PIRRO
RE DI E PI R O
DRAMMA PER MUSICA DEL SIC. TENENTE DE GAMERRA.
PIRRO
RE DI EPIRO
DR^MM^ PER MVSlCji
Ì5 A RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO ALLA SCALA
// Carnevale deW ann o I 7 p i, D EDICATO
Alle LL. AA. RR, IL SERENISSIMO ARCIDUCA
Principe Reale d'Ungheria, e Boemia , Arciduca d'Anflri^, Duca di Borgogna, e di Lorena ec. , Cefareo Realt Luogo Tenente , Governatore , e Capitano Generale nella Lombardia Audriaca,
E L A
SERENISSIMA ARCIDUCHESSA
]aicciA]a,»A
Principessa di Modena , Duchessa di Massa ec»
IN MILANO
Per Gìo. Batifta Bianchi Regio Stampatore Colla Pcrmsjpont •
i; A 0 T O R É
Ussendo stati favorevolmente accolti ^ di questa Regio Teatro il Lucro Silla , Sismano , ed il Medonte , frutti dell* efà mia giovanile , spero che il Pubblico illuminato non sarà adesso me-* no indulgente verso di me ^ ancorché gli anrti, r esperienza , e lò studio autorizzino là comune^ espettazione . Quando meno lo averci per.sato , il desiderio di contribuire al piacere d' una Metropoli cui professo eterna riconoscenza , risolver mi fece, d' intraprendere la direzione del presente Spettacolo , lusingandomi che per l'impegno del vaioruso , ed intelligente Sig. Maestro Zingarelli , come per la zelo dei valenti , e rinomati Attori , il mio Ptrro giunger poffa all' apice di quella fortuna , che re- plicatamcnte lo accompagnò sulle ridenti spiagge del Sebeto • Egli ha dovuto subire delle essenziali al« terazioni - Chi bramasse considerarlo nel suo primo originale può ricorrere dìTornoVlI. del ìkìo nuovo Tea* tro . Ma siccome il Pirro seco non porta ie primizie d' un' offerta , quale da me richiedono la ricono- scenza , e il rispetto, io tributerò a CHI felicita la bella Insubria , ed al suo Popolo felicitato ua nuovo Dramma dà me espress^ìmente iscritto , e che porterà il titolo d' Adrasto Re d' Egitto *
Argomento.
Irro Re dt Tpiro figliuolo d"^ Achille , secondo la tra- dizione più comunemente adottata^ tmmolh Poli Jfena figliuola di Priamo sulla tomba del Padre ♦ Tanto si legge ne IP Ecuba d^ Euripide . Da una tale catastrofe è tratto il presente Dramma . Quantunque P amor di Pirro per Polis- Sena e P affetto di questa per Pirro non si trovi , a mio credere , nè in Omero ^ ne in Euripide , nè in alcuno dei Mkologi^ pure vaTj Poeti ^ Francesi specialmente , gli hanno fatti comparir> sulle Scene amanti P uno delP altro . Gli episodj che stati vi sono aggiunti ^ erano intimamente neces- sari per la condotta del Dramma , pef invilupparne il nodo 5 e per fornire ad esso un lieto fine .
JS/La siccome le ragioni della novità aperte stanno per quelli ) che sanno osare , P Autore credesi abbastanza giu- stificato , se nel suo disegno ha voluto scostarsi alquanto dalP uniformità dei piani delP Opere Musicali , senza pre* tendere di biasimare le celebri produzioni Drammatiche , di cui onorasi la nostra Italia . Qhi puì) impedire che si scuota il giogo di certe leggi di pura convenzione ^ e che si distrugga nelle belle arti P impero delP uso ? Il terminar gif Atti con dei Finali pieni di moto e d'' azione^ dovrebbe forse riguardarsi come un delitto degno d^ essere fulminato dal tribunale del servii pregiudizio i* La riforma di certe: irregolarità^ di certe negligenze antiche le quali raffreddano. P interesse , e contrastano alP illusione , sarà sempre un^ impresa meritevole d^ un patriottico incoraggimcnto •
La Scena è m Tre; a, e nei Campi Frigi contigui alla Città,
ALTEZZE REALI.
L Pirro Re di Epiro è il primo Dramma , che ho r onore di offerire alle ALTEZZE VOSTRE REALI.
Io mtcrcedo un solito tratto di quella Clemenza , che VI carat- terista , c che lo farà accogliere sotto r alto VOSTRO patroci- nio , Ecco il rispettoso oggetto , a cui tendono i miei voti nelU atto che mi protesto con umile rispetto , e profonda sommis-r sione
Belle AA, VV, RR.
Milano 26. Dicembre 1791,
Umilio , Btvf^o , Obb^o Servhort Gaetano Maldonati .
INVENTORE, E COMPOSITORE DE' BALLI SiG. Francesco Clerico
Sig. FrancesQo Clerico sud.
Primi Ballerini S^rj Signora Rosa Clerico Panzieri
Sig. Gaetano Clerico
Primi Grotteschi ^ perfetta vicenda Sig. Antonio Marafti Sig. Gaetano Lombardinì
Signora Maria Nolfi Signora Ortenfia Agoftini
Ballerini di Mezzo-Carattere Sig. Lorenzo Coleo;^i Signora Maria Caldarlni
Ballerini jnorIGaspare Rossari Gaspare Arosio Giuseppe Marelli Ambrogio Cajani Giuseppe RedaelH Giuseppe Nelva Luigi Sedini ; AleiTandro Lonatx Francesco Sedini Gio. Batista Ajmì Francesco Pallavicini Giuseppe Barbieri Carlo Caflellino Francesco Verrua Marco Colla Giuseppe Brugnoli
di Concerto
Signore Giuditta Paracca Teresa Ravarina Rosalinda Sedini Giovanna Sedini
Annunziata Barlassìna Cecilia Canna Angiola Rasimi Giuliana Candiani Giuseppa Brugnola Maria Guidi Giuseppa Coleonì Giuseppa Onoria Margarita Ferrarla Carolina Pozzi Pomenica Noll^ Giuditta Prada
Primi Ballerini fuori df^ Concerti . Sig. Lorenzo Panzieri Signora Teresa Bussi
Prima Grottesca fuori de^ Concerti iSgnora Vittoria De mora o
MUTAZIONI DI SCENE
PER L'OPERA.
^ T T 0 PRIMO
Vado Terreno in parte diroccato e c. Galleria .
Giardini danneggiti dal fuoco, e rovinati in parte.
^ T T O SECONDO
Galleria come sopra •
Cortile dinanzi il Mausoleo d'Achille.
Mausoleo d' Achille .
^ T T 0 TERZO
Vafto Terreno come sopra •
PERI BALLI.
B ^ L L 0 PRIMO.
Sala nel Palazzo Reale, mobiliato conforme al climi di Danimarca con sedili coperti di pelli , ^ stufFe ec.
Tempio della Pace,
Appartamenti •
PÌ27za dinanzi il Mausoleo Reale • Interno del Maufoleo .
B ^ L L 0 SECONDO.
Camera •
Sala corri fponden te a' Giardini. *
Inventore e Pittore delle suddette Scerte tutte nuove Sig. Pietro Gonzaj»a Veneziano .
ATTORI.
PIRRO Re di Hpiro
Sfg. Luigi Mavchesi alT aUunle srev!:^lo di S» Savda •
POLISSENA Pr!nc?pessa Trojafìa
Signore* Francejca Boccarelli alt* attuale servi di S^ M il Re di Polonia. ULTSSE Re d' Itaca
j'/or. Giuseppe Carvi « DARETE Principe Trojano
Sig* Gaspare Snvoj . CLIMENE Principessa del sangue degli Atridì-
Signora Teodosi a Ferraglia ELENO fratello di Polissena*
Sig. Giuseppe Cocchi • CALCANTE Sommo Sacerdote.
Sig» Pietro Montani .
Parte di Supplemento • Signora Maria Valeria Gentiii ,
Con ventiquattro Coristi •
Ccmparse »
Sacerdoti •
Sagrificatori*
Principi confederati •
Capi delle Tribù . \
Generali dell' Arnnato .
Capitani della Flotta.
Guardie Reali .
Esercito Greco.
Trojani destinati per il Sagrifìcia*
Compofttore della mujica. Sig. Maestro Nicola Zingarelli •
%At Cembalo^
Sig. Maeftro Ambrogio Minoja . Sig. Maestro Agostino Quaglia •
Capo Orchejlra . Sig Luigi De Baillou •
Primo Violino per i Balli. S^* Giuseppe Peruccone detto Pasqualino.
Inventori del Vejliario • Signori Motta , e Mazza .
Berettonaro • Sig. Gio. Bacchetta.
ATTO PRIMO,
SGENA PRIMA,
Vasto Terreno destinato per il general Gongressp dei Greci in parte diroccato. In faccia amp) balconi , che kfciano libera la veduta d' una gran Piazza , dove si scorgono molti edifizj rovinati , ed arsi . Trono da un lato «
y^ir al'^arsl del Sipario ì Principi confederati ^ i Generali deW Armata , e i Capi delle Tribk stanno in bell^ ordine federati . Le R^ali Guardie circondano il trqnQ •
Mentre Pirro accompagnato da Polissena ^ da Ulisse^ da Climene , da Darete , e da Eleno si avanza dal fondo , e ascende sul troriQ , cantasi il feguentc
CO RO.
Erme del figlio invitto J" Di Teti , e di Peléo , Speme del suolo Achéo, Di Troja alto terror •
14 ATTO
Oggi nel Frigio sangue Invendicata alpetta Da te la sua vendetta L'ombra del Genitor . Pir. La Grecia mi ascolti .
Mia Spofa ♦ e Regina Sarà Polii^sena . Tutto il Congresso si scorge in moto •
^^'f* at\cht intendo! Eie. J
Eie.
^""^ ^ll^Qual penai eli.
Ulif' ( P^^^ sospendo
I moti dell ira . } p^/. ( E teme , e desira
Queft' anima amante . ) J)ar. ( Chi adoro costante
Di Pirro fia sposa ?) pir. La fronte orgogìiofa
Abbsssi la Grecia
Di Pirro al voler • ìcePìde dal trono . Utif. La Grecia non osa
Opporsi air audace ? Si ifreme ^ si tace ? Indegna viltà!
CORO.
