DELLE MAS'. NTROCULTU1 I - NARRATIÌ ff (180 B.P.h
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Piccola Guida alla Coltiuazione dei Funghi Sai The Italian Creui at thè Lycaeu
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«La strategia non è dialettica: "liberazione contro controllo",
" inconscio contro coscienza", "devi ante contro normale", "sesso contro castità”.
La strategia è catastrofica: spingere la situazione al limite.
La strategia è simbolica: usare contro il sistema i suoi stessi segni intollerabili.
La strategia è anonima: rifiuto di essere categorizzati come un'altra stella deviante. Noi siamo la norma. Noi siamo il crepuscolo .}>
La Strategia Postindustriale • La Cattedrale della Morte Socialistisches Patienten Kollektiv - Manuale di cultura industriale.
Research/Shake Ed. Underground.
Nel presente panorama socio-culturale ogni flusso di informazione è destinato ad essere incanalato su vettori specifici che preparano l’humus spettacolare per la coltivazione e la crescita del dominio. Le concatenazioni dei canali co¬ municativi forniscono un surrogato di scenari iperreali in cui far muovere il singo¬ lo, in cui la mente umana rimane imbrigliata, in cui non rimane che decidere se pu-
lirsi il culo con sofficini findus o mangiare carta scottex. La manipolazione culturale del fetore mediatico trasformata in eau de cotogne di chanel è il più becero indi¬ catore di ciò che la rivista "immaterialismi dialettici” propone come “processo di zombificazione”. La procedura attraverso la quale tale processo si esplica è arti¬ colata in un programma specifico supervisionato da un menagement vampiresco.
I I suoi scopi: cancellare il più velocemente possibile ogni traccia di possibilità criti¬
ca sulla putrescenza in atto passando per una specifica manipolazione simbolica prodotta dagli istituti informativi; la mediazombificazione come sistema sublimina¬ le di asservimento alla dittatura della "zombie-culture”. Torazine si pone come zona d ombra in questo loop elicoidale che ritorna sempre su se stesso. Suo intento è
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la macerazione, la necrosi della carne immateriale di cui è intessuto questo pro¬ cesso informativo. Torazine e la più felice assassina di una creatività seppellita nel tempo o forse mai esistita.
Il discorso non verte su una prassi di liberazione elaborata su base critica guanto, sull inestimabile e scatenato piacere di calpestare, distruggere, irridere. Se la so- §! cietà politica è morta, solo i necrofili possono godere ed è per questo che Torazine^^r inneggia alla necrofilia come strumento politico di espressione dei propri desideri.
Tutta la scorrettezza possibile pompa il sangue nelle nostre vene come il toner nelle nostre pagine. Torazine non è interessata a sforzarsi per donare delle chiavi di let¬ tura sintetiche sulla dialettica della realtà socio-culturale-economica in corso poi¬ ché ritiene che Hegel sia un povero stronzo ciarlatano. Non esiste realtà storica determinata da un processo dialettico in quanto repressione di infinite antitetiche realtà che mai sottostaranno all’ideologia della semplicità hegeliana trasformata in sintesi. Quindi, più che stringersi sulla coerenza, Torazine si espande sul concetto di consistenza (dall'etimologia della parola cum-sistere; co-esistere) ovvero molti¬ plica l’esistente per penetrare nelle sue parti oscure. Il suo ardore è generatore di illuminazione di spazi simbolici dove tutti morbosamente vivono ma dove nessuno hai il coraggio di rimettere in discussione se stesso rispetto allo status di interdi¬ zione dei taboos. Lì dove le ferite della società spettacolare sono aperte. Lì dove le contraddizioni sono così forti da dover essere nascoste più di altre, Torazine in¬ fila le dita intrise di sale grosso nelle piaghe e gode della sua penetrazione tattile, del suo continuo sporcarsi di sangue. I demoni del perbenismo sono i nostri im¬ morali spiriti guida che accompagnano le nostre visioni alla ricercaci una continuo stupro emotivo. Torazine è interessata all’armonia quanto alla dissonanza, è inte¬
ressata all’amore quanto all’odio, è interessata alla pace quanto alla violenza. La sua attitudine kamikaze cerca di sviluppare più collisioni possibili per confondere le capacità intellettive emotive individuali indissolubilmente legate alla realtà cultural¬ mente imposta. Il suo nichilismo editoriale è teso alla distruzione deH’informazione. Distruggere è complessificare, complessificare è defecare sulla semplicità, è im¬ bastardire la purezza del moralmente accettabile, è creare connessioni di mille oceani comunicativi in cui perdere totalmente l’orientamento e speronare le navi del dominio informazionale.
Alfredino Rampi
DOTT. ROTA MASADA
(Nforms Nlife Research Lab.)
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NUOVE ATTITUDINI E ALLIGATORI PSICHEDELICI PER IL MILLENNIO
Il futuro, una medicina scaduta piena di controindicazioni, di cui sotto ignote le modalità di assunzione e i tempi di salita, quell’ insopportabile e deliziosa attesa trasparente, che ci fa percepire il boccone mentre si scioglie nel nostro organismo, avvelenandoci il sangue. Un fiore bianco e timido, che ci apre morbidamente le interiora, iniettandoci visioni e gravidanze deliranti, stati confusionali, torpori, collassi, emorragie pas¬ sionali di nulla eterno. Overdose singolare e ribelle, eccezione significativa, la morale esaurita di un 'ipocri¬ sia senza limiti che ci affrettiamo a uccidere, il futuro negato di una vita esemplare.
Dandy celebrali, psicolibertini, abbiamo viaggiato molto senza muovere un passo, bruciando neuroni per riscaldart i immersi in laghi di amnio. Ho visto rivolte che nesstui marxista immagina, negazioni di identità che nessun anarchico concepisce, assenze di stato ontologiche, presagi di destini invisibili, apocalissi silen¬ ziose. Esploratori di noi stessi e dell'altro che ci infesta, nell’attimo esatto della distruzione, l'attimo, l’istante della rovina. L impossibilità di parlare come linguaggio, l’impossibilità di agire come prassi psichica.
1 - E, piena d’amore, mi disse: «Identificati»
L Uomo Nuovo è quell’oggetto d’affezione di Man Ray in cui un manichino rinchiuso in una nicchia e sedu¬ to, si tocca il bacino con la testa china. L’individuo strafatto in questione altro non è che l'anarca di Junger, la sua attitudine è 1 esilio mentale, lima uno stato interiore caratterizzato dall’accordo con la sua volontà di potenza. Sta cercando di abbattere i muri che lo circondano o, quantomeno di farli indietreggiare, non vuole imporsi, non vuole identificarsi, vuole solo abbattere. Sei stato tu a inocularmi l’egoismo, l’orgoglio e la cru¬ deltà e tu ne sarai la prima vittima.
Affiliamo i nostri strumenti per la ricerca del basso, dell’abbietto, del negativo, incollati al cielo, tessuti | - * ^ consumati, fantasmi, morti infinite volte e rigenerati nel nulla, nei disperati covi del potere, nei devastati luoghi dell’assurdo, epilettici e incubati.
Solo l’attesa ci separa dalla libertà, solo chi vede ino¬ cula la prima materia, solo il fulminato vivrà l’eterna festa.
2 - La prima materia e gli alligatori psichedelici
Ciò che vi intratterrà nei week-end del terzo millen¬ nio sarà chiamato Alkahest 3-metil-6 metossi- 5bMT.
Dice Paracelso a proposito della prima materia: ' “Manifesto è per tutti gli uomini che i poveri ne hanno più dei ricchi. La gente ne scarta la parte buona e ne conserva la cattiva. È visibile e invisibi¬ le, e i bambini giocano con essa nella strada... Colui che lo seceme è YOuroboums: Esso è velenosissi¬ mo, e tuttavia è perfetto. Quando vede i nascenti raggi del sole, sprizza intomo il suo veleno, e schiz¬ za in alto impetuoso, che nessuna creatura vivente può resistergli... Il suo veleno diventa la gran medi¬ cina. Presto consuma il suo veleno, perché si divora la coda velenosa. E questo si compie sul suo stesso corpo, da cui fluisce un balsamo glorioso, con ogni miracolosa virtù”.
Sacrificalo - dice un manoscritto del X secolo - scor¬ tica la sua pelle, separa la carne dalle ossa, e troverai quel¬ lo che cerchi.
E Eugenio Filalete, nel XVII secolo, afferma a proposito del meraviglioso tesoro nascosto nel drago “ È reale, ma è ammaliato dalla magica arte di Dio. E gli angeli caduti sono pronti a sottrar¬ glielo per far piacere alle figlie degli uomini”.
Questo è quanto vi hanno sempre nasco¬ sto le infami società farmaceutiche, le nuove autorità reli¬ giose.
La droga filosofale esiste da millenni, ma pochi ne hanno goduto. Alcuni hanno perseverato nell’errore di confonderla come il pio Beriguardo Da Pisa che afferma avesse il colore del papavero, ma chi la manipolò con attenzione furono i cinesi, che affer¬ mano che la botta saliva ai cinque sensi “come piog¬ gia cacciata dal vento”. Medicina universale, hiian- tan, redime chi l’assume da tutte le miserie terrene, fa ricrescere i denti, ricopre la calvizie di neri capelli e la moglie malata riconquistava la sua adolescenza. La sua essenza è quell'intimo substrato che sempre rimane identico, uno e solo, evanescente e fragile, come afferma il mirabile dottor Jean-Baptiste Van Helmont, definendola l'acqua deH'infemo. il più benedetto e perfetto di tutti i sali, come l’acqua bol¬ lente fonde i ghiacci, essa dissolve tutti i corpi, e come nota Kunkel - se l’Alkahest distrugge tutti i corpi, discioglierà anche il lambicco che lo contiene. ..
3 - Consumare Aspettare e Dimenticare Brancolando per i giardini babilonesi dell'Esquilino. cercavo il mio uomo nella casbah di piazza Vittorio, dove extraterrestri si scambiano conoscenze sul cosmo e sugli uomini, dove Ermete Trismegisto sbocca sangue sotto la metropolitana e due poliziot¬ ti riempiono di sperma l’intestino di Giasone. Cambio sesso a ogni incontro, mentre piove oro radioattivo, e il sole entra in collisione con Venere.
Graffiti sui muri "Istruisciti sull'uo¬ vo, e taglialo con la spada fiammeg¬ giante", "Investiga l’interno della terra e, rettificando, tro¬ verai”, "L'attesa riempita dall’atte¬ sa”. L’infinita dispersione dell’at¬ tesa, sempre ricom¬ posta dall’immi¬ nenza della fine del- ’attesa. I cinque assorbenti che avevo prudente¬ mente nascosto, e sapientemente dimenticato nelle pareti del mio retto, avevano iniziato a sciogliersi.
Intorno a me grilli gotici, geni multicefali mi richiedono il cutè o la bocca, a volte si tratta di angeli, a volte sono scimmie grottesche, “se incontri un uomo dal viso di leone e dal piede d’aquila, con sotto i piedi un dra¬ gone a due teste e se regge un bastone nella mano destra... a colui che porta questa pietra, tutti gli spiriti obbe¬ discono”, dietro di me un molossoide si sta divorando, davanti, fatato, il mio uomo...
Più come idea che come sostanza, ricorda l’eroe barocco di Gracian, l’uomo di corte di Castiglione, il Galateo di Della Casa, il Cavaliere di Lulle o l’Uomo Multiplo di Marinetti, L’anima bella, puramente contemplativa di se stessa, impossibilitata dal compiere qualsiasi azione, gli occhi come i fari di una volante, fulminato nel nulla universale della sua soggettività, incapace di un’azione positiva. La sua ossessione è la purezza del suo cuore e la delicatezza dei suoi intenti. Mi si avvicina con la bocca leggermente aperta, baciando la mia un po’ legnosa e secca, la sua lingua, fatta di ventose e seta spinge dentro la mia bocca l’involucro di cellophane, mi chiedo quanti ne poteva avere, incollati come ostriche alle pareti del suo palato.
Camminiamo, mentre mi dice che i cromosomi di tutti gli organismi, dagli infimi batteri, alle piante, fino all’uomo, hanno una composizione piuttosto simile, che non solo i diversi geni dello stesso organismo, ma anche i geni di organismi diversi sono costituiti dallo stesso tipo di sostanze chimiche, chiamate nucleopro- teine. così pure i virus, sempre sul limite tra animato e inanimato, che non è per coincidenza che tutti i cro¬ mosomi e tutti i virus risultino simili, aggiungendo che l’intemazionale capitalista produce il suo popolo a e somiglianza delle DroDrie esigenze di svìIuddo. Poi mi tranauillizza affermando che "il
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fismo delle merci, rispondendo con l’alta marea dei moduli di consumo coatto alla caduta ilei saggio di pro-jfl fitto, introduce una fantasmagoria in crescendo di merci sempre meno composte d’offerta a domande natu^m rati. Mentre dalla mia mano alla sua scivola un sudaticcio pezzo da centoni i lai ire. Sia maledetto Dio e la sua&j stirpe, quanto è vero che il corpo dell’uomo è impuro, che la carne d’Adamo è corrotta, e che si deve discen- • dere nelle tenebre del sepolcro prima di ascendere all’eterno splendore.
4 - Descrizione di una battaglia
Ci vuole un particolare talento per l’oblio, per il consumo dell’eccesso, ci vuole una certa predisposizione psi¬ conervosa per rivaleggiare con gli spiriti che ci infestano, ci vuole una certa dose di angoscia per riflettere sul tempo, per uscirne e catturarlo in una fiala. Ci vuole un certo talento politico per organizzare un esercito in grado di annientarsi, e una certa dose di ipocrisia per parlare di sacrificio, ci vuole una certa dose di sarcasmo per diventare tragici. Il corpo è sempre sul punto di partire, di muoversi, di dislocarsi, portando con sé il suo spaziamento, e lasciandosi dietro il suo spazio vuoto, modificato. Quando è la mente a partire, porta con sé e lascia dietro di sé l’estinzione del tempo e le sue rovine.
L Alkahest, è un parassita virale, che è stato rinvenuto in alcune specie di alligatori africane, in alcuni rettili cinesi, e in una forma estremamente tossica negli alligatori che popolano le fogne di alcune metropoli nor¬ damericane. Esso si manifesta in forma di bulbo sottocutaneo, soprattutto sulla parte finale dell'alligatore (la coda), 1 animale spinto dal formicolio, simile a scariche elettriche che il parassita produce, si avvolge su se stesso e cerca di romperlo con i denti. Una volta che scopre il dolce sapore della sostanza che seceme, l’alli¬ gatore si divora da solo. Strafatto nel suo sogno magico.
La sua struttura biochimica è molto vicina a quella de! vostro neurotrasmettitore più ammaccato, la
serotonina, e a qualche altro ormone celebrale che [ ci gironzola nell’epifisi. Naturalmente si trova in I liquido lattescente che fornisce cristalli argentati a , luce trasmessa, e blu elettrico a luce riflessa.
! Devoto, carico i cristalli nel vaso insigne, assumo la sostanza in un diagramma nuziale, il mio sangue diventa Perder alla fragola, le pupille, cristalli di Boemia, appuntite, di fuoco, spilli nel midollo spi¬ nale, le mani, fanghiglia calda sulfurea, le interiora si agitano come parassiti impazziti. Il mio corpo è un poema del silenzio. La sua mente... Non è fin¬ zione benché non sia capace di pronunciare a pro¬ posito di tutto questo la parola verità. Gli è succes¬ so qualcosa, e non può dire che sia vero, né il con¬ trario. Più tardi, pensai che l’avvenimento consi¬ stesse nel non essere né vero, né falso.
L’incontro con l’altro, empatico o delirante, è il movente deH’Alkahest, il braccio secolare delle prassi rivelatrici. La visione quotidiana, che con un eccesso linguistico si definirebbe normalità, si rivela come strano attrattore. L’Alkahest sembra generare un insieme di regole per muoversi all’in¬ terno di una geomanzia nella quale ti percepisci come qualcuno che ti ha sempre abitato, ma che stenti a riconoscere, qualcuno che agisce come ava- tar in questo paesaggio di oggetti inanimati che si rivelano come orga¬ nismi viventi, come certi ritratti che si usavano nel XVI ' secolo, che mischia¬ vano con i colori sangue, sperma, capelli, pelle del soggetto del quadro, fino a sostituirlo in alcune funzioni vitali. Così, improv¬ visamente, gli oggetti inermi e i tessuti morti invece di rimanere statici o di distruggersi, prendono vita, si animano. Intorno a noi un’isola d’acqua circondata di terra, gli edifici industriali erano vestigi a eia fi-' f
lari di impostori e pazzi congelati, e peTfi tirate si rivoltavano contro i loro torturatori, strangolando¬ li. Certe cose erano congiunte insieme come se fos¬ sero in reciproca alleanza, e altre erano diverse e discordi, e contenevano un elemento di terrore e di distruzione scambievole. Il mio avatar soffiava un alito di piacere occulto a ogni visione, simile al raggio rosso di Persikov, le cui conseguenze tra¬ volsero l’ Armata Rossa. Iniziammo a sognare figu¬ re che si trasformavano in un sabba di Fiat Eric leb¬ brosi e Barbies erranti e possedute, ore di sogno solo per tutti i capelli. Circondati da intrecci di rotaie multidimensionali dove treni a alta velocità si sfioravano senza mai scontrarsi, ammiravamo le creature che portavano avanti una carneficina di hippies, poliziotti, astronauti e magistrati, tarocchi che avevano tutti una comune matrice. Il mio ava¬ tar sapeva tutto dei succhi salutari delle piante, aveva la faccia che ricordava a volte un rospo a volte una lucertola, era molto vessato in giurispru¬ denza, di fatto ci lanciammo insieme nel bagno di sangue e altri fluidi anonimi. Qualcuno seppelliva cadaveri in piedi, qualcuno voleva fare un corteo interno. Altri intorno agitavano un vasetto, tirando¬ ne fuori pillole-matrioska di embrioni di Aepyomis, l unico pasto ammesso, e, farfugliando qualcosa di incomprensibile, si trasformavano in gufi dalla piumatura cromata che spiccavano in volo per l’isola ghiacciata di Prince Patrik.
Pensai a un mondo senza Alkahest, e mi sembrò la san¬ zione suprema, pacificamente con¬ cordata, dell’ines- senza e dell’inau¬ tenticità come • destino.
Il viaggio non ebbe nulla di rituale, nes¬ suna reintegrazione della cosmogonia archetipa e astorica, e terminò con un frontale sulla Pontina. Sulfaltra macchina c’era Jane Mansfield.
Proclama dei Figli di Seth
25 DICEMBRE 1999
ORGIASTICO PLANETARIO DEGÙ ADORATORI DI SATANA
PER EVOCARE LE POTENZE DEGLI INFERI CONTRO IL GIUBILEO FLUSSI DI MAGIA NERA E ROSSA SI UNIRANNO IN UN APOCALITTICO MAELSTROM DI CAOS PRIMORDIALE TESO ALL'ESTINZIONE FINALE DELL'IMPERO CATTOLICO.
CHE IL FUOCO DEGLI INFERI ARDA SEMPRE NEI VOSTRI CUORI E NELLE VOSTRE MANI
IN G1RUM IMUS NOCTE ET CONSUM1MUR IGNI
x contatti: baphomet@disinfo.com
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lo so. Verrà il giorno in cui il ventre del potere ricolmo di menzogne esploderà in un fragore di tuono. Quel giorno il cielo cadrà sulla terra e le nuvole si scioglieranno nel vento."
(C( CCNC N( IN, Suicidio)
“Attribuisci tutto il peccato ad Asael" (Enoc etiopico, 10, 8)
Il quarto giorno della creazione, quello della creazione degli astri, gli angeli posti al governo dei sette pianeti li guidarono in orbite diverse da quelle volute da Dio
Così la prima apocalittica giudaica spiegava il male nel mondo. Pare infatti che i pianeti mandassero sulla terra influssi diversi da quelli voluti da Dio: la terra era invasa dallimpu ntà, I aspetto sensibile del male. Una teoria centrata sulla contaminazione della natura umana si opponeva radicalmente a quella deuteronomica, caratteristica della tradizione canonica, che insisteva sulla piena libertà di scelta e quindi sulla piena responsabilità umana del peccato (Deuteronomio, 31, 15). Il capo degli angeli ribelli era Asael che fu chiamato successivamente con nomi diversi: Belial. Beliar, Mastema, Satana insomnri il diavolo. L’apocalittica giudaica ebbe un forte influsso sugli scritti neo testamentari- la caduta angelica, causa del disordine primo, si ritrova nell’Apocalisse di Giovanni Durante il cristianesimo dei primi secoli si sviluppala credenza millenarista, caratterizzata dall at- tesa di un regno millenario di Cristo prima della fine del mondo. Attesa che trova il suo fon¬ damento proprio in Apocalisse (20, 16): dopo che Cristo ha sconfitto la bestia e il falso pro¬ feta con ì rispettivi seguaci, appare un angelo, incatena il dragone-diavolo e lo rinchiude nell abisso per mille anni, in modo che in questo periodo non possa sedurre le genti
Allora si verifica la prima resurrezione, quella dei giusti, che regnano con Cristo proprio per mille anni. Al termine di questo periodo il diavolo sarà liberato ed avrà luogo Tultima gran¬ de battaglia, cui seguiranno la resurrezione e il giudizio finali, la nuova creazione e la disce¬ sa sulla terra della Gerusalemme celeste in tutta la sua magnificenza.
Da un certo punto in poi le tendenze millenariste hanno fatto presa soprattutto nell'am¬ bito del protestantesimo nord-americano, nel quadro del movimento avviato dal battista William Miller nel secolo scorso. E oggi, come si prepara al passaggio di millennio il varie¬ gato universo della cristianità?
Per capirlo bisognerebbe fare un salto nel Mid-West americano, dove in molti si stanno attrezzando, nel caso qualcosa di grosso succeda davvero. F. allora vanno a ruba gruppi elettrogeni, cibo disidratato, o letti ad acqua, che svolgono anche la funzione di riserva del prezioso composto liquido. C’è pure chi accumula centinaia di rotoli di carta igienica per
fetti beni da baratto, pare. In molti tentano di far presente che il nuovo millennio in realtà è bello che cominciato. Sembra infat¬ ti che Dyonisius Exiguus, il monaco del 6° secolo che calcolò la data di nascita di Cri¬ sto, su cui è basato il nostro calendario, abbia tappato di qualche anno. Gli storici dicono che Gesù non può essere nato dopo il 4 a.C., anno della morte di Erode il Gran¬ de, re di Giudea. Il 3° millennio è iniziato al più tardi nel 1997.
Certo questo non basta a convincere i molti profeti dell’apocalisse. E in un certo senso
del valore d’uso, quello mercantile del valo¬ re di scambio, e quello strutturale del segno-valore, siamo ormai allo stadio frat¬ tale/virale del valore. Il disordine epidemico e metastatico irrompe in tutti i domini. Così trionfano contemporaneamente il terrori¬ smo come forma transpolitica, l’AIDS e il cancro come forma patologica, il transes¬ suale e il travestito come forme sessuali ed estetiche. La globalizzazione economica e i crack finanziari come espressione della reciproca tendenza distruttrice delle econo¬ mie (oltre che dello stradominio del pubbli-
non si può dar loro torto. Il nostro mondo per molti aspetti non è poi così diverso da quello di un millenium di anni fa, quando 1 Europa si preparava al grande botto. Finita la storia rimane solo la fantastoria, in cui tutto è possibile. Le odierne malattie non sono così distanti dalla peste medievale. AIDS e tumori, portatrici ai morte e carnefi¬ ci di desideri, ci fanno piombare in uno sta¬ to di disperato fatalismo fine-millenario. 1 filosofi della contemporaneità, poi, lo dico¬ no esplicitamente: uopo lo stadio naturale
co sul privato). I virus elettronici come espressione della tendenza distruttrice del¬ l’informazione (Baudrillard, La trasparence du Mal). D’altronde cosa legittima più di ogni altra cosa l’infatuazione millenarista se non il millenium bug, questo errore geneti¬ co dei circuiti di molti computer e micro¬ chip del mondo? Nel momento in cui il secondo infinito che ci accompagnerà nel nuovo millennio sarà trascorso, i computer annuncieranno l’anno 00, per loro il mille- novecento, il che potrebbe causare tutta
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una serie di disfunzioni, anche nei sistemi informatici che controllano il funziona¬ mento dei missili nucleari intercontinentali o delle centrali atomiche. Senza dimentica¬ re centrali elettriche -la prima conseguenza potrebbe essere il buio sul pianeta-, banche e tutto il resto. Ma anche se superassimo quello che molti siti internet chiamano TEOTWAWK1 (The End OfThe World AsWe Know It), le prospettive per il prossimo secolo non sono forse altrettanto apocalitti¬ che? Le Cassandre statunitensi della geopo¬ litica immaginano un futuro orwelliano in
zilla, mostro postatomico, riproposto oggi a prefigurare nuove incombenti catastrofi^ Per quel che riguarda le controculture poli¬ tiche, poi, lo scenario appare oltremodo confuso. Assunto che il sogno rivoluziona¬ rio si è infranto nel momento in cui gli ope¬ rai americani, per difendere il proprio sala¬ rio, frutto di decennali lotte contrattuali, hanno cominciato a bastonare i beatnik, sbattendo in faccia a tutti la vittoria del capitalismo avanzato, c’è oggi chi afferma invece che la rivoluzione in realtà è avvenu¬ ta, solo che non se ne è accorto nessuno. La
cui tre grandi civiltà si disputano il dominio sul mondo: Confuciana, Occidentale e Isla¬ mica (Hungtington, The clash of civilisa- tions). Morto il mostro sovietico ci si attacca a tutto pur di crearsi un nemico, trascuran¬ do tra l’altro che, per i loro tradizionali nemici, i russi sono ora molto più pericolo¬ si di prima. Lo sa chi seguiva in televisione il percorso della nube di Tchemobyl, che ha preceduto il crollo del muro. In tutta questa caciara non a caso rispuntano moderni, distruttivi Armageddon biblici, come God-
liberazione è avvenuta tramite la circolazio¬ ne e contaminazione pura. Un esercito di Liberati le si muove a diversi livelli nella grande Rete della commutazione perma¬ nente. Chi non si accontenta può sempre continuare la lotta in nome di qualche guer¬ rigliero perduto nella giungla, oppure ripie¬ gare verso forme intimistiche di ricerca soi disant spirituale, andando ad alimentare il dilagante esoterismo da supermercato. Insomma, di consigli da dare ce ne sono solo un paio.
Quando starà per scoccare la mezzanotte del 31 dicembre 1999, acchittandovi l’enne¬ sima botta di cocaina per farvi un po’ di for¬ za davanti all’immensità dell’attimo, pensa¬ te che potrebbe pure essere l’ultima. Se non altro vi sembrerà più buona.
