '. La prima è ticinese-ossolana, provenzale, e francese del Centro : v. madona da febrar a Riva S. Vitale (mendris.), maduna de f^vr§ a Monte Carasso, madono da feuré a Gorduno (bellinz.), madonna ad faur^i a Bodio, madóna dei (sic) faurei a

(i) V. MoRONi ' Dizion. di erudizione stor.-eccles. ', 560, p. 96.

Cavagnago e Primadengo (levent.), madona da faiir§ a Verscio (locarti.); madona d favrer a Vogogna, mad. ed fevré a Crealla (ossol.) ; Voc. Sv. Ital. ; nosto damo de fehrié in Provenza ; MiSTRAL I, no; ' henne dame de février ' a Bue, Berry-Bouy e Flavigny (Cher), a Parigny les Vaux e Marcìgny (Nièvre), a Beaulon e Chantelle (Allìer); Atl. (i). Un genovese madonna frevajéua (= ' febbraiuola ') ho dal Casaccia, ma in un proverbio, in rima con féua ' fuora '. Degni di particolar menzione, un favriòla di Monteossolano e un feriòra di Koneto (locarn.), belle contaminazioni del nome del mese con il ' ceriola ' di cui si discorre più avanti ed è pur ossolano-ticinese ; m feriòra la parte del leone è toccata a ' ceriola '. Chi ha letto il mio saggio sui nomi romanzi dei mesi ricorda che dal nome del della Purificazione chiamarono il febbraio parecchi popoli slavi (Sloveni, Croati, Serbi ; Lituani, ecc.) e, tra i romanzi, gli abitatori di parte della Guascogna (v. guasc. lum, a p. 114), A un'antica consuetudine assai diffusa in Francia (2), quella di cuocere in quel giorno una specie di frittelle, le crSpes (3), si riannodano parecchie voci francesi centro-occidentali (Berry, Poitou e finitimi) di cui taluna degna di nota : ' notre dame des crSpes ' a Le Breuil Bernard (4) (Deux Sèvres), a Ligugé (4) e Sillards (4) (Vienne), a Yviers (Charente); ' bonne dame des crépes ' a Oroux (Deux Sèvres) e a Guesne (Vienne); notre dame crépiere ' a S. Vivien nel Gironde (cfr. fr. lett. crépiere « femme qui fait, qui vend des crépes de pàté »); * bonne dame crépiere ' a Nouan le Fuzelier (Loir et Cher), a Neuvy Pailloux, S. Genou, Pouligny S. Pierre e Chaillac (Indre); ~ * la crépiere ' a Ladern (Aude); ' la sainte crépiere ' (5) a S. Savin (Gironde) ; * la /èie des crépes ' a Voultegon (Deux

(i) V. anche il 6". Maria di Feraio Candeloro dell' a. cron. senese di Neri di Donato (' R. IL Script. ' XV).

(2) Vedine, tra l'altro, le^' Mélanges Suchier ', a p. 7, e le ' Traditions et légendes de la Belgique ' del v. Reinsberg-Dùringsfeld (I, p. 90).

(3) Da ' [pàté] crèpe ' crTspa < prov. crespo^ lim. creipo, ecc.

(4) Dg = des (v. des pierres Atl. tav. 1015, ecc.).

(5) Cfr. la sainte quarantaine « la quaresima » e sim.

IO

Sèvres); Atl. Il limos. ìiosto damo crespelièiro (i) che ho dal MlSTRAL e, verisimilmente, il lo kr^speijro di Larche (Corrèze) muovono da * crespello ' eh' è sinonimo di crèpe in molti dialetti provenzali (2). Un derivato di un derivato e sinonimo di crèpe deve nascondersi pur nel nostro damo de kr^pghjn di Beaulieu (Corrèze). Qualche indizio di una maggiore estensione dell' area di * notre dame des crèpes ' nel passato non manca (v. più sotto). Del rimanente, creazioni scompagnate, isolate. Devo alla cortesia del Gauchat un bel rnìvè s. f. * mi-hiver ' di Champéry e Vouvry nel Vallese, da mandare coi fr. la mi-été « le milieu de r été », la mi-aoùt, la mi-mar s e sim. ; ai primi di febbraio siamo a mezzo il verno in quelle regioni. Un bel ceraióla (da CERA) (3) ho, fresco fresco, dal contado di Lucca. Il Che- rubini (IV, 548) ricorda un com. Madonna giulicer a 'giuliola' che il Sal VIGNI spiegherebbe dalla vicinanza della festa di s. Giulio (31 gennaio). Un esempio di scambio consimile ce lo offre un altro nome della Candelara, il saint Blaise di S. Claud (Jarnac) nel Charente ; la festa di s. Biagio cade il 3 di febbraio. Tutt' al più, per quel eh' è della finale, riconosceremo in giulicera V attrazione analogica del sinonimo zerioeura (v. più avanti). Uno strano marteru s. m. raccolse 1' EdmONT a

Gavarnie nel Hautes Pyrénées; stando al Mistral (I, 288), la voce mart{e)rou s. m. non direbbe oggi nei dialetti della Gua- scogna e della Linguadoca che' ' la féte des Martyrs, la Tous- saint ', come nell' antico provenzale (v. mart(e)ror Levy 238). Il Mistral (I, 118) registra un nosto Damo de Fènou, fenou « chandeleur » di Marsiglia e annota: « autrefois le 2 février

(i) Cfr. il lim. belièiro bellu H- aria « sèrie de beau temps », ecc.

(2) V, l' od. pr. crespèu, ling. crespel, ecc. « crèpe, pàtisserie cuite à la poèle ». L'a. pr. ci anche un crespelet s, m. « crèpe, beignetv. Fuor di Francia, l' it. lett. crespèllo s. m. « frittella fatta di pasta soda », il chiet., ecc. (abr.) crespèlla s. f. (ad Ari scrippèlla *crisp.) « frittelle di pasta di frumento », il sic. crispedda s. f. « sorta di frittella ». Un basso lat. cresp., crispellae è in Du Gange II, 616.

(3) V. il lett,, tose, ceraiuòlo « chi fa torce, ceri, candele e sim. cera, e le vende in grosso e a minuto ».

Il

on y bénissaìt le feu nouveau {f^ie nbu) »; sarà codesta la vera etimologia ? Non riesco a capir bene che cosa sia il /et g kgkil che vivrebbe a Vaupillon (Eure et Loire) accanto all' im- portato ' chandeleur ' : a ' coucou ' vi risponderebbe kùkù con u lungo (v. la tav. 1520); kùku vi direbbe la primula (v, la tav, 1092). Affatto oscuro m'è il cai., kalamay che il Du Gange ebbe da documenti bretoni del principio del sec. XIV: « forte a Calamus » egli aggiunge « ad cujus formam cerei efficiuntur » (v. II, 83). Il materano trasù ssandd è un brutto latinismo:

si disse in età basso-latina TRANSIRE SANCTA, IRE IN SANCTIS

e simili il primo presentarsi della puerpera in Chiesa per sotto- porsi, a somiglianza della Vergine, alle cerimonie della purifi- cazione. Il rumeno stràtenie, stretenia s. f. è dallo slavo (v. CiHAC II, 372).