Non abusarti
Del fommo impero" Quel fasto altero Ceder dovfà .
FRI MO.
Il mondo intero
Scenda a' miei danni , Di Pirro T anima Temer non fa.
CO RO.
La Grecia sola
Sfida il tuo sdegno; Un laccio indegno Spezzar faprà . Minacce ia Pino ? La Donna Iliaca La man mi stenda; Ch' io non la temo La Grecia apprenda* Quel folle orgoglio Ebro del soglio. Dal Rege d' Itaca S' umìlìerà o La speme, T affetto Mi destano in petto Soavi tumulti D' un grato piacer • iLa rabbia, il dispetto Mi destano in petto Furiosi tumulti Fra mille penfier • fu duolo, l'affetto Mi destano in petto Gelosi tumulti Fra mille penfier*
ATTO
PtvYO con un cenno ordina a Polissena di rith arst^ indi impone ai Congresso di sciogliersi • Polis» sena feguita Pirro ^ che si ritira scortato dalU reali Guardia , e seguito da tutti i Greci . Dae fetc al fianco d* Eleno seguita smaniosa Polissena
SCENA 1 L
Ulisse , Olimene , e Guardie a vista •
eli S^S"^""' ^^^^ P^^^ Opporti a Pirro . Quella
Che dee col sangue suo piacar d* Achille
L"* ombra inulta, e sdegnosa,
Fia che i talami Argivi isanon così ? Qtiantunque avversi
Sian della Grecia i voti ,
Polissena a Pelèa darà Nipoti ì Vlff.Cìò che da Pirro chiede
La Grecia, il Padre, Tonor suo, la gloria
Espor saprò. Noìì temo
Di quel potere , ond' egli abafa . Mora
La Frigia Donna • Tutto
S? estingua di Priamo
L'odiato seme* di. Al par di te lo bramo.
Pur non oso sperarlo. La feroce,
L' altera alma di Pirro
Tu ben concici . Audace or più Io rende Agamennon l'assenza, onde agli Achcii
Arbitro impera • Dell' Iliaca Donna
Vuole il possesso , e ben udisti come
Temerario parlò •
PRIMO. 17
Wlf. Calmati , e segui
. CHrnene i passi miei . No non diftido Che Pirro oggi abbandoni La tua rivai . Più faggio Del suo dover la voce Ascolterà . Ma se non 1* ode:j scosso Forse dal suo penVjlio ì*! C2ng^r^ c^nti^lio , aiiorcbè tutto Veda r Ambracio le no Di cento armate navi ingombro e pieno. Quando le Argive Schiere A' danni suoi fian pronte > La temeraria fronte Pirro piegar dovrà • E calpestando il laccio , Che gì' incatena il piede, Negare alla tua fede II premio ei non sjiprà . parte con CiL
S G E N A III.
Galleria di Statue nella Reggia rapprefentanti h. Real Famiglia di Priàjno , e i piìi illustri Eroi Trojan! •
Polìffenuy Darete y e Guardie a vìjìa.
Dar.
A Lia Sposa di Pirro Il misero Darete
Presentarsi oserà ? Negami , ingrata , Che '1 mio rivai non ami, or che consensi Seguirlo ali' ara . E* questo
B
I8 A T 7 O
Il sospirato nodo , dì cui furo
Pronubi i nostri P^dri? Ed è pur vero
„ Ghe della Patria al più fatai nemico
Del Frigio sangue a scorno „ Te vedrà l'Asia unita in quello giorno ? PoL „ Non può r amor di Pirro ,3 F^irrtii arrossir , nè vaglio
A impedir che non mi ami . II suo disegno
Di trarmi ali* ara occulto
Sempre mi fu , nè ho d' uopo 9, Che altri con sensi arditi „ Qui mi rampogni, e '1 mio dover m' additi . Dar. „ Se la promessa tua , se quel costante
Amor che a te mi lega
Disprezzar osi , almeno
Della misera Troja oppressa e doma
Odi la voce. Poi. „ Ella già fu. Di lei
jy Più non resta che il iKDnic. Dar. „ E' ver r Ma i suoi
yy Muri diftrutti. I rovefciati tempi. 55 L' onda del Xanto ancor vermiglia . I campi jy Defolati y e coperti yy Vf ossa insepolte , assai 55 Parlano al cor di Polissena. E puoi 55 Di tanti mali oh Dio 5 5, il desumano autor stringerti al petto , 5, Seguirlo all'ara, e partir seco il letto? Poi. Quant* oprar deggio è vano
Che Darete m"* insegni , e non ignoro Ciò che da me richiede Serva di Pirro in queste
PRIMO.
Dell'arsa Patria abbandonate mura Lo stato mio , e la comun sciagura . Dar* Ne' misteriosi accenti
Leggo il tuo cor Ingrata, 5, Che piìs ritardi ? Corri 5, A unir r infida mano „ Perfida figlia, e scellerata amante Alla barbara destra ,
Che di paterno sangue è ancor filmante •
Ma giusti son gli Dei , nè sperar mai
Fra sì abborriti nodi
Stabil pace, e piacer • Il tuo delitto,
La patria sventurata ,
L* ombra inulta dei Padre,
E ì mio tradito amore a funestarti
Verran , donna infédel • PoL T' accbm^, e-parli . Dar. Vado da te fontano
Polissena y ìndi Elcno y e Guardie a vistai
PoL X mille dubbj incerta
the risolvo ? „ Che fa? Pirro mi brama ^
Barbara at par che infida , E vado jove mi guida Ut) disperato amor.
Sveller desìo dal petto
Fino il tuo nome istesso , Che sempre porto impresso Nel mifero mio cor.
parte •
SCENA IV-
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%0 |
A T* r\ ATTO |
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E in suo favor mi parla |
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99 |
Un arnor ^ che celato |
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99 |
Pm star non puote . Invano |
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99 |
Me stessa accusa , e sento , |
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$9 |
Che ingiustariiente offendo |
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99 |
La data tede onde promisi ali |
ara |
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^ |
Se^^ir Oat'ete» Detestar dovrei |
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59 |
Pirro. Lo La Gre:ia, i! |
Genitore , |
9, L onor ^ la patria oh r>io * INI imi so,i quefti Cari s e sacri per vnc M-i un sol pensiero „ Che all'amante sen voii , ad onta loro ,^ lo di tutto mi sordo, e Pirro adoro»
Eh. Germana, e sarà vero ^ Che un odiato imeneo Oggi ti unifca al fangue Nemico de' Pelidi ? <\h che in pensarvi Fremo d'ira, e roff^jr . Se tu difcendi A un così indegno , e fcellerato nodo , Vedrai, vedrai di che fon io capace.
PoL Eleno per pietà lalciami in pace.
Eie. Non lo sperare '-•h sì, quefta mia mand Da un furor giufto armata Tra le faci , e gli altari i A trovarti verrà . Dal sen di Pirro j Ti strapperò. Da quel barbaro seno j Che per la strage ancora I Di Priàmo ro^s.-ggia . Un ferro istesso , Jl,e tue vene squarciando , e il cor d'un empio Innonderà di sangue e Tara, e il tempio !
PoL „ Deh frena Tire tue o.. potrebbe oh Dio „ Qui sorprenderti Pirro. Ah s' ei t'ascolta! 91 Giunger può forse ad un tremendo estremo
PRIMO. ti Eie, 5, Vii non fon , qual tu sei , di luì non tcmo^
„ Vedrai fin dove giunga
L' intrepidezza mia L' Iliaca gente 9 La Patria , e gli Avi , il giuro , Disonorar non dei Tutto fi tenti • „ Che se alla giusta impresa
Avverso foffe il fato ^ „ Preferisco la morte al nodo odiato. No non mi palpita Nel feno il cor. Un odio m' agita -
Vendicatof Neir ombra affissati
Del Genitor , Che un Uccio abbomina
D' un empio amor . Egli arma * ed anima Pih il mio furor. No non mi palpita
Nel feno il cor. parte 9
SCENA V.
Polissena , Guardie a vista , ìndi Vii s se .
fol. Terni Dei! quai torbidi pensieri, 5, F quai timori a un punto 9, Mi tu^ban la ragione Mi fan r alma gelar ^ ! 5, Perchè non posso
Svellerti dal mio ftino „ Mal consigliato amor.. ••?" S'avanxa Ulisse. Evitarlo vogi'io-..
B3
ZI A T i u
Ulif. Perchè fuggi da me ? Fermati • PoL Oh Dio!
UUf. Tu mi sembri turbata . „ E qual ragione Funestar può la gioja tua ? F'-a poco
„ Al talamo, ed al trono
^, Ti trarrà Pirro • Paghi
5, Alfin saran i dolci tuoi desiri , E in un si lieto di mesta sospiri ? PoL Perdonami , o fignor • Non lieve cursj
Mi chiama altrove • IW//. Ancor non fei d'Epiro
Ascesa al soglio, e cinta già ti vedo
Da gravi cure ? In ver nulla comprendo •
Parla .
PoL Del!' opre mie ragion non rendo . Cf///, Nè la cerco da te . Ma il grado mio
Nulla esiger dovrà ? Più che non credi
Necessario ti son. Più che non pensi
Giovar ti posso. In me t'affida. Pel. 1 Teucri
Han della Greca fede
Prove bastanti • Ulisse
Noto è qual sia. Ul!f Se tanto
Di nostra fè sospetti ,
Greco è Pirro, ed a lui serbi gli affetti? PcL Lascia eh' io parta ... UH/. Un scio istante ancora
T'arresta, e partirai. Se del tuo sposo
Cerri full' orme , è vano . Io lo lasciai
Tutto turbato in volto
Al fianco di Climene.
PRIMO. 23
Poi. ( Oh Dio ! che ascolto ! )
Vitf*{h^ smania sua prova è d'amor.)
Poi. Non sai
Qual ne fia la cagion ?
Vii/. La fè giurata
Vuol che Pirro le serbi . E prìeghì , e pianti, Tenerezze- c minacce in opra pone Or gelosa, or fremente, or lusinghiera...* Ma Pirro a noi sen vien . Calmati, e spera t
st arrena •
S C E N A V 1.
P!rro , r detti , Guardie a vista •
P/r« jPolissena , m* inganno ? Allor eh* io credo Di vederti seder sul vago ciglio Un tranquillo piacer , v' incontro un tetro Silenzio misterioso.