Poi, mentre vi preparate a dar man forte nell’assalto all’ordine del mondo, mante¬ nete un certo ordine mentale. Cosi come il tumore forse nasce proprio dall’illusoria volontà di creare un massimo ordine este¬
riore -un ambiente di profilassi massima- determinando il puro disordine interno, così il Kaos organizzato richiede un certo grado di disciplina mentale.
Equilibrio tra ordine e disordine dentro, solo disordine fuori. Questa la magica ricetta per il momento in cui il cielo cadrà sulla terra e le nuvole si scioglieranno nel vento.
Simon Rein Poet
THE LYCAEUM
... gli enteogeni, e i funghi psilocibinici in particolare , sono una cosa estremamente seria .
Non sono una "droga ricreazionale".
Non sono un caleidoscopio da usare per vedere delle immagini piacevoli ’ non sono adatti per " sballare " o per passare una serata spensierata...
Piccola Guida alla coltivazione dei Funghi sacri
Amici micofili, queste brevi note non hanno certo la pretesa di rivaleggiare con il cospic¬ uo materiale in inglese disponibile sulla rete , e in particolare sul Lycaeum. Semplicemente si propongono di dare qualche indicazione agli appassionati italiani , e di suggerire loro alcuni strumenti adatti, tra quelli reperibili nel nostro continente, per portare a termine con successo la coltivazione domestica di funghi simili alla Psilocybe Cubensis. È bene ricordare che nel territorio dello stato italiano la coltivazione di funghi cosiddetti "allucino¬ geni" è vietata, ed è sottoposta a severe sanzioni penali. La presente guida si intende destinata a chi ha la possibilità di spostarsi in paesi come l'Olanda o il Giappone, dove la coltivazione di funghi psilocibinici non è proibita, ovvero a chi intende sperimentare la coltivazione di qualche altra specie saprofita non psicoattiva. Il metodo qui illustrato deri¬ va essenzialmente dalla "PF tek" di Psilocybe Fanaticus, cui va riconosciuto il merito di aver introdotto importanti innovazioni nel campo della coltivazione amatoriale, e in partieoi ar modo di aver messo a punto la tec¬ nica dell'inoculazione diretta del substrato mediante una siringa contenente spore in soluzione acquosa. C'è anche qualche modesto contributo originale. Ovviamente testo ed immagini non sono sottoposte ad alcun copyright. Vi incoraggiamo anzi a riprodurre e a distribuire questa guida tra i vostri amici, se riterrete che la possano apprezzare; vi preghiamo solo di citarne la provenienza, e, se pensate che sia cosa utile, di sostenere il Lycaeum diventandone soci o spedendo comunque un piccolo contributo. Attendiamo ansiosamente il vostro feedback, ed eventuali vostre esperienze, consigli, adat¬ tamenti, che saremo lieti di integrare nelle prossime versioni di questo documento.
Avvertenze e modalità d'uso
The Lycaeum
Piccola guida alla coltivazione dei funghi sacri - v. 0.2
Introduzione
Gli enteogeni, e i funghi psilocibinici in par¬ ticolare, sono una cosa estremamente seria. Non sono una "droga ricreazionale". Non sono un caleidoscopio da usare per vedere delle immagini piacevoli, non sono adatti per "sballare" o per passare una serata spen¬ sierata in compagnia degli amici.
Il viaggio enteogenico è molto difficile da spiegare a chi non l'ha vissuto. È un'espe¬ rienza profonda, ancestrale, sconfinata. Per molte migliaia di anni ha accompagnato la vita dei nostri simili, ed è stato uno degli eventi fondamentali della loro esistenza; ancora oggi, in svariati luoghi del nostro pianeta non ancora dominati dalla "civiltà" occidentale, costituisce per molte popo¬ lazioni il cardine della vita spirituale e reli¬ giosa. Paradossalmente, una terminologia piuttosto adatta per descrivere gli enteogeni può essere presa a prestito dai cattolici, che basano il loro rito principale sull'ingestione del "corpo di Cristo", per entrare in uno stato di comunione con dio. I funghi sacri, nei quali i conquistatori cattolici si imbatterono con sgomento durante il genocidio dei popoli centroamericani, erano chiamati dagli Aztechi proprio teonanacatl, e cioè "carne degli dei", perchè avevano il potere di trasportare chi li consumava in un'altra dimensione, a contatto con la divinità. Agli occhi dei mesoamericani, l'ostia del sacra¬ mento cattolico imposto dai conquistatori appariva un colossale imbroglio, un sacra¬ mento fasullo incapace di produrre alcun effetto.
Dopo la sanguinosa repressione dei culti indigeni operata dai conquista¬ dores, nel mondo occidentale si perse ogni traccia dei funghi sacri fino al 1953, anno in cui un distinto banchiere newyorkese, Robert Gordon Wasson, assieme alla moglie Valentina, medico e stu¬ diosa di micologia, intraprese delle ricerche etnobotaniche nelle regioni tropicali mon¬ tane del sud del Messico, riprendendo gli studi svolti dal botanico Richard E. Schultes e da altri ricercatori sul finire degli anni '30, e interrotti dall'avvento della seconda guerra mondiale.
Le immagini di questa pagina riproducono due miniature di un codice azteco e sono tratte dal n. 2 di Altrove, annuario della SISSC The Lycaeum
Nello sperduto villaggio di Huautla de jimenez. il 29 giugno 1955 R. Gordon Wasson fu il primo occidentale a a prendere parte ad una cerimonia sacra a base di funghi psilocibinici, sotto la guida della curandera mazateca Maria Sabina. Grazie all'opera di sciamani/guaritori che ne ava¬ vano tramandato il segreto di generazione in generazione, riuscendo a sfuggire alle perse¬ cuzioni religiose, nelle zone meno accessi¬ bili del Messico il culto dei funghi sacri era sopravissuto per oltre quattro secoli dalla conquista. L'identificazione del funghi utiliz¬
zati da Maria Sabina, ad opera del micologo francese Roger Heim, e del principio attivo in essi contenuto, isolato da Albert Hoffman, aprì la strada allo studio su scala mondiale dei funghi psilocibinici. Si scoprì che sono diffusi in tutto il mondo, e che anche nel nostro continente e nel nostro paese vi sono cospicue tracce del loro uso preistorico. Una specie molto potente del genere psilocybe, la psilocybe semilanceata, cresce abbondan¬ temente nel periodo autunnale anche nei pascoli alpini ed appenninici della nostra penisola.
Per iniziare ad approfondire questi argomen¬ ti, consigliamo vivamente la lettura di uno dei pochi testi disponibili in italiano, l'ormai mitico Funghetti di Silvio Pagani (pp. 36, lire 4000, edito da Nautilus, Torino, 1993). Accanto a nozioni storiche e e botaniche, in questo aureo libretto troverete molti spunti illuminanti sul significato dell'esperienza enteogenica ed alcune preziose indicazioni pratiche. Un'altra lettura consigliata è invece disponibile sulla rete: si tratta della Psilocybe Mushrooms Faq (in inglese, ma ansiosa di trovare un valente traduttore che la renda accessibile anche chi tra i nostri connazion¬ ali non conosce la lingua di Albione...)
Materiale necessario per intraprendere la coltivazione...
COSA SERVE
Per la produzione del micelio...
1. un siringa di spore disperse in acqua - si può comprare da Psylocybe Fanaticus, negli USA, oppure da Smart Botanics, che ha il vantaggio di essere all'interno della CEE e quindi di evitarvi lungaggini doganali. In alternativa potete produrla voi partendo da una impronta sporale pulita, e seguendo le istruzioni riportate nell'appendice
2. una pentola a pressione - va benissimo una Aeternum economica da 5 litri, si trova un po' dappertutto, e il suo prezzo è di circa 50.000 lire. Se ne avete già una, controllate che le guarnizioni siano in buono stato, altrimenti sostituitele, la loro perfetta tenuta è molto importante per portare a termine con succes¬ so la sterilizzazione
3. del risone integrale o della segale prove¬ nienti da coltivazioni biologiche - si trovano nei negozi di alimenti macrobiotici. Tenete presente che il volume durante la cottura aumenta di circa 3 volte
4. dei recipienti di vetro - sono molto adatti i Frigoverre Bormioli, quelli col coperchio ermetico di plastica azzurra, in particolare i due modelli rotondi e lievemente conici, di 9,5 e 1 2 cm di diametro, (contengono rispet¬ tivamente 300 mi e 500 mi circa; la coloniz¬
zazione ovviamente avviene in maniera più rapida utilizzando il vaso piccolo). Qualsiasi altro contenitore, al limite anche un bic¬ chiere, può andar bene, purché possa essere sistemato agevolmente dentro alla vostra pentola a pressione, regga a temperaturesu¬ periori ai 100 gradi, e sia di forma conica, con l'apertura più larga della base, per facil¬ itare l'estrazione del micelio.
5. un foglio di alluminio, un piccola quantità di sabbia per gatti, un po' di varichina, un accendino
E per la fruttificazione...
1. un bauletto di plastica col coperchio trasparente - le dimensioni ideali sono altez¬ za 30 cm, lunghezza 60, larghezza 30. Se ne trovano negli ipermercati o nei centri per il bricolage. Anche un secchio o una bacinella possono andar bene, se avrete cura di con¬ fezionargli una copertura ermetica e traspar¬ ente, o che per lo meno lasci filtrare un po' di luce.
2. un sacchetto di sfere di argilla espansa - sono quelle palline marroni che si usano per alleggerire i terreni e per le culture idro¬ poniche, si trovano nei negozi di articoli per il giardinaggio
3. una modesta quantità di vermiculite. - la vermiculite è un materiale inerte che viene usato in edilizia come isolante, non è facilis¬ sima da trovare, e in Italia viene venduta in sacchi da 125 litri (piuttosto leggeri tuttavia da trasportare), che costano circa 30.000 lire. In questa tecnica la vermiculite viene impiegata solamente come casing, ovvero come strato di copertura del micelio per la fase di fruttificazione. Piccole quantità di
Vermiculite sono acquistabili da Smart Botanics. È comunque possibile effettuare il casing anche con altri materiali, ad es. torba sterilizzata.
4. una terrina di plastica scura - può andar bene una di quelle insalatiere di plastica rotonde, poco costose, alte 5-1 0 cm e di 20/25 cm di diametro... ci si può sbizzarrire, basta che il recipiente non sia trasparente altrimenti i funghi, che sono fotosensibili, crescerebbero anche in direzione laterale e andrebbero a schiacciarsi contro le pareti.
5. uno spruzzatore per nebulizzare l'acqua - meglio non riciclare quelli che originaria¬ mente contenevano prodotti per la pulizia della casa, e acquistarne uno nuovo, costano poco
Procedura
1. Cuocere nella pentola a pressione una quantità a piacere di risone, o di segale, o un mix di entrambi. Fare bollire per 10 minuti a partire da quando la pentola inizia a fis¬ chiare, indi spegnere, sfiatare, e scolare i grani, lasciando riposare per una decina di minuti.
2. Riempire i vasi di vetro con i grani fino a circa 2 cm dall'or¬ lo, facendo bene attenzione a non comprimerli, in modo che all'interno del vaso ci possa essere scambio di gas
3. Riempire lo spazio restante con uno strato di sabbia per gatti, quindi coprire con un foglio doppio di alluminio da cucina, che
adatterete con le mani alla forma del vaso
4. Posizionare sul fondo della pentola a pres¬ sione un paio di canovacci, quindi versare dell'acqua (il livello da raggiungere deve essere di un paio di centimentri) e mettere il vaso nella pentola (con la aeternum da 5 litri ce ne sta solo uno per volta), ovviamente senza il coperchio di plastica. Chiudere la pentola, portare a pressione, e spostare sul fuoco più basso e lasciar andare al minimo per 40 minuti, trascorsi i quali spegnerete e lascerete che si raffreddi completamente, senza aprirla e senza sfiatarla
5. Quando la pentola risulterà fredda al tatto, e quindi avrà raggiunto la temperatura ambi¬ ente, si può procedere all'inoculazione. In questa fase bisogna impedire agli agenti con¬ taminatori (presenti in gran quantità nel'am- biente intorno a noi e sul nostro corpo) di raggiungere il substrato di riso. Quindi sarà bene spostarsi su di un tavolo pulito, meglio se in una stanza diversa dalla cucina, sten¬ dervi sopra una tovaglia o un asciugamano pulito, indossare dei vestiti puliti e anche volendo una mascherina e dei guanti di lat¬ tice. Tenere a portata di mano un recipiente con della varichina in soluzione al 5% per lavarsi le mani prima di procedere, e per immergervi il tappo di plastica del vaso prima di chiuderlo (se state usando i Frigoverre Bormioli). Disporre sul tavolo la pentola ancora chiusa, la siringa ancora sig¬ illata e l'accendino.
6. Aprire la pentola ed estrarre il vaso deli¬ catamente, facendo attenzione a mantenere l'alluminio aderente. Togliere la protezione alla siringa, e arroventare l'ago con l'ac¬ cendino fino a che diventa rosso, indi infilar¬ lo nel vaso... l'ago deve essere inserito a
circa 1 cm dal bordo, e incli¬ nato in modo che vada a toc¬ care la parete del vetro a mez¬ z'altezza. Attendere qualche secondo, in modo che l'ago si raffreddi a contatto con il riso (il calore ucciderebbe le spore), e quindi fare uscire un po' di liquido. Ne basta davvero poco, PF suggerisce di interrompere la pressione sulla siringa appena dalla punta dell'ago fuoriesce un po' di liquido. Se ne usate di più, probabilmente il micelio ci met¬ terà meno tempo a colonizzare tutto il riso, ma la siringa (ovviamente) basterà per meno vasi.
7. Ripetere l'operazione (risterilizzate anche l'ago con l'accendino) in altri tre punti, quel¬ lo opposto e i due perpendicolari, sempre inserendo l'ago a 1 cm dal bordo. Quindi estraete il coperchio di plastica dalla soluzione di varichina, sgocciolatelo, e piaz¬ zatelo sul vaso. Se non state usando i Frigoverre, è sufficiente che lo ricopriate per bene con una pellicola trasparente da cuci-
dalla cucina. Lo strato di sabbia per gatti dovrebbe in ogni caso impedire agli agenti contaminanti di raggiungere i grani non ancora colonizzati.
9. Quando il vaso apparirà completamente bianco, e si cominceranno a vedere degli addensamenti più opachi in alcune zone, che sembrano "premere" con¬ tro il vetro, i tempi sono maturi per la fase di fruttificazione. Versare l'argilla espansa sul fondo della scatola di plastica, e aggiungere acqua un modo che sul fondo ce ne siano un paio di cm.
10. Fare alcuni buchi di diametro inferiore al cm sul fondo dell'insalatiera di pastica, bagnare della vermiculite, scolarla, piazzarla sul fondo del recipiente a mo' di nido. Indossate un paio di guanti di lattice puliti e la mascherina. Aprite il vaso, grattate via la sabbia, capovolgetelo e fate uscire il micelio: sbriciolatelo sulla vermiculite, e ricoprite con un sottile strato di vermiculite bagnata e scolata.
8. Riporre ora il vaso in un luogo sicuro... dopo un intervallo di tempo che può variare dai 4 ai 7 giorni inizierete a vedere, in corrispondenza dei punti di inoculo, delle macchi¬ oline di cotone bianco. La col¬ onizzazione dell'intero vaso richiederà almeno un paio di settimane. Ad un certo punto è probabile che si arresti a causa della mancanza di aria: togliere allora il coperchio di plastica, o applicare dei piccoli fori, e riporre in un posto non polveroso, pulito, in una stanza poco frequentata e possibilmente lontana
11. Collocare il recipiente nel box di plasti¬ ca. Prima di rimettere il coperchio traspar¬ ente, nebulizzate abbondantemente dell'ac¬ qua al suo interno.
A questo punto sarà sufficiente cambiare l'aria all'interno del box una volta al giorno, avendo cura di ripristinare l'umidità dell'aria col nebulizzatore prima di chiudere il coper¬ chio. Nel giro di una settimana il micelio inizierà ad affiorare attraverso il casing, e quindi formerà i primordia, ovvero degli addensamenti miceliari, alcuni dei quali si trasformeranno in piccoli carpofori incom¬ piuti. Di lì a poco dovrebbero spuntare i
corpi fruttiferi veri e propri, simili a quelli riprodotti qui sotto. La fruttificazione solita¬ mente avviene in due fasi, a volte tre, a dis¬ tanza di 15 giorni una dall'altra, al termine delle quali il substrato di grani avrà esaurito il suo compito; a meno che non venga utiliz¬ zato per inoculare un nuovo substrato, costi¬ tuito questa volta da un letto di paglia pas¬ torizzata ma questo sarà argomento di un ulteriore capitolo della guida, ancora in fase di preparazione.
Buona fortuna
Raccolta e conservazione
1. i funghi vanno colti quando il velo che protegge le lamelle si rompe e il cappello del fungo inizia ad aprirsi. Possono essere con¬ sumati subito, oppure seccati vicino ad una moderata fonte di calore (non al sole), e quindi conservati, meglio se avvolti nella pellicola trasparente, in un recipiente a tenu¬ ta ermetica, al riparo dalla luce.
2. il rapporto tra il peso fresco e il peso secco è di circa 1 0 a 1 3. Esistono diverse varietà di Psilocybe Cubensis, in linea di massima 2 grammi secchi corrispondono ad una dose media... bisogna tener conto del fatto che mentre a basse dosi (1/1,5 g) gli effetti pos¬ sono essere controllati con relativa facilità anche da persone inesperte, oltre i due gram¬ mi l'esperienza assume caratteristiche com¬ pletamente diverse, e va affrontata con estrema cautela e in condizioni di massima tranquillità (esteriore ed interiore). Considerato che certi soggetti rivelano una sensibilità particolarmente accentuata verso i composti enteogenici, e che il contenuto di psilocibina può variare in relazione alla specie, alla provenienza e alle modalità di coltivazione, si raccomanda di procedere per gradi: molto meglio avere un po' di pazienza, che non ritrovarsi in preda al pan¬ ico nel bel mezzo di un brutto viaggio.
Ci farebbe molto piacere se i lettori di ques¬ ta guida contribuissero al suo sviluppo, inviandoci i loro suggerimenti e le loro impressioni, o meglio ancora il resoconto delle proprie eventuali esperienze di colti¬ vazione. Ovviamente non ci interessa sapere chi siete; tramite il Lycaeum è possibile spedire messaggi completamente anonimiz- zati, che non contengono cioè nessuna indi¬ cazione relativa all'identità del mittente.
Written by: thè Italian Crew at thè Lycaeum
’è qualcosa nella semplice violenta euforia di far parte d’una folla che richiama in tutti l’istinto animale (e forse tribale), ed il bello è che molto spesso sono proprio le persone più razionali e coltivate a compiere i peggiori eccessi di violenza collettiva. Il provocare e guidare una sommossa è il più importante dei ferri del mestiere di qualsiasi agitatore politico in qualsiasi parte del mondo; per questo le sommosse lasciano dietro di sé tanta amarezza. Alla fine della giornata, i rivoltosi si sentiranno scusati degli atti di violenza compiuti, mentre ben ricorderanno quelli che le autorità sono state costrette a compiere per impedire che la situazione sfuggisse loro di mano.
A questo punto si possono individuare i fattori che rendono efficace una sommossa.
Anzitutto vi deve essere un motivo per l’assembramento di molta gente in una particolare località (una dimostrazione, una coda per l’acquisto di generi alimentari, una partita di calcio, la visita di un artista popolare o avvenimenti simili); in secondo luogo, la folla raccolta deve essere generalmente convinta di possedere un’ottima ragione (anzi il diritto) di trovarsi in sito e deve essere generalmente pervasa da un qualche risentimento; in terzo luogo, è necessaria una sempre maggiore presa di coscienza, da parte della folla, della propria forza potenziale; in quarto luogo, deve verificarsi un incidente o una serie di incidenti che aumentino la tensione; da ultimo, è necessario che gli istigatori facciano ricorso a qualsiasi espediente per tramutare la folla in una plebaglia scatenata che dia luogo alla sommossa ed alla perdita di controllo della situazione da parte delle autorità.
L’ultimo fattore è senza dubbio il più importante: è molto raro, ammesso che avvengano, che le sommosse di larga portata scoppino spontaneamente ed è molto raro che, una volta scoppiate, la folla sia consapevole della direzione lungo la quale muoversi. La fase di avvio può durare solo pochi minuti, ma è estremamente importante, perché è durante il suo svolgimento che le autorità debbono tentare di disperdere la folla, non facendo appello ai suoi istinti migliori, ma creando il panico al suo interno e, se possibile, frazionandola in gruppetti cui mancherà l’ardire collettivo del gregge.
Vengono alla mente, a tale riguardo, un’infinità di esempi; prima di prendere in esame i sistemi di controllo è, peraltro, bene analizzare alcune rivolte che vennero provocate a ragion veduta ed ebbero serie conseguenze storiche. Rammentiamoci che una sommossa è generalmente efficace perché ha lo scopo di dimostrare che le autorità hanno perduto il controllo, non sono più in grado di mantenere l’ordine pubblico e debbono pertanto essere sostituite.
Le agitazioni degli studenti francesi nella seconda metà degli anni sessanta trassero origine dal fatto che si era largamente diffuso ed era diventato addirittura di moda dare appoggio alla sinistra militante; fu tale atteggiamento che diede poi origine alla banda Baader-Meinhof, alle Brigate Rosse e ad altri gruppi. Negli anni settanta, i moti nelle zone abitate prevalentemente da popolazione negra di Detroit ritardarono di anni l’integrazione razziale negli Stati Uniti.
Il controllo delle agitazioni consentì ai bolscevichi di portare a compimento la rivoluzione. Nell’Inghilterra del XVII secolo, la “plebe” di Londra era una forza politica ben determinata, consapevole della propria capacità potenziale, e fu l’elemento determinante del rilascio, ordinato da re Giorgio, di John Wilkes dalla Torre di Londra. Wilkes fu un acceso sostenitore dei coloni americani (e si acquistò il titolo di padre della rivoluzione americana), un eccellente oratore di piazza, e utilizzò l’influenza che esercitava sulla folla per i propri scopi politici, forse giustificati. I moti in Iran, ispirati e dal Tudeh (partito comunista) e dall’ayatollah Khomeini, alla fine provocarono la caduta dello scià, avendo dimostrato alla popolazione locale ed ai sosteni-
tori americani dello Scià che questi aveva perduto il controllo della situazione. Tutto considerato, la sommossa e una manifestazione di scontento popolare di gran lunga più indicativa di qualsiasi inchiesta o sondaggio.
L’Iran costituisce un esempio classico della radicalizzazione delle agitazioni popolari e di una esasperata situazione di tensioni civili; più si dà al popolo, più esso vuole e più si rende conto di quanto poco aveva in precedenza. Quando si dà inizio a riforme democratiche, particolarmente in un Paese dove la popolazione è scarsamente istruita e socialmente poco avanzata, si determina una richiesta di cambiamenti ancora più solleciti. Mentre aumenta il risentimento, anzi l’odio, per le autorità ree di non aver introdotto le riforme molto tempo prima: riforme che, qualunque sia la verità, vengono viste in ogni caso come risultato della forza popolare, non del buon senso e degli ideali democratici delle autorità. Ciò è particolarmente vero quando esista un marcato divàrio sociale ed economico fra le categorie dominanti e la maggioranza dèlia popolazione. In questo senso, la democrazia racchiude in sé i germi della propria distruzione, giacché è fin troppo facile, come insegna la storia, a gruppi di nazisti o comunisti, prima sovvertire e poi mettersi alia testa di movimenti riformisti, come fecero i nazisti in Germania, dopo la Prima guerra mondiale, e i comunisti con il Vietcong (in origine ampia coalizione) prima dello scoppio della guerra del Vietnam.
È di per se stesso un argomento affascinante quello della prevenzione e dello spegnimento delle sommosse. Prima di prendere in esame un esempio tratto dalla realtà, si deve innanzi tutto rammentare che la volontà dei governanti di prevenire e/o estinguere una sommossa deve essere superiore alla volontà del popolo di organizzarla e parteciparvi. I rivoltosi, reali o potenziali, debbono rendersi conto che le autorità intendono fare sul serio. La forza deve essere fronteggiata con una forza anche superiore, ma quella ufficiale deve essere controllata, scelta e commisurata alle esigenze minime. La gestione e il controllo delle sommosse non giustificano in alcun modo la violenza gratuita, qualunque sia l'entità della provocazione.
La scena che presentiamo è quella d’una colonia britannica destinata fatalmente all’indipendenza, ma non in tempi brevissimi, soprattutto perché i partiti politici moderati non sono abbastanza forti da assumere e conservare il potere. Nel Paese esistono due principali partiti politici estremisti: uno a base religiosa (circa la metà della popolazione professa la stessa religione, inoltre, fra questa e l’altra metà esistono marcate differenze culturali e sociali); l’altro a base comunista, sostenuto dall’altra metà della popolazione. Gli estremisti di entrambe le parti si considerano superiori a quelli dell’altra, perché ognuna delle due parti tende ad attribuirsi il merito dell’indipendenza, quando questa arriverà, ed ambedue dispongono di appoggi esterni anche se poco estesi e ricevono aiuti: una da un Paese vicino alla stessa religione, l’altra da Mosca. Il governo della colonia è già autonomo, ma la polizia è sotto il controllo britannico; esistono inoltre un considerevole distaccamento militare britannico ed una base marittima di importanza vitale utilizzata dall’alleanza occidentale. L’economia della colonia si basa sulla produzione industriale e sul commercio e può essere facilmente sconvolta. s.'tfU?:-
Scopo di ciascuno dei partiti estremisti è la sovversione completa dell'ordine in modo da creare al Regno Unito un tale imbarazzo (per non parlare della spesa) che quest'ultimo si decida a ridurre le sue perdite e ad andarsene prima del tempo, consentendo al partito più forte e più impegnato di assumere il potere. E, o meglio era, una situazione ideale per il verificarsi di sommosse.
Il controllo delle agitazioni comincia con una valutazione corretta - soprattutto non lontana dalla realtà - della minaccia. La “branca speciale” è riuscita ad infiltrare suoi elementi nei consigli direttivi di entrambi i partiti ed ha una ragionevole fiducia di venire a sapere quando e dove verrà progettata la rivolta Essa, peraltro, non è in grado di prevedere un’eventuale rivolta
che agitatori esperti potrebbero scatenare, per esempio, in occasione di una festività religiosa o del risultato negativo di una partita di calcio.
Nella colonia vi sono due compagnie di Gurkha addestrate nei procedimenti per il controllo delle sommosse. Vengono impiegati i Gurkha perché si tratta di truppe eccezionalmente disciplinate di cui tutti conoscono la fama e che incutono un certo timore (in alcuni casi vero e proprio terrore).