* * *

Per il resto della romanità la Purificazione di Maria è la festa delle candele, dei ceri, dell'insolita luce. Per lo più si tratta dei continuatori, diretti o indiretti, spesso dottrinali, di locuzioni latine tarde, ecclesiastiche; ma non mancano creazioni che hanno sapor di schiettezza.

La Purificazione è chiamata spesso semplicemente la Ma- donna, la festa, il giorno delle candele. ' Madonna delle candele ' è di qualche dialetto lombardo, emiliano, francese, ma specialmente veneziana, ladina e portoghese: v. lad. ma- done des chiandelis-, vai di Non, v. di Fassa madona da le can- dele. Forni Avoltri (Carnia N. O.) madono des t^and^los, Cormons madon^ da tiandflis; Gartner in ' Zeitschr. Gr.' XVI, 180, 355; venez., padov. madona dele candele BOERIO, Patr. ; bresc. ma- dona dele candéle Gagl., berg. madona di candele Tirab. ; Pagnona (com.) madunf dal candii; Magliaso (lugan.) madona di cander ; Voc. Sv. IT. ; boi. madona del candail Ungar. ; lad. nossaduna (= ' nostra donna ') de candelas Jahrb. 1. e. ; sottos. nossa donna de candeilas Decurtins in ' Z. Gr. ' VI, 317; Fanjeaux (Aude) nosto damo des kandelus Atl. (i); port.

(i) nostre dame des chandoilles (a. 1280 Offic. de Metz); Godkfr. II, 52.

12

senhora das candeias Leite de Vasconcellos (inf.). Un * madonna dei ceri ' (tnddgnd ì tsàir^s) ricorda il Gartner, 1. e, come proprio di vai Gardena. ' Festa delle candele ' è sardo (/esla de sas candeias; Spano) e portoghese {Jesta das can- deias-, Cand. de Figueiredo (i)). ' Giorno delle candele ' è friulano {il des fhandelis; PlR.) e fu francese antico, forse piccardo o borgognone (v. le j'our de chandoilles in Godefr. II, 52). Invece del plurale ' candele ', tal volta ricorre il sin- golare ' candela ' o un diminutivo. Non più le candele, i ceri, accesi con insolita profusione, ardenti per tutto, ma le piccole candele, la piccola candela benedetta, distribuita ai fratelli, ar- dente nella loro mano. ' Madonna della candela ' è provenzale (v. nosto damo dela candelo Mistr. ; nostro damo dela kandflo (2) a Brousse e Aussillon (Tarn) Atl.); 'festa della candela' (3) ho da Sassetta in provincia di Pisa; 'giorno della candela' è piccardo (v. jour de la candelle in Jahrb. 1. e). Un bre- sciano madona dele candeline è nel Gagliardi e nel Mel- CHIORI ; un bellinzonese madona di candelet è tra i materiali del Vocabolario della Svizzera Italiana; un nostro damo dela kandelfto raccolse 1' Edmont a Tuchan nel Aude ; un castr. nostro damo del candelou (v. l' a. prov. candelon, m. prov. can- deloun, ling., b. -elou, ecc. « petit cierge ») è nel Mistral e gli risponde un nostro damo dal kand§lu a Revel (H. Garonne) nell'Atlas (4).

Talora anche, da ' madonna, festa, giorno delle candele, candeline, della candela, candelina ', si venne a ' candele ' * can- deline ', ' candela ' ' candelina ', al modo stesso che da * fiore del febbraio ' al frane, (poit., ecc.) février « viola mammola », da * fiore del maggio ' al tose, maggio « Viburnum opulus », al fr. e prov. mai « Crataegus oxyacantha, biancospino in fiore », ecc. ecc. Sono ellissi, dovute a quel naturai principio

(i) ' N. Dice, da l. port. ' I, 241.

(2) Entrambi con f, di contro a kàndelo con e (v. la tav. 229 candela).

(3) V. FESTUM CANDELAE in Du CaNGE III, 456.

(4) Quanto al notro damo do tsàndelu di qualche dialetto del Dordogne e H. Vienne, v. qua sotto.

13

d'economìa che domina i linguaggi. ' Candele ' è francese (lorenese e vallone), provenzale (della Linguadoca) e porto- ghese: V. a. fr. as (= aux) chandoilles (i), les chandoiles (2), ecc. GOD, II, 52; Géradmer (Vosges) sandgl s. pi.. La Petite Raon (ibid.), La Broque (Alsaz.) sand§l s. pi., Igney (Meurthe et Mos.) -el s. pi. ; Atl. ; Rémilly, Woippy (Moselle) sandòl s. pi. Rol- lano in ' Rom. ' V, 200; Bouillon (Luxemb.) Hand^l s. pi., Gedinne (Namur) ^siand^i s. pi., Haybes sondel s. pi. ; Atl, ; Axat (Aude) kandelgs s. f. pi. (3) (v. paskgs pascas tav. 970, galinos 1071, ecc. (4)); Mérens, Auzat (Ariège) kandelus s. m. pi- (5); "-~- port. candeias s. f. pi. Cand. de Figueir. I, 241. ' Candela ' è francese (della Lorena) e provenzale (della Linguadoca): v. Deman velie (H. Saòne) sandgl, Le Val d'Ajol (Vosges) sandel, Racécourt, Arches (ib.) sandgl, Champ le Due (ib.) sandàl, Fraize (ib.) ^sandàl, S.'^ Marguerite (ib.) sandàl, Sexey au Bois (Meurthe et Mos.) sandgl (6) ; Atl. ; Les Ma- telles (Hérault) kand^la Atl. L' area francese delle creazioni ' candele ' ' candela ' dovette essere un tempo ben più vasta : « cette fète a été appelée en Bourgogne * les chandelles ' », scrive il Chambure, l' autore del ' Glossaìre du Morvan ' (7), e tra le forme antico francesi ricordate dal Godefroy taluna ci conduce sicuramente alla Piccardìa, al territorio belgo- romano di k- intatto (v. candel s. f. in * Leti, de la C."^' de Hainaut ' a. 1308 (8), ecc.). ' Candelella ' è tra le voci corse

(i) a. 1230 Cart. s. Vinc. Richel. \. 10023.

(2) a. 1287 Isab. de Jandelaincourt, S. Louis, abb. s. Pierre (arch. Mos.).

(3) Con ^ e /, di contro a kànd^lo.

(4) Non mancano per altro esiti con q {prunqs tav. 1097).

(5) Strano il genere. Lo special colorito della vocal finale (v. pascos, galinoSy prunqs) potrebbe doversi al /.