Ghe mai turbar ti può? Pirro è tuo sposot Parla Ma teco è Ulisse ? Ora comprendo La cagion che ti affanna. Osasti forse ... ?
Ulif'^ Il tuo pensier t' inganna •
P/>. No non m' inganno . Note
Sono a me Tarti tue. So che insidiofo A danno mio fomenti La discordia fra i Greci , e che mal soffri La mia felicità . Ma le tue frodi E Toprc tue nulla pavento- Pirro Tremar non sa . Di tutta La Grecia ad onta , Polissena all'ara Oggi teguir mi dee. D*ìmmitar giuro,
B4
14 ATTO
E tutto il regno mio vada in faville ^ Quello che fe' già per Brifelda Achille. If//7 ( Fremo.)
Pai. Signore.... ah ao> per mia cagione
Non fia mai che la Grecia , e che 1' Epiro
Ardan di civil guerra . La giurata
Fede ferba a Glimene , e seco vivi
Lieti giorni e felici .
Me lascia al mio destin...* Plf. Stelle] che dici?
Al mio soglio > al mio letto
Ascender devi . Noto
Il mio vcler già refi, e fi rispetti.
Chi di Pirro agli affetti
Impor lepgi olerà? lu forfè ? Troppo
Dcbil fei contro Pirro . I vanti tuoi
Son le notturne ìnfidie e ì tradimenti •
Quando tecc fon io , di che paventi ì Wif Cesi m' oltraggi ? P/r. Il vero
Un' offefa non è . Vli/^ Rammenta , o Pirro 9
Quanto la Grecia , e quanto
La grand' Ombra d' Achille
Chieggon da te • Pir. M' è noto .
Onde i configlj tuoi
Vani fono per me . Vlff^ Non abufarti
D'un impero, che in breve
Depofitar dovrai
D' Agamennone al piè •
PRIMO. as P/V. Venga • Ma intanto
Soggetta a' cenni miei
Me rifpetti la Grecia , c tu coiì lei . Pol^ Ah Signor • per pietà . • • • di nuovo ancora
10 te ne priego , ah lafcia » Sì lafcia un' infelice
Al deftin che l'attende • Odiano ì Greci Troppo r Iliaco fangue . Appaga , appaga
11 lor crudo desìo • .
E mi abbandona alfin • • • • P/V. Vii non fon io .
Oggi fpofa , e regina
Al mio fianco ti vegga ,
E ne frema la Grecia! Incatenarti
Al piè faprò la cieca
Invidia , e 1* oftinata
Rivalità . Dunque ferena il ciglio •
E in te fcenda ij piacer. L'altrui baldanza
Ergerebbe il trionfo
Sul tuo dolor . Deh penfa ,
Che il fofpirato laccio
Onde farem felici
E* la pena maggior de' tuoi nemici . Fidati al braccio mio^ Fidati a Pirro, e fpera* La Grecia, e l'Afia intera A quelli amati rai Vedrai foggette ancor . Mi guardi, e fui ciglio ^ ad Wìjfe. Le furie ti ftanno? Ma lo che fovente Uniti fen vanno
té ATTO
Un volto fremente. Un timido cor*
S G E N A VII.
ToUffena , Vliffe , Guardie a vtfta •
Vlif* CZ#Onofccrà fra poco
Pirro qual fon • Poi Che penfi ?
Wif. Di frenarne T audacia , c oprar che Ha Vendicata la morte Del grand* Achilie • • • •
Poh Oh Dio!
Vlif* Ma quarto è poco •
Pria che tramonti il fol flender la dedra A Olimene ei dovrà •
Poi ( Qual pena ! )
Wif. Come?
Tu impallidirci ? Pirro
Se ti difende , e adora
Sgombrar dei la caeicn che ti addolora •
Del fovrano podere arbitro ^ tutto
Ohr può in tuo favor . Leggi , promefle
Infrangerà per te Contro la Grecia
Scblleverà la Grecia. Al proprio fangue
E al fangue de^li Atridi
Fia ch'egh cechj ingiura e fcorno . Godi
Gcdi durgi^e , e fuperba
Vanne di run beltà ce' vezzi tuoij
D' £lena i vanti oggi ugu<àgliar tu puoi •
PRIMO. 27
PoL Bafìa bafta cosi . La Grecia vuole
I! mio fangue , e l'avrà. Tutto fi verfi , E pjìgo refti alfine.
Barbari, Tedio vofiro • lo ftefla, io fteffa Saprò vibrarmi in feno Il ferro micidial . Sulla mia forte Teco eiulti la Grecia. EPirro... (oh nome Dolce e crudcl ! ) e Pirro . * . . Sciolte le mie catene*.... ( E dovrò dirlo oh Dei ! ) fia ... di Glimene • No non fia mai ch'io perda
D' intrepidezza il vanto ,
O eh* io difcenda al pianto •
Benché dai mali opprcffa ,
Sarò la ftefla ognor . ( Con fiera tirannia
Straziano il mefìo cor
11 duol , la gelofia ,
E un difperato amor • ) vìa
S G E N A Vili.
XUliffe ) Guardie a vìjla , indi Ciimene •
Ulif Se tante imprefe^ e tante
Parlan del nome mio , non varrà Ulifle La baldanza a frenar d*an orgogliofo Giovine intollerante?
p//. Ah dimmi , Io vidi
! Agitata e dolente
La mia rivai t L' incontro
28 ^ ATTO
Fuggì de'fgtmrdi miei Rapida il piede Portò Jung! da me . Che fu ? VliJ. Prevede
La fua fciagura , ed io Affrettarla faprò . Non dubitarne. Sarà Pirro tuo fpofo Io foio bafto A dìfarmarlo . Intanto La fperanza richiama , Sgombra il duolo e il timor. No,nonfiamai Che degli Argivi ad onta oggi fi vegga Mercè un nodo abborrito L' Iliaco fangue al Greco fangue unito , via i eli E fperare io dovrò? Pirro mio fpofo? Oh Dio ! sì dolce fpeme Lufinga il facil cor. La fola idea Di mia felicità gli fcorfi affanni Tutti compensa. Ah fe T amato bene Premia aìfin la mia , del tuo rigore ? Deir ingiuftizia tua mi kordo, Amore* Se han tal mercede
Gli affanni miei ,
No che non fei
Un Dio tiranno ,
Un Nume perfido
E traditop . Folle è chi crede
Che fia tuo vanto
Goder del pianto 9 V E che r inganno
Geli nel cor. vìà
PRIMO* S G E N A IX.
ap
Ameni reali Giardini danneggiati in parte dal foco, c in cjiftanza veduta delle rovine di Troja,
Eie. ^!gnor • • • 9 Dar Eleno . • f • Eie* Lafcia
A me tutta la cura
D'oopormi a Pirro. „ Il fangue di Priàmo yy S'eftingua pur, ma Troja ah no, non vegga „ P:?I^ffena tua Tpoia in braccio a un empio, „ Che trucidò , -fenza temer gli Oci , Il genitor fapra gli altari £rsài . Dar Ah ch'io prevedo, amico.
Mille fciagure . Eie. Intorno al cor raccogli
Speme .;d ^rdir . Vedrai . « Ma giunge Ullffe , „ Secondarmi faprà Pirro detefta, „ Nè fia che foffra un nodo „ Dalla Grecia abborrito Ah non temerne • (•edere alfin dovrà quelT alma altera • Dar. Oh Dìo} luO brama |1 cor, ma nonlofperap
Darete , ed Eleno dia partì oppojle •
SCENA X.
Vliffe 5 e detti •
VVif.
\^Ome ? la fpofa tua , la tua germana De patti in onta, e della data fede A feguitar s' appreffa All'ara Pirro, e 1 tollerata?
30 ATTO
D^r. UHffe, ^
Gontro il poter mal fi contraila • Unf. Tutto
Ofar è d' uopo, e della Grecia a nome
Il Re d' Itaca offre e vi promette
Softegno , aita . Eie. Ho rifoluto. In breve
Qual di Paride al piè feti cadde Achille ,
Pirro cadrà, J)ar. Che tentar ofi ? Eie. Quello
Che richiede da me Tonor del fangue,
11 padre inulto^ la tua fè tradita,
La patria, il dover mio, J)ar. L' imprefa ardita
Vuoi maturo configlio • 17///. Ed io r approvo . Dar. Giunge CI imene .
1
S G E N A XL
Climene , e detti •
Eie. J^Rincìpefla , alfine
Vendicata farai d' un reo disprezzo ,
Che '1 tuo grado avvilifce e '1 tuo bel volto»j
Pirro eftinto cadrà •
CIL Pirro ? che afcclto !
UliJ, „ L' intollerante orgoglio ! Oide s* inebria, e per cui tutto ardìfce Contro le leggi e della patria a danno „ Ornai Pirro ha cangiato in un tiranna j
PRIMO.
3»
Di civili difcordie Il foco micìdial che divampando I piìi floridi regni arde c divora, Eftinguere fi dee •
CU Dunque . • • #
az^Sì • mora.
Clì, Deh fofpendete
CIL Non mi fi nìeghi
Che un' altra volta almeno
Di racquiftar tenti il fuo cor. Se i miei
Teneri affetti ancor fprezza oftinato . . •
Mi fpoglio di pietà . . . mora V ingrato . . . Dar* Egli fi avanza . Incerta
Pende T anima mia
Fra la fpeme e il timor f eli Partite. Sola
Reftar feco vogl' io • Dar. Vado • Eie. U iftante
Di trucidarlo impaziente aspettp . Vltf, Ultrici furie ancor tacete in petto ,7/ rhlr. avi/la
SCENA XI L
Pirro j CI imene j e suddetti in disparte b
L'insoffribile aspetto. ) CU. Odimi. Pir» Il suono
Pe' rimproveri tuoi , di tue querele
^% ATTO
Che lo sdegno ti detta e un vano orgoglio ^ Udir non poffo , e tollerar non voglio. CU Spergiura alma infedel • • • • Pir Lafciami . . • . CU. Un folo
Momento oh Dio ! t' arreda , M'afcolta , e partirai . Fo *fe obbliadi ^ Perfido , chi fon io ? Talamo e trono Di Priàmo la figlia Ufurparmi dovrà ? Nelle mie vene Scorre il fangue d* Arride r e quel potere Che vendicar T inibito Di Paride già feppe , anche di Pirro Forfè punir faprìa V oltraggio indegno P/V. Folle ! Minacce a me ? Qkìì folo io regno • S'armi la Grecia or eh' io Ti lafcio in abbandono ; Figlio d' Achille io fono , La Grecia affronterò . CIL Mifera .... 1 ei parte .... oh Dio !