Il partito estremista religioso annuncia una dimostrazione legittima (per esempio contro la co- educazione nelle scuole) e fonti della “branca speciale” segnalano che i comunisti cercheranno di tramutare la dimostrazione stessa in una sommossa. Il governo annuncia che ha autorizzato la manifestazione e che, allo scopo di salvaguardare i dimostranti, sarà disponibile una compagnia di Gurkha, dotata di cani da combattimento, per impedire che i dimostranti vengano attaccati dai loro oppositori. Quando arriva il giorno stabilito, 20 dimostranti, e probabilmente un pari numero di agitatori, si trovano di fronte la compagnia di Gurkha e, come previsto, non succede nulla La dimostrazione, inoltre, è un po’ un insuccesso. In ogni caso, tutti i presenti vengono fotografati, particolarmente coloro che si trovano a tergo della folla (posto favorito degli agitatori). In questo modo, entro un periodo di tempo stabilito gli agitatori verranno identificati e se, come e quando la truppa dovesse mai aprire il fuoco, si sparerà, per quanto possibile, solo sugli agitatori. Si presenta in seguito un’occasione più seria. I comunisti spargono la voce che estremisti religiosi hanno ucciso un giovane, appartenente ad un altro gruppo socio-culturale, che era stato Scopèrto insieme ad una ragazza il cui padre è un esponente politico religioso. Il partito religioso si schiera dalla parte del più forte e sparge la voce che gli inglesi vogliono sopprimere l’istruzione religiosa nelle scuole. Gli studenti delle scuole secondarie (istigati dai comunisti) si associano all’agitazione e domandano l’iscrizione automatica all’università dei licenziati delle scuole secondarie. Tre scuole fra le più grandi vengono occupate dagli studenti, dell’età media di 16 anni. Diventa chiaro che possono scoppiare gravi torbidi e che basterebbe un lieve incidente per scatenare una vera e propria riVOfta. ^
Viene costituita una sala operativa mista esercito/polizia/branca speciale, ubicata relativamente vicino al centro della capitale (dove cominciano di solito le agitazioni, se non altro a causa della concentrazione demografica). Vengono aumentati i servizi di guardia alla base navale, ma non si prevedono complicazioni gravi data la notevole distanza dalle grandi città. L’incidente avviene: un militare britannico diretto a casa con la propria autovettura investe ed uccide un bambino indigeno. Saggiamente nel suo stesso interesse, il militare non si ferma. Ma l’incidente, comunque, è quanto occorre perché le diverse fazioni si uniscano in un vasto movimento antibritannico. I negozi locali abbassano le saracinesche. La maggioranza della gente del luogo corre a casa e vi si rinchiude. I giovani, i miserabili, gli isterici, gli estremisti, i criminali, gli agitatori scendono in piazza e seguono il solito metodo dei piccoli gruppi che attraversano la città compiendo razzie e violenze, finché si raduna una grandissima folla, alla quale, ad un certo punto, qualcuno suggerisce un obiettivo specifico cui appiccare il fuoco (probabilmente il palazzo dell’alto commissario britannico).
Gli agitatori cercano di convogliare i piccoli gruppi verso una località di adunata specifica, cosicché le autorità si trovano davanti a tre problemi immediati: assicurare un costante flusso di informazioni per sapere dove sono i gruppi minori; tentare di impedire che essi arrivino in massa al posto di adunata e, qualora vi arrivino, fare in modo di disperderli appena possibile. In questo caso, non meno di 15 sottogruppi (ciascuno costituito da 500 o più persone) si dirigono per varie strade verso la piazza principale della città. Gli agitatori di mestiere sono, per il momento, avanti ed a tergo dei gruppi, guidandoli e incitandoli. Essi cercano anche di individuare nella folla i capipopolo "naturali”, coloro che per statura o personalità possano
jillu^llaUid c- tudlu. Un elUc ]SS uubdi de cane cimale ù tacita. Iti quuuiu ^ATlili^cmia quisssli diedi indù. Cuaaé
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Lei? uà dieoi
L'AZIONE CONGIUNTA DI DIVERSI MI
- Uno sbarramento anticarro costringe il fermarsi e fare manovra. Mezzi corazzai possono distruggere più facilmente.
- Le squadre di tiratori abbattono c< mitragliatrici, fucili d’assalto e bombe a mani di scorta e gli equipaggi che escono dai cai • I lanciateri di bottiglie incendiarie e le guastatori distruggono i mezzi corazzati.
- Le armi di bordo, in genere, sono dirette in in direzione di marcia. Per questo i carri ar attaccati dall'alto, dai fianchi o da dietro. I
- Chi deve avvicinarsi ai carri armati (ad es. ® guastatori), attacca in diagonale da dietro. I
1. Tiratore con pistola mitragliatice o fucilo®
2. Tiratore con bombe a mano.
3. Tiratore con bottiglie incendiarie. M
4. Guastatori con cariche concentrate. I
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servire da punto d’attrazione per suscitare l’odio e l’istinto collettivo di
distruzione della folla e che possano essere invitati ad adempiere tale ruolo. > - — — _ *
All’inizio, la polizia tenta di spingere indietro i gruppi minori, ma dopo che uno sfortunato poliziotto è stato cosparso di benzina ed arso vivo, l’entusiasmo della polizia per il mantenimento dell’ordine pubblico è alquanto scemato. Squadre addestrate di “rapitori” hanno tentato, con qualche esito positivo, di sequestrare gli agitatori più scalmanati, ma i gruppi riescono a raggiungere la piazza principale: circa 7000 persone assetate di sangue.
Le autorità tentano ora di bloccare la folla su di un fronte più ristretto possibile, in quanto si approssima la fase successiva dello scontro frontale con la compagnia dei Gurkha, allineata e completamente equipaggiata per Tanti-rivolta (maschera antigas, corazza di plastica, scudi bastoni, fucili, elmetti, ecc.). A questo punto gli agitatori di professione scompaiono dalla prima linea e incitano la folla da tergo. Spetterà ai tiratori scelti appostati sui tetti delle case circostanti neutralizzarli qualora la folla rifiuti di disperdersi.
Ora che la folla inferocita è contenuta su di un fronte ristretto, senza alcuna possibilità di accerchiare i Gurkha, essa rallenta e si arresta. A questo punto un ufficiale superiore ordina alla folla di disperdersi: questa non accenna a farlo ed allora la compagnia dei Gurkha inizia a muovere ordinatamente verso di essa Inutile dire che gli agitatori dal tergo incoraggiano gli elementi di testa ad avanzare; la successiva misura delle forze dell’ordine sarà una salva di fuoco quale avvertimento, sparata sopra le teste della folla; contemporaneamente un comandante accorto ordinerà ai tiratori scelti di metter fuori combattimento gli agitatori.
La folla comincia a trasformarsi in massa spaventata, fa dietro-front e comincia ad allontanarsi dalla piazza. Contemporaneamente, la polizia e le forze militari che sono al coperto nelle strade adiacenti alla piazza, si fanno avanti per frazionare la folla in gruppetti al fine di evitare che i vari elementi si riuniscano nuovamente. Vengono effettuati anche degli arresti e si spera che, almeno per questa volta, il pericolo sia passato.
Sfortunatamente, non sempre le cose vanno così lisce. I problemi sono particolarmente gravi quando la popolazione è bene indottrinata, molto motivata e correttamente guidata; ancora più gravi quando le popolazioni si muovono sul proprio terreno, come nell’lrlanda del Nord. Sono state ideate molte tecniche e molte armi, ma soltanto alcune si sono dimostrate valide come sperato. I rivoltosi dell’lrlanda del Nord, ad esempio, hanno scoperto che un fazzoletto inzuppato in una mistura di acqua e aceto funge benissimo da maschera antigas nei confronti del CS (gas irritante) e i proprietari di casa hanno ora l’abitudine di lasciare secchi d’acqua e aceto fuori delle porte affinché i “ragazzi” possano tumultuare indisturbati. Le pallottole di gomma hanno la sfortunata tendenza ad ammazzare la gente e anche se, per giustificare tale fatto, si può sostenere che innanzi tutto la vittima non avrebbe dovuto trovarsi sul luogo, l’argomentazione non ha molto valore però quando la vittima è un ragazzo di dieci anni, i cannoni ad acqua vanno bene solo fino a quando dura l’acqua, senza dire che non tutti si preoccupano di una inzuppata; il lancio di liquidi coloranti con un cannone ad acqua o con un dispositivo aerosolico a mano sembrò dapprima una buona idea, ma la tinta si lava facilmente e comunque il sistema perde gran parte della sua efficacia quando l’indomani tutta la popolazione si presenta tinta dello stesso colore già spruzzato addosso ai rivoltosi.
Si arriva così alla conclusione che forse l’unico sistema valido per controllare una sommossa consiste, in primo luogo, neN’impedire che essa scoppi, il che rientra spesso nel quadro delle diverse responsabilità degli uomini politici.
Vale la pena di stabilire un ultimo punto. Il costante intendimento dell’agitatore di professione è di spingere le autorità a fare un impiego eccessivo della forza, ovvero che sembri eccessivo a giudicare dalle immagini trasmesse dai telegiornali della sera. In alcuni casi, la gestione da parte della polizia del “picchettaggio” può aver risultati a dir poco deplorevoli, perché può produrre lo sviluppo di una situazione che comporti un grandissimo ricorso all’uso della forza. A volte, tanto più a lungo la polizia aspetta, tanto più grave diventa la situazione. Un picchetto di migliaia di persone ha poca buona volontà comune, o non ne ha proprio, e non deve essergli mai consentito di dettare condizioni, anche se polizia e picchetto... parlano la stessa lingua.
(setgente a riposo lan “The Butchef” Patterson, 1981)
CS, lacrimogeni e moderni invalidanti.
Per molti anni il gas irritante più usato per sedare le rivolte è stato il lacrimogeno o CN (alfa-cloroacetofenone). Suo principale punto debole è che nelle zone aperte la nube di vapori chimici si disperde con grande rapidità perdendo le sue proprietà “disabilitanti” (che cioè per breve lasso di tempo impediscono le funzioni motorie e sensoriali). Inoltre è molto facile assuefarsi a tale gas e si è riscontrato che molti giovani in buone condizioni di salute possono tranquillamente continuare le loro attività rivoltose subendo lievissimi disturbi. Nei primi anni ‘50 la ricerca continuò portando alla scoperta di un nuovo aggressivo chimico, il nitrile di ortocloro-benzalmalono, un efficace invalidante chiamato CS.
Normalmente il CS è allo stato solido ma a contatto con l’aria genera una nuvola di vapore di color bianco o grigio pallido con un vago odore di pepe (per questo il CS viene anche chiamato “gas al pepe”). Il vapore produce la solita lacrimazione unita però ad una generica sensazione di soffocamento e di difficoltà di respirazione. Ad alta concentra¬ zione produce nausea e vomito e inoltre è persistente: le gocce di CS impregnano gli abiti e continuano ad avere effetto anche dopo qualche tempo dall’esposizione.
Venne impiegato per la prima volta alla fine degli anni ‘50 e si rivelò un mezzo molto vali¬ do per disperdere assembramenti. All’inizio lo si usò in bombe a mano, identiche a quelle usate per il lacrimogeno e il nebbiogeno. Delle precedenti avevano anche gli stessi inconvenienti: occorreva un certo tempo per¬ ché si formasse la nube, la distanza di lancio dipendeva dalla forza del lanciatore e soprat-
tutto venivano raccolte dai rivoltosi e lanciate contro le forze dell’ordine. Venne allora decisa la nprogettazione della bomba CS di base.
Le bombe CS moderne contengono quasi tutte piccoli contenitori dai quali si sprigionano i fumi del gas. Quando la bomba colpisce il suolo, i piccoli contenitori o le palline di CS solido si disperdono su un’ampia zona (la bomba CS britannica 11A1 ne ha 23), emettendo rapidamente il gas e rendendo praticamente impossibile raccogliere e rilanciare la bomba. È praticamente terminato l’uso delle bombe di CS a mano, vengono infatti lanciate a 100 o più metri da fucili lanciagranate o da appositi fucili per bombe a gas.
Il CS non è I unico aggressivo irritante moderno, ma è quello più impiegato. Altri aggressivi irritanti sono degli allucinogeni leggeri che producono una sensazione temporanea di timore e di panico: non vengono usati perché hanno la pessima caratteristica di agire anche sulle forze dell’ordine malgrado l’uso di respiratori, per assorbimento attraverso l’epidermide. La maggior parte dei respiratori delle forze di polizia e paramiltari hanno efficacia limitata solo al CN e al CS.
Oggi le forze militari hanno invece a disposizione tecnologie di avanguardia. Tra le armi non letali di prossima distribuzione ci sono le granate flash bang. Queste bombe a mano, una volta attivate, emettono un lampo accecante e la deflagrazione è così assordante da mettere fuori combattimento per diversi minuti chiunque sia nel raggio di una decina di metri. Le flash bang però non lanciano schegge e quindi non feriscono nessuno. Alla stessa categoria di armi disabilitanti, appartengono anche i proiettori stroboscopici: emettono un lampo di luce della potenza di diversi milioni di candele, tanto forte da far svenire anche in pieno giorno chi è a diverse decine di metri di distanza. Altri ordigni sono stati sviluppati per la prima volta in Urss per proteggere da intrusioni i perimetri delle basi militari segrete: sono sistemi in grado di emettere suoni assordanti, che mettono fuori gioco temporaneamente il nemico. Altre armi avveniristiche sono i fucili che invece di pallottole lanciano bombole contenenti schiume collanti che imprigionano, invischiandoli irrimediabilmente al suolo, gli avversari. In via sperimentale questi fucili sono stati utilizzati dalle forze statunitensi a Mogadiscio nel febbraio 1995 durante I’ Operazione “United Shield” a protezione del ritiro delle forze dell’Onu dalla Somalia
Chimica da guerra.
Per i conflitti a più alto livello tecnologico, dove interviene anche l’impiego di carri armati o aerei, sono invece di prossima introduzione sistemi in grado di rendere inoffensivi i mezzi avversari fino alla loro completa distruzione, ma senza provocare vittime e senza esplosioni. Questi sistemi utilizzano essenzialmente sofisticati additivi chimici, innocui per l’uomo, ma che nebulizzati nell’aria e aspirati dai filtri dell’aria dei motori a combustione interna, li fanno immediatamente grippare. In questo modo, per esempio, è possibile bloccare le colonne di carri armati nemici senza spargere una sola goccia di sangue. E coprendo il nemico di ridicolo. Dai laboratori chimici vengono anche alcuni nuovi super acidi: nebulizzati nell'atta, sciolgono qualsiasi tipo di guarnizione, condotto o pezzo di plastica danneggiando mezzi e apparati militari in modo pressoché irreparabile. Ci sono poi armi di ultima generazione studiate per bloccare centri di comando più complessi. Il Pentagono starebbe studiando sistemi in grado di produrre il forte impulso elettromagnetico (Emp) caratteristico dell’esplosione di ordigni nucleari senza però usare materiale radioattivo. Questi impulsi elettromagnetici danneggiano irreparabilmente tutti i circuiti elettronici non adeguatamente schermati. I generatori di questi impulsi, installati sui missili da crociera, potrebbero infatti mandare in tilt i circuiti elettrici di fabbriche, basi militari, centri di comando tattico, paralizzando completamente I' avversario senza avere però effetti devastanti sull’uomo e sulle costruzioni.
famoso anchea SS » « W — fores‘* mi “ m' ^ ^ “
giorni e mi donò un gallo. Un favore ecceaonate. curava centinaia o migliaia di malati di ogni genpre
invasaUeerachlt!ciCstregatì eflebbrosCsenza^arsi pagare; che era rispettato e temuto; che nf.utava contat-
Ì^Duata m^ avevancTpereino fatto vagamente ?®^r® Cg®^t^|^®®e^eaa0,J^jnoeri0vfa^o!lavam?'e^nd^wòUnella nMeopardo" cui si attribuiscono etfórotiomicidi a caraeremag jnfjne portato dallo chef di Bandjung,
resone occidentale , avevo raccolto notizie Rammentane, cj^' nella sua abitazione privata m, aveva anzi dal re Fong, come mi aveva corretto un |tf una ventina di metri, tutta lavorata a bassorilievi nel e > fatto visitare il palazzo reale, ^ africana, mi aveva tenuto a colloquio due °re; Pa^ndo un perfet'
rp lienee splendido esempio d architettura aTr , e ai suoj trentaseimila sudditi,
to francese, accennando di sfuggita alle su ' ufficiaie più pomposa, con visita al suo tesoro e presenta¬ lo avrei rivisto tre giorni dopo per un accoglienza jmJJnig Ma alla fine della prima conversazione, supe-
zione dèi membri dille società segrete 'n.c^^ medicina africana?.., oppure -la sua cuno-
«rttà è così forte
met^hmdlwhìaggìo; rni ^rebtw^atlo accompagnare da qi^Hcuno che potesse farmi^d^mterpi^^ e ki'drag
la sua considerazione, lui quindi non poteva de udermi. M ^ ^ Qgni specie di maie, ma m particola*
dalia testa, possedendola e rubandole la forza vitale-, discol^
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• l'individuo, e a v ^ vitale, invece» r inanima vitale e llber® e andare assai lon
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poiché l’uomo part ^mo psicofisico dip^ ^ solo in apparenza gl violenta ecc.),
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Towuò'efse'e (teirns*^8^^. Le
aderenza s“Sc0 « “efonva era P'f ““S In un dì tóg"°
ta ad acqua, ad e le m8m vi faceva t ,p una certa pos meticolosita,
oggetti sparsi-^ d suQ giudizio e lo com _rt0 del suo quar-
Tefonwa conosceva provvista che superava id sapeva esattamene ^ anta hanno
di raccolta vitaie»). per tutte le piante | \ ^ medicinale era polita ^ unMmpor.
saj^ss». »^.^snss?- tessssSS
dell’universo o Dio stesso. L’“Om” degli yoghi orientali è il suono cosmico della armonia supe¬ riore. Ovunque e in qualsiasi tempo questo potere della parola, del suono p dell’alito magico (assimilabili in un solo principio) sta alla radice di ogni pratica religiosa e magica.
Così Tefonwa coi suoi canti, i suoi versi e il suono del suo flauto, costringeva l’anima vitale d< ^ pianta a rimanere prigioniera nella polvere e nella cenere, perché soltanto essa poteva conser¬ vare e trasmettere la propria originaria potenza. *
Il mattino del quarto giorno mi congedai: avevo appuntamento a mezzogiorno col re Fong. òuop Tefonwa mi fece portare un bel gallo e disse che era il "regalo dell’amicizia”. Credevo di non rive-, derlo mai più, ma mi sbagliavo.
Il re Fong mi attendeva tutto vestito di bianco. Mi trattenne in una nuova conversazione, poi mj condusse a visitare il tesoro, conservato in una vasta stanza sprangata. Era costituito da anti- che sculture e "calebasse” (ciotole derivate da zucche) sacre, ricoperte da una stoffa intessuta di perline di vetro colorato: un’arte tipica dei bamilekè. Domandai al re se questa tradizione arti¬ stica continuava, almeno presso le diverse corti reali. «No - rispose con rassegnata amarezza - i tempi cambiano, soltanto qualche vecchio ricorda i valori e il senso religioso di queste opere; la grande arte africana, arte magica e religiosa, è morta».
Al muro, come mantelli, erano appese delle pelli di leopardo. Il leopardo è il "doppio” del re Fong, il quale può temporaneamente incarnarvisi a suo piacere. Ma non un leopardo qualsiasi, bensì "quel” leopardo che vive nella foresta privata del re, una specie di vasta riserva che si estende ai margini inferiori di fondovalle del quartiere regale, e nella quale nessuno, tranne il re, può entrare. È una foresta magica, il leopardo è magico. Il rapporto tra re e leopardo è strettissimo: se il leopardo esce dal sacro bosco e viene ucciso, morirà anche il re in breve tempo. Se la feri¬ ta nel corpo della fiera sarà stata, poniamo, alla testa, il re morirà di un male alla testa, e così analogamente per ogni parte del corpo. E se il re non muore, viene rispettosamente ucciso. Morto il suo doppio, infatti, egli perde i propri poteri, la propria fisionomia magica, prerogative che sono indispensabili alla sua funzione regale. Ma come si fa a sapere se il leopardo ucciso è proprio il suo doppio? Il leopardo normale non affronta gli uomini, se arriva intorno al villaggio un leopar¬ do cattivo, questi è il re. Allora si ha il diritto d’ucciderlo: è come una punizione al re stesso, che non ha saputo dominare il proprio doppio magico. Chiesi al re Fong se quelle pelli venissero anco¬ ra usate. Mi lanciò un’occhiata. «No - disse - non più». Usciti dalla sala del tesoro ci trovammo sulla piazza del palazzo reale. Allineati contro il muro, immobili e sinistri, ci aspettavano gli stre¬ goni Komzé, massimi dignitari di corte, consiglieri del re, eminenze grigie del suo potere sul popo¬ lo. Tra di essi, per quanto mascherato, riconobbi Tefonwa. Ogni costume aveva particolari diffe¬ renti; erano nove, numero sacro. Ad un cenno del re avanzarono e si misero intorno, silenziosi, poi cominciarono una specie di lento movimento di danza, appena accennato. Il re disse che era un atto di omaggio e propiziazione. La cerimonia durò un quarto d’ora, poi i nove tornarono ad allinearsi in silenzio come prima. Allora chiesi al re se potevo vedere anche i membri della società
segreta N’Kuentén. «No - rispose, e aggiunse - lei sa che danzano soltanto di notte». Era vero, e quando li vidi danzare di notte erano vestiti di pelli di leopardo.
Decine di libri e articoli sono stati scritti sulle società segrete africane, ma questo magia del Continente Nero è stato per lo più mal compreso. I veri uomini-leopardo, ti alle autentiche società segrete a carattere magico-religioso, non sono mai stai comuni: i loro delitti non hanno mai avuto scopo di rapina o di profitto personale e materiale Bensì quello della rappresaglia e dell’intimidazione.
Gli uomini-leopardo sono sempre stati soltanto gli emissari, i sicari dei grandi capi, usati per infi¬
tto della jrtenerv delinquenti
eferibilmente ) o minava
midire la popolazione, per punire chi non pagava i tributi (se ne assassinavano pi la moglie o la figlia), chi minacciava il trono, chi insomma offendeva in qualche r il prestigio regale, cosa ritenuta una sorta di sacrilegio. La pelle di leopardo indo: significato preciso: la punizione veniva inflitta dal leopardo, il doppio magico del re. Un rito le. Gli uomini-leopardo uccidevano con uncini di ferro che lasciavano sulla vitti mJferite simili a quelle degli artigli della belva; agivano di notte o all’imbrunire, quando il leopardo attacca, imi-^^ tando i suoi movimenti e il ruggito; bevevano come lui il sangue dell’agonizzante. Tutto un mec¬
canismo di trasposizione simbolica che può venir compreso soltanto tenendo presente quel cipio del doppio corpo, a carattere totemico, che sta alla radice della concezion#énimista prova sta nel fatto che nella regione centrale di savana del Congo, per esempio trai BalqjK . mo-leopardo non esiste, ma al suo posto esiste, con le medesime funzioni e tecniche, t’uore leone. Ed è appunto il leone, il "simba”, che in queste regioni rappresenta il doppio dei 11 *K‘
bolo magico della regalità.
Penso anche alle milizie dei cacciatori tradizionali della Sierra Leone, i “Kamajor”, guerrieFf
governativi che combattono contro i ribelli del RUF (Revolutionary United Front). Ricoperti c
Ik
m
coli talismani, vestiti con abiti tribali, gonne e parrucche per darsi un aspetto che spaventi i loro avversari, sono iniziati in riti segreti che combinano elementi cristiani, musulmani e animisti. I com- ' (ìred0!]°Che,tal1 riti.ma6ici 11 ondano invulnerabili ai proiettili, capaci di divenire invisibili u,,Valrf tLasf0Ioarsi in serPenti- Alcuni di loro portano soprannomi originali come “Naked Killer , Dr. Blood o ‘Scatto” (dall’inglese ‘to scatter’, disperdere).
Capita che questi personaggi siano armati solo di machete, data la loro presunta invulnerabilità Altri invece possiedono armi di vario tipo, mitra e lanciamissili, come il famoso RPG da cui il motto dei guerriglieri: “my RPG is for offense and thè whig for defense”. Anche l’età varia notevolmen¬ te, molti sono solo bambini a malapena in grado di reggere un fucile, ma ci sono anche guerrieri piuttosto vecchi. Quando un kamajor viene ferito o ucciso si dice che egli abbia commesso un atto proibii che ha fatto venire meno il sortilegio che lo difendeva. Atti proibiti per i kamajor almeno fintanto che indossano i loro preziosi talismani, sono ad esempio toccare una donna o mangiare alcuni cibi locali tra cui le banane.
La società N’Kuentén del re di Bandjung aveva ormai perso gli artigli; era come per l’arte: corrotta la tradizione culturale, perduto il senso magico-religioso, andava estinguen¬ dosi anche il modo passionale di esprime¬ re questo credo.
Partiibl giorno stesso, diretto a est, verso altri popoli e altri stregoni. Bucammo una gomma su una pista a metà strada tra I il reame di Bandjung e quello di Bayangam. Sbucarono a osservarci dei 1 ragazzi; uno di loro, sui tredici anni,
| aveva imparato il francese a scuola.
| Chiacchierammo per mezz’ora.
I Certo, disse, la società segreta | N’Kuentén, quella dalle pelli di leo- I pardo, c’era sempre, era potente 3 temibile. Il leopardo-re esiste¬ va e come, suo padre l’aveva I visto. Cosa comporta entrare j in una società segreta piutto¬ sto che in un altra, quanto si deve pagare, chi ci può entra- 1 re e perché, il pitone sacro 1 custode delle “calebasse”
1 sacre nella foresta del re, andò 1 avanti così per un pezzo. «Signore - mi disse | l’autista dopo aver ripreso il viaggio - se è interessato a que¬ ste cose, ecco, guardi, queste sono le erbe che servono a trasformare lo stregone in leopardo». Ci fermammo e mi fece scendere. Strappò due fasci di alte erbe e li ripiantò con le punte convergenti, a formare una specie di arco alto circa un metro «Quando lo stregone vuole trasformarsi in leopardo disse - sparge certe medicine sotto l’arco e poi vi passa sotto a carponi; appena di là, è un leopardo e fugge nella foresta» Gli domandai se lo avesse mai visto «No, io no, ma lo ha visto mio padre, lo ha visto bene perché c’era una luna chiarissima». Risalimmo silenzio^ Poi dopo un po’ rise: «ma per lo stregone è pericoloso - disse - perché per ritornare^fmno deve ripassare sotto il mede¬ simo arco, e allora se qualcuno se ne accorge ^-tfvuole fregare, toglie le erbe, e lo stre¬ gone rimane bestia per sempre-.