(6) Ricordo in nota gli esiti di Les Voivres, Chàtenois e Romont (Vosges), La Chapelle, Einvaux e Mailly (Meurthe et Mos.), perché non consuonano a quelli di candela (tav. 229) e non ho modo di appurare se la discordanza non derivi per avventura da ciò che siano dei plurali anziché dei singolari.

(7) Ei vi ricorda un aux Chandoilles di doc. della celebre abbazia di Morimond presso Langres, rimandando a Dubois * L'abbaye de M. ', p. 470.

(8) 2* cart. du Hain. f." i r.' (arch. Nord).

14

registrate nell'Atlas: vivrebbe a Calcatoggio {kàndilelia; v. aneliu) e, accanto all'antiq. ' ceriola ' (v. sotto), a Bastelica {kàndilflla) (i).

* Candeloni ' eh' è quanto dir ' candeline ' (v. qua sopra), è di La Teste de Buch nel Gironde : kàndelùns Atl. ; * candelone ' eh' è quanto dir ' candelina ', è di Parentis nel Landes {kàndelùn ; V. kardùn CARBONE, krusù * cresson ', pusù ' poison ', pizù * pi- geon ', ecc., di e. a kalu calore, kulu colore, ecc.), di Pessac nel Gironde {kàndelù', v. kardù, kànsù, ecc., di e. a kalu, kùlil), di Vélines nel Dordogne {kàndelù s. m.; v. kardù, pisù ' pigeon ', di e. a kalùr, kulùr). E più che verisimile che la stessa base si nasconda nel kàndelù di Tartas nel Landes e di Lacanau e Cissac nel Gironde, ancorché ad -ONE paia rispondere in quei dialetti un -u nasalizzato (v. le tav. ' chardon ', * cresson ', ' pigeon ',

* poison ') : la nasalizzazione manca agli esiti di carbone in una vasta zona tutto all' ingiro, in parecchi punti del Lot et Garonne, del Dordogne, Lot, Corrèze, H. Vienne, ecc. Quanto al kàndelù di Barjac e di Aramon nel Gard e di Rivel nel Audé, una peculiarità fonetica di quei parlari, il confluire di -ONE e di -ore in un esito solo, toglie ogni possibilità di giudizio (2); men che mai aiutano considerazioni di natura geografica. Un tzàdalosta ' candeletta ' di S. Bonnet le Chàteau (Loire) è nell' Atlas, ma gli tien dietro un punto interrogativo.

La Provenza ci anche un * messa delle candele ' da man- dare col Candlemas dell' inglese : v. m^so des kàndelus a Cram- pagna nel Ariège. Manca, ch'io sappia, alla romanità la bella creazione ' messa della luce ' < Lichtmess {Lichtmesse) del tedesco ; ma la mancanza è compensata dal Senhora da luz < ' Madonna della luce ' di Guimaraens (Minho) che mi comunica, con l'usata

(i) Codeste nasali corse saran poi vere?

(2) A CANDELONE potrebbe risalire anche il tsàndalu di Limoges nel H. Vienne (v. tsardu cardone e il lim. chandialou « petit cierge » regi- strato dal MiSTRAL 1. e); ma l'insufficienza dei materiali e più le contradi- ziorti e incertezze che son nell'Atlas, non permettono di appurare se non sia per avventura pur 1' esito schietto di -ore. Lo stesso è da dire dei nostro damo do tsàndelù e sim. di S. Pardoux la Rivière (Dordogne) e di Eymou- tiers, S. Junien, Chalus e Coussac-Bonneval (H. Vienne).

15 cortesia, il collega Leite de Vasconcellos. Un sardo nostra segnora de sa cincirriola è in Arch. Trad. pop. XV, 265: il GUARNERIO lo riterrebbe campidanese e nato dall'incrocio di '^ cincidela (= cicindela) con un "^ cirriolu (da CIRRUS) il quale avesse detto, come il campid. cirroni, log. kirrione, « filamento di lino cardato » e quindi fors' anche « lucignolo, candela ».

* * *

Dai sinonimi festum (o festa o sancta maria, ecc.) CANDELARUM, CEREORUM, CANDELORUM che in età preromanza furono certo ben più vivi nell'uso del rituale b. m. virginis PURIFICATIO, s'ebbero per via diretta i romanzi ' ceriòla ' e * Candeloro, -a ', per via indiretta i romanzi * candelaia, -o ' e ' candelosa ' éhe sono i termini più diffusi.

Da FESTA (o s. MARIA, ecc.) CEREORUM venne a cereòla attraverso a una dissimilazione, aiutata, fors' anche promossa dal suffisso -EOLUS, -A. In forma dotta o semidotta la voce vive oggi nella sezione orientale e centrale della Ladinia, nelle terre veneziane e lombarde, nella bassa vai Sesia, nel Monferrato, nei dialetti corsi oltramontani: v. fri. ce- rio le, -eòle. Erto ^frigia Gartner 1. e. 180, 355, tir. mer. el della zeriola-, cont. trev. sariòla Ninni 176, Portogruaro seriola Gartner 1. e, venez. ceriòla, madona dela ger. Boerio, Mar- chesini in SI. FU. Rom. ' II, 7, ecc. (i), padov. mad. della ceriòla Patr., alto poles. zeriola, madona de z. Mazzucchi (2), vie. zeriola (3), ver. seriola, madona de la q. Pat. e BOL., Bal- LADORI 76, [cont. trent. geriola Ricci (4)] ; faent. zarjola, madona dia z. Morri (v. sola *sòla, ma sol sole), im. zeriola Matt., ferr. madonna dia zirlala Kzzi 342, bologn. (v. sotto), mirand. zarióla Mesch., mod. zeriola Maran., regg. zerióla, al

(i) el di de nostra dona ciriola in Mussafia ' Beitr. ' 224.

(2) Diz. poles. ital. ' (Rovigo, 1907) e Arch. Trad. pop. IX, 166.

(3) ciriola in doc. 1450 (Bortolan, p. 68).