Pili fpeme non mi refta • « • • Pirro • • • mio ben • • • •
S G E N A XIIL
Darete ^ e detti .
Dar.
T
Arreda . pir. Che vuoi da me ? Dar. La Ipofa • pir. Così mi parli ? Audace , Tema di te non ho#
P R I M Oi 53 Di tutto io fcn capace ; ^ ^
Amor m'infiamma all' ire. Del temerario ardire Farti pentir faprei; Ma troppo dcbil fei • Non infultarmi . Degno
Agli occhi miei di sdegf^o Non farà mai Oarete . E tanto (offro o Dei? Ah per pietà! . • • Non ti odo. Vedrai qual fon . . • . Non temo*
Smanio 5 fofpiro, e gemo, E mi ii (pezza il cor. f Smanio , deliro , e fremo
D'ira, di duol , d'amor. ^Nel più tremendo eftremo Intrepido è il mio cor «
SCENA X r V.
Ehm cm pugnale , Poltffena , UHjj^ chs imhm adagio ojfervanda , c detti •
Eh. ( IVIora il tiranno . . . • ) Poi. Ah fermati..., lo disarma.
Eh. Vile !
P/V. Che avvenne ? Eh. Poi. , , . . Dar CU. J^'' P'^P^^^ '
Signor • • • • G
34 ATTO
Ph Tu tremi ?
Ulif. Ah pei fida!
Di Pirro il fen trafiggere Con nera infedeltà? ^
Ptr. Ah che mai dici?
Ulif» Il vero .
Ecco r accìar •
accennando lo fllle impugnato da Poltf. Poi. ( Mi perdo] ) Fir Quefta è la fè 5 T amore ? 17//. In lei fu menzognero. Pir. Ma come? Vlif* Il genitore
Vendicar volle in te • Ptr. Parla . Poi. Oh Dio! 17/ 1/. Parlar non ofa . Pir. / Pende T anima dubbiofa J£/i? 4 Fra lo fdegno e lo ftupor# Poi. \ Pende T anima dubbiofa "Day. 1 Fra la tema, e lo ftupor. Clu A. pendei T anima dubbiofa
J Fra la fpeme , ed il timor. Vlif. r Pende in lui T alma dubbiofa
\ Fra lo fdegno , e fra Tamor» Pìr. Empia preparati
A fpirar T anima
E r ombra plachifii
Del genitor . Ptr. [ So che pietà non merita, Vav. 7 E pur mi fa pietà . Poi ) pietade io merito ,
^ " ( Nè trovo oh Dio pietà ?
P R t M O. German • • Darete . ^
Scorta ti .
Pirro • • • • mi lafci » • <
}
A morte
Saziati o del tiranno
un dilperato affanno , Che fpafimar mi fa . In faccia all' empio inganno Quel fuo fmaniofo affanno L' alma placar non fa . |DeI fuo dtftin tiranno Provo un fegreto affanno Che fofpirar mi fa. \n fuo deftin tiranno, Il fuo fmaniofo affanno L'alma gioir mi fa. Del fuo deftin tiranno Provo un fegreto affanno Che palpitar mi fa . Del fortunato inganno
Non provo tema o affanno Se vendicar mi fa •
Fine deir yéìto Pt lmo •
3^
ATTO SECONDO.
SCENA PRIMA- Gallerìa come nell'Atto primo. Ullffe , Clmene , Guardie a vifta .
Ullf. I L Ciel feconda i noftri
JL Difegni, o Princìpefla. ^^Ulifle il vanto Avrà col pronto ingegno D' eludere di Pirro
L' opre audaci e l'orgoglio . In quefto giornq
Ancor vedrò, vedrai di Teucra ftrage
La terra rofleggiar . eli Caduta ancóra
Poliffena non è . Può forfè Pirro
Svelar ch'ella è innocente, e che foltanto
5, Eleno armò la mano
5, Per trafiggerli il sen . ST///. Tal dubbio è vano .
„ L' intereffe comune
5, Tutti aftringe al filenzio. Eleno perde
ATTO SECONDO. 37
5, La vita, se favella; e Poliffena
3, II Germani, se non tace, lì ver Darete
„ Se giungefle a fcoprir , salvar damante
Potrla, ma la vedrebbe „ In braccio a Pirro • " Ah sì ,crediJo a UlifTe. Dovrà d' Achille alla frtdd'urna a lato Poliffena fpirar T ultimo fiato . eli Voleffe il Cielo! Wf. Eftinta
La tua rivai , mia cura Sarà , che Agamennòne imponga a Pirro Di seco trarti al trono e al letto . „ In breve 5, Fia che a Troja ei ritorni 5, Arbitro della Grecia . Un vii rifiuto 55 Non vorrà che degradi 5, Te, che dal regal sangue • 5, Atréo discendi Spera , e non ti affanni „ Inutil tema." Il fato Di renderti felice oggi prtfcriffe . Nè parla invan quando favella Uliffe. Cl!é Air alma smarrita
Tu rendi la vita , E in seno mi scende Un dolce piacer Sì btlla mercede Ravviva la fede ^ E l'aspre vicende, La smanie le pene In grembo alla spene Son grate al penfier. parte
38
ATTO
SCENA II.
Ulfffe f Guardie a vista ^ ìndi Pirro,
Ulif. jjX^Ago non son , $e tutta alfin non vedo La progenie distrutta
y Deir odiato Priàmo» Un' egual brama
5» Kutro d' oppormi al temerario impero Di Pirro ^ e d'umiliarne
5, Il fier talento.,.. Ei viene. Almìodifegno
5, Servano ognora i meditati, e novi
5, Pronti artifizj , e il fimular mi giovi •
Signor, la Grecia efulta or che rimira • Libero dal periglio
D'un ferro micidial d'Achille il figlio.
Ma in nome suo ti chiedo
Di Polissena il sangue . P!r. Ah sì, l'infida
L' ingrata dcnna in breve
Morir dovrà. Chi mai poteva, Uliffe ,
Sofpettar che nutrìflfe,
Dopo che a lei promifi e foglio e letto,
Alma sì nera in lusinghiero afpetto ? Ulif Sempre i Greci faranno
Abborriti dai Teucri E' il loro voto
Lo scempio dei Pelidi. Pir. E pur credei ,
Che i benefizj miei , che l' amor mio
Estinguessero in sen di Poliflena
Gli odj antichi e gli sdegni.
S E G O N D O. ^9
VIif. Alma che abborre
Esser grata non può • Pir. Giurò d' amarmi . Ullf Fcmminil giuramento
Presto dilperde il vento. Ah no, colei,
Credilo , non ti amò • Pir Dunque mi tema .
Ma pur ... noi niego . , • • un resto
Di mal sospetto affetto
Per lei mi parla . UlìJ. In petto
Non ti scenda insidiosa
Un* indegna pietà . Se mai tu fofll
D' ascolta ri capace
In disprezzo un Padre
Che vuol vendetta; di te stQS^o a scorno,
Ed in onta agli Achèi, Pirro, io già mir®
In un Ilio novel cangiato Epiro • Pìr. Dunque ip deggio.,.. Vlif. Abborrirla • Pir E posso.
UliJ E puoi ;
Anzi devi volerlo • P/V. E questa mano . . • • * Ul!/,Dovtk svenarla. Pir. Oh Dio! palpita il core,
E in un istante io sento
Languir gli sdegni miei . Ulff. Numi ! Che ascolto mai ! Pirro tu sei ^
Deh pensa a* rilchi tuoi Pensa che tutti
Stan deir Asia raccolti in te gli sguardi ,
E che fremon ^li Achèi,
C4
40 ATTO
Fm Pih non sì tardi.
Seguimi
C7/f/ Andiamo , e la tua man trafigga •
La Frigia Donna . Pir Oh Ciel 1 {/'//.T'arresti ancora ?
Pir. Ah sì, queir infedel s'abborra, c mora Che r ira mia difarmi
Non lusin garti , o amore , Invan le vie del core Tenta una vii pietà • Vlif* Se intrepido tu prendi
Dalla ragion consìglio, In te d' Achille il figlio La Grecia ammirerà. Pir. pensoso lauto crudel sarai,
Pirro , con lei che amasti ? UH/. Tu Thai promesso, e basti •
Ptr. Fatai necessità!
Ulif. /Ah non ancor Io sdegno Vinse un soave affetto. Ed il fuo core in petto Risolvere non sa o Pir. ^^\Ah non ancor lo sdegno Vinse un soave affetto, E il cor dubbioso in petto Risolvere non sa • [////• Pirro, io vado..^. P/V. E dove ? 17///. Al campo • pir. M odi.,.* UH/. E' van.
S E e O N D O f 41: Verrei * • • • Risolvi .
'Ah sì , la perfida Spiri alfin T anima $ E neir Iliaco Scempio bramato li Padre irato
Si placherà . partono i
SCENA III.
Polissena , Guardie a vista , indi Darete •
Wol. T J Ultimo istante attendo
Senz'ombra di viltà • Se finir posso
Il mio stato angofciofo y
Quefto non è morir, quefto è ripofo.
„ Ma che Pirro mi creda
5, Rea d'un vii tradimento, il dubbio atroce Atterisce, e funesta
5, L' intrepidezza mia . Perfido Ulisse ^
5, Della tua frode indegna
^, Va pur -fuperbo, e tu , Grecia fpietata ,
55 D'Iliaco sangue ancor sazia pon fei? Darete giunge .... ah che far deggio , o Dei VaVé Non creder già ch'io venga
Per infultar la tua sciagura. Ad onta
De' tuoi difprezzi , e della fè ^tradita
Perchè non poffo oh ciel ! serbarti in vita l PcL Invan la tua pietade
Per me ti pgria . L' odio
Della Grecia s' appaghi .