Kofcambio epistolare qui pubblicato rappresenta un mix esplosivo ^fiction avànt-pop?mail viruses, manifesti anti-estetici, fumetti dissidenti, saggi'aéermnfi,; eloquenti farneticamenti, false intervi- pjefciiiose, noteTcontributi falsi di impostori e cialtroni. Un attacco inte^entisj^COTitjt^la^ban^alrtà della cultura mainstream, la Prosa Degènerati^d^molisceiìVegH^defgèhefe/stileletterario e sfida il lettore ad um^zarequesìe'sfrategie narrativednedite per decostrui¬ re tutta la mcm^tura pubblicitaria digitale ché permea il paesaggio ^sonico. Un^^ica pozione di scritti cult ajmescola con queste pagine, e incfurfè personaggi che rispondono jji, nomi di Ken Dof: berg, Norj^^Go^^Pil4 Eurudice, Ricarcov Cortez Cruz, Bobs Media Ecoì^^rru^tnernyRiKiDucornete Steve Katz.
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To: sukenick@spot.colorado.edu Frora: amerika@altx.com Subject: Degenerative ProserA Virtual Intro
Ciao Ron,
credo che questa sia la nostra introduzione. Il mio nome è Mark Amerika. Sono un tossico. Un tossico di Prosa Degenerativa. Di tutto ciò che ri-sinte- tizza forme di prosa selvagge e ibridate, ìrRfusfe la fiction, il romanzo- verità, l’attrito e il non-stile (1). Mi sto domandando questor.come possiamo rac¬ cogliere tutto il materiale veramente cool che ci hanno spedito per la rivi¬ sta Black Ice e trasformarlo nel prossimo nuovo prodotto trendy del mer¬ cato? Qualcosa come la Prosa Degenerativa. Oppure cosa ne dici della Posa Degenerativa? o del Posatore De-Gen-X (2).
Mark
From: sukenick@spot.colorado.edu To: amerika@altx.com Subjecet: Degenerative ProserA Virtual Intro
Caro marketing Amerika
Non mi piace l’idea di trasformare idee in concetti mercantili e comunque sia potremmo dire molte stronzate su questo tema - la prosa degenerativa era semplicemente un modo di descrivere la prosa inter- e non-generica che abbiamo raccolto per questo numero di Black Ice - è un modo di parla¬ re di quello che appare essere una nuova sintesi che sembra sull’orlo della cristallizzazione: degenerativa, inter-genere, generazione (di nuove realtà), prosa di una nuova generazione, distruzione dei generi stantii, fiera riven¬ dicazione delle ingiurie scagliate dalla sinistra e dalla destra radicali contro qualsiasi cosa in grado di violare il loro meschino senso della morale, il nostro bisogno di trasgredirlo nella forma e nel contenuto: IN TAL MODO: cercare strade per far INTERVENIRE fiction su questa morale, piuttosto che meramente implementare (come nella Surfìction) o, peggio, imitare (come nel “Realismo”) la realtà, in qualsiasi accezione tu la definisca. Que¬ sta PROSA DEGENERATIVA è un< veicolo per il nuovo stile della FICTION INTERVENTISTA, che non è tanto invenzione nè resoconto (3), essendoci importanti differenze. Spero che questo risponda alle tue domande e risol¬ va i tuoi problemi.
rONsUK.
to: sukenic@spot.colorado.edu from: amerika@altx.com Sunject: Degenerative Prose: A Virtual Intro
R(ight)ON! (4)
Mi piaci quando dici: "la PROSA DEGENERATIVA è un veicolo per il nuovo stile della FICTION INTERVENTISTA, che non è tanto invenzione nè reso¬ conto (fiction&narrative), essendoci importanti differenze.
"Assolutamente. le narrazioni interventiste sovvertono la tendenza tipica della cultura al potere (mainstream) che esclude un discorso radicale pre¬ ferendogli disperate banalità. Ma abbiamo bisogno di lavorare duramente e lottare per ottenere facilitazioni nell’accesso e nella distribuzione, per creare contesti in cui gruppi associativi di artisti senza capo possano auto- coltivare network capaci di espandersi come mai è successo prima. In vista dell’impatto definitivo contro il corpo in rapida decomposizione dell’ospi¬ te dominante (il corpo del mainstream), dobbiamo innanzitutto inter-con- netterci, quindi inter-venire. Non possiamo avere paura del chaos (e diven¬ tare fondamentalisti cristiani), dobbiamo invece "divenire" chaos, "usare* il chaos per intervenire e decomporre l’ascesa del fondamentalismo cri¬ stiano. Inter-net sta rendendo tutto ciò più comodo.
In più, come tu dici, questo riguarda la demistificazione inter-generaziona- le dei generi narrativi (stili di scrittura): fantascienza, televisione, sex-kit- ten, iperrealismi storico-magici, tutti mangiati, digeriti, poi scoperti conte¬ nere l’Io più qui che li. Prima di tutto, de-mititzzare l’Io e piegare l’identità. Quindi accendere la macchina erotica e vedere cos’altro si fonde nella sua scia.
La prosa degenerativa de-stabilizza quelli che una volta erano monumenti, la Zona Narrativa elitaria. Finito questo, noi (del "network degenerativo") finalmente iniziamo a creare una complessa ragnatela di particelle noma- di-desideranti (desiderose di essere nomadi) in grado di lanciarsi FUORI (OUT) nel grande spazio, il grande spazio del DENTRO (IN). In questa rete, che è priva di cuciture ed è costituita da attività ipertestuali, un’intervista diventa un manifesto diventa una performance diventa una pubblicazione diventa un oggetto di culto conosciuto per la sua soggettività radicale.
Ho per l’appunto realizzato che cosa intendo per soggettività radicale: ciò di cui sto parlando è la creazione di un effetto sonoro. I computer non crea¬ no effetti sonori. Essi sono strumenti che gli "artisti* usano per generare effetti sonori. Ora, chi può dire quali suoni producono quali effetti, chi può dire come fanno le proprietà visuali, ad esempio le parole scritte su una pagina, a creare il tipo di effetto sonoro necessario per vivere durante il giorno?
Con tutto questo rumore, avviato soprattutto per la nostra distrazione (vedi O.J., Newt, Rush, la battaglia tra PBS e NF.A), l’idea di "visione edito¬ riale* diventerà più rilevante che mai (l’editoriale).
Qui entriamo in gioco. Gli editori della prosa degenerativa, il sistema vir¬ tuale filtrante che prende l’elettrosfera caotica per quella che è e la ri-orga- nizza in modo tale da poter creare.
_ Per Favore, riempi lo spazio
alt-x
to: amerika@atlx.com from: sikenick@spot.colorado.edu Subject: Degenerative Prose:A Virtual Intro
Non sono sicuro di ciò che intendi quando parli di effetti ' sonori, eccetto gli effetti che sono suono, di cui io sono Pa- | nima. Neanche capisco perchè tu sia così terrorizzato dai fondamentalisti (5) cristiani, che sono fastidiosi solamente in quanto la cultura conglomerata decide di dargli spazio.
■ °gni modo, la stessa cosa si può dire di noi sotterranei. Nella prassi della vita quotidana, i soldi sono la gravità e solamente maghi e sciamani sono dotati di capacità anti- I | gravità.
Forse questi tipi sanno come usare quella che tu chiami sog- ' j ; gettività radicale, ma certamente solo chi dispone di capa¬
cità antigravità può intervenire sulla cultura conglomerata e interromperne il flusso che, inesorabile, conduce alla medi@crità (6), alla negatività e alla particolare distruzione ; che si verifica sempre ogni volta che chi ha nazi-sogni riesce a sfogarli. Questo accade quando le salutari forze del chaos, che agitano il calderone creativo, cedono terreno al “2nH = BB] = F7Mo = D9 = B3 = FB = F7 = B3gk = A8/7+=B5=E6=£D=FB=F7=B1=E5=B7=C4=F7=CDo= FB=BBN)]x=D”=FOexactly” (deve essere qualcosa che ho mangiato a pranzo)- comunque, conosci la differenza tra il chaos generatore di possibilità, e la turbolenza o puro aroma che sta sotto le fogne - ovvio che l’intenzione non è cedere a quest’ultimo - quindi ho pensato che noi non siamo altro che i vermi che digeriscono gli avanzi e il marciume del corpo conglomerato, abbiamo almeno questo talento tra¬ sformazionale - degenerare e generare - e dirigerci da lì verso l’elettrosfera - oltre e fuori.
to: sukenick@spot.colorado.edu from: amerika@altx.com Subject: Degenerative Prose:A Virtual Intro
Down&in,
Vorresti dire che per noi sotterranei che si perdono nella prassi quotidiana, il denaro stesso diventa antigravità e que¬ sto ci consente di capire che solamente i maghi e gli scia¬ mani che possono rimanere a terra sono gli unici a saper utilizzare quella che chiami soggettività radicale?
Suppongo sia una garanzia il fatto che esclusivamente chi di noi rimane a terra può intervenire sulla cultura conglome¬ rata e interromperne il flusso inesorabile che conduce all’i¬ diozia, alla banalità, allo pseudo-positivismo e a tutte le forme di distruzione che si verificano sempre ogni volta che
i mostri della Ragione vengono liberati.
Ma il chaos è davvero salutare? le forze del chaos, gli artisti della prosa degenerativa persi nelle nebbie disfunzionalmen¬ te narrativizzate, chi rimescola il calderone creativo e cede alla palude over determinata del “2nH=BB]=F7Mo=D9= B3 = FB = F7 = B3gk = A8/7 + = B5 = E6 = ED=FB=F7=Bl=E5=B7=C4=F7=CDo=FB=BBN)]x=D” =FOexactly”, sono realmente ciò che sembrano essere?
0 si sono dimenticati che FAvant-Pop si mangerà da solo? (siamo appena tornati indietro e abbiamo controllato l’am¬ masso di composto organico - molto umido e sensuale, i vermi non solo sopravvivono, si stanno moltiplicando, la merda si sta arricchendo! più ti avvicini al centro più diven¬ ta bollente, nulla è cambiato?).
Come tu stesso dici, ^esiste* una differenza tra il chaos ribol¬ lente e generatore di possibilità, e la turbolenza (uno è puro fetore, l’altra è solamente un rumore più grande che frulla il cervello degli agenti preposti alla programmazione) - il che mi fa credere che lo spazio del tempo presente sia troppo dimensionale e mi fa pensare a quale emergenza dobbiamo promuovere attraverso un network diffuso per alimentare le fiamme. È ancora Tempo? Como? Sborri forte? (per quanto riguarda il pranzo & ciò che hai mangiato e hai nel pancino). Gli effetti sonori di cui parlavo hanno a che fare con lo spa¬ zio acustico e con le modalità attraverso cui qualsiasi imma¬ gine, parola e vibrazione che cerca di influenzare il nostro modo di pensare, è connessa ai tessuti rigenerativi di una dispotica e intorpidita muscolatura che cerca di riportarci sulla terra - un livello cellulare - una volta che invece possia¬ mo prendere il volo entrando nel grande spazio, il grande spazio dello SPAZIO INTERNO EXTRA CASA (7). Costruen¬ do un castello virtuale di merda nel quale perdersi.
Credo che possiamo meglio esperire questi effetti tramite la musica, che in qualche modo mi ricorda Joyce, la maniera in cui egli non perdeva mai una battuta, e mi ricorda anche che oggi passano leggi che limitano l’ammontare delle battute al minuto (bpm) fissandone un limite, superato il quale tu che stai facendo musica sei in arresto (perché la musica stessa arresta "loro* e non credono che ciò sia totalmente divertente), attesa, Qui Vengono Tutti, c’è un po’ di droga degenerativa, selvaggia, intrippante, che ha circolato (pare in sacchi di carta), un work in progress, l’acclamazione di tutte queste narrative, ESATTAMENTE UNA, brevi storie infinite, la macchina da scrivere Grammatron che traduce la tua esperienza *per* te come se *tu* avessi vissuto tale esperienza, un software evolutivo ha magnificato una peri¬ colosa combinazione di distorsioni digitali che stanno per¬ meando in questo momento l’elettrosfera...
Up in thè blood
to: amerika@altx.com from: sukenick@spot.colorado.edu Subject: Degnerative Prose:A Virtual Intro
Up&in,
No, insisto, il denaro è la gravità della nostra cultura e questo non è del tutto negativo, mi piacciono i soldi, a te no? Mà esiste una con¬ troforza e questa controforza è il godimento (8). Laddove la gravità è pesante, il godimen¬ to è leggero, quando la gravità è notte il godi¬ mento è giorno, circa a mezzanotte. Laddove la gravità arranca, il godimento balla.
Mentre la gravità nutre il tuo stomaco il godimento nutre la tua mente. Laddove la gravità è potere il godimento è gioia. E così via.
Finché i mostri della ragione camminano, sicuramente sono il risultato della gravità, la gravità conduce alla depravazione. Ma a cosa non può condurre anche il godimento? Forse i mostri dell’irrazionalità sono peg¬ giori dei mostri della ragione - o forse arri¬ vano allo stesso punto. A volte noi siamo peggiori di loro, l’ho notato. Non dimentica¬ re che Hitler era un artista - e un vegetaria¬ no - nei fatti un vero new ager, veramente interno ai fenomeni psichici, beveva solo tea alla menta, IL PEZZO INTERO. Goering era un’esteta, uno storico amante dell’arte. Veramente splendido, questo è esattamente il motivo per cui l’Avant-Pop deve mangia¬ re se stesso, trasformarsi in fertilizzante prima di essere trasformato in una stronza¬ ta - Avant-Cacca. Avant-Tonfo. Avant-Fiasco (9).
Mi piace lo spazio acustico perchè crea un ponte tra lo spazio interiore e quello esterno, fino a che funziona in entrambi (i sensi), ma non mi è mai piaciuto stare dentro. Ho biso¬ gno di uscire da qui e intervenire, permeare, con l’elettrosfera, traducendo, come tu dici, la mia esperienza quando mi metterò in movimento - ma tradurla in cosa, mi viene da pensare - forse traducendola nel pensiero. Perciò cosa ne dici, pensi per venire o vieni per pensare?
Down&imp
to: sickenick@spot.colorado.edu ( ^ ) from: amerika@altx.com
\ - y Subject: Degenerative Prose:A Virtual Intro
Down&imp,
Stai andando veramente a fondo nel godimento delle cose. Devi essere arrivato al pane o aver distribuito uova di pesce. Esattamente ( 10), la luce del sole si allontana in un recupero alcalino di velocità, e allora che ti rimane? Guerriglia nel mezzo: desiderio affamato di uccidere.
Questi hackers-ninja-mutanti hitleriani della new age sono esatta¬ mente ciò di cui parlo. Lasciagli mangiare i portatili. Lasciali suc¬ chiare, negli ipermoderni sogni bagnati dell’obsolescenza corporea. Perchè no? Il grande benefattore Dio Morph ha un obiettivo nella sua mente, e questo è la rivoluzione impacchettata. 0 co-evoluzione: la stratificazione delle sfere.
II sacro va-avanti-a-tastoni (giù nella miniera della ragione, dove discorsi fantasiosi hanno fame di idee... ma non di idee di mercato... oppure sono questi gli apparati digerenti che facciamo circolare nel- 1 elettrosfera, apparati che si mettono a cavalcioni sulle ali di quegli angeli così necessari, il cui lavoro consiste nel sollevarci e portarci nel grande spazio dell’IN? Che tacciamo poi quando arriviamo lì?) Rifletti su questo, forse l’enzima che sborra internamente è ciò che alimenta il nostro processo mentale spontaneo dell’essere come si è. ma questo è alimentare ( 1 1 ), non è così Professore?
Nome del Dominio Sconosciuto
to: amerika@altx.com from: suknick@spot.colorado.edu
Qui entra in gioco la Prosa Degenerativa - prosa Degenerativa, come descrizione di una nuova sintesi intergenerica di stili narrativi, inco¬ raggia la rottura dei generi tradizionali e anche degli strumenti, come quelli visuali e sonori - una modalità particolarmente compa¬ tibile con il ruolo crescente dello sciamano nella crescente ricombi¬ nazione di frammenti della nostra cultura - una cultura che è già tessellata, se capisci quello che intendo - questo è, consiste in pezzi che adesso si incastrano reciprocamente come i tasselli di un mosai¬ co, che mantiene questa configurazione più che altro per via della forte necessità economica - lo sciamano pomo frantuma questi pezzi e li ricombina in mosaici intrinsecamente più coerenti - la Prosa Degenerativa elimina le configurazioni arbitrarie della cul¬ tura conglomerata, che in quanto nuova atmosfera multinaziona¬ le impone le proprie condizioni sulle situazioni politico/letterarie - cultura conglomerata in vari significati, che scrive i suoi propri testi - oppure se li fa scrivere - per l’attuale narrativa culturale - è compito della Prosa Degenerativa non scrivere tali testi - il lin¬ guaggio della Prosa Degenerativa è retorico/narrativo più che filo¬ sofico/logico - avendo presente che la retorica è il linguaggio del dibattito e del cambiamento, mentre la logica quello della conclu¬ sione e dell’asserzione.
Una manifestazione di sintesi intergenerica è il minimovimento chiamato Avant-Pop - Avant-Pop manipola le formulazioni conglo¬ merate in un modo affine alla tattica Situazionista del detumamen- to - utlizzando formedel mercatodi massa - noir, horror, pomo,etc.- alterandole in modi sovversivi, caricandole di messaggi opposti e rilasciandole come un virus da computer all’interno della cultura che lé ha originariamente prodotte, per battere il mercato di massa stesso.
Subject: Degenerative ProseiA Virtual Intra
Rimescolare il gorgoglìo, come stavo dicendo - di cosa stiamo par¬ lando, lo sappiamo? - abbiamo bisogno di saperlo? - mi colpisce che ciò in cui stiamo dentro è un piccolo sciamanismo elettronico - che parla nelle lingue - che scava la psicosfera - che funziona come stru¬ mento in qualcosa di simile alla scrittura automatica.
- Per riorganizzare le idee: lo sciamano tradizionale racconta allo scrittore pomo, ed è un medium - medium tra il mondo dei sogni e il mondo sveglio, il mondo psichico e il cosidetto mondo reale, tra¬ dizione e contemporaneità, morte e vita - un passaggio segreto tra forze altrimenti reciprocamente esculdentisi - lo sciamano non fab¬ brica consapevolezza in officina come il modernista joyce - più modestamente, lui/lei èltfi mediatore fn una cultura consumista gli sciamani sono costretti a produrre nuove, dis-imballabili integrazioni culturali che vanno contro il carattere orientato all’efficienza del sistema di profitto tramite la re- introduzionedi forze disgreganti che il sistema stesso ha necessità di cslcudere - artista come sciamano, quindi; nonostante le loro volontà, spesso in posizioni opposte.
Implicita nella Prosa Degenerativa nel tancMmo - meglio cono¬ sciuto come Nomo (Nomo Pomo) - è la Fiction Interventista. La Fic¬ tion Interventista si avvicina alle idee Brechtiane di teatro - così come la Surfiction usurpa l’ideologia del realismo, sostituendo il senso di imitazione dell’esperienza con l’idea surfictionista dell’ad¬ dizione all’esperienza; ma la Fiction Interventista soppianta la Sur¬ fiction tramite la propria tattica di intervento sull’esperienza - lad¬ dove la Surfiction era relativamente passiva e contemplativa nella sua posizione verso 1 esperienza, e in questo senso ancora estetica- mente orientata, l’Interventista è aggressiva, interattiva, in grado di influenzare il corso degli eventi, di cambiare attitudini, di comanda¬ re I azione o anche straripare in gesti manifestamente pubblici, performance, teatro, anche organizzazione pratica, inclusa la produ¬ zione e distribuzione autonome - il continuum degli effetti provoca¬ ti dell’Intervento, che vanno dalla meditazione alla dimostrazione in tutte le accezioni e i sensi immaginabili della parola.
Ricorda: la lotta della letteratura è muoversi costantemente oltre la letteratura, oltre le definizioni di particolari realtà linguistiche, oltre il linguaggio stesso, per cambiare il mondo in cui viviamo.
Translated by FRNK FRNK FRNK(
( / ) Gioco di assonanze tra le parole “fiction”, “friction”, “non friction” e“faction , NdT
(2) Gioco di assonanze tra “prose”, “pose” e “poser”, NdT
(3) Fiction e narrative” nel testo originale, NdT
(4) “Right Ron (“ok RON”), o anche “right’on”, espressione che indica un’idea di militanza e purezza, NdT
(5) “Funnymennalist” nel testo originale, gioco di assonanze tra“fundamenalist”e“funny’ ,ad indicare
il cararattere di ridicolezza del fondamentalismo, NdT
(6) “Media-ocrity” nel testo originale, ad indicare a un tempo la mediocrità e la mediaticità, NdT
(7) “1N.NER SPACE OUTER HOUSE” nel testo originale, NdT
(8) Gioco di parole e assonanze tra “gravity”(gravità) e“groovity” (godimento), NdT
(9) Gioco di assonanze, nel testo originale: “Avant-Poop,Avant-Plop (onomatopeico), Avant-Flop, NdT
( 10) “Eggs-ackly” nel testo originale, assonanza con “exactly” e riferimento alle “roe”(uova di pesce), NdT (11) “Alimentary” nel testo originale, gioco di assonanza e significato con “elementary” (elementare), NdT
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The International Trepanation Advocacy Group JK non incoraggia l’autotrapanazione, 1-TAG non ™ appoggia la pratica dell’autotrapanazione. 1-TAG non assume nessuna responsabilità per danni conseguiti da chicchessia per aver praticato l’au- totrapanazione.”
The Trepan Advocacy Group, contattabili in rete all’indirizzo www. trepan.com, sta portando avanti una battaglia legale per rendere semplice ed accessibile a tutti la pratica della tra¬ panazione del cranio, creare un buco nel teschio è infatti un opera¬ zione di chirurgia ambulatoriale che non richiederebbe al vostro medico più di quar¬ to d’ora. Nonostante dò, quasi tutti i componenti dell 1-TAG hanno dovuto trapanarsi da soli: Pete Halvorson, non potendo trovare un dottore, ha impa¬ rato la procedura da un chirurgo plastico e nel 1972, in una piccola stanza in Olan da, ha forato la sua scatola cr nica usando un iniezione di aneste¬ tico, uno scalpello, un piccola punta e un trapano elettrico attivato da lui tramite pedali;
Mellen si è operato con un trapano chirurgico.
L’adrenalina nell’anestetico ha aiutato a dimi nuire la perdita di sangue che ha comunque zam¬ pillato abbondantemente quando Mellor è riusdto ad attraversare l’osso;
Amanda Fielding dopo essersi rasata, bendato la testa ed indossato degli occhiali scuri per evitare che il sangue le scivolasse negli occhi, con un piccolo trapano manuale ha forato la calotta cranica fronte allo specchio nel bagno della sua casa, sotto l’occhio della telecamera : di suo marito Mellor. Le ! riprese girate dal marito costi¬ tuiscono ora un pre zioso e raro documento.
L’operazione richiede molta attenzione per evitare di intaccare la dura mater che ricopre il cervello, proprio per questo è consigliabile l’utilizzo di un particolare trapano chirurgico che si ferma dopo aver attraversato la parte ossea del cranio.
A maggior ragione dunque è sconsi¬ gliabile accingersi all’autotrapa- nazione se non si hanno stru¬ menti e conoscenze adatte. L’autotrapanazione, tutta¬ via, è una pratica che
affonda le sue radici nell’antichità più remota, un teschio riportante i segni del¬ la trapanazione, ritro¬ vato recentamente in I Francia, sembra risalire I a circa 7.000 anni fa. I Un periodo in cui non era certo garantita una ^ condizione igenica ■ ottimale, ma l’a- nalisi della materia ossea e lo stato del
foro testimoniano che il soggetto era ben sopravvissu¬ to allo operazione. Mentre il ritrovamento di altri nume¬ rosi teschi traforati, in diverse zone della crosta terrestre, dimostra come la pratica fosse rituale e diffusa.
Pete Hatvorson ci descrive le accortezze seguenti all’o¬ perazione e il processo di cicatrizzazione del foro: “Sul momento ho spruzzato dell’acqua sterilizzata sulla zona per ripulirla dal sangue e dai frammenti ossei. Poi ho disinfettato con del peroxide e i lembi di pelle attor¬ no al buco si sono appoggiati al suo intemo”.
Peter, avendo utilizzato un trapano del diametro di 3/8 inches, ha rilevato che nei mesi seguenti all’operazio¬ ne il foro è divenuto legger¬ mente più largo di quello ori¬ ginario. 11 giorno dopo l’opera¬ zione non provava nessun tipo di dolore, (ed effettivamente la calotta cranica è insensibile e le stesse operazioni chirurgiche a cranio aperto non richie¬ dono anestesia
solitamente per la scatola cranica dei soggetti adulti. L’infiltrazione di aria e ossigeno nella scatola cranica è esattamente lo scopo che si vuole ottenere praticando la trapanazione: il nostro teschio non è sempre stato un contenitore sottovuoto.
Osservando la testa dei bambini si può notare una leg¬ gera pulsazione che corrisponde al ritmo del battito cardiaco, ed è correlata alla circolazione sanguigna nel cervello. 1 bambini hanno la cosidetta “fontanella” aperta, cioè non hanno il teschio completamente chiuso, il teschio si chiuderà col passare degli anni, in corrispondenza delle suture, cioè le zone di
le), si è messo un turbante in testa per evitare contusioni accidentali, ed ha atteso nor¬ malmente alla sua quotidia¬ nità. Nel giro di una settimana il buco era completamente guarito, ed era possibile toc¬ carlo senza alcuna esitazione.
Come il buco guarisce comple¬ tamente i capelli riscrescono. La membrana all’inter¬ no del teschio cresce leggermente salendo su per il foro, Peter fa notare che i dottori, quando operano un foro nel cranio per chirurgia al cervello, non richiudono il foro a operazione terminata, proprio perché il teschio si riequilibria da solo, non costruendo materiale osseo ma rigenerando la materia cartilaginea. 11 fatto che il teschio non si richiuda ermeticamente con la materia ossea, con¬ sente al cervello di rimanere in un ambiente areato e non ermeticamente chiuso e sottovuoto, come è
contatto tra una piastra ossea ed un altra, fino a rag¬ giungere, attorno all’ età di 26-30 anni, una chiusura completa ed ermetica.
Finche la fontanella è aperta e le suture non sono completamele irrigidite, l’aria può circolare nella cavità cranica e la pulsazione del cervello ha un escursione rilevabile. Sottovuoto invece, la pulsazione diminuisce, fino a fermarsi, impedendo così al sangue di irradiarsi completamente nella materia cerebrale, e di conse¬ guenza diminuendo le prestazioni della materia grigia stessa.