(4) La forma indigena sembra essere stata candelara (v. più avanti).

i6

di dia z. Anon. 255, 439 (i), Novellara zerigla Malag. com., parm. zerioeula, fèsta dia z. Paris., Pesch., Malasp. (v. soeula *SÒLA, ma sol SOLE), mant. zericeula, madonna dia s. Cherub., madona sarioela Arriv. (v. scela, ma sol), paves. 1765 (Giarlset) madona dia zarieula, Borgo Ticino siriola r. pr. (e v. sotto), cremori, zerióla, madonna z. Peri (v. sola, ma soul), crem. seriola, el de dela s. Samar., bresc. madona dia seriòla Rosa 125 (2), Giudicarie da la tyjricela Gartner 879, berg. madona dia seriòla Tirab., mil. zericeura, -ceula, madonna de la z. Cher. (3), com. ceriòla Monti, ziriòla Roman. XIII, 165, vares. ra madona dra seriòra. Brusio (v. di Posch.) ziriòla. Riva S. Vitale (mendr.) sciriòra (v. scira « cera »), Balerna (ib.) madona sciriòla, ecc., lugan. della ziriòla, Rovio (ib.) al di dala sciriòla, ecc., bellinz. zeriòra, -ola, Cerentino (v. Maggia) al di ad la sciriòla, ecc., locarn. scirióla ecc. ; Voc. Sv. It. ; basso valses. madona ceriòla, zer., [Novara madona siriola, v. sotto] ; monf. ra madona siriora Ferr. ; cors. Santa Maria ciriola Guarn. in ' A Gllt. ' XIV, 134; Sartene (e. oltram.) tserigla (forme analoghe, semplici varianti fonetiche, a Pianottoli, Porto Vecchio, Propriano, Levie, Bricchisano, Zicavo, ad Ajaccio, a Sotta, a Conca, a Piana e Nesa, a Evisa) Atl. (4). Prostesi di IN nel bologn. inzeriola (Aureli, Ferrari ^ Coron. Berti, Arch. Trad. pop. I, 118), inzariòla (Ungar., Arch. Trad. pop. X, 392). Metatesi dello za Vanzone in Valle Anzasca (madonna dia ciairold) e a Groppello Cairoli, Belgioioso, ecc. nella Lomellina isairòla, madona d zai- ròla ; r. pr.). Un ibrido di * ceriòla ' (che vi fu forse importato da Venezia) e di ' candelara ' (forse indigeno ; v. più avanti) dev'essere il trent. cendriola (Ricci 80).

(i) siriola in Ferraro ' Canti pop. ecc. '.

(2) Madona de la serioela, el de dela s. Melchiori, madona dela se- riiila Gagliardi.

(3) sericeula, el di déla s. Angiolini.

(4) Il Falcucci nel ' Vocabolario dei dialetti, geografia e costumi della Corsica ', la beli' opera postuma riordinata e pubblicata testé dal GuARNERio (Cagliari, 1915), darebbe ciriòla come voce cismontana (v. a p. 147).

17

Il SUCHIER, in Grundriss Grober^, § 311, legge nell' a. fr. chandeler s. f. un resto di genitivo plurale, un (feste) chandeler da FESTA CANDELARUM. Il bel fossile eh' è anche antico pie- cardo, della Piccardia intesa in senso lato (ricorre in antichi documenti degli archivi di Tournai, Donai, ecc. (i) e tra l'altro, un par di volte, nelle cronache (2) del Froissart, l'av- venturoso scrittore e poeta nato a Valenciennes e finito cano- nico a Chimay), vivrebbe pur sempre, s'io vedo bene, in qualche punto del dipartimento francese del Nord e delle province belghe del Hainaut e di Liegi. Sta di fatto che gli esiti di Templeuve (3) e Lieu S. Amand, di Lessines e Mesvin, di Beaufais, s'accordano nel richiedere un A nella tonica e nel- r escludere I'-ariu di cui si ragiona più sotto. Movendo da FESTUM (o DIURNUM) CANDELARUM (o anche solo da JOT de la candeler, donde y<?r candeler) ci spiegheremo facilmente il genere che sembra essere dappertutto maschile. A festa (o sancta MARIA ecc.) CANDELARUM mette capo, secondo me, anche il romanzo * candelaia '. Non è una filiazione diretta, ma indiretta certo. È un' alterazione della parte suffissale, è la sostituzione all'-ARUM genitivale, ornai spento, di uno dei sufiìssi più comuni, del più comune tra gli omofoni. Ed è sostituzione ben antica, a giudicare dalla bellezza degli esiti. Un CANDELARIA (4) assor- bito dal popolo in età preromanza non avrebbe potuto darne di più schietti! La voce è toscana settentrionale, corsa capocorsina e cismontana, trentina, lunigianese, geno- vese, piemontese, francese (particolarm. dèlia Piccardia), provenzale (particolarm. del Bearnese, Guascogna e Ros- siglione), catalana, spagnuola. Isolata, vivrebbe nel Tren-

(i) V. ' jor de la kandeler^ (doc. 1290 arch. Tournai), * jour de le Candeler ' (doc. 1319, 1406,7 arch. Nord), ' Notre Dame candeler' (doc. 1250, 1351 arch. Douai e Tournai), ecc.; Godefr. IX, 36. V. ancora ' le Can- deler ' in doc. 1272 di Seclin (Lille) in ' R. des L. Rom, ' 2" (s. V), p. 389.

(2) V. ' le j'our de le Candeler' III, 117; ' j'usgues environ le Chande- ler ' V, 403.

(3) ktdle (v. BoNNiER in ' Mélanges Suchier ' (1900), pp. 3, 7, 14.

(4) V. Du Gange II, 84.

tino e in quel di Locamo (Canton Ticino). V. a. it. lett. (Malesp. ' St. fior.' io8) Santa Maria candelaia; a. pr. la Sajita Maria candeliera Levy (i); od. pr, Nosto Damo cande Itero MiSTR. ; basso lim. nostra dama chandelheira Z. Gr. VI, 529 [v. gli esiti di Vie sur Cére nel Cantal, di La Roche Canillac e Merlines nel Corrèze, di Mezin nel Lot et Garonne, di Hostens nel Gironde, di Le Bugue, S. Pierre de Chignac e Bourgnac nel Dordogne ; Atl.] ; ' mère de Dieu * chandeliere ' a Ille sur Tèt, Olette e fors' anche ad Arles sur Tech (Pyrénées Orient.) ; festa candeliera 'Leyy, festa candeleira de Nostra Dona Rayn.; it. lett. candelara (2), -aia, fior, candelaia (3), pist., lucch., pis. (Buti, ecc.), livorn. kandelara r. pr. ; Rogliano, Bastia, S. Fio- renzo, Calvi,. Venzolasca, Cervione (corso c\sm.)kàndilara, Bel- godere (ib.) -elara, Nonza, Isola Rossa, Calenzana, Canavaggia, Galeria, Calacuccia, Piedicroce, S. Pietro di Venaco, Pietrase-

rena, Vezzani, Ghisoni, Aleria, Pietrapola, Solenzara (ib.) -elara,

k Francardo, Corte (ib.) gàndelara, Cauro, Bonifacio (4) (e. oltram.)

kandelara (5) ; Atl. ; trent. candelara Ricci ; Versoio

(locarn.) candelòra, Cavigliano (ib.) -alerà (6); Loco, Russo, Como-

logno (v. Onsernone) candeléria, -^ria (cfr. Salvioni in ' A Gllt. '

(i) V. FESTUM s. MARiAE CANDELARiAE in ' S/aL MossUiens. ' 142 (Du Canoe II, 83).