4t ATTO
Dar. Ah non fia mai .
inganno reo UJifle Cofro a fvelaf ^ . Poi. Che fai? Che tenti? Oh Dio! Non penfi tu che il pfczzo )^ Della falvezza mia sarebbe il Sangue D* un incauto gerfnan ? Bafé Lo fid i ma intanto
PoHffena fi fa!vi . " Ancorché infida , Ti bramo in vita ^ e fe di Pirfo in braccio Pur dovefli vederti
Spofa^ e Regina infra gli odiati Argivi,
Felice rendi il mio rivai , ma vivi .
„ Gonofci , ah si conofci , -
5^ Donnà infedel , da quefta
„ Prova il cor di Darete ^ e lo detcfta • Poi. Dunque tu niì ami ancor? 1 Bar. io t* amo ! Pi?/; In nome
Deiramor tuó ti chiedo
Di lafciarmi al rigor della mia sòrte :
Abborrisco la vita , amo la morte • D/ir. Ingrata .\ . . oh^ftelle e vuoi
Sul fior degli anni tuoi : Innocente morir? Poi. Così mi parli? i
Forfè obbliafti quanto
Colpevole fon io? La fè di spofa
,^ A te giurata. L'amor tuo schernito.
„ La Patria offesa • L' uccisor del Padre , Che amai, noi nego, e che abborrir dovea,
„ Ecco le colpe , onde queft' alma i rea #
SECONDO- 45
5, Dimmi adeffo , se degna „ Di morte io fon. Dar. „ Oh Dio ! Poi Prence ^ tu piangi ? Dar F chi potrebbe , c^h cielo ! Fra tanto orrore, e lutto Prtffu a morte vederti a ciglio afciutto? Poi. A un oggetto pjìi degno
Deh volgi i voti tuoi . Da te non merta Poliflèna quel pianto . Ah troppo corta A un infelice , e fento Ghe infcfFnbile rende il mio tormento. Io ti Lfcio , e nel lafciarti
Mi nafcondi il tuo dr Icr. Ah lo fai non poffo amarti • Ma pur fei degno d* amor. Tergi il pianto , e della forte
Cedi al barbaro rigor^ A incontrar corro la morte,
Nè mi trema in feno il cor. vta^ Dar, E abbandonarla io deg^io ! Oh Dio ! pur troppo Sono a vederla af[r*etto , Ed in penfarlo agghiaccio , O nella tomba, o al mio rivale in braccio. Perdere un bene
Che fi bramò . Perder la fpeme
Che ci allettò . Qjefle fon fmanie ^ Quefte fon pene Che fe r immagina Chi le provò.
44 • A T T O
Se folo io vivo Per r idol mio , E di lui privo Reflar degg' io , Senza il diletto Tenero oggetto Ah come vivere Come potrò» via
S e E N A I V-
Cortile, che introduce nel gran Mausoleo d* Achille,
Eleno , indi Vlijfe 3 e Climene da parti oppojle •
EU. D Ella Germana il fatò
Mi turba, e affanna. Come?
D' una colpa non fua portar la péna
Ella dunque dovrà ? ..• Da Pirro io volo •
Sappia che quefta mano
Di fvenarlo tentò • Sappia che Uliffe . . •
5, Ah fe me fteffo accufo ,
55 La Germana vivrà , ma fpofa a Pirro :
5, A un tal penfiero io fcordo
5, L'eftremo fuo periglio,
E innocente morrà. • ? Numi con figlio! Ulif. S\ penfofo t' incontro ? CU. Una Germana ,
Che tu abborri a ragion, vedrai punita • UUf. No non merta pietà !
SEGONDO^ 45
di Perda la vita .
Eie. Ah non vel celo •••• Or che ^icina a morte Senza colpa la miro Per opra tua • • m' affanna 11 fuo deftm . Vorrei • • • • Ulff Una sì vii pietà fcordar tu dei.
Degna di morte è Poliffena . AH' ara Seguir ebra d' amore Ghi di fua ma^o ha il genitor trafìtto , Non è quefto il maggior d'ogni delitto? Eie. Lo concfco * . . Lo so . Ma pure ^ oh ftelle ! Compiangerla degg* io : La natura difarma il furor mio. Voi lo fapete o Dei Se quefto incerto cor Di fdegno e di rigor Cinger vorrei . L' inulto genitore
L' ire infìammanda va 5 Ma vince la pietà
Sdegno , e rigore . via •
CIL Ah ei favella . • . . io temo • • •« Vii/* Non paventar . Le di lui tracce attento Spiar (apTÒ. Non vi farà chi poffa Torla al deftin , che le fovrafta • ♦ . Ah vedi Qual r accompagna in quefte Soglie fatali infaufta pompa . Seco E' lo spofo dolente , e fparge intanto Per lei che Tha tradito inutil pianto.
4^
ATTO
S C E N A V.
Mentre Polissena si avanza cìnta dai Sacerdoti e accompagnata dai Custodi , Darete la seguita in aspetto dolente . Frattanto intuonasi il seguente mesto
cono,
O
Frigia Donna Cedi alla sorte , Vieni a!ia morte. Pietà non v' è * Vieni là dove
Freme, e ti afpetta L' Achéa vendetta Deir urna al piè. t7///i Forse, o Signor, alla tua fida sposa trenta
Gli estremi ufficj or qui pietofo rendi ? CU, D' un amator sì raro ironica Vantar ti puoi . Di bel valore armato Ei vuol falvarti , o vuol morirti a lato, 17///. „ Ammiro il tuo gran cor. CU* 5, Da meraviglia
„ Tutta occupar mi sento! Ul!f. „ Oh virtude 1 CU. 5, Oh d'amor vero portento! D^r.^y U inlultar gl'infelici
E' de* Greci , e di voi pregio ben degno t Ultf jy Lo giuftifica rodio, Dar,^^ Ardo di sdegno!
! SECONDO* 47
i Poi. „ Calma il furor . Di loro
„ Gì vendichi il difprewo. CIL „ Anrjar si cara ,
E SI tenera sposa VUf*^y Ogni periglio
3, Per falvaria afTrontar • • , • C//\ Tanto richiede.... Ulis „ X-a fua bella coftanz^ ... « C/i. E la fua fede. Dar. Perfidi , 1' anior mio
Ah si, tutto oserà Saprà un'indegna
Frode smentir. Corro da Pirro. A lui
I! vero io ^velerò. . Poh Fermati. Dar* Invano
D'arreftarmi pretendi. PoL E voi • . . . Dar. Si , voglio
La perfida punir; salvarti « • # • Poi. Ah senti .
No non fia mai . S' è ver che mi ami 9 ah taci
E fofFri per pietà Se a difarmarti
Son vani i prieghi miei ^ I Lo comando , lo voglio . • « • par. Eterni Dei !
Ah che m' imponi ! e deggio • • • . Poi. Abbandonarmi al mio deftiq • « . « Dar. Crudele ,
T* appagherò . Godete ,
Godete anime ree! Sdegno, ed amore ^
Difperazi ne, affanno, j Fremer , languire , e spafimar mi fanno .
parte
48
ATT O
S G E N A VI.
Polissena , Ulisse , CUmene , Sacerdoti ec*
Delle noftre sciagure <^ Ah si, pafcete
„ L' odio eterno nei mali
5, Che opra voftra pur fon , Ma non sperate Ch'io di (cenda a! tim::r. " E'quefto core
Della perfidia Achèi più grande , e forte . l7///,Tal non sarà fra poco in faccia a morte <» C//. Predo la tua baldanza
Umiliata vedrò . ^ Poi. La mia coftanza
E' intrepida e tranquilla • 17///. Un solo accento
Può farla vacillar. Poi. No non pavento.
Il più tremendo scempio
Preferisco all' afpetto
Della Greca viltà. Dov'è? Ghe tarda
Il carnefice mio? Saprà infegnarvi
Di Polissena il core
La virrù, la fermezza, ed il valore. <
Ulff Climeae , al regal nodo
Dilponti ornai. L'Epiro / Sua Regma ti vegga , e alfin coroni . ^ Pirro il tenero tuo coftante affetto .
Poi. ( G.:lo <...! cor mio non vacillarmi in petto .) UlifTe, io tutta fcopro La crudele arte tua. Ma come credi j
Poi,
ì ancor non fiete
T
SECONDO- 4P Trionfar mn potrai di Pjiiffena Sarà femprc qual è ferina e fi^ren^ • Morir fi deyc ?
E ben ù mora>
Per me ioave
E' r ixìtUTì ora ;
Preffo alla romba
Vuò farvi apprendere ,
Anime barbare ,
Come fi muDr . pane col segmm^ • 5 C E N A VI ì,
eli. Tf^Anta coftanza, UliflTe
Stupk mi fa . Ulif. Sci troppo
Credula , o Principeffa . H cuore umana, un laberinto . Il faggio
Air afpeCfo elle gli offre
Predar fede non fa • Son tenebrofc
l.e di lui vie . Dall' arte
Ghe a diffidare infegna ,
Ricavi può 1' induftre Rio , e quefta
Gli agevola T ufcita » Ali' apparenza
Chi troppo crede ^ e il pafTo
SconGgliato v'inoltra, e troppo ardifccj^^
P^ìrde Torme dei vero, e fi fmarriP^Qu, w//, SoiK). enigmi i tuoi senfi
Per me , o Signor Ma intanto
Pirro mi fprczia , e Pirro
D
5d ATTO
Ha il sovrano poter . So che promife D'immolar Poi iffcinì^ Elia vien tratta Al sagrifizio , e ne farà fra poco Spettatrice la Grecia. Impaziente Al piè della paterna urna V attende Pirro, e dell' olocaufto affretta Torà, Pure il c«jr mio non è tranquillo ancora* Ulif. In breve ei lo farà . D' amor compagno Fu mai fempre il timor* Oggi la fpofa Sarai di Pirro f ai E fe noi fofli ? 17///. In armi
Tu vedrefti la Grecia , e V Afia tutta Tra'l ferro, e il fjco- Al campo Volo - e se Pirro ai patti MancafTe mai , le faci Deftar faprò della difcordia. Io fteffo Contro di lui le Argive Falangi guiderò . Quando tu veda Sottomeffa al tuo piè quel!' alma audace , Conofcerai di <:he fon io capace • Nell'alma tua dubbiosa Richiama la speranza^ Vedrai se la bald^anM Gàe insulta , sprezza , ed osa Umiliar saprò Frema a sua voglia , e- mediti <3[uanto il furor gi' ispira , Vana T audacia e Tira ColV SLtlQ io renderò. partono 0
SECONDO.