Bart Hueges, che ha praticato l’autotrapanazione nel 1965, mentre era studente di medicina ad Amster¬ dam nel 1962, isolò in un suo lavoro chiamato “Mechanism of BrainBloodVolume” gli importanti fattori che implementano le prestazioni del cervello: L effetto di un buco nel teschio e’ quello di riprini- stinare le possibilità espansive delle membrane del cervello”.
Anche un incidente occasionale può far si che si veri¬ fichino le stesse condizioni che si vogliono attuare con la trapanazione. Una e-mail del 5 marzo 1998 semiala all’Advocacv rrrnnn l’pwripn7a Hi .ir,
La pulsazione del cervello e la pressione intracraniale sono state largamente ignorate come oggetto di stu¬ dio daH’istituzione medica statunitense e dell’europa occidentale. 1 primi studiosi sull’argomento in tempi moderni sono stati Russi. 11 più importante tra loro è B.N. Klosovskii, riconosciuto a livello mondiale per i suoi metodi di studio della circolazione sanguigna nel cranio. B.M. Klosovskii, attorno al 1950, riusci per la prima volta a mappare chiaramente il reticolato vascolare del cervello. 11 suo principale lavoro “La Cir¬ colazione sanguigna nel Cervello” fu tradotto dal r-
dente, il ragazzo -un programmatore- dice di aver riportato un foro nel cranio sopra la fronte dopo l'in¬ cidente, secondo i dottori non avrebbe superato la prima notte, ed invece al contrario di ogni aspettatti- va, dopo 5 giorni il programmatore è di ritorno a casa, e, con sua grande gioia, è definitivamente liberato dai suoi terribili maditesta mensili. Nella risposta l’Advo- caty Group sottolinea l’importanza del ripristinarsi della corretta pulsazione del cervello, che come spie¬ gato sopra, con il calcificarsi della struttura ossea, ride a diminuire fino a sparire.
do con la U.S. Public Health Service.
Tuttora però non esiste un modo di chiedere un intervento di trapanazione alle autorità mediche, secondo i membri dell’Adovoeacy Group, sembra esserci un deliberato intento fra i dottori a non rico¬ noscere i benefici che derivano dall’apertura di un buco nel teschio, forse addirittura una cospirazione, comprensibile perché se dottori e scienziati ricono¬ scessero questi benefici sarebbero costretti a ad annunciare al mondo che il genere umano necessita di un foro nel cranio. Macchina
J
Estate 1998, Carolina del Sud.
Si chiamano “666: Satan Trepaning”. Sono una setta di una settantina di fedeli, per il momento. Ma Reverendo John Brown, alias Mister Trepan, prevede che aumenteranno:
“Cresciamo di numero ogni giorno che passa, wmm All'inizio eravamo solo mia moglie e io. Ci era [ffj venuta l’idea di allargare i nostri contatti con Wmm Nostro Signore, e, per fare questo, eravamo fer-
1 inamente convinti che bisognasse fare qualcosa di drastico. Dopo un anno di attente ricerche sulle culture dedite ai riti sacrifica- li. arrivò l'illuminazione: la mano
la definì moglie.
- Al principio ci fu la disgrazia,
la prematura morte di nostro figlio Richard, investito da un trattore. In seguito, la disperazione trasformò la nostra vita in un incubo. Fede in Nostro Signore e speranza di beatificazione non furono sufficienti ad aiutare l’anima di Margaret, in preda a una angoscia nnpre più evidente che seguiva alla morte di nostro figlio. Fu quando la tristezza di Meggie si trasformò in uno stato di violenta psicosi che decisi di intervenire. E lì il Signore mi è venuto icontro, fornendomi la sua illuminazione. Attraverso la riproduzione di un testo sacro del Medioevo, venni a conoscenza della pratica del¬ la trapanazione del cranio, usata, a quei tempi, come metodo contro il mal di testa. Si credeva che questa comune patologia derivasse dalla presenza di demoni all'Interno nel cervello. Con un foro in mezzo al cranio, si pensava che gli
spiriti maligni sarebbero volati via, lontani da corpo col quale erano costretti a convivere. Nel testo, venivano dettagliatamente descritte le modalità dell'intervento e i successivi esiti che la pratica avrebbe prodotto sull’organismo sulla mente: benefici, senso di liberazione, sta di di alto contatto con la spiritualità..."
Mentre proseguiva nel suo racconto. Padre Brown, mingherlino cinquantenne dall'ari tutt'altro che malefica, mi mostrava le fotocopie di quella riproduzione del manoscritto medieva le, illustrandomi le fotografie di strumenti “chi rurgici” dall’aria molto simile a dei comuni cava tappi. Notata l’ansia e il fervore che provavo davanti a quell’appassionato racconto, Reverendo John, alias Mister Trepan, mi comunicò che, se l’avessi voluto, mi avrebbe praticato la trapan; zione in cambio di 10.000 $. Rigraziata la sua faccia d’angelo, gli comunicai che, per il momen to, non ci pensavo nemmeno.
Lo pregai di continuare col suo racconto:
“Certo, dove ero arrivato. Ah, all’illuminazio ne! Ebbene, Margaret cominciò ad appassì narsi a quelle mie letture e, un bel giorno, mi disse: “Caro, se è vero che questa cosa ha libe rato tante buonanime dagli spiriti del male, non credi che, in qualche modo, potrebbe aiu tare anche me?”. Mai, da quando avevamo pi so il nostro adorato Richard, dalla bocca di Margaret erano uscite parole tanto sagge. Era la prima volta che, non solo non delirava per dire qualcosa, ma addirittura esprimeva u necessità che rivelava il senso di una logica perfetta. Ricordo ancora la sua faccia in quel momento, fu come se un raggio di sole le
mc&Oo
sa
attraversasse la testa, dalla sommità al mento."
A quel punto. Mister Trepan mi raccontava del giorno in cui perforò il cranio della moglie.
Era la primavera del 1997 quando, con l’ausilio di un Black Et Decker, la trapanò. Mi descrisse la rapidità inaspettata dell’intervento, la poca resistenza che fecero le ossa del cranio, i leggerissimi schizzi di san¬ gue che produssero le sue vene, ma, soprattutto, mi raccontò degli immensi benefici che seguirono quel¬ l’operazione, praticamente da subito:
"Le avevo iniettato parecchio anestetico locale, per
tornata la Meggie di una volta, oserei dire di quand’era bambina, come non l'avevo mai conosciu¬ ta neanche quando il nostro Richard era in vita."
Di lì ad autotrapanarsi, per Padre Brown il passo fu breve. Dopo qualche giorno anche Reverendo John aveva un bel foro del diametro di una cannuccia in mezzo al cranio. Per il suo trepaning persqnale, ricor¬ se però a un’altra marca di trapano, Makita, a detta sua più efficiente e affidabile del Black Et Decker.
"Poi nacque il desiderio di condividere con altri l'il¬ luminazione, convinti del fatto che Nostro Signore
in
| questo, appena fermai la punta del trapano perché | sentivo di essere arrivato alla membrana che avvol- i ge il cervello (e capii allora che l'intervento era ter- { minato), mia moglie non avvertiva ancora dolore.
( Ma immediatamente senti la folgorazione, come l'a- vrebbc definita in seguilo. Diceva di sentirsi Dio den- I irò, aveva voglia di correre, di baciarmi, di mangia- L re e di non so cos'altro ancora. Da quel giorno è
sceglie i suoi eletti affinché questi diffondano i pre¬ cetti e si facciano sempre nuovi fedeli. Fu così che, a bordo di un pulmino adibito a casa ambulante e forniti degli strumenti necessari per quanti volessero unirsi a noi ed essere iniziati, cominciammo a pre¬ dicare in giro per il nostro Stato. I primi furono i più scettici, ma proprio quelli divennero non solo i nostri più fedeli aiutanti, ma i più indispensabili media-
cominciasse a tomeno lui o la sua Meggic, si erano suyridu ui i
nirsi in un modo così grottesco: “Credi davvero che stupidi da rovinarci con le nostre stesse mani? E, oltretutto, non ti ho parlato fino a adesso di Nostro Signore? Non ti ho detto che tutto fed
' c-—: . -ì in nome di un riavvicinamento a
di folli Lui? E allora? Che senso avrebbe chiamare in causa usciti a il nome del diavolo? Non è altro che una trovata di ra chi ci diffama. Stupidi e increduli diffamatori che, j£j oltretutto, ho saputo che mi chiamano nientemeno subito alcun che Mister Trepan!”
tori affinché il nostro messaggio espandersi e il nostro invito a essere accolto.
Oggi, quella di Reverendo Brown è diventata una vera saremmo stati così e propria setta, con fedeli che accorrono a dismisura stesse mani
da qualsiasi latitudine del continente americano. .
Stampa locale e istituzioni ufficiali si limitano, per il questo lo facciamo momento, a diffamarli definendoli un gruppo d. .w.. criminali, ma, a tutt’ora, non sono ancora riusciti ; incastrare nessuno. Alle forze di polizia dello State della Carolina, i “trapanati” dichiarano di essersi prati cati la perforazione da soli e di non aver
incitamento. Dal momento che i codici legislativi degli E Mister Trepan terminava la nostra conversazione con Stati Uniti prevedono il libero arbitrio sugli atti da un’esilarante risata che non si discostava tanto da compiere sul proprio corpo purché questi non influì- quella dipinta sulle facce di certi demoni, scano negativamente sulla sua stessa integrità, i "tra- Può darsi che Reverendo Brown abbia ragione, che il panati" risultano essere indenni da condanne. satanismo non abbia niente a che vedere con loro,
“Perché il nome “666: Satan Trepaning”, Reverendo che si tratta solo di diffamazioni. Ma può darsi Brown?”, a questa domanda Mister Trepan mi sorride- anche che si chiamino davvero 666: Satan Trepa- va, e mi diceva che mai nessuno della setta, né tan- ning, definizione tutt'altro che inusuale ed equivo-
Hn ca a queste latitudini della terra degli yankee. 8a^ Prima di congedarmi, stavo dimenticandomi di rivol¬ li gergli un’ultima domanda: la dilatazione del buco. “Certo, lo sera teli ing. L'ho chiamato cosi per distin- guerlo dalla comune pratica dello stretching, la dila- t azione dei fori nella pelle che si procurano numero- si giovani di oggi dediti al piercing. La parola deve la sua origine a un riferimento onomatopeico: nel ^ momento in cui il foro nel cranio viene allargato, con |nraj l'ausilio di strumenti non dissimili da quelli usati per perforare un cranio ancora vergine, le ossa pro- Qnp ducono un rumore simile a uno scricchiolio. Per quanto riguarda l’espansione in sé, la si attua per diverse ragioni. C’è ehi lo fa per rivivere il momento l della perforazione, altri per espandere ulteriormente il loro livello di coscienza, altri ancora per speri- w* mentore l'efficacia utilitaristica di nuove aperture
IIJA
■MSI Quest’ultima cosa non mi era ben chiara, domandai allora a Reverendo Brown di spiegarmela meglio. Ma quella spiegazione fu abilmente deviata nel regno dei misteri, o, meglio, dei mestieri: “Adesso mi domanda troppo. Provi anche lei la trapanazione e lo capirà da sola. ”
Alla ricerca di qualche informazione su quella setta e sull’origine del suo nome, sono andata a bussare alla mm porta di un’anziana signora che abitava a qualche ■ iti isolato dalla modesta villetta dove adesso vivono HRa John e Margaret Brown. E questa mi ha raccontato nientedimeno che di orge e sangue, di riti in cui JVjA “quei buchi” vengono riaperti e, a turno, i fedeli ci infilano i loro rispettivi organi sessuali: i maschi, nei buchi più grossi, le donne in quelli più piccoli. La ria¬ vrai pertura dei buchi mi portò immediatamente a un col- PEg legamento: centrava qualcosa con lo scraching? E se gjg il mio collegamento era valido, significava per caso che, in qualità di metodo per sperimentare l'efficacia utilitaristica di nuove aperture nel corpo (secondo le [SS parole di Reverendo Brown), lo scratching costituiva NHp un'alternativa alla sessualità tradizionale? E che cosa «Gj intendeva la signora per donne che infilavano i loro f.g organi nei buchi più piccoli? Mentre cercavo una congiunzione logica a tutti quei nessi, la vicina di
casa dei Brown mi forni alcune delucidazioni.
“Mio marito mi aveva lasciata, ero sola, senza sol di e in preda a una depressione che si avvicinava un collasso nervoso. Judith, una mia amica, mi avi va parlato di quel mio strano vicino di casa e dei benefici che procurava con un piccolo buchetto nel cranio. Con una buona dose di coraggio, ho deciso che, se era vero che avevo ancora un briciolo di voglia di vivere e di sperare, sarei andata da lui: et pronta a farmi trapanare anch’io. Mi ha chiesto 10.000 $, ma io non li avevo. Mi ha detto allora che, con 2.000 $, avrei potuto prendere parte alle loro orge finché non avrei messo su i soldi per sot topormi all'intervento. Mi ha detto infine che, poi clié quel giorno si sentiva particolarmante generoso, alla prima “riunione” a cui avrei preso parte n avrebbe permesso di infilare la mia clitoride nel fot di Mister Farlane, che, di recente, si è sottoposto alla prima fase dell’allargamento del suo foro - un cosa che, se non ricordo male, chiamano scratching ^ _
-.Secondo Reverendo Brown, il diametro del
foro di Mister Farlane corrisponde esattamente all'am¬ piezza della mia clitoride. Non mi sono ancora decisa, ma credo che sabato prossimi andrò a una delle loro riunioni, tanto per capimi un po' di più.”
lo ho atteso quel sabato. Ho parcheggiato il mio fur¬ gone poco distante dall’ingresso della villetta dei Brown e ho aspettato, finché non ho visto entrare diverse persone. Fra gli ultimi, ho riconosciuto la vicina di Mister Trepan. È uscita da quella porta la mattina seguente, all’alba, stando attenta che nessu¬ no la vedesse. Io l’ho guardata bene, aveva una fac¬ cia luminosa, decisamente diversa da quando ho chiacchierato con lei, ma niente bende sulla testa. Credo che non abbia ancora raggiunto la cifra neces¬ saria per l’intervanto, ma, dall’espressione sul suo viso, non mi sorprenderebbe sapere che ha deciso di non trapanarsi e di accontentarsi anche solo di quel¬ le riunioni in casa Brown. Amitranax
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PEACE COMES
Come ci si immaainava la auerra nel 1968?
In questo futuro anteriore le previsioni dei militari e degli scienziati ci lasciano intra¬ vedere un po’ il rovescio della nostra sinistra e ordinaria felicità di oggi: un campo minato, un avvelenamento da cui la disinformazione, unita alla nostra angoscia, ci tiene accuratamente lontani, in rappresentazioni astratte e vaghe, pur lasciando regnare un orribile terrore. In cambio disponiamo soltanto di un presente e di una* storia individuale fittizi, un occultamento che ci lascia speranzosi di eventuali rivela¬ zioni, che giungerebbero sempre troppo tardi per riacquistare senso e permetterci di agire. Questa brutta allucinazione, questo bad trip, si chiama “guerra totale inte¬ grale". E chi mai potrebbe raccontarne la storia?
«Allora il computer sarà diventato onnipotente e gli uomini dovranno proprio deci¬ dere se vogliono credere a ciò che esso afferma, poiché la sua strategia carat¬ teristica sarà l’attacco preventivo». tl
[...] Un contributo indiretto degli oceani agli arsenali del futuro è segnalato dai professori Fétizon e Magat i quali fanno notare che alcuni pesci (per esempio il Torà Fugu] producono un veleno mortale. La potenza delle armi chimiche è grande¬ mente sottovalutata nella concezione che si ha attualmente della guerra del futuro.
Anche se venisse inter¬ rotta qualunque attività di ricerca, cosa che sicuramente non avverrà, gli eserciti disporrebbero in ogni caso degli efficacissimi gas neurotossici’', messi a punto dai tedeschi , durante la seconda buerra mondiale. È estrema- mente difficile per gli eserciti e pratica- mente impossibile per i civili proteggersi contro l'azione di tali gas, che vengono assorbiti attraverso la pelle e uccidono impedendo il controllo nervoso dei muscoli.
I gas letali non sono stati utilizzati su larga scala dopo la guerra del 1914, ma sono state perfezionate altre forme di guerra chimica. Per quanto riguarda la distruzio¬
ne per mezzo del fuoco, è probabile che il napalm continuerà ad essere usato per molti anni. La guerra del Vietnam ha con¬ dotto alla generalizzazione dell’impiego dei veleni antivegetazione derivati dagli erbici¬ di. Per la distruzione su grande scala della vegetazione e dei rac¬ colti è certamente più efficace il calore delle bombe H. D’altra parte nella guerra chimica si può prendere in consi¬ derazione la possibilità di inviare per mezzo di razzi, nello strato di ozono dell’atmosfera, agenti chimici in grado di praticarvi tempora¬ neamente un “buco”. Poiché tale strato serve a proteggere la vita terrestre dalle intense radiazioni ultraviolette emesse dal sole, la sua locale sparizione, indotta da mezzi chimici, provocherebbe dei “colpi di sole” mortali per la vegetazione e per gli animali della regione esposta.
Ma la ricerca contemporanea più impor¬ tante in fatto di armi chimiche, secondo Fétizon e Magat, riguarda i “veleni psichi¬ ci”. Si conoscono già numerose sostanze che possono avere profondi effetti sullo
spirito umano ed altre sono oggetto di ricerca a fini medici. La più conosciuta delle sostanze esistenti è llSD, ma ve ne sono altre che possono essere studiate. Normalmente l’LSD, assunto in dosi controllate, produce uno stato di demenza momentanea, che può indurre dei soldati a gettare le armi o a sedersi e mettersi a piangere come neonati. Tuttavia Fétizon e Magat si oppongono energica¬ mente al punto di vista degli entusia¬ sti della guer¬ ra psichica, secondo i quali si tratte¬ rebbe di un modo umano di fare la guer¬ ra, senza cioè indurre perdite di vite umane. I due autori sot¬ tolineano che se molte perso¬ ne possono ricevere dosi limitate, molte altre possono anche riceverne di eccessive, che provoche¬ rebbero la demenza per¬ manente o la morte. Inoltre la somministra¬ zione di tali droghe a interi eserciti o popolazioni civili, sor- prese nelle loro attività quotidiane, cree¬ rebbe un caos terrificante e innumere¬ voli vittime.
Le armi microbiologiche hanno effetti ancora più spaventosi sugli obiettivi umani, che superano forse il potere omi¬ cida di una guerra termonucleare totale. La professoressa Hedén spiega che una
nube di microrganismi infettivi potrebbe contaminare gli abitanti di un’intera pro¬ vincia o distruggerne i raccolti. Tali orga¬ nismi possono essere propagati rapida¬ mente in vaste regioni, per mezzo di vei¬ coli attrezzati per la nebulizzazione, oppure clandestinamente, ad opera di sabotatori, contro obiettivi selezionati, come gli stati mag¬ giori, ' ali equi¬ paggi di navi o grandi moltitudi¬ ni. Le armi biolo¬ giche sono di facile fabbrica¬ zione e possono sembrare parti- colarmente allettanti alle nazioni incapaci di sviluppare una forza d’attacco nucleare. Piccoli gruppi di indivi¬ dui possono sconvolgere equilibri strate¬ gici. D’altro canto la micro- biologia avanza¬ ta può inventa¬ re nuove forme di malattie, uti¬ lizzabili a scopi militari. La difesa contro un attacco biologico sarà particolar¬ mente diffici¬ le, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, nei quali la sanità pubblica manca di mezzi.
E possibile che nella pratica un attacco biologico non si differenzi in alcun modo da un’epidemia e viceversa. È dunque possibile che vengano frequentemente mosse accuse di guerra biologica e sarà difficile stabilire se siano fondate. Le rap¬ presaglie possono condurre a una esca¬ lation dell’intensità e della virulenza degli
r
attacchi. Diverrà quasi impossibile circo¬ scrivere le malattie diffuse in questo modo alla zona dell’obiettivo iniziale. Gli individui più giovani, i vecchi e i malati saranno particolarmente vulnerabili. L’influenza sugli armamenti dell’elettroni¬ ca, specialmente dei computer portatili, potrà assumere la forma di strani robot, come le bombe “con le zampe”. Il pro¬ fessor Thring prevede lo sviluppo di carri armati senza occupanti, destinati in anti¬ cipo ad essere distrutti, che sarà prati¬ camente impossibile fermare, montati su zampe e in grado di trovare da soli, lentamente ma sicuramente, la strada da seguire per raggiungere l’obiet¬ tivo. Un tale sistema di tra¬ sporto delle bombe introdurrà un fatto¬ re psicologico completamente nuovo nell’utiliz¬ zazione delle armi termonu¬ cleari, consen¬ tendo un “tempo di riflessione” abba¬ stanza lungo fra lo sca¬ tenamento di un attacco e le prime esplosioni.
Più in generale i fantaccini robot, gli aerei robot e i sottomarini robot possono sosti¬ tuirsi definitivamente agli uomini nel comando delle battaglie, essendo tali sistemi controllati da elaboratori, molto superiori agli esseri umani per abilità tec¬ nica e sicurezza di funzionamento. Una volta presa la decisione di escludere gli esseri umani, il ruolo tradizionale della fan¬ teria, cioè quello di “tenere la posizione”, potrebbe riacquistare importanza, anche in situazioni nelle quali gli uomini non potrebbero assolutamente sopravvivere. Importanti limitazioni, nella progettazione e nelle prestazioni degli aerei e dei sotto¬ marini, non sussisterebbero più, dal momento che nei calcoli non si dovrà più tenere conto della confortevolezza degli interni e della sopravvivenza degli equipag¬ gi. Potrà così essere evitato un certo numero di vani sacrifici militari, ma l’obiet¬
tivo dei robot saranno pur sempre popo¬ lazioni umane.
Quanto alle possibilità di guerra geofisica, volte a provocare modifiche impercettibili o catastrofiche dello stato naturale della terra e della sua atmosfera u si tratta per lo più di pura speculazione. È però impor¬ tante comprendere che gli ostacoli in que¬ sto caso derivano dalla nostra ignoranza dei processi naturali, che rende incalcola¬ bili gli effetti a lungo termine detl’una o del¬ l’altra azione particolare, piuttosto che da una impossibilità di fondo di interferire con l’ambiente. È sempre più probabile che un’azione apparentemente di portata limi¬ tata sia in grado di liberare un’e¬ nergia infinitamente più grande, oppure di modificare il corso di un processo natu¬ rale. Il professor Mac Donald non considera impossibile un’a¬ zione geofisica strategica del tipo che egli stesso descrive.
Per esempio il marasma economico derivante dalla siccità otrebbe essere provocato attraverso 'inseminazione” sistematica delle nuvole che si muovono in una corrente dominan¬ te, per eliminarne l’umidità. I cicloni potrebbero essere diretti verso la costa nemica. Lo scatenamento a distanza di un forte terremoto non è del tutto inimmagi¬ nabile, come pure di maremoti artificiali, proiettando sedimenti contro il bordo della piattaforma continentale. Come forma estrema della guerra geofisica si può immaginare l'avvento di una nuova era gla¬ ciale, provocato da un intervento sulla calotta glaciale dell’Antartico.
Mac Donald sottolinea ancora che il fun¬ zionamento dello spirito umano può anch’esso essere soggetto a influenze geofisiche. Pur ammettendo che il suo sistema di lampi intermittenti, cadenzati al fine di turbare gli abitanti del lato opposto del pianeta, sia “in certa misura strava-
gante”, egli è tuttavia convinto che nel corso dei prossimi decenni comincerà ad apparire la manipolazione del comporta¬ mento, attraverso la manipolazione del¬ l’ambiente .
Dalla tendenza generale allo sviluppo di armi derivano conseguenze psicologiche. Il professor Klineberg esprime la propria personale ripugnanza per i “veleni psichi¬ ci”, ma rileva che ciò può essere dovuto alla deformazione professionale di chi si è a lungo occupato ai malattie mentali. Procedere a una qualunque definizione realmente obiettiva di armi “umane” e “disumane” gli sembra di fatto impossibile. Tuttavia l’automazione della guerra e la possibilità latente di attacchi a grandissi¬ ma distanza tenderanno a disumanizzare completamente le operazioni militari e a ridurre a zero quel che potrebbe restare di umana compassione per le sofferenze di un nemico.
Considerando il ventaglio di reazioni dello spirito umano e la percentuale di leader psi¬ copatici nella storia dell’umanità, Klineberg auspicherebbe che i candidati a una funzio¬ ne pubblica siano sottoposti a esame psi¬ cologico, ma non spera affatto che tale suo desiderio sia esaudito a breve termine. Teme che nuovi Hitler riescano a controlla¬ re le armi nucleari o altri nuovi sistemi. Klineberg sottolinea anche il rapporto fra il senso ai insicurezza personale e il nazio¬ nalismo, la scoperta della sicurezza deri¬ vante dall’identità nazionale, con i suoi corollari di irrazionalità, di razzismo e di sciovinismo. Ma armi nuove e spaventose possono aumentare l’insicurezza persona¬ le, rafforzare di conseguenza il nazionali¬ smo e incoraggiare la ricerca e la costru¬ zione di armi nuove. Così il cerchio si chiu¬ de ed è foriero per l’umanità di un avveni¬ re oscuro, a meno che l’apatia e le paure irrazionali non siano sostituite da azioni costruttive e meditate, come risposta a paure che pure i fatti rendono del tutto giustificate.
“Les annements mudemes",
Flammarion, da "Unless peace Comes”,
The Penguin Press, 1968.
Tradotto da Rosalie Speed
ma
I . Controcultura
Il concetto di controcultura - così come è nato verso la fine degli anni 60 - muore all’inizio degli anni 80. Il prefis so contro attestava la dimensione di opposizione che le nuove culture giovanili indirizzavano verso la cultur dominante o egemone. Essere contro significava che, prima di poter parlare di cultura, si doveva essere oppositi
H^eflSS° n°n ,er,a casuale: esso sottolineava anche lessicamente un prima che informava tutto il dopo Da qi un doppio senso del termine: y H
rioi Zi*'0' Sra Pu“ibile produrre cultura 50,0 se " »' dichiarava preventivamente e pubblicamente contro- er
XX “ehglone re);' C°ntr° "°n S°'° Va'°ri * St'" di Vita' ma anche contro la cultura '"“"«««le al poter
-dall’altro, questo iniziale contro non era più sufficiente e spingeva verso un per: ovvero verso progettualità affé, mative, pratiche, quotidiane di ripensare la cultura in termini di totale e radicale differenza.
•entro il concetto di contro- :ultura si transita, quindi, da ina radicale opposizione con- :ro qualcosa di dominante a rogetti per qualcosa di total- lente altro. Contro la cultura lei potere e per le culture Iella rivolta, per la trasforma- :ione del mondo, per accen- lere un processo rivoluziona¬ rio non tanto nella struttura lodo-economica, quanto e loprattutto nell'Intreccio tra iuovì modi di sentire e riorga- lizzare la vita quotidiana.