(2) ' il di della Candelara ' in G. Villani ' Cron. ' V, 18.

(3) V. 1' ' OnomasHcum romanum Felice Felicio auctore ' Romae, 1658, a p. 189.

(4) La rotacizzazione del -l- (v. kcLndera) fu forse impedita dal -r- del suffisso.

(5) È davvero strano che la voce manchi in questo senso al dizionario del Falcucci il quale, come avverte il Guarnerio nella prefazione (v. la p. xvii), * fra i diversi vernacoli della Corsica dovendo eleggere un tipo, diede la preferenza al capo-corsino e segnatamente a quello della nativa pieve di Rogliano '. Egli registra un cism. candelara « asfodelo » che dev'essere tutt' altra cosa; l'asfodelo fiorisce nella primavera tarda, al più presto neir aprile e nel maggio, epperò non è da pensare a un traslato.

(6) La cand., scira nova, dicono quei di Cavigliano alludendo al ride- starsi, verso quell'epoca, degli alveari.

19

IX, i94> 250), Aurigeno (v. Maggia) candalera (i) ; VOC. Sv. It.; Sarzana, S. Lazzaro, ecc. (lunig.) kandelara BOTTIGL. com., Sassalbo (valle del Rosaro) kandlara GlANNAR. com., Zeri, ecc. (v. di Magra) candlara Restori; Borgotaro canderera (v. can- deire * candele ' ; tornerà, ecc.) Emman. ; Novara (madona) candiléra (2), Romentino, Galliate, Momo, Cameriano, ecc. (cont. novar.) candiléra r. pr. ; torin., ecc. (piem.) candlèra, festa dia e. Gavuzzi, Capello, Pasquali, Ponza, Zalli^ (v. candlà -ata, candlè, ecc.); Ormea kandrcra iy.fnèra, kaudéra, ecc. SCHAEDEL); gen. candma, madonna da e. (v. candid ' candelaio ' « ceraiuolo » ; feroea -ARIA, ecc.) Casaccia; Realdo kanderera Garnier; a. pr. candeliera Levy (3), od. .pr. candeliero (v. feniero, ecc.) Roman (4) I, 246; nizz. candeliera Calvino, -iera Pellegr., Roman 1. e. (v. 'candeliè, candelon « ghiacciuolo »,.ecc. ; cane- hiera ' chènevière ', cardoniera « chardonneret », ecc.); [v. gli esiti di Mentone, Pian du Var, Puget Théniers, S. Sauveur, Fontan (Alpes Marit.), di Guillestre (H. Alpes) e di Bobi e Maisette nel pinerolese ; Atl.] ; Hm. chandalièiro Mistr. I, 443 [così a Mey- mac (Corrèze) ; Atl.] ; roerg. candelièiro iy. ribieiro ' rivière ') Roman, Mistr. 1. e, candarieiro Mistr. ib. [v. gli esiti di Valderiès (Tarn), Belmont, Rieupeyroux e S. Rome de Tarn (Aveyron), Figeac (Tot) (5), Laguépie, Vaissac e Moissac (Tarn et Garonne), Issigeac (Dordogne) ; Atl.] ; guasc. candelero (v. carrèro carraria) Roman, Mistr. 1. e. [v. gli esiti di Castillon en Couserans e Saverdun (Ariège) (6), di Léguevin,

(i) A la cand. ad /aurei, el so a la Luveira; il 2 di febbraio il sole arriverebbe alla Lupaia, un punto del territorio di Aurigeno dove si ingab- biavano i lupi.

(2) Ali. a mad. siriòla (v. sopra) che sembra recente (corrente mila- nese?).

(3) Cfr. candeliera « marchande de chandelles ».

(4) P. RoM. ' Lei Mount-Joio. Voucab. dei prouvèrbi e loucucien prou- verbialo de la tengo prouvengalo ' Avignone, 1908.

(5) ' nolre Dame de la * chandelière ' (v. il guasc. nousto damo de la can- delero Roman 1. e.) a Gramat, Cahors e Gourdon (Lot); 'nolre Dame à la * chandelière ' a Promilhanes (ibid.).

(6) ' nolre Dame de la * chandelière ' a Les Mas d'Azil (Ariège).

20

Carbonne, Martres Tolosane, S. Gaudens, Bagnères de Luchon (H. Garonne); di Tramesaygues, Lannemezan, Sariac, Aureilhan, Gerde, Cauterets (H. Pyrénées); di Sarbazan, Hagetmau, Mézos, Luxey, e forse di Grenade sur Adour (Landes) (i), di Lectoure, Jegun, Risele Lombez, S. Martin, Eauze, Gimont (Gers) ; di Layrac, S. Livrade, Tournon d'Agenais, Houeillès (Lot et Ga- ronne), di Beaumont (Tarn et Gar.) (2), di S. Cóme (Gironde); Atl.], bearn. candeVero Roman 1. e. [v. gli esiti di Nay, Oloron, Sauveterre, Lembeye e Artix (B. Pyrén.); Atl.]; rossigl. kan- del§rd (a Rivesaltes nel Pyr. Orient. (3); Atl.); a. pica, le candeliere (4), la chandeliere (5), ecc. Godefr. II, 51, 52, IX, 36 (6), candeliere Jahrb. 1. e. (7). [v. gli esiti di CandaS (Somme) e Sains Richaumont (Aisne); Atl.]; catal. candelera Lab. e Est., Escrig e Martin. (8) (v. candeler « ceraiuolo ») ; a. sp. candelera Dice. Acc. Esp. ^^. Al candellara, -aia dell' antica nostra letteratura (9) vien luce dal carrarese kandedara che ho dal carissimo Bottiglioni insieme a kandeda « candela » : entrambi con -d- eh' è l'esito di -LL- in quel dialetto. Esiti dotti sono r od. sp. e l' od. port. candelaria : in quel di Beira, candinaria, nuovo esempio di assimilazione progressiva eh' è insieme una dissimilazione. Un incrocio di ^kanderara < * can-

(i) ' notre Dame de * chandeliere ' a Soustons e a Pouillon (Landes).

(2) ' notre Dame de la * chandeliere ' a Montpezat (Tarn et Garonne).

(3) ' mère de Dieu de * chandeliere ' a Collioure (Pyr. Or.).

(4) ^ a le e. progaine ' a. 1250 C." d'Artois 224 (arch. Pas de Calais).

(5) ' au dit jour de la eh. ' (doc. piccardi dell' a. 1471).

(6) V. anche Du Gange II, 63, IX, 94; Romania XII, 228. Potrebb' es- sere che in taluno degli esiti ricordati dal Godefroy si nasconda la forma

CANDELARIUM (v. SOtto), inVCCC di CANDELARIA.

(7) Un candellière è in Du Gange IX, 94.