Si
S G E N A Vin.
Mausoleo Achille eretta nei Campi igj > d^ve torreggia V Eroe scolpito in qaa Statua colofTale efprimente il di lui trionfo fopra di Ettore , al- lorché lo ftra(cina dietro al proprio carro. 11 vafto edifizio è adorno di gruppi relativi alle gefta e alle virtù dell' Eroe . Veduta di rnare^ in profpetto tutta ingombra dalla Flotta, e in un'eminenza fopra il lido Accamipamento dgira^» mata dei Greci •
Pirro y indii Polijfena in akito di vittima
P/r. mi forprende e agghiaccia
Infolito terror ! Più in me non trova La fortezza di Pirro, e del fuo core L' intrepida virtù . Lo vinfe amore . „ La paterna vendetta ; il tradimento „ D' una Donna fpergiura j
La Grecia , la mia gloria , e T oaor mio „ Arman la deftra • A che più tardo? oh Dio!
Dunque la man di Pirro , „ Che la morte già fparfe , e lo fpavento „ Neir arfa Troja, il (angue „ Verferà d' un' imbelle
Milera donna? Ah no; vile, crudele ^ Pirro non è F età mi parla , e forfè
Rea non fu qiul ni icmbra. Agli occhi miei 5, Chi sa? tal la dipinfe
D2
SZ ATTO
O Todio forfè ^ o la perfidia Argiva.
5, Ah sj • rifolfi ornai . Si falvi , e viva •
Ahimè h feral vifta
Di quella tomba , in cui
Inulto giace il Padre , in me ridetta
II desid di veodetta .... Io gelo*..! Echeggia
Di minacciofa voce un fioco iuono.. . •
Ghe afcolto oh^ Dei ... più figlio tuo non fono?
Ah , divampar mi fento
Le ultrici furie in fen . Cada , sì cada
Là di quell'urna al piede
L' infedel Polifìfena.,..
Eccola .... oh vifta oh amafa vifta ..•! oh pena Poi. Ad offrirmi qua vet;go
Vittima volontaria ai colpi tuoi.
Inventa pur , fe vuoi ,
Novi ftrazi per me. Chiamarti il Jabbrò
Ingiufto non faprà , né difumano .
Mi fia dolce il morir per la tua mano* Psr. Di te fteffa ti lagna . In me tentafti
Di vendicar Priamo.
Achille in te di vendicare io bramo. PoL Stringi dunque Tacciar . Ma pria eh* io fcend
In riva a Lete.... Sappi....
Che Uliffe t'ingannò.... che quefto core
E* innocente e fedel , Ch*odio il delitto,
Che* la viltà derefio , e che non chiedo
hlù pietà, nè perdono... .
Ch' io amo ancor .... che un' infelice io fondi Pir. ( Ahimè ! ne! più profondo
Mi penetran dell'alma i fenfi fuoii) P^^L Taci 5, ma pur tacendo
S E C O M D 55 So quel che dir mi vuoi Tu sfuggi ad arte L' inconfro del mio ciglio ? „ Ed a tal fegno ^, Odiofa ti fon? Foile ! Sperai yj Che Pirro fol fra rutti i Greci in feno 5, Nutriffe ia pietìr* ma m'inganaai# „ Credei che in tanti m^^ii „ Mi riferbafìe il Cielo
In lui lo spofo e il difeniòre infisme . • . . „ Ma oh delufi mici voti! oh inatii fpemeS
P/V. ( Refiftere noti so ì )
Poi, Dubito ancora ^
Morafi alfine , e qucflo
Ferro fatai nel mio squarciato petto
A' tuoi sguardi prefenti un grato oggetto .
in atto dì ferir/ì •
P/V. Ah che fai? ritenendvla *
PoL Ciò che brami *
Pir Odimi
PoL Lafcia ....
Plr. Non lo fperar • • « • vuol fùrie il pugnale •
PoL La morte
E' men deir odio tuo per tjie funefta « Ah sì • morafi , e godi . .
Pir* Oh Dio! t'arrtfta* le topjìe ti ferra •
Di Pirro il cor tu difarmiìfti . Ei cede A una dolce Dieta Cede all' amere , E al. desìo di salvarti, ,^ Ah mio tesoro, Pili di me fteflo io ti amo , E innocente ti credo * Al sol perfiero» Di vederti languir nell'ore eftreme Queft'alma eh ftelle! ìnorridilce e freme.
Pel. Dunque e fia ver? ... Dunque tu mi ami ... e vuol
S4 ATTO
Poliffena salvar ? Ma congiurata E' la nemica Grecia ai danni mici • Pir* Lo fia . Pirro è con te . Salva tu Tei • Ma se irritarmi ofaffe, ella paventi 5, De* Pelìdi il furor . Ah sì , mìa sposa „ E ti bramo, e ti voglio. Ancorché rea 5, Ai Numi il giuro , obblio „ Fin la tua colpa , e ti perdono . Il nodo 5, Che unir oggi ci dee
Fra i Teucri forfè e i Greci D' amicizia e di pace Apportator farà * Gli odj fatali 5, Fiach'egli eftingua/' Andiam. Quelle deponi Lugubri spglic . Torni Sereno il ciglio , e '1 tuo dettino in quelli Fortunati momenti La pietade non già , T invidia defti • Cara , negli occhi tuoi Si pafce il mio defire* Per te faprò morire , Saprò.... (i) Ma chi s* avanza? UliiTe!.... ah non temere! Fra noi trovi il piacere , E frema il traditor. Parti.... (a) lo fperi invano; Vivrà per tuo dispetto; (3)
(l) Rimbomba nel Campo Greco in distanza i\ suono di militari ijlromenti ^ e tojlo marcia Ulijft\ alla tejìa dell* %Armata .
[ì») ^A'van'^andoft vevfo U'iffe con ìmpeto • (5) Ulijje dopo che quejlo gli ha intimati^ d uCQtdtv Polfjjf^na Jul Jepolcro d^ Achille •
SECONDO. SS
Io ti cffro in quefto petto (4) Lo fpofo , il difenfor • Tant'ofi ? (5) Arreftati» Tu solo , o pertido Sarai la vittima D' un imphcabile Giuflo furor •
SCENA IX.
Tutti.
Ullf. INJon aftrìngermi , o Pirro ,
Di moflrarti qual sono . A me d' ritorno
Vedi la Grecia , e quefta
D'adempire or t'impone
Le tue promeflfe , e '1 dover tuo . Qui cada
Poliflena trafitta ^ ed a Olimene
Deli' ara sacra al piè ti unifca Imene • eli ( Che fia ? ) Dar, ( Palpita il core ! ) Eie. ( Io taccio , e fremo ! ) Poi ( AfFannofa ed incerta io mi confondo ! ) PIr, Alla Grecia , ed a te così nspofédo .
Di tanti Re Taffenfo in me depofe
Il primo imper . In Ilio
(4) Rhornana^o al fianco di Poliffena .
(5) M Ulìffe ne (l^ atto eòe tenta ìmpadrcnirfi di Poifjfena. In co^fegiteni^a dei jenttmrnti di P^rr* ro , gli sAi-tori che Jono [eco lui ccmparfi anirn^m ranno il quadra coi colùri disila propria pallone*
%6 ATTO
D;4R<5[ue Pirro sol regna Polincna „ Fra le diverfe Ipoglie
A me forti * Di lei
Arbitro io son . Chi mei contrafta ? Noto ^, Io mi credea che fofle
Ornai Pirro alla Grecia . Ei non difcende 3, DjjI fovrano poter , nè i proprj dritti
Cede al fuori di minacce . Ognun rammenti „ Che Pir^o uso a dar leggi ^, Tollerarle non fa • Rieda Glimene
Agli Atridi , fe vuol , ma " Poliffena ^ Lo comando ^ lo voglio ^ Oggi d'Epiro afcenda meco al foglio •> Vii f. Così tu parli? Ah Pirro ^ Non ripigij la Grecia Contro la Grecia f armi . A tanta guerra Poliffena è vii prezzo. Ph. Arminfi i Greci -
Furo ad Achilie ingrati ^ Lo Vntìo a Pirro- Ma fan già per prova Quanto tremendo (la
De' Pclìdi il furor., • A che mi arrefto ? in gardr te<::o , troppo , Troppo finor mi degradai . La mano ^ Cara ^ mi porgi , e al Tempio T' affretta al fianco mio.
Eie, ^3 J
Day. C.he mai sarà? Pir. Seguimi . Poi. Oh Dio!
D' un* ìnfeliO<^ òppreffa T ronca gli odiati giorni ,
SECONDO-
E in mezzo a voi ritorni La pace e T anr)iftà • - Un càio ingiufto in preda Lsfciarti io non potrei^ Ah troppo degna fet D' amore e di pietà •
Se penso al fuo dettino <. Ù alma ftraziar mi fento ^ Ma il niio rivai contento Non nrien gelar mi fa .
Abbandonata al Tire
D' un' implacabii forte , L'aspetto della morte Per me terror non ha .
Per involarti alf ire D' un' implacabii forte Sfidar la fteffa morte Dolce per me farà .
Abbandonata all' ire O' un' implacabii forte L'aspetto della motte Per lei terror non ha *
Finché v' è tempo ancora , Cedi a un miglior conliglió *,
Pirro , più cauto e faggio Ti renda il tuo periglio •
Del grande Achille il figlio I folli fcnil abborre Di timida viltà.
Signor fofpeildi . • •
E' vano .
Ah no , la voftra pace Non turbi un'infelice*
S8 ATTO Pìr. Di che fon io capace
La Grecia apprenderà. Ulìf. Dunque che più s' afpetta ?
Per la comun vendetta
Ah più non v'arreftate.
Mora colei ..• . Pir. Ghe ofafe ? versa i Greci che Jlàn
I per lanciar ft contro Polimeria . VlifPlr. ^Jn fen divampa il cor! Dar ClLa6< In feno incerto è il cor! Poi Eie. ^In fen mi trema il cor! Ulif* Air armi • • • ai Greci snudando la spada • Pìr. Air armi • sfodera la fpada •
PoU Ceffina frapponendo^ •
Signor gli fdegtii e immergimi
Il nudo acciaro in petto ;
L'ultimo colpo afpetto ;
E palpitar non so . in atto d! pro/lrarfi . Ulif. Greci , vibratevi .