’er altri versi, un processo rresistibile, culminato negli nni ‘90, ha dissolto ogni pos- ibilità di una cultura dominan- e. La classica dicotomia cultu- j > ; a egemonica - culture subal¬ terne si è esaurita definitiva- ente. Frutto culturalista della (ialettica novecentesca, tale ticotomia affonda come un ìtanic con la fine di ogni cul- anche dominante - a |resentarsi come universale, a [sfigurarsi in ideologia. Nello resso tempo, le culture giova- |ili più innovative sono disin- ìressate a contrastare i fanta- li sopravvissuti alla catastro- di ogni egemonia culturale, [ali culture non sono più con- né contro una cultura ominante, che per l’appunto on esiste più e che comun- ue si è dissipata in una serie olicentrica di poteri tra loro competizione; né a favore di cultura contro, in quanto illa è più auspicabile o imma- inabile che una cultura di 'posizione rivoluzionaria, lon esiste più una controcul- ra perché è morta la politi- come utopia che trasforma londo impegnando il futuro ossimo. Non c’é più contro- iltura perché non c'è più il uro. La fine dell’egemonia, fine dell’ideologia e la fine :lla politica hanno prosciuga¬ li contro.
2. Subcultura
Anche il concetto di subcultura si è esaurito. A differenza della controcultura, che ha una matrice più politico-ali nativa, esso è legato a doppia mandata al classico concetto antropologico di cultura.
E, per questo, attesta la spinta a inglobare e a unificare r nel suo “complesso insieme” - modelli, credenze, valo¬ ri secondo modelli unitari.
La subcultura - come il suo concetto-matrice rcultura” - seleziona l’omogeneo contro l’eterogeneo, l’uniforme contro il fram¬ mentario, il singolare contro il plurale, lo statico contro il fluido, l’olistico contro il parziale, le connessione bontro le disgiunzioni, l’identità con¬ ino le differenze.
Non vi è un senso dispregiativo nel jermine di subcultura, concentrato liel prefìsso “sub”: esso non sta a indi- bare qualcosa che sta “sotto” e di con- leguenza è inferiore rispetto a qualcos'al¬ tro che sta “sopra”. Nell’uso del termine per¬ dane l’istanza scientista di individuare e anzi di lezionare una fetta comportamentale caratterizzata da Ivere stili, ideologie, valori omogenei. Si selezionano luesti tratti culturali visti come identici per ciascuno jtrato e li si privilegiano rispetto a una serie di altri trat- K che li renderebbero differenti.
Lispetto alle culture giovanili, una subcultura non è per La natura una controcultura, perché può essere anche
una cultura pacificata, ordinata, mistica ecc. Per questo è importante distinguere i due concetti che non coincido¬ no o che comunque possono non coincidere. In ogni caso, una cultura è sub non perché con¬ siderata inferiore. Il prefìsso sub indica piuttosto un concetto che aspira a una maggiore neutralità scientifica. Questo secondo prefìsso, quindi, “fìssa” (pre¬ fìssa) ogni segmento di cultura all’in¬ terno di una cultura più vasta.
Non vi è più una categoria generale che possa inglobare una particolare lungo segmenti omogenei (il carattere nazionale). Per questo sono morte le subculture. Non c’è più (se pur ci sarà mai stato) un “sopra”, ma un attraverso - anzi, molti “attraversi”: attraversare i segmenti, le parzialità, i frammenti dell’io e dell’altro. Transitare tra gli “ii” e gli altri. Specie per le pluralità degli universi giovanili che non sono rinchiudibili dentro le gabbie delle subculture. Sono pluri-versi. Un hacker (chi fa musica techno o un raver) si muove attraverso e contro qual¬ siasi distinzione geo-politica nazionale e qualsiasi defini¬ zione subculturale si presenta come inadeguata e anti¬ quata, persino un po’ ridicola.
e tradizionali distinzioni per classi di età si aprono, idea di giovane si dilata. In termini sociologici, la clas- e di età detta giovane è recente. Nasce grosso modo egli anni ‘50, con un significato totalmente diverso da uello precedente: un significato discontinuo legato a ontesti discontinui. Il giovane o teen-ager si afferma repotentemente nella comunicazione metropolitana mediatica dell’Occidente in particolare attraverso la ja visibilità musicale e filmica, tale nesso, reso ancor più conflittuale in termini snerazionali dal contesto del dopoguerra, che pro- urrà l’ascesa delle culture giovanili come subculture, ame controculture e come media-culture: le culture jpresse e veicolate dai mass media nascenti che iranno come principali soggetti di consumo per l’ap- jnto i giovani.
giovani come classe di età autonoma della modernità iscono tra i fili che li legano alla scuola di massa, ai ass media, alla metropoli. Scuola, media e etropoli sono i tre assi portanti per la istituzione moderna del giovane come ttegoria sociale.
ima di diventare adulto, entrando si mondo serio e irreversibile del oro, il giovane è tale perché con¬ ma. E per la prima volta i consu- i giovanili acquisiscono un ruolo ntrale che si allarga concentrica- ente all’intera società. Il giovane nsuma - l’adulto produce. Il termine ciologico per eccellenza che nasce da esto contesto è, non casualmente, la cietà dei consumi. Nell’idea di società dei nsumi vi è come un orrore politico-concettuale, a aporia del bene e una inflazione del male, uno indalo dell’etica sia rivoluzionaria che conservatri- La società non può che essere del lavoro. Del con¬ to tra le classi. Dell’arte scientifica della politica e partito come sua espressione più alta per la presa potere.
Il’emergere disordinato e scomposto della società consumi tutti gli sguardi convergono verso una idanna senza appello: edonismo, narcisismo, lassi- o, superficialismo. La produzione salva l’anima; il ìsumo la danna. La produzione è l’angelo che tandona le macerie dell’esistenza e che le riscatta, onsumo è l’angelo decaduto che sprofonda nella nazione del piacere, del vistoso, del superfluo. Ila produzione il soggetto è di classe, nel consumo dividuo è di massa. Nella prima è alienato e rivolu- lario, nel secondo è omologato e pacificato. :ondanna del consumo unifica punti di vista diver¬ ti e opposti: per il marxismo, il consumo è il nento finale del processo di accumulazione capita¬ ta ed è determinato dalla produzione. Per cui il
conflitto di classe nasce e si risolve dentro la produ¬ zione: dalle fabbriche allo stato.
Su tale premesse si incrostano pregiudizi di tipo etico sul consumo come superfluo: nel marxismo dominan¬ te emergono solo modelli austeri e disciplinati di spar¬ tani e di spartachi. Lo stesso viene affermato dall’eti¬ ca protestante, che vede nel successo economico un barlume mondano mai acquisito per sempre della sal¬ vezza eterna. Il consumo è dissipazione e soprattutto dannazione. Non parliamo del fascismo e delle sue eti¬ che guerriere da legionario romano, nonché del suo odio viscerale per tutto quello che viene dalle pluto¬ crazie anglo-americane.
Ebbene per la prima volta nella storia dell’umanità, in modo così netto e radicale, i giovani provenienti da ogni classe (borghese, operaia e popolare) sono emancipati dalla produzione agricola o industriale e si possono gettare nel consumo. Dal punto di vista del soggetto politico (e adulto) produttore di ric¬ chezza (o di coscienza di classe) il giovane non solo non lavora, ma consuma anche! Da qui i risentimenti...
E allora la critica alla società dei con¬ sumi coinvolge e travolge ogni ideo¬ logia, eleva lo sdegno, fa sentire buoni e sofferenti. Soprattutto con¬ danna. La società dei consumi è uno spettacolo indegno: anzi, è la società dello spettacolo.
Purtroppo i media erano molto più avanti dei loro critici. Già le esposizioni universali - come Benjamin vide per primo - elevavano le merci a comunicazione, raddop¬ piando i conflitti: oltre al valore in senso economico, esse, una volta intronate come fantasmagoria universa¬ le, producevano valori come stili, visioni, schemi di comportamento. Fin dalla metà dell’ottocento per il capitale il conflitto non era solo nella produzione, ma anche nel consumo; e i nuovi luoghi del consumo si tra¬ sfigurano in spettacolo alla conquista delle coscienze. Dopo il 77 non sarà più possibile la politica, almeno la politica coniugata coi movimenti. Potrà continua¬ re solo “La Politica”, quella dei partiti e delle istitu¬ zioni. Le culture giovanili, liberatesi da tale politica, si possono finalmente dispiegare nei flussi disordina¬ ti e polifonici della comunicazione metropolitana e dei panorami mediatici. Gli anni ‘80, invece di conti¬ nuare ad essere percepiti come gli anni bui dello yuppismo, affermano un processo creativamente disgregatore visto come normalizzatore solo perché continuano ad essere usate le tradizionali categorie della sociologia politica: ormai del tutto inadeguate a saper leggere e ancor più contribuire alla trasfor¬ mazione della cosiddetta “società". Di una società sempre più sottile.
4. I giovani sterminati
In tale contesto - caratterizzato da culture frammentate, ibride e transculturali, consumi panoramatici, comunic zioni massmediali - si afferma una dilatazione del concetto di giovane, scardinando le categorie che fissavano pr cise classi di età e chiari passaggi generazionali.
un passaggio intricato e decisivo che si cercherà di deli¬ bare qui di seguito a partire dalla seguente proposizio- e: i giovani sono sterminati. Ciò non va inteso - owia- iente - nel senso che sono eliminati, ma al contrario: nel |enso che i giovani non sono terminati. Che possono terminarsi. Ogni giovane - o meglio - ogni essere imano, ogni individuo, può percepire la propria condi- jione di giovane come non terminata e persino come ion terminabile. Per questo si assiste ad un insieme di :eggiamenti che caratterizzano in modo assolutamente nico la nostra era di fine secolo: le dilatazioni giovanili, dilatarsi dell’autopercezione in quanto giovane senza [recisi o oggettivi limiti di età dissolve le tradizionali bar- iere tanto sociologiche quanto biologiche. Muoiono le lassi di età, muore il lavoro, muore il corpo naturale, •olla la demografìa. Si moltiplicano le identità mobili e •triadiche. E nasce l’antropologia della gioventù- ine delle classi di età: questa categoria, che una volta fìs- iva una generazione rispetto alle altre, è stata •e-pensionata. Essa tentava di omogeneizza- : ritualmente o statisticamente quel pro- isso fluido del passaggio generazionale i adolescente ad adulto, di dare una entità il più possibile leggibile e com- •ensibile al ricambio generazionale, di iercitare quel controllo sociale sul do della natura o, per meglio dire, su ìa natura ridotta a ciclo, a eterno :orno: da qui quell’ossessione fìlosofi- e demografica del controllo, quella filo¬ sa demografica che esercita la presa su e •ntro il nuovo che avanza, durre l’età a ciclo. Il giovane a tasso demogra- :o. La natura a riepilogo. Questa filosofìa adulta del •minio è saltata.
;mento caratterizzante la contemporaneità è l’estre- i incertezza, imprecisione, labilità nel definire la per¬ sone del sé o dell’altro sull’essere “giovane”. Il pas- dalla gioventù al mondo degli adulti è diventato alcosa di indeciso, una sorta di zona grigia e lenta che può attraversare o dilazionare da parte del soggetto, spinte a questa dilatazione giovanile sono molteplici, •me il sé: il multiple self.
e del lavoro: uno degli elementi che maggiormente nno modificando alla radice comportamtenti in appa- iza consolidati e dati come “naturali” riguardano pro- o il lavoro. La mutazione antropologica della libera¬ ne dal lavoro (quello ripetitivo, alienato, fìsso) può •mettere la diffusione decentrata e differenziata di un oro altro (creativo, individuale, temporaneo). Tra le te cose che questa mutazione lavorativa implica, vi strettissime connessioni con una inedita condizio- giovanile. Nella loro ulteriore frammentazione inter- (a causa di una debole connessione con settori forti la produzione, come una volta quello agricolo, indu¬
striale, terziario), i giovani presenti-futuri, trovandosi in un mondo senza lavoratori, allungano la loro condizio¬ ne di non-più-adolescenti e non-ancora-adulti. Questo rito di passaggio si dilata senza tempo. E senza passaggi. Cioè, non esiste più quel tempo storico come momen¬ to certo in cui si passa di status: questo tempo si plura¬ lizza e si allunga senza limiti che non siano le autoper¬ cezioni. Voglio dire che è crollata la delimitazione chia¬ ra e fìssa determinata dalle regole sociali oggettive o lin¬ guistiche (teen...ager) dell’essere giovani.
- Fine del corpo: anche per il corpo avviene qualcosa di affine al lavoro.
L irruzione delle nuove tecnologie si compenetra non solo nei processi produttivi, ma anche nelle articola¬ zioni corporali. Le tecnologie incorporate: le compo¬ nenti naturali del corpo - affermazione di per sé già ambigua, perché ogni tratto del corpo è sempre stato percorso tra potenti significati simbolici - sono state progressivamente sottratte alla dimensione naturalistica ottocentesca per dispiegarsi e disarticolarsi in una miriade di micro¬ tecnologie, micro-processori, chips che possono essere sostituite come protesi temporanee.
Nel cyborg vi è un salto decisivo, una netta cesura rispetto a queste tracce mnestiche arcaiche che trascinavano l’artificiale nei sotterranei degli inferi, tra patti diabolici, eterne giovinezze, ricchezze smisurate.
Con l’invasione dei post-corpi si sorride rileggendo il terrore demoniaco dell’uomo senz’ombra come qualcosa di diabolico: ora si praticano membra prostetiche, circuiti impiantati, chi¬ rurgia cosmetica, alterazioni genetiche, icone neuroni- che, antenne cerebrali, video-telefoni tattili. Con una biologia innestata di tecnologie - i neuro-chips - l’essere giovane si fa divenire. L’essere si fa mutoide. E queste mutazioni non sono più segnate dalla sfida luciferina a dio ma, al contrario, si assiste a una radicale frattura tra i terrori del golem e i piaceri del cyborg.
- Crollo demografico. Sulle motivazioni del crollo demografico in Occidente e in particolare in Italia si è discusso molto anche da un punto antropologico (Harris, 1980). Purtuttavia queste analisi sembrano tutte essere caratterizzate dall’osservare le caratteristiche dei “giovani” - “le giovani generazioni” - da una visione tra¬ dizionalista, legata ancora alle classi di età. Per cui si oscilla tra “complessi di Peter Pan" e ineusaribili mam¬ mismi. Ma i mutamenti in atto non stanno sotto il segno psicoanalitico del complesso - ovvero di un supposto disagio o di anormalità - bensì dentro il contesto ster¬ minato di un giovanile “normale".
Il matrimonio perde di valore, lo studio si allunga post¬ laurea, le case non si trovano. Ma stare coi genitori non
vuol dire vivere con loro. Basti vedere le stanze di un tano invece vitali differenze, piccole minuzie appassì* giovane, il suo discontinuo arredamente interno, così nanti, micrologiche identità.
oppositivo a quello genitoriale. Arredare la propria E la percezione dell’essere e del sentire che e mutati stanza significa, per un giovane “sterminato”, trasforma- qui dentro il giovane, anziché rimuovere la morte rifili re la tappezzeria - quelle orribili carte da parati con cui tando i figli e l’invecchiamento, dissolve le tradizioni le madri tessono l’habitat filiale - in patchwork colorati, fasce d’età dentro le quali era stretto nel passato Il piano e piatto luogo domestico si pluralizza in uno sconfina. Questo sconfinamento dalle coazioni del pai spazio mutevole denso di applique e collage: una sorta sato a diventare “adulti” - termine che in genere sigm di carta d’identità che rifiuta ogni congelamento identi- ca normalizzarsi, fermarsi, ripetere l’identico fino all tario e che, al contrario, espone le tante facce-segni pensione, il fissarsi al lavoro immobile, bloccare temporanee attraverso cui desidera costituirsi. È una polifonie dell’affettività - permette di allungare la fase p costituzione individuale. Una costituzione musicalmente mobile e creativa del sentirsi giovane: e di diventare U e visivamente sterminata. giovane sterminato.
La distinzione dicotomica organico-inorganico si esaurì- Questo modulo, che rimbalza negli innumerevoli codi' sce in questi spazi sterminati. Sia la pelle che i muri sono incorporati dai diversi segmenti giovanili, arriva fino parte integrante e interna/esterna del corpo. Sono quelle che erano le classi di età successive - rimescolai entrambi postorganici. Per cui tutte le cose indossate dote. È il biologico separato dualisticamente dal culturi sopra la pelle o attaccate sui muri - ma si potrebbe dire le che collassa.
esattamente anche il contrario: cose attaccate sulla pelle Fine del lavoro fordista, stili di vita mobili, cure e mod e indossate dai muri - contribuiscono a far parte di un fiche del corpo, chirurgie estetiche, prassi estatici nuovo senso dell’identità: un’identità mobile, fluida, che cadute demografiche, crollo delle egemonie, allungl ha incorporato i tanti frammenti che - nello spazio tem- mento dell’età universitaria (borse, perfezionamenj poraneo delle sue relazioni possibili col proprio sé o master, dottorati), valori decentrati, identità plurimi con l’altro - si “veste” o si “traveste” a seconda delle sollecitano individui tra loro diversi a rimodellarsi coj circostanze. Laddove lo sguardo adulto vede solo tinuamente secondo quegli standard in progress con c uniformità, per gli sguardi sterminati del giovane si dila- ci si definisce di volta in volta giovani.
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Visioni alterate come "stati alterati" di coscienza ma anche come visioni del mol¬ teplice, come espressione degli infiniti possibili modi di essere e divenire comunican¬ do- è il visore che riflette intrecci di differenze nel creare/percepire immagi¬
ni-suoni-ambienti. L espansione oltre i territori del reale come network tra le diversità, come descrizione del molteplice, come ottica deformante che ingrandisce, distorce, annulla, spiazza, cambia le misure, inverte la prospettiva, azzera le distanze o le amplifica, trasforma, travisa, mette in mostra.
1 cinema della dissolvenza come dissoluzione del cinema unico.
In questa prospettiva il cinema indipendente si propone come sostanza alterante o testimonianza delle molteplicità; una serie di visioni che rompono l'imposizione mono- Ntica del linguaggio cinematografico da parte dei massimi sistemi produttivi e distri¬ butivi. L idea e di creare spazi di visioni altre in cui immagini e stati alterati di coscien¬ za si ibridino. Stimoli visionari istigheranno così la policromia della creazione nella produzione e nell assunzione attiva di immagini.
Nel quadro di raccogliamo materiale sul tema:
Sezione dedicata al rapporto tra cinema e stati modificati di coscienza inerente all utilizzo di sostanze psicoattive.
Altre sezioni:
Spegniamo il cinema. Un indagine per e di Carmelo Bene; “un cinema fatto da chi non ha mai preso una telecamera in mano, visto da un pubblico di ciechi... -un festi¬ val di criminali professionisti . Cinema e immediatismo nella contrazione del corpo del linguaggio.
Il corpo smembrato in atto; costruzione di ambienti in modalità sinestesica metten¬ do in atto una manifestazione estrema della desoggettivazione, dello smembramen¬ to del soggetto unico e inalienabile, della moltiplicazione delle linee di fuga.
avra luogo a Roma, al C.S.O.A. Forte Prenestino, nei giorni 2 - i di luglio.
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el. 06 69 52 52 12 ' 52 29
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Goffman, primo interpete della drammaturgia - o intepretazio- ne delle dinamiche di interazione sociale attraverso il prisma dello spettaco- lo teatrale e del gioco dei ruoli - identifica nel bagno un punto focale di stravolgimenti identita- ri. Se l’attore sociale recita parti diverse, a seconda dei ruoli che deve intepretare in ambiti spaziotempora- li definiti dall’organizzazione sociale, nel bagno egli si trova
■ a confronto con se stesso. Area off; spazio entactogeno che
■ rimiscela arredo organico e inorganico. In esso l’essere umano
I si trova ad intraprendere un viaggio introspettivo in cui il “se"
f inzia a dialogare con le sue intimità. Piccoli mediocri segreti di
folle ordinarietà si svelano davanti a uno specchio che propone immagini altre dalla tragicommedia quotidinana. Le figure mentali proposte dal doppio interlocutore posto sul lavandino, vengono rit¬ mate da una flusso di acqua che trova nel rubinetto la sua sinteti¬ ca fonte. Pensieri che scorrono oltre le maschere imposte dalle norme degli status-ruoli. Inibizioni sciolte in un'autocritica defecatoria in cui il peso viene liberato dagli intestini annodati da stress e frustrazio¬ ni di un'esistente madido di alienazione. Il bagno è uno squarcio cerebrale in cui rimmettere in discussione l'esistente, una linea di fuga dalle prigioni concettuali in cui la grammatica socioculturale inscrive la vita umana. Chi non ha mai usato la chiave più auto¬ matica per aprire un momento di difficoltà? Professore; devo i andare al bagno... e l’atmosfera plumbea del mare di nozioni-
e tampax sporchi abbandonati in modo provoca- torio e nichilista. Bagno come rottu- ra e sovversione del flusso coronotopico degli eventi, come sperimentazione di consa¬ pevolezza nell’arresto di un momento rispetto all'incarnazione dei ruoli, come esperienza pischedeli- co-sessuale-libertaria in cui dare forma ai propri pen- sieri attraverso la loro espulsione-oggettivazione in forma V
liquida e organica. Momento profondamente emotivo in grado ■ di rompere l’equilibrio delle sintassi di movimento nei tempi 1 del domino. Tutti i sistemi economici hanno sempre cercato di 1 ottimizzare la produzione cercando di schiacciare il seme della devianza del bisogÉ. fisiologico. In fondo il gioco economico si tra¬ duce in forza-lavoro da scambiare con denaro, non di certo mate¬ ria composta di bisogni e desideri. In questa sede è sopratutto degli ultimi che vogliamo parlare e di come si miscelano ai suddetti spazi. Se l’esperienza del bagno è profondamente emotiva, rilassante, inte¬ riore, meta-riflessiva, gaudente non si può che collegarla con un discor¬ so ad essa parallelo: gli stati di alterazione di coscienza. Andando oltre la sicurezza che un desiderio chiuso a chiave da rispetto alle ronde dei ani da guardia della legalità metropolitana, più biecamente detti polizia o carabinieri, troviamo che la capacità di guardare in noi stessi fa del bagno, momento ottimale per l’assunzione di sostanze esogene. Dai cessi scolastici ai bagni del caffè più intellettuale e à-la-page attraversando ristoranti cinesi e centri sociali si svela i alle nostre percezioni una geografia nuova articolata in forma i psichica «un network di piccoli paradisi perduti in cui rom- J pere lo “spleen" del ventre della balena di cemento (come M direbbe Riccardo Pedrini) e costruire “ideali” possibili con ^k
introspezioni infinite. Compito di questa riflessione è tracciare una psychomappatura di queste architet- ture fluide di desideri espressi. Sede di questa ^^k
rete è lo spazio tentacolare della città ^^k
smo ridondante che intasa le menti dei poveri studenti trova nuove spiagge nella sua piccola isola tropicale. In esso, nella peggiore delle ipotesi, si può socializzare con la devasta^ zione, perdersi percorrendo sentieri kaotici nei muri pieni di scritte, sondare con sguardi e odori gli i angoli remoti del silenzio, godere di un nomadi-
^ smo sessuale in cui i numeri dei cellulari cor-
redati con prestazioni si intrecciano con emozioni erogene, irridersi nellTm- mondizia abbandonata com- posta di ogni putri-
PER UNA PSICOGEOGRAFI
SAPERI TOSSICI IL CESSO, LA TIPOLOGIA E LA SNIFFATA
Che il bagno sia usato non solo per defecare e leggere Torazine è cosa risaputa e vissuta da tutti, che i cessi pub¬ blici siano popolati da strane creature tra cui i drogati, pure. Cinema, narrativa, rotocalchi, quotidiani, telegiornali e i racconti di baristi disperati tra richieste delle chiavi e il veder svanire da sopra il bancone, prima dell’ora dell’a¬ peritivo, le scorzette di limone, ne divulgano la cronaca, ne costruiscono l’immaginario e la leggenda.
Ma l’importanza che la tipologia e l’arredo di un cesso pubblico rivestono nella vita del tossico, è superiore a quella di chi lo progetta e l’arreda, mai nessun designer ha affrontato la questione della forma del supporto della carta igienica tenendo conto di un bisogno socialmente diffuso (come se i tossici non avessero diritto come gli handicappati al loro cesso), la questione non è contem¬ plata nelle speculazioni dei sociologi, presi a definire il “non luogo” centro commerciale lasciandosi sfuggire che al suo interno vive Tinterzona” cesso.
Nel cesso il tossico acquisisce la sua formazione, arricchi¬ sce le sue esperienze e trova piacere nello sfidare i divie¬ ti del luogo pubblico. Fattore di crescita è viversi la tipo¬ logia fino al punto di incamerare nel proprio DNA reazio¬ ni in simbiosi con qualunque tipo di cesso si incontri nel corso della giornata, sapere, in qualsiasi zona della città si transiti, dove si trovi un bagno amico ed aggiornare continuamente la mappa che permetterà di scegliere il percorso metropolitano più popolato di cessi utilizzabili.
Il tossico è psicogeografo per vissuto, non per hobby come tanti giovani rampanti di sinistra che spacciano passeg¬
giate nelle discariche e passatempi del sabato sera per percorsi psicogeografici spendibili sul proprio curriculum da presentare a docenti, editori e galleristi.
Abbandoniamo ora le speculazioni intellettuali sofferman¬ doci su alcune tipologie di cesso che rendono il nostro discorso più concreto per dare al lettore informazioni spendibili nel corso delle proprie derive.
Affronteremo le tipologie dei bagni pubblici dal punto di vista di chi le polveri (Eroina, Cocaina, Speed, Ketamina, ecc.ecc.) usa sniffarsele, perché acchittare una striscia, dopo tutto, trova maggiore difficoltà che non bucarsi, in condizioni ambientali diverse da quelle offerte da un “luogo” conosciuto, perciò amico come la propria abita¬ zione, il cucchiaio va sempre sollevato quando lo si scal¬ da per sciogliere la dose da imitarsi, mentre il rituale d'infilarsi l’ago in vena si compie senza la necessità di un piano d’appoggio, tanto quando si è seduti davanti ad un tavolo che in piedi dentro un bagno.
Trovarsi dentro un cesso senza la “finestra bassa”, dove la presenza del davanzale prette il massimo del comfort nel preparare la dose anche in mancanza di un proprio supporto (portafoglio piatto, musicassetta, fumetto, ecc. ecc ), non produce nel tossico alcuna paura o sgomento, ma semplicemente trasferisce l’attenzione dall'architettura all'arredamento.