(8) Dal catalano penetrato nel lessico sardo (v. s. com. candelòra s. f. Spano, Porru) e nel corso {candelera Falcucci). L'Atlas registra la voce come propria di Goti Ghiavari sulla costa occidentale della Gorsica verso la Spagna {kàndiledia ; v. kaldadia caldaria) e di Guagno e Bocognano, tra l'area di ' candelara ' e quella di ' cedola ' {kSndelera).

(9) V. S. Maria candellara nel Pecorone II, 129, ecc. e, più avanti, candellora, cannellora.

21

delara ' (gen., piem.) con "^ sariora < ' ceriola ' (monf., lomell.) leggerei nel kandariora di Pozzolo Formigaro nel contado di Novi (regione di -r- < -L-). Allato a CANDELARIA compare CANDELARIUM (ch' è quanto dire festum (i) o diurnum CAN- delarum), ma circoscritto, si può dire, all'antica provincia fran- cese dell' Artois: a Boulogne sur Mer candillier ' chandelier ' e « chandeleur » (v. Haigneré ' Le pai. houlonnais ecc. ' II, 107) e lo stesso a Baincthun, Fruges, Teneur, Pierremont, Ram ecourt, S. Poi, Ligny S. Flochel, Manin pur sempre nel Pas de Calais e a Thieulain e Godarville (2) nel vicino Hainaut (Belgio). Isolata, s'io vedo bene, la base vivrebbe a Suippe nel Marne (Sciam- pagna) e molto più lontano, tra gli esiti di CANDELARIA, a Aiguillon nel Lot et Garonne e a Donneville nel H. Garonne (guasc.-ling.). - Anche il majorchino la mare de Deu del candeler che Don Alcover mi manda cortesemente, parmi pre- supponga un el candeler. Un bearn. candele ho dal Roman 1. e, ma in un proverbio, in rima con héure ' febbraio ' e darre « ultimo » ; un a. lucch. candelaio ho dal Salvioni (v. ' A Gllt. ' XVI, 427). Unite intrinsecamente con quelle di cui mi sto occupando, sono le forme provenzali candelairo s. f. e candelaire s. m. ; la prima, data come roergia dal Mistral 1. e, come propria di Montastruc la Conseillère (H. Garonne), Gaillac e Vabre (3) (Tarn), Grisolles (Tarn et Garonne), Espalion (Aveyron), S. Mamet (Cantal) dall' Atlas; la seconda, peculiare di Villefranche de Belvès nel Dordogne. La sostituzione del suffisso nominativale -ATOR ad -ariu è frequente in quei parlari; basti ricordare il cauderaire « chaudronnier » del Lot et Garonne e il carbo(n)aire « charbonnier » del Gers. Un prov. candelaire s. m. « chandelier, fabricant de chandelles, cirier » è nel Mistral, nel Botrcoi-

(1) V. FESTUM CANDELARIUM in ' Otiomast. TOm. ' 189; PESTUM CAN- DELARUM, FESTUM S. MARIAE CANDELARUM in Du CaNGE II, 83.

(2) Esito uniformatosi quanto all' iniziale (vorremmo k-) alla corrente recente. Gli esiti di k 4- A, vivi oggi a Godarville, sarebbero per lo meno 6, stando all' Atlas !

(3) A Vabre, propriamente, nostro damo de la kàndelairo.

22

RAN, ecc. (i). Un bel derivato di * candelara ' sarebbe il candlaróla di Zeri in vai Magra (Restori), ma ricorre in un proverbio, in assonanza con fora e con piòva.

Come da festa cereorum a cereola, così da festa (o SANCTA MARIA, ecc.) CANDELORUM ch' è verìsìmìlmente un com- promesso tra FESTA CANDELARUM e FESTA CEREORUM (2), venne nella nostra penisola a candelora (3). cereola è prevalentemente italiana settentrionale-orientale, cande- lora prevalentemente italiana centro-meridionale. E di Siena [candelòra) (4), del Metauro {candlòra, Santa Mari e. Conti), delle Marche (caftnellora; Roman. XIII, 165), dell'Umbria (a. orviet. lo di de Sancta Maria candelora, Pitigliano kannelora), della campagna romana (cervar. kannelora, ecc.), degli Abruzzi (Città S. Angelo kannilòrd r. pr., chiet., ecc. candore, vast. can- niléure, ecc. Fin., Anelli), de' contadi molisano (Volturino kan- ndlord), napoletano {cannelora Andr., Tar. e GuACCl) e irpino {cannelbra), della Basilicata {cannalora Solimena, Marsico nuovo cannelora Arch. Trad. pop. XII, 62), delle Puglie (bitont. cane- lòure, tar. canilòra, ecc.), delle Calabrie {candilora Scerbo, de Cristo (5), Mandal., cannilòra Accatt.) e della Sicilia [cannilora MORTILL., Arch. Trad. pop. XXI, 408, cannalora La Rosa 32, candilora Del Bono; Castroreale candelora De Greg., ecc.) (6). Dalle Marche si protende nella Romagna: faent. candelòra (ali. a zarióla, v. sopra), imol. cand(e)ldra, -ilóra (ali. a zeriola), moden. candlóra (ali. a zerióla). Isolata, vive o visse nell'Istria (v. mugg. madona candeloura CAVALLI in ' A Gllt, ' XII, 348, triest. can-

(i) Uno strano candellerie, chandellerìe è in Du Canoe IX, 94, II, 83.

(2) Il candela di Dante (v. Grundr. Gròb.^ 664, n. 7) è creazione isolata su ' cero '.

(3) Come, p. es,, da seculorum all' irp. se co /ora « persona magra ; be- fana ».

(4) Un ' il di della Candellora ' è anche nelle ' Storie ' VI, 18 del fio- rentino Villani.

(5) ' Vocab. Calabro-italiano ' Napoli, 1897.

(6) Un sicilianismo dev'essere il cann'làfa di Piazza Armerina. Non è per altro da dimenticare che ' candelora ' è anche alto-novarese; potrebbe trattarsi pertanto di un puro travestimento siciliano della parola avita.