Mentre Ulf[f<^ feguito di Greci vuole armata mano impadroni r/ì di Pohjfena , entra in m^^^o
S C E N A
Calcante accomptgnato da Sacerdoti , da SagYificatorì .
Cai.
Là fermatevi .
Tutti alla p tìenxa del Sommo Sacerdote formane m quadro ejprìmente la jorprtja , e il rif petto .
SECONDO.
Psr Ulìf. ^ Neil* alma^ ftupida
i L* ardir mancò • JPizr.E/e.^^ ì Confufa e flupida Clt. ^ \ alma reftò . Fai, / Perchè una mi (era
^ Morir non puòf €al. Parlò r Oracolo .
O Grecia afcoltalo • O Pirro vendichi Mei fangue Iliaco Lo fcempio barbar© Del Genitor , O dalie ceneri Sorgerà Troja Ad efterminio Del vincitor • In un affretto invajato mpòne a Pirro £ uccj» deve Poliffana . P/V. /Ah che non fo rifolvere * Un improvviso fulmine Su quefìo cor piornbò . 1 r> JChe mai faprà rifoivere : Tji;frii^7\ improvviso tulmine
\ Sul di luì cor piombò. Pol.EL jAh che non fa rifolverc. Un improvviso fulmine Su quefto cor piombò . Plr. Dunque*
Clua^ S-E' decifo.
Plr. Io deggio ....
Pir.
60 ATTO SECONDO. /I 5 ( Vibrare iJ colpo.
Poi.
Pir. Ah rei fatai cimento Inorridir mi sento , E cede il mio valor. Poh \ In sì fatai momento
Tremare io non mi sento ^ Nò langue in petto il cor. Var.EL /In sì fatai momento
aj/ Per lei tremar mi fento , E langue in petto il cor. Vii f eli. |ln sì fatai cimento
Smania per mio contentò, E cede il fuo furor • Cairn f In sì fatai momento
Sman; per fuo tormento , E ceda il fuo furor. Calcante affe'^ra la vittima . cbs fiibito circondati rejìa dai Sagrificatori , e dai Sacerdoti , ina tutti fi ritirano da parti oppojle confufamente .
Fine dell^ ^tto Secondo •
Si
ATTO TERZO,
SCENA PRIMA.
Vasto Terreno in parte dircxxato ec come neir Atto Primo .
Polijfenaf e Darete s
O
Bar. i IGn' iftante che feorre
Gelar mi fa sui tuo deftino • Ah vieni : Salvati . Fuggì , . . . Poi. Invano
La tua pietà ti rende Sollecito per me» Dar. „ Deh non opporti •
„ Un Frigio legno è pronto „ Per trarti in falvo . Ai porto „ Uno ftuol de' miei lidi „ Ti fcorterà . Vieni . . • t' affretta . • . oh DioJ „ Se più tardi ... chi la ì Poi. „ Morir vogl'io.
6z ATTO
Dar. „ Ed a tal fegno brami
„ Effer teco crudel? Poi. „ Come ? Dovrìa
L'alma cppreffa e smarrita Priva ornai d' ogni fpeme amar la vita ? I>^K. Dunque.
PoL Si mora , e alfin fi ceda al fato. Dar. Nè paventi ? . . Poi. Io tremar? Dar. Pensa • Poi, Ho penfato#
SCENA IL
Pirro accompagnato da Sagrtftcatori , da Guardie e detti .
Plr. j^^Gitato e tremante a compir vengo Un barbato dover. Non accusarmi. Ne incolpa i Nunai • A prezzo Del mio fangue vorrei •..fperarlo è vano.
Il deftino inumano y
E il cielo ingiufto a danno tcia congiura. Poh Avvilirmi non fa la mia fciagura • Dar. Crudele ^ e fparger vuoi
D' unMnnocecìte il fangue? Un cor che am
Squarcierai di tua man ? Empio, va, CDrri
E con ferene ciglia
Chi Priàoio svenò, sveni la figlia. Pir. Cercai , piU che non credi ,
Ogni via di fai varia „ I gefti miei
5, Alla Grecia vantai. Dinanzi a lei
TERZO. 63
„ Anche a* prieghi discefi ,
„ E in guiderdon la sua falvezza io chiefi .
„ Fremetti e miiaacciai . Ma indarno . Alfine
5, De' Miniflri di Giove
„ Tentai V alma venal . Avvìen sovente Che dair arte mendace immaginate
„ Sian le voci del Ciel . Sete dell'oro
5, Le interpreta a suo grado , onde ingannato
„ Refta il credulo volgo . Oflie promifi ,
,5 Ed aurei doni • Scoflb
5, Parve Calcante, Incerto^
„ E pensoso reftò. Ma in fiero vifo
L'oflia , gridò , fi sveni . Ha il Giel decifo. Dar. Gelo d' orror ! Poi. S' adempia
Il decreto de Numi . Alla paterna
Tomba mi guida , e fu di quella fpiri
Poliffena , o Signor • ? Come ? fospiri ? P/V. Oh momento ! oh dovere ! oh Grecia ! oh padre !
Oh vendetta ! oh deftin ! Poi. Darete , il pianto
Raiciuga per pietà . Dar. No che non poflb
Soffrir r orrido afpetto
Della tua forte . P/V. 11 cor s'agghiaccia in petto! Poi. ( Ah fe fi tarda ancora.
Vacillar può la mia coftanza . ) Vieni.
Il colpo vibra , e tronca
I giorni miei funefti •
Sbigottirmi non so . . • Perchè t' arredi ? P/V. Perchè m'arrefto ? e credi
4 ATTO
Pirro barbaro al fegno
Da recider quei giorni ,
D' onde pendono i fuoi ? Con fermo ciglio
Trafiggerà quel feno ,
Ghe nutre un cor che adora ..?DhCiel! iVia iotantc Se crudele ci nm è, farà fpergiura» Ah come dunque ; ah cime E di amante, e di figlio Adempir^ al dover ? Se amore afcoìto ^ 31,' inulto Padre offendo ; | E inumalo mi reodo ^ Se di queilà che amai facendo fcempio 0el Padre i cenni, e h vcadcttà adempio^ ^ Chi mi dà configiio , aita ,
O mi squarcia in petto il cor? Vaghi rai, della nf>ia vira, Sì viriccfie "' a chi vi adora Non più mw*:ii vi volg-te , E tu in riva al torbo Lete Refta inulto^ o Genitor. Caro ben , conforto , e aita ^
Ti promette un fido amor« Venga adullo un* alma ardita A rapirmi il mio ecfore . Poi. Ah Signor . . . • Piu Che avvenne ?
PoU ^^^^^ • F
Cam di Sacerdoti y e Sagrffi,catarl, •
O^ni fpeme è ornai fvamta Morir devi • e tu fuperb^ Temi uft Dio vendicator-
TER Z O . 6$
Chi mi dà config!io , aitai * Q mi fquarcia in petto il cor?
CORO.
Non fi tardi. Alla morte, alia morte Vano è il pianto ^ lo sdegno il dolori
Crudo Ciel , forte funefta ! Ah non fo le più mi refla Da temere , e da foffrir •
SCENA ULTIMA.
r0lcants cm tutti gli t^ttori , feguìto dai Sacerdoti ^ e da due Trojani deflinati perii Sagvifi'^o.
B&ia fine il dolor • Di faufli eventi
Nunzio fon io. ^an Che fia ? ^ìr. Che rechi? J>ar. Parla . . • •
Dimmi y ah dimmi che fu ? Poi. Nulla comprendo . ZaL Oh prodigio del Ciel novo e ftupencb!
Del fommo Giove all' ara
Un* oflia sacra ofFerfì . Allor che umile
Mi proftro, e il Nume invoco, il Simulacro
Crolla , ed afcolto : V ombra
Si placherà sAch'lle . Il Teucro sangue
Si ver fi . Ma la figlia
Di Priàmo non mora* Al fnol /venati
Sadan due Frigj . Tale è il voi^r mio ^
Popoli della Grtcia . £ tacque il Dio»
66
ATTO*
P/V Come?
VaY E fia ver ?
XJl^i Che narri ?
Cak Ecco i duoi Frigj
Deftinati a morir . Tregua a' fofpiri j E la pietà del Dio la Grecia ammiri.
P/V. M'oda ciafcun Rifpetto
Il decreto del Ciel* Egli feconda
I voti del mio cor. Viva, ah si viva
L' Iliaca Donna. Pirro
Trarla al soglio potria . Ma la virtudc
A cederla m'infegna
Per il ben della Grecia. EU^ a Darete
Stenda la man . Climene ,
Lafcia ch^ in me ragione
I dritti fuoi racquifti, e forfè allora
Spofo tuo mi vedrai. Ceffi no , UHffe,
Gli odj , le trame , e i minaccicfi sdegr
La pace e Tamiftà fra noi fol regni.
£/^, Signor , io v^ngo
Il perdr^nò a implorar • Fu la mia deftr^ Che fvenarti tentò . I^a mia Germana Il braccio difarmò . Rea la credsfti Sol per l' arte d'yiiffe: Parli , e fe può Io ni^ghi ,
VVifAX ver ti diffe-
P/V. Eleno , ti perdono •
£r///. Ilio e Priamo
„ Son di Pirro i trionfi. Or ci ne vanta
TERZO. 6j
^ Un pili fublime e glor^ofa • U-ìfle Oh con ijual gioja a divulgar s appretta
j, Le tue glorie, i tuoi faftì! In un iftantc
5, Della guerra ecco eftinti I semi infaufti , e un giorno D'affanno e di fpavento
„ Riconduce la calma ed il contento. Poi. Io d' intiifar mi pregio ,
Pirro, la tqa virru T'amai, noi celo.
Ma il dover mio conofco • In quefto fenp
Affetti omai tacete.
La mia fè , T amor mio rendo a Darete «
un/. ^
eli. >0h noi felici 1 Eie.
Pir. ^
Poi. >Abbiam fofFerto affai • Dar. ^
Tutti.
Pili bel giorno per noi non forfè mai t
CORO.
, Oh dì felice, In CUI s'onora
Eroe sì grande L* invitto ce r • Chiaro ti renda La Tima ognora , Nè mai ti adombri Folco vapor •
Fl^E DEL DRAMMA.