La presenza della tavoletta copri-water è una garanzia di riuscita dell’operazione se si è in possesso di apposito sup¬ porto (tendenzialmente il tossico ne è sempre munito), in
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caso contrario acchittate direttamente sulla tavoletta, il drogarsi non è un pranzo di gala.
Altra possibilità è data dalla collocazione in basso della cassetta di scarico (sciacquone). Plastica, porcellana o cera¬ mica, il materiale non fa differenza, preparare è possibile anche direttamente sul Aerchio dello sciacquone, solo la sua mancanza ne rende if0Òliibile l’utilizzo.
I portarotoli a parete in plaHHkndenzialmente sono un ottimo alleato, infatti, anche |uan|b la loro foggia è cir¬ colare, nella maggior parte dei casi sono dotati di un pic¬ colo piano orizzontale in acciaio posto in alto, la cui altra utilità sfugge.
Macchine asciuga mani, lavandini fon bordi più oidieno ampi, distributori automatici a parete (preservativi, denti¬ frici ecc.), mensole e mobiletti vari.Vn oggetti utilizza¬ bili ma rari, o per totale assenza o perché collocati nel- Tanti-bagno, luogo spesso non ad uso del singolo in quan¬
to condiviso con altri, non sempre persone amiche; nella realtà come nella fiction, poliziotti e psicopoliziotti (il gestore del locale, il cliente benpensante, le mamme corag¬ gio, ecc.) sono sempre al lavoro.
La mancanza di soluzioni di acchitto, per l'assenza degli elementi sopracitati, non sempre rende inattuabile l’opera¬ zione; quando il desiderio ed il bisogno fisico diventano una necessità, chinarsi per terra ed usare il pavimento è sempre possibile.
Avvertenze:
1) Portarsi sempre dietro oggetti utilizzabili in corso d'o¬ pera anche quando si è sprovvisti di droga, non si può mai sapere.
2) Non marcare male quando si riemerge dal cesso e si è costretti ad affrontare gli sguardi incrociati dei presenti.
3) Chiudere sempre la porta, salva dall’essere colti sul fatto ma può essere fatale in caso di collasso.
Abelard Lindsay
Le otto e mezzo e sono già sveglia. Ieri sera sono andata a dormire alle quattro e mezzo. Non male, quattro miserabili ore di sonno insonne, a combattere invano contro regolari attacchi di cistite, di quella che ti costipa l’ utero, ti preme sulle pareti genitali e ti fa pi¬ sciare le piscie peggiori della tua vita.
Sono le nove e mezzo.
Sveglia da solo un’ora non ho fatto altro che andare al cesso a pisciare pisce inconcludenti.
La prima è stata quella che mi ha costipato il basso ventre durante gli ultimi venti minuti di sonno, dalle otto e dieci alle otto e mezzo. Dal letto al cesso. Mi alzo dal cesso alle otto e quaranta, dopo i dieci minuti del risveglio cessaiolo più be¬ stemmiatore della mia vita. San Gennaro, la Madonna, San Silvestro, Sant’ Ambrogio, Gesù, Buddah, SantaCristina, Maometto e quanti cazzi ancora siete, siate tutti maledetti, voi e chi da voi è disceso.
Ho tentato di bere il caffè, superforte, superristretto, per evita¬ re che altri liquidi mi distruggano definitivamente la passera. Stavo bevendo sciroppo marrone di caffè bollente che, bastar¬ do che non è altro, mi ha bruciato colon ed esofago. Come se la cistite non bastasse, un attacco di gastrite.
Un sorso di quella che ritenevo la cura e invece di nuovo al cesso, a bestemmiare.
Telefono al più idiota dei medici che conosca. Sono sempre io a dovergli consigliare quello che potrei avere. Lui, il mio me¬ dico (ereditato da insensate abitudini familiari), è per tutto si¬ mile a quel caprone del mio psicanalista. Spesso mi immagino che i due si incontrino in segreto, per congiurare ai danni della mia pelle e del mio cervello. Ebbene, il mio medico (come lo psicanalista, appunto) mi incita a descrivere i sintomi del male, dettagliatamente. Poi mi lascia in eredità il peso di una diagno¬ si da formulare da sola. Quello che dice di sua iniziativa è pra¬ ticamente superfluo, irrilevante.
Allora, parliamo al telefono.
— Piscia incontrollabile. — faccio io.
— Nausea? — mi risponde con un’impertinente domanda da prassi lui.
— Ma che cazzo c’entra la nausea, ti dico piscia incontrollabi¬ le e tu mi dici nausea?... Dunque, piscia incontrollabile. Poi: ho la pancia dura, gonfia e dura.
— Spasmi?
— Ma porco quel dd... — porco quattro volte, ho appena dato un calcio a qualcosa di molto più duro della mia pancia, que¬ sto medico mi fa male — che minchia c’entrano gli spasmi?Ti dico che ho la pancia dura e tu mi chiedi se ho gli spasmi?. . . Ebbene, piscia incontrollabile, pancia dura e gonfia. Poi: qual¬ cosa che nella tua mente bacata, per strane associazioni verba¬ li, assomiglierebbe agli spasmi. Crampi.
E lui:
— Mal di testa?
Adesso mi vesto e vado dritta in quello sfigatissimo ospedale dove stanotte si è passato la guardia più masturbata della sua vita, gli spacco le mascelle con lo stetoscopio e gli buco l’uc¬ cello segaiolo con il bisturi.
— Ma dio povero, che cazzo mi parli di mal di testa? Ti dico j che ciò i crampi e mi chiedi se ho mal di testa?...
Allora: piscia incontrollabile, pancia gonfia e dura, crampi. . . !
— cristo, questa forma di imbecille me le sta mandando, mi è j salita la nausea. La pancia spasima e, come se non bastasse, un moulinex mi sta perforando le tempie — e... quando faccio pipì non mi basta, sento ancora lo stimolo, come se non dovesse fi¬ nire mai.
— Quanti te ne scopi ultimamente? Tutti insieme o separata- mente? Qualche femmina? Condilomi , candide, perdite da ovaie polimicrocistiche?
Do un taglio telefonico a quell’ incessante eiaculazione verba- | le che potrebbe andare avanti fino alla sua prossima pisciata. Attacco.
Corro al cesso, questa volta per vomitare però. Ehilà che no¬ vità! Dio che schifo, questo vomito ha la consistenza della pipì, è assolutamente liquido e giallino.
Il telefono squilla quando non ho ancora sfogato il secondo co¬ nato.
— Dai non te la prendere, era così, tanto per parlare. Ho pas¬ sato una notte infame. Neanche te la racconto. . . — è di nuovo il medico più sfigato di questa sfigatissima città.
— Noinfatti, risparmiamela, hoappenafinitodi vorrà tare.Allora? Ho la cistite, no?
— E sì, direi porprio di sì.
— Pipram, vero?
— Brava!
— Due al giorno per tre giorni, no?
— Esatto.
— Fanculo idiota! — e attacco.
Farmacia, farmacietta, aspetta aspetta la mia povera passeretta. Sto delirando, la cistite ha cominciato a ledermi il cervello. Lo sapevo, lo sapevo che sarebbe arrivato il momento della sua espansione. Sento i batteri all’attacco, sento la debolezza dei nàei anàcorpi. B ACTRIM, B ACACIUAN AN ASE, S YNERGIN. DERINASE, angioletti miei dove siete, aiutatemi per favore. La temperatura, devo misurarrpela, sto vivendo un chiaro deli¬ rio ipocondriaco.
Cazzo di termometro polacco sfigato, e io dovrei mettermi sta
robba anteguerra tra le ascelle?
Ho la febbre, la febbre alta. Ho trentanove.
E adesso come faccio a scendere a comprare il pipram?
Dio, un altro attacco di piscia.
Credo che la temperatura della mia passera superi di gran lunga quella delle mie ascelle.
I^i piscia sta bollendo nel buco del cesso. Minchia, ci potrei but¬ tare la pasta. Pasta pisciosa lessata aJ cesso e ripassata su tavo¬ letta a//unra...
Cazzo, che figata però questo cesso, che bello che è, non me lo ricordavo cosi bello, forse non ci avevo mai fatto caso.
Sci tutto azzurro (esordio manichette celestine specchio fio¬
rato con smalti traslucidi lucette paradisiache sparse qua e là e tu tenda della doccia cosparsa di stellette fosforescenti pure tu sei azzurretta devo pisciare pisciare di nuovo... siili devo anco¬ ra pisciare.
Pipi dolce e tenera la mia pipì stanimi ancora un po’ dentro sfri- sciarella . . . sì così continua bella premi ancora un po’ brava bella continua così...
Cristo sto per venire bello il mio cesso azzurro sto per venire... sto venendo sto pisciando... questa piscia non finisce mai... sto pisciando sto venendo piscio mentre vengo vengo mentre pi¬ scio vengo piscia azzurra. Ti amo cistite.
Amitranax
M actURSAT 1 ON^
CRAT lON
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La Dr. Betty Dodson, artista erotica, scrittrice, editrice, video-maker, orgiasta, nudista, educatrice sessuale, insegnante di masturbazione fem¬ minile, una attivista “vecchio stile”, conversa con Tuppy Owens, editri¬ ce e scrittrice, fondatrice del “Outsider. The Safer Planet Sex Ball And Sexual Freedonm Coalition”, un gruppo di autoaiuto per persone emar¬ ginate per disabilità fisiche o sociali.
Tuppy: Raccontami dei tuoi inizi “convenzionali”
Betty: Negli anni ‘60 come artista dipingevo classici nudi. Li consideravo sensuali ma mai sessuali. Realizzavo molti temi mitologici. Nel 1959 mi sono sposata. Ero immersa nel¬ l’antico, tappetini orientali e tutto quel nonsense.
T: Ma le immagini di masturbazioni non vendevano?
B: No, nessuno voleva appendersi un nudo che si masturbava sulla parete. Ho ricevuto molta ostilità dagli uomini per i miei disegni di donne con il vibratore. Non sono sicura che la mia arte sia destinata alle pareti della gente.
T:I disegni sono stati molto importanti per me poiché erano educativi, dotati di sensibi¬ lità e bellissimi. Erano il primo esempio di hard core, vero sesso dipinto con amore.
B: C’era un quadro dove potevi vedere un’erezione di un uomo e donne contente di guar¬ dare un cazzo eretto. Comunque, nei primi ‘70 ho sfanculato il mondo dell’arte "e ho cominciato ad insegnare, scrivere, produrre un libro e distribuirlo.
T: Perciò è stata una decisione cosciente.
B: Totalmente! ho messo da parte l’arte perché insegnare era così potente, affascinante. Ho avuto i miei dubbi a volte mi dicevo “sono un eccellente artista non solo una artista della masturbazione!”. Ma poi mi ricordavo che come artista passavo tante ore a disegna re da sola, mentre amo stare fuori nel mondo, specialmente a lavorare con le donne.
T: Chi ti ha influenzato all’inizio.
B: Ho letto The Femminine Mystique di Betty Eriedan nel ‘63, e sono diventata instan- taneamcnte femminista. Ho smesso di sentirmi strana del fatto di voler essere una artista invece di una moglie c una madre. Oltretutto ho detto di essermi sposata per amore ma in realtà era più sesso e lavoro domestico in cambio di sicurezza economica.
T: Così hai “portato” il sesso nella politica?
B: E la politica nel sesso; che è una chiave della questione femminista. 11 sesso può sia ren¬ derci schiave che liberarci. Nel 73 sono stata invitata ad una session di preparazione al “NOW: Conferenza sulla Sessualità della Donna”. Ho proposto e realizzato uno slide show of split beaver for femminists, show di diapositive di fessure/spacchi di pelo per fem¬ ministe. Le foto che abbiamo fatto sono state la base per i disegni del mio primo libro,
Liberating Masturbation. La session di foto è stata fantastica. Ho messo insieme donne volenterose e ci siamo fotografate i genitali, spostando le labbra e mostrando le clitoridi. Abbiamo scoperto che la vagina non era affatto un buco, ma piuttosto delle soffici picco¬ le pieghe rosa che creavano differenti disegni in differenti donne. Lo slide show ha aiuta¬ to noi, le modelle, e la Conferenza del NOW a cominciare il processo di diventare “fica positiva” (cunt positive).
T: Era la prima campagna “fica positiva”?
B: Si l’ispirazione venne da Germaine Greer che scrisse un’articolo nel ’69 “signore amate la vostra fica”. Anche se lei sembra non averla più una fica. Ho portato i miei slide show in giro per tutta l’America. I genitali femminili sono esplosi nelPimmaginario collettivo. Gioielli, dipinti, ceramiche tutto con la fica come protagonista, spillette con su scritto viva la vulva o clit power. Nel ’68 ho cominciato a dare sex party e nei primi ’70 ho iniziato workshop con le donne per imparare il sesso facendo sesso.
Amare il sesso e avere orgasmi completi è il mio scopo primario. Arrivata ai 40 anni ho abbandonato l’amore romantico e la monogamia. Sono più contenta con più partner, uomini e donne ecc ecc.... Ora ne ho più di 50 di partner e li voglio incrementare.
T: Che vuol dire per te ora avere 70 anni?
B: Ho perso molti denti, i miei peli pubici sono radi. Ho l’artrite e i miei occhiali si inspes¬ siscono. Ma anche così, grassi o magri abbiamo tutti diritto ad essere ses/nsuali.
T: Perché la maggior parte delle persone si vergogna ancora della masturbazione?
B: Perché è ancora un controllo religioso e politico. Le persone sono più manipolabili se si sentono colpevoli e vergognose. L’opposizione organizzata alla masturbazione, così come quella alla pornografia, sono antisociali. Bisogna essere più consapevoli del mondo c del corpo che “abitiamo”, il miglior modo per prendere fiducia con il proprio corpo è masturbandosi. L’energia sessuale della masturbazione ci rende più creativi e intelligenti. Nel mio libro “sex for one” ho scritto: la masturbazione è la prima espressione della ses¬ sualità, non è un sostitutivo del sesso con il partner è un aiuto a tutte e due, tre quattro. . . T: Che succede ai tuoi workshop sulla masturbazione?
B:I1 primo giorno parliamo dei nostri sessi e delle nostre masturbazioni, comodamente
sedute nude tutte insieme. Facciamo esercizi di respirazione, di movimenti pelvici e loca¬ lizziamo il muscolo pc (pubococcygeus). Il secondo giorno è una celebrazione della masturbazione, con vibratori o sex toys. Finiamo tutto con sensuali e rilassanti massaggi di gruppo.
T: Lavori solo con le donne?
B: No anche con uomini... il problema più grande è che e a volte si rivelano molto timi¬ di e insicuri, è un pene che ragiona per conto suo.
T: Descrivimi l’energia sessuale
B: Non si può è come descrivere l’energia elettrica... possiamo parlare di orgasmo, Wilhelm Reich diceva “l’orgasmo è l’abilità di abbandonarsi al flusso dell’energia sessua¬ le senza inibizioni. La capacità di liberarsi da tutte le esitazioni sessuali attraverso contra¬ zioni involontarie di tutto il corpo...” È una descrizione fantastica. Molti di noi sono ini¬ biti da tensioni muscolari croniche, mancanza di esercizio, cattiva alimentazione, sensi di colpa, paure. Questi classici blocchi mente/corpo ci fanno esperire poco l’orgasmo geni¬ tale ed è così limitato!
TEKnxUfìL
nucLsi di TempesTe oLrreFronTxerfi
soLe nero
Illumina le mie immagini fredde-sporche-digitali. Se la po¬ tenza sì esprime attraverso la gioia, nell’abbatimento del po¬ tere costituito, la sua decostruzione si persegue, in primis a livello simbolico-culturale, passando per un operato umano che si spinge oltre ogni limite stabilito. Spostamento del con¬ flitto “oltrefrontiera": lì, dove i significati costruiscono archi¬ tetture cinetiche di desideri che scorrono da un’equilibrio an- tropologicoall'altro, in una ritmica sincopata, kaotica e nomade. È questo il flusso attraversato dai “teknival”. Gathering spon¬ tanei di tfàfVeller, raver e tutte le figure non ben cristallizabili in immagini sociali (anche se le prime due convergono in mille punti poiché hanno il “viaggio” come elemento denotatore della loro matematica insiemistica), i teknival hanno una sto¬ ria che rilegge le sue tracce passate attraversando la contro- cultura inglese. Se ogni momento storico-sociale-culturaie ha i germi per la sue successive trasformazioni, attraverso la me- tabolizzazione dei contesti a venire, per comprendere le po¬ tenzialità delle stagioni di teknodisordine e di ciò che si muove loro in tomo, dovremmosurfare nell’ipertesto temporale apren¬ do una finestra sull^ scena traveller inglese del passato ven¬ tennio e più. La nascita del fenomeno è di matrice chiramente hippy (questa è comunque una caratteristica esclusiva del mo¬ vimento nel regno unito che rimanda per altro a eco ameri- cane), l’input basico ristagna nel desiderio di vivere al di fuori del patto sociale inglese, rompendo definitivamente l'ade¬ renza ad un’ipocrita sinistra laburista assolutamente insensi¬ bile alle percezioni di un’espressione libertaria quale il noma¬ dismo; sinistra che non dimostra scelta oppositiva alcuna a tutte le legislazioni repressive messe in piedi da parte del re¬ gime conservatore. Il fascino indiscreto della strada è motore propulsore di una vita “hard core" in continuo movimento. Chi assaggia l'asfalto e fa del suo spirito una continua cele¬ brazione cH vita tigretto alla mortifera società - cultura impe¬ rante, ne rimane estasiato ed assuefatto. La strada si fa me¬ tafora di un nomadismo psichico che accompagna l'individuo attraverso campi esperienziali, dei più disparati, ove speri¬
mentare socialità e culture altre tese ad un’arricchimento cri¬ tico sempre più vasto in cui relativizzare le verità dominanti; caotica ed irreversibile mutazione che spiana, attraverso vita¬ lità sempre nuova, ogni difficoltà di un’esistenza su quattro o più ruote. 1 nuovi nomadi viaggiano di campo in campo, di festival in festival, di cultura in cultura. Non ci sono cicli sta¬ gionali né ritmi temporali dettati da doveri economici. Le ap¬ partenenze identitarie sfumano attraverso lo sradicamento dal territorio come sfuma l’appartenenza alle leggi che lo nor- mano. La vita del viaggiatore assume la prospettiva di un per¬ corso esistenziale fluido composto da immagini mosse di even¬ ti in continua dissolvenza. L'eros della mobilità scioglie il thana tos della sedimentazione, vivificando il movimento come linfa pulsante di natura innovata, rispecchiando il suo carat¬ tere poliedrico in forma olografica; dalla più piccola particel¬ la molecolare al macrocosmo. I nuovi devianti braccati dalla povertà sperimentano strategie sopravvivenza, raschiando gli ultimi brandelli di carne avvizzita attaccati all’ossatura di un welfare state in decomposizione. Come alchimisti, attraverso la chimica dell’espediente, i travellers tramutano rifiuti me¬ tallici e spazzatura varia in denaro e cibo. 11 tutto viene poi integrato da un misera “social security" o sussidio il quale, da solo, non basterebbe neanche per le sigarette. La creatività si fà centrale nel traveller in quanto strumento di sussistenza e gioco del reinventarsi la vita quotidiana; dall'ottimizzazione degli spazi interni al mezzo, ai costanti interventi chirurgici del suo cuore meccanico. È qui che si evince il loro smisura¬ to feticismo per metallo ed ingranaggi in forma di automez¬ zi i quali, passando di mano in mano attraverso compraven¬ dite e baratti, sembrano essere dotati di una sensibilità propria e di una contingente capacità di scelta del nuovo conducen¬ te. Ultima, ma non per questo meno colorata, è l'immagine del rapporto tra i traveller e il gelido countryside inglese. 1 due elementi sono in diuturno conflitto: i primi affermano il di¬ ritto di occupazione temporanea dello spazio fisico dell’am¬ piezza di un furgone in quanto esseri viventi mentre i deten-
tori del territorio intendono tutelare con ogni forza il valore della proprietà privata (frutto di anni di duro lavoro contadi¬ no o di aristocratici diritti). A questo punto sopraggiunge la pubblica sicurezza che sviluppa bieche strategie ricattatorie pur di farli sgomberare arrivando quasi all’infanticidio strap¬ pando i bambini dalle comunità per darli in affidamento. La “travelling attitude" ha attraversato molte scene controcultu- rali affacciandosi per le grandi rivoluzioni simobliche. In que¬ sto, dopo le vibrazioni hippy in cui il viaggio, la fratellanza j universale e la pace risuonavano come valori-cardine attra- I verso i quali cesellare tutte le caratterizazioni di suddetta cor¬ rente, lo spirito viaggiatore si impossessa di ciò che rimane della “punk explosion”. Alcune frange estreme, schifate del punk da vetrina di Piccadilly Circus e stanche della stasi delle prospettive punk-anarchiche inizia a vivere in movimento la t propria alterità dando un nuovo senso alle propositività co¬ munitarie radicali che la scelte dei “Crass” avevano proposto come utopia concreta di vita libera attraverso le pratiche di autogestione ed autoproduzione. Spesso le prospettive deco- ; struttive e libertarie si trasformano in espressioni totalmente nichiliste in cui il “nulla da perdere” diviene motore di vio¬ lenza, ladrocinio e devastazione interno alla scena. Ecco pro¬ sperare una degradazione che porta forti tensioni e contrad- v dizioni all’mtemo dello scenario traveller, nelle aberrazioni della “brew crew attitude” o distruzione totale attraverso abuso di ogni tipo di sostanza, di cui, una su tutti, l’alcool (dove l’at- ! teggiamento prende il nome; “brew crew" appunto).
Attraversando le hi-ways delle risacche temporali, la fame di ! strade da percorrere raggiunge il suo simposio proprio in ciò j. che una manciata di anni dopo rispecchierà, per caratteristi- " che parallele, nella sua esplosione mondiale e per la sua im- t ponente iconoclastia, decostruzione e rimiscelazione dei co¬ li dici di quasi tutte le controculture dal 60 ad oggi, la radicalità I del punk: la techno.
i L’amore tra viaggio fisico e mentale, come metafora di una É vita ritmata in continui processi di ricerca e di liberazione at- !; traverso percorsi di sovversione metropolitana, si celebra at¬ traverso l'unione delle posse che organizzavano free techno parties (di cui Mutoid Wast Company ne fu prima portatrice [ intorno all’85) con gli storici festival del circuito traveller-hippy inglese quali Stonhenge, Glastombuiy, Castlemorton etc...
È prorio nei citati festival, specialmente nell’ultimo, che uno dei primi soundsystems, chiamato tribù a spirale o “SP1RAL TR1BE" propone in modo avanguardistico ciò che di li a poco traecerà solchi profondissimi sulla pelle di un'Europa silente, pronta ad esplodere. 50.000 persone unite in un unico rave durato più di due settimane di seguito. “È a spirale" - sotto-
I linea Mark, della Spirai Tribe, in un libro intitolato traveller e raver - “non ha un’inizio, ma il giorno più lumionoso è stato probabilmente quello in cui abbiamo spostato il sound Sy¬ stem da Londra, dove organizzavamo dei warehousc party,
per andare ai festival. Non è stata una decisione consapevo¬ le, le decisioni non fanno perte di questo genere di processi, il momento èsempre un manifestarsi.
11 primo a cui siamo andati è stato quello del solstizio d’esta¬ te dell’ 1 991 ... Quell’anno ebbe luogo a Longstock. C'era un'e¬ nergia incredibile. Noi eravamo completamente incantati da tutta la faccenda. Come sound System siamo usciti dalla porta principale e non siamo ancora rincasati. La polizia era mobi¬ litata con tanto di elicotteri che roteavano sopra le nostre teste. 11 fine settimana seguente siamo andati al festival suc¬ cessivo, e poi a quello seguente... I free festival sono fatti per¬ ché ci sia musica 24 ore su 24. La techno è musica folk e mai
prima di adesso la musica folk è stata così accessibile e così ad alto volume. Spirai tribe è un concetto che tenta di libe¬ rarsi da ogni etichetta essendo Spirai Tribe, tutto e tutti in connessione... Castelmorton andava avanti da 6 giorni senza interruzioni. Camelford, nell’agosto del 91 , è duralo 1 4 gior¬ ni, per 24 ore al giorno e se qualcuno ci chiede di abbassare devo dire “mi dispiace non è possibile, al limite alziamo e se hai voce urla. Il nostro motto è MAKE SOME N01SE".