23

delora, madona e. Kosov.), nell'alta vai Sesia {candlora TON.) e, frammista agli esiti di CEREOLA, nell'alta Lombardia, nella zona alpina e nella prealpina (vai Malenco, Chiavenna candelòra, V. Pontirone c^ndiróra, v. Leventina, Arbedo, Carasso, ecc. can- derora, -oro, Robasacco el di da canderore, v. Maggia candalora, Lavertezzo (locam.) -arora, Frasco, Sonogno, ecc. -erora; Mu- gena, ecc. (Malcant.) ra canderòra, ecc.). Forme prostetiche il molf. ngànndlg3(r9) r. pr. e il basii, nganlóra Solim. ; forma meta- tetica il canderòla di Grono (mescle.) (i). Il bellinz. (della classe colta) candelòra e il canderóle di Breno (malcant.) (2) sembrano rifatti su zeriora, -ola (v. qua sopra). Son tutti esiti, non occorre notarlo, di un letterario candelora, penetrato con o aperto e conformatosi alla meglio alla fonetica dei vari parlari. In vec- chie carte orvietane e senesi allato a candelora ricorre Can- deloro (v. S. Maria Candeloro nei Diari di Silvestro notaro, 404, 405, 806, S. Maria di feraio Candeloro nella cronaca di Neri di Donato, a p. 181 (3)); anche nell'a. spagn., candelor s. m. è sinonimo di candelera (v. Dice. Acc. Esp.*^). A codesta fase inter- media mettono capo le forme francesi. Gli a fr. chandelor^ -our, •eur s. f. (GODEFR. IX, 36), -ur (Dict. Gén. I, 396), e più che mai l'a. pr. candelor s. f., m. pr. candelour s. f. (4), escludono in modo perentorio una base con -A. Restano soli, ch'io sappia, un sav. fhandeleura (Fenouillet) e un alp. candelouro (Mistr.), Chandeleur ' è voce francese, della Francia propriamente detta. Stando all'Atlas, sono sue oggi interamente, oltre all'Isle de France, la Piccardia, la Normandia, la Bretagna, il Maine, rOrleanese, l'Angiò, la Turena, la parte occidentale meridionale del Poitou, r Aunis e il Saintonge (Charente Inf. e Charente), la

(i) Zona di -L- intatto.

(2) V. fiore FiLiOLA, aiore haediola, nisore * niceola, ecc. (r. pr.).

(3) In Matasala Spinello anche sante Marie candelorio (v. Monaci ' Crestom. ' I, 36) ; negli statuti senesi editi dal Polidori, Candelorio, Sancta Maria Candeloria. Sembrano dei compromessi tra candelorum e CANDELARiA, ma non è da escludere, come per candelaria, la sostituzione del suffisso -orium all'-ORUM di genitivo.

(4) V. B0UCOIRAN I, 297 ; Roman I, 246.

24

Sciampagna, gran parte della Lorena. Dal Saintonge la voce si protende nel Lot et Garonne; dalla Turena e dall' Orleanese nel Berry, frammescolata ai notte dame des crépes e sìm. visti di sopra, e nel Borbonese; dal Loiret nel Nivernese, costretta tra bonne dame de février e candelosa (v. sotto). Isolata, vivrebbe in qualche punto del Pas de Calais (Artois) e del Nord (Fiandra), del Aude (Linguad.), del Puy de Dòme, del Cantal, del Aveyron (Alvernia e Roergio), del H. Loire, del Loire (Lionese), del Jura (Franca Contea), dei cantoni di Neuchàtel, Vaud e Berna nella Svizzera francese, della Savoia, del H. Alpes, B. Alpes, Var, Bouches du Rhóne e Vaucluse (Delfinato e Provenza). L'appu- rare dove la voce sia indigena, dove importata, non è facil cosa. Per farlo occorrerebbero materiali ben più copiosi e sicuri che non siano quelli offerti dall' Atlas ; occorrerebbe * anzitutto uno spoglio diligente delle carte antiche. Per quel eh' è della Nor- mandia, dell'Alto Maine, della Piccardia e regioni attigue, paionmi preziosi indizi di schiettezza i traslati ricordati più sotto, a p. 28, e gli esiti con k- intatto di Bessin {candleur (i)), di S. Vaast Dieppedalle nel Scine Inf., di Bourg Beaudouin (antiq.) nel Eure, di Achy nel Oise, di Varennes nel Somme e di Ver- quigneul nel Pas de Calais (2). Sicuramente importati sono gli esiti della Svizzera francese (area di candelosa ; v. sotto (3)), quelli di Lézignan e Sigean nel Aude (zona di k-\ di Bort nel Corrèze e di Allanche nel Cantal (zona di ts-\ di Mont Dorè nel Puy de Dome (zona di ts^\ sospetti per più d'una ragione son quelli del Doubs e del Jura. Anche il notre dame chande- leur di Dissay (Vienne) e i bonne dame de chandeleur di Argenton (Indre) e di Dun le Palletau (Creuse) devono risultar dall' incrocio degli indigeni notre dame, bonne dame crépière o des crépes (v. qua sopra) con l' importato chandeleur. Apparenza di schiet- tezza per il lato della fonetica han gli esiti della Savoia {stàddló^ fàdlur, ecc.), del Delfinato e della Provenza; sennonché (a per-

(i) V. JoRET in ' M. Soc. Ling. de Paris ' III, 396.

(2) Un picc. candleur ricorda il Reinsberg-Dùringsfeld in 'Jahrb. ' 1. e.

(3) Il tzandelau s. m. che si legge in Bridel, a p. 396 (me ne avverte cortesemente il Gauchat) è da emendare in tzandelau s. f.

25

suaderne non occorrevano le storture degli odierni futuristi, es- sendo question di buon senso e niente piia) voce foneticamente normale non vuol sempre dire voce indigena, come voce fone- ticamente anormale non vuol dir sempre voce importata.

CANDELOSA è, come CALENDAS « Natale », voce spiccata- mente franco-provenzale. Io me la spiego da festa (o san-

CTA MARIA, ecc.) CANDELORUM al modo SteSSO che CANDELARIA da FESTA (o SANCTA MARIA, eCC.) CANDELARUM ; vi leggo una

filiazione indiretta, una sostituzione preromanza (i) del suffisso -OSA all' -ORUM genitivale. Alla dichiarazione che ne diedero il GiRARDiN e il Marchot (2) (' chandelouse da "^ chandelou(r) CANDELORUM ') Contrastano la antichità degli esiti e la loro dif- fusione. E voce della prima letteratura provenzale {candelosa Rayn. II, 312, candelgza, nostra dona de la e, Levy) e delle vecchie carte francesi a partire dal sec. XIII {chandelose, -ouse, -euse s. f. GOD. II, 52). Oggi è dei dipartimenti di H. Saóne (3), Doubs (4) e Jura (Franca Contea), del contado di Belfort, del- l'intera Svizzera francese (cantoni del Vallese, di Vaud, Friburgo (5), Berna e Neuchàtel), della valle d' Aosta, dei dipartimenti di Alta Savoia e Savoia (6), Ain e Isère (7), Rhóne e Loire (Lione se), cioè a dire di tutto quanto il territorio franco-provenzale. Sono suoi, pressoché interi, in territorio provenzale, di qua dal Rodano, i dipartimenti di H. Alpes (8), Dróme, Vaucluse, B. Alpes, Var (9),

(i) V. FESTUM CANDELOSAE in una Carta del 1286, ecc. ; Du Canoe II, 83.

(2) V. ' Z. Gròb. ' XXIV, pp. 229, 250.

(3) V. ' a la chandelose ' in doc. a. 1298 arch. H. Saóne; Godefr.

II. 52.

(4) V. ' dedanz la chandelouse ' in doc. 1306 arch. Doubs; God. 1. e.