I
AMLETO
BALLO TRAGICO-PANTOMIMO
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO GRANDE ALLA SCALA
IL CARNEVALE I792. composto , 6 diretto DAL SIC.
FRANCESCO CLERICO
RISPETTABILISSIMO PUBBLICO DI MILjìNO*
Francesco Clerico .
ri
f^j celebre V AMLETO dì Shakespeare da cui né trasse Moniteur Dhcìs la sua rìnotnatà tragedia non menù terribile^ che nobile e regolare # Dal fondamento di questa ho estratto il soggetto del mio Ballo tragìco'-pantomimo , appigliandomi soltanto alla sostanza del fatto per introdurre epi^ sodj più convenienti alla proprietà delhi_^ danza ^ e alla tessitura di un Ballo *
V onore à cui ni accingo di nuo'\:anìénte fìpYòdurmi in Patria ^ 77^ incoraggisce da un cantò a esporlo con qualche fiducia ^ fna daW altro ^ rifiettendo aVa scarnta del mìo ingegno ^ mi trovo combattuto da giusta inquietudine ^ e ^ invinctbil timore •
a unica speranza , che mi conforta è appoggiata soltanto all^ umana clemenza^ di questo Risp^ttahilissimo Pubblico illu^^ Minato 5 il quale addendo altra volta com-* patito i difetti de* miei deboli lavori , si\ degnerà anche usarmi la stessa benigna' indulgenza , che ora umilmente imploro col fiìi profonda rispetto^
ARGOMENTO.
ulMltto Re di DdnmaYca fu avvèlenato da suo fratello Claudio , quale aspirava ad usurpargli *l Trono. Tanto aUortamente eseguì il suo delitto^ che alcuno non giunse a sospettarlo autore •
Il defunto Monarca lasciò Geltrude Sua Moglie con un figlio y che portava il di lui nome. Amelia figlia di Claudio fu scelta dalla vedova Regina ^ e deflinata sposa al giovane Principe .
Nel punto ^ ch^ erano per cdebrarjì le no^e l ecco Cmbra del Padre Amleto , che apparifce a diflurbare la fejìa • Palesa al Figlio il perfido suo uccifore , e chiede ad ejfo vendetta «
La cofpira^icne , che forma Claudio pèr dlflrug^ gere egualmente il nuovo legittimo Succejfcre J i maneggi di Amelia colT amante Amleto per faU vare il dì lei Padre , la morte di Geltrude , e quella del barbaro Regicida fot mano Intreccio ^ som pra cui fi raggira anione del presente Ballo ^ diviso in cinqut \4tti é
La Scena è in ÈJ^enorre nella Reggia de* Re di Danimarca •
PERSONAGGI.
AMLÈTÓ ftc di Danìmarcà. GELTRUDE di luì Madre . CLAUDIO Zio d' Amleto . AMELtA figlia di Claudió. RAIBAR Ambasciator Norvegitì . OSMAWO Ambasciator Ottomano. ELVIRA
ELEONORA ...
> Principesse i*eall « ISAÙRA '
GLEONA Ombra del Padre Amleto* Gran Sacerdote • Sacerdoti subalterni* Congiurati •
Cavalieri ^ è Dame danési • Soldati Norvegi del Seguito di Raibaf i Mori del seguito d^Osmano^ Guardie reali «
ATTO P R I MO.
Sala nel Palalo reale mobìgliato conforme II costumi ^ $ clima dì Danimarca con sedili coperti di pelli ^ stuffe ) ed altri ornamenti ^
j j^Mlcfo in trono ornato della porpora , e del jdiadema , riceve da* Grandi , e dal Popolo il giù* Iramento di fedeltà, Geltrude fi fpoglia del comando reale in favore del Figlio . Claudio con fimulata^ letizia finge onorare il nuovo Re . Gli Ambafcia» tori delle Corone alleate concorrono a rendere pia decorofa la fefta , e a presentare preziofi regali al giovane Monarca. Anaelia è dichiarata da Geltrude fpofa ad Amleto . Una Danza feftevole incomincia c non termina che all' ordine di Geltrude per ren* derfi al Tempio a celebrare gli accennati Sponfali.
ATTO SECONDO
Tempio della Pace •
T^A Corte, e il Popolo occupa il Tempio pei] affiftere alle nozze d' Amleto , e Amelia L' Are inghirlandate , le faci accefe , i profumi sparfi , cj gl'Inni feftcvoli annunziano la prcffima felic^| unione, degli Spofi reali . Il gran Sacerdote gli chiama all'Ara ; la cerimonia comincia ^ ma^j nel punto, che il Re fta per porgere la deftra alk sposa, ecco T Ombra del Padre Amleto , che cor cenno minacciofo arrefta il Figlio, fofpende T Ime- neo , e fparifce . Pafla la tumultuofa affemblea dal' giubbilo alla confufione , ognuno fugge , ed il Tem-| pio è abbandonato •
ATTO TERZO.
t^ppartamenti reali • Notte.
j^Mleto itìgorhbrò da tetre immagini fi divide dalla Madre , ed ambi fi ritirano alle Tue ftanze • Claudio colla Figlia rimane folo . L' avida brama ^ che lo ftrugge di poffedere il Trono , c il timore di perderlo per qualche inafpettata rivoluzione*.^ l'inducono a tentar Tcfpedicnte di prevenirvi.
Crede la Figlia ottima a fuoi difegni , le prefentt in pugnale , e vuole , che all' iflante fra* fimulati impleflì cada Amleto trafitto fotte i di lei colpi . Amelia inorridifce all' orribile propofta , e tenta Dgni mezzo per deviare il Padre da un si nero at« tentato . Fra tal conflitto un mormorio lugubre^ js'ode dall'appartamento d'Amleto; Claudio fi sgo- menta , impone alla Figlia di ritirarfi , ed egli per non effere forprefo fi cela in un angolo . Amleto infcguito dair Ombra del Padre , che gli chiede vendetta , fugge smanioso ; e atterrito dallo fpaven- to sviene fopra un sofà . Geltrude accorre alle ftrida del Figlio , e ritrova Claudio in atto di trucidarlo • La fua prefenza fofpende il colpo. Il traditore ve-» Jendofi scoperto fi rivolge verfo di lei . La sven» turata tenta fuggire, ma viene inseguita, e da effo riceve la morte . Amleto fi riscuote dal fuo letar* go , e Claudio ritorna col ferro fumante del fangue Ji Geltrude . Il Re lo efamina , lo interroga , e fta per foccombere alla fteffa forte della Madre , quando lo Spettro fi prefenta in fua difesa . Claudio pr^ìfo da terrore cade al luolo tramortito, e Amleto intende dall'Ombra Paterna effer quello l'infame regicida • II dovere di figlio lo fprona alla ven* detta , e già s* accinge a svenare il perfido tradito» re , ma Amelia lo trattiene . Elia , che affannosa errava vegliando^ per i giorni dello Spofo, giunge in tempo a falvare quelli del Padre . Le Princi» pefle Reali accorse ai lugubri lamenti della fpirante Regina , fuggono da <juell' appartamento , e ritro* vando Amleto gli annunziano la di lei morte • Claudio fugge , Amleto è dis|>erato ; Amelia freme j d'orrore, e tutti fi ritirano in confufione.
ATTO Q U A. R T O .
Pia^^a dinan^^ al Mausoleo Reale .
(^Laudio ancor titubante per il perìcolo incorsi
prevede la fiia rovina ^ ie non affretta quella de Re . Adunato il Congreflo de' suoi Partigiani form la congiura di torto pflTaffinarló ^ e già s' introduc neiredifizio del Maus oleo Reale , per ivi celarfi i; aguato . Amelia vigilante a feguir Torme dd Paj dre ( di cui teme le trame), ha offervata in dif| parte T ordita infidia , e ne freme d' orrore : ormaj vede inevitabile la perdita del Genitore , o quelli dello Sposo , incerta tra la crudde alternativa , tìoj sa a quàl p^t^tito appigliarfi • e mentre s* aggiti affannosa ^ giunge Amleto col Corteggio Reale, eh, in pompa funebre s avvia ad onorare recinta M:| dre. Amelia gli fi oppone, e tenta deviarlo d'en trare in quell'edificio lugubre - Adduce in preteftij un funeffo prefagio , da cui fi (ente agitata j m Amleto non cnra i di lei timori , c pafla rifolttt neir afiio fcpokrale •
I I
ATTO QUINTO.
Interno del Mausoleo parato a lutto ^
J^H PrincipeflTe Reali, e le Dame dì Corte clr«e conciano il feretro di Geltrude , e V ovmno coiUt ghirlande di cipreflo . Le Guardie coni faci acèese rischiarano Tingreffo^e i Cavalieri coq lenta mar^ eia fceadono ordinatamente jn quel tetro monu» mcn^o. Amleto fuperando la refirtepza d'Amelia, ivi s'inoltra malgrado i di lei clamori .
Giunto nella foglia lugubre , s' accorta al depofito della 'VJ^dre , lo cinge di funebre ghirlanda , e giura di vendicarla con nriemoràndo efempio ; Amelia (ì getta ai di lui piedi per impedire il fatai giura* mento , che condanna il Padre si|o •
NelP iRant^ , ecco Claudio , e i rei Congiurati , che fi fcagliano contro d' Amleto per trucidarlo • Un lampo fiammeggiante forge dal Maufoleo di Geltrude , ed in parol^p di fuoco fi legge — Claudio perisca . — l ri bel 1^ mancano d' ardire , Claudio impallidisce e trema ^ Amjeto animato da un© fti- molante impulso uccide 1' empio regicida , indi getta il ferro al fuolo , e pr^fenta il petto inerme ai Congiurati , <;he sbigottiti dal prodigio , e rayve^^ duti del loro j^cceflfo fi gettano ai piedi d' Amleto/ e da tfCo ricevono grazia p II Popolo tripudia d' al- legrezza per la morte del traditore * A^^^lia ve» dendo il padre fuo trucidato dal di lei amante , e credendofi da effo abborrita fi vibra un ferro nel petto, e fpira.
L orrore di sì tragico avvenimento , e la dlfoe. razione d Amleto per la perdita di Amelia chiud. 1 azione , e termina il Bailo con un gruppo rap.. prtfeniaBte la comune defolazionc. ^ ^
BALLO SECONDO
LA DONNA CAPRICCIOSA