La bestia meccanica sviluppa i suoi ingranaggi e inizia a rug¬ gire, connotando la controcultura inglese di nuove forze de-
culturale ancora più forte di ciò che si era lasciata alle spalle in Inghilterra. 11 network si espande a macchia d’olio attra¬ verso un 'emozione violenta ed elettrica che connoterà la scena francese come fulcro fondamentale del movimento hardcore e hardtekno a livello mondiale, con proliferazione di distribu¬ zioni ed etichette indipendenti comeNetwork23, Mobile Squat Base, Kxptore Toi, Radio Bomb etc..." e fanzine, di cui, una su tutte: “TNT". Si formano posse organizzatrici di raves ille¬ gali e le prime tribes francesi, inoltrandosi spesso percorsi di nichilismo stupidamente motivati dalla ridondante retorica
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da Kaos e dalla costola musicale creativa degli spirals, e dai TOTAL RES1STANCE e altre libere adesioni sebbene oggi S.C sia entità unica e molte delle persone che giravano con loro in Europa hanno scel to di non affrontare l 'esodo ; vedi SOUND- CORE.), non rappresenta tutta la scena francese. Marsiglia: uno dei centri propulsivi più forti insieme a Parigi e alla Bretagna. La TRAVELLING HARDCORE NATION innesca un processo cancerogeno a catena: UB1K, METEK, FURIOUS, CORROSI¬ VE, TEKNOKRATS, 1MPAKT, TKO, U.F.O., KAMIKAZE, AR- CH1TEK, AGD BLAZE etc... sono alcune tra le infinite sigle in
tonatrici al napalm. Le manifestazioni reazionarie, sia da parte del governo conservatore che da quello laburista - immagine reale che sottolinea la tesi del pensiero ideologico unico - spin¬ gono inconsapevolamente questa emissione di energia liber¬ taria sul continente, irradiando l’Europa di stimoli innovativi. Il Criminal Justice Act, legislazione ultrarepressiva concernente la costruzione di un database genetico, attraverso analisi del sangue, sperma, urina, capelli, tamponi in orifizi orali-anali, calchi di denti, mani e piedi, spinge la “travelling nation” oltre manica. L'attecchimento dell'infezione techno-sowersiva in terra di Francia esplode in una scintilla di furore brado, pu¬ gnando lo scenario francese di una attivismo digitale contro-
delia scelta di rifiuto totale in cui o si sceglie di essere dalla parte di chi aggredisce e ruba alle feste o si viene derubati e aggrediti. Ciò rimanda ad una prospettiva parallela tra dò che è stato l’hip hop old school e la sua svolta gangsta (c’è chi in¬ travede un futuro di scontri armati tra tribes come lo è per le gangs). Non a caso la Franda ha una scena hiphop molto ra¬ dicata che riflette per altro i conflitti etnia e le repressioni poliziesche più violente su uno spazio politico-sodale fon¬ datore dei diritti universalistici quali libertà uguaglianza e dt- tadinanza per “ius soli”. Fortunatamente la linea degli OQP (prima tribe francese ora non più esistente poiché integrata di SOUND C0SP1RANCY; composta inoltre da FACOM, nati
cui l’ardore di un futuro libero da una società postmoderna che impone il consumo infbrmazionale come unico strumento di appagamento, spinge i motori dell’azione presente nell’e¬ vocazione di kaos analogico-digitale. 1 loro organismi inter¬ ni, con linee di confine molto flebili rispetto alla definizione di esterno (ricordo il concetto di spirale), si compone e scom¬ pone in continui “melting points”; processi di rimiscelazione di gente che si sposta da una tribe all'altra portando stimoli e prospettive sempre nuove. La sete di una vita libera attra¬ verso la forma immediatista della festa, spontanea, orizzon¬ tale, come decostruzione di tutte le precedenti forme comu¬ nicative gerarchiche, va ben oltre le espressioni, oramai limitative,
name suggest, is an indipendent free festival of techno music and art. The outdoor - no door- policy, means an open invi- tation for all to partecipate. As you would expect such a party principle proves very popular & thè coneept has spread euro- pe-wide. Escalating on all fronts... Now as in thè future, with ECC’s new monolitic bureaucracy poised to take control B thè power drunk capitalisti System holding thè world to ransom, teknival has became something of a haven and testing ground for new ideas...” 1 teknival storia di apertura della stagione si sedimentano nei primi di maggio nell’oltre-banlieue parigina (sebbene ora si siano anticipati e moltiplicati spazi e tempi) e a giugno nel posto più esoterico della Francia: la Bretagna
di una notte proponendo agli iniziati la scelta più radicale in un continuum spontaneo: l’abitazione mobile del suddetto futuro nello smagliamento dei concetto di spazio e tempo. Le TEKNIVAL SEASONS respirano i loro primi crepuscoli nel ‘93 proprio in Francia. Cito testualmente DAI ACIDE, noise- zine prodotta dall’etichetta indipendente PRAX1S, una delle pochissime voci testuali che propone techno teoria per delin¬ quenza giovanile: "teknival was started by ihe spirai tribe in (he summcr of ‘93, thè first being held on thè 23rd of july at beauveais, in thè northern France. The idea behind il, as thè
(dove peraltro il link con l'Inghilterra si fa più forte). L’espansione rizomatica del counter-network è immediata spaesandosi, at¬ traverso la metafora e la pratica del trespassing, nelle ango¬ lazioni piùsperdute di Europa fino ad attraversare V Atlantico ed approdare in terra statunitense. Le vibrazioni di kaos on¬ tologico, fiorite in breakbeals psicogeografìci, arrivano a toc¬ care le terre di nessuno per farle di tutti. Fervide espressioni di lisergie libertarie contro le sedimentazioni rituali delle li¬ turgie identitarie. TEKN1VALALL TERRA1N RAVb » come immagine risonante di pubblico disordine. PUBLIC NU1SAN-
CE » come gioco di parole nella produzione di pubblico ru¬ more e di “new sense” o nuovo senso costruito attraverso par- tiche di occupazione ed autogestione in aggregazioni libere e celebratrici del disordine. G01NG ALL WAYS » come pra¬ tica inarrestabile che invade di rumore vitale i non luoghi su continente europeo. Nel 1996, magia .onde sonore e guerra si riuniscono oltrecortina dove gli Stormtrooper del futuro ap¬ prodano ad Hostomice nella repubblica Ceka, occupando per 5 giorni di seguito una base di mig abbandonata e dando vita alla scena tekno “post cortina comunista”. Le testimonianze si hanno direttamente dagli occupanti (sebbene c’è chi dice che la scena si sia formata nel ‘93): "Hostomice is thè bigge-
on scrawled militar/ vehicles with wheels taller than 1 ,5m. On Friday, they tum-up their motor-generators and start making non-stop 60-hours. thunder. The sound was a little over-ex- cited, but people was happy and it was all thè same to them. By day was too hot to dance, so a lake slowly fìlls with peo¬ ple, their dogs and small babies. Spirai tribe love music so much, that they take loud-speakers even to this lake. They waking up sleeping bodies which lies in thè shade under thè trees. Inertia falls with thè setting sun. People slowly get up and go to their cars, ready to ovemight dance".
11 desiderio prorompente di aggregazione spontanea presto riecheggia in tutte le scene europee dove si sperimenta sui
st UNDERGROUND free techno-house festival in thè Czech Republic. In Hostomice 96 there was 9 places to dance, about 1 3 Ihousands people with feeling to dance. Evetywhere was realy hard sound, typical for Hostomice, fire jugglers, virtual projection thunder from two big circus tents which had about 40 kiloWatts sound Systems. You could choose from jungle, trip-hop, techno, trance, goa, house, gabber, hardcore, hard- trance and other. There was about 1 5 sound systems-for exam- ple famous SPIRAI. TRIBE 23, BF.DLAM, TECHNICAL SUP¬ PORR PIAN B, ORCUS ALIEN, MI ITOID WASTE!. . . They carne
linguaggi rispetto la ricerca dell'espressione dello siprito libe¬ ro. Iniziano a girare i primi flyers in cui la costante era: “... all soundsystems, artists, djs, performers, free party people are in- vited... Enjoy thè free spirit (u can’t kill thè spirit)". L’idea ri¬ sonante è quella della decolonizzazione centrifuga rispetto alle coalizioni governative europee centripete. Processi inver¬ si, coalizioni desideranti. Networking attitude: la rete che rie¬ merge come unica percezione possibile di un postmoderni¬ smo libero, esplosivo. Trame che connettono e giusttappongono costellazioni di linguaggi, sonorità, espressioni grafiche, lin-
gue, territori. Scelte oltreconfine che promulgano il loro virus desiderante oltre i mantenimenti feudali di una ratio aberra¬ ta delle dinamiche di potere. Antibios - delirii oltre la vita. Post-umanità oggettivata che combatte, con muri di suono e carne, l’oblio del silenzio imposto dai tentacoli della globa¬ lizzazione del pensiero unico. Prassi antigravitazionale con¬ tro le pretese fisico-repressive di ciò che Peter Lambom Wilson chiama “dintonizzazione” o espansione postmoderna della socialdemocrazia totalizzante. Infezioni di vita anomica come strategie di terrorismo semiotico iniettate nella razionalità omi¬ cida dei modelli di sviluppo imposti. Se il concetto di fron¬ tiera culturale è stato da sempre assimilato alla colonizazzio-
lacri dello scambio economico di merceinformazione. Fervide pulsioni di un futuro anteriore che rimescola le organizaz- zioni temporali. Vivere negli effetti per modifacame le cause come applicazione strategico-sowersiva della cibernetica wie- neriana. In questa dissolvenza di futuri anteriori che si rin¬ corrono giocosamente intrecciando le loro trame taglienti, si riaffaccia l’eterno conflitto tra i concetti greci di POLIS ed ETHNOS. Se la polis, da un punto di vista squisitamente eti¬ mologico, costruisce la sua identità su un modello di civiltà mediata dalla burocrazia, l’ethnos è tutto ciò che sfugge ai suoiriconoscimentiautocelebratoririspettorautoritàautoacquisita. Se identificazione è controllo e controllo, repressione ed as¬
ne della civiltà occidentale, che razionalizzava le sfumature infinite del kaotico in ordine omeostatico universale, vi è con¬ temporaneamente un oltremargine operativo di technocrati alchimisti che sposta il conflitto in forma obliqua, ove nulla creale e tutto possibile. La luce del sole nero risplende su di loro e sull'avanguardia delle loro forme comunicative idio- sincratfche rispetto i modelli culturali lobotomici imposti nei processi di socializzazione. Obiettivo: PROGRAMMAZIONE DI DISORDINE » affossare gli stralci di modernità permanenti in un presente postinduatriale. lasciandosi alle spalle i simu-
servimento, l’ethnos è la rappresentazione erotica della di¬ spersione come incapacità impositiva di potere da parte della centralità. Ugo Fabietti nel suo "LTidentità etnica, storia e cri¬ tica di un concetto equivoco” chiarifica appieno il discorso affermando che “polis aveva una connotazione individuante e positiva; ethnos invece una connotazione fluida e in qual¬ che modo peggiorativa. Per i Greci infatti polis connotava la comunità omogenea per leggi e costumi, mentre l'ethnos de¬ signava sia i Greci che non erano organizzati in villaggi, sia i Barbari, coloro che non parlavano la lingua greca”, è proprio
delle macchine si fonde con la danza umana. Dove il rumo¬ re delle acciaierie e delle catene di produzione si trasforma in ritmica libertaria. Dove il cuore unico pulsante di desideri viene fatto guidare, nei flussi ventricolari, dalla chirurgia delle drum machines. L’industria in rivolta nelle sue stesse sonorità. Dalla retorica lavorativa del dolore ed abnegazione della società in¬ dustriale, alla sensualità del movimento che attraversa il suono della stessa vivendolo sulla pelle come forma di espressione. Il corpo androide della bestia, composto da infinite forme per¬ cettive, sensibilizza la postumanità della sua carne fattasi ince¬
di un codice propone, nelle sue modificazioni, stati percetti¬ vi altri. Cieli ketaminici avvolgono di pensieri incondizionati il proliferare di alter-azioni. Percorsi mentali che giocano tra di loro stimolandosi, eccitandosi, seducendosi. 11 kaos viene evocato come padre dei disordini come energia che ibrida al¬ terità in mosaici canginati nei quali si sfaccettano frames esi¬ stenziali in costante dissolvenza. La vita entra così in battu¬ ta attraverso sincronie telepatiche in cui l’a-nomos diventa il plot dell’armonia equilibrando in progress assonanze e disso¬ nanze. Negazione del passa toxabbattimento del futuro; il
nel carattere di fluidità non cristallizzante, di rie rogenea che si connette in reti di relazioni, di spe juaggi come pratica di sovversione rad fedi;'
a leggere la tribalità di tali espressioni n a caso le organizzazioni di travellers a dietro sigle anonime, codici grafici, vibra- iche, si autodefiniscono TR1BES. Nella sfug- I gevolezza fiorisce il carattere sovversivo di tali manifestazio¬ ni che rompe la dialettica della bipolarità la quale vivifica l’equilibrio del gioco delle parti tra potere e contropotere. 1 gathering futuristici sono la loro prima linea, dove il suono
del potere,
avanguardis
che si riun
zioni son
na ai una futuro govem re; eterna sorgen
carezza, penetra, definendo contrazi getica che apre gli spazi ridefinendo mo come impatto fisico o suono fisiologico composto di mate¬ rialità, scontro e fusione. Un viaggio entactogeno attraverso forme di comunicazione iperreali decodifica la realtà unica come definizione di coscienza imposta. Ogni decostruzione
• • w A
presente come espressione dei desideri a spirale che infetta¬ no il teknival, espressione della città mobile. Nei mulinelli cro¬ notopici, si illumina, in tutta la sua aristocrazia degradata, l’a- tlantidesonora.llcut-upèlachiavediletturadellesueproliferazioni di ambienti connettivi che articolano le loro algebre corpora¬ li con amplificazioni autorpodotte, camion-case, incroci di cani da presa, figli dell'Impossibile. E le strade di sperimenta¬ zione di linguaggi del conflitto si fanno forti ed orgogliose del concetto di DO IT YOURSELF come ennesima negazio¬ ne glo-cale dei patti occulti neoliberisti mondiali. ACT GLO¬ BAL » TH1NK LOCAL come proiezione virale del concetto indipendenza. In ogni spazio sonoro fisico si propongono, in
di questa sottorete è quello di diffondere materiale indipen¬ dente, principalmente dischi, mixtape e quant altro in modo tale da sostenere le attività delle varie labels e sostenerne la sopravvivenza... Sono persone qualsiasi (i subnet-dealers), nu¬ merose e diverse, che nei party, nei nave, nei teknival e in qual¬ siasi situazione affine, vendono dischi a prezzi politici. . mo¬ dalità di interventoche si manifestano aifombra di una massificazione culturale misera e decandente. Identità che agiscono in modo occulto in piena autonomia e senza nessun tipo di vincolo . Progettualità che per sua natura si può definire virtuale o ad - dirittura invisibile, che c’è ma non si vede, che colpisce .eli ¬ ce ed inicisiva e che proprio in quanto <entità non fisica>
polarizzazioni magnetiche, dibattiti visuali sonori ed emozio¬ nali di autogestione attraverso la distribuzione di etichette in¬ dipendenti, magliette, cassette. Elaborazione qualitativa della mailart, la rete dei teknival si espande su organizzazioni di li¬ bero coinvolgimento per seminare il morbo del disordine. Subnet, nascendo dalle ceneri della Network 23, ne è l’espe¬ rienza più forte. Direttamente dalle parole di Peti Nudi, fan¬ zine di teknoattivismo ed ironia politicamente scorretta, vi è la definizione più cristallina del discorso: “l...] molto più che un semplice network di distribuzione [...] l’obiettivo primario
non ha una dimensione settaria con le sue regole ed i suoi schemi”.
Gli stormi del disordine architettano perfezioni d’apocalisse come forma di decostruzione globale dell’universo cultural¬ mente codificato dal nuovo ordine elettronico. Attraverso la tecnologia sviluppano armi sensuali che vibrano i loro stimo¬ li come energia primitiva che corre nei circuiti neurali senza attrito stravolgendo tutto e tutti. Dalla civiltà alla barbane come armonia kaotica di una prosa de-generativa: una prosa nttrattriee di ossìmori che si amano. È nella sua degenerazio-
il punto di ro
De-generazione
massimi mo
si intergender le quali spingono oltre cetti funzionali di genere ed identità, intiea, come nichilismo avanguardista, distruzione attraverso la sperimentazio¬ ne di linguaggi come momento di spaesamento rispetto la lo¬ gica formale del vero-falso. Nulla è reale; tutto è possibile. La pluralità post moderna fa esplodere, attraverso il polimorfi- smo-teknival, le imposizioni moderne in cui l’infinito è ideo- logicamenteefunzionalmentericondottoad uno. Cospirazioni di sound systems sono sempre in in agguato e pronte ad ema¬ nare nuove genesi di vita libera, facendo urlare la propria furia liberatrice attraverso i coni come reattori nucleari ed esplo-
;know intc
what weknow into thè uncharted areas of thè unknown. The unknown being thè only source of new knowledge. Our life support systems on this planet are organic. To regenerate celi walls, divide and multiply - old barriers fall away, ancient pil¬ lare crumble and new structures stand up in their tum. One generation gives birth to thè nexL The old gives : life to thè new. We live in thè ever transitional moment con- nectìng past through present to future, lt is our mission to discover thè ever changing horizon. To continually re-esta- blish new parametere and to explore and secure each new level as we find it. lt is our purpose to destToy thè inertia that has been responsive for thè demise of our lifeforce on our
dendo tempeste soniche dai loro subwoofer per affermare la celebrazione del piacere di vivere e la decadenza dell’aberra- zione di una civiltàmediatica omologante, lobotomizzante, autoritaria e violenta. Ritmi di guerra, ritmi di amore, ritmi di rivolta. Spazio alla nuova carne metallica, lunga vita alle in¬ fezioni.
Planet. lt is time to wake thè Planet UP! We - The Generation
ov Noise - using technology, combined with
organic life systems deliver a massive jolt to Human sensory
circuits, providing thè extraenergy input needed to make thè
Quantum leap fromTerrestial Consciousnessto Extra Terrestrial
Consciousness.
The ever growing world of death culture is catching up with us and thè time for exodus is soon.
The only way to grow is to expand beyond thè boundaries of
Campionamento di “TechnoterTa” Spiraltribe 23 manipolato da Generation Ov Noise Dedicato a tutti i figli del rumore che, incoscientemente o
I
meno, hanno giocato con la morte ed hanno perso.
Riferimenti testuali telematici:
“ATTRAVERSAMENTI, i nuovi territori della spazio pubblico” AAV.V., Costa e Nolan
“BLACK ICE” AAV.V., Ronald Suckenick Publisher “HEAD MAGAZ1NE”, rivista pubblicata in collaborazione tra Head e Lord of Hempton
“LTDENT1TÀ ETNICA, storia e critica di un concetto equivoco"
Ugo Fabietti, NIS edizioni
“DATAC1DE”, d.i.y. fanzine edita dalla PRAX1S,
pressione” A.A.V.V., Castelvecehi Edizioni “PET1NUD1, quartini avariati di malumori viscerali", d.i.y. fan¬ zine edita da SONIC VANDALS
“SACRO E IDENTITÀ ETNICA, senso del mondo e linea di con¬ fine” M. Massenzio, Franco Angeli Editore “TORAZ1NE, capsule policrome di controcultura pop”, d.i.y. magazine
“TNT, antiteknozine", d.i.y. fanzine, edita da POL, “TRAVELLER E RAVER, racconti orali dei nomadi della nuova era” Richard LoweeWilliam Shaw, Shake Edizioni Undergorund “VIA RADIO” Hakim Bey, Shake Edizioni Underground.
“DECODER, rivista intemazionalee underground”, Shake Edizioni Underground
“DEMAG, hardcore underground", d.i.y. fanzine, edita da H1D- DEN RES1STANCE
“FRONTLINE, travellers, parties, protests, animals, reviews, contacts", d.i.y. magazine pubblicata da Chris S “MANUALE DI CULTURA INDUSTRIALE”, RE/SEARCH, Shake Edizioni Underground
"RAVE OFF, scintille di pubblico disordine, i movimenti dei parties illegali fuori dalle discoteche, tra contagio sociale e re-
www.kyuzz.org/ordanomade
www.phuture.com
www.tekno.org/moksa
www.free.tekno.org
www.imaginet.fr/kaynard
www.urban75.com
www.c8.com/splashf.htm
p.s.
PANTARE1 > molto cambia > tutto scorre!
Verrà l’uomo nuovo, felice e superbo.
E colui al quale sarà indifferente vivere o noq vive¬ re, quello sarà l’uomo nuovo.
Colui che vincerà il dolore e la paura, quello sarà Dio. E non ci sarà più l'altro Dio.
(Fedor Dostoevskij, I Demoni, 3, Vili)
Deir el-Bahari, tempio di Hatshepsut,
17 novembre 1997, 1418 dell’Egira
Nella necropoli tebanaj oggi sono state uccise ses¬ santa persone. Qui, stilla riva orientale del Nilo, do¬ ve un tempo abitavano solo morti di alto rango, si è scatenata la furia dei combattenti islamici. La lun¬ ga offensiva terroristica che aveva scosso l'Egitto dal '92 al '95 sembrava essersi placata. Poi, il 18 settembre di quest'anno, nove turisti tedeschi uc¬ cisi al Cairo. 1113 ottobre a Mynia, nel medio Egit¬ to, l'esecuzione per strada di undici informatori del¬ la polizia. Ed ora il massacro di Luxor.
Ma la violenza sta dissanguando, ed in misura mag¬ giore, anche un paese più ad ovest: l'Algeria. Se¬ condo il governo algerino tra il '92 e il '97 sono sta¬ te uccise 26 mila persone ed il massacro continua. Ideologia che fonde religione e politica, l’integralismo musulmano è certamente un fenomeno contem¬ poraneo, ma affonda le sue radici nell’eterodossia delle sette radicali.
Nasce nel nostro secolo, ma nei suoi geni c’è la for¬ tezza di Alamut.
Il Cairo, 1998, 1419 dell’Egira
Nella moschea la voce dell'Imam risuona alta e di¬ storta dagli altoparlanti: “Allah u'akbar". Allah è il più grande. Quante volte, da quando sono in questa me¬
tropoli di 16 milioni di abitanti, ho sentito l'invoca¬ zione innalzarsi al cielo. E questo mondo, questa sptèndida civiltà, mi seduce quasi fossi metallo, at¬ tratto da un magnete eccezionale. Quante volte, al¬ l'alba, mi ha svegliato l’invito alla preghiera, dalla mo¬ schea Blu, da quella di Al Mo’Ayed e da quella di Al Azhar. La moschea-università coranica più impor¬ tante del mondo musulmano è il principale centro di irradiazione culturale dell’IsIam sunnita, anche se in realtà fu fondata dai fatimidi, movimento di deri¬ vazione sciita.
Qualche precisazione storica
Nel 632, anno della morte del Profeta e dell'in¬ staurazione del califfato, l’IsIam conosce la sua pri¬ ma crisi. Alcuni credenti stimano infatti che a Mao¬ metto debba succedere Alì, suo cugino e genero, piuttosto che Abu Bakr. Questi fautori del principio della legittimità più intransigente, quella della suc¬ cessione di sangue dal Profeta, fu chiamato Shì’a- tu’Alì, partito (o fazione) di Alì, poi semplicemente Shi'a.
Nel 656, dopo l’assassinio del terzo califfo Uthman, Alì diventò finalmente califfo. Ma il suo regno fu mol¬ to breve, nel 661 venne assassinato da un mem¬ bro del movimento kharigita, secondo il quale ogni credente può diventare califfo. Il califfato passò nel¬ le mani del suo rivale Mu’awiyya e della sua famiglia, la dinastia degli Omayyadi, che lo conservò per qua¬ si un secolo.
La Shi’a però non morì con Alì. Molti gruppi conti¬ nuarono a considerare i membri della famiglia di Maometto come i capi legittimi della comunità isla¬ mica e le Inoro rivendicazioni acquisirono sempre più un carattere religioso e messianico. Fondamentali per la comprensione dell’evoluzione della Shi'a sono due eventi, due tentativi di rove¬ sciare il califfato omayyade da parte degli sciiti, en¬ trambi falliti.
Il primo, avvenuto nel 680, fu diretto da Husayn, figlio di Alì, e dalla sua sposa Fatima, figlia del Profeta.
trali: l'imam, a volte chiamato mahdi, e il da'i, che diffonde il messaggio dell’imam e cerca i suoi di¬ scepoli. Una costante ne è il culto dei santi (imam o da’i] ai quali si attribuivano poteri miracolosi e le
al 700, alcuni dichiararono che l’imamato a suo figlio. Altri sostennero, invece, che non fosse morto veramente, ma che si fosse occultato nella montagna di Radwa, vicino La Mec¬ ca, e che sarebbe tornato per trionfare sui suoi ne¬ mici, quando lo avesse voluto Dio.
A questo imam è stato dato il nome di Mahdi, cioè il “ben guidato” o “guidato da Dio”.
La lunga serie di movimenti rivoluzionari ispirati da due figure cerv
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cui dottrine risentivano delle idee mistiche e iilumi- niste derivate dallo gnosticismo, dal manicheismo e dalle diverse eresie iraniane e giudaico-cristiane. Il loro programma politico era di rovesciare l’ordine esistente e di porre l'imam prescelto alla guida del¬ la comunità islamica.
Nella prima metà delIVIII secolo l’attività degli estre¬ misti sciiti aumentò notevolmente, nonostante al¬ cuni fallimenti, il più bruciante dei quali fu il “tradi¬ mento'’ degli Abbassidi, altro ramo della famiglia del Profeta.
Ismailiti
La scissione decisiva tra estremisti e moderati av¬ venne nel 765, dopo la morte di Jafar al-Sadiq, se¬ sto imam dopo Alì. Jafar aveva un figlio chiamato Isma’il, il quale fu diseredato e la maggioranza de¬ gli sciiti riconobbe come settimo imam il fratello mi¬ nore Musa al-Kazim.
La discendenza di Musa continuò a dominare fino al dodicesimo imam che scomparve intorno all’873 e che è considerato ancora oggi l’imam “atteso", o mahdi, dalla maggioranza degli sciiti2. Il mahdi è quin¬ di un capo guidato da Dio, atteso come annuncia¬ tore della prossima fine del mondo. I sunniti identi¬ ficano invece questo personaggio messianico con Gesù.
Un altro gruppo seguì invece Isma’il e i suoi discen¬ denti, gli ismailiti appunto, i quali formarono una set¬ ta, a lungo segreta, che superò tutte le altre quan¬ to a coesione e organizzazione interna. La loro dottrina si basava sull'idea di una serie di cicli della storia uma¬ na, ognuno dei quali inaugurato alternativamente da un imam nascosto (o "silenzioso”) a da uno “manife¬ sto", corrispondenti ai periodi di clandestinità o di suc¬ cesso della fede. Gli imam, discendenti da Alì e da Fatima tramite Isma'il, erano ritenuti ispirati da Dio e quindi infallibili. Quasi divini, in quanto microcosmo, personificazione dell’anima metafisica dell’universo, erano la fonte della conoscenza e dell'autorità, delle verità esoteriche nascoste ai profani. I loro comandi esigevano una obbedienza cieca e totale. Oltre al lo¬ ro significato evidente e letterale, i precetti coranici avevano un secondo significato allegorico ed esote¬ rico, rivelato dall’imam e trasmesso agli iniziati.
Per quel che riguarda l’organizzazione, la setta era strutturata in una gerarchia di da’i, agli ordini di un grande da'i, diretto assistente dell’imam.
Il progetto di nuovo ordine dei da’i ismailiti riportò un discreto successo nel sud dell'Iraq, lungo il lito¬ rale del Golfo Persico e in alcune zone della Persia. Ma il successo più grande lo ottenne, alla fine del IX secolo, nello Yemen dove una missione aveva pro¬ vocato una serie di conversioni. Da lì altre missioni partirono per diversi paesi, tra cui l’India e il Nord Africa. Nel 909 gli ismailiti era¬ no abbastanza forti per dichiara¬ re che l’imam nascosto era riap¬ parso e per proclamarlo califfo del Nord Africa, con il ti¬ tolo di al-Mahdi, instau¬ rando quindi un nuovo stato e una nuova di¬ nastia.
I suoi capi presero il nome di Fatimi¬ di, per attestare che discendevano da Fatima, figlia del Profeta. In un primo tempo i ca¬ liffi fatimidi re¬ gnarono solo in Afri¬ ca del Nord ed in Sicilia, ma spera- ' vano di estendersi su tutti i territori del¬ l'Est, scacciare i calif¬ fi abbassidi sunniti e di¬ venire i capi di tutto l’IsIam.
Nel 969 le truppe fatimidi oc¬ cuparono la valle del Nilo e rag¬ giunsero il Sinai, la Palestina ed il sud della Siria. Vicino e Fustat eressero la città del Cairo, che divenne capitale del loro impero, e la moschea-università di aFAzhar, dove venivano ela¬ borate le dottrine della fede ismailita. All’apogeo del¬ la sua potenza l’impero