(5) chandelouse in doc. sec. XV (v. Z. Gr. XXIV, 229). V. ancora Ro- mania VI, 77 (La Gruyère), Z. Gr. XIV, 442, 456 (Dompierre).

(6) Gli esiti di Annecy, Albertville, Leschaux in Constantin e Dé- SORM., p. 93; quelli di Thònes ibid. e nell'Atlas con altri.

(7) chandeluza anche a Jons (v. * R. de Phil. fr. et prov. ' VII, 277).

(8) Con Oulx nella valle di Susa.

(9) Anche a Le Cannet sul confine occidentale del Alpes Marit. ; nel resto, CANDELARIA (coUa Liguria).

26

Bouches du Rhòne (Delfinato (i) e Provenza), di dal Ro- dano quelli di Gard (2), Hérault (3), Ardèche (4) (Linguadoca). Dal Gard la voce si protende nel Lozère e nel Aveyron; dal Ardèche nel H. Loire e nel Cantal (5); dal H. Loire, dal Loìre e dal Rhòne nel Puy de Dòme (6) (Alvernia sett.) e nel AUier; dal Puy de Dome nella parte occidentale del Creuse; dal Ain nel Saóne et Loire; dalla Franca Contea nel Cote d'Or (7) e nella parte estrema del H. Marne; dal Còte d'Or nel Yonne. Limiti estremi verso Occidente sarebbero, stando al- l'Atlas, Calmont nel Aveyron (Roergio), Pleaux nel Cantal (Alvernia mer.), Cressat nel Creuse (Marca), Trézelle nel Allier (Borbonese), Mesvres nel Saòne et Loire (Borgogna), Maligny nel Yonne, Cour l'Evèque nel Haute Marne (Sciam- pagna). Isolata, la voce vivrebbe nelle province belghe di Lus- semburgo, Namur, Hainaut, Brabante, Liegi, nella Prussia renana e nei dipartimenti francesi del Nord e del Pas de Calais (area di CANDELARiu). Che CANDELOSA abbia perduto terreno di fronte al letterario chandeleur, che per contro ne abbia sottratto alle creazioni minori, a * candele ' nella parte settentrionale della Borgogna e della Franca Contea, a ' candele ' e CANDELARUM e CANDELARiu nelle terre belgo-romane, è più che verisimile. L' Atlas la per antiquata a Maligny e nel Godefroy è un chandeleuse dell'archivio del Loiret (8), area oggi di ' chandeleur'. D'altro lato il Chambure scrive degli esiti borgognoni quel che s'è veduto di sopra (v. a p. 13) e I'Edmont per S. Poi, allato a kàdeie^ un sàdlòs, foneticamente anormale, eh' è ormai vittorioso in più d'un punto del Pas de Calais, del Nord e finitimi. Quanto al Belgio, l'esito più antico a me noto è il

(i) V. delf. chandelouso in Mistral I, 443.

(2) ' notre Dante de la chandeleuse ' ali. a ' chandeleuse ', ad Alais (ib.).

(3) ' notre Dame de la chandeleuse ' a Lodève (ib.).

(4) ' notre Dame la chandeleuse ' a S. Agrève (ib.).

(5) ' notre Dame de la chandeleuse ' a Les Ternes (ib.).

(6) * notre Dame de chandeleuse ' a Pontgibaud (ib.),

(7) V. chandelouse in doc. 1296 arch. Còte d'Or; Godefr. II, 52.

(8) Docum. del 1316 (Godefr. II, 52).

27

chandeleuse di un documento del 1364 ricordato dal NlEDER- LAENDER nel saggio * Die Mundart von Namur\ a p. 272, §77. Notevoli per il lato della fonetica il mars. candelouo (MlSTR. I, 443), i kàndeluo di S. Etienne les Orgues e Gréoux nel B. Alpes (v. pouruo pavorosa) e i kàndelud di Seillans, S. Tropez, Le Lue, Hyères e S. Maximin nel Var e di La Ciotat nel Bouches du Rhòne (v. pourud). Il kàndelusa di Champorcher (aost., regione di ts-) par rifatto, quanto all'iniziale, sul piem. candelera. Il centro di irradiazione di CANDELOSA dovettero essere i vescovadi di Lione e di Vienne (i), come quello di chandeleur il vesco- vado di Parigi e quello del provenzale Candeloro il vescovado di Tolosa. Le tre correnti, l'una da Sud Est, l'altra da Nord Ovest, la terza da Sud Ovest, si scontrano nel bel mezzo della Francia ed è là, biella zona dell'incontro, che, come le alghe, le ninfe e i ranuncoli nell'acqua morta dei fiumi tra contrarie cor- renti, vegetano le creazioni bonne dame, notte dame de /évrìer, des crèpes e sim. viste di sopra.

Nel candelasio del lucchese Sercambi (2) leggeremo col Sal VIGNI (v. ' Arch. Gì. IL ' XVI, 427) * una contaminazione col sinonimo ^ purijicasio (3) la cui esistenza si può facilmente sup- porre ' : un ' die lunae post octavam Candelationis ' è in un do- cumento del 13 IO ricordato dal Du Gange (II, 84).

4c

I traslati son pochi, ma svariati e taluno felice : giorno di festa ' < a fr. chandeleur, chandelle Du Gange II, 83 ; * ceri, candele benedette ' < sic. cannilora s. f. ; ' candela ' < bresc.

(i) L'importanza di codesti vescovadi quanto al franco-provenzale fu messa in evidenza da par suo dal Morf nell'eccellente monografia ' Zur sprachlichen Gliederung Frankreichs ' Berlin, 191 1 (Abhandl. Kòn. Preuss. Akad, der Wissensch.).

(2) ' Cron. ' I, 33, 254.

(3) PURiFiCATio non ha dato ai romanzi che voci dotte; tali il sard. /esia de sa Purificazióni, il piem. festa dia purificassión, il sic. purificazióni, il purifikasiu di Marvéjols (Lozère), il pilrifikosiu di Vogùé (Ardèche), ecc. ecc.

28

seriula Gagl. ; ' spilungone ' (cioè a dire un traslato di * candela ') < molf. ngànn9lQ3(rd) s. f. ; * Vinca minor, la pervinca ' < fr. (Alto Maine, Le Genest nel Mayenne, Héloup nel Orne) chan- deleur, sàdlòr Montesson (i), Atl. ; ' Galanthus nivalis, il bu- caneve ' < fr. (Alto Maine, ecc.) chandeleur, ecc. ibid.

(i) ' Pervenche naine qui fleurit à l'epoque de la fétede ce nom, vers le commencetnent de février ' (p. 151).

PC Merlo, Clemente

319 I nomi romanzi della

C32M47 Candelora

PLEASE DO NOT REMOVE CARDS OR SLIPS FROM THIS POCKET

UